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Last Updated: 11/3/2009

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Sunday, February 22, 2009 
Chi mi conosce bene sa del mio particolare feticismo includente me e il festival della canzone (nazional popolare o socialista) italiana, quindi non ne parlerò.
Parlerò di come, in una fase finale che include gigi d'alessio versione mascella che canta "de cuore e ammore", e un cantautore che dimessi i panni del riproduttore dei versi di bambini e piccioni, ci informa sul suo stato di antitesi hegeliana rispetto alle sue tendenze sessuali, forse era """"""giusto"""""" vincesse un'orribile canzone di un allievo sardo della De Filippi (i tratti distintivi di ciò sono i capelli e le sopracciglia incredibilmente metrosexual) che indossava una giacca dorata.
Forse è meglio approfondire Povia: la sua coscienza parte omosessuale; la sua omosessualità è  poi negata dalla scoperta dell'eterosessualità virile, e lui si sente guarito, nuovo. Non sa però che la prossima fase sarà la bisessualità, cioè la sintesi del percorso della sua coscienza, che ricomprenderà le due fasi precedenti e ne toglierà il conflitto apparente, facendolo sentire, sta volta sì, un uomo nuovo.
Se non avete capito, abbiate pazienza di ascoltare la canzone che il noto cantautore presenterà al prossimo festival, ovvero "Luca ama tutto".
Gippi
Saturday, December 27, 2008 

Current mood:  artistic

Occupiamoci di arte.  Lasciamoci agevolmente lo spirito di Sante Nicola alle spalle, per affrontare un‘analisi sulla musica e le emozioni da essa procurate.

Rendiamo anzitutto il problema in forma dialogica. Un simpatico alternativo, in un dialogo serrato con una persona fuori dalla sua cerchia, afferma:  “Ma come minchia fai ad ascoltare Laura Pausini?” (gli alternativi ascoltano roba ben peggiore della Pausini in molti casi, fingo di non riferirmi alla nu rave, ndm).  La risposta della persona potrebbe essere: “Perché mi arriva, mi sento trascinata da lei, mi trasmette emozioni”. Sembra un’obiezione francamente insuperabile. Chi siamo noi per sindacare sulle emozioni degli altri? Siamo o non siamo liberi di ascoltare quello che più ci piace?

Credo di aver trovato un modo per riuscire ad affrontare una buona obiezione a questa domanda, che non mi da’ pace, più del global warming e di Beckham al Milan.

Occorre innanzitutto dire che oggi non ci può più essere un rapporto diretto emozione-musica. Il rapporto, che noi falsamente crediamo diretto ("questo pezzo mi arriva subito") è, molto probabilmente, costruito, mediato, prodotto artificialmente. Appellandomi all’amico Schiller, mi sento di dire, che agli albori della musica rock e pop, tale arte era “ingenua”, ingenua nel senso di non consapevole, ma anche di immediata, nel proprio rapporto con l'emozione che essa procurava. Era una sorta di arte immacolata, perché "nuova" e quindi non ancora così legata nel senso della mercificazione al business. Il business certo, c’era, ma era periodo di ottimismo, e l’industria discografica non si era ancora resa conto della possiblità di mercificare la resa emotiva di un pezzo. Chi usufruiva della musica poteva usufruire di un rapporto assolutamente diretto con il lato "sentimentale" della musica.

Il problema arrivò con il post '68 e la reale e generale presa di coscienza dell'esistenza di un mercato giovanile musicale. Diciamo quindi che il pop ed il rock (nelle persone dei discografici) pian piano diventarono consapevoli di essere veicoli di sentimenti, oltre che di semplice musica e  che dai primi, studiandoli si poteva ricavare un cospicuo profitto. Questo processo di presa di consapevolezza e di mercificazione dell'emozione musicale fu molto lenta, e sempre accompagnata da artisti che se ne fregarono sonoramente (ahah, ndm) del business e di tutto questo, per continuare a fare musica da loro sentita come “genuina” (pur essendo notevolmente influenzati dai trend discografici dei circuiti principali, e perdendo quindi anch'essi il concetto di arte ingenua). Se prima il sentimento nasceva spontaneamente dalla costruzione di un brano, ora è la costruzione di un brano a dover produrre emozioni. Questa è la tipica e moderna contraddizione della musica d’oggidì, di cui non ci rendiamo conto, pensando e giudicando la musica come ingenua, immacolata, immediata, fatta in un momento di assoluta grazia mistica da parte di un artista.

