MySpace

myspaceeditor.it Template gratis su myspaceeditor.it

Pietro Fratta

Pietro Fratta


Last Updated: 4/25/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Gender: Male
Status: Engaged
Age: 31
Sign: Libra

State: Pesaro
Country: IT
Signup Date: 2/21/2007

My Subscriptions

Blog Archive
[Older      Newer]
 /  / 
Thursday, July 24, 2008 
Sorridi di gioia mattutina.
Il tuo sguardo, appagato e assonnato,
ritorna in me. Ancora dormirei
per ritrovarti in quella dolce indolenza.

Siamo esausti della vita fuori. Sotto
la luce nuova è l'ordine
di passi frenetici, pensieri timorosi
al primo vento. Noi attardiamo il nostro
tempo: cerchiamo il calore della pelle,
e son belle le nostre voci lontane.
Nel tuo sorriso ho il mondo

Thursday, March 13, 2008 
La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.

Ebrei 11,1

Discostandomi molto dal messaggio cristiano in sé, pensavo alla religiosità spesso latente, spesso schiacciata o inespressa o negata,  che ogni essere umano porta.
E la scrittura non si affranca dalla condizione. C’è una certezza, una luce, una prova di quello che si vive: la scrittura testimonia se stessa come l’uomo che onestamente, senza aberrazioni, riscopre quotidianamente la bellezza del vivere, dell’essere persona. C’è un mistero in sé che non si vede, che risiede in noi, un’ispirazione a renderci imprevedibili, capaci di sacrificio e amore- o di prolungare quell’Amore. Una Aspirazione.
Ma individuata la prova è impossibile accontentarsi della stessa. Si inizia anzi a sperare, a voler di più una realizzazione di sé, una comunicazione con gli altri: una compiutezza - che niente esclude - della vita. Come un’opera, riflesso (o manifestazione altrettanto profonda e ineludibile) del nostro vivere. E della coscienza.
Il fondamento della fede sta forse lì, nel fondo.
Currently reading:
Confessions of a Mask (New Directions Paperbook)
By Yukio Mishima
Release date: June, 1958
Monday, February 11, 2008 
Non mi abbandonare, Signore,
come io abbandono te.
La mia presunzione è grande,
forse quanto l'indifferenza del tempo.
Qui, in ombre fredde,
in angoli di silenzio,
ho la mia stanza di segreti e nullità
dove accumulo i residui dei giorni;
e le parole si spengono
nella più breve preghiera.
Thursday, February 07, 2008 

Non potrò fuggire con la farfalla
ora rossa d'ali
di fiamma in autunno:
nemmeno con lo sguardo l'avrò.

La immaginerò
confinare le spiagge
unico tracciato umido
e la sua lontananza
tra fiori e venti ostili:
è nel volo
la sua speranza.

Monday, February 04, 2008 
Nel nuovo numero della rivista mensile NIGHTIME è uscita una breve intervista al sottoscritto realizzata dalla mia amica Costi.
Parlo un po' di me, dei miei progetti futuri, del romanzo breve "DI FRONTE AME", che spero di pubblicare presto; e ovviamente di
Nella Città, edizioni ARPANet, ultima faticaccia che sono riuscito a far stampare.
E insomma, qualche volta tocca far parlare di sé.







Sono (utili) soddisfazioni.
Un abbraccio a Costi.
E un grazie alla rivista
Nightime.

Pié
Saturday, January 26, 2008 
Nemmeno stasera ti vedrò. In qualche modo ti ho stancata, provocata, ho preteso: pur di averti. Così è troppo poco.
Vorrei cercare il tuo sogno, anche se esiterei ai suoi confini; toccare dove ora le mani sono impedite. Avere quella libertà segreta che non è ebbrezza. E mi avvolge.
Ho bisogno di chiudere gli occhi per rivederti ancora. Rifiutare tutt'intorno. E così attendere un tuo gesto.

