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Black Angel presto il sole calerà spalancando le porte della notte e del suo mondo oscuro

Paola.Boni

paola boni


Last Updated: 6/26/2009

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Tuesday, April 08, 2008 

I vampiri di Laurell K Hamilton 

 

 

Come riuscire a rinverdire il mito del vampiro dopo che erano comparse creature affascinanti e coinvolgenti come la  Carmilla di Le Fanu, il Dracula di Stoker e il Lestat della Rice?

Il  merito di essere riuscita in quest’impresa spetta sicuramente a Laurell K. Hamilton che nel 1993 pubblica  "Guilty Pleasures" (Nodo di Sangue in Italia) primo di una lunga serie di fortunati romanzi raccontati attraverso l’occhio della loro protagonista, la cacciatrice di vampiri Anita Blake.

In un mondo dove vampiri e licantropi sono stati dichiarati cittadini legalmente riconosciuti degli Stati Uniti e vivono a stretto contatto con gli esseri umani, Anita, donna forte e determinata, dai modi accattivanti e dal pungente senso dell’umorismo ma anche spietata quando si tratta del suo lavoro, è una Risvegliante ovvero rianima temporaneamente i morti su commissione per cause testamentarie o per risolvere casi di omicidio. Tra i vampiri però è conosciuta come la Sterminatrice: è a lei infatti che la polizia si rivolge quando viene emesso un mandato per eliminare un criminale vampiro.  Nel primo romanzo della saga (arrivata in America già al suo 14° volume),  a seguito del ritrovamento di una lunga serie di corpi di vampiri massacrati Anita si troverà reclutata (o forse è meglio dire "minacciata")  per  fermare il misterioso assassino dal bellissimo ed affascinante Jean-Claude , il cui interesse per la Risvegliante è evidente fin dalla sua prima apparizione.

 

mi sussurrò Monica non appena si fu calmata, cercando - senza riuscirci affatto - di assumere un tono lugubre e minaccioso. In effetti lo sapevo, anche perché a quattro isolati da lì era stato liquidato l’ultimo vampiro. Il Distretto: così chiamava­no i vampiri quel quartiere, mentre, per gli umani, era Riverfront. Per i meno raffinati, invece, era semplicemente la Zona del Sangue. , risposi.(….)

Una voce profonda, melodiosa e fluttuante ci avvolse. Si trattava della voce di Jean-Claude, il proprietario del club. Non era un semplice vampiro, bensì un Master, e ne aveva l’aspetto più consono: i morbidi capelli ricci cadeva­no sull’alto colletto di pizzo bianco di una camicia di foggia antiquata. La portava aperta, lasciando intravedere il magro petto nudo sotto i bordi di pizzo e i polsini, anch’essi di pizzo, ca­devano come spuma sulle dita lunghe e pallide. Sfido qualsiasi uomo a indossare un indumento del genere senza sembrare ridicolo. A quel vampiro, invece, dava un’aria in­dubitabilmente virile. Monica parve sorpresa.

< Oh, sì >, rispose Jean-Claude.

<... all’epoca in cui collaboravo alle indagini su certi casi accaduti a Riverfront >, conclusi.

, commentò Jean-Claude, pronunciando la parola "esperta" in un tono morbido e sensuale che la rese vaga­mente oscena.

Mentre Monica ridacchiava, Catherine fissò Jean-Claude a occhi sgranati. Quando le toccai un braccio, si riscosse co­me destandosi da un sogno. Non mi presi la briga di sus­surrare, perché sapevo che lui mi avrebbe udita comunque. In silenzio, Catherine annuì. Per la prima volta, il suo vi­so lasciò trapelare un’ombra di paura.

«Non farei mai del male a una donna così giovane e bel­la »  Jean-Claude le prese una mano per portarsela al viso e sfiorarla con le labbra, facendo arrossire Catherine, poi ba­ciò la mano anche a Monica. Infine guardò me e rise. Si mosse verso di me, però, anziché guardarlo negli oc­chi, fissai il suo petto, segnato dalla cicatrice di un’ustione a forma di croce, seminascosta dal pizzo: da quanti decenni qualcuno non gli aveva premuto un crocifisso sulle carni?

, aggiun­se Jean-Claude. Potevo protestare? In un certo senso, aveva ragione. (….)

sussurrò poi. Il suo alito mi sfiorò la pelle come una lieve brezza e la sua voce, così maledettamente suadente, quasi mi spinse ad alzare gli occhi per scoprire con quale espressione aveva pronunciato quelle parole. La mia parziale immunità al suo potere lo intrigava; inoltre trovava divertente il fatto che, sul braccio, io avessi la cicatrice di un’ustione, a forma di croce. A ogni nostro incontro, faceva del suo meglio per ipnotizzarmi e io facevo del mio meglio per eluderlo. Finora avevo sempre vinto io.

Continuai a fissare il petto di Jean-Claude, chiedendomi se il pizzo fosse davvero morbido come sembrava: proba­bilmente no.

Non lo credevo affatto, però sapevo che la croce era uti­le. Jean-Claude, per sua stessa ammissione, aveva duecen­tocinque anni, e un vampiro, in due secoli, acquista molto potere. In altre parole, stava insinuando che fossi una vi­gliacca. Ebbene non era così. (…)

Di nuovo, Jean-Claude mi si avvicinò. , risposi. È difficile mostrarsi duri e risoluti se non si può fare altro che fissare il petto dell’avversario. Ma guardarlo negli occhi è assolutamente da escludere, se l’av­versario è un vampiro. La risata di Jean-Claude mi accarezzò come una pellic­cia: calda, ma con un lieve sentore di morte. Monica mi prese per un braccio.   , insistette Jean-Claude. <È una minaccia?> Di nuovo, lui rispose con la sua risata sensuale e inquietante. "

 

Sottoponendo gli elementi della letteratura gotica e del mito del vampiro ad un’attenta e accurata rielaborazione e mischiandoli ai generi  dell’horror, del thriller contemporaneo e del romanzo d’azione,  Laurell Hamilton  trasforma il fantastico in ordinario e crea sensuali vampiri fortemente erotici e terrificanti, dotati di straordinari poteri ammaliatori ma allo stesso tempo molto vicini alla loro natura umana. Essi, rispettando una loro personale gerarchia, fanno parte della società ma al contempo  vivono al limite delle sue regole. Loro e le altre creature sovrannaturali rivelatesi agli esser umani, sono i "diversi" che lottano per sopravvivere, spesso discriminati semplicemente perché sono ciò che sono.

