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My dirty little secret I’ll keep you my dirty little secret...

Jo Dean



Last Updated: 2/7/2010

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Thursday, April 02, 2009 
"Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia -
definitamente l'indefinito...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.
Perfino la vita solo desiderata mi stanca; perfino questa vita...

Comprendo a intervalli sconnessi;
scrivo a intervalli di stanchezza;
e perfino un tedio del tedio mi getta sulla spiaggia.
Non so quale destino o futuro compete alla mia angoscia disalberata;
non so quali isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago;
o quali palmeti di letteratura mi daranno almeno un verso.
No, non so né questo né altro né niente...
E in fondo al mio spirito, dove sogno quel che sognai,
nelle estreme pianure dell'anima, ove ricordo senza motivo
(il passato è una nebbia naturale di lacrime false),
nelle strade, nei sentieri di remote foreste
ove ho supposto il mio essere,
fuggono in rotta, ultimi resti
dell'illusione finale,
i miei sognati eserciti, sconfitti senza essere esistiti,
le mie coorti ancora da esistere, sgominate in Dio."


Fernando Pessoa - Lisbon Revisited (1926)
Thursday, March 05, 2009 

"La sorella di mio fratello
ha un debole per me,
riconosce in me
qualcosa di sé.

Lo dice spesso:
"Vorrei essere un uomo,
vorrei essere libera
di essere come sono"...."

"La sua vita parla da sola, la sua faccia di più."

"Quella ragazza non è normale.
Quella ragazza non è come me.
Quella ragazza non è normale,
ma è normale che io abbia solo bisogno di...

Perchè sei venuto a cercarmi?
Potevi lasciarmi tranquilla alla mia dolce vita."


Tre Allegri Ragazzi Morti

Wednesday, March 04, 2009 
"E sei uscita così,
sbattendo la porta.
Mi hai detto "Non mi cercare, io per te sono morta."
A me che vivo per te
e che dipendo da te.
Da quando non ci sei più
la stanza ti respira.
Sei diventata un fantasma, come ti devo chiamare?
Hai il nome di sempre,
ti chiamerò come sempre.

Perchè dipendo da te,
dai tuoi begli occhi neri,
dalle mani, dai piedi,
li voglio mangiare.
Dipendo da te,
dai tuoi desideri,
dai denti bianchi, dai capelli e dai fianchi,
dalle unghie ai vestiti,
dalle tue sigarette, dagli stivali di pelle,
dal gusto che hai, dalle storie che muovi,
dai baci profondi e da quelli che neghi.

Dipendo da te.
Dipendo da te.
Dalle labbra sottili, dai lobi e dal collo,
dalla pelle del seno,
dai buchi del naso, dai tuoi begli occhi neri,
dalle mani, dai piedi,
li voglio mangiare.

Mi hanno detto che vivi con un altro
ma so che non è così.
Ti ho chiusa nella mia testa e non ti farò uscire
non ti farò uscire mai più
Mai mai, mai mai più.
Mai mai, mai mai più.
Mai mai, mai mai più.
Mai mai, mai mai."


Tre Allegri Ragazzi Morti
Tuesday, February 17, 2009 


http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog...

Andate e insegnate alla gente cos'è una canzone che sia arte, passione, sangue, sudore & lacrime.

Wednesday, December 31, 2008 

Sono stanco di dare la mia anima in pasto
a persone che non sapranno mai
quanto inutilmente e vuote sono cresciute.
Perchè le loro lingue confondono
come i computer si rifiutano di capire come mi sento oggi.

Sto congelando.
e perdendo la mia strada.
Non ho bisogno di un'altra mappa della tua testa.
Io sto congelando
e perdendo la mia strada.
Non ho bisogno di un'altra mappa della tua testa.

Ho visto un controllo liquido
che da' vita a tutti noi,
ci ho sbattuto la testa contro
e mi sono svegliato per scoprire
che ero tutto solo,
indossando giusto un paio di calze e un telefono;
qualcuno stava gridando come se il suo mondo potesse esplodere.

Sì, sto congelando
e perdendo la mia strada.
Non ho bisogno di un'altra mappa della tua testa.
Sto congelando
e perdendo la mia strada.
Non voglio un'altra mappa della tua testa.

Congelando
e perdendo la mia strada.
Non voglio un'altra mappa della tua testa.
Congelando
e perdendo la mia strada.
Non ho bisogno di un'altra mappa della tua testa.

