Gender: Female
Status: Divorced
Age: 29
Sign: Aquarius
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 4/28/2006
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Friday, January 30, 2009
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Per Francesco
All’inizio neanche una lacrima Gelido e immobile era l’ interno Non facevo che scusarmi per questo non sentire Eppure, non c’era neanche il senso di colpa per il non provare emozione A farmi sentire umana …non c’era neanche il senso di colpa… Poi il mio corpo O la mia mente lentamente ha cominciato a rilasciare tutto un po’ per volta lacrima silenzio nulla strazio nulla ..mi sarà uscita una lacrima ..aspetto il dolore Che mi spaccherà il cuore in mille pezzi Mi sento di pietra E aspetto lo squarcio Poi nulla. Il mondo si è interrotto per il male che fa Nella mia testa Non ci sono rumori Ne cose da fare Non ci sono programmi, ne priorità Ora sono un fiume salato Di lacrime Il mento all’insù e il volto verso il cielo Come a guardare il blu della bellissima giornata che è oggi ..ma tengo gli occhi chiusi Perche non voglio distrarmi a guardarla Mi concentro a respirare Ti amo Per sempre
Camilla
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Sunday, September 21, 2008
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Current mood:  jedi
Category: Religion and Philosophy
...capitano quei giorni,periodi, in cui ti chiedi che cazzo stai facendo della tua vita.... ....qualche cosa cresce dentro il nostro petto e spinge in una direzione. Come un suggerimeto tanto invadente da sembrare destino, come qualche cosa che non volevamo ascoltare ........ genera disagio; genera pensieri; genera riflessioni: "..che cazzo sto facendo?". Hai la sensazione che la pressione non ha cominciato a manifestarsi oggi in quanto, "successo qualche cosa in particolare", ma che in realtà era li già da tempo...forse da sempre. Ci si chiede perchè si è fatto finta di non sentire e ci si risponde che forse costava troppo impegno arrivare dove ti spingeva quel rumore silenzioso ed ingombrante. Forse era solo paura di essere felici, forse.... che ne so. In ogni caso, queste rispostucce che tentiamo di darci, invece di sollevare, rieccheggiano nella nostra mente e rammaricano per lo spreco di tempo delle scelte piu facili.......... Grazie al cielo succede...Un'onda di energia progagandosi nell'aria, può incontrare un ostacolo e nel momento dell'impatto, in parte viene riflessa, in parte rifranta ed in parte assorbita e così facendo, si trasforma in un altro tipo di forma di energia ...da sonora a vibrazione,da vibrazione a calore, e così via. ...Questa è la nostra natura, quella pressione è: ..IL NOSTRO SCOPO..viaggia nella crescita ..e si scontra. Un po si disperde, un po cambia forma; muta; si converte, si altera e a volte si trasfigura. Bisogna scegliere la formula giusta per riuscire a calcolarne l'intensità e le unità di misura, per darne la giusta qualificazione e collocazione. Piano ...piano... L'importante è cominciare ad analizzare il fenomeno, anzichè far finta di credere che l'energia di quell'onda prima o poi si disperderà senza piu infrangersi in un impatto pensieroso.
..l'energia non si crea ne si distrugge...primo principio della termodinamica.
Camilla Alibrandi
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Tuesday, April 08, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
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| PUNK |
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PUNK
Alzi la mano chi non ha mai ceduto ad una cinta tormentata dalle borchie, ad un jeans dilaniato dagli strappi o ad uno stivaletto dall’anima sadomaso?
Che cosa accomuna questi "simboli"? La risposta è abbastanza elementare: il Punk.
Il punk è un movimento che nasce negli Stati Uniti, ma sviluppa e raggiunge la sua forma più alta e complessa in Inghilterra.
Questa corrente prende il nome da una parola il cui significato è legato al concetto di scarsa qualità e se vi siete fermati a chiedere perché dovrebbe piacervi "un qualche cosa" di scadente o come si suol dire da due soldi, forse non vi siete ancora resi conto che in realtà ci siete già dentro fino al collo!
Il fascino di questo stile è dato proprio dal fatto che nasce dal disagio sociale vissuto nel decennio degli anni settanta e trova terreno fertile in una Inghilterra in pieno declino economico dove un’ odiatissima Margaret Thatcher cercava di ridurre l’inflazione aumentando i tassi d’interesse e l’IVA. Nel giro di meno di un anno, la disoccupazione crebbe più del doppio. Era più alto il numero di persone che prendevo il sussidio di quelle che lavoravano. Tantissime sono le immagini che ritraggono i vicoli della città invasi dalla spazzatura ed è proprio da questo malessere che nasce quella musica che riuscì ad interpretare il logorio, la disperazione ed il disprezzo degli animi di molti.
Malcolm McLaren, tornando da New York con sua moglie stilista, decise di aprire un negozio di abbigliamento che proponeva articoli particolari, sadomaso, alternativi e in controtendenza, chiamandolo Sex. Malcolm e sua moglie Vivienne Westwood sentirono la necessità di completate il loro quadro tirando su un gruppo musicale che avesse un’anima sociale specchio del momento.
Racimolarono qua e là musicisti, persone di strada e sbandati, (il cantante fu scelto più per il suo carattere che per le doti canore) e una volta messa insieme la band, li vestirono con i loro abiti ...ed ecco a voi: i Sex Pistols.
L’idea di fargli indossare le magliette tenute su con le spille da balia non nasce da un vezzo qualsiasi o da un sogno dopo una bevuta pesante; venne in mente perché in quel momento di estrema povertà non c’erano proprio le possibilità economiche per acquistarne di nuove e lo stesso per i jeans o le calze bucate.
Le borchie, i capelli corti ma spettinati l’aspetto poco rassicurante, il ferirsi durante il concerto e sputare contro il pubblico, erano tutti atteggiamenti assunti per dichiarare la propria volontaria distanza da quella società che li faceva sentire inutili individui erranti e in questo mondo, apparendo brutti e cattivi (diciamo riduttivamente così), non rischiavano di cadere nella tentazione di essere scelti prendendosi in questo modo, per primi, il diritto di essere loro a non scegliere la società.
Ultimamente è sempre più comune vedere unghie pittate di nero e le mitiche convers all star, sono ai piedi di due giovani su cinque.
Certamente sarebbe bello metterci un po’ di consapevolezza e sostanza però ve lo abbiamo già detto …ci siete dentro fino al collo. | ..TABLE>
Camilla Alibrandi ..TABLE> ..TABLE>
Camilla Alibrandi
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Wednesday, March 26, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
 Fino a che punto intendete essere Spring/Summer 2008?. .:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />..:NAMESP ACE PREFIX = O />

Prima di cominciare decliniamo ufficialmente ogni responsabilità riguardo le vostre reazioni.
Ci sembra doveroso avvertirvi: state per leggere le novanta righe che potrebbero aprirvi gli occhi sulla reale validità del vostro guardaroba. Non vi nascondiamo che alcuni prima di voi, si sono risvegliati sotto shock in un mare di pezzettini di lana e questo perché leggendo hanno disintegrato il cappotto che durante l’inverno li aveva salvati dall’assideramento ma che in quanto a stile non aveva decisamente fatto il suo dovere. Il seme della follia è esploso proprio quando si sono resi conto che nel prossimo futuro, quel capo spalla, si sarebbe tramutato nientemeno che nell’equivalente di un biglietto di sola andata per il suicidio sociale. Nervi saldi.
