Gender: Male
Status: Married
Age: 62
Sign: Taurus
State: Firenze
Country: IT
Signup Date: 7/23/2007
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Saturday, October 03, 2009
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I Ching
Esagramma 33 Ritirarsi Sotto il cielo è il monte: L'immagine della ritirata. Così il nobile tiene lontano l'ignobile, Non irato, ma pacato.
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Tuesday, September 29, 2009
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Stasera,
in TV da qualche parte (Rete 4 dopo le 23, sic!), danno un film di fantascienza del 1997, con Jodie
Foster: Contact. Come film si lascia vedere, due o tre stelle, ma a noi
interessa per capire bene cos’è lo “scientismo” e quanti intralci esso pone
allo sviluppo dell’interiorità dell’essere umano.
Ma cosa ha a che fare questo con il
“cucinare la nostra vita”?
Il
fatto è che la “Scienza della nutrizione” , quella che per intenderci prende in
considerazione il cibo solo sul piano quantitativo e chimico dei componenti (i
nutrienti, macro: proteine, grassi, carboidrati, e micro: vitamine e minerali),
non vede nell’alimentazione anche il fattore qualitativo ed energetico che
invece viene valorizzato dalla macrobiotica e dalla biodinamica.
La scienza moderna, quella
sviluppatasi in occidente, dal 1800, non riesce a vedere le grandi
corrispondenze tra psiche e materia, tra interno ed esterno, tra visibile ed
invisibile e continua – tranne rare ed apprezzabili eccezioni - a ragionare in termini di “se una cosa è
dimostrabile è vera, se non la si può dimostrare è falsa”: questo è lo
scientismo! Presuntuoso davvero, un tale ricorso continuo ed esclusivo
all’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale (chiamatela mente-
pensiero, se volete), senza lasciare che l’emisfero cerebrale destro,
quello intuitivo e poetico e spirituale (chiamatelo cuore- sentimento, se
volete), abbia - almeno qualche volta - la possibilità di eludere le
continue censure alla vita, per imporre le quali il primo lavora a tempo pieno.
Nel film “Contact”, Jodie Foster è
impegnata nella parte di una scienziata spaziale fissata sul fatto che di ogni
cosa bisogna trovare sempre le prove scientifiche, per dimostrarne il
fondamento di verità. In una scena centrale del racconto, durante un party su
una bella terrazza romantica, il suo fidanzato compie un estremo tentativo di
spiegarle che nella vita non tutto può sempre essere spiegabile – come lei
sostiene - scientificamente e che quindi vi sono cose pure importanti che
sfuggono ad ogni dimostrazione: prima, le chiede se ella amava molto il suo
genitore, scomparso quando era piccolina, e poi, ottenuta la risposta
affermativa che ci si aspettava, le dice perentoriamente: “Dimostramelo!!!”
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Sunday, September 27, 2009
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Current mood:  fascinated
Quando
l’elemento oscuro riappare, fa capolino, ciò che è ancora piccolo può essere
controllato. E anche questo tipo di attenzione corre il rischio di non essere
sufficiente o divenire addirittura dannosa.
A Cloe, una delle città invisibili di Calvino, le persone non si
conoscono, ma si consumano – tra esse – incontri , seduzioni, amplessi, orge,
senza che ci si scambi una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi
senza alzare gli occhi. Una vibrazione lussuriosa le muove continuamente eppure Cloe rimane la più casta delle città. La scintilla di attrazione, che l’elemento
oscuro ed inconscio di ognuno degli abitanti di questa città scatena, viene
controllata quando è ancora nello stadio precedente all’azione. Se uomini e
donne cominciassero a vivere davvero i loro sogni effimeri, ogni fantasma
diverrebbe una persona con cui cominciare una storia d’inseguimenti, di
finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni… e la giostra si fermerebbe!
Quando
il femminino si fa incontro al mascolino, le due polarità sessuali si
attraggono, soprattutto grazie al potere discreto del femminile in tutte le sue
sfaccettature che si coniuga con un maschile che s’inchina verso l’altro per
augurargli il benvenuto. Come riferisce sulla lussuria Umberto Galimberti: il corpo desiderato articola il desiderio
in promessa, dischiudendo quella nudità che è polifonia di linguaggi,
incessante passaggio dal linguaggio della visione a quello del tatto,
dall’ebbrezza della chiamata all’estasi della partecipazione. E’ la lussuria:
rinuncia alla vergogna come ultima autodifesa, oblio della misura, cedimento
della mente che è la roccaforte della ragione, incapace, a differenza
dell’erotica, di sfiorare la verità senza possederla. A Cloe, lo slancio
maschile arriva all’apogeo e ripiega su se stesso preferendo un rallentamento
della propria iniziativa, allo scopo di frenare la tendenza a voler sempre
tutto decidere e dirigere. Non vi è rinuncia in questo rallentamento, ma una
voglia di non fermare la giostra della fantasia lussuriosa e, così, preservare le energie per dare più
corpo ad ogni possibile progetto, iscrivendolo in una prospettiva più a lungo
termine.
.. ..

L’antico libro dei
mutamenti, lo I Ching, ci dice qualcosa al riguardo. L’esagramma n° 44. Il
Farsi Incontro. Être accueillant. Encountering. L’Accoppiamento. 姤 GOU.
Potenzialità di aprirsi al nuovo, al diverso. L’ideogramma GOU, che titola la
figura, si può tradurre con: incontro, incontrare sul proprio cammino.
Fortuito, buono, virtuoso. Lo stupendo etimo pittorico dell’ideogramma
rappresenta una ragazza a sinistra e un principe a destra. Un incontro
favorevole. Forse il “principe azzurro”. Nel commentario della X°Ala si
sottolinea il trovarsi faccia a faccia, l’incontro e l’accoppiamento sessuale.