Molte volte, infatti, in questi romanzi viene affrontato il tema dell’erronea identificazione di ciò che è diverso con ciò che è malvagio un riflesso della moderna società che, per quanto possa definirsi multirazziale, nutre ancora forti timori e pregiudizi verso chi non è perfettamente integrato con essa. La stessa Anita, all’inizio delle sue avventure, cade in questo errore salvo poi col tempo (frequentando prima Richard, licantropo che trova difficoltà ad accettare la sua stessa natura, poi lo stesso Jean-Claude) prenderà consapevolezza del proprio sbaglio. 

 Attraverso questa serie di romanzi dalla trama "turbo"  dove  a prevalere è l’azione, la linea che separa il mostruoso dall’umano diventa così sottile che spesso le due cose si mescolano, si confondono e, a volte, si invertono.

Tuesday, April 08, 2008 

Le Cronache di  Anne Rice

 

 

Dopo  "Dracula" di Bram Stoker molti hanno tentato di rivisitare il mito del vampiro ma nessuno, come Anne Rice, è riuscito ad arrivare al cuore e all’essenza stessa di queste creature immortali. Composte da circa dodici romanzi tutti incentrati sulla figura di un particolare vampiro (che ha anche la funzione di voce  narrante) le Cronache dei Vampiri devono la loro fama a "Intervista col Vampiro" primo romanzo della saga e indubbiamente il più magistralmente costruito.

Considerato uno dei più bei romanzi del gotico moderno, quest’opera ha trasformato il vampiro in una figura sensuale e  affascinante, in qualche modo luminosa nella sua oscura bellezza ma anche profondamente tormentata, alla costante ricerca di una pace impossibile da ottenere, condannata alla solitudine e a momenti di effimera felicità scaturiti da un desiderio di amore che non può essere soddisfatto.

Personaggio centrale del  primo romanzo è Louis de Pointe du Lac che, talmente stanco di quella sua immortale esistenza, decide di condividere la propria storia con un incredulo giornalista.

 

 

 

"(….)Di colpo la stanza fu inondata da una cruda luce gialla. Il ragazzo, levando gli occhi sul vampiro, non riuscì a trattenere un moto di stupore. Le sue dita arretrarono danzando sul tavolo fino ad artigliarne il bordo. < Santo cielo!> mormorò, poi riprese a fissarlo ammutolito.

Il vampiro era perfettamente candido e levigato, come scolpito nell’avorio, e il suo viso appariva esanime come una statua, a eccezione di quegli occhi verdi, ardenti come fiamme in un teschio, che scrutavano intensamente il ragazzo. Ma poi il vampiro sorrise con un velo di malinconia e la liscia massa bianca del suo volto si mosse ridisegnandosi con i tratti infinitamente flessibili ed essenziali di un cartone animato. < Vedi?> chiese dolcemente. IL ragazzo rabbrividì, alzando la mano come per ripararsi da una luce violenta. Il suo sguardo corse lentamente sulla giacca nera e impeccabile appena intravista al bar, sulle lunghe pieghe del mantello, sulla cravatta di seta nera annodata alla gola e sul luccichio del colletto, bianco come la carne del vampiro. S’incantò ad osservare la folta capigliatura corvina, le onde pettinate all’indietro sulle orecchie e i riccioli che sfioravano appena l’orlo del colletto. domandò il vampiro Il ragazzo aprì la bocca prima di riuscire ad emettere un suono. Annuì rispose infine.

Il vampiro si sedette di fronte a lui e sporgendosi in avanti gli disse in tono gentile, confidenziale

< Non aver paura. Fai partire il nastro.> Allungò un braccio verso il ragazzo. Questo fece un balzo all’indietro, mentre due rivoli di sudore gli scorrevano ai lati del viso. Il vampiro gli strinse vigorosamente una spalla. < Credimi non ti farò del male > lo rassicurò < Ci tengo davvero a questa occasione. È molto più importante per me di quanto tu possa credere. Voglio cominciare.> Ritirò la mano e rimase immobile in attesa.   

 Il ragazzo si asciugò fronte e labbra con il fazzoletto, balbettò che il microfono era inserito, schiacciò il tasto e annunciò che l’apparecchio era acceso. < Lei non è stato sempre un vampiro, vero?> attaccò. < No> rispose l’altro < Avevo venticinque anni quando lo divenni; era il 1791.>  Il ragazzo fu colpito dalla precisione della data, che ripeté prima di chiedere < Come avvenne?>

< Ci sarebbe una risposta molto semplice. Ma non credo di aver voglia di dare risposte semplici > disse il vampiro < credo di voler raccontare la storia vera….>"

 

 

 

Così, inizia un emozionante racconto ambientato in una New Orleans cupa e malinconica, ambigua, come i vampiri stessi che la abitano. Oltre a Louis la figura che più di qualsiasi altra spicca in quest’opera è quella di Lestat de Lioncourt colui che lo ha reso vampiro, condannandolo ad un’eterna dannazione.  Vampiro cinico, apparentemente senza scrupoli morali, Lestat, sarà una sorta di alter-ego  per Louis sebbene poi diventerà la figura centrale di molti altri romanzi delle  "Cronache" assumendo una connotazione ben più positiva nonostante  il forte narcisismo.

 

I vampiri di Anne Rice hanno fatto la loro comparsa anche sul grande schermo con  il film del 1994 tratto appunto da "intervista col vampiro"( magnificamente diretto Neil Jordan e interpretato da Brad Pitt e Tom Cruise ) e quello ispirato a "la regine dei dannati" terzo libro della saga.