Cosa rispolverare per questa estate? Cosa comprare? Cosa è successo sulle passerelle?
Calma, va tutto bene vi aiuteremo noi.
Cominciamo da Valentino. La sua è una signorina di alta classe, estremamente chic e senza eccessi stravaganti. Un andi-rivieni di tubini bon-ton accoppiati con raffinati paltò. La sfilata comincia con il rosa confetto per poi proseguire con intense tinte pastello. Nel finale vediamo longilinei abiti da sera dalle forme bilanciate, colorati come zuccherini. Nessuna sfumatura, tagli puliti ma morbidi per un effetto complessivo che ricorda tanto una Audrey Hepburn ma con i colori della Marie Antoinette di Sofia Coppola. Forse per questa sfilata Valentino ha fatto come Milena Canonero che per i costumi della incantevole regina di Francia si era ispirata alle glasse di una nota pasticceria si S Tropez. Risultato: le modelle sembrano dei splendidi pasticcini anni settanta. Se vi sentite così dolci, la portata è servita.
Stefano Pilati per Yves Sait Laurent presenta una collezione femminile, di carattere e spigolosa. Giocando con pochi capi e colori chiave, fa girare solo varianti essenziali sapientemente pensate. Pilati ci mostra, l’immagine di una donna che ricorda un dandy degli anni quaranta ma altera e sofisticata. Le uscite sono equilibrate e di carattere; riesce a regalare tanto movimento nonostante le lesinate pennellate e questo solo grazie alla decisività dei suoi segni. Ricorda Balla e l’ avanguardia futurista. Il famoso capo spalla, cavallo di battaglia della casa di moda, la fa da padrone in diverse varianti: sbottonato, ad un bottone e in alcuni casi privato delle maniche. Altro importante pezzo è il pantalone a vita alta, morbido sui fianchi grazie alla doppia pence e che finisce per restringersi sulla caviglia mostrando in questo modo i sandali scultura più sexy del panorama estivo 2008. Il logo non è più micro ma macro, sulla maglia appare una sola volta forte e chiaro, non si ripete ossessivamente come una paranoia …è tutto un vero must-have.
Louis Vitton è sempre meno lui e sempre di più Marc Jacobs. Trench simili a grembiuli, davanti sembrano proprio normali e dietro ti ritrovi in mutande (non stiamo scherzando). Chiffon, tulle, spille, paillette, stampe, gessati, trasparenze, tutto sovrapposto e tutto insieme. Ve lo consigliamo se non volete farvi mancare proprio nulla e se siete in un periodo free-your-mind (diciamo così…); solo in queste condizioni potreste riuscirete a non farvi inghiottire dalle sue gonne affette da sdoppiamento di personalità!
La primavera di Stella McCartney è giovane e fresca. Adorabili tutine di chiffon fiorato che ricordano tanto gli anni settanta e leggerissimi completi con pantaloni a zampa. Bianco perla è la rugiada e blu carta zucchero è la pace di un ruscello poco prima dell’alba, questi i suoi colori base. Tutto è sereno nel mondo di Stella, silenzioso, naturale ed elegante. La sua è una donna che viene dal sottobosco, che crede nelle fate e come loro è allegra, profuma di fiori appena colti e indossa scarpe di tronco di ciliegio intagliato …proprio come quelle della sfilata (vero feticcio oggetto del desiderio!). Se siete di nicchia, se bevete la brina, se vi piace sdraiarvi sull’erba fresca, dovreste vestire così, vestire l’ hippie assolutamente chic della figlia di Sir McCartney.
Il filosofo della materia Issey Miyake come sempre incanta con le sue lavorazioni mentali. Indaco, cobalto, sabbia, carbone, ha scelto tutti colori materici, terreni per rendere più vicini i suoi abiti che sembrano usciti dal mondo degli spigoli. Al primo impatto danno l’impressione di essere rigidi, quasi di carta ma poi, ad ogni passo rimbalzano con movimenti che sembrano regolati da algoritmi matematici.
Giacche dalla struttura simile al cristallo sono per chi nella natura cerca l’ equazione che ne codifica la perfezione. Geniale.
Chi ha emozionato sulla passerella per questa estate è invece Alexander Mcqueen in una sfilata estremamente variopinta, dove le donne sono eleganti uccelli vestiti di tubini scolpiti e piumati, completati da acconciature strutturate ed incredibili installazioni che vanno ad esasperare la vanità femminile ricoprendo la pelle del viso di alcune modelle con ali di farfalla. Per chi si sente una Diva con la "D" maiuscola.
Tutto è Coco. Grazie a Karl Lagerfeld la maison continua a far rivivere in ogni sfilata l’essenza della sua fondatrice. Madame Chanel deve aver stregato le perle e le righe delle maglie marinare, i fiocchi e ogni camelia, persino quelle nei giardini vorrebbero avere impresse alla base dello stello le due "C" incrociate. La sfilata comincia con una prima parte ispirata agli anni settanta usando il tipico jeans a zampa. Vediamo tanto denim, anche per i costumi. Il proseguimento è in una chiave anni quaranta e salta tra un omaggio a stelle e strisce e lo sport (questa volta il tennis). Per la sera tutine con pantalone tipicamente seventies ma su una stampa per nulla psichedelica infatti è una notte stellata sul blu del cielo con la luna piena. Molto grazioso,molto Chanel. L’immagine è quella di una elegante ragazza che ha un diavolo per capello, insomma è l’immagine di Madame Coco!
Arrivati alla conclusione possiamo affermare che una bussola per orientarvi, ora l’avete: qualche tocco anni settanta ma senza la mollezza e il lassismo portato dalla spichedelia, perché quella parte viene compensata dalla cura e il romanticismo sofisticato degli anni quaranta, regalando così alle vostre giornate un toccò elegantemente retrò.
Ricordate però che la cosa più importante per tutte le Eva in cerca più di se stesse che di Adamo, è quella di mettete da parte l’incuria e la sbadataggine aprendo l’armadio e di fare molta attenzione nel caso l’occhio si posasse su uno straccetto a fiorellini dalle tinte pastello.
Il segreto è questo: non conta il fatto che somigli ad un abitino di Stella McCartney ma lo spirito con cui lo si indossa!
Quindi dovete convincervi di essere una fata degli anni settanta che soffia i fili d’erba gramigna e si lava nei ruscelli solo all’ora del crepuscolo! Pensate di farcela?
Se la risposta è si, chiamiamo subito a farvi venire a prendere degli amici vestiti di bianco con delle siringhe e una camicia di forza ..non vi spaventate, sono amici!
Camilla Alibrandi
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Monday, March 03, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
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C'era una volta un tempo in cui non poteva scegliere il suo destino, era uno ed era per sempre.
Esistenze spesso vissute tra opprimenti silenzi in un solo ruolo da poter scegliere. Più che un esperienza di libero arbitrio, la vita di una donna era destinata ad una funzione; proprio come un frullatore è fatto per frullare e una lavatrice per lavare, alcune di loro si sono sentite un caldo e grazioso elettrodomestico.
Femmina, quindi moglie, sicuramente madre, devota al suo unico uomo, magari non scelto da lei e per di più ad ogni costo fedele.
Forse è da questo nodo troppo stretto che nasce; forse è per quella immobilità espressiva che si spinse ad essere diversa, che si spinse a cambiare, che divenne: femme fatal.