Muse

***

I'm sick of feeding my soul
to people who'll never know
just how purposeless and empty they've grown.
Because their language confuses
like computers refuse
to understand how I'm feeling today.

I'm freezing.
And losing my way.
I don't need another map of your head.
I am freezing.
And losing my way.
I don't need another map of your head.

I saw a liquid control.
That gives life to us all.
I hit my head on it
and woke up to know.
That I was all alone.
Wearing just socks and a phone.
Someone screaming like their world might explode.

Yeah. I'm freezing.
And losing my way.
I don't need another map of your head.
I'm freezing
and losing my way.
I don't want another map of your head.

Freeeeezing.
And losing my way.
I don't want another map of your head.
I'm freeeeezing.
And losing my way.
I don't need another map of your head.
Yeah...

Monday, December 22, 2008 

'Sento di avere una milza nel cervello,
la mia vita è un po' più facile
ma è finta e non è bello.
Come quando ero bambino,
come quando ero sereno.

Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono così.

Spiego ai miei sogni
il concetto di onestà,
loro che si son trasformati
in una professione adatta.
Voglio la verità che ricordavo
perchè questa è troppo brutta.

Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono così.

E il sole sale sopra il continente del male
sopra il quale sto crescendo, migliorando
e dove fingo
di non essermene accorto,
che non sto vivendo,
sono morto.

Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono sano cosi?
E' così che è essere sani?
Sono così.'

'In questo pianeta birichino
voglio pensarla a modo mio,
ma per non esser buono e finto come voi
dovrei uccidere tutti i miei eroi.

E io non voglio restar solo,
che fondamentalmente poi m'annoio.
Il fuoco è bello sì, ma brucia
mia vergine baby fiducia.

Non hai mai fatto na na na na
per districarti dai tuoi guai.
La mia generazione ha un trucco buono:
critica tutti per non criticar nessuno.
E fa rivoluzioni che non fanno male
così che poi non cambi mai.
Essere innocui insomma che sennò è volgare.
Puoi giudicare come sono se vuoi, ma lo sai:


non voglio esser solo,
che fondamentalmente poi m'annoio.
Il fuoco è bello sì, ma brucia
mia vergine baby fiducia.


In questo pianeta birichino
voglio pensarla a modo mio.
Ma l'oro è il solo sentimento stabile.
Non mi pensavo sai così sensibile.

Non voglio esser solo,
che fondamentalmente poi m'annoio.
il fuoco è bello sì, ma brucia,
mia vergine baby fiducia.'

Tuesday, December 16, 2008 

"Vuoi tutto quel che c'è.
Ricco esser Re.
E il Re disprezza e stringe a sè
quel che può perdere."

Mi sento ciclicamente come chi vuole tutto quel che c'è,
e anche come il re.
Ed orchi e streghe non sono così soli, nonostante quanto mio padre me l'abbia ripetuto nel corso degli anni.
Lui ha me, e io ho lui, ma non è mio figlio.
Non è proprio la stessa cosa.
Io ho un po' di meno.
Mi sa.

(Bizet, lasciami dormire. Esci dai miei sogni. Non voglio più incontrare nessuno che scopriamo conoscerTI. Ma CHI sei???? )

Sei come la gelosia: più ti scaccio e più ti ho.
Per questo mi odio, mi biasimo, comprendo tutti i risvolti subconsci e psicologici e narcisiti e sentimentali della cosa.
Eppure.
E davvero "mi fotte un cazzo cosa pensi di me. (anche perchè oramai...)
Le notti, le botte (ricordi), le stelle com'erano belle
ma ora ho un senso inverso,
amanti, amici, onanisti, ribelli
musicisti mai fratelli,
adesso, solisti, coltelli,
che al limite ti fai una sega, ti fai qualcosa
del niente, del niente
la promozione incombe
e nonostante questo fra la mia gente siamo tutti ancora liberi."
(La "mia gente" sono io, n.d.S.)

E sono ancora libera, per sempre libera.
Mi manca solo quell'unisono che non troverò (e non troverai) mai più:
Sicuramente le nostre "metà definitive" saranno molto più sane per noi.
Ma non sarà mai uguale.
E a me già  manca,
sarò stupida, sarò...
Eccetera, che non so e non sto a spiegare.
Lo sai.
Tutto, come lo sto pensando, e viceversa. Lo so ed è ormai ridicolo fingere qualcosa
di diverso.

