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COME CUCINARE LA NOSTRA VITA "Ciò che si può offrire agli altri è solo il frutto della propria pratica"

come cucinare la nostra vita!



Last Updated: 10/14/2009

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Saturday, October 03, 2009 
I Ching

Esagramma 33
Ritirarsi



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Sotto il cielo è il monte:
L'immagine della ritirata.
Così il nobile tiene lontano l'ignobile,
Non irato, ma pacato.



Tuesday, September 29, 2009 

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Stasera, in TV  da qualche parte (Rete 4 dopo le 23, sic!), danno un film di fantascienza del 1997, con Jodie Foster: Contact. Come film si lascia vedere, due o tre stelle, ma a noi interessa per capire bene cos’è lo “scientismo” e quanti intralci esso pone allo sviluppo dell’interiorità dell’essere umano.

             Ma cosa ha a che fare questo con il “cucinare la nostra vita”?

            Il fatto è che la “Scienza della nutrizione” , quella che per intenderci prende in considerazione il cibo solo sul piano quantitativo e chimico dei componenti (i nutrienti, macro: proteine, grassi, carboidrati, e micro: vitamine e minerali), non vede nell’alimentazione anche il fattore qualitativo ed energetico che invece viene valorizzato dalla macrobiotica e dalla biodinamica. 

            La scienza moderna, quella sviluppatasi in occidente, dal 1800, non riesce a vedere le grandi corrispondenze tra psiche e materia, tra interno ed esterno, tra visibile ed invisibile e continua – tranne rare ed apprezzabili eccezioni -  a ragionare in termini di “se una cosa è dimostrabile è vera, se non la si può dimostrare è falsa”: questo è lo scientismo! Presuntuoso davvero, un tale ricorso continuo ed esclusivo all’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale (chiamatela mente- pensiero, se volete), senza lasciare che l’emisfero cerebrale destro, quello intuitivo e poetico e spirituale (chiamatelo cuore- sentimento, se volete), abbia - almeno qualche volta - la possibilità di eludere le continue censure alla vita, per imporre le quali il primo lavora a tempo pieno.

            Nel film “Contact”, Jodie Foster è impegnata nella parte di una scienziata spaziale fissata sul fatto che di ogni cosa bisogna trovare sempre le prove scientifiche, per dimostrarne il fondamento di verità. In una scena centrale del racconto, durante un party su una bella terrazza romantica, il suo fidanzato compie un estremo tentativo di spiegarle che nella vita non tutto può sempre essere spiegabile – come lei sostiene - scientificamente e che quindi vi sono cose pure importanti che sfuggono ad ogni dimostrazione: prima, le chiede se ella amava molto il suo genitore, scomparso quando era piccolina, e poi, ottenuta la risposta affermativa che ci si aspettava, le dice perentoriamente: “Dimostramelo!!!”

           



Sunday, September 27, 2009 

Current mood:  fascinated
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Quando l’elemento oscuro riappare, fa capolino, ciò che è ancora piccolo può essere controllato. E anche questo tipo di attenzione corre il rischio di non essere sufficiente o divenire addirittura dannosa.  A Cloe, una delle città invisibili di Calvino, le persone non si conoscono, ma si consumano – tra esse – incontri , seduzioni, amplessi, orge, senza che ci si scambi una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi. Una vibrazione lussuriosa le muove continuamente  eppure Cloe rimane la più casta delle città.  La scintilla di attrazione, che l’elemento oscuro ed inconscio di ognuno degli abitanti di questa città scatena, viene controllata quando è ancora nello stadio precedente all’azione. Se uomini e donne cominciassero a vivere davvero i loro sogni effimeri, ogni fantasma diverrebbe una persona con cui cominciare una storia d’inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni… e la giostra si fermerebbe!

Quando il femminino si fa incontro al mascolino, le due polarità sessuali si attraggono, soprattutto grazie al potere discreto del femminile in tutte le sue sfaccettature che si coniuga con un maschile che s’inchina verso l’altro per augurargli il benvenuto. Come riferisce sulla lussuria  Umberto Galimberti:  il corpo desiderato articola il desiderio in promessa, dischiudendo quella nudità che è polifonia di linguaggi, incessante passaggio dal linguaggio della visione a quello del tatto, dall’ebbrezza della chiamata all’estasi della partecipazione. E’ la lussuria: rinuncia alla vergogna come ultima autodifesa, oblio della misura, cedimento della mente che è la roccaforte della ragione, incapace, a differenza dell’erotica, di sfiorare la verità senza possederla. A Cloe, lo slancio maschile arriva all’apogeo e ripiega su se stesso preferendo un rallentamento della propria iniziativa, allo scopo di frenare la tendenza a voler sempre tutto decidere e dirigere. Non vi è rinuncia in questo rallentamento, ma una voglia di non fermare la giostra della fantasia lussuriosa  e, così, preservare le energie per dare più corpo ad ogni possibile progetto, iscrivendolo in una prospettiva più a lungo termine.

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L’antico libro dei mutamenti, lo I Ching, ci dice qualcosa al riguardo. L’esagramma n° 44. Il Farsi Incontro. Être accueillant. Encountering. L’Accoppiamento. GOU. Potenzialità di aprirsi al nuovo, al diverso. L’ideogramma GOU, che titola la figura, si può tradurre con: incontro, incontrare sul proprio cammino. Fortuito, buono, virtuoso. Lo stupendo etimo pittorico dell’ideogramma rappresenta una ragazza a sinistra e un principe a destra. Un incontro favorevole. Forse il “principe azzurro”. Nel commentario della X°Ala si sottolinea il trovarsi faccia a faccia, l’incontro e l’accoppiamento sessuale. Il debole tratto yin inferiore (flessibile – l’oscuro) incontra il forte (il solido – il luminoso), cioè gli altri 5 tratti yang. La souplesse incontra la fermezza.  E’ una convergenza dei due principi Yin/Yang, può voler dire anche contatto e spinta sessuale. Nella metafora dei due trigrammi componenti si osserva come sotto il Cielo c’è il Vento (che ne diffonde l’influenza) o l’Albero, ambedue incerti sulla direzione da prendere. La situazione archetipica ivi descritta è l’incontro improvviso e potente delle due polarità elementari: mascolino e femminino.....

