Sexe : Male
Age : 23
Pays: IT
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jeudi, décembre 03, 2009
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Fine della corsa?....
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Rientro’ in una casa che non era sua. Era il terzo giorno da
quando aveva traslocato, nulla gli era familiare. Lontano anni luce dalle sue
origini, un film sbiadito di cui, sempre meno frequentemente, delle scene
secondarie gli riaffioravano nella coscienza.
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Le consunte valigie disseminate disordinatamente sul
pavimento e sui tavoli giacevano li a testimonio della sua corsa a tappe senza
meta. Si senti’ immensamente vecchio, molto piu’ dei suoi ventotto anni, quando
mise la teiera a bollire nella cucina buia. Gli oggetti che portava con se
sembravano quasi usciti da una capsula temporale, vestiti che non indossava da
anni, libri e dischi d’un tempo passato, riflettenti i gusti del se stesso di
qualche anno addietro. Non che s’era aggiornato, almeno non consciamente.
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Penso’, mentre si scottava la lingua con il primo sorso d’un
te’ bollente, che avrebbe dovuto fare qualcosa, aveva chiuso il suo cafe da una
settimana o giu’ di li’, ed era riuscito a salvare abbastanza da quell pozzo
mangiasoldi per sopravvivere un paio di mesi.
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Era sicuro che ci sarebbe stata qualche tassa da pagare e la
sua carta di credito gli avrebbe succhiato soldi per almeno altri otto mesi,
questo era certo.
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Rovisto’ qualche minuto tra i mobili della cucina e mise insieme
un rudimentale servizio da posata e del pentolame ricoperto di polvere,
l’agente immobiliare gli aveva detto che l’appartamento era appena tornato sul
mercato e che non sarebbe passata una settimana da li a che’ lo affittassero,
se avesse titubato troppo. “Si, certo...” penso’ con un mezzo sorriso di
rassegnazione.
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In cinque anni aveva solo lavorato, non avrebbe mai pensato
che gestire un cafe gli avrebbe portato via cosi’tanto. Il tempo era volato,
ogni giorno una nuova sfida, una nuova gatta da pelare, eppure paradossalmente
ogni giorno era lo stesso. Si poteva dedurre l’ora esatta quasi al secondo, a
seconda di quale cliente chiedesse quale snack, o cosa prendesse da bere.
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Non erano stati necessariamente anni infelici. Immerso in un
oblio di impegni, routine, responsabilita’ ed emergenze, il tempo trascorreva
senza pesare, senza che se ne accorgesse. Alcuni giorni poteva quasi dirsi
soddisfatto.
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A quel sogno di autosufficienza ed indipendenza aveva
sacrificato la sua spesieratezza, le uscite con gli amici s’erano fatte sempre
piu’ rade e lontane nel tempo. Non aveva stretto nessun nuovo legame. Certo,
qualche sveltina con le sue cassiere c’era scappata, un paio di clienti si
fermavano a scambiare due chiacchiere, ma era tutto un castello di carte, una
scenografia come nei vecchi western, con un calcio il saloon e tutto il resto
sarebbero crollati con un tonfo attutito, rivelando il deserto retrostante, o
tuttalpiu’ il set, con luci, tralicci e burattinai.
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Dopo un sontuoso pasto di uova strapazzate, pancetta e mezzo
tramezzino generosamente offerto dal frigorifero semivuoto, fece un paio di
chiamate, non risposte, a due amici che non vedeva da tempo. Era un po’ incerto
sul chiamare o meno Vania, la cameriera slovena, ma decise di lasciar perdere.
Afferro’ la sua cartellina, traboccante di copie del suo curriculum fresche di
stampa, apri’ la porta di casa e s’avventuro’ di nuovo nel Nulla.
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dimanche, novembre 29, 2009
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Su Dio, libero arbitrio e la sua buonafede....
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Dio non esiste. Questo non e’ tanto un fatto dimostrato o
dimostrabile, quanto l’unica ipotesi che da’ un valore intrinseco al nostro
essere.
Quale orgoglio, quale senso dovremmo noi ricavare
dall’essere creature d’un essere onnisciente e onnipotente?