Il debole tratto yin inferiore (flessibile – l’oscuro) incontra il forte (il
solido – il luminoso), cioè gli altri 5 tratti yang. La souplesse incontra la
fermezza. E’ una convergenza dei due
principi Yin/Yang, può voler dire anche contatto e spinta sessuale. Nella
metafora dei due trigrammi componenti si osserva come sotto il Cielo c’è il Vento
(che ne diffonde l’influenza) o l’Albero, ambedue incerti sulla direzione da
prendere. La situazione archetipica ivi descritta è l’incontro improvviso e
potente delle due polarità elementari: mascolino e femminino.....
Accogliere ciò che
arriva, cioè lo Yin, il femminile, è incontro e contatto. E’ un momento nel
quale bisogna frenare la voglia di prendere iniziative frettolose ed immediate
e, così, accettare di essere trattenuti da ciò che sembra opposto; ciò consente
di aprirsi a delle modalità di realizzazione delle cose che, invece, si avrebbe
tendenza a disconoscere o ignorare. ....
.. ..
Nel
I Ching c’è anche altro, di fortemente attuale, a partire dal senso di fondo
dell’esagramma per il quale la predominanza yang (5 linee intere) si sente
minacciata dall’entrata, dall’arrivo, dall’incontro di un tratto oscuro, lo yin.
C’è chi ha visto in questo la scoperta della pillola negli anni cinquanta… quando
la contraccezione femminile, che tanto continua a spaventare l’uomo, fu
all’origine di una delle più grandi rivoluzioni culturali, sociali e
psicologiche dell’umanità. Da allora i rapporti tra uomo e donna sono cambiati,
così come si sono trasformati i loro ruoli nella società. Lo schema della
relazione uomo-donna si è così modificato radicalmente. E, come sostiene
Galimberti, il maschio che conosceva solo il proprio corpo come corpo libero
dalla catena della riproduzione, si trovò un altro corpo liberato, e il suo
schema di vita subì un contraccolpo che lo obbligò a una trasformazione e una
rivisualizzazione di sé, a cui nessun’idea, nessuna guerra, nessuna rivoluzione
l’aveva costretto prima in termini così radicali. Galimberti prosegue. La
donna, liberata dal ritmo della natura a cui era inchiodata dall’origine del
mondo, con il suo ingresso nella storia, che finora era stato esclusivo
appannaggio del maschile, libera una sessualità se vogliamo meno poetica e più
pratica, che però sposta i limiti del comune senso del pudore. La
vibrazione lussuriosa, che muove continuamente le persone a Cloe, ha una grande
consapevolezza di saper riconoscere i germi del cambiamento nel momento stesso
in cui si manifestano, accoglierli e adattarvisi semplicemente: questo è anche
l’insegnamento dell’esagramma 44, il Farsi Incontro.
.. ..
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Wednesday, September 23, 2009
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Current mood:  pissed off

Mauro
Corona il simpatico scultore-narratore-alpinista, in un bellissimo articolo sui
boschi (La Repubblica 20-09-09 pag 35), racconta come suo nonno , un vecchio
duro e brusco come un larice, dicesse che – dopo Dio – l’unica cosa a farlo
inginocchiare era il “Bosco”. “Quando mi portava a fare innesti nelle piante, voleva che
tenessi le mani intorno al tronco, perché – diceva – nel momento che taglio col
coltello, l’albero prende paura, gli viene la febbre, sentendo le tue mani si
dà coraggio.” Corona afferma come il
bosco vada condotto con sapienza. Il legname da opera, travi e tavolame veniva
rigorosamente tagliato i primi otto giorni dopo la luna nuova di dicembre. I
legni per lavori piccoli, tornitura, piatti, scodelle, cucchiai, forchette,
spine da botti, taglieri, mestoli, erano tagliati in luna calante di febbraio,
dopo il venti, e scortecciati immediatamente. Le pale dei fornai fatte di acero
bianco come neve, dovevano subire l’attacco del fuoco e uscirne indenni. Allora
gli aceri andavano tagliati dal primo al tre marzo o gli ultimi giorni di luna
nuova, sempre a marzo. In quel periodo il legno non brucia, diventa scuro ma
non arde, fa marcia indietro.
Il
racconto di Corona descrive molto bene come ci sia “un qualcosa” nella natura,
negli alberi, nelle piante che sfugge al microscopio della scienza (dei medici,
dei nutrizionisti, dei dietologi, di molti naturopati), la quale cerca sempre
di fare un’analisi biochimica di ogni cosa e fornire le prove di questo o
quello. C’è una vitalità nella pianta che varia con il tempo e con le stagioni,
proprio come accade nell’Uomo. Adesso le giornate cominciano ad accorciarsi: nell'equinozio giorno e notte, luce e ombra si equivalgono!

Stiamo
entrando nell’autunno, attraverso la stagione della “tarda estate” come la chiamano
in medicina tradizionale cinese e in macrobiotica. Così come cambiamo il modo
di vestirci per proteggerci dal freddo e dalla pioggia che iniziano a far
capolino, allo stesso modo dovremmo fare con il cibo, con il nutrimento che ci
fa vivere. Invece assistiamo di continuo allo scempio del “mangiare sempre
le stesse cose in tutte le stagioni”. Si mangiano i pomodori crudi nelle
insalate (rinfrescanti) d’inverno, insieme a peperoni e melanzane che sono
prodotti tipici della terra di quando fa caldo, ma vengono venduti nei
supermarket quando c’è la neve perché ci sono i fessi che li chiedono per
“rinfrescarsi” d’inverno e quindi prendere raffreddori, bronchiti e influenze
varie (la cui colpa va poi data ai virus…). C’è qualcosa nel cibo, una energia,
una vitalità che non può non essere presa in considerazione. A ferragosto su
una spiaggia italiana ho assistito allo stupido rito, ripetitivo e conformista,
del barbecue per una grigliata di salsicce, costolette, bistecche e wurstel (la
fissità come malattia mentale e come incapacità a portare cambiamenti in noi).