Sciolse il rassicurante e ordinato chignon, liberò se stessa dalla treccia portata nell'infanzia e non lo fece perché a qualcuno piaceva di più in quel modo ma perché era necessario per realizzare i suoi desideri. Lo sguardo si strinse e si fece tagliente, si ritrattarono le tipiche acconciature dimesse trionfando in pensante onde luminose e suadenti e fu così che ogni movimento venne consacrato ad un unico scopo: abbindolare con superbia il maschio per raggiungere i propri desideri .
La figura della femme fatal o di donna fatale che dir si voglia, comincia a delinearsi nei primi anni del novecento per poi identificarsi definitivamente nella letteratura e nel cinema attraverso numerose opere.
Dominatrice senza scrupoli, perversa, lussuriosa, indomabile, insomma era l' oggetto del desiderio in quanto libera.
Le immagini che tornano alla mente sono come quadri: la luce arriva dall'alto e segue una traiettoria diagonale regalando drammaticità, colpisce la pelle levigata e lucente come porcellana dando in questo modo rilievo agli zigomi alti e scolpiti; le sopracciglia sono sottilissime e illuminano lo sguardo.
La mimica diviene strumento primario di un linguaggio più potente delle parole; un piccolo spostamento dell'angolo della bocca si trasforma in un furbo e conturbante sorriso tanto potente da riuscire a strappare pericolose promesse.
Le sopracciglia si muovono a comando, si alzano improvvisamente entrambe e con loro si spalanca anche la bocca dando così la sensazione di una raggiante (all'occorrenza falsa) sorpresa, oppure se ne tira su lentamente una sola per mostrare un critico disappunto a cui di solito succedeva la disperazione di un malcapitato.
Elegantissime, belle fino all'infarto, addirittura ce ne era una "atomica" capace di devastare e non è della bomba di Hiroshima che stiamo parlando ma di Gilda.
Di giorno fasciate in tailleur impeccabili, sicuri, decisi e mai noiosi, proprio come quelli degli uomini; mentre di notte erano strizzate in lucidi, lisci, lunghi, rasi e poi avvolte da morbide e voluminose pellicce, apparendo quindi assolutamente divine.
Il ritorno a forme più determinate, dove è comunque fondamentale enfatizzare la femminilità lo ritroviamo anche in passerella. Tra le prime a sentire questo richiamo c'era stata Miuccia Prada che nella collezione per l'estate del 2007, propose donne con turbanti colorati e scelse due lunghezze: o la gonna al ginocchio, tipica del fu periodo o la mini e gli hot pants, emulando invece in questo modo l'entrata in scena da antologia del cinema di Lana Turner ne: "Il postino suona sempre due volte".
Chi ha dato seguito a questa intenzione nell' inverno 2008, è stata Fendi con le sue sofisticate pellicce-vestito ma anche nuovamente Prada attraverso l'uso delle piume sulle gonne. Chi ha emozionato sulla passerella per questa estate è invece Alexander Mcqueen. Una sfilata estremamente variopinta, dove le donne sono eleganti uccelli vestiti di tubini scolpiti e piumati completati da acconciature strutturate ed incredibili installazioni che vanno ad esasperare la vanità femminile ricoprendo la pelle del viso di alcune modelle con ali di farfalla.
Questo indirizzo di pensiero sta caratterizzando non solo la moda intesa come collezioni da poco passate o future ma sta evidentemente facendosi strada anche nelle esistenze di alcune donne in carne ed ossa. Personaggi e divi hanno rivisitato lo stile degli anni 40 e 50 sui più importanti red carpet (situazione nel quale è fondamentale non sbagliare neanche da che parte fare la riga ai capelli).
Per la serie dalle stelle alle stalle, è il caso Christina Aguilera. Si perché non si è potuta che elogiare la trasformazione di quando passò dalle psichedeliche (o psicotiche) ciocche di capelli verde muffa su sudicia gonnellina stile porno-scolaretta del periodo di "Dirty" (se non lo ricordate vi preghiamo di andare su youtube.com a cercarlo), all'attuale compostissimo biondo platino abbinato a rifiniti ma decisamente colorati tailleur …e a dirla tutta, non sembra le sia andata poi così male dato che ha persino trovato marito!
Ma le figure più interessanti sono spesso quelle più estreme, quelle di chi sta dedicando la propria vita a dare coerenza alla sua immagine. Parliamo di due donne che hanno raggiunto la fama sicuramente grazie alle loro indiscusse doti ma attirano l'attenzione anche perchè la loro l'immagine di femme fatal è una vera e propria realtà assorbita e radicata nel quotidiano. Stiamo parlando di Dita von Teese che, è stata scelta come testimonial di Moschino e si comporta proprio come una diva di altri tempi rilasciando ad esempio dichiarazioni ammutolenti come quella in cui afferma di non aver mai indossato un paio di jeans e per mantenere il suo incarnato lunare si impone rinunciare alle Maldive a meno che non sia prevista pioggia. L'altra personalità a cui facciamo riferimento è Amy Winehouse che è divenuta la musa ispiratrice di Karl Lagerfeld per Chanel e che a di là delle sue rocambolesche serate quando canta è intensa come uno sguardo di Marlene Dietrich e anche se sta più fuori di un gazebo, non rinuncia mai al suo eye-liner, alla mega acconciatura e alle unghie rosso fuoco.
La necessità di materia strutturata collabora con rasi di seta, piume e pellicce, tutto studiato, tutto come allora per cercare di dare identità anche all'immagine; perché è finito il momento in cui si scelgono le cose a caso e ci si accontenta:
… mio caro, se voglio una cosa, allunga la tua mano e prendimela!
Camilla Alibrandi | ..>
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Monday, January 21, 2008
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Category: Religion and Philosophy
Anni sessanta; nell'immaginare quale sarebbe stato il futuro religioso del pianeta ,si aveva quasi una certezza: il progresso e la scienza avrebbero soppiantato la spiritualità"...:NAMESPACE PREFIX = O />..:NAMESPACE PREFIX = O />..:NAMESPACE PREFIX = O />..:NAMESPACE PREFIX = O />..:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
"Intellettuali di tutto il mondo hanno scritto molto al riguardo, trattati e saggi intrisi di una furia profana divenuti bestseller, hanno attaccato la religione proprio come farebbe la stessa nei confronti del Demonio, Darwkins ha addirittura creato un'associazione religiosa che riunisce gli atei di tutto il globo.
Le stime sulla spiritualità non sono mai del tutto affidabili ma una cosa è lampante, la corsa verso il laicismo che sembrava inarrestabile è rallentata e anche di parecchio. Il cristianesimo, l' islamismo, il buddismo e l' induismo sono passati da una percentuale del 67 per cento nel 1900 ad una del 73 per cento del 2005 e la previsione è di una crescita fino all'80 per cento nel 2050.
Questi dati ci sorprendono fino ad un certo punto, perché siamo al corrente che l'opera di diffusione delle fedi mondiali, ha sempre avuto come obbiettivo primario i popoli più poveri e meno emancipati ed è così fin dall'alba dei tempi. Dalla Corea alla Nigeria agli Stati Uniti passando per l'America centrale, si sono costruite "megachurch" ossia delle chiese gigantesche. In Corea del Sud ci sono cinque delle megachurch più grandi del mondo e la maggiore è a Seoul di fronte al parlamento e sembra incredibile a dirsi ma si è constato che il numero dei fedeli cresce al ritmo di tremila al giorno, in Guatemala la chiesa del Mega Frater (Grande Fratello) con 12 mila posti ha anche una vasca battesimale degnamente proporzionata al santuario ed un eliporto; in Nigeria c' è una chiesa che accoglie fino a due milioni di fedeli.