Accogliere ciò che arriva, cioè lo Yin, il femminile, è incontro e contatto. E’ un momento nel quale bisogna frenare la voglia di prendere iniziative frettolose ed immediate e, così, accettare di essere trattenuti da ciò che sembra opposto; ciò consente di aprirsi a delle modalità di realizzazione delle cose che, invece, si avrebbe tendenza a disconoscere o ignorare. ....

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Nel I Ching c’è anche altro, di fortemente attuale, a partire dal senso di fondo dell’esagramma per il quale la predominanza yang (5 linee intere) si sente minacciata dall’entrata, dall’arrivo, dall’incontro di un tratto oscuro, lo yin. C’è chi ha visto in questo la scoperta della pillola negli anni cinquanta… quando la contraccezione femminile, che tanto continua a spaventare l’uomo, fu all’origine di una delle più grandi rivoluzioni culturali, sociali e psicologiche dell’umanità. Da allora i rapporti tra uomo e donna sono cambiati, così come si sono trasformati i loro ruoli nella società. Lo schema della relazione uomo-donna si è così modificato radicalmente. E, come sostiene Galimberti, il maschio che conosceva solo il proprio corpo come corpo libero dalla catena della riproduzione, si trovò un altro corpo liberato, e il suo schema di vita subì un contraccolpo che lo obbligò a una trasformazione e una rivisualizzazione di sé, a cui nessun’idea, nessuna guerra, nessuna rivoluzione l’aveva costretto prima in termini così radicali. Galimberti prosegue. La donna, liberata dal ritmo della natura a cui era inchiodata dall’origine del mondo, con il suo ingresso nella storia, che finora era stato esclusivo appannaggio del maschile, libera una sessualità se vogliamo meno poetica e più pratica, che però sposta i limiti del comune senso del pudore. La vibrazione lussuriosa, che muove continuamente le persone a Cloe, ha una grande consapevolezza di saper riconoscere i germi del cambiamento nel momento stesso in cui si manifestano, accoglierli e adattarvisi semplicemente: questo è anche l’insegnamento dell’esagramma 44, il Farsi Incontro.

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Wednesday, September 23, 2009 

Current mood:  pissed off
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Mauro Corona il simpatico scultore-narratore-alpinista, in un bellissimo articolo sui boschi (La Repubblica 20-09-09 pag 35), racconta come suo nonno , un vecchio duro e brusco come un larice, dicesse che – dopo Dio – l’unica cosa a farlo inginocchiare era il “Bosco”. “Quando mi portava  a fare innesti nelle piante, voleva che tenessi le mani intorno al tronco, perché – diceva – nel momento che taglio col coltello, l’albero prende paura, gli viene la febbre, sentendo le tue mani si dà coraggio.”  Corona afferma come il bosco vada condotto con sapienza. Il legname da opera, travi e tavolame veniva rigorosamente tagliato i primi otto giorni dopo la luna nuova di dicembre. I legni per lavori piccoli, tornitura, piatti, scodelle, cucchiai, forchette, spine da botti, taglieri, mestoli, erano tagliati in luna calante di febbraio, dopo il venti, e scortecciati immediatamente. Le pale dei fornai fatte di acero bianco come neve, dovevano subire l’attacco del fuoco e uscirne indenni. Allora gli aceri andavano tagliati dal primo al tre marzo o gli ultimi giorni di luna nuova, sempre a marzo. In quel periodo il legno non brucia, diventa scuro ma non arde, fa marcia indietro.

Il racconto di Corona descrive molto bene come ci sia “un qualcosa” nella natura, negli alberi, nelle piante che sfugge al microscopio della scienza (dei medici, dei nutrizionisti, dei dietologi, di molti naturopati), la quale cerca sempre di fare un’analisi biochimica di ogni cosa e fornire le prove di questo o quello. C’è una vitalità nella pianta che varia con il tempo e con le stagioni, proprio come accade nell’Uomo. Adesso le giornate cominciano ad accorciarsi: nell'equinozio giorno e notte, luce e ombra si equivalgono!


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Stiamo entrando nell’autunno, attraverso la stagione della “tarda estate” come la chiamano in medicina tradizionale cinese e in macrobiotica. Così come cambiamo il modo di vestirci per proteggerci dal freddo e dalla pioggia che iniziano a far capolino, allo stesso modo dovremmo fare con il cibo, con il nutrimento che ci fa vivere. Invece assistiamo di continuo allo scempio del “mangiare sempre le stesse cose in tutte le stagioni”. Si mangiano i pomodori crudi nelle insalate (rinfrescanti) d’inverno, insieme a peperoni e melanzane che sono prodotti tipici della terra di quando fa caldo, ma vengono venduti nei supermarket quando c’è la neve perché ci sono i fessi che li chiedono per “rinfrescarsi” d’inverno e quindi prendere raffreddori, bronchiti e influenze varie (la cui colpa va poi data ai virus…). C’è qualcosa nel cibo, una energia, una vitalità che non può non essere presa in considerazione. A ferragosto su una spiaggia italiana ho assistito allo stupido rito, ripetitivo e conformista, del barbecue per una grigliata di salsicce, costolette, bistecche e wurstel (la fissità come malattia mentale e come incapacità a portare cambiamenti in noi). Mangiare la carne d’estate è come mettersi la pelliccia sotto il solleone. La carne ha forte potere riscaldante. Tutta questa stupidità non ha limiti: bisogna mangiare sempre cibi “goderecci” in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, con la riserva mentale che i cibi che fanno gola siano solo quelli. Salvo poi “mettersi a dieta”.