Mangiare la carne d’estate è come mettersi la pelliccia sotto il solleone. La
carne ha forte potere riscaldante. Tutta questa stupidità non ha limiti:
bisogna mangiare sempre cibi “goderecci” in qualsiasi momento e in qualsiasi
posto, con la riserva mentale che i cibi che fanno gola siano solo quelli. Salvo
poi “mettersi a dieta”.

In molti lettori vi è la convinzione che lo scrivente,
del segno del Toro (la gola), mangi cose non gustose… i cereali huà che
schifo… E quindi su questo blog, continuamente, mi tocca leggere “ma
vuoi mettere” quanto sono buone le lasagne, le salsicce, la carne, il
formaggio, che fanno parte delle nostre abitudini e tradizioni (salvo che i
nostri nonni vedevano la carne una volta al mese, quando la trovavano), che a
tali piatti non si po’ rinunciare neanche un giorno. E ciò come se il
sottoscritto li condannasse e non li mangiasse. Non faccio parte del
conformismo della “pasta al sugo tutti i giorni”. Vivaddio sono cambiato.
Eppure la mangio, e con gran gusto, non ordinariamente però! Il problema non è “questo
sì e questo no”! Si mangia tutto ma i cibi “estremi” bisogna lasciarli
all’occasionale, al saltuario, allo straordinario. Ingegnatevi invece a
mangiare cereali integrali in chicco, verdure e legumi, questi sì tutti i
giorni ma in cucinazioni e con ricette continuamente diverse e variate, il
mondo ne è pieno. Potete immaginare i mille modi in cui si può preparare un
riso gustoso? Avete mai contato le pillole, le compresse, gli sciroppi e gli
integratori che prendete in un mese, a furia di mangiare tutta questa
“delizia”?

Dunque, con l’imminente cambio di stagione, oltre a fare il cambio
dell’armadio fate anche il cambio dello “stomaco” e, possibilmente, dei
pregiudizi!
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Saturday, September 12, 2009
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Current mood:  quixotic
TV: EDOARDO
RASPELLI ,CON UN PALLONCINO TERAPEUTICO HO PERSO 14 CHILI....
Roma,10 set. (Adnkronos) - "Ho perso 14 chili in
un mese e mezzo. E ora vado avanti, mica mi fermo qui".Edoardo Raspelli
spiega nel nuovo numero di 'Gente' come ha fatto a dimagrire, passando da 126 a
112 chili. "A limitare il mio appetito, ho un alleato formidabile, il
palloncino terapeutico che mi e' stato inserito nello stomaco alla fine di
luglio", dice il conduttore di Mela Verde. "Continuo ad avere fame,
ma allo stesso tempo, grazie al palloncino, riempito con mezzo litro d'acqua,
ho la sensazione di sentirmi sazio prima ancora di mettermi a tavola.
"Il chirurgo che me lo ha
applicato -prosegue Raspelli- il dottor Ezio Lattuada, aveva detto che avrebbe
funzionato cosi', ma non riuscivo quasi a crederci. E adesso mi trovo a
combattere tra due sensazioni: da una parte soffro, dall'altra godo. A soffrire
e' l'istinto ghiottone, a godere sono il cuore, le arterie, le gambe; respiro
meglio, non russo piu'. E poi la pressione: avevo la massima a 150, ora non
arriva neanche a 100. La minima era oltre 100, adesso arriva si' e no a
60". Raspelli e' stato costretto a dimagrire: "I medici mi avevano
detto che, se non fossi calato di peso, nel giro di sei mesi avrei rischiato
l'amputazione delle gambe e che mi sarebbero rimasti da vivere non piu' di due
anni. Ora le mie gambe si sono sgonfiate e la pancia e' calata. Tra quattro
mesi mi toglieranno il palloncino, poi dovrò comunque rimanere a dieta".
Semplicemente vorrei tornare sul discorso alimentazione e diete e su coloro
che fanno da “opinion leader”. Gli o.l., in fatto di nutrizione, sono tutti coloro
che, scrivendo sui giornali, sui rotocalchi, andando in TV, ricevendovi in
lussuosi studi medici, in cliniche di disintossicazione, i nutrizionisti e i dietologi, oltre a molti naturopati, vi
consentono – quando qualcuno vi chiede come mangiate – di rispondere la famosa
frase “ah, ma io sono uno/a che sta attento/a”. Ma attento in base a quale
consapevolezza, a quali studi, a quali informative? Quelle che saltuariamente e
distrattamente leggete o sentite da questi signori? Ma lo vedete come si riducono a mangiare i "manicaretti" continuamente??? E quando non si vede, il loro male è nascosto agli occhi esterni... sappiatelo. Spero che ci si possa
rendere conto, leggendo questa notizia di Raspelli, che sono tutti come lui, da
Bruno Vespa fino ai più stupidi giornalisti che accennano nei loro articoli a
cosa mangiare, ora questo ora quello, ora qui ora lì, senza nulla di organico
dietro. E la gente con la storia delle calorie, che gli viene contrabbandata
ovunque, ancora non ha capito un tubo di quanto sia centrale nella vita
mangiare cereali integrali in chicco, legumi e verdure! Il problema si aggrava
con il fatto che tutti credono che queste tre cose si possano mangiate solo bollite e che
quindi facciano “schifo” se non cucinate come fa Vissani con panna, prosciutto,
zucchero, uova, pancetta, carne, e così via.... Questa che denuncio qui, da buon Don Chisciotte, è la vera eutanasia o dolce morte che dir si voglia.
Svegliamoci al cereale integrale in chicco bio! Creiamo un circolo virtuso! Diffondete! Non temete di promuovere le cose che vi racconto!

....