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Quali sarebbero le giustificazioni di tale creatore dinanzi
allo sfacelo che e’ questo mondo in cui abitiamo, nasciamo, soffriamo e infine
moriremo?
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Uno dei puntelli importanti della fede su queste obiezioni
e’ il libero arbitrio. Analizzando il libero arbitrio pero’, la nozione si
sgretola miseramente davanti ai nostri occhi. Libero da cosa? La sua origine e’
comunque da ricercarsi in Dio.
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Se ci avesse creato con le leggi che governano il nostro
mondo interiore e il mondo fisico, “libero arbitrio” perderebbe immediatamente
di significato, dato che azioni e reazioni sarebbero per forza di cosa
spiegabili con questi due insiemi di leggi, che noi non abbiam scelto, e le
leggi stesse, l’impalcatura della creazione, sarebbero da tener responsabili
per errori, nefandezze e del male in generale su questa terra.
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Cosa ne ricaveremmo da questo scenario? Che siamo parte di
una catena d’eventi orchestrata da una divinita’ (in quanto onnisciente e
onnipotente) senza un minimo di controllo sugli eventi che ci accadono o che
scateniamo, i quail sono invece imputabili alla matrice con cui tutto l’essere
sarebbe stato creato da tale divinita’.
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Facciam adesso l’ipotesi che Dio avesse imposto nel nostro
animo (o in tutto il creato) una variabile totalmente casuale (chiamiamola
anima, individualita’ o libero arbitrio nel caso di esseri viventi) che sarebbe
responsabile diretta di ogni incoerenza con il progetto “buono” del creato.
Il primo problema e’ che Dio e’ onnisciente, e quindi
dovrebbe sapere in anticipo cio’ che accadra’.
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Se consideriamo questo, possiamo vedere come in realta’ e’
tutto gia’ preprogrammato e scritto, con
la sola differenza che gli eventi che scaturiscono da questa impostazione non
sarebbero direttamente scaturiti dalla (ed attribuibili pienamente alla)
volonta’ di Dio. Anche questo punto e’ discutibile, dacche’ Dio, essendo
onnisciente ed onnipotente, e decidendo di non modificare gli eventi,
implicitamente da’ il suo assenso e la sua benedizione a questo corso di
eventi, e se ne deve giocoforza assumere la responsabilita’. Inoltre, quale
morale ci sarebbe nel distribuire gioie e dolori, inferni e paradisi ad anime
create in maniera casuale come da ipotesi? Non si risolverebbe neanche il
problema del meccanicismo del comportamento, dato che l’anima verrebbe creata
secondo un principio casuale con i suoi attributi fondamentali, che comunque
andranno ad interagire con l’esterno guidati e regolati da leggi sia interne
che esterne che non potranno che dare un solo ed unico esito o corso di eventi,
rendendo il libero arbitrio solo un illusione, creata dalla nostra mancanza di
comprensione dell’insieme e dell’io, inoltre tale variabile non e’ scelta
dall’individuo, che quindi non dovrebbe avere alcuna colpa o merito per via di
essa.
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L’ultimo scenario immaginabile sarebbe una realta’in cui in
ogni situazione ci sarebbe una scelta casuale da parte dell’agente-uomo, il che
creerebbe:
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a) un universo non
regolato da leggi psicologiche o morali intrinseche all’individuo, che di volta
in volta agirebbe in maniera casuale, ma comunque prevista e conosciuta da Dio,
complice nella sua consapevolezza degli eventi .
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b) infiniti universi, tutti conosciuti da Dio, infinita sofferenza ed infinita
felicita’, ma per il singolo uomo (o linea di coscienza in questo caso) poco
cambierebbe, sarebbe in balia di una lotteria quantistica eterna nelle sue
infinite incarnazioni parallele, e dovrebbe solo sperare che la sua linea di
coscienza abbia maggior fortuna delle sue altre linee di coscienza parallele.
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In ogni caso, per ognuna di queste ipotesi, se Dio esiste,
e’ onnisciente ed onnipotente, e’ causa e complice di tutto cio’ che avviene,
comprese tutte le sofferenze non necessarie (nulla puo’ essere necessario a Dio
se esso e’ onnipotente).