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In molti lettori vi è la convinzione che lo scrivente, del segno del Toro (la gola), mangi cose non gustose… i cereali huà che schifo… E quindi su questo blog, continuamente, mi tocca leggere “ma vuoi mettere” quanto sono buone le lasagne, le salsicce, la carne, il formaggio, che fanno parte delle nostre abitudini e tradizioni (salvo che i nostri nonni vedevano la carne una volta al mese, quando la trovavano), che a tali piatti non si po’ rinunciare neanche un giorno. E ciò come se il sottoscritto li condannasse e non li mangiasse. Non faccio parte del conformismo della “pasta al sugo tutti i giorni”. Vivaddio sono cambiato. Eppure la mangio, e con gran gusto, non ordinariamente però! Il problema non è “questo sì e questo no”! Si mangia tutto ma i cibi “estremi” bisogna lasciarli all’occasionale, al saltuario, allo straordinario. Ingegnatevi invece a mangiare cereali integrali in chicco, verdure e legumi, questi sì tutti i giorni ma in cucinazioni e con ricette continuamente diverse e variate, il mondo ne è pieno. Potete immaginare i mille modi in cui si può preparare un riso gustoso? Avete mai contato le pillole, le compresse, gli sciroppi e gli integratori che prendete in un mese, a furia di mangiare tutta questa “delizia”?


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Dunque, con l’imminente cambio di stagione, oltre a fare il cambio dell’armadio fate anche il cambio dello “stomaco” e, possibilmente, dei pregiudizi!






Saturday, September 12, 2009 

Current mood:  quixotic

TV: EDOARDO RASPELLI ,CON UN PALLONCINO TERAPEUTICO HO PERSO 14 CHILI....

Roma,10 set. (Adnkronos) - "Ho perso 14 chili in un mese e mezzo. E ora vado avanti, mica mi fermo qui".Edoardo Raspelli spiega nel nuovo numero di 'Gente' come ha fatto a dimagrire, passando da 126 a 112 chili. "A limitare il mio appetito, ho un alleato formidabile, il palloncino terapeutico che mi e' stato inserito nello stomaco alla fine di luglio", dice il conduttore di Mela Verde. "Continuo ad avere fame, ma allo stesso tempo, grazie al palloncino, riempito con mezzo litro d'acqua, ho la sensazione di sentirmi sazio prima ancora di mettermi a tavola.

"Il chirurgo che me lo ha applicato -prosegue Raspelli- il dottor Ezio Lattuada, aveva detto che avrebbe funzionato cosi', ma non riuscivo quasi a crederci. E adesso mi trovo a combattere tra due sensazioni: da una parte soffro, dall'altra godo. A soffrire e' l'istinto ghiottone, a godere sono il cuore, le arterie, le gambe; respiro meglio, non russo piu'. E poi la pressione: avevo la massima a 150, ora non arriva neanche a 100. La minima era oltre 100, adesso arriva si' e no a 60". Raspelli e' stato costretto a dimagrire: "I medici mi avevano detto che, se non fossi calato di peso, nel giro di sei mesi avrei rischiato l'amputazione delle gambe e che mi sarebbero rimasti da vivere non piu' di due anni. Ora le mie gambe si sono sgonfiate e la pancia e' calata. Tra quattro mesi mi toglieranno il palloncino, poi dovrò comunque rimanere a dieta".


Semplicemente vorrei  tornare  sul discorso alimentazione e diete e su coloro che fanno da “opinion leader”. Gli o.l., in fatto di nutrizione, sono tutti coloro che, scrivendo sui giornali, sui rotocalchi, andando in TV, ricevendovi in lussuosi studi medici, in cliniche di disintossicazione, i nutrizionisti e i  dietologi, oltre a molti naturopati, vi consentono – quando qualcuno vi chiede come mangiate – di rispondere la famosa frase “ah, ma io sono uno/a che sta attento/a”. Ma attento in base a quale consapevolezza, a quali studi, a quali informative? Quelle che saltuariamente e distrattamente leggete o sentite da questi signori?  Ma lo vedete come si riducono a mangiare i "manicaretti" continuamente??? E quando non si vede, il loro male è nascosto agli occhi esterni... sappiatelo. Spero che ci si possa rendere conto, leggendo questa notizia di Raspelli, che sono tutti come lui, da Bruno Vespa fino ai più stupidi giornalisti che accennano nei loro articoli a cosa mangiare, ora questo ora quello, ora qui ora lì, senza nulla di organico dietro. E la gente con la storia delle calorie, che gli viene contrabbandata ovunque, ancora non ha capito un tubo di quanto sia centrale nella vita mangiare cereali integrali in chicco, legumi e verdure! Il problema si aggrava con il fatto che tutti credono che queste tre cose si possano mangiate solo bollite e che quindi facciano “schifo” se non cucinate come fa Vissani con panna, prosciutto, zucchero, uova, pancetta, carne, e così via.... Questa che denuncio qui, da buon Don Chisciotte, è la vera eutanasia o dolce morte che dir si voglia.

Svegliamoci al cereale integrale in chicco bio!

Creiamo un circolo virtuso!

Diffondete!

Non temete di promuovere le cose che vi racconto!


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Monday, September 07, 2009 

Current mood:  pugnacious
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            Abbiamo già visto, in precedenti post, gli effetti del cibo in rinomati cuochi “nazionali”: Vissani e Agata.