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Monday, September 07, 2009
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Current mood:  pugnacious
Abbiamo già visto, in precedenti post, gli
effetti del cibo in rinomati cuochi “nazionali”: Vissani e Agata. Adesso
andiamo a curiosare tra le guide e i critici del settore. Lo conoscete questo
signore? E’ un critico gastronomico, pensate: il più temuto tra i critici
italiani! E’ lui a spiegare, a noi poveri gonzi, quali sono i piatti più
riusciti e più gustosi in giro per i ristoranti del nostro “Bel” Paese. E’
molto richiesto anche in televisione dove conduce trasmissioni seguitissime
dalle casalinghe che la mattina guardano la TV e sono attratte dalle varie
prove del cuoco. Le guide gastronomiche curate da lui dovrebbero portare la sua
effigie fotografica in copertina per le stesse ragioni per le quali sui pacchetti
di sigarette c’è scritto “Il fumo uccide”. Gli effetti del cibo che questo
signore “pienotto” recensisce sono ampiamente leggibili nel suo corpo, anche da
vestito. E per compiere bene questa lettura non è necessario un gran sapere
fisiognomico. Sono persuaso che
l’anamnesi dei suoi disturbi sarebbe davvero interessante – se resa pubblica
nelle prime pagine delle guide gastronomiche – per scoprire, quando di mangia,
“cosa fa male a cosa”, sia nel breve che nel lungo periodo, più che “cosa è
buono per cosa”.
Leggo
in questi giorni nel web le seguenti notizie che riguardano il critico in
oggetto:
Sarà il
protagonista di Raspelli: il gastro reality, un programma in cui gli spettatori
potranno vedere il giornalista gastronomo e conduttore di Mela Verde lungo
tutto il processo di dimagrimento, dall’operazione chirurgica alla dieta che
seguirà su consiglio di un dietologo e sostenuto da uno psicologo. Raspelli,
che ha deciso di sottoporsi all’intervento, dopo essere arrivato a pesare oltre
125 chili e dopo essere stato colto da un infarto, a Libero, spiega le modalità
dell’operazione e in che cosa consiste il docu-reality: Venerdì prossimo subirò
un intervento chirurgico al Policlinico di Milano, dove il dottor Ezio Lattuada
inserirà nel mio stomaco un palloncino ripieno di acqua blu riducendone la
dimensione. Mangerò meno e dimagrirò. Lo rimuoveranno dopo 6 mesi. Mi
osserveranno per vedere come trascorrerò i primi tre giorni in ospedale e dopo
il mio ritorno a casa. Anche durante la ripresa delle attività lavorative,
compreso il mio programma Mela verde.....
Credete che sia un caso particolare, una
mosca bianca? No, assolutamente no! Sentite questa.
Critici
gastronomici sulla bilancia di Eleonora Cozzella.
Non tutti
i giornalisti gastronomici possono dirsi fortunati come Frank Bruni.
Prima di
iniziare il lavoro di critico pesava ..275 pounds.. (più di 125 chili) per una
circonferenza vita di ..42
inch.. (oltre un metro e ..5 cm..), mentre oggi entra
agilmente nei suoi jeans taglia ..34.
C..'è chi pratica sport e chi alterna i giorni in cui
mangia per lavoro a periodi di diete. Ma lui, l'uomo dalle cui recensioni
poteva dipendere il successo o il flop di ogni locale della Grande Mela, è un
ex bulimico salvato dai suoi disordini alimentari paradossalmente proprio dalle
numerose cene al ristorante. Bruni, dal 2004 per cinque anni critico
gastronomico del New York Times, esce in libreria con un volume in cui confessa
il suo dramma, il suo rapporto conflittuale col mangiare. Era bulimico prima di
iniziare il lavoro di giornalista gastronomico, come scrive in Born Round: The
Secret History of a Full Time Eater (Nato tondo: la storia segreta di un
mangiatore a tempo pieno).
Arrivò
obeso in Italia come corrispondente di politica per il suo giornale. E si
appassionò alla gastronomia nel Belpaese - dice in un'intervista alla Abc News.
Quando gli offrirono la titolarità della rubrica di ristoranti, la considerò
anche una sfida. Il segno che ormai dovesse fare i conti col proprio malessere
e imparare a gestire il rapporto malato con la tavola, segnato da abbuffate e
vomito, lassativi, pillole dimagranti e quant'altro. Nella sua famiglia italo
americana il pasto era vissuto alla stregua di una competizione sportiva, una
gara a chi mangiava di più. Ma già in Italia aveva notato quanto per la stragrande
maggioranza degli appassionati di cibo, contasse di più il gusto dei piatti che
la loro abbondanza. Così, spiega, mangiando per professione, ho imparato a
mangiare meglio.
Perché è
proprio puntando sulla qualità a discapito della quantità che si può far
convivere linea e/o salute con il dovere/piacere di chi mangia per professione.
Bene,
siete sempre dell’idea che mangiare bene, come spiegano questi signori delle
guide, significhi “mangiare bene”? Il problema è che la gente
crede – come ha appurato un indagine di mercato letta tempo fa - che si può, e
si deve cercare di, mangiare anche a casa quotidianamente il buon piatto assaggiato
al ristorante: c’è una caccia continua alle ricette di grandi cuochi e chef:
tutta roba squilibrata ma centrata sul piano del gusto e della gola!.
Pensate
che gli effetti del cibo debbano essere tenuti in considerazione per stabilire
un modello alimentare valido, anche quando si pranza fuori, senza
dover stare sempre a prendere pillole, integratori e fare diete, stare attenti
a…, questo sì e questo no???
Rinnovo
il mio invito sperando che non si perda nel tempo:
STATE ATTENTI ANCHE AGLI
EFFETTI DEL CIBO SUL VOSTRO CORPO E SULLA VOSTRA PSICHE, ANDATE IN PROFONDITA’!
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Monday, August 31, 2009
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Current mood:  curious
Eccomi
di nuovo a Firenze. Un bel cous cous estivo è quel che ci vuole per
ricominciare, ancora con questo gran caldo. Detto fatto. E’ un piatto completo:
cerale, legumi e verdure. In occidente amiamo mangiare il cereale, soprattutto
grano, riducendolo in farina: pane pasta e pizza! In oriente, al contrario,
amano usarlo, soprattutto riso, in chicco (anticamente solo integrale) e la
farina è quasi sconosciuta. In medio oriente, allora, che fanno? Naturalmente
una via di mezzo, né chicco né farina: ecco quindi cous cous e bulghur!