Certo è, che leggere questo sviluppo in maniera dicotomica (prima bene, ora male) è un grave errore. Innanzitutto la musica pop e rock, brutta e bella, era business già agli albori (il mito di Elvis, come quello dei Beatles ne sono le prove (non più) viventi); in secondo luogo poi, il grosso giro di denaro nel settore della musica ha trasportato grandi artisti, autori, fonici, produttori in progetti nati per il solo scopo di vendere, ma che, accompagnati da tali grandi personaggi, sono riusciti qualitativamente e quindi emotivamente (genuinamente)  bene (altre volte invece non sono riusciti: da qui, questa fottuta complessità). Vedere tutto con gli occhi divisi tra bene e male, nella post modernità è sempre più difficile, tutto è veramente troppo complesso e sfaccettato, anche nel solo campo della musica

Se oggi la musica è quindi "consapevole" nel senso enunciato prima, è necessario avere "gli occhi" svegli e scafati nel giudicare un attuale brano di musica. Come si può quindi diventare degli ascoltatori "perfetti (imparziali, smaliziati, distaccati)?

Sebbene il modello dell'ascoltatore perfetto sia chiaramente solo un'utopia, mi senti di proporre un metodo: l'educazione musicale. Non si può assolutamente giudicare un brano di oggi senza conoscere, almeno per sommi capi, la storia della musica pop e rock. E’ quindi necessario farsi una buona cultura in tale ambito. Questo studio va fatto, mettendosi sempre nell’ottica degli artisti di un tempo, analizzandone epoca e circostanze, senza giudicare con i nostri criteri, sempre inficiati dal cronotopo (spazio e tempo) in cui viviamo (se fossimo vissuti in altri anni e posti, ci sarebbero piaciute probabilmente cose completamente diverse). E’ solo studiando il nostro passato ed approfondendolo, che possiamo davvero dire qualcosa sulla musica di oggi, con gli occhi svegli di chi non crede più all’ingenuità dell’arte.

 Sono convinto che, in alcuni casi, sentimenti che ci facevano amare un certo brano possano cambiare, sparire o rafforzarsi così come credo possano nascere nuove sensazione per un brando prima considerato "banale", alla luce di questo studio. Cambiare opinione nei confronti di qualcosa è vita. 

Tengo a precisare che la mia non è una visione assolutistica e univoca. E’ impossibile trovare una storia del rock e del pop neutra. Ogni storia è fatta da qualcuno, che ha dato ad essa un taglio, ha compiuto delle scelte, ha eliminato certi aspetti e sottolineato degli altri. Inoltre per quanto possano essere “istruite”, le emozioni sono comunque strettamente individuali e legate alle nostre esperienze più intime e privare, per cui, se una certa educazione le può guidare, esse sono comunque essenzialmente irriducibili ad essa.

Ritengo però, e con forza, che con questo metodo si possa davvero giudicare con senno la musica e, da bravi snob, criticarla, adducendo ottime ragioni. Quando si sarà creata questa grande schiera di dotti criticanti di musica, almeno ciò che è profondamente brutto verrà designato come tale.

Questo è quello a cui sono giunto ora, ho ancora un po’ di confusione in testa, non garantisco la chiarezza di ciò che ho scritto, sono aperto ad obiezioni, insulti e simpatiche “boutades”

Gesù è nato, siate felici.

ps E' un post in itinere, questo. Scrivo, riscrivo, cambio, cancello di continuo, condividendo questa gioia con voi.

Saturday, November 08, 2008 

Category: Romance and Relationships

Giorni di otium fancazzorum, questi.