            Adesso andiamo a curiosare tra le guide e i critici del settore. Lo conoscete questo signore? E’ un critico gastronomico, pensate: il più temuto tra i critici italiani! E’ lui a spiegare, a noi poveri gonzi, quali sono i piatti più riusciti e più gustosi in giro per i ristoranti del nostro “Bel” Paese. E’ molto richiesto anche in televisione dove conduce trasmissioni seguitissime dalle casalinghe che la mattina guardano la TV e sono attratte dalle varie prove del cuoco. Le guide gastronomiche curate da lui dovrebbero portare la sua effigie fotografica in copertina per le stesse ragioni per le quali sui pacchetti di sigarette c’è scritto “Il fumo uccide”. Gli effetti del cibo che questo signore “pienotto” recensisce sono ampiamente leggibili nel suo corpo, anche da vestito. E per compiere bene questa lettura non è necessario un gran sapere fisiognomico.  Sono persuaso che l’anamnesi dei suoi disturbi sarebbe davvero interessante – se resa pubblica nelle prime pagine delle guide gastronomiche – per scoprire, quando di mangia, “cosa fa male a cosa”, sia nel breve che nel lungo periodo, più che “cosa è buono per cosa”.


            Leggo in questi giorni nel web le seguenti notizie che riguardano il critico in oggetto:


Sarà il protagonista di Raspelli: il gastro reality, un programma in cui gli spettatori potranno vedere il giornalista gastronomo e conduttore di Mela Verde lungo tutto il processo di dimagrimento, dall’operazione chirurgica alla dieta che seguirà su consiglio di un dietologo e sostenuto da uno psicologo. Raspelli, che ha deciso di sottoporsi all’intervento, dopo essere arrivato a pesare oltre 125 chili e dopo essere stato colto da un infarto, a Libero, spiega le modalità dell’operazione e in che cosa consiste il docu-reality: Venerdì prossimo subirò un intervento chirurgico al Policlinico di Milano, dove il dottor Ezio Lattuada inserirà nel mio stomaco un palloncino ripieno di acqua blu riducendone la dimensione. Mangerò meno e dimagrirò. Lo rimuoveranno dopo 6 mesi. Mi osserveranno per vedere come trascorrerò i primi tre giorni in ospedale e dopo il mio ritorno a casa. Anche durante la ripresa delle attività lavorative, compreso il mio programma Mela verde.....


Credete che sia un caso particolare, una mosca bianca? No, assolutamente no! Sentite questa.


Critici gastronomici sulla bilancia di Eleonora Cozzella.

Non tutti i giornalisti gastronomici possono dirsi fortunati come Frank Bruni.

Prima di iniziare il lavoro di critico pesava ..275 pounds.. (più di 125 chili) per una circonferenza vita di ..42 inch.. (oltre un metro e ..5 cm..), mentre oggi entra agilmente nei suoi jeans taglia ..34. C..'è chi pratica sport e chi alterna i giorni in cui mangia per lavoro a periodi di diete. Ma lui, l'uomo dalle cui recensioni poteva dipendere il successo o il flop di ogni locale della Grande Mela, è un ex bulimico salvato dai suoi disordini alimentari paradossalmente proprio dalle numerose cene al ristorante. Bruni, dal 2004 per cinque anni critico gastronomico del New York Times, esce in libreria con un volume in cui confessa il suo dramma, il suo rapporto conflittuale col mangiare. Era bulimico prima di iniziare il lavoro di giornalista gastronomico, come scrive in Born Round: The Secret History of a Full Time Eater (Nato tondo: la storia segreta di un mangiatore a tempo pieno).

Arrivò obeso in Italia come corrispondente di politica per il suo giornale. E si appassionò alla gastronomia nel Belpaese - dice in un'intervista alla Abc News. Quando gli offrirono la titolarità della rubrica di ristoranti, la considerò anche una sfida. Il segno che ormai dovesse fare i conti col proprio malessere e imparare a gestire il rapporto malato con la tavola, segnato da abbuffate e vomito, lassativi, pillole dimagranti e quant'altro. Nella sua famiglia italo americana il pasto era vissuto alla stregua di una competizione sportiva, una gara a chi mangiava di più. Ma già in Italia aveva notato quanto per la stragrande maggioranza degli appassionati di cibo, contasse di più il gusto dei piatti che la loro abbondanza. Così, spiega, mangiando per professione, ho imparato a mangiare meglio.

Perché è proprio puntando sulla qualità a discapito della quantità che si può far convivere linea e/o salute con il dovere/piacere di chi mangia per professione.


            Bene, siete sempre dell’idea che mangiare bene, come spiegano questi signori delle guide, significhi “mangiare bene”? Il problema è che la gente crede – come ha appurato un indagine di mercato letta tempo fa - che si può, e si deve cercare di, mangiare anche a casa quotidianamente il buon piatto assaggiato al ristorante: c’è una caccia continua alle ricette di grandi cuochi e chef: tutta roba squilibrata ma centrata sul piano del gusto e della gola!.


            Pensate che gli effetti del cibo debbano essere tenuti in considerazione per stabilire un modello alimentare valido, anche quando si pranza fuori, senza dover stare sempre a prendere pillole, integratori e fare diete, stare attenti a…, questo sì e questo no???  


            Rinnovo il mio invito sperando che non si perda nel tempo:

STATE ATTENTI ANCHE AGLI EFFETTI DEL CIBO SUL VOSTRO CORPO E SULLA VOSTRA PSICHE, ANDATE IN PROFONDITA’!


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Monday, August 31, 2009 

Current mood:  curious
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Eccomi di nuovo a Firenze. Un bel cous cous estivo è quel che ci vuole per ricominciare, ancora con questo gran caldo. Detto fatto. E’ un piatto completo: cerale, legumi e verdure. In occidente amiamo mangiare il cereale, soprattutto grano, riducendolo in farina: pane pasta e pizza! In oriente, al contrario, amano usarlo, soprattutto riso, in chicco (anticamente solo integrale) e la farina è quasi sconosciuta. In medio oriente, allora, che fanno? Naturalmente una via di mezzo, né chicco né farina: ecco quindi cous cous e bulghur!