Ingredienti e preparazione per
il cereale:
- una tazza di cous cous di kamut bio (oppure altro:
quello che si trova usualmente è sempre precotto).
- 1 cucchiaino di brodo vegetale bio in polvere (senza
lievito!).
- sale q.b.
- due tazze d’acqua.
- un cucchiaio di olio evo
In
una padella tostare lievemente (per pochi minuti, finché si sente un odore e si
vede un lieve coloro di tostatura) i granuli del cerale; riporli in una
insalatiera e aggiungervi il cucchiaio d’olio facendolo assorbire bene da ogni parte, eventualmente servendosi, sfarinando,
delle mani. Questo procedimento, tra le altre cose, serve anche a far sì che i
granuli, una volta cotti, restino separati tra loro senza fare pappetta. Quindi
portare l’acqua a bollore, in un pentolino nel quale si è versato anche il
brodo vegetale e due-tre pizzichi di sale. Il brodo bollente ottenuto lo si
versa nell’ insalatiera e coprendo per cinque minuti. Poi, con un forchettone
di legno si comincia a sgranare, mescolandolo qualche volta e assicurandosi, così, che
l’acqua si sia completamente assorbita facendo gonfiare i granuli fino a
renderli morbidi. Adesso il cereale è pronto per mescolarsi con le verdure, o
con il pesce, o con la carne secondo i gusti. Poiché noi, di carne, ne mangiamo
troppa, aumentando in tal modo l’acidità del nostro corpo e facendone quindi ricco
terreno per malattie (l’acidità eccessiva è la madre di tutte le malattie),
oggi la ricetta la preferisco vegetariana.
Ingredienti
e preparazione delle verdure.
- due cipolle tagliate a quadratini
- un gambo di sedano, privato
dei fili e tagliato a rondelle
- una carota grande tagliata
a cubetti
- due mezzi peperoni, uno
giallo e l’altro rosso, tagliati a quadratini
- un grande zucchino tagliato
a cubetti
- una tazza di ceci cotti,
meglio se bio e cucinati in casa, con la loro acqua
In
una padella capiente saltare, salandole,
le verdure – singolarmente - finché divengono morbide: chi non ha il tempo può
procedere aggiungendole nella stessa padella seguendo l’ordine dei tempi di
cottura diversi. I ceci vanno aggiunti per ultimi insieme a poca della loro
acqua, per farne un sughetto, lungo o stretto secondo i gusti, sul fondo della
padella. A questo sughetto andrà aggiunto poi il pesto.
Ingredienti
e preparazione del pesto verde.
- un cucchiaino di curcuma
- “ “ cumino in semi
- un peperoncino
- un pizzico di sale
- 5-6 foglie grandi di
basilico
- un cucchiaio di olio evo
- un cucchiaio di salsa di
soia (preferisco di gran lunga il tamari bio)
In
un mortaio amalgamate bene il tutto, che darà al piatto un delicato e gradevole
sapore orientale. Le dosi potrete variarle secondo i vostri gusti… dato che non
siamo in farmacia! Se preferite il cumino e il peperoncino già in polvere, e
non avete il mortaio, cercate di tritare e pestare bene il basilico e il resto
e realizzate in qualche modo una buona amalgama.
Preparazione finale.
Versare il pesto nel cous cous, che precedentemente avevate riposto
nell’insalatiera, e girate in modo da raggiungere una morbida colorazione verde
(a cui - nella mia foto - non viene resa giustizia) molto gradevole a vedersi.
Aggiungetevi poi le verdure e mescolate bene. Servite caldo o freddo. Anche il
giorno dopo è buonissimo.
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Wednesday, August 05, 2009
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Current mood:  fabulous
Che tipo di viaggio vi piace fare?

- Il viaggio
non-viaggio.
- L’anti-viaggio.
- Il viaggio-percorso.
Il viaggio non-viaggio.
Quanta gente si mette in viaggio per
fare altrove le stesse cose che faceva a casa sua? Naturalmente camuffate da
novità, perché invece di mangiare il pollo alla griglia della rosticceria sotto
casa si va a gustare quello al curry preparato in un paese esotico, dormendo in
un hotel che la mattina offre il magnifico e rassicurante “continental breakfast”.
La stessa cosa accade quando si va al mare per trovare ritmi di vita e
quotidianità in cui si sostituisce il bagno e il sole alla scrivania ed al
neon. Il poeta latino Orazio usava definire queste persone così: “coelum
mutant, non animum qui trans mare currunt”, ponendo in evidenza come sia
soltanto il cielo sopra di loro a cambiare in questi casi e non l’animo e
quindi con esclusione di qualsiasi miglioramento del benessere interiore.
Nessuno stimolo, nessuna scoperta ma una rigida ripetizione dei riti domestici
e lavorativi in una realtà psicologicamente ancorata al vecchio e al già
conosciuto.
L’anti-viaggio.
Altri viaggiano per dimostrare a se
stessi e chi gli sta intorno che le proprie convinzioni sono quelle giuste. Il
viaggio deve confermare in tutti i modi che la visione del mondo, che si ha, è
quella migliore. Dunque si critica tutto ciò che si incontra senza aprirsi al
nuovo e all’ignoto. Ogni evento o situazione è occasione di paragone con i
nostri usi e consuetudini sempre vincenti se raffrontati. E’ il viaggio di chi al ritorno si dice e ti
dice: “ma come si sta da noi… ma come è meglio casa nostra… ma come le facciamo
noi le cose…ma le nostre bellezze sono incomparabili” oppure “ andiamoci a
mangiare la pizza nel tal locale per vedere se la fanno come nella nostra
città”. Il viaggio, in questi casi che sono la maggioranza, è l’opposto di un
viaggio: è un non-viaggio che non ci fa uscire dall’abituale per passarlo al
vaglio critico del pensiero, del sentimento, della volontà nell’ottica di un
possibile accoglimento di un cambiamento. La cosa stupefacente – badate bene -
è che, anche nel caso speculare di chi durante il viaggio trova tutto magnifico
in confronto a ciò che appartiene alla sua orribile quotidianità, i progetti
non cambiano al rientro e tutto resta uguale a prima con un senso di
rassegnazione: senza crescita interiore.