Ma (contro me stessa) di bene ne voglio tutto
a te.
Come a me.
(Anche se non _ce_ lo meritiamo.
Io almeno.)

Wednesday, December 03, 2008 

Sono viva anche se non scrivo più.
Scrivere ti fa vivere o vivere ti fa scrivere?
O forse è un po' e un po'... credo sia un po' di entrambe.

Per come vivo è dura anche fare un lavoro ripetitivo adeguandomi alla monotonia dello stesso, perchè la mia anima anelante si fonde annaspando col mio fragile cuore e il desiderio si ostina a rimanere grande come si ostinava il giovane Davide sotto l'ombra dell'enorme, schiacciante, indifferente Golia.
Vediamo chi vincerà stavolta.
Non è una gara ma voglio vedere se smettere di volere le cose a modo mio, se smettere di volere tutto nella forma sublime del "tutto perfetto" e dell'eternià, come lo visualizza la mia mente, alla fine pagherà o meno.

La mia mente ripete fino alla noia: "smettila, cuore, smetti l'entusiasmo perchè non è il luogo, non è il momento".
Ma che ci posso fare, anche la più pacioccosa delle vecchiette che dedica il libro al figlio sul banco della cassa e poi vuole sapere l'iva dei libri (domanda alla quale non posso che rispondere allibita "Signora, non lo so") e continua a sbaciucchiare il ragazzino cicciottello ma non per questo non arguto o valido, anche il più egomaniaco narcisista dei gay che sbraita che lo guardiamo male e _ridiamo_ di lui perchè non è "vestito da Jet Set come gli altri froci che vengono lì" -testuale- (mentre in verità nessuno l'ha degnato di uno sguardo e poverino lo capisco e mi fa tenerezza perchè spesso mi sento nello stesso identico modo ed esasperata come lui anche se non avrei mai il coraggio di fare una scenata del genere) e che chiamerà il direttore,
anche il più spocchioso businessman in cappotto di cammello che si presenta alla chiusura, beh, DOPO la chiusura con quaranta libri e vuole la fattura e a metà s'accorge che non ha la partita iva e fa richieste assurde ("Già che ci siamo mi presta la pinzatrice che pinzo i miei scontrini insieme?" precisino patologico nella sua perfetta milionaria vita precisina) - e mi fa chiudere ben oltre l'orario di chiusura e le guardie extracomunitarie mi mettono fretta e alla mia cassa mancano 5 euro e per come sono mi scombussola al momento, ma poi applico la mia filosofia del "me ne fotto", anche se ci metto delle belle ore a riprendermi)perfino loro mi svegliano l'amore per la vita, per esserci, per fare e interagire e ogni istante chiedere chiedere sempre di capire tutto, di capire cosa Si richiede da me, dove Si vuole che vada, dove Dio vuole portare la mia vita. Tutto in me si risveglia anche le lacrime e continuo a ripetermi che ricomincerò a scrivere, cosa che sto facendo peraltro ma a mo' più di sfogo perchè scrivere mi manca e voglio farlo, e quando mi ci metterò sul serio userò tutti i colori liquidi del denso universo che mi porto nella gola.

L'unica cosa che voglio quando morirò (non voglio compiere trent'anni, non sono tipo da trent'anni, sono un Peter Pan, sono tipo da 16 anni eterni, sono tipo da ritorno al futuro, un McFly incorreggibile ma comunque non so cosa dovrà succedermi e non sono tipo da famiglia e figli ma non so comunque cosa mi aspetta) è sapere che ho vissuto tutto, tutto d'un fiato, con la stessa passione di Kerouac, tutto fino in fondo, passione, sensibilità.
Sapere che ho vissuto tutto e cercando la verità della mia vita, dentro la mia personale contraddizione che è caratteristica propria del vero deisderio.
Voglio sapere che ho _incontrato_ tutti quelli che ho conosciuto, voglio sapere che ho lasciato un segno nelle persone che mi hanno incontrata e voglio che le persone mi lascino un segno ed essere tutto, tutto, voglio essere tutto, sempre, per sempre.

"Love is watching someone die. So who's gonna watch me die?"
"Amore è guardare qualcuno morire, quindi, chi mi guarderà morire?"

Vorrei avere la fortuna che fosse un essere mortale a guardarmi morire.
Ognuno muore solo, ma se anche dovesse essere solo Dio a guardarmi morire, voglio vivere per scoprire
chi
mi guarderà morire.