Ingredienti e preparazione per il cereale:

  • una tazza di cous cous di kamut bio (oppure altro: quello che si trova usualmente è sempre precotto).
  • 1 cucchiaino di brodo vegetale bio in polvere (senza lievito!).
  • sale q.b.
  • due tazze d’acqua.
  • un cucchiaio di olio evo

In una padella tostare lievemente (per pochi minuti, finché si sente un odore e si vede un lieve coloro di tostatura) i granuli del cerale; riporli in una insalatiera e aggiungervi il cucchiaio d’olio facendolo assorbire bene da  ogni parte, eventualmente servendosi, sfarinando, delle mani. Questo procedimento, tra le altre cose, serve anche a far sì che i granuli, una volta cotti, restino separati tra loro senza fare pappetta. Quindi portare l’acqua a bollore, in un pentolino nel quale si è versato anche il brodo vegetale e due-tre pizzichi di sale. Il brodo bollente ottenuto lo si versa nell’ insalatiera e coprendo per cinque minuti. Poi, con un forchettone di legno si comincia a sgranare, mescolandolo  qualche volta e assicurandosi, così, che l’acqua si sia completamente assorbita facendo gonfiare i granuli fino a renderli morbidi. Adesso il cereale è pronto per mescolarsi con le verdure, o con il pesce, o con la carne secondo i gusti. Poiché noi, di carne, ne mangiamo troppa, aumentando in tal modo l’acidità del nostro corpo e facendone quindi ricco terreno per malattie (l’acidità eccessiva è la madre di tutte le malattie), oggi la ricetta la preferisco vegetariana.


Ingredienti e preparazione delle verdure.

  • due cipolle tagliate a quadratini
  • un gambo di sedano, privato dei fili e tagliato a rondelle
  • una carota grande tagliata a cubetti
  • due mezzi peperoni, uno giallo e l’altro rosso, tagliati a quadratini
  • un grande zucchino tagliato a cubetti
  • una tazza di ceci cotti, meglio se bio e cucinati in casa, con la loro acqua

In una padella capiente  saltare, salandole, le verdure – singolarmente - finché divengono morbide: chi non ha il tempo può procedere aggiungendole nella stessa padella seguendo l’ordine dei tempi di cottura diversi. I ceci vanno aggiunti per ultimi insieme a poca della loro acqua, per farne un sughetto, lungo o stretto secondo i gusti, sul fondo della padella. A questo sughetto andrà aggiunto poi il pesto.


Ingredienti e preparazione del pesto verde.

  • un cucchiaino di curcuma
  •                      cumino in semi
  • un  peperoncino
  • un pizzico di sale
  • 5-6 foglie grandi di basilico
  • un cucchiaio di olio evo
  • un cucchiaio di salsa di soia (preferisco di gran lunga il tamari bio)

In un mortaio amalgamate bene il tutto, che darà al piatto un delicato e gradevole sapore orientale. Le dosi potrete variarle secondo i vostri gusti… dato che non siamo in farmacia! Se preferite il cumino e il peperoncino già in polvere, e non avete il mortaio, cercate di tritare e pestare bene il basilico e il resto e realizzate in qualche modo una buona amalgama.


Preparazione finale. Versare il pesto nel cous cous, che precedentemente avevate riposto nell’insalatiera, e girate in modo da raggiungere una morbida colorazione verde (a cui - nella mia foto - non viene resa giustizia) molto gradevole a vedersi. Aggiungetevi poi le verdure e mescolate bene. Servite caldo o freddo. Anche il giorno dopo è buonissimo.



Wednesday, August 05, 2009 

Current mood:  fabulous

Che tipo di viaggio vi piace fare?


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  1. Il viaggio non-viaggio.
  2. L’anti-viaggio.
  3. Il viaggio-percorso.

 

Il viaggio non-viaggio.

Quanta gente si mette in viaggio per fare altrove le stesse cose che faceva a casa sua? Naturalmente camuffate da novità, perché invece di mangiare il pollo alla griglia della rosticceria sotto casa si va a gustare quello al curry preparato in un paese esotico, dormendo in un hotel che la mattina offre il magnifico e rassicurante “continental breakfast”. La stessa cosa accade quando si va al mare per trovare ritmi di vita e quotidianità in cui si sostituisce il bagno e il sole alla scrivania ed al neon. Il poeta latino Orazio usava definire queste persone così: “coelum mutant, non animum qui trans mare currunt”, ponendo in evidenza come sia soltanto il cielo sopra di loro a cambiare in questi casi e non l’animo e quindi con esclusione di qualsiasi miglioramento del benessere interiore. Nessuno stimolo, nessuna scoperta ma una rigida ripetizione dei riti domestici e lavorativi in una realtà psicologicamente ancorata al vecchio e al già conosciuto.


L’anti-viaggio.

Altri viaggiano per dimostrare a se stessi e chi gli sta intorno che le proprie convinzioni sono quelle giuste. Il viaggio deve confermare in tutti i modi che la visione del mondo, che si ha, è quella migliore. Dunque si critica tutto ciò che si incontra senza aprirsi al nuovo e all’ignoto. Ogni evento o situazione è occasione di paragone con i nostri usi e consuetudini sempre vincenti se raffrontati.  E’ il viaggio di chi al ritorno si dice e ti dice: “ma come si sta da noi… ma come è meglio casa nostra… ma come le facciamo noi le cose…ma le nostre bellezze sono incomparabili” oppure “ andiamoci a mangiare la pizza nel tal locale per vedere se la fanno come nella nostra città”. Il viaggio, in questi casi che sono la maggioranza, è l’opposto di un viaggio: è un non-viaggio che non ci fa uscire dall’abituale per passarlo al vaglio critico del pensiero, del sentimento, della volontà nell’ottica di un possibile accoglimento di un cambiamento. La cosa stupefacente – badate bene - è che, anche nel caso speculare di chi durante il viaggio trova tutto magnifico in confronto a ciò che appartiene alla sua orribile quotidianità, i progetti non cambiano al rientro e tutto resta uguale a prima con un senso di rassegnazione: senza crescita interiore.