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Se non riconoscessimo
a Dio l’onniscienza e l’onnipotenza, allora Esso non sarebbe altro che un
essere qualsiasi che, incoscientemente, mette in atto un meccanismo su cui non
ha totale controllo (un po’ come il dr. Frankenstein).
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Se invece fosse solo onnisciente ma non onnipotente, sarebbe
comunque responsabile in maniera uguale del suo creato e di cio’ che accade in
esso in quanto al corrente delle conseguenze delle sue azioni.
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Nel caso invece che Dio avesse ogni potere, tranne l’onniscienza,
beh, allora sarebbe un po’ come un goffo scienziato o dottore che provasse
rimedi ed esperimenti sulla sua invenzione o paziente senza davvero riuscirne
ad eliminare errori e malattie, e noi saremmo sempre e comunque impotenti in balia di tutto cio’.
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In ogni caso, e si potrebbe discutere a lungo sui vari
attributi di un eventuale creatore, personalmente non vedo in questa figura qualcuno
da adorare sinceramente e venerare al di sopra d’ogni cosa, cosi’ come vorrebbe
la fede, se non come un atto di sottomissione di fronte ad un potere piu’
forte. Potrebbe instillarmi timore o paura, ma non rispetto.
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Credo anche che l’esistenza di tale ente ci ridurrebbe al
livello di personaggi , non persone,
senza una reale ragione d’essere che non la volonta’ del burattinaio,
scrittore, regista o quel che si voglia. Ecco perche’ ritengo piu’ desiderabile
l’ipotesi che noi siamo parte d’un avventura chimica chiamata vita, o
evoluzione, parte d’un sistema naturale impersonale senza creatore, e di una
catena d’eventi resi possibili da delle leggi (io le chiamerei circostanze, il
termine leggi e’ fuorviante se non c’e’ un legislatore) naturali, tutt’uno con
montagne, sistemi solari, insetti, stalattiti eppure individuali ed unici
grazie alle circostanze che c’hanno posto in essere, affrancati da un mastro
burattinaio e liberi di scoprire e guardarci intorno, teorizzare, creare
parole, idée e valori aggiungendo strati d’essere a questa realta’
dall’interno, partecipando ad una creazione spontanea e in divenire senza la
sensazione che qualcuno ci guardi come da un microscopio e sghignazzi divertito
alle nostre invenzioni, vite ed avventure, sapendo che non sono farina del
nostro sacco, ma un film scritto diretto e gustato da quest’essere ultraterreno,
film di cui gia’ conosce il finale.
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Eternauta....
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mercredi, juin 24, 2009
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Gli ostacoli, i problemi e le deviazioni che incontriamo sulla nostra strada: essi sono il nostro cammino.
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jeudi, septembre 20, 2007
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La Collina dei Tre Alberi Incendiati.
Arrivai, con le mie tre spose, sulla collina dove troneggiavano tre scheletri d'albero inceneriti. Non saprei dire che ora del giorno o della notte fosse, il tempo sembrava immutabile ed indifferente, e la strana luce che richiarava poteva essere quella del Sole od una sua parodia.
Giunti lì, al culmine della collina imperscrutabile, la mia prima sposa si spogliò dei suoi veli, e nella violenta luce porpora non ne riconobbi i lineamenti. Guardando attonito, mi voltai, cercando il disagio complice delle mie altre consorti.
Dalla seconda moglie però, non ebbi che uno sguardo estraneo, al ché mi sconfortai, e la mia mente cadde come in uno stato di torpore, del colore delle nebbie.
La terza sposa si avvicinò, mi si fermò accanto passando il suo braccio dietro la mia schiena, abbracciandomi e al contempo accarezzandomi, carica di una complice nostalgia. Girandomi, vidi il suo volto da vicino, esso rievocò in me il suo nome, seppur il suo viso non mi sembrasse familiare. Sorridemmo insieme, ma la nebbia e quella strana, fioca luce ridussero quel sorriso ad un eco, che pian piano si spense.