"Bene, ti diranno che tutto è sporco
sai, che, le donne, non svengono mai davvero!
E che i cattivi fanno sempre l'occhiolino, wooh!
E che, sai, i bambini sono gli unici che arrossiscono!
E che, la vita è solo per morire!
E che chiunque abbia mai avuto un cuore
non si volterà indietro e lo spezzerà.
E che chiunque abbia mai interpretato una parte
oh, non si volterà indietro e la odierà!"

"Sweet Jane" - Velvet Underground

Vivere è la droga più potente del mondo, per me. Come non-vivere.
Tutto mi droga, sempre.
Solo che non vivere è una droga più semplice da gestire. Non vivere è come l'alcool: più ti droghi di esso più ne vuoi e più diventi triste, alla lunga, (inibisce la serotonina n.d.r.) e la tristezza ti fa venire voglia di bere e bere ti intristisce e così via fino alla morte.
Vivere ti droga ma è pieno di imprevisti perciò per drogarti di vita devi imparare a desiderare gli imprevisti (che sono "la sola speranza" -Montale-) e imparare ad apprezzare anche gli attacchi d'ansia, l'imbarazzo, il non-sapere-come-agire, la paura, il sentirsi fuori posto e inadeguati. Devi imparare a riconoscere di averne bisogno davvero, come dell'ossigeno, per combattere una propria-mente troppo possessiva.

"Vorrei essere una bomba a neutroni, per una volta avrei potuto esplodere.
Vorrei essere un sacrificio, ma in qualche modo avrei continuato a vivere.
Vorrei essere un ornamento sentimentale che tu appenderesti
all'albero di natale, vorrei essere la stella che va sulla punta.
Vorrei essere la testimonianza, vorrei essere il suolo
per cinquanta milioni di mani alzate ed aperte verso il cielo.

Vorrei essere un marinaio con qualcuno che mi aspettasse.
Vorrei essere fortunato, fortunato come me.
Vorrei essere un messaggero e che tutte le notizie fossero buone.
Vorrei essere la luna piena che risplende sul cofano di una Camaro.

Vorrei essere un alieno a casa dietro al sole.
Vorrei essere il souvenir che tieni appeso al tuo portachiavi di casa.
Vorrei essere il pedale del freno da cui dipendi.
Vorrei essere il verbo "Fidarsi" e non deluderti mai.

Vorrei essere una canzone alla radio, qualle sulla quale alzi il volume.
Vorrei...
Vorrei..."

"Wishlist" - Pearl Jam

Thursday, November 06, 2008 

Chiedere un poco di più ci consola.
Forse vivere sempre di più
ci farebbe superare queste poche ore.
Sento la nostalgia
di quei riti privatissimi
che ora non celebri più
dentro me contro te.
Temo la compagnia
di quei fuochi debolissim
che ora non scaldano più
solo me, solo me.
Ma una scia di pura gioventù
che forse ho rovinato
dove va? dove cade?
Io vorrei continuare a pretendere
il meglio di questo mio giovane cuore
ma non so imparare ad evitare
il segnale di questo mio folle dolore.
Ma una scia di pura gioventù
che forse ho rovinato.
Ma una scia di pura gioventù
che non ho meritato,
dove va? dove cade?

Io vorrei continuare a pretendere
il meglio di questo mio giovane cuore
ma non so imparare ad evitare
il segnale di questo mio folle dolore.

"Cos'è la vera libertà" (?) - Amour Fou

Sunday, October 19, 2008 

Ho visto le migliori (?) menti della mia generazione aderire ad un social network.

Facebook.
Amichevolmente rinominato da me e da altri italiani: Faccialibro.
Faccialibro.
Un libro di facce.
Ma facce di chi?

Sono stata trovata e coscienziosamente aggiunta all'elenco degli “amici” da parenti, ex compagni di liceo, delle medie, delle elementari, perfino da ragazzi-di-un-solo-appuntamento. Roba che risale a sei e più anni fa.
Sono sicura che se qualcuno dei miei compagni dell'asilo potesse ricordarsi il mio nome, sarei stata aggiunta anche da loro.
Probabilmente era solo una questione di tempo.