Il viaggio-percorso.

Le persone con cui si producono incontri di cambiamento non sono normalmente quelle con le quali viviamo, ma sono quelle che si incontrano per caso e che ci “fanno viaggiare”, un poco come accade per i libri. Ci cono libri che ci portiamo in viaggio e libri che ci fanno viaggiare nella nostra stanzetta. Ci sono pure persone che ci accompagnano ed altre che ci fanno viaggiare. Questi esseri che ci incitano a viaggiare nel più profondo di noi stessi aprono delle porte e, come accade spesso, le porte più grandi vengono aperte da persone che poi non le attraverseranno con noi. Tali persone entrano ed escono dalla nostra vita misteriosamente e ci lasciano in modo inatteso, come negli incontri amorosi. Così accade anche per i viaggi nei quali non è il fatto di spostarsi esteriormente l’interessante ma quello di fare cambiamenti interiori. Si può persino viaggiare senza spostarsi. L’importante, come al solito, non è la meta ma il percorso con ciò che ci succede e che ci apre agli altri, all’incontro, al trovarsi, alla comprensione. Nel percorso è importante accettare, prima di intraprendere il viaggio, la possibilità che la prospettiva dalla quale vediamo le cose possa cambiare dopo essere stata messa in discussione dalle scoperte. Viaggiare così non è soltanto muoversi ma cambiare interiormente.


Con il cibo accade la stessa cosa


1.    Il cambiamento non-cambiamento. Bisogno di rimanere ancorati alle proprie abitudini, spesso sbagliate, senza rimetterle in discussione. Questo piatto mi piace e quello no. Così mangiava mia madre. Paura del nuovo e pigrizia nell’esplorare percorsi diversi. Si può assaggiare di tutto, e gustarlo pure, ma sempre nell’ottica che la base incrollabile è quella delle sicurezze acquisite.

2.    Il cambiamento-pericolo. Da cui difendersi. Contro cui accumulare prove d’inconsistenza o di errore. La concezione alimentare di cui si è in possesso è la migliore in assoluto. Non può essere messa in discussione. Come in Italia non si mangia da nessuna parte… Non si può rinunciare alle proprie convinzioni che, anzi, attraverso il continuo raffronto con l’altro da sé, devono sempre rafforzarsi e riuscire vittoriose. Concetti chiave: continuità e fissità.

3.    Il cambiamento-percorso. Concetti chiave: crisi come opportunità; accoglimento del nuovo; sperimentazione; ricerca; apertura; rottura con il vecchio; crescita; nuovo che avanza.




Buon viaggio!



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Friday, July 31, 2009 

Current mood:  hopeful

Non in un indeterminato futuro, ma nel presente più assoluto, la specie umana è controllata e sfruttata dalle multinazionali del cibo e dai mass media ad esse legati che, in forza del livello tecnologico di controllo raggiunto, fanno credere agli esseri umani che questi possano nutrirsi liberamente e “a gusto” nel mondo del XXI secolo, mentre in realtà sono imprigionati, con l’aiuto dei mass media, in speciali consuetudini agro-alimentari ed usi socio-economici, funzionali soltanto alla prosperità delle multinazionali stesse e dei giornalisti e politici e medici che ne sono i servitori.

Soltanto poche migliaia di soggetti si sono svincolati dal giogo di "Matrix Alimentare", il sistema di controllo cerebrale che imprigiona gli individui: un sistema di impulsi pubblicitari inviati al cervello umano, che creano l'illusione di vivere e nutrirsi di un mondo, e in un mondo, che ormai non esiste più da centinaia di anni. All'interno di Matrix Alimentare la gente vive senza accorgersi minimamente della propria vera condizione di intossicato da cibo; soltanto pochissime persone si rendono conto che "qualcosa davvero non va", percependo una sensazione di stranezza ed estraneità nel proprio corpo e nella propria mente rispetto a certi cibi, certe abitudini alimentari, certi nutrizionisti-dietologi-medici. Una di queste persone, vere e proprie "imperfezioni del sistema imperante", è conosciuta nell'ambiente dei pochi svincolati dal sistema stesso come "CCLNV". Convinti che CCLNV non sia "l'eletto", "the One" come nell’omonimo film – cioè colui che sarà in grado di restituire la libertà alimentare alla specie umana – ma che quantomeno egli abbia almeno conosciuto e seguito alcuni “Maestri”, loro si veramente eletti, e quindi sia in grado di portare un messaggio rivoluzionario, un gruppo di umani facenti parte della Resistenza di MyMorpheusSpace, fra cui spiccano note figure di bloggers, lo contatta, confermandogli con i suoi commenti di sostegno che l’uscita da Matrix Alimentare e il conseguente rientro (dopo una sorta di risveglio dalla condizione di larva in cui le sensazioni erano solamente proiettate nella sua mente) nella vera realtà, sono state scelte di vita consapevoli e sacrosante. Qui, in questo Space, CCLNV scopre definitivamente di non essere solo e riceve conferma che, nel mondo reale, l'uomo è letteralmente coltivato e allevato – senza saperlo - con il cibo spazzatura deciso non dalle tradizioni e dall’antica sapienza ma dalle multinazionali, da politici, da giornalisti, da medici, da nutrizionisti e da dietologi.


Questo è il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi per nasconderci la verità.