 

Al crocevia tra i romanzi horror, gotici, storici e filosofici, le Cronache dei Vampiri ( e più di tutti Intervista col Vampiro), dotati di una grande  potenza narrativa e contenutistica, trasformano e rivisitano l’immagine del vampiro, ormai non più mostro orribile e sanguinario ma incarnazione di quelli che sono gli aspetti più tormentati, angosciosi ed oscuri dell’animo umano.

Tuesday, April 08, 2008 

La leggenda di Dracula

 

A circa un ventennio dalla "nascita" di Carmilla ecco fare la sua comparsa nel 1897 quello che è senza ombra di dubbio il più famoso vampiro della storia: Dracula.

Nato dalla penna di Bram Stoker, questo celebre personaggio ha le sue origini nella storia della Transilvania ( anch’essa in qualche modo fortemente presente nel romanzo).

Dracula, infatti, era in realtà  il conte rumeno Vlad Tepes Dracula vissuto nel XV secolo chiamato Tepes  ( impilatore) per il metodo atroce con cui amava infliggere una morte lenta ai suoi nemici. Furono proprio queste atrocità che permisero la nascita di numerose leggende attorno a questa figura storica e, in seguito, la sua identificazione, da parte di Stoker, nel mito del vampiro.

Pallido e dal sorriso affascinante, gentiluomo dai modi raffinati Dracula ammalia il lettore pur nel suo aspetto di creatura demoniaca  assetata di sangue

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"(…) Van Helsing si è alzato di scatto , ha detto, Inutile descrivere la nostra paura e la nostra decisione, erano entrambe in noi. In gran fretta, siamo andati a prendere nelle nostre stanza gli stessi di cui eravamo muniti quando eravamo entrati nella casa del Conte. Il professore aveva già con sé le sue cose, e quando ci siamo riuniti nel corridoio, me le ha indicate con un gesto molto eloquente, dicendo Si è fermato con la voce rotta, e non so dire se nel mio animo prevalesse il terrore o la rabbia. Davanti alla porta dei coniugi Harker ci siamo fermati. Art e Quincey hanno fatto un passo indietro, e il secondo ha chiesto < È necessario disturbarla?>

<È necessario>, ha risposto gravemente Van Helsing < Sfonderemo la porta se chiusa.> (….)  Così dicendo ha girato la maniglia, ma la porta non si è aperta. Ci siamo scagliati contro il battente e con fragore si è spalancata facendoci piombare nella stanza quasi a capofitto. Il professore è caduto e l’ho visto carponi mentre tentava di rialzarsi. Ma qualcos’altro mi ha sconvolto. Ho sentito i capelli che mi si rizzavano in testa come setole e il cuore che stava per fermarsi. La luce della luna era così chiara da penetrare attraverso la spessa tenda gialla, così che nella stanza ci si vedeva abbastanza bene. Sul letto, vicino alla finestra giaceva Jonathan Harker, con il volto paonazzo e il respiro pesante, come se fosse drogato. Inginocchiata ai bordi del letto, con le spalle al marito, c’era la figura di sua moglie, con una vestaglia bianca, e accanto a lei un uomo alto, magro, vestito di nero. Non guardava verso di noi, ma subito abbiamo riconosciuto in lui il Conte: ogni suo tratto, anche la cicatrice sulla fronte.  Con la mano sinistra stringeva quelle della signora Harker, tenendogliele ferme dietro la schiena; con la destra le aveva afferrato il collo, obbligandola a chinare il volto verso il suo petto. La bianca camicia da notte era macchiata di sangue, e un rivolo scorreva sul nudo petto dell’uomo che si era aperto il vestito. La posizione dei due aveva una terribile somiglianza con l’immagine di un bambino che spingeva il naso del gatto in una scodella di latte per costringerlo a bere.

Appena siamo entrati nella stanza, il Conte ha girato il capo e gli si è stampato subito sul viso l’espressione infernale di cui avevo letto. Gli occhi fiammeggiavano di furia diabolica; le grandi narici del bianco naso aquilino si sono spalancate, frementi; i denti, bianchi e aguzzi, che si intravedevano tra le labbra piene della bocca grondante sangue, hanno battuto insieme come quelli di una bestia selvaggia. Con uno scatto ha scaraventato sul letto la sua vittima che vi si è accasciata come se fosse caduta da un’altezza vertiginosa, e, girando su se stesso, si è scagliato contro  di noi. Il professore, che nel frattempo si era rialzato, protendeva verso il Conte la busta contenente l’ostia consacrata. Ecco, all’improvviso, che il Conte si arresta, come aveva fatto la povera Lucy davanti al sepolcro  , e arretra sempre più, mentre noi avanziamo brandendo i nostri crocifissi. La luce della luna scompare all’improvviso, come se una grande nube nera avesse attraversato il cielo; e quando Quincey riesce ad accendere con un fiammifero la lampada a gas, non abbiamo visto più nulla, ad eccezione di un impalpabile vapore, che è scivolato davanti ai nostri occhi sotto la porta, richiusasi dopo il nostro ingresso."

 

 

Uno degli ultimi grandi romanzi gotici, originale già solo per la sua struttura interna (una lunga serie di riflessioni incrociate fatte dai diversi personaggi attraverso lettere e diari ) il romanzo  di Stoker  rappresenta una pietra miliare della letteratura vampirica  ispirando anche  una lunga serie di opere cinematografiche (fra le quali "Nosferatu il vampiro" film muto degli anni 20, il "Dracula" del 1931 che diede il via alla fama di Bela Lugosi e  il celebre film del 1992 di Francis Ford Coppola  intitolato appunto "Dracula di Bram Stoker") e teatrali (come lo spettacolare  "Dracula opera rock" scritta da Vincenzo Incenzo con musiche della P.F.M. , che con le sue  "immagini magiche, coreografie bellissime e sentimenti profondi" è riuscito a trasporre in maniera eccellente la forza letteraria del romanzo di Stoker nell’ambito del musical moderno.)