Il viaggio-percorso.
Le persone con cui si producono incontri
di cambiamento non sono normalmente quelle con le quali viviamo, ma sono quelle
che si incontrano per caso e che ci “fanno viaggiare”, un poco come accade per
i libri. Ci cono libri che ci portiamo in viaggio e libri che ci fanno
viaggiare nella nostra stanzetta. Ci sono pure persone che ci accompagnano ed
altre che ci fanno viaggiare. Questi esseri che ci incitano a viaggiare nel più
profondo di noi stessi aprono delle porte e, come accade spesso, le porte più
grandi vengono aperte da persone che poi non le attraverseranno con noi. Tali
persone entrano ed escono dalla nostra vita misteriosamente e ci lasciano in
modo inatteso, come negli incontri amorosi. Così accade anche per i viaggi nei
quali non è il fatto di spostarsi esteriormente l’interessante ma quello di
fare cambiamenti interiori. Si può persino viaggiare senza spostarsi.
L’importante, come al solito, non è la meta ma il percorso con ciò che ci
succede e che ci apre agli altri, all’incontro, al trovarsi, alla comprensione.
Nel percorso è importante accettare, prima di intraprendere il viaggio, la
possibilità che la prospettiva dalla quale vediamo le cose possa cambiare dopo
essere stata messa in discussione dalle scoperte. Viaggiare così non è soltanto
muoversi ma cambiare interiormente.
Con il cibo accade la stessa cosa
1.
Il
cambiamento non-cambiamento. Bisogno di rimanere ancorati alle proprie abitudini,
spesso sbagliate, senza rimetterle in discussione. Questo piatto mi piace e
quello no. Così mangiava mia madre. Paura del nuovo e pigrizia nell’esplorare
percorsi diversi. Si può assaggiare di tutto, e gustarlo pure, ma sempre
nell’ottica che la base incrollabile è quella delle sicurezze acquisite.
2.
Il
cambiamento-pericolo. Da cui difendersi. Contro cui accumulare prove
d’inconsistenza o di errore. La concezione alimentare di cui si è in possesso è
la migliore in assoluto. Non può essere messa in discussione. Come in Italia
non si mangia da nessuna parte… Non si può rinunciare alle proprie
convinzioni che, anzi, attraverso il continuo raffronto con l’altro da sé,
devono sempre rafforzarsi e riuscire vittoriose. Concetti chiave: continuità e
fissità.
3.
Il
cambiamento-percorso. Concetti chiave: crisi come opportunità; accoglimento del
nuovo; sperimentazione; ricerca; apertura; rottura con il vecchio; crescita;
nuovo che avanza.
Buon viaggio!
..  ..
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Friday, July 31, 2009
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Current mood:  hopeful
Non
in un indeterminato futuro, ma nel presente più assoluto, la specie umana è
controllata e sfruttata dalle multinazionali del cibo e dai mass media ad esse
legati che, in forza del livello tecnologico di controllo raggiunto, fanno
credere agli esseri umani che questi possano nutrirsi liberamente e “a gusto” nel
mondo del XXI secolo, mentre in realtà sono imprigionati, con l’aiuto dei mass
media, in speciali consuetudini agro-alimentari ed usi socio-economici,
funzionali soltanto alla prosperità delle multinazionali stesse e dei
giornalisti e politici e medici che ne sono i servitori.
Soltanto
poche migliaia di soggetti si sono svincolati dal giogo di "Matrix
Alimentare", il sistema di controllo cerebrale che imprigiona gli
individui: un sistema di impulsi pubblicitari inviati al cervello umano, che
creano l'illusione di vivere e nutrirsi di
un mondo, e in un mondo, che ormai
non esiste più da centinaia di anni. All'interno di Matrix Alimentare la gente
vive senza accorgersi minimamente della propria vera condizione di intossicato
da cibo; soltanto pochissime persone si rendono conto che "qualcosa davvero
non va", percependo una sensazione di stranezza ed estraneità nel proprio
corpo e nella propria mente rispetto a certi cibi, certe abitudini alimentari,
certi nutrizionisti-dietologi-medici. Una di queste persone, vere e proprie
"imperfezioni del sistema imperante", è conosciuta nell'ambiente dei
pochi svincolati dal sistema stesso come "CCLNV". Convinti che CCLNV
non sia "l'eletto", "the One" come nell’omonimo film – cioè
colui che sarà in grado di restituire la libertà alimentare alla specie umana –
ma che quantomeno egli abbia almeno conosciuto e seguito alcuni “Maestri”, loro
si veramente eletti, e quindi sia in grado di portare un messaggio rivoluzionario,
un gruppo di umani facenti parte della Resistenza di MyMorpheusSpace, fra cui
spiccano note figure di bloggers, lo contatta, confermandogli con i suoi
commenti di sostegno che l’uscita da Matrix Alimentare e il conseguente rientro
(dopo una sorta di risveglio dalla condizione di larva in cui le sensazioni
erano solamente proiettate nella sua mente) nella vera realtà, sono state
scelte di vita consapevoli e sacrosante. Qui, in questo Space, CCLNV scopre definitivamente
di non essere solo e riceve conferma che, nel mondo reale, l'uomo è
letteralmente coltivato e allevato – senza saperlo - con il cibo spazzatura deciso
non dalle tradizioni e dall’antica sapienza ma dalle multinazionali, da
politici, da giornalisti, da medici, da nutrizionisti e da dietologi.