La vera esplosione del cristianesimo si ha in Asia, in particolare in Cina, tanto che alcuni la definiscono "l'Africa del ventunesimo secolo" (tra il 1900 e il 2000 il numero dei cristiani in Africa è salito da 10 a 400milioni).Le stime ufficiali del governo centrale di Pechino registrano 23 milioni di cristiani ma ciò non è affidabile in quanto la maggior parte dei fedeli preferisce i luoghi di culto in case private.
Un blando cristianesimo ecumenico ed intellettualistico era la religione che ci si aspettava nel futuro, invece la realtà è ben diversa, ad espandersi sono le forme più severe e non quelle più elastiche. In America i battisti, noti per la loro rigidità, sono notevolmente cresciuti, mentre il gruppo che si pensava favorito in quanto più tollerante della chiesa episcopale, è in crisi; il maggior successo l'ha ottenuto la religione pentecostale che poi è la religione meno intellettuale ma più emotiva; un altro movimento che ha avuto un gran successo è "la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni", ossia il mormonismo, fede che professa la negazione dei piaceri terreni come la birra, Il caffè e di baci appassionati prima del matrimonio. Le dottrine più inflessibili prendono il largo e quelle che sembravano destinate a dilagare, perchè di pari passo ai binari della società, hanno perso punti.
Come mai la collettività ha bisogno di rigidi dogmi e ferree leggi sacre da abbracciare? Esempi per spiegare questo fenomeno vengo da ogni dove: nel mondo arabo hanno paura che la cultura occidentale si diffonda e si rifugiano nell'integralismo; le ragazze mussulmane che vivono all'estero scelgono di indossare il velo di cui le loro madri si erano liberate; una ricerca di Olivier Roy dimostra che l'estremismo gioca un ruolo fondamentale nella ricerca dell'identità soprattutto nelle nuove generazioni.
Un altro vantaggio di tutte le fedi è che una donna appartenente ad un credo, tende a sposarsi e a fare figli più rapidamente di una atea. Infatti è stimato che la crescita delle sette protestanti più integraliste dipenda proprio da un fattore demografico. Curioso notare come all'aumento degli adepti di queste religioni, fa riscontro una più capillare ignoranza delle scritture da cui derivano, infatti, pochi mussulmani hanno letto il Corano e l'83 per cento degli americani non sa di chi è il discorso sulla montagna.
In questo dilagante bisogno di spiritualità ci sono anche coloro che sentono di non appartenere ad alcun credo. Troviamo anche un gran numero di persone che non indica alcuna preferenza religiosa e il loro numero tra il 1990 e il 2001 è cresciuto dall'8 al 15 per cento( nei giovani è arrivato al 20 per cento) e sono quindi circa 500 milioni, una gran fetta di popolazione mondiale.
La religione e la politica di dicevano due cose distinte, ora se vogliamo guardare con occhi obbiettivi quello che sta succedendo, possiamo affermare con amarezza che tutto il pianeta è attraversato da guerre per la Fede e quindi religione e politica sono fuse e nessuno ha ancora trovato il solvente per slegarle e gestirle separatamente. La Nigeria è divisa in parti uguali da cristiani e mussulmani, poco tempo fa la Bosnia e il Kosovo dei mussulmani dovevano essere difesi dai serbi ortodossi e dai croati cristiani, la Palestina è da sempre in guerra, in Birmania i monaci buddisti sono quasi riusciti ad abbattere un regime corrotto ma nello Sri Lanka hanno prolungato il sanguinoso conflitto con i musulmani.
Odio atavico, omicidi, povertà; l'aspetto più evoluto della modernità è la libera scelta e in particolare riguardo alla questione trattata, il poter abbracciare liberamente la religione che più sentiamo vicini o magari non sceglierene affatto; da li seguono altri aspetti altrettanto importanri come, il poterne discutere con franchezza e confrontarsi apertamente. Ma la realtà è ben diversa, in quello che viviamo e chiamamo 2008 dopo Cristo, ancora entra in gioco l'intolleranza, entra in gioco l'integralismo in tutte le sue forme, e così, nel 2008 è impossibile discutere senza che qualcuno storca il naso o addirittura non si schianti con un aereo contro un palazzo(per ragioni economiche o religiosi che dir si voglia). Possiamo immergerci quanto vogliamo nel passato alla ricerca del bandolo della matassa per scoprire l'origine e le cause di una infinità di gesti atroci compiuti nel nome di un Dio ogni volta diverso; possiamo provare quanto vogliamo a cercare ancora ma per quanto possa sembrare assurdo e stupefacente, bisogna rendersi conto che le guerre che inperversano sulla terra da sempre hanno il vessillo di molte dottrine e queste stesse alla loro base predicano in realtà lo stesso indentico fondamento ...noi siamo incappati in un signore, Enrico Peyretti, che ha raccolto molte citazioni e le ha trascritto in un libro : "regola d'oro" e ve ne estrapoliamo qualcuna.
Da sempre i grandi pensatori di tutte le epoche, di quasiasi estrazione sociale o culturale, all'apice della maturità sono arrivati alla medesima conclusione e ci dicono che la base per vivere in pace con gli altri non è altro che questa:
«Ecco la somma della vera onestà: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu stesso. Non fare al tuo vicino ciò che non vorresti che egli poi rifacesse a te». (Induismo, Mahabarata); «Ama il prossimo tuo come te stesso». (Legge ebraica in Levitico, 19,18; cfr anche 19,34); «Uno stato che non è gradevole o piacevole per me, non deve esserlo neppure per lui; e uno stato che non è gradevole o piacevole per me, come posso io pretenderlo per un altro?». (Buddhismo, Samyutta Nikaya 5, 353.35-354.2); «Tzu-kung domandò: "Vi è una parola su cui si possa basare la condotta di tutta la vita?". "Essa è shu, reciprocità - rispose Confucio. - Ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri"». (Confucio, Lun-yü, I Dialoghi, 15,23); «Non fare a nessuno ciò che non piace a te». (Bibbia ebraica, Tobia, 4,15); Tratta l'inferiore come vorresti essere trattato dal tuo superiore». (Seneca, Lettere a Lucillo, lettera 47, sul trattamento umano degli schiavi); «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Questa è la legge e i profeti». (Gesù di Nazareth, Vangelo secondo Matteo 7,12; 22, 39 e Vangelo secondo Luca 6,31); «Agisci in modo da trattare l'umanità, nella tua come nell'altrui persona, sempre come fine, mai come semplice mezzo». (Immanuel Kant, 1724-1804, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari 1974, p.39, e Fondamenti della metafisica dei costumi, La Nuova Italia, Firenze 1973, pp. 95-96, 103-104, cit. anche, come espressione di etica universale, in Hans Küng, Progetto per un'etica mondiale, Rizzoli, Milano 1991, p.82-83); «Anche Lei attribuisce al laico virtuoso la persuasione che l'altro sia in noi. Ma non si tratta di una vaga propensione sentimentale, bensì di una condizione fondante». (Umberto Eco, in dialogo con Carlo Maria Martini, Liberal, febbraio 1996, e Adista, 17 febbraio 1996, p. 9; ora in U. Eco - C. M. Martini, In che cosa crede chi non crede?, Atlantide ed., 1996 e in U. Eco, Cinque scritti morali, Bompiani 1997, p. 85); «Il bene maggiore è operare secondo la legge della propria ragione. Ma questa legge ti comanda incessantemente di fare il bene degli altri, come il massimo bene per te stesso». (Marco Aurelio, cit. in Tolstoj, Pensieri per ogni giorno, op. cit, p. 79).