Dracula è senza ombra un romanzo universalmente celebre che con le sue atmosfere cupe e oscure, conduce il lettore, attraverso un crescendo di emozioni,  alla scoperta dell’orrore e del fascino di quello che può senza ombra di dubbio essere considerato il principe di tutti i vampiri.

Sunday, April 06, 2008 

Current mood:notturno

(......)


La notte seguente mi recai in un vicolo parallelo a piazza di Spagna, dove si trovava la dimora in cui la Comunità era solita riunirsi.
Mi avvicinai al massiccio portone in legno e ferro dietro il quale sapevo celarsi un vampiro a garantire che nessun intruso potesse entrare indisturbato. Almeno Dominick non aveva smesso di prendere le dovute precauzioni.

Quando dallo spioncino rettangolare il guardiano cominciò a fissarmi lasciai scivolare lentamente il mio potere affinché egli potesse percepire a pieno l’entità della mia forza.
La sua paura mi fece provare un fremito di piacere su tutto il corpo.
Il vampiro mi aprì in silenzio, fissandomi con occhi vibranti di terrore e mi accompagnò lungo una ripida rampa di scale fio a uno stanzone polveroso pieno di bare accatastate e casse vuote.
Mossi velocemente gli occhi per guardarmi attorno. Quel posto sarebbe stato uno strumento di contatto perfetto se solo quel dannatissimo Lord non fosse così terrorizzato dall’idea di avvicinarsi ai mortali più dello stretto necessario.
Camminai verso il fondo della sala dove si trovava la porta nascosta che conduceva ai sotterranei.

Persino attraverso di essa potevo sentire le urla della donna, ennesima vittima delle atroci perversioni di Dominick.
La seconda scalinata che mi ritrovai di fronte era interamente realizzata in pietra, priva di qualsiasi illuminazione.
La discesi lentamente concentrato solo sul potere che scorreva dentro di me. Ero totalmente calmo e indifferente allo spettacolo che sapevo avrei trovato.
Al centro del salone, una ragazza piangeva e gridava immersa in una pozza di sangue, in ginocchio con i gomiti e la fronte a terra. Era  nuda e aveva le mani legate con pesanti catene.
L’odore del sangue della giovane mi arrivo con una folata improvvisa assieme a quello della belva che celava dentro di sé.

In condizioni migliori avrebbe potuto trasformarsi in lupa ma ormai la sua natura non umana le permetteva a stento di restare in vita. Forse, dopo quello che le avevano fatto, lasciarsi morire sarebbe stata per lei la soluzione migliore.
Fissai, riuscendo a stento a controllare la mia rabbia, la pelle grondante sangue che le era stata completamente strappata via, appesa come un macabro trofeo a una delle pareti in pietra.
Repressi immediatamente ogni tipo di emozione. Non potevo permettermi di mostrarmi debole. Dovevo essere freddo, distaccato… letale… La paura sarebbe stata la mia forza. Loro dovevano temermi.
Mossi gli occhi verso i vampiri presenti in sala attirando su di me i loro sguardi e quello del Lord.
Fissandolo a mia volta, mi insinuai con facilità nella sua mente abbattendo tutte le sue difese. Sapevo cosa voleva fare alla giovane, come avrebbe continuato a torturarla sfogando su di lei le sue perversioni. Lo avrei ammazzato molto prima che avesse potuto metterle le mani addosso.
"Lucas… cosa ti porta qui? È  raro che tu venga al nostro rifugio…" la sua bocca era piegata  in un sorriso di finta cordialità.
Il suo volto però, tornò a farsi serio nel momento in cui si accorse che nonostante mi stesse dando prova del suo potere antico più di cinquecento anni, non sembravo affatto intimorito da esso…. Ed era vero. Io non lo temevo. Avrebbe anche potuto ammazzarmi ma, al contrario di lui, non avevo niente che avrei rimpianto all’inferno.
"Sai perché sono qui Dominick…"  Il fatto di non averlo chiamato col titolo di Lord era una chiara sfida alla sua autorità.
 Lui si alzò scoprendo le zanne "Cosa pensi di poter fare contro di me? Il tuo potere è ben misera cosa se paragonato a quello della maggior parte dei vampiri della Comunità… e in confronto al mio, non è nulla!"
Non riuscii trattenere una risata, tanto trovavo patetica la sua assurda convinzione "Credi davvero che io sia così stupido da fare sfoggio delle mie capacità solo per mera vanteria? Ti mostrerò qui e adesso la mia forza, prendendomi la tua vita!"

Liberai il mio potere lasciando che la rabbia e l’odio che sentivo divorarmi le viscere, lo alimentassero.    

 Avvertii su tutto il corpo un piacevole formicolio provocato dall’energia che stava lentamente dilagando nella sala. Bellissima… esaltante… eccitante…

Dominick cercò di oppormi ad essa il suo potere ma lo ricacciai indietro senza alcuno sforzo.  Rimase  completamente paralizzato dal terrore quando migliaia di piccole ferite cominciarono ad aprirsi sul suo corpo.
" No…" gridò " non è possibile… chi sei? Che cosa sei tu in realtà?"