Mi do alla libera lettura di quanti più libri alla volta riesco, senza peraltro impegnarmi a finirli/capirli/bruciarli; mi do ai film, non riuscendo ancora a confessare, nemmeno a me stesso e sotto la più profonda delle psicanalisi, di non aver odiato l'esordio in regia di Muccino junior; mi consegno nelle mani dal candido biancore informatico di wiki; trucido il mio tempo in video con animali carini e musichette ipnotiche

Sentivo il bisogno di un post autobiografico, questo sì. Non sono mica solo uno sputasentenza: o meglio lo sono, ma sento il bisogno di raccontarvi un po' di me. Vi sento, in altre parole, tutti come dei simpatici Signorini in attesa di gossip.

Ma mi preme anche altro.

Mentre io son qui a cianciare inutilmente e pigramente, Fede ha intrapreso la sua ultima fatica catodica; e diciamolo, se tuttoin1notte di italia1 delude (la pantagruelica mano del duo giordano-brachino pesa come un macigno su quel tenero imbecillone di Mulé), Siparionotte di rete4 ci racconta qualcosa, e ce lo racconta bene: la follia dell'uomo-Fede.

La si era intuita, ma la si relegave, noi del senso comune, alla sua età; ebbene no, Fede è folle nel senso Erasmiano. Lui ora è libero, rinato, slegato dallo share, e compie questa magnifica opera. Ci da' un taglio di Venezia inedito, inedito per qualsiasi sano senso della misura e della vita. Venezia su marte, verrebbe da dire. Ed è realmente incredibile, stupefacente: l'appostamento, la sua voce, le sue frasi, tutto riesce fuori da qualsiasi definizione. Ma lui ci crede, e noi pure, e chi siamo quindi per non lasciarlo fare? Chi sono io per non avere fede in Fede?

"Masterpiece!", urlano tutti. Ma seriamente, stavo già navigando alla ricerca di istruzioni per la costruzione di artigianali quanto efficaci bombecarta, e ora mi sento tornato in me. Mediaset stava causandomi disturbi della personalità (storie di altereghi palanhiukiani rivoluzionari): ora Emilio eredita il tocco del duo e lo riporta ad antichi fasti.

Non ho abbandonate le velleità rivoluzionarie, intendiamoci. Per il momento, però, sarò il più strenuo falsificatore di ogni pretesa europea sull'illegalità di rete4 nel palinsesto (Europa7 non avrà mai siparionotte, caro Barroso).

Quando poi il mio piano sarà realizzato, in versione P2 2.0 beta, questo sarà il volto della tv all'italiana come si deve, anno I°, 10 di Brumaio: canale unico, programma unico, conduttore unico, per un unico grande autoritario ineffabile divertimento targato Fede.

Questa è una sincera dichiarazione d'amore, leggetela tra ed oltre queste righe.

JP

 

Wednesday, November 05, 2008 

Category: Blogging

Garrison Rochelle sostiene che Obama dovrebbe fare meno la Rockstar, mentre Justin Matera vota per Obama perchè crede nel cambiamento. Coach Dan Peterson si oppone a entrambi, e lui è Dio. (notizie dal Tg5)

Licio (o'venerabile) Gelli ci spiega la storia su Odeon TV, sintonizzatevi.

Andreotti è stato colto da un malore a Questa Domenica (Buona Domenica ma con tante strabordanti novità, a partire e finire dal nome); non riesco ancora a trovare un adeguato significato simbolico. Pensate comunque a qualcosa di malizioso e pungente

Sarah Palin è probabilmente l'anticristo.

Gli uomini con "marcate tendenze omosessuali" non possono prendere i voti: penso agli atteggiamenti ed agli svariati abti di Josephum pontifex e ghigno sommessamente.

Mentana ha la braccia corte, ma nessuno sembra accorgersene. Dovrebbe comunque gesticolare meno.

Quante orrende porcherie dovrà ancora dire la Binetti prima che qualcuno gli applichi eutanasia attiva?