All'inizio ho pensato fosse una cosa carina, ritrovare tante persone, e ho interpretato il silenzio radio della gente che mi aggiungeva come segno di imbarazzo dopo tanto tempo che non ci si sentiva.
La realtà è che le persone si aggiungono a vicenda alla lista di amici nel tentativo di ritrovare chiunque abbia mai incrociato la loro strada lungo tutto il corso della vita. Il motivo non mi è chiaro.
Naturalmente il primo pensiero di tutti è: “Ma pensa te chi ho ritrovato! Quanto tempo! Cheffigata!”
Il problema è che sovente non segue un secondo pensiero.
Ma nella mia mente è scaturito quel secondo pensiero.
Il mio secondo pensiero è stato: “Bene, e adesso? Quindi?”
Non c'è nessun dopo. Non c'è una vera evoluzione della cosa. Ogni ritrovamento non andava oltre i due messaggi.
Ci siamo ritrovati, due messaggi (nei casi migliori) e morta lì. Col passare del tempo mi sono resa conto che un sacco di questi 'amici' in realtà non avevano nessuna intenzione di rimettersi in contatto con me, ma solo di aggiungere la mia faccia alla loro lista di facce. Per comporre il loro faccialibro. La loro piccola collezione di facce intraviste e poi dimenticate. L'hobby dei paesi digitalizzati. L'evento della stagione. La collezione che va di moda oggi.
Un po' come i vecchi album di figurine.
“Cèlo, manca.”
Con relativi scambi annessi.
 
Mi sono resa conto che più della metà dei miei “amici” erano persone che conoscevo solo di vista anche ai tempi in cui magari li vedevo tutti i giorni.
Io non ho niente da dire a queste persone. Perché improvvisamente sono tutti miei “amici”?
Se io e i miei compagni delle varie scuole non abbiamo mai sentito il bisogno di mantenerci o rimetterci in contatto, perché dovremmo farlo ora? E' un bisogno che non è mai esistito e che non sentiamo nemmeno adesso, quindi che non esisterà mai realmente.
E' un bisogno indotto.
Come il bisogno fisiologico che abbiamo della coca-cola, del caffè, di una Lancia-Y.
Non esiste.

Perché gente alla quale di me non gliene frega niente (e in tanti casi non glien'è mai fregato niente) e della quale nemmeno a me frega niente all'improvviso è MIA AMICA?
Che poi con la gente  che hai nell'elenco degli amici si instaura, (per la natura stessa di Facebook che è zeppo di applicazioni, test, quiz e giochi online ai quali _devi_ “invitare 15 amici”) un rapporto di taciti inviti e taciti rifiuti o accettazioni degli stessi.
Ci sono dei quiz grazie ai quali puoi scoprire quanto i tuoi amici sono compatibili con te riguardo ai film, riguardo alle priorità nella vita, ma soprattutto riguardo alle “10 ragioni per cui un cane è meglio di un fidanzato”.
Puoi scoprire quanto la pensate uguale.
Certo... adesso che so che ho una compatibilità del 60% sui film con un mio compagno delle elementari, e che sulle commedie abbiamo alcune discrepanze, dormirò molto più tranquilla la notte.
Puoi non scambiare mai nemmeno una riga con queste persone, e sapere a che ora hanno cambiato le informazioni nei loro profili, a che ora sono diventati amici di chi, quando hanno commentato sul famigerato “wall” di qualcun altro e perfino cosa hanno scritto.
Ah dimenticavo, perché ognuno ha un muro dove gli amici possono scrivere.
E dove tutti possono leggere. Il premuroso Facebook si assicura di mandare notifiche a tutti gli amici di Tizio quando scrive sul muro di Caio.
Anche se Caio lo conosce solo Tizio. Non ha importanza, tutti debbono sapere.
Non ha alcuna importanza se io non voglio sapere quando e cosa Tizio ha scritto sul muro di Caio, la notifica arriva, e dopodiché, diciamocelo, posso non leggere?
Naturalmente no, non posso.
Il principio di Facebook è che tutti possono (e devono) farsi i cazzi di tutti gli altri, basta essere “amici”.
C'è gente che mette addirittura il numero di cellulare, su Facebook. (E poi andiamo a lamentarci dell'invasione della Privacy, mi raccomando).
E' un fatto che le persone che mi vogliono più bene al mondo e alle quali io voglio davvero bene, i miei amici veri, non hanno un profilo su Facebook. Nessuno di loro ne ha uno. Quasi nessuno.
E' quantomeno curioso.
Non mi sono mai sognata di condannare un social network, per carità. Può essere un ottimo modo di condividere interessi, informazioni e di creare qualcosa di tuo.
Peccato che Facebook non sia personalizzabile.
Eh no.
Le pagine sono tutte uguali. Non puoi cambiare colore, non puoi cambiare carattere, non puoi aggiungere uno sfondo, non esiste che tu possa modificare l'html di una pagina, niente. Le uniche cose che cambiano sono i nomi, gli interessi, e ovviamente gli amici (nemmeno tutti perché poi ci sono i “mutual friends”, ovvero gli amici in comune, che per l'appunto sono “comuni”.)
Praticamente un libro virtuale di fotocopie quasi identiche.
Così tutti quelli che non sono in grado di creare o anche solo di customizzare una pagina web non si sentono discriminati, sono tranquilli, (perfino un bambino di otto anni può crearsi un account Facebook, perfino mia nonna ne sarebbe stata in grado) e tutti quelli che invece saprebbero come personalizzare la propria pagina non possono.
Semplicemente non ce n'è la possibilità. In compenso ci sono un milione di applicazioni inutili per distrarsi da questo piccolo inconveniente così non ci viene nemmeno in mente, in questo modo non ci sfiora nemmeno l'idea.
Facile no?
Tutti allo stesso livello.
Livellati. Appiattiti. Pari diritti, pari opportunità. Non importa se le opportunità sono l'1%. Sono pari. Tutti uguali quindi tutti felici.
Su Facebook non c'è la possibilità reale di dire qualcosa perché nessuno ha qualcosa da dire! E se per caso ce l'avesse vi assicuro che gli passa di mente.

