"vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti..."
così mi disse con voce sussurrrata un signore sulla 50ina, capelli lunghi un po ricciolini, maglietta del palermo, pantaloncini grigi e scarpe da ginnastica.
ero appena arrivato nell'area di servizio "gelso bianco" e stavo facendo benzina alla mia auto(im)mobile per andare a palermo. l'orologio segnava le 6.30 di mattina e i miei sbadigli rendevano palese il mio sonno prepotente. fu così che steve "rusty maiden" harris mi si avvicinò dicendomi quella frase.
chiunque avrebbe pensato a un maniaco o a un commerciante di abbigliamento ma da grande fan degli iron maiden, riconobbi subito il grande steve "look di merda" harris. gli sorrisi, gli strinsi la mano e gli feci capire di averlo riconosciuto; lui sempre un po spaesato mi ripetè: "vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti...". rimasi un attimo perplesso, poi cercai di capire cosa ci facesse lì in quella stazione di servizio. in quel momento mi ricordai che un giorno mio fratello mi disse che non avrebbe mai dato un passaggio a
lemmy e io gli risposi che neanche dare un passaggio a
malmsteen sarebbe stato comunque un piacere. già, vedere steve "ho ancora qualche capello" harris lì con quella maglia mi fece pensare che volesse un passaggio per palermo e considerando che dovevo proprio andare in quella città lo invitai a salire in macchina. lui accettò passivamente.
fu così che iniziai a fare strada e a parlargli di come avevo conosciuto i maiden, del fatto che a 10 anni già mi piacesse l'album "the number of the beast" e che a 14 ebbi la fortuna di vederli dal vivo a
priolo, prima che dickinson lasciasse il gruppo.
già, la partenza di bruce... e l'arrivo di blaze "non c'azzacca niente con i maiden" bayley. tra tutte le canzoni che blaze ha scempiato
"the evil that man do" è quella che mi è rimasta più impressa e a questo proposito chiesi a steve "faccio tutto io" harris cosa ne pensasse; lui mi rispose: "vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti...".
seguirono attimi di silenzio, turbati solo dal ticchettio della freccia sinistra dell'auto (è incredibile come andando a 120/130 km/h si sorpassino decine e decine di automobilisti intimoriti da qualche curva o da qualche galleria).
sempre restando in ambito "cose che non ho mai digerito dei maiden" e per spronare steve "steve harris" harris al dialogo gli chiesi di chi fu la scelta di far entrare janick gers nei maiden, chitarrista che aveva fatto un buon lavoro nel
primo album solista di dickinson ma che nei maiden ha sempre fatto il buffone, suonando malissimo e infondendo anche negli altri lo spirito clownesco-circense. manco a dirlo, steve "ho una certa età ma gioco ancora a calcio" harris mi rispose: "vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti...".
il fatto che non facesse altro che ripetersi cominciava a darmi fastidio e ne approfittai per dirgliene quattro. ad esempio di come le canzoni che scrive ultimamente non sono altro che la ripetizione (privata dell'anima) di cose scritte in passato; o di come ultimamente non suoni atro che "cavalcate" e power chords e che, anche nel suonare, abbia perso la fantasia dei primi album. continuare a ripetere in eterno "vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti..." rende i maiden solo la parodia di loro stessi.
mi guardò un attimo ma non disse niente.
il silenzio questa volta fu turbato dal rumore della freccia destra. entrai nell'area di servizio "sacchitello" e lo scaricai lì. troppo triste per me continuare in quel modo.
se passate da quelle parti e un signore sulla 50ina, capelli lunghi un po ricciolini, maglietta del palermo, pantaloncini grigi e scarpe da ginnastica dovesse sussurrarvi "vuoi venire nella mia stanza? voglio mostrarti tutti i miei vestiti..." non trattatelo male... è un pezzo di storia.
up the irons