Jiahd-P

Sunday, October 19, 2008 

Category: Blogging

Dopo il raduno facebook e il suo relativo climax come social network, sono ufficialmente alternativo. Era tempo che aspettavo questo momento; mi iscrissi a myspace, aspettando con ansia la sua uscita di moda. In realtà è falso, ma ora sono felice della mia posizione contro-culturale (la cultura si sposta con la moda ergo feisbuk=cultura, cvd)

Il nostro governo è saldo al potere, pienone di consensi, soprattutto sui nostri intraprendenti tg. I nostri consigli sull'economia all'europa ed al mondo sembrano essere stati la molla per la ripresa dei mercati e, a ben vedere, anche queste temperature che non si abbassano, hanno la loro ragion d'essere nella stabilità politica del belpaese (in Francia fa freddissimo e piove, non parliamo della Germania, brutta gente, brutto tempo).

Ieri ho assistito a scene punc. Ho spostato la linea pudore-indecenza decisamente a destra. Mi sentivo davvero progressista, iniziavo a sdoganare pubblicamente l'eugenetica, quando mi imbattei nell'arena di Giletti che parlava di "giustizia" (le virgolette negano il concetto): ora, spero che nessuno di voi abbia avuto questa esperienza, ma, in ogni caso, dopo ciò, mi sento trasformato dal da dentro in una sorta di Ruini della società civile, vorrei censurare a tappeto qualsiasi cosa catodica, vedo pericolo ovunque.

Ditemi che non sono solo. Forse è vero, la lotta armata è la soluzione, ma non credo che Ruini sia d'accordo.

JP 

Currently listening:
La Malavita
By Baustelle
Release date: 2005-12-19
Tuesday, October 07, 2008 

Category: Blogging

Ambiente notturno e uno spazientito ottobre alle porte, freddi spazi, mali di stagione, neutrini e quasari.

Giorni di ozio nonchalante, l'accesso su wiki triplica, la volontà è azzerata da linee che ci sono ma che, maledette, non dovrebbero esserci.

Nel poco tempo che rimane, shakerando Hegel con la vita, continuo a sostenere che egli abbia ragione; è più affidabile il ritmo triadico della teoria delle stringhe.

Beccati questo, scienza.

 

Jiei-Pee

Thursday, September 25, 2008 

Current mood:  nerdy
Category: Blogging

Scrivere un post o guardare maliziosi filmati da trenta secondi? Sapete oramai che ho optato per la prima, ma sappiatemi ancora indeciso.

La vita universitaria è ripresa a pieno regime: lezioni splendenti, io splendente, palazzo nuovo opaco, celentano lento, giucascasella rock.

Spostiamoci dunque al punto del giorno.

Ora, io vi direi, al diavolo, non sono Lenin, lasciamo moderatamente le aziende di beni non essenziali al libero mercato domandoso-offertante e nazionalizziamo (non sono certo neanche Reagan) quelle essenziali [per essenziali non intendo, per inciso, volare]. Ma, appunto, vi direi. Potrei dibattere in un quadro di caute opposizioni all'italiana (fascista tu !- comunista tu! - repubblichini innocenti!), dirvi la mia, fare proseliti, picchiare Filippo Facci. Ma, appunto, potrei.

Tutto questo, infatti, per essere posto in essere, necessita di una forte distinzione tra opinioni e populismo. Essendo la fusione di questi ultimi il risultato più eclatante di ciò che si vede e si sente oggi, non mi sento di annunciarvi la news che parlare di una compagnia di bandiera gestita da privati in accordo con lo stato è sicuramente la più grande porcata udibile, che travalica perfino i confini dell'effetto doppler.

Ergo taccio, recedo in me stesso e indico il mondo con il mio dito moralizzatore. 

JP

Tuesday, September 16, 2008 

Category: Blogging

Luigi Tenco era un musicista, "compositore", come egli stesso amava definirsi:  un amore, il suo, per la musica, sconfinato. Diceva, poco tempo prima del suo tragico gesto,  di voler smettere di calcare palchi, di voler scrivere per altri, di dedicarsi solo e completamente alla musica. Un uomo che rappresenta un unicum nel panorama nazionale a lui contemporaneo: la sua capacità di unire la tradizione melodica italiana alle influenza straniere (il suo amato Chet Baker e la chanson francese à la Brassens) per creare qualcosa di assolutamente personale e  originale,  lo eleva tra i "grandi" della musica.