Quale? Scopritelo!

Pillola azzurra o pillola rossa?


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Monday, July 27, 2009 

Current mood:  adventurous
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Un poco di consapevolezza sotto il solleone
 ce la possiamo pure permettere.



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Warning: il CODEX ALIMENTARIUS ci attende al varco!



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Monday, July 13, 2009 

Current mood:  hot
Passo il mese di luglio da queste parti.... (Marina di Ginosa nella foto, una delle spiagge italiane con il bollino blu!)


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           Sono un salentino, mi trovo in Puglia, mi piace la sua cucina regionale, perciò vorrei proporvi, con il permesso e la benevolenza degli amici conterranei che mi leggono, il piatto “nazionale” di questa bella regione! Il purè di fave, accompagnato da peperoni verdi dolci fritti.

Non tutti fanno il purè alla stessa maniera, alcuni ci aggiungono le patate lesse: ecco come me lo sono preparato in casa oggi!




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Fave e peperoni dolci

Ingredienti per 4/5 persone


Fave sgusciate secche in scatola 5oo gr....

Peperoni verdi dolci: 3 oppure ..5 a.. persona....

Olio evo q.b.....

Acqua ....

Sale marino q.b.....

 

Preparazione

Ammollare le fave per 4 o 5 ore, oppure dalla sera prima, e poi metterle a cuocere, con acqua che arriva di pochissimo (mezzo centimetro sopra) al livello, in pentola coperta per 2 ore o più, senza toccarle: si porta a bollore e poi si lascia la fiamma al minimo; in seguito aggiungendo qualche dito d’acqua se viene consumata prima. Controllare spesso, senza girare o toccare i legumi: si possono solo scostare delicatamente con un cucchiaio di lato per vedere se l’acqua è stata tutta assorbita e se hanno raggiunto il punto di sfaldatura.

A cottura ultimata le fave sono già diventate quasi una purea. Prima di toccarle scolare eventuale acqua residua (se avete esagerato con l’acqua), quindi salare ed aggiungere una tazzina da caffè, scarsa, di olio. Mantecare il tutto nella pentola, con un mixer finché non diviene una purea vellutata (mia nonna lo faceva a mano, roteando un cuccchiaio di legno, e veniva meglio). A parte friggere i peperoni, dopo averli lavati e asciugati, salando durante la frittura.

Nella portata servire la purea e separate le verdure intere.

I semi possono essere eliminati nel piatto stesso in cui il peperone è servito oppure si possono togliere prima di friggere (ma è meno presentabile e risulta anche fritto con più olio).


Le fave sono il legume più espansivo e rinfrescante ( “yin” ) e quindi vanno benissimo nei mesi caldi.



Thursday, July 09, 2009 

Current mood:  hungry
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L’estate è la stagione più povera di verdure e più ricca di frutta. Tutti i principali nutrienti contenuti nella frutta sono contenuti, in quantità infinitamente superiori, nelle verdure. Ergo la frutta serve solo a rinfrescarci e a soddisfare la voglia di sapore dolce che costituisce uno dei lati più piacevoli della vita... non possiamo comunque fare a meno delle verdure.

            Le verdure che più in profusione si trovano in questa stagione sono pomodori, peperoni, melanzane, patate: si tratta di solanacee, gruppo botanico (con circa 92 generi e oltre 2000 specie cui appartiene anche il tabacco, la belladonna, la mandragola). Hanno in comune la solanina, un potente veleno che, per fortuna, durante la cottura dovrebbe scomparire – secondo alcuni - quasi del tutto. Ne rimane però – secondo me – qualche traccia, almeno “omeopatica”…

Vorrei subito tornare a precisare – prima di continuare nel post - che, poiché mi cibo di tutto, lo faccio anche con queste verdure, ma - come  per tutti gli alimenti “poco equilibrati” – ne limito molto l’ingestione. In altri termini: mangio tutto ma non ordinariamente! Le solanacee, in particolare, le gusto soltanto nel pieno della stagione estiva (…la loro stagione!), adottando certi stili di cottura e trattandole con certi accorgimenti e non certo una/due volte al dì!

Gli alcaloidi presenti in questo gruppo botanico alterano l’equilibrio del calcio nel corpo umano e infatti siamo usi accompagnare i piatti relativi con mozzarella, formaggi, parmigiano, yogurt, e altri derivati del latte (…per via del calcio ivi contenuto!). Le solanacee commestibili possono gradualmente rimuovere il calcio dalle ossa e depositarlo nelle articolazioni, nei reni, nelle arterie, in altre parti del corpo dove non dovrebbe finire. Una rigida astensione da solanacee e quindi pure dal fumo ha fatto scomparire a parecchie persone, affette da dolori articolari, tali disturbi.

Il fatto è che il rapporto sodio potassio nel nostro sangue è di ..1 a.. 7 (..1 a.. 5) mentre nella melanzana è ..1 a.. 700 circa, quindi bisogna fare di tutto – prima di mangiarla – per riportare questo rapporto in limiti meno disfunzionali: per esempio, mettendola sotto sale per parecchio tempo prima di mangiarla e poi cuocendola molto. Ohsawa, colui che ha portato la macrobiotica in occidente, con la melanzana ci ha fatto addirittura un antisettico, che è anche un valido dentifricio – il DENTIE - a partire da una melanzana quasi completamente carbonizzata.

In conclusione è vietato vietare: di ogni cibo dobbiamo solo avere consapevolezza e usarne con regola e morigeratezza.

Mangiare una cosa solo perché è buona e risulta gradevole sulla lingua, senza preoccuparci del resto, non ci fa evolvere né nel corpo né nell’anima…. ed io lo feci per troppi anni: poi miracolosamente non più!!!....