Camilla Alibrandi
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Tuesday, January 15, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
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Issey Miyake..:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />..:namespace prefix = v ns = "urn:schemas-microsoft-com:vml" /> ..:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Luce, ombra, luce… di nuovo ombra e ancora luce. A intervalli più o meno regolari, scandisce lo spazio come i rintocchi dell'orologio fanno con precisione con il tempo.
È solo un modo come un altro per orientarci, per non perdersi nel vento; modelliamo una forma sillabando in questo modo intervalli di materia e lo facciamo per districarci, per convincerci che stiamo gestendo lo spazio,noi, l'aria, l'universo.
Dall'alba dei tempi l'uomo è stato alla continua ricerca delle misure esatte, delle forme perfette; cercando di forgiare la materia, è sempre alla prese con la manipolazione e alla continua ricerca di governare il tutto… di governare il vuoto e il pieno.
Ma si può andare oltre …ma siamo andati oltre. L'approccio dell'uomo con la materia, ha fatto passi da gigante,la ricerca ha avuto dei meravigliosi protagonisti e Issey Miyake è uno di questi.
Giapponese di Hiroshima, nasce prima che l'uomo decidesse di mostrare alla città stessa e al mondo intero, la sua padronanza nel modificare lo spazio creando il vuoto assoluto partendo dal pieno; ossia nasce nel 1938, prima che sganciassero la bomba atomica. Issey in realtà non parla affatto di questa esperienza di distruzione, si interessa di più alla creazione e per alimentare questa passione studia a Tokyo alla facoltà di graphic design, la "Tama Art University" e dopo la laurea si sposta a Parigi e New York dove ha diverse esperienze lavorative ma capisce che è in Giappone che dovrà fondare il suo laboratorio, il Miyake Design Studio.
La sua curiosità per le forme lo fa interessare in particolare al plissè e questa ricerca va così a fondo, che arriva ad affrontare problemi e temi che nessuno aveva mai toccato.
L' approccio di Miyake è del tutto poco ordinario per uno stilista e finisce per somigliare più ad un filosofo.
Concettualmente parte da una conclusione a parer suo universale e perfetta: l'abito plissettato; per lui è questo il modo esatto di "vestire" pieno e vuoto.
Quando si vuole fare una gonna plissè, prima si fanno le pieghe alla stoffa e poi si cuce e non viceversa ma questa è la differenzia tra Miyake e il resto degli stilisti. Lui vuole di più, è come se volesse attribuire un'anima al pezzo di stoffa che comporrà l'abito, come spesso immaginiamo di avere un percorso già scritto, un destino già segnato; questo è quello che immagina per la pezza, destinata da sempre ad appartenere al vestito che sarà prima ancora di essere cucita.
Essendo il suo un metodo concettuale, si comporta di conseguenza anche nella produzione e nei tardi anni 80, cominciò la sperimentazione di questo nuovo metodo di plissettatura e lo chiamò "Pleat Please".
Questa tecnica ha una particolare procedura nella quale gli indumenti prima sono tagliati e cuciti, successivamente vengono inseriti tra strati di carta e poi infilati in una pressa per la plissettatura. La novità stava nel fatto che invertendo la procedura della creazione del capo(prima cucire, poi plissettare) e usando questa macchina creata appositamente, la matrice del tessuto manteneva le pieghe e quando gli indumenti venivano liberati dal loro bozzolo di carta, erano già pronti per essere indossati.
Issey ragiona come in filosofia; la sua è una ricerca per raggiungere una verità "universale" e se per arrivare a questa è necessario sezionare il processo logico fino a stravolgerlo completamente, così sia, perché tutto è lecito pur di ottenere quella "verità"; pur di ottenere l'abito plissettato perfetto.
Tanto si appassiona alla ricerca che nel 1994 e nel 1999 Miyake scambia il suo ruolo di progettista delle collezioni uomo e donna con Naoki Takizawa che era nel settore della ricerca, così, per potersi dedicare a tempo pieno alla sua passione.
Un'altra idea geniale che esce dallo studio Miyake, è il progetto A-POC ( a piece of cloth). Si tratta di un sistema di tessitura industriale programmata attraverso un computer. Questo processo crea un tessuto a tubo, continuo, all'interno del quale si trovano sia la forma che la struttura del capo e il cliente non deve far altro che prendere un paio di forbici e tagliare il vestito secondo la taglia e le lunghezze desiderate.
Di nuovo un'opera da filosofo, questa volta a limite dell'utopia, Miyake concettualmente intendeva realizzare una produzione di massa, di abbigliamento su misura e ci riesce.
La sua ricerca è poetica e profonda, attribuisce l'anima (plissettata) alla trama della stoffa, fa dipingere manualmente i capi così ognuno di essi ha un messaggio unico; anche le sue passerelle si distinguono non essendo mai rettilinee ma bensì più simili a piazze dove le modelle sembrano muoversi liberamente senza schema(come poi è normale muoversi nella vita); è uno dei pochi stilisti che ha sempre parlato di eco-design, infatti il sistema A-POC era proprio studiato per il riciclaggio dei materiali esistenti, dato che secondo Miyake, l'esaurimento delle risorse mondiali ci obbligherà molto presto a ripensare i processi di fabbricazione e produzione dei beni di largo consumo; originalissimo e sempre attento allo studio dei materiali; da vero artista, non si è mai tirato indietro di fronte alle collaborazioni con le altri arti; ricordiamo la sedia pensata e realizzata con il designer, artista e architetto Ron Arad dove Issey riesce magistralmente a coniugare stile e materiali di ultima generazione, dove il rivestimento della sedia diviene una giacca.
Un poeta e filosofo della materia che ha dedicato la sua vita alla creazione intesa nella visione più positiva e costruttiva, il pieno e il vuoto pensati, studiati, strutturati in un principio dedicato sempre al miglioramento. Un esempio.
Camilla Alibrandi | ..>
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Thursday, January 10, 2008
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Category: Movies, TV, Celebrities
L'incantatore di fanciulli
Uno scatolone di cartone, un pennarello nero, un pennarello rosso, il tappo di una bottiglia di coca-cola, un paio di forbici.
Prendete la scatola e nell'angolo in basso a destra di una delle facce, ricalcate con il pennarello nero il contorno del tappo di coca-cola, avete cosi ottenuto un cerchietto, ora, coloratelo con il pennarello rosso, sempre sulla stessa faccia con il pennarello nero, disegnate un grande rettangolo con gli spigoli stondati, con le forbici, ritagliate il suo interno. Mettevi la scatola in testa e giocate a fare la televisione!
È certamente questo il motivo; quando erano bambini hanno infilato la capoccetta all'interno dello scatolone provando così l'ebbrezza del protagonismo e ora ci ritroviamo un esercito di attricette, veline, improvvisati opinionisti, soubrette, stelline, schedine, tronisti e via dicendo. Si! La colpa è di quel rudimentale gioco fatto di carta e forbici, a causa sua siamo circondati da bambolone tutte riccioli e bellocci con sopracciglia depilate. Bisogna prendere provvedimenti e bruciare tutti gli scatoloni, comincia l'era del proibizionismo da gioco innocente! ….O forse passare l'infanzia guardando i grossolani balletti di "non è la Rai", ha giocato un ruolo determinante?