Questo è il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi
per nasconderci la verità.
Quale? Scopritelo!
Pillola azzurra o pillola rossa?
....
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Monday, July 27, 2009
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Current mood:  adventurous

Un poco di consapevolezza sotto il solleone ce la possiamo pure permettere. Warning: il CODEX ALIMENTARIUS ci attende al varco!
....
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Monday, July 13, 2009
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Current mood:  hot
Passo il mese di luglio da queste parti.... ( Marina di Ginosa nella foto, una delle spiagge italiane con il bollino blu!)
Sono un salentino, mi trovo in Puglia, mi
piace la sua cucina regionale, perciò vorrei proporvi, con il permesso e la
benevolenza degli amici conterranei che mi leggono, il piatto “nazionale” di
questa bella regione! Il purè di fave, accompagnato da peperoni verdi dolci
fritti.
Non tutti fanno il purè alla stessa maniera,
alcuni ci aggiungono le patate lesse: ecco come me lo sono preparato in casa
oggi!
Fave e peperoni dolci
Ingredienti per 4/5
persone
Fave sgusciate secche in
scatola 5oo gr....
Peperoni verdi dolci: 3
oppure ..5 a..
persona....
Olio evo q.b.....
Acqua ....
Sale marino q.b.....
Preparazione
Ammollare le fave per 4 o 5
ore, oppure dalla sera prima, e poi metterle a cuocere, con acqua che arriva di
pochissimo (mezzo centimetro sopra) al livello, in pentola coperta per 2 ore o più,
senza toccarle: si porta a bollore e poi si lascia la fiamma al minimo; in
seguito aggiungendo qualche dito d’acqua se viene consumata prima. Controllare
spesso, senza girare o toccare i legumi: si possono solo scostare delicatamente con un cucchiaio
di lato per vedere se l’acqua è stata tutta assorbita e se hanno raggiunto il
punto di sfaldatura.
A cottura ultimata le fave
sono già diventate quasi una purea. Prima di toccarle scolare eventuale acqua
residua (se avete esagerato con l’acqua), quindi salare ed aggiungere una
tazzina da caffè, scarsa, di olio. Mantecare il tutto nella pentola, con un
mixer finché non diviene una purea vellutata (mia nonna lo faceva a mano, roteando un cuccchiaio di legno, e veniva meglio). A parte friggere i peperoni, dopo
averli lavati e asciugati, salando durante la frittura.
Nella portata servire la
purea e separate le verdure intere.
I semi possono essere
eliminati nel piatto stesso in cui il peperone è servito oppure si possono
togliere prima di friggere (ma è meno presentabile e risulta anche fritto con
più olio).
Le fave sono
il legume più espansivo e rinfrescante ( “yin” ) e quindi vanno benissimo nei
mesi caldi.
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Thursday, July 09, 2009
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Current mood:  hungry
L’estate è la stagione più povera
di verdure e più ricca di frutta. Tutti i principali nutrienti contenuti nella
frutta sono contenuti, in quantità infinitamente superiori, nelle verdure. Ergo
la frutta serve solo a rinfrescarci e a soddisfare la voglia di sapore dolce
che costituisce uno dei lati più piacevoli della vita... non possiamo comunque fare a
meno delle verdure.
Le verdure che più in profusione si trovano in questa
stagione sono pomodori, peperoni, melanzane, patate: si tratta di solanacee,
gruppo botanico (con circa 92 generi e oltre 2000 specie cui appartiene anche
il tabacco, la belladonna, la mandragola). Hanno in comune la solanina, un
potente veleno che, per fortuna, durante la cottura dovrebbe scomparire – secondo
alcuni - quasi del tutto. Ne rimane però – secondo me – qualche traccia, almeno
“omeopatica”…
Vorrei subito tornare a precisare
– prima di continuare nel post - che, poiché mi cibo di tutto, lo faccio anche
con queste verdure, ma - come per tutti gli alimenti “poco equilibrati”
– ne limito molto l’ingestione. In altri termini: mangio tutto ma non ordinariamente!
Le solanacee, in particolare, le gusto soltanto nel pieno della stagione estiva
(…la loro stagione!), adottando certi stili di cottura e trattandole con certi
accorgimenti e non certo una/due volte al dì!
Gli alcaloidi presenti in questo
gruppo botanico alterano l’equilibrio del calcio nel corpo umano e infatti siamo
usi accompagnare i piatti relativi con mozzarella, formaggi, parmigiano,
yogurt, e altri derivati del latte (…per
via del calcio ivi contenuto!). Le solanacee commestibili possono
gradualmente rimuovere il calcio dalle ossa e depositarlo nelle articolazioni,
nei reni, nelle arterie, in altre parti del corpo dove non dovrebbe finire. Una
rigida astensione da solanacee e quindi pure dal fumo ha fatto scomparire a
parecchie persone, affette da dolori articolari, tali disturbi.
Il fatto è che il rapporto sodio
potassio nel nostro sangue è di ..1
a.. 7 (..1 a..
5) mentre nella melanzana è ..1 a..
700 circa, quindi bisogna fare di tutto – prima di mangiarla – per riportare
questo rapporto in limiti meno disfunzionali: per esempio, mettendola sotto
sale per parecchio tempo prima di mangiarla e poi cuocendola molto. Ohsawa, colui
che ha portato la macrobiotica in occidente, con la melanzana ci ha fatto addirittura
un antisettico, che è anche un valido dentifricio – il DENTIE - a partire da una melanzana quasi completamente
carbonizzata.
In conclusione è vietato vietare:
di ogni cibo dobbiamo solo avere consapevolezza e usarne con regola e
morigeratezza.
Mangiare una cosa solo perché è
buona e risulta gradevole sulla lingua, senza preoccuparci del resto, non ci fa
evolvere né nel corpo né nell’anima…. ed io lo feci per troppi anni: poi
miracolosamente non più!!!....