Monday, July 06, 2009 

Current mood:  devious
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C’è solo una cosa che viene mangiata in gran quantità, sia dagli occidentali che dalle scimmie, sbucciandola e consumandola cruda a morsi: la banana. La gente dei paesi in cui nasce questo frutto, invece, se la cucina in qualche modo mangiandola cotta (la cottura bilancia un pochino l’eccesso di acidità…). Noi preferiamo che venga “maturata” nelle stive schifose delle navi che ce le esportano a tonnellate per farcele mangiare non solo quando fa caldo ma anche quando fa freddo. Dunque, dicevo che noi occidentali amiamo farle cuocere nelle stive delle navi e nei magazzini di stoccaggio dove sono state immesse praticamente acerbe e incommestibili: quando arrivano nella nostra bocca hanno preso tanto dai luoghi in cui “sono maturate” e  hanno perso quasi tutto il valore nutritivo che avevano, quello che “Madre Natura” ha riservato solo ai nati nei tropici allo scopo di bilanciare quel clima, per l’appunto tropicale. Noi ne consumiamo, insieme ad altri frutti che vengono da molto lontano (cioè da molto CO2…), in quantità infinitamente superiori ad albicocche, pesche, mele italiane. La banana è MEFITICA per noi, anche d’estate! Eppure spadroneggia in macedonie, gelati, etc. Il suo rapporto sodio potassio è ..1 a.. 500-700 (eccesso di yin), mentre nel cereale, per esempio, è ..1 a.. 7-10. E’ un cibo sbilanciato come lo consumiamo noi, cioè crudo, anche se di scimmie ne abbiamo parecchie, soprattutto nell’attuale classe politica. Sapete quando va mangiata rigorosamente cruda? Quando abbiamo ingoiato qualche chiodo o vetro o altro corpo tagliente e appuntito! E sapete perché? Per il semplice fatto che crea nello stomaco una poltiglia talmente densa da proteggere ed accompagnare l’oggetto puntuto, permettendogli di scivolare e venire espulso facilmente! Figurati come è digeribile!!! Adesso sapete cosa ci dovete fare con la banana. Cosa credevate che vi suggerissi, eh???....

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P.S. per Nero: non mi dire che la mattina dopo il maritozzo ti mangi anche una baanaana!!!....

P.P.S. per “Gloria”, non mi odiare anche per questo post… piuttosto forniscimi quel numero che tu sai!....


Tuesday, June 30, 2009 

Current mood:  hungry
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           Quando si prepara una frittata ordinaria, buona o non buona che sia, si sta sempre dentro uno schema che non si può vedere finché non si pone la fiducia in qualcun altro che ce lo mostra dal di fuori. Dov’è scritto che per una frittata ci vogliono le uova? E chi l’ha detto che senza uova è meno buona?


            Ecco allora a voi una cosetta deliziosa. Se la introdurrete nel vostro menù settimanale, con le variazioni sul tema che preferirete, avrete fatto un passo avanti per la vostra salute e quella del pianeta (…meno prodotti di origine animale)!



Una frittatina eggs-free

(per 4 persone)



Ingredienti:

  • 160 gr di farina di ceci bio
  • 3 zucchine piccole
  • 1 carota
  • 1 intero (parte bianca e parte verde) cipollotto fresco
  • sale marino q.b.
  • olio evo q.b.
  • acqua di qualità


Preparazione:

Preparate una pastella liquida, senza formare grumi, con farina acqua e sale. Mettetela in frigo (se possibile) per almeno una oretta. Grattugiate in una ciotola zucchine e carote e aggiungetevi il cipollotto tritato o sminuzzato con il coltello. Amalgamate il tutto con la pastella. Scaldate, in una padella antiaderente, una “medaglia” d’olio e versateci il composto, coprendo adeguatamente. Quando la frittata si è ben rappresa sotto, rigiratela con l’aiuto di un coperchio piatto delle stesse dimensioni ( o fatela saltare se siete cuoche/i provette/i) e fatela cuocere dall’altra parte. Quando è pronta servite ben calda con… ciò che vi sta meglio!


Buon appetito!



Sunday, June 28, 2009 

Current mood:  quixotic

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               Guardate un poco che trattato di biochimica è questo. Un giornale (in questo caso: D Donna de La Repubblica di questa settimana) dovrebbe generare conoscenza tra le persone e chiarezza. Ma voi, dopo aver letto questa pagina - se soffrite di mal di testa - che fate? E' migliorata in voi la capacità di guarirne o, meglio ancora, di prevenirlo? Solo in un piccolo angolino - per fortuna - si parla di stile di vita e alimentazione- ma per il resto è un pianto greco, un pianto di ipocrisia del giornalista che l'ha redatto e dell'editore che glielo ha consentito!
               La mia esperienza-testimonianza personale è questa. Sin da ragazzo ho maledettamente sofferto di questo fastidio, era doloroso e mi costringeva un paio di volte alla settimana all'immobilità assoluta. Dopo gli studi universitari e all'inizio del lavoro decisi di farmi vedere e curare dal famoso ( almeno allora...) Centro delle Cefalee di Firenze. Ci sono stato per ben tre volte a distanza di anni e ho preso tonnellate di farmaci senza avere alcun beneficio. In seguito ho iniziatio a frequentare l'omeopatia e poi sono andato in psicoterapia. I risultati sono stati modesti: un miglioramento del 30-40% circa.      Finalmente sono approdato all'alimentazione ed ho deciso di modificarla, basandomi sui principi della macrobiotica e senza diventare un macrobiotico nel senso stretto del termine così come viene inteso da tutti. Sono dunque andato a S.Gaudens e, da lì, ho portato il cambiamento nei miei costumi alimentari.  Da quei primi giorni in Francia fino a questo momento, mentre vi scrivo, non ho più avuto un solo mal di testa, che sia uno! Stop. Miglioramento del 100%.

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