Se solo avesse saputo…. Se il segreto legato al mio sangue e all’eredità che con esso mi era stata trasmessa, fosse stato rivelato, si sarebbe inginocchiato ai miei piedi supplicandomi di risparmiarlo e implorandomi di prendere il suo posto ma ciò che gli stavo mostrando era solo la forza generata dal patto di carne e sangue col branco. Il mio vero potere me lo ero lasciato alle spalle assieme al mio passato.
Resosi finalmente conto della sua inevitabile disfatta, il Lord si scaraventò su di me ignorando totalmente il dolore per le ferite che continuavano ad aprirsi sul suo corpo.
Era patetico: il suo volto sembrava una maschera di sangue deformata dall’odio, il braccio sinistro, ormai quasi del tutto mozzato, gli penzolava inerte lungo il fianco. Un essere un tempo meraviglioso sull’orlo del totale disfacimento.
Quando si trovò a un passo da me, liberò il suo potere aprendomi uno squarcio su un fianco.
Resistetti stoicamente al dolore, spostandomi da un lato e afferrandolo per la gola lo sollevai di peso. La sua mano mi artigliò un braccio graffiandomi e piantandomi inutilmente le unghie nella carne.
 "Non ti agitare…" gli sussurrai avvicinandolo a me quel tanto che bastava per potergli parlare in un orecchio "presto non sentirai più nulla."
Mentre con la mano sinistra rafforzai la presa sul collo, poggiai la destra sul suo petto. Sentii il mio potere avvolgere il suo cuore stringendolo in una morsa letale.
Le sue imprecazioni si trasformarono prima in suppliche poi in grida disperate nell’attimo in cui prese coscienza della morte imminente.
Strinsi la mano e il cuore gli scoppiò in petto facendogli vomitare sangue. Quando lui spirò io divenni finalmente il Lord della città.
Gettai il suo corpo contro una parete e mi chinai sulla ragazza del branco. Anche lei la notte passata si era nutrita di me ora, però, giaceva a terra in fin di vita con i muscoli ancora guizzanti di un vigore sanguigno.
Sentii la fame investirmi con violenza ma la mia mente trovò subito rifugio nel ricordo di Elén che già molto tempo prima mi aveva salvato dal diventare un mostro ben peggiore Dominick.
Presi la giovane tra le braccia e avanzando verso l’uscita, vidi tutti i vampiri presenti chinare il capo in segno di sottomissione.
Presto tutta la Comunità si sarebbe riunita per incontrare il nuovo Lord ma avevo ancora del tempo prima di dover affrontare coloro che non si sarebbero dimostrati d’accordo con la mia ascesa.
Uscii in strada, nascondendomi nell’ombra, fissando la ragazza i cui occhi mi osservavano a loro volta. Conoscevo quello sguardo di supplica, lo stesso che aveva Elén nel momento in cui espresse il desiderio di morire per mano mia.
Come allora, avrei esaudito quella supplica silenziosa. Avrei donato la morte come avevo sempre fatto per trecento anni.

"Tra poco sarà tutto finito…" le dissi baciandole le labbra.

Penetrai nella sua mente manipolandola in modo da farle sparire il dolore e la morsi sul collo.

Il sangue mi inondò la gola caldo, dolcissimo e io bevvi sentendola gemere sotto di me finché non emise più alcun suono. Elén…. perdonami ti prego….

Consapevole di stare perdendo il controllo abbandonai il cadavere e levitai più in alto che potei lasciando che il vento freddo della notte mi aiutasse a placare il mio stato d’animo.

Quanto ancor avrei potuto resistere così? Fino a dove mi sarei spinto pur di riuscire a dimenticare?

Continuando in questo modo sarei impazzito, avrei finito col trascinarmi nei secoli spinto solo dal desiderio di sangue come un animale, incapace di  provare qualsiasi sentimento al di là dell’odio per me stesso e per il mondo che mi aveva creato.

Nel momento, però, in cui riaprii gli occhi e vidi la bellezza dello spettacolo che si presentava i miei piedi sentii un’improvvisa calma avvolgermi. Centinaia e centinaia di luci brillavano formando un’isola dorata al centro della più totale oscurità sopra la quale una splendida luna irradiava il cielo di luce argentata. Era uno spettacolo straordinario.

Il mio cuore cominciò a battere a un ritmo frenetico, pieno di un’estasi che non avevo  provato da tanto tempo.

Era l’energia vibrante di una città indifferente al trascorrere delle ere degli uomini, l’inebriante percezione della vita, della bellezza più pura racchiusa in migliaia di anime

Mi trovai a sorridere e a piangere senza quasi rendermene conto. Questa era la mia città, il mio territorio, la mia casa.

Qui finalmente, avrei trovato la mia redenzione.

 

Saturday, March 08, 2008 

Carmilla e il vampirismo lesbico

 

Dopo Polidori e Hoffman, un altro grande rappresentante della letteratura vampirica, considerato il vero precursore di Bram Stoker, è  J. Sheridan Le Fanu.

La sua  Carmilla introduce il tema del vampirismo lesbico: essa infatti ha una bellezza delicata e  con la sua dolcezza e la sua gentilezza (aspetti che la rendono assai diversa dalle vampire dark lady di oggi) affascina e fa in qualche modo innamorare le giovani fanciulle che poi vampirizza.

Carmilla rappresenta un’incarnazione delle paure di queste ragazze adolescenti, la proiezione di quei  pensieri e desideri repressi a causa delle rigide norme della morale vittorania. Ne è un esempio Laura,  voce narrante del romanzo, che vive il rapporto di amore reciproco con la vampira come in un sogno.

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"L’attenzione di Carmilla nei miei confronti diventava ancora più assidua e i suoi strani slanci di adorazione sfibrante sempre più frequenti. L’avidità del suo sguardo cresceva e diventava più ardita con il venir meno della mia volontà e delle mie povere forze. Senza saperlo ero ormai in uno stadio abbastanza avanzato di una delle più strane malattie di cui abbia sofferto un essere mortale. (…) Sensazioni strane indefinibili mi facevano visita durante il sonno. La più frequente, e allo stesso tempo piacevole e inconfondibile, era simile al brivido di gelo che si prova nel fare il bagno nel fiume andando controcorrente. A questa sensazione faceva seguito una lunga attività onirica, ma talmente confusa che non riuscii mai a ricordare le scene e i personaggi, e nemmeno una  sequenza che fosse in qualche modo conclusa. (…) Talora era come se una mano mi scivolasse lievemente sul collo e sulle guance, altre volte come se calde labbra mi baciassero con un’insistenza e una bramosia che aumentavano in prossimità della gola, dove quella piacevole suzione indugiava più a lungo: allora i battiti del mio cuore aumentavano, il respiro si trasformava in un ansimare violento cui seguiva un singhiozzo che arrivava fin quasi a soffocarmi, sfociando, infine, in una convulsione terribile, durante la quale i sensi mi abbandonavano e perdevo conoscenza. Erano ormai tre settimane che versavo in queste indescrivibili condizioni, e, nell’ultima, le sofferenze avevano cominciato a lasciare le tracce sul mio aspetto: ero diventata esangue, due occhiaie cerchiavano i miei occhi dilatati e l’estenuazione che avvertivo da tempo cominciava a manifestarsi nello stato attonito dell’espressione."