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Monday, July 06, 2009
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Current mood:  devious
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C’è solo una cosa che viene
mangiata in gran quantità, sia dagli occidentali che dalle scimmie,
sbucciandola e consumandola cruda a morsi: la banana. La gente dei paesi in cui
nasce questo frutto, invece, se la cucina in qualche modo mangiandola cotta (la
cottura bilancia un pochino l’eccesso di acidità…). Noi preferiamo che venga “maturata”
nelle stive schifose delle navi che ce le esportano a tonnellate per farcele
mangiare non solo quando fa caldo ma anche quando fa freddo. Dunque, dicevo che
noi occidentali amiamo farle cuocere
nelle stive delle navi e nei magazzini di stoccaggio dove sono state immesse
praticamente acerbe e incommestibili: quando arrivano nella nostra bocca hanno preso tanto dai luoghi in cui “sono
maturate” e hanno perso quasi tutto il valore nutritivo che avevano, quello che “Madre
Natura” ha riservato solo ai nati nei tropici allo scopo di bilanciare quel
clima, per l’appunto tropicale. Noi ne consumiamo, insieme ad altri frutti che
vengono da molto lontano (cioè da molto CO2…), in quantità infinitamente
superiori ad albicocche, pesche, mele italiane. La banana è MEFITICA per noi,
anche d’estate! Eppure spadroneggia in macedonie, gelati, etc. Il suo rapporto sodio potassio è ..1 a.. 500-700 (eccesso di yin),
mentre nel cereale, per esempio, è ..1
a.. 7-10. E’ un cibo sbilanciato come lo consumiamo noi,
cioè crudo, anche se di scimmie ne abbiamo parecchie, soprattutto nell’attuale
classe politica. Sapete quando va mangiata rigorosamente cruda? Quando abbiamo
ingoiato qualche chiodo o vetro o altro corpo tagliente e appuntito! E sapete perché?
Per il semplice fatto che crea nello stomaco una poltiglia talmente densa da
proteggere ed accompagnare l’oggetto puntuto, permettendogli di scivolare e
venire espulso facilmente! Figurati come è digeribile!!! Adesso sapete cosa ci
dovete fare con la banana. Cosa credevate che vi suggerissi, eh???....
.. ..
P.S. per Nero: non mi dire che la
mattina dopo il maritozzo ti mangi anche una baanaana!!!....
P.P.S. per “Gloria”, non mi odiare
anche per questo post… piuttosto forniscimi quel numero che tu sai!....
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Tuesday, June 30, 2009
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Current mood:  hungry
Quando si prepara una frittata ordinaria, buona o non buona
che sia, si sta sempre dentro uno schema che non si può vedere finché non si
pone la fiducia in qualcun altro che ce lo mostra dal di fuori. Dov’è scritto
che per una frittata ci vogliono le uova? E chi l’ha detto che senza uova è
meno buona?
Ecco allora
a voi una cosetta deliziosa. Se la introdurrete nel vostro menù settimanale,
con le variazioni sul tema che preferirete, avrete fatto un passo avanti per la
vostra salute e quella del pianeta (…meno prodotti di origine animale)!
Una frittatina
eggs-free
(per 4 persone)
Ingredienti:
- 160
gr di farina di ceci bio
- 3
zucchine piccole
- 1
carota
- 1 intero
(parte bianca e parte verde) cipollotto fresco
- sale
marino q.b.
- olio
evo q.b.
- acqua
di qualità
Preparazione:
Preparate una pastella liquida, senza formare grumi, con
farina acqua e sale. Mettetela in frigo (se possibile) per almeno una oretta. Grattugiate
in una ciotola zucchine e carote e aggiungetevi il cipollotto tritato o sminuzzato
con il coltello. Amalgamate il tutto con la pastella. Scaldate, in una padella
antiaderente, una “medaglia” d’olio e versateci il composto, coprendo
adeguatamente. Quando la frittata si è ben rappresa sotto, rigiratela con l’aiuto
di un coperchio piatto delle stesse dimensioni ( o fatela saltare se siete
cuoche/i provette/i) e fatela cuocere dall’altra parte. Quando è pronta servite
ben calda con… ciò che vi sta meglio!
Buon appetito!
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Sunday, June 28, 2009
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Current mood:  quixotic
 Guardate un poco che trattato di biochimica è questo. Un giornale (in questo caso: D Donna de La Repubblica di questa settimana) dovrebbe generare conoscenza tra le persone e chiarezza. Ma voi, dopo aver letto questa pagina - se soffrite di mal di testa - che fate? E' migliorata in voi la capacità di guarirne o, meglio ancora, di prevenirlo? Solo in un piccolo angolino - per fortuna - si parla di stile di vita e alimentazione- ma per il resto è un pianto greco, un pianto di ipocrisia del giornalista che l'ha redatto e dell'editore che glielo ha consentito! La mia esperienza-testimonianza personale è questa. Sin da ragazzo ho maledettamente sofferto di questo fastidio, era doloroso e mi costringeva un paio di volte alla settimana all'immobilità assoluta. Dopo gli studi universitari e all'inizio del lavoro decisi di farmi vedere e curare dal famoso ( almeno allora...) Centro delle Cefalee di Firenze. Ci sono stato per ben tre volte a distanza di anni e ho preso tonnellate di farmaci senza avere alcun beneficio. In seguito ho iniziatio a frequentare l'omeopatia e poi sono andato in psicoterapia. I risultati sono stati modesti: un miglioramento del 30-40% circa. Finalmente sono approdato all'alimentazione ed ho deciso di modificarla, basandomi sui principi della macrobiotica e senza diventare un macrobiotico nel senso stretto del termine così come viene inteso da tutti. Sono dunque andato a S.Gaudens e, da lì, ho portato il cambiamento nei miei costumi alimentari. Da quei primi giorni in Francia fino a questo momento, mentre vi scrivo, non ho più avuto un solo mal di testa, che sia uno! Stop. Miglioramento del 100%. 
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