Wednesday, January 23, 2008 
La familiarità delle parole non sottintende alcun possesso delle stesse.
Un soffio e non le riconosci più. Sfuggono.
O risultano veramente cambiate, pur restando identiche.
Sono guai.
Ambiguità dolci.
E nella loro descrizione precisa - ecco - sei estraneo a te stesso.

Currently listening:
Dogs
By Nina Nastasia
Release date: 08 June, 2004
Thursday, December 20, 2007 

Amare una donna; conoscerla; riscoprire la grazia del corpo, fuori di sé, unito a un'estraneità dolce. Una ragione di vita grande quanto la propria, oltre la parola. O forse la carne della parola. L'intuito di un mistero che più rivelato più si nasconde.

Currently listening:
Satie: Piano Works
By Erik Satie
Release date: 23 January, 1992
Wednesday, November 14, 2007 
Un padre, medico, pensatore, un vedovo; un padre che crede.
Un padre e suo figlio, ragazzino dolce, entusiasta sempre di tutto, vita sua.
Suo figlio che un giorno, inspiegabilmente, perde la dignità e la forza della sua giovinezza: s'irrigidisce. Diventa un vegetale, come gli dice la medicina. Il padre non accetta tutto questo. Non è possibile. Pretende una spiegazione. Pretende anzi un accadimento, un miracolo. Lo rapisce al mondo e lo porta in una sua vecchia proprietà. Una cascina, dove un tempo aveva trascorso l'infanzia.
E qui decide di innalzare un cumulo di pietre, strane pietre bianche disseminate nel terreno. Sopra cui innalzare una croce di legno, nera. E invocare il Padre. Il Padre presunto. Pretendere il Padre senza silenzi. Tanto gli è stato tolto nella vita, ora non più: il figlio deve restare con lui.
Ma non è solo. Come un'ombra dapprima, poi concreto e quasi onnipresente, un bambino paffutello proveniente dal bosco circostante lo assiste nell'impresa assurda. Pare leggergli nel pensiero e beffare le sue debolezze. Forse è proiezione del suo inconscio: insiste affinché l'uomo non continui ad ammucchiare pietre. Oppure spera che cada nell'Idolatria?
Magari è un'illusione. O forse – con sospetto sempre più forte mentre i giorni passano indebolendo ogni speranza – forse quel bambino è il diavolo.

È l'ultimo libro che ho scritto. Appena riveduto l'ho proposto a fine ottobre a una giovane casa editrice, una piccola ma stupenda realtà editoriale a cui affido questa speranza di pubblicazione.
È stato difficile scegliere il titolo; ma quando l'ho infine scritto mi è sembrato ovvio – una conclusione inevitabile e netta: Di Fronte a Me è tratto dal libro del Deuteronomio. A pronunciarlo è l'Io Sono.
È stato uno dei romanzi più difficili. Ancora lo vivo. Certi momenti e alcune tensioni non le avevo mai provate. Ho pensato fosse un non-romanzo, e in certi tratti è forse così. Tuttavia ha una trama che si sviluppa: una piccola base essenziale che sostiene un insieme di pensieri e una convergenza di pensieri emozioni poesia che mi ha coinvolto totalmente. La narrazione è spezzata. Momenti ansiosi, dilatazioni, sguardi su un passato confuso.
Forse mai come in questo libro ho cercato la scrittura non solo come esclusivo mezzo d'espressione o costruzione di trame; ho cercato malamente una consapevolezza; un linguaggio ed esperienza in atto. Sempre lo stesso mistero che la logica non risolve. Chiaro e lancinante in vari tratti o nelle intenzioni, contraddittorio o impotente d'improvviso; con buona parte inconsapevole di me. E tutto me stesso durante la giornata in cui faticavo per ottenere la sera anche una sola riga: non la somma di esperienze ma – in continuità – il suggerimento del vissuto prossimo, la notte a venire. Poi la mattina, di nuovo.
Anche parlandone so di sbagliare e non essere fedele. Tradisco una religiosità ancora informe, quella che mi fece scegliere la letteratura.