 

 

Succhiando il sangue, le energie e la vitalità delle sue vittime Carmilla rappresenta un’immagine di eterna giovinezza e di una crescita vitale ininterrotta. È un personaggio destabilizzante, dal punto di vista sessuale anche liberatorio, anticonformista, troppo per le regole sociali dell’epoca ( sarà proprio per questo che andrà poi incontro ad una fine terribile.)

Ma Carmilla è  soprattutto ambivalente, come le fanciulle adolescenti di cui si nutre ed è questa ambiguità a fare di lei la figura del vampiro per antonomasia.

Caratteristica di questo racconto è proprio la continua presenza di un’ambiguità più o meno velata: quella tra realtà e sogno ma anche, nella sfera sessuale, tra omosessualità ed eterosessualità.

Sicuramente con Carmilla, Le Fanu ha dato vita ad un’opera di indiscusso valore letterario che riesce a condensare in sessanta pagine una storia avvincente in grado di intrattenere e coinvolgere il lettore, lasciandogli però motivo di riflessione ed emozione.

Saturday, March 08, 2008 

Vamprismus di E.T.A. Hoffman

 

A Polidori sono seguiti una lunga serie di autori che hanno scritto racconti prendendo spunto dal suo racconto. Quello che di sicuro ha contribuito al consolidamento della figura sensuale del vampiro letterario è Ernest Theodor Amadeus Hoffman  che nel 1821 scrisse il suo "Vampirismus".

Sebbene Hoffman associasse il vampirismo con la necrofagia, egli introdusse la figura della donna vampiro caricando il suo istinto necrofago di erotismo.

Aurelia infatti, maledetta dalla madre e dal misterioso Uranio ( satanico e seduttore come un eroe Byroniano), spinta perciò a passare le notti dilaniando cadaveri, è l’incarnazione del desiderio sessuale femminile ed è vampira, nel suo condurre chi la ama ad una morte spirituale.

È però anche un personaggio tormentato dal rimorso, diviso tra il desiderio erotico (incarnato dalla sua perversione necrofaga) e il senso di colpa per il suo cibarsi di cadaveri in orge cimiteriali.

Aurelia continuerà la sua esistenza divisa tra istinto e rimorso fio a quando non verrà scoperta dal marito Ippolito nell’ultima scena del libro. Nel finale però vi è solo cupo pessimismo a dimostrazione di trovarsi di fronte ad un opera narrativamente moderna: sebbene lei, infatti, trovi la morte non c’è alcuna salvezza per Ippolito. Solo la pazzia.

 

"(….)Egli, si alzò, si gettò un mantello sulle spalle e corse via, senza far rumore, sulle trecce della moglie. La luna splendeva luminosa nel cielo e al suo chiarore il conte poté riconoscere distintamente Aurelia nella figura che, avvolta in una vestaglia bianca, procedeva rapida a una notevole distanza innanzi a lui. La contessa attraversò il parco, raggiunse il cimitero e disparve dietro le sue mura. Il conte le tenne dietro di corsa e presto fu alla porta del cimitero che trovò aperta. E alla chiara luce della luna, vide allora, poco lungi, un circolo di figure spettrali. Vecchie donne mezzo ignude coi capelli disciolti stavano accovacciate in giro sul terreno; nel bel mezzo giaceva il cadavere di un uomo ch’esse divoravano con avidità di lupe. Aurelia era fra esse! Il conte, in preda a un terrore folle, si ritrasse barcollando e fuggì via fuori di sé, correndo attraverso i viali del parco, finché madido di sudore si ritrovò davanti alla porta del castello. Inconsciamente e senza riuscire a fissare nessun pensiero definito, attraversò alcune sale e si precipitò nella sua stanza da letto. La contessa giaceva nel suo letticciuolo e dormiva un sonno calmo e profondo. Il conte volle convincersi di aver fatto un orribile sogno, ma poiché ben ricordava la sua corsa notturna, come dimostrava anche il mantello ancora bagnato dall’umidità della notte, pensò d’essere stato vittima d’una spaventosa allucinazione.(...)Ma quando si fu seduto a tavola con la contessa e questa fece il gesto d’allontanarsi piena di disgusto appena fu servito un piatto di carne, egli non ebbe più alcun dubbio su quanto aveva osservato nella notte e ne rimase inorridito.

Pieno di sdegno scattò in piedi gridando con voce spaventevole:

Aveva appena pronunciato queste parole, che la contessa rientrò urlando, si gettò su di lui e cominciò a morderlo con la ferocia di una iena. Egli respinse e rovesciò a terra l’indemoniata che spirò poco dopo con orribile spasimo. Il conte era diventato pazzo."

In questo  racconto, precursore dell’angoscia moderna e della dissociazione "pirandelliana" della personalità,  Hoffman  aumenta il carattere metaforico del vampiro, svelando soprattutto i sottintesi erotici del vampirismo femminile e spianando la strada a quella che sarà una delle vampire più conosciute della letteratura: Carmilla.

 

Saturday, March 08, 2008 

We are Tempter Demons

We are eternal Lords of the Night

Come with us!,

You, people who covets pleasure

In our hug you will find

A burning fire of excitation and desire!

   

We are Angels of the Dark

We are Princes who live in Death

Come with us!