In questa indagine dobbiamo scavare non solo con le dita ma probabilmente con le braccia intere, fino ad arrivare il più a fondo possibile. Come cercatori d'oro immersi nel fiume dei palinsesti di questi ultimi venti anni di televisione di intrattenimento, smuoveremo le acque filtrando con il setaccio del buonsenso, nella speranza di separare le pepite dal fango, interessandoci soprattutto a quella che ora chiamano "tv-spazzatura".
L'identificazione di questo incantatore di fanciulli avverrà con un sacrificio umano…il nostro!
Diario; prima settimana: Nel primo approccio, la cosa che salta all'occhio sono le somiglianze tra le varie figure femminili, non appena ne hanno la possibilità, espongono la più alta percentuale possibile di pelle nuda, come se fosse la parte più talentuosa, oppure denotano una forte incapacità stilistica nell'associazione abito-orario, abito-età, abito-personalità.
Prendiamo in esame Adriana Volpe in "Mattina in famiglia" (sab-dom ore11.30 conduce Adriana Volpe e tiberio TImperi, share 20,14), il titolo dice già tutto, una mattinata in famiglia insomma, aggiungiamo solo che è una trasmissione in diretta il fine settimana. Cosa spinge la Signorina Volpe ad indossare calze a rete color panna, stivaletti fascianti con tacco a spillo, minigonne sbarazzine e top strizzati? Ci sembra un look più da discoteca che da una mattinata in famiglia e quindi, perchè? .. forse non è mai andata a dormire?
La Signora De Filippi, eterna giovane, riesce a mostrarci quotidianamente la sua umanità sedondosi in mezzo ad un isterico pubblico ed in più lo fa senza alcun privilegio, neanche un cuscino, gelidi gradini per lei!
Essendo schiava di una posizione che esclude l'uso di una gonna, il ventaglio di possibilità si riduce ad un solo capo: il pantalone, che lei predilige a vita bassa e attillatissimo …d'altronde è una ragazzina, non è colpa sua.
Altro campione preso in esame sono i reality; in ogniuno c'è l'esigenza da parte di tutti gli ospiti di girare in mutande… si, mutande. Nessuno di loro è legato ad alcuna forma di pudore, forse li scelgono attraverso un test che rivela la totale assenza di decoro. Siamo in grado di riconoscere un concorrente attraverso un solo fotogramma delle sue natiche e ci sorprendiamo nel gridare : < AUGUSTO! Ma non eri stato eliminato?!!>
Note personali: dopo una settimana ancora nessun attacco di panico ma abbiamo cominciato a sentire la necessità di associare alla visione televisiva il consumo di prodotti preferibilmente a base di cacao e poi non sappiamo perché vogliamo a tutti i cosi un divano gonfiabile ...mah!...
Diario; seconda settimana: Ci siamo resi conto di esserci distratti …scusate ma in tutto quel mostrare e gridare, eravamo come storditi (dite che succede solo a noi?) ma ora vogliamo prestare attenzione a ciò che ci eravamo prefissi! I CONTENUTI.
Avete mai sospettato che, come diceva una canzone cantata da Jo Squillo e Sabrina Salerno del 1991 "oltre le gambe c'è di più"? ci rendiamo conto che il parallelo con questo brioso motivo, può sminuire l'argomento "contenuto" ma abbiamo bisogno di sorridere perché d' ora in poi, la musica cambia.
Evidentemente gli autori e prima di loro i finanziatori delle trasmissioni, sanno che per l'utente di più non c'è. È la triste verità ma nella tv d' intrattenimento il livello culturale è basso, anzi inesistente. Non c'è contenuto formativo e neanche l'intenzione di trasformare l'esistente in qualcosa di meno chiassoso; fateci caso: urlano, strepitano, litigano, sbraitano come se ci fosse un premio per chi abbatte la barriera del suono.
Se date uno sguardo alle tabelle dello share, vi renderete conto di cosa conquista l'italiano. Tutti i programmi a più alto indice di ascolto sono strutturati nello stesso modo; si differenziano solo per lievi sfumature nella forma ma il contenuto è praticamente il medesimo: disputa tra due o più soggetti, un moderatore (il conduttore) e un pubblico cattivissimo che non vede l'ora di lapidare a suon di assordanti giudizi chiunque.
"Forum" (11.30 rete quattro, conduce Santi Licheri, share 7,96), attualmente non ha proprio ascolti record ma è solo a causa della sua veneranda età. Fu creato nel 1985 e da allora(ultimamente si alterna con un giudice donna), c'è sempre lo stesso magistrato a dirimere le controversie legali, il Giudice Santi Licheri e non dite che non ama il suo lavoro! C'è un conduttore, le due parti inferocite intente a scannarsi e un pubblico che borbotta animatamente. Questo dispone di pietre che saranno utilizzate per giudicare la causa …mascalzoni, sappiamo cosa state pensando, sarebbe gustoso ma non è così! Non le tirano addosso a nessuno, vengono solo messe nei piattini della bilancia della giustizia …che retorica…
In seconda analisi vi portiamo un programma della stessa tipologia di "Forum"(concorrenti in competizione, dibattito del pubblico e moderatore)ma con figure esteticamente più ammiccanti e giovanili; i veri rubacuori dei telespettatori sono nati dalla mente di una donna con i capelli ossigenati e la pelle cotta da centinaia di lampade. Stiamo parlando di lei, il suo impero è oramai immenso: Maria De Filippi. Signora dall' insaziabile appetito per le questioni umane, oramai è agilissima nel balzare da una controversia all'altra, ginnasta (su e giu per la gradinatala) di dibattiti; sua eccellenza, l'incantatrice di mediaset.
"Uomini e donne" (14.45 canale cinque, di Alberto Silvestri e Maria De Filippi, share 21,65), "Amici" (16.15 canale cinque, di Alberto Silvestri e Maria De Filippi ,share 24,68), "C'è posta per te", tanto il succo è lo stesso vi basti pensare che da uno di questi è uscita la figura di Costantino. … "se sta bene a voi, buona camicia a tutti" (tanto per rimanere in famiglia)...
Terzo caso: A volare alto c'è anche "Affari tuoi" (ore 20.30 rai uno conduce Flavio Insinua, share 20,49). Funziona cosi, c'è un concorrente a cui viene assegnata una scatola di cui si ignora il contenuto; il partecipante è costretto a scegliere se tenere quella o scambiarla con altre diciannove e questo succede per tutta la durata della trasmissione, ossia circa tre quarti d'ora. …Ma quale sarà l'incredibile talento che permetterà all'aspirante di scegliere il pacco dal premio più alto? Ci saranno delle domande, delle prove, dei sacrifici? No …così, a naso, a fortuna, a sensazione, accidentalmente, esatto, ditelo come più vi piace! Se ci pensate è lo stesso gioco, identico, a quello fatto per anni da Magalli la mattina in "Piazza grande" (lun-ven ore 11.40 di Michele Guardì, share 26,7), non vi ricordate le buste gialle? < quale sceglie signora? La A , la B o la C? ..su, scade il tempo!> …avanguardia pura…
Note personali: il consumo di cioccolato è aumentato paurosamente e temiamo di dover presentare al mondo la creatura che sta per spuntare sul nostro mento ma temporeggiamo non avendo ancora deciso il nome; pensavamo a Teo, in omaggio a Mammuccari che con "Distraction" (ore 21.10 italia 1 conduce Teo Mammuccari, share 10,33)ha reso la nostra cena complicata da masticare tra ghigni di cattiveria, smorfie di disgusto e sadiche risate.