Dio nel fango, della medesima sostanza.
Putrescente, fertile.
Scivola dalle mani e
ormai è penetrato nella pelle;
circola nel sangue dell'uomo,
nella sua rabbia.
Currently listening:
A Love Supreme
By John Coltrane
Release date: 19 August, 2003
Friday, November 02, 2007 

Oggi è un bell'azzurro
fresco, di sogni immersi
più morbidi delle nuvole:
allo sguardo fuggono, con sorpresa e
audacia, deformi.
Non s'ascoltano voci. Colori
s'avvicendano come contorni
di tetti.
Nella notte ero altro. Ricordo.
Il sonno infreddoliva e restavo
a occhi aperti. Ingrigito. Senz'abbraccio.
L'inganno dov'è stato?
Dove la luce non giungeva?
Oggi il chiarore imbarazza.
C'era anche dolcezza
nel nero fondo
non sorpreso, 
tradito dal giorno.

Wednesday, October 31, 2007 

Nelle mani che
hanno rifiutato
di conservare l'inganno,
nelle preghiere acide
consunte ai polpastrelli


il sogno raccolto
dall'inferno
pare dolce.

Wednesday, October 10, 2007 

Hai notato?
Certe parole si adattano a tutto. E poi dicono che l'intonazione non c'entra nulla. Ma anche i suoni si leggono.
Con certe parole puoi descrivere l'amore come la malattia più subdola che esista; puoi chiedere della morte come del sogno più intimo; fare ironia dei due termini confusi, e della follia; o – che ne so – nascondere dietro la parola "nuvola" la tua tempesta più violenta: l'importante è aggiungervi "candida".
Ecco, di questi toni e delle parole sono stanco. Ma proprio in questo momento preciso è chiaro che non riesco a farne a meno: di scrivere rivolgendomi a te. Perché lo so che un suono mio lo percepisci, e presto adocchierai ancora da queste parti.
Della nostra condivisione occultata ho ancora un entusiasmo così forte… Hai notato "ancora"? Come se l'entusiasmo rischiasse di esaurirsi presto; e i puntini di sospensione, preceduti da "così"? Rendono quel "forte" inesprimibile e un tantino nostalgico.
Oppure questi dubbi:
E il nostro bene? E gli umori, gli amori, quale amore?
Qui è più parlata, la scrittura, ma le virgole spezzano un ritmo anziché svilupparlo bene. Perché un concetto di troppo le disturba, poverine. Tutta colpa di quel "quale" che offre un inequivocabile, fastidioso nome singolare dopo due plurali. E che non riporto ora per prudenza.
D'altronde qualcosa deve esserci, di fittizio, fra quei due punti interrogativi. O di tremendamente vero.
Chissà. Forse.
Quel che volevo dire, fin dall'inizio, è che serbo un bene inevitabile per le parole, perché aiutano a esprimere altri beni. La loro presenza è di una bellezza disturbante; e io non ne sarò mai degno, ma con serenità. Sanno anche raccontare di fiabe e incubi: sono così reali… così Noi...
Ecco, qui sopra ho abusato dei puntini di sospensione e m'è scappata una lettera più grossa e autoritaria delle altre. Com'è possibile che una lettera sia più forte delle parole? Mistero. Ma voglio anch'io lasciare tutto intatto come m'è venuto. È una libertà rischiosa, lo so, anzi: me ne sono appena concessa un'altra e non posso svelarla.

Di che cosa ho parlato? Di nulla.
Ho accennato ai toni delle parole, a costrutti buffi, all'ironia forse stentata. E dimenticavo quasi di inserire il vero nucleo di tutto il discorso, l'appunto trascritto quando ero fuori a passeggiare, poco fa:

"Buffo cercare rifugio dove non ci sono mura."