Heirs of our sin

In our kiss you will satisfy

Every kind of desire, blood and delight

 

 

I vampiri più celebri della letteratura

da Polidori alla Hamilton

Di  Paola Boni

 

 

Eternamente velati da un fascino oscuro, terrificanti ma allo stesso tempo in qualche modo bellissimi, i vampiri hanno dominato per secoli l’immaginario collettivo. Da sempre rappresentano l’incarnazione di terrori ancestrali, della paura dei morti e del loro ritorno ma anche di desideri oscuri, della brama di una diversità oscura e pericolosa che trascende l’umano. Essi vengono classicamente identificati come spiriti di persone defunte (spesso morte in maniera violenta o incapaci di trovare la pace nell’aldilà) che rianimati, tornano a perseguitare i vivi privandoli del sangue per poter accrescere la propria forza vitale.

Sebbene la vera origine di queste creature sia ancora piuttosto incerta e nonostante il termine vero e proprio di "vampiro" sia apparso per la prima volta in Europa solo nel 1725, la loro figura è presente in molte fra le maggiori culture europee.  È  possibile trovarne gli archetipi fin dal mondo classico, nelle figure delle Empuse e delle Lamie.

 

Empuse e Lamie

 

Le Empuse sono figure al seguito di Ecate, regina del mondo degli spettri.

In grado di assumere vari aspetti, fra cui quello bellissime fanciulle, questi demoni femminili succhiavano nel sonno la forza vitale degli uomini con cui avevano giaciuto, provocandone la morte. Uno degli esempi più validi di Empusa nell’ambito della cultura Greca lo si può trovare nella "Vita di Apollonio di Tiana" in cui essa discostandosi dalla figura tradizionale assume caratteristiche erotiche avvicinandosi fortemente alla figura della Lamia.

 

La Leggenda della Lamia nacque in Libia: essa era figlia di Belo, regnante della regione. Zeus se ne invaghì e da lei ebbe alcuni figli che vennero uccisi da Era per gelosia. Il volto di Lamia allora, si trasformò in una maschera da incubo e lei iniziò a dissanguare  i suoi bambini e quelli degli altri, aggirandosi nelle tenebre come un sinistro fantasma. Questa creatura, si colloca nel vampirismo grazie al Metamorphoseon di Apuleio, opera che verte interamente su avventure a sfondo magico alcune proprio connesse con il vampirismo. Queste Lamie posso essere considerate vampiri ante litteram: esse appaiono subito dopo la mezzanotte e nonostante gli ostacoli di porte e finestre possono entrare indisturbate nelle stanze delle loro vittime che rimangono incoscienti durante il loro attacco e si risvegliano pallidi e deboli. 

 

In Inghilterra a partire dal XII secolo, nasce la convinzione che certi uomini malvagi tornerebbero dopo morti a vagabondare sulla terra richiamati dal Diavolo, succhiando il sangue dei vivi e  lasciando dietro di sé orribili pestilenze causate dal fetore dei loro corpi. Questa leggenda, grazie anche all’influenza ricevuta dalla cultura scandinava,  si rispecchia fortemente nel mito del vampiro. In questo periodo, inoltre, il forte legame con la tradizione vampiresca è dimostrata da numerosi racconti di autori inglesi tra cui Walter Map.  Nel suo "De Nugis Curialium" si possono trovare numerose storie sui demoni vampiri e sui bevitori di sangue  in una dei quali è descritto il modo in cui, secondo la credenza comune, dovevano essere eliminati questi esseri: la decapitazione.

 

Il mito del vampiro è diffuso anche in Francia (sebbene in questo paese lo sia in maniera decisamente minore ed il vampirismo sia visto più che altro come una patologia alla quale ne vengono associate  altre come ad esempio la necrofilia)  e nei paesi Slavi. Nelle saghe islandesi infatti, sono molti i racconti che parlano di vampiri e di metodi per fermare questi "fantasmi", come quello di trapassare con un palo il petto dei defunti, perché non tornassero a danneggiare i vivi, in attesa dell’arrivo dei rappresentanti della chiesa che avrebbero poi versato sul corpo acqua benedetta e intonato per il morto inni sacri.

Sono però  l’Ungheria e la Romania ad avere la fama di essere i paesi più infestati da vampiri.

Quest’ultima soprattutto, vanta una tradizione particolarmente diffusa e radicata nel corso di parecchi secoli. Sono molti i termini usati in questo paese per definire le varie specie di vampiro      ( da quello più comune di strigoi a moroii oppure varcolaci o pricolici) e ancora di più sono le credenze sul modo in cui riconoscere un vampiro ( un uomo lo è ad esempio se non mangia l’aglio) e le persone destinate a diventarlo, come gli uomini nati con il sacco amniotico, i malvagi, le donne che hanno avuto a che fare con il maligno o con sortilegi e incantesimi, i bambini morti prima del battesimo.

 

Tutte queste ( e molte altre)  antiche tradizioni e credenze hanno contribuito alla cristallizzazione dell’immagine del vampiro che ha assunto elementi distintivi comuni in tutte le culture: la possibilità di continuare la loro esistenza di non-morti attraverso il sangue rubato dalle loro vittime, la loro insofferenza alla luce del giorno così come al crocifisso e all’aglio ma anche l’uso di un paletto di legno nel cuore o  la decapitazione come metodi per ucciderli.

Un’immagine universale e onnipresente che è riuscita a imporsi attraverso i secoli su tutti gli altri miti moderni grazie al suo fascino perturbante.

 

 

 

 

 

 

 

Il vampiro di Polidori

 

Cinque scrittori, costretti in una casa presa in affitto presso il lago di Ginevra dal maltempo decidono di passare il tempo scrivendo delle storie dell’orrore.

I cinque erano George Byron, Mary Shelly,  Percy Bysshe Shelly,  Claire Clairmont e Jhon William Polidori.  Fu in quella notte del 1816 che nacquero "Frankenstein" e soprattutto

"Il Vampiro"

 

Ricalcato sulla figura di Byron stesso, il Vampiro romantico di Polidori si distacca dal mostro  delle tradizioni folcloristiche diventando il primo esempio letterario ad avvicinarsi a quella che è l’immagine del vampiro più in voga  oggi.