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lundi, août 20, 2007
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Il Volo del Falco
Più volte nelle nostre battute di caccia, il Falco distrattamente captava la lucida superficie del mare, riflettente il suo sguardo acuto e stretto. Talvolta lo notavo, segretamente lo incoraggiavo, ed esso provava sempre più diletto nel volteggiare invaghito tra gli iridescenti fulgori marini, soprattutto nel tempo in cui il sole calava, ed i suoi raggi appena lambivano la superficie dell'acqua. Presto le prede diurne e terrene gli andarono a noia, il sole, a cui prima miravano i suoi voli, gli sembrò, benchè irraggiungibile, troppo vicino, invadente, e le nude creature gli parvero restituire la luce diurna in maniera sempre più prevedibile, meno interessante. La nebbia parve cadere sul suo sguardo acquoso, ogni volta che i suoi artigli si staccavano dall'imbottitura sul mio braccio, temevo mi si liquefacesse, diventando della stessa sostanza del mare. Osservava sempre più di frequente le evanescenti sagome marine e, al suo occhio, divennero col passar del tempo le uniche forme di vita. Ebbe le sue prime vittorie vicino alla riva, e fu come se quei pesci fossero il suo primo pasto. Si spogliò a poco a poco delle penne, incurante dello sguardo indagatore degli altri volatili, riconoscente e quasi sprezzante nei miei confronti. Un giorno la mia vista lo perse sulla linea dell'orizzonte, stetti sulla riva, colpevole, disperandomi e lo aspettai fino al novilunio. Tornò senza far rumore, ebbi quasi l'impressione che fosse stato nascosto sotto la sabbia per tutti quei giorni, in un sadico nascondino, ma guardandolo capii... il suo rigido becco aveva sondato vanamente e a lungo l'informe fluido, alla ricerca di sguscianti forme, e non ne aveva prese... Il suo stretto e acuto sguardo era rimasto cieco e impotente nei labirintici abissi, talvolta ingannandolo, ed esso s'era morso più volte da sè, credendo di aver agguantato la preda. Capii nel suo sguardo che mai più le sue ali l'avrebbero portato verso le immense acque, capii nella fissità del suo iride che un accennato riflesso su un'onda l'avrebbe ferito più di cento soli da oggi in poi. E la colpa era stata solo mia.
By Eternauta.
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jeudi, mai 31, 2007
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Questo di cui sono il monarca, è un vecchio Paese. Melliflui mercanti di morte e voraci mercanti di vita si azzuffano ormai perpetuamente nel mio tempio, in una surreale lotta di cui non mi curo più da tempo. I miei sudditi ripetono e balbettano da sempre la loro parte, immemori della loro origine, sfruttando l'inerzia e la poca concorrenza, ancora operano, ed ancora i loro monologhi trovano svogliati uditori. Da lontano scorgo Lei, che mi chiede muta, quasi invoca che la chiami con il suo vero nome. Ma non accadrà. Qui i nomi alle cose li posso dare solo io, e qualora non siano i veri nomi, son quelli che valgono per la Legge. Non c'è una voce che possa discordare da me, ma questo m'annoia. Malevoli sguardi e frasi a mezza bocca intercorrono tra la mia gente, il popolo mi teme, e fa bene, ma mi odia altrettanto. Tanti sudditi e stranieri son arrivati fino a me, li ho accolti, sono entrati nelle mie grazie, convinti di rimanerci, ma li ho allontanati. Da allora non manca giorno che non si riuniscano da qualche parte del mio regno, e già mi par d'udire complotti e falsità. Ciò che è Vero, va da sè, lo stabilisco io. E così, questi furfanti e mezze tacche mi ostacolano, subdolamente, le mie direttive applicate a metà, consigli inascoltati, ricevo consigli che non vedo quale bene possano portare alla Nazione. Come se governare fosse alla portata di tutti. Il mio regno, per quanto senza alleati, e con le sue sole forze, mi sembra sia ancora indipendente, il giogo straniero, i miei sudditi, non l'hanno mai conosciuto. Come mai allora mi tocca sopportare queste molli femminuccie, e queste doppiezze... Che mai dovrei inventarmi io, seduto su questo trono, inascoltato, circondato da Re che non aspettano altro di spartirsi i brandelli del mio piccolo regno e di vedermi in catene a lavorare per le loro miniere? Popolo, Adunanza generale! Faccendieri, deboli, mutilati ed invalidi di guerra, spie di altri regni, grassi maiali, smidollati... La feccia è sempre la prima a venire a galla... L'ordigno è nelle mie mani, ma non temete, il Monarca non può morire...