E poi ci sono i mitici gruppi.
Si può aderire a vari generi di gruppi:
quelli di destra, quelli di sinistra, gruppi ecologisti, gruppi di fan di un cantante o di una band, gruppi che prendono in giro le figure pubbliche, gruppi di fancazzisti, gruppi di quelli che amano se stessi, la pizza, Rocco Siffredi, l'alcool.
Esistono gruppi come “Quelli che girano il cuscino dall'altra parte per avere il lato fresco sulla guancia”; di “Quelli che usano il cellulare per fare luce al buio”. Ci sono persino gruppi come: “Se a questo gruppo aderiscono un milione di persone, il mio fidanzato mi lascerà tatuare su una spalla il logo di Facebook!” (col punto esclamativo, n.b.) E quando l'ho letto contava già 700.000 persone.
Non me li sto inventando. Esistono per davvero.
I gruppi.
Perché tutti hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di qualcosa, e credo che Facebook sfrutti proprio questo, il bisogno di appartenenza, non importa a cosa, anche l'appartenenza ad un ipotetico gruppo: “La morte cerebrale” andrebbe bene. 
Cento milioni di utenti. Accomunati dal fatto che hanno tutti un pc, tutti una connessione a internet, tutti un sacco di tempo e che sono tutti abitanti del pianeta terra.
Insomma, accomunati dal nulla, dal vuoto pneumatico.
E poi la perla. Il gruppo che “Vediamo se riusciamo a raccogliere tutti gli utenti di Facebook in un solo gruppo”.
(Davvero.... a nessuno scatta un campanello?)
Cioè... ma.... A COSA SERVE?
Già Facebook è un enorme gruppo di persone.
A cosa serve un gruppo nel gruppo che raggruppi tutti quelli del gruppo?
Domande irrisolte. E' l'idiozia della cosa che mi sciocca. La sfacciata inutilità del tutto, e non la mascherano nemmeno decentemente.