Luigi cantava l'amore, a modo suo, senza la banalità sole-cuore-amorosa di tanta parte della musica dei suoi tempi (in questo quadro il vecchio, Villa, e il nuovo, Berti e Zanicchi, si incontravano): "Mi sono innamorato di te perché non avevo nulla da fare", è un modo di narrare inedito, nuovo, crudo, reale, così come "Se sapessi come fai" stupisce, se si utilizzano gli occhi dello storico di quel tempo.  L'amore, per Luigi, è qualcosa di lontano, irraggiungibile, vissuto in modo drammatico, ma reale, un'aspirazione continua nella sua vita di uomo sensibile, ma determinato.

Voleva realmente cambiare la musica, aspirava a una riforma nel senso della qualità, senza prescindere dal gusto del pubblico popolare. Ci credeva. Vanamente. Ma per lui, la serietà,l' ambizione, venivano prima di tutto, anche dell'effettiva realizzabilità di ciò a cui aspirava.

Luigi cantava anche la libertà, quella vera,  quella un po' ingenua, fuori dagli schemi politici che tanto condizionavano le generazioni di allora. Lui, uomo di campagna, sentiva la libertà, la voleva.

Troppo spesso si sente associare e ridurre la sua figura al suicidio del festival: Luigi il depresso, il fallito, che vuole dimostrare chissà cosa. Quella è cronaca, peraltro falsa, fatta da chi non lo capi allora e nemmeno oggi:  lasciamola a Cucuzza.  Le sue canzoni, quelle invece, continuano a parlare, perché,  si sa (lo sanno pure i Baustelle, pare),  chi scrive, resta un po' di più tra noi; il resto muore, sparisce, diventa polvere. E Luigi, uomo sensibile e serio forse fin troppo, underground ante litteram, ha scritto delle gran belle canzoni.

 

Sunday, September 14, 2008 

Current mood:  tired
Category: Blogging

La Carrà che torna a far incontrare il restante 10% percento della popolazione mondiale (dopodichè tutti ci saremo visti almeno una volta), Giobbe Covatta che ha smesso di far ridere insieme ad Enzino che non si è mai posto il problema, le presidenziali USA con l'occhio rosa dei tg de noantri, il ballo delle debuttanti in migliore sostituzione di Amici, Brachino (si, lui, una delle menti di StudioAperto) e la D'Urso che riempiono il vuoto pomeridiano con vuoto vuoto, Studio Aperto, un sempre più ironico e innovativo Gerry, il caso Alitalia come un match Italia-Francia popopopoppooooo, i reality che rappresentano ora la buona e sana "vecchia guardia", il federalismo fiscale, Mammuccari che ci delizia di cattiverie e mala-italianità,

tutto questo e molto altro, next on The Italian Palinsesto

e tu, cosa aspetti?

Monday, September 08, 2008 

Current mood:  relaxed
Category: Blogging

Un post preventivo nel caso fosse l'ultimo della (mia) umanità. Tutti a preoccuparsi, a preparare le valigie per la prossima dimensione, io invece alle prese con strutture trascendentali dell'intelletto. Allorchè, in realtà vi dico (lo dice Kant ma lo dico io), se noi possiamo far scienza solo con le nostre strutture soggettive della mente, che volete che sia la fine del mondo? Tutta una nostra mena del cazzo. E' questa la consolatio philosophiae?

Probabilmente è la consolatio-di-sto-catio, visto che la news in questione è degna di un o un' erede qualsiasi di Silvia Vada. Forse è la filosofia di Silvia Vada stessa, ma non stiamo ad indagare: fatemi incarnare nello spirito assoluto (il mio, non quello di Silvia Vada), per dirvi, alla luce dell'assoluta comprensione di ogni cosa come singolo momento di me, che non succederà un bel cazzo di niente.

[Se invece succedese qualche cosa, e lo Spirito di Silvia Vada avesse la meglio, ricordatemi ispirandovi alle astruse righe di questo post, scritto in realtà proprio perchè mi ricordiate così, un po' dandy e un po' cretino, ma di certo non Silvia Vada.]

Currently listening:
Rain Dogs
By Tom Waits
Release date: 1990-06-15