Dopo due settimane intense di tv ci rendiamo conto che l'esercito di adolescenti il cui unico sogno è quello di diventare personaggi del piccolo schermo, esiste solo per una banale conseguenza del loro percorso di crescita: se sei stato svezzato con la televisione (è noto che in molte famiglie si usa parcheggiare i figli davanti allo schermo) e lei ti mostra che per essere popolari l'unico talento necessario è l'apparire ridondante, superfluo e ancor meglio se esteticamente avvenente; cosa ci si aspetta? Una volta divenuto di dominio pubblico che se per ballare in mutande davanti ad una telecamera e sorridere a battute di cui non si ha nemmeno capito il senso, si guadagnano cifre da capogiro, perché faticare? C'è da biasimarli? …Soprattutto in un'Italia dove sembra che si faccia carriera in tutti i modi tranne il meritocratico.
Perchè in un paese come l'Italia, dove la classe politica è quello che è, dove il livello culturale è quello che è, un mezzo così potente e onnipresente come la tv, che dovrebbe essere saggiamente gestito con programmi formativi e di intrattenimento pensato, è soggiogato da leggi economiche e speculative che non hanno alcun interesse nel migliorarci? Ci rendiamo conto che è diventata un palcoscenico dove girano solo sigle, jingle e messaggi commerciali intervallati da qualche programmazione strillona e uguale a tutte le altre. Sembra tutto fatto apposta per fare in modo che la mente sia offuscata al punto da impedire che la coscienza ci ponga delle domande troppo profonde. Chiedetevi il perché.
Camilla Alibrandi
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Tuesday, January 08, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
Giorgio Armani L'Uomo
Produrre! …L'imperativo. Disciplina! …Il metodo. Controllo! …Lo strumento
Lo sguardo liquido, algido, distinto, inespugnabile, signoreggia su un corpo asciutto e teso. Queste caratteristiche possono intimorire e vilmente scoraggiare un avvicinamento. Tutto sommato è umano aver paura di avvilirsi nel confronto con questa che sembra una volontà di ferro ma il fascino di tale figura è tanto spiccato da convincere e vincere i timori: vale la pena di rischiare per sfiorare l'inafferrabile. I laghi azzurri che sono i suoi occhi promettono di non ghiacciarsi ma di dissetare con la purezza cristallina di quella sorgente, che da più di trenta anni sgorga incessantemente nitida e pulita, come le linee dominanti delle sue collezioni; solo cosi, mettendosi in gioco, si conosce davvero Giorgio Armani.
L'immagine più facile da ricordare è quella al termine di ogni sfilata, quando Re Giorgio, si affaccia dal back stage e percorre pochi metri della passerella; sorride soddisfatto applaudendo, fa un inchino e rivolge i palmi delle mani verso il pubblico come per ringraziare tutti. Anche in questa gestualità leggiamo molto di quello che è la sua persona: soddisfatto, perché è sorridente; misurato, perché non gli è necessario percorrere la pedana fino all'ultimo centimetro; realista, perché sa che senza tutta la sua equipe non sarebbe arrivato a quella soddisfazione.
Armani non sognava di fare lo stilista fin da quando era bambino, addirittura, non lo immaginava neanche da ragazzo. Sceglie di iscriversi alla Facoltà di medicina a Milano ma la sua esperienza si interrompe prima di concludere gli studi. Comincia in un grande magazzino; successivamente nel 1965, viene chiamato a disegnare per Hitman e dopo dieci anni di esperienza nel settore, si convince nel fondare la sua azienda. Questo percorso lavorativo non del tutto lineare ci fa capire che il Signor Armani ha avuto la capacità e soprattutto il coraggio di ascoltarsi e passo, dopo passo di seguire il suo istinto. Decide di abbandonare strade sicure per intraprenderne di sconosciute, impara un mestiere con sacrificio e la sua forza è nella consapevolezza che per ottenere il massimo, bisogna dare il massimo, perchè non sarebbe mai bastato essere Re al 99 percento per essere Armani.
La prima striscia di pelle umana a comparire sulla levigata corazza in vetro,acciaio e carbonio di questo uomo inflessibile e sicuro, la vediamo solo dopo essere venuti a conoscenza del suo incubo ricorrente: << Tutto è pronto in sala, la luce,i fotografi, il pubblico è seduto. La sfilata deve cominciare ma mancano i vestiti>>. Anche se,data la sua eleganza composta, rimane difficile immaginarlo sveglio di soprassalto nel cuore della notte, madido di sudore e gridante, questo pensiero è come un bisbiglio che soffia la verità: Re Giorgio ha un anche un lato morbido, dei timori, una natura riservata che necessita di difendere la propria intimità.
Immutabile nel tempo, il simbolo della certezza nello stile da anni; la sua personalità è lo specchio di questa salda sicurezza e il suo operato rivela una cultura e una attenzione verso tutto quello che si muove e tutto quello che è già stato nella storia delle umane vicende. Armani dice: <<…Fino a che c'è questa moda è così stravagante, io avrò molto spazio>> e per anni ha tenuto fede a queste parole. Il suo lavoro è stato una continua detrazione, un' asciugatura del superfluo, nella difficoltà di dover continuamente sottrarre terreno al letto del fiume dell'estro disegnando così un percorso fluido e misurato fino alla foce, fa in modo che tutto giochi su un equilibrio sottile tra la variazione di ciò che era e l'assoluta freschezza di quello che sarà. Non ci sono precipizi, nessuna gola, alcun cucuzzolo neppure una depressione, tutto è disteso, leggibile, incredibilmente semplice, senza sorprese ne pericoli, naturale al limite della familiarità e quando vediamo la fine dell'opera ci si stupisce di non avere quel capo già nell'armadio. Eppure,ogni sei mesi c'è un giudizio ed è una cosa molto difficile rimanere leader così a lungo, senza rinnovarsi più di tanto ma tenendo fede ad un proprio stile, Re Giorgio ogni volta rafforza la sua posizione.
Ecco qui; può succedere un giorno qualsiasi e un momento vale l'altro; può aprirsi intensa, accecante, fulminea … è quella impressione lì. Quella improvvisa sensazione di essere catapultati in un spazio intimo, forse è il posto dove nascono tutti i pensieri. Si, si tratta solo di un attimo e capita a tutti almeno una volta nella vita ma in quella frazione di tempo, al di fuori del respiro e dentro l'incorporeo, quella domanda risuona: "sto VIVENDO nel modo giusto la mia vita?" Forse è proprio questo uno degli istanti in cui ci si sente più smarriti, che più ci mette in discussione, in quel lasso di tempo che comincia subito dopo il Tic e finisce appena prima del Tac, le infinite possibilità che avremmo potuto scegliere, in quel istante si materializzano in un, a volte doloroso, palpito di insicurezza.
Chi sa quante volte nella storia un essere umano ponendosi questa domanda si è risposto: "Si! Sono nel posto giusto!"? Noi, il numero esatto non lo sappiamo, perché la macchina del tempo si è rotta e il Meccanico dice che ci vorrà un po' prima che il pezzo arrivi ma intanto possiamo dirvi con certezza che una persona se lo ricorda ogni giorno, ce lo ha raccontato lui, è Giorgio Armani.