Ma ciò che mi turba sul serio è: perché tanta gente magari si rende anche conto di queste cose (perché credo o almeno voglio, fortissimamente voglio credere di non essere l'unica che ha fatto tali riflessioni in merito) ma restano tutti iscritti a Facebook?
Facile: perché da lì possono vedere cosa fanno tutti gli altri.
Possono ritrovare le persone, rimanere in contatto pressoché continuo con tutti (non so se qualcuno ha notato che Myspace è mezzo morto ultimamente, le due cose sono correlate) possono guardare, giocare, fare i test, essere invitati agli eventi eccetera. E soprattutto possono mostrarsi.
Come si fa a rinunciare a una cosa del genere?
Suona tanto come un vantaggio...
Perfino io ho fatto fatica a cancellare il mio account Facebook, io che l'ho odiato così tanto fin dall'inizio.
L'ho sempre, sempre trovato pieno di bug, come un network eternamente “under construction”, come una gigantesca versione beta di quello che in realtà dovrebbe essere.
Il fatto è che rimarrà sempre così.
Perché in questo modo da' ancora di più l'idea di essere un qualcosa in movimento, qualcosa che è la gente stessa a volere e a determinare.
In realtà non è vero un cazzo.
Quando cancelli l'account (svelo l'arcano perché quasi nessuno cancella il proprio account, quindi quasi nessuno sa cosa succede quando lo fai)  ti vengono richieste le motivazioni, che possono essere standard, ovvero a spunta, oppure libere, cioè tu scrivi la tua motivazione.
Esiste perfino l'opzione (ah quanto sono furbi i programmatori di Facebook!) di continuare a ricevere email di notifica ogni volta che un tuo 'amico' ti invita ad un evento o fa qualcosa, se vuoi puoi continuare a ricevere le notifiche via email. La tentazione di un aspirante pentito di Facebook, di continuare a VEDERE cosa fanno gli altri è forte. Con una probabilità di ritorno del 99,9%. (Furbi, eh?)
Se però come me decidi di NON ricevere queste email di notifica, dopo che hai cancellato l'account vieni gentilmente informato (sono davvero troppo furbi i programmatori di Facebook!) che ti basterà accedere un'altra volta per riattivare l'account.
Capito?
“Il tuo account è cancellato, ma basta un login per riattivarlo.”
Un eroinomane butta tutta la droga che gli rimane ed entra in clinica perché vuole smettere per sempre. “Certo puoi smettere per sempre e liberarti dalla dipendenza” gli viene detto, “in ogni caso ti lasciamo una dose sul comodino, per ogni evenienza. E se vuoi puoi continuare a guardare gli altri che si fanno.”
Ricaduta assicurata.
E' un po' la stessa cosa.
Comunque anche dopo che ti sei cancellato, se ti cerchi su Google, compare il collegamento alla pagina Facebook, che poi però non trovi. Ma le informazioni rimangono in rete. Molto, molto a lungo.
La mia netta sensazione è che in qualche modo gli ideatori e i gestori di questi network ci stiano facendo diventare il grande fratello di noi stessi (oltre ad esserlo loro).
E' risaputo ormai che cellulari, carte di credito e quant'altro sono sotto controllo. E' noto che siamo tutti più o meno schedati e seguiti, ed è una sensazione sgradevole. Quindi?
Quindi ci viene data la possibilità divertente e apparentemente innocua di fare la stessa cosa coi nostri 'amici', di spiarli e sapere tutto di loro. Anche se in realtà se ci pensiamo bene, non ce ne frega niente.
Ci fanno diventare come loro. Così forse ci secca un po' meno il fatto che anche Facebook sia un'indagine di mercato mondiale, che sta riuscendo alla grandissima, peraltro.
[Per la cronaca, questo network l'avranno pure altruisticamente e ingenuamente inventato due studenti di X-università americana per mantenersi in contatto fra loro, ma fatto sta che Facebook guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi (anche di utenti non attivi) uguale più soldi. Nero su bianco, gli utenti scrivono le loro preferenze in ogni ambito commerciale e commerciabile. Anche Myspace, comunque.]
Il principio è quello. (George Orwell mi darebbe Ra-cazzo-gione.)
L'illusione della comunità globale quando per strada non si saluta nemmeno il vicino. La rassicurante e quasi mistica sensazione di essere tutti collegati, quando se molestano un tizio in metropolitana difficilmente qualcuno degli altri passeggeri fa qualcosa.
Uno dei pochi gruppi intelligenti titolava: “Che cazzo mi aggiungi agli amici se poi non mi saluti quando mi incontri per strada?”
Ma era un gruppo. Di Facebook.