E ovviamente non mi sforzo nemmeno di far notare le virgolette e il corsivo. Ah, l'ho appena fatto…

Insomma tu saprai.
E ora aggiungo – finalmente – che scrivo con toni e ritmi sciocchi un discorso così, campato appena, perché in realtà sto guardando. Le parole sono suono. Ma sono anche vista.

Sto guardando, di nuovo, Te.

Hai notato la "T" maiuscola?

Friday, October 05, 2007 

Hai ragione.
Questi mattoni sono meno resistenti delle foglie.
Mi hanno rimproverato di accostarmi troppo alla natura, per descrivere la casa.
Ma è fatta così, d'altronde, di gesti e di stagioni che abbiamo mischiato per gioco.
Mai preoccupati che il vento rovinasse, ma che tirasse poco e ci facesse viaggiare lenti.
Ora sto cercando di capire la vera materia con cui abbiamo iniziato.
Intanto tu ti muovi senza pace e indebolisci le mura. Ti allontani.
Resto fuori e annuso la vendemmia. Berrò presto la spremuta d'uva, l'alcol appena accennato. Sarò ubriaco, cercherò la follia?
Non sarò solo.
Allora prima devo fare uno sforzo. Ricordare.
Mentre la stagione ritrova un nome e un tempo.
Proseguo a ritroso. Il vento sferza.
Non so se la nostra è lontananza o un nuovo incontrarsi, lento e imprevisto; se ci saranno menzogne, se le rinunce saranno ingiuste – la rinuncia dell'aria.
Ma poi ricordo. Ed ecco spiegato il calore. Quel calore che ha originato il resto.
Ora, so che non devo aspettare.
Questo calore non è fittizio. E la Casa la stringo perfino in mano.


Ti basterà chiedere.
Forse ricorderai la trama morbida e un po' lisa.
Se ancora vorrai questa bellissima assurdità, tira. Afferra.
È per te.
Per Noi.
Con te sarà, ancora, la nostra Casa.





Tuesday, September 18, 2007 
I giorni sembrano rifiutare i
sogni.
Li temo. Le stagioni non li seppellirrano, non
li faranno appassire. Assisterò. C'è pioggia fitta,
oggi, e le gocce rialzano l'umido
che ci ha colmato.
C'è un grigio convulso
lacerato da luci sottili, come frustate.

Sembri ovunque. Mia attesa.
E mi nascondo.
Ti vorrei segreta con l'autunno,
serbata in intimità
per bruciare insieme ogni foglia,
finché il gelo non ci consolerà.

Questo mare è splendido. Ci ha uniti prima
d'ogni conoscenza.
Assorbe la luce, la rende segreta
e libera, come vorremmo.
Confonde elementi schiumando
d'una follia sommessa. L'acqua, senza pace,
ci farà bere il suo sale.

Non avremo bisogno di camminarci.
Saremo fecondi. E senza giorni
insonni a confondere orizzonti,
al primo bacio chiuderemo
gli occhi
dimenticando ogni terra.
Wednesday, September 12, 2007 
Non sapevo che a filare si rischiasse il sangue.
Il tessuto è mischiato alla notte, le trame nere.
Il rosso si confonde con le ore buie, le
più rischiose. Invero non ho mai veduto lavorio.

Ora ho ritrovato tue tracce, il groviglio
districato: non ci sei. Ma so del tuo sangue.
Una goccia al mattino.
Una tentazione raccoglierlo con la lingua. Non posso
immaginare a lungo i tuoi disegni, il calore
delle mani e del corpo, una coperta notturna
che avvolge e strappa la pelle.
Ma dev'esserci, in questo cerchio,
il tuo sapore.

Questo sangue potrebbe essere un morso.
O una possessione. O un sogno stretto con
doppio nodo. In realtà so di te un nostro tempo
comune, segreto concesso
riavvolto nel silenzio.
Chissà, il desiderio è sempre stato tramato.
O il tempo ha permesso
l'ennesima cucitura.
Mi macchio del rosso ritrovato al mattino:
un'assenza tanto ingiusta. È pur sempre sangue che richiama
la notte.