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mercredi, mai 30, 2007
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Cerca te stesso nei vicoli più bui... Getta lo sguardo ove l'ombra è più cupa, tendi l'orecchio all'eco di una risata d'infanzia, specchia il tuo volto sul fondo d'un bicchiere di whisky, porta i tuoi passi sulle strade proibite, dove erba e polvere han corroso il sentiero dei tuoi passi... Spalanca i cancelli arruginiti su cui il tuo cuore ha apposto cartelli. Scruta del mattino l'ora a te sconosciuta, silente, oppure fatti na sega
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vendredi, mai 11, 2007
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L'orologio del cellulare, dalla fioca luce dello stand-by, segnava le 03:42. Ancora una volta, si trovava solo, davanti allo specchio, cercando di negare che quell'uomo riflesso fosse lui. Accese un'ennesima sigaretta, e il primo tiro rievocò il catrame delle precedenti nel suo esofago. Ora guardava con curiosità allo specchio, forse sperando che quel volto incominciasse a parlare, a tenergli compagnia. Ma esso stette muto, quasi sinceramente dispiaciuto di non potergli essere utile. Un imbarazzo sincero, avrebbe giurato, attraversò quella figura. Si sedette, a bordo della vasca da bagno, era sicuro stesse per sorgergli un pensiero, qualcosa di importante, forse un ricordo, forse un filo logico che gli facesse compagnia. Aspettò, pochi secondi, ma invano. Tornò a rialzarsi, stanco trascinò di nuovo il suo volto davanti allo specchio. Lo stesso imbarazzante silenzio. Aprì il mobiletto, quasi per il gusto di farlo. Vi trovò null'altro che gli stessi oggetti di sempre, semplici pettini, forbici, un tagliaunghie, delle pinzette, intervallati a flaconi di profumo, saponi, deodoranti. Il suo occhio si fermò per un istante in più sulle lamette da barba, ebbe una fantasia di sangue e riposo, di ritiro e rinuncia. Una volta di più, passato quell'istante, rise di sè. Ma da qualche parte riecheggiò una domanda: "per quanto ancora?". Ritornò dunque all'abbraccio delle lenzuola, che lo accolsero insonne.
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jeudi, avril 19, 2007
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Statue
Freddi. Come muti, antichi simulacri guardano altrove.
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vendredi, avril 13, 2007
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Vi è mai capitato di sentirvi vuoti? no, non dico vuoti così, temporaneamente e superficialmente, intendo veramente senza nulla da dire, svuotati, dubbiosi sulla propria stessa natura... Ad ogni giro di giostra si scende giù e ci si rende conto di come nulla sia attecchito realmente in noi, qualcosa cambia, sì, ma è un cambiamento così interiore e precedente al momento razionale di noi stessi, un cambiamento negli istinti forse... e forse dettato solamente dall'età. La domanda che molti si pongono quotidianamente è se esiste una parte di noi che sopravvive qualora venisse a mancare la routine, o gli amici più stretti, o la propria donna... e devo dire che la domanda ancora oggi è per me aperta. Ma forse la vera domanda è... ci piace questa parte che deriva da tutte queste sottrazioni? è questa la parte più indicativa per definirci? A viaggiare in eterno, talvolta, dimentichiamo la strada per la nostra casa, e, dopo un pò, qualora volessimo farvi ritorno, scopriamo che essa è svanita... ed allora, proviamo a riempire quel vuoto, anche se non so se sia possibile realmente ottenere qualcosa in più di un palliativo.
Vostro, L'Eternauta
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