Oltre al fatto che sono dei subdoli strumenti di controllo, trovo già da tempo che i social network funzionino secondo un meccanismo perverso, che siano una perversione della vita e della realtà.
Facebook ne è semplicemente un esempio fin troppo lampante. Così lampante che nessuno se ne rende conto.
Le cose vanno alla rovescia, all'incontrario, a ritroso.
Non è più Facebook che serve la nostra vita, ma la nostra vita che serve Facebook.
Le canzoni che ascoltiamo, i libri che leggiamo, le fotografie che scattiamo, le cose che scriviamo, non servono più a noi in quanto stimoli e approfondimento della realtà, non servono più a farci riflettere e a crescere, a conoscere noi stessi, bensì ad essere postate su Facebook, e a far conoscere noi stessi agli altri (poco importa se noi siamo i primi a non sapere chi siamo.) Non ci servono più per ricordare, ma per essere ricordati.
I nostri stessi stati d'animo hanno cessato di essere indici di qualcosa da comprendere e hanno lentamente iniziato ad essere qualcosa da mostrare su un social network. Fra un po' non sapremo nemmeno più perché proviamo un sentimento, ma sapremo che se qualcuno ci fa arrabbiare dovremo, anzi, dovremo voler scrivere nel nostro status: arrabbiato. Non importa se la nostra rabbia sarà giustificata o meno, non vorremo capirlo e non ne avremo nemmeno bisogno, finché potremo postarlo.

E la cosa sta peggiorando.
Ognuno è diventato un piccolo show per i suoi amici.
Siamo tutti lì a mostrare noi stessi ai nostri “amici”.
Ci stiamo intrattenendo a vicenda. Condividendo il nostro sincronizzatissimo quarto d'ora di celebrità. Fittizia, ma pur sempre celebrità.
Ci stiamo involvendo.
Personalmente ho questa orribile sensazione di circolo vizioso. Di vicolo cieco. Di morte.
Ci costruiamo tutti una piccola recensione di noi stessi: i film che ci piacciono, la musica che ascoltiamo, l'appartenenza politica, l'orientamento sessuale, l'età, in COSA siamo INTERESSATI: amicizia, networking, relazioni stabili, incontri.
In modo che possiamo selezionarci a vicenda come potremmo selezionare un prodotto sugli scaffali di un supermercato.
Che fine ha fatto l'incontrare la gente per strada? In libreria? Sul tram? Che fine ha fatto il guardarsi negli occhi?
Perché devo sapere se una persona è di destra o di sinistra, se fuma o meno, qual'è il suo segno zodiacale, PRIMA di averla guardata negli occhi? Prima di aver sentito la sua voce? Di aver visto come si muove?
Per scegliere chi incontrare. Per selezionare. Per comandare sulla realtà. Evvai.
[“Ma l'imprevisto è la sola speranza, anche se mi dicono ch'è una stoltezza dirselo.” - Montale, n.d.r.]
Così quando moriremo avremo passato complessivamente qualche anno della nostra vita davanti al pc (io di sicuro) e se saremo fortunati di noi resterà la nostra pagina Myspace, o il nostro profilo su Facebook.
Come se ci stessimo tutti costruendo una lapide che non ultimeremo mai.
Le nostre piccole lapidi in fase progettuale.
I nostri piccoli epitaffi virtuali autoprodotti.
Chi conosciamo, cosa leggiamo, dove andiamo, quando e perché.
Le nostre autobiografie condensate in un centinaio di righe.
I social network: cimiteri virtuali di viventi.
Non ha senso.
Non ha senso.
Non ha alcun senso.
Lungi da me il giudicare chiunque, lungi da me l'intenzione di fare accoliti.
Ognuno fa quello che vuole, si vive la vita come vuole e ragiona quanto vuole.
Ognuno fa quello che può.
Non sto giudicando dall'alto della mia superiorità: se scrivo tutto questo è perchè ci sono finita dritta dentro, è perché ci sono caduta anche io, è perchè mi sono resa conto di cosa mi stava succedendo.

Ah, c'è la crisi economica, il razzismo dilaga, e fra poco si saprà chi fra Obama e McKain, e il superenalotto ha raggiunto un montepremi da capogiro.
Perfino i Tg sono diventati tutti uguali, sintonizzati fra loro, ripetitivi. 
E' da un mese che sento ogni giorno le stesse notizie.
Come noi con i nostri 'amici', anche loro scelgono. Scelgono cosa dirci, come dircelo, quando dircelo e quanto a lungo.
Vorrei registrare ogni sera il Tg per una settimana e poi riguardarmeli in fila. Scommettiamo che cambierebbe, in sostanza, sì e no il 20% delle notizie?
Forse si è incantato il televisore.
Sembrano repliche infinite della stessa puntata.
Almeno così mi sembra.

Se questi sono i segni del tempo
stiamo vivendo in un tempo molto triste.
E il bello è che stiamo contribuendo tutti
a mantenerlo tale.

Cortile di scuola, 2009:
- “Vuoi essere il mio amico?”
- “Dove mi devo registrare?”