Camilla Alibrandi
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Sunday, January 06, 2008
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Category: Fashion, Style, Shopping
Giorgio Armani la moda Color niente, morbida, decostruitaUn nuovo inizio; nobili linee generatrici di una frontiera inesplorata formano un principio che traccia un differente, stimolante e fino a trenta anni fa, sconosciuto genere. Proprio come due rette distinte ma parallele si incontrano solo in un punto all'infinito, questo segno che vuole unificare uomo e donna nella ricerca dell'omogeneità; alla fine dei giochi, invece di uniformarli ne esalta le differenze.Quando ha iniziato a creare, non aveva idea che così facendo avrebbe decretato la fine di un periodo dove il femminile e il maschile sarebbero stati reinterpretati. Tanto apprezzato da meritare la carica di Re, con il suo lavoro, inconsapevolmente ci ha portati a dubitare riguardo la validità e il senso di un opulento volan a confronto con la sua materia; così facendo ha svelato il segreto per essere estremamente uomo o infinitamente donna senza bisogno dell'artificio a cui sembrava non si potesse rinunziare. Uguali ma diversi, a ciascuno il suo e di corsa a vivere il mondo! Difficile capacitarsi di come fosse prima …prima si,dai! Quando non esistevano quelle spalle così naturali ma che inspiegabilmente ben sostengono la giacca, quei colori non colori, quei tessuti liquidi e materici allo stesso tempo. Certo,ora è facile a dirsi, è quasi ovvio, è così che devono essere ed è questo quello che sono: importantissimi, irrinunciabili tagli, ed il merito è tutto suo, di Giorgio Armani."Più le cose sono semplici e più si avvicinano alla perfezione" …e questo è un luogo comune… in effetti nella maggioranza delle ipotesi, se ci viene chiesto di fare un' associazione di idee usando la parola "perfetto", difficilmente verremmo contraddetti se accostiamo l'aggettivo ad una qualsiasi immagine legata alla natura: un fiore nelle sue tonalità e forme è perfetto, come anche le ali di una farfalla lo sono, la pelle di un camaleonte, un ragno, a meno che non abbia deciso di assumere LSD o caffeina, tesse una ragnatela perfetta e via dicendo; di rado l'essere umano riesce a realizzare un'opera esemplare, e quando succede si dice che quella è arte nella sua accezione più divina. La moda, la sua natura, il fondamento, è spesso oggetto di dibattiti perchè in continuo bilico tra mercato e arte e spesso non ci si sente padroni di eleggere a genio l'autore di una collezione per quanto questa sia artigianale, ricca o ben fatta. La motivazione è che spesso le creazioni hanno un vincolo troppo forte con il momento in cui vengono realizzate. Passare di moda è sempre stato un problema e un vantaggio della stessa ma l'immortalità di una confezione è certamente un connotato necessario per proclamarne senza indugi l'oggettiva perfezione e genialità.Facciamo un esperimento: immaginate di essere invitati da Giorgio Amani nel magazzino dove vengono tenuti tutti gli abiti da sera, di tutte le collezioni (no! smettete subito di sfregarvi le mani e asciugatevi il rigagnolo di saliva all'angolo della bocca, non potete arraffare nulla, abbiamo solo detto immaginate!), ora, senza indugi davanti ad uno stand, tirate fuori un abito a caso, indossatelo e in tutta franchezza provate ad ammettere che non è attuale o non vi cade a pennello e che oggi non lo mettereste. A questo punto se volessimo davvero mettervi in difficoltà, vi chiederemmo di effettuarne una datazione ma siamo consapevoli che sarebbe piuttosto difficile dato che sono praticamente senza tempo; quindi arrendetevi! Non c'è modo di collocarli e non provate a pensare neanche lontanamente al test del carbonio14 perché ci rovinereste il capo! Se è la strada dell'archeologia che state battendo per scucirci questa data, per una infinità di motivi che non stiamo ora a spigarvi, vi consigliamo di chiamare Indiana Jones, solo lui ci riuscirebbe a farci parlare! Tutto questo solo nel caso in cui non siate la Miranda Priestly di zona, se fosse, il vestito è vostro! …tanto avevamo detto immaginate, ah!L'arma vincente di Re Giorgio primo è quella di essere stato interprete di se stesso più che di un periodo; certamente c'è sempre una contaminazione sociologica, non è che vive in un guscio sparato nell'iperspazio, però il suo è stato più un contagio da atmosfere che da tendenze; ad esempio sono lampanti i suoi richiami ai paesi del Marocco nelle camice-tunica e nelle gonne che non appaiono mai scontate ma più simili a morbidi parei; un' altra ispirazione viene dal medio oriente nei ricchi ricami tipicamente arabi; come ha attinto tantissimo anche nel più nostrano dei mari, il mediterraneo, tra Campania, Sicilia e in particolare nell' amata Pantelleria, si riconoscono le sue estati in una passerella dove i piedi nudi delle modelle trasportano cotoni aerei e grezzi, tramutandosi in roccia vulcanica e mare.Ultimamente in qualche collezione ci è sembrato un po' smarrire quello che era l'inconfondibile stile.Dato che solitamente bastava un colpo d'occhio per individuare un suo abito e soprattutto in una collezione ogni uscita era ingrediente calibrato ed essenziale per renderla concettualmente sensata, ci rendiamo conto che qualche cosa è cambiato. Possiamo portarvi in esempio la collezione Armani Privé Fall/Winter 2007-2008: lui che ha sempre sagomato così bene i vestiti, tanto da sembrare quasi li modellasse su un corpo universale, ci ha proposto questi corpetti-bustino con scollo a cuore che schiacciano il seno quando la modella avanza un passo e si staccano dal busto lasciandola praticamente nuda nel momento in cui questa rilascia il piede per procedere nel suo avanzamento; aggiungiamo che se per trenta anni è stato il Re del blu, del nero, dei grigi e del beige in tutte le loro sfumature fino al punto di farci coniare il termine "greige" per riuscire a raccontarlo e capirlo meglio, perché se non ha mai sentito la necessità di altro, ci troviamo una passerella di colori fluo? Il mercato cambia, però cambiava anche prima, le modelle sono magre ma pressappoco come sempre e lui tutto sommato è rimasto impassibile a questi mutamenti al punto che in un'intervista dichiarò: <<…Fino a che c'è questa moda così stravagante, io avrò molto spazio>> Facciamo una cosa, quando vi inviterà nel magazzino dove tiene tutti i vestiti da sera delle sue collezioni, potreste cortesemente chiedergli da parte nostra il perché su un vestito nero ha proposto il guantino giallo evidenziatore con borsetta intonata? Noi non riusciamo a spiegarcelo, speriamo di sbagliarci ma ci viene tanto da pensare cosi: "…oggi mi sento classica, direi bon-ton mmh…nero, si nero! Oddio, non è che poi in semplice nero passerò in sordina? forse un paio di scarpe leopardate fanno al caso mio, anzi no! …sono un genio… metterò un guanto fluorescente, così di sicuro non mi si potrà non notare!" (maledetta insicurezza).Fateci sapere. Grazie. Camilla Alibrandip.s.questo è il link della sfilata Armani privé fall/winter 2007-2008 nel caso non si aprisse il videohttp://it.youtube.com/watch?v=TrrxZse55Js
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