 Bellissimo, aristocratico e seduttore dal fascino oscuro,  Lord Ruthven (il cui nome è lo stesso del personaggio alter-ego  di Byron apparso nel romanzo Glenarvon di lady Caroline Lamb) è l’incarnazione perfetta del "Byronic Types", l’eroe maledetto che attraverso la seduzione arriva a soddisfare il suo perverso desiderio.

In antitesi a Lord Ruthven, vi è un giovane e leale gentiluomo di nome Aubrey.

Il narratore si accosta e segue l’intera vicenda attraverso gli occhi di questo personaggio positivo che si troverà, però,  impotente di fronte alla violenza e al fascino del vampiro.

Esso, infatti seguirà indisturbato a mietere le sue vittime tra cui la bella Iante della quale Aubrey era innamorato.

 

"(…)All’improvviso il cavallo si spaventò e Aubrey fu trasportato a tutta velocità attraverso la fitta foresta. Infine, per la fatica, l’animale si fermò e Aubrey, grazie alla vivida luce di  un lampo, si accorse di trovarsi vicino a una casupola, che a stento si intravedeva tra la massa di foglie morte e rami secchi, da cui era circondata. Smontò da cavallo e si fece vicino, sperando di trovare qualcuno che lo potesse condurre in città o, almeno di ricevere riparo per la notte. Mentre si avvicinava, i tuoni, che si fermarono per un attimo, gli permisero di sentire le terrificanti urla di una donna, mescolate a una risata beffarda ed esultante appena smorzata, fino a diventare un suono quasi continuo. (…) Una volta all’interno, si trovò completamente al buio; i rumori, comunque, lo guidarono.(…)Poi Aubrey si sentì afferrare da un essere che sembrava possedere una forza sovrumana e, deciso a vendere a caro prezzo la pelle, si divincolò, ma i suoi sforzi furono vani. Si sentì sollevato da terra  e fu scagliato contro il terreno, l’avversario si gettò su di lui e, inginocchiatosi sul suo petto, gli aveva serrato le mani attorno alla gola, quando il bagliore di molte fiaccole, penetrando attraverso il foro che dava luce, di giorno, alla capanna, lo mise in agitazione .Si alzò all’istante e,lasciando la preda, uscì dalla porta precipitosamente e in un attimo non si sentì più neanche il rumore dei rami che si spezzavano al suo passaggio. La tempesta si era placata e Aubrey,incapace di muoversi, fu subito udito dalle persone che sopraggiungevano dall’esterno. (…) Dietro richiesta di  Aubrey, si misero alla ricerca di colei che lo aveva attirato con le sue grida. Lui rimase di nuovo  al buio;ma grande fu il suo orrore nel vedere, quando la luce delle fiaccole giunse di nuovo, la leggiadra figura della sua guida ridotta a un cadavere senza vita. (….) Le sue guance erano senza colore, e così pure le sue labbra; tuttavia la calma che c’era ora sul suo viso sembrava le si addicesse quasi come la vita che un tempo via aveva dimorato. Il collo e il petto erano insanguinati, e sulla gola c’erano i segni dei denti che avevano aperto la vena, e fu proprio questo segno che gli uomini indicarono, gridando tutti insieme inorriditi "Un vampiro! Un vampiro!"

 

 

Costruirono rapidamente una barella e Aubrey fu sistemato accanto a colei che negli ultimi tempi era stato l’oggetto di tanti sogni vividi e leggiadri, e che ora erano infranti assieme al fiore della vita che era morto in lei. (….)"

Primo ad introdurre il mito del vampiro nella letteratura e ad accostare il sesso al vampirismo, questo racconto di Polidori rispecchia un’idea romantica in cui  l’immagine del "seduttore-vampiro" prevale anche nel suo "ultimo atto."

Lord Ruthven infatti, dopo aver sedotto e dissanguato la sorella di Aubrey svanirà in una fuga finale, ancora vivo e libero di soddisfare il suo turpe bisogno.

 

 

 


Wednesday, March 05, 2008 

Current mood:batticuore
Guardai il grande cancello ricoperto d’edera, piena di un’ansia crescente: i cimiteri mi avevano sempre messo addosso una certa agitazione ma questa volta il sentimento che provavo era molto più simile alla paura, una paura che non riuscivo in alcun modo a spiegarmi.
Non potevo esitare, dovevo scoprire al più presto la verità, dovevo sapere cos’era successo e l’unico modo che avevo per capire era varcare quella soglia.
Entrai lentamente nel cimitero le cui tombe parevano emanare una leggera luminescenza.
Tre sentieri alberati si diramavano dall’ampio ingresso, serpeggiando tra le lapidi annerite dal tempo e le statue di marmo bianco.
Una di queste statue, un uomo che se ne stava comodamente sdraiato su un fianco, la testa poggiata su una mano, mi sorrise, indicandomi con un gesto la strada in salita di fronte a me.
"Benvenuta…" disse un’anziana donna uscendo dalla zona dove si trovavano i sepolcri più antichi, le labbra violacee piegate in un sorriso malinconico "Qui ne vengono tanti come te… sono certa che troverai ciò che cerchi…"
Sorrisi a mia volta incamminandomi per il sentiero fino ad arrivare dalla parte opposta del cimitero, dove mi aspettava una bambina, una bambola con i ricci d’oro e il volto pallido, illuminato da due felini occhi ambrati.
- Salve Diana Lane. – disse.
Salutai il più cordialmente possibile, mentre un brivido di freddo mi passava lungo la schiena.
La piccola indicò con la manina la statua di un angelo dai tratti femminili alla mia sinistra, riverso su una tomba quasi a volerla abbracciare.
L’angelo era incoronato da una ghirlanda di edera che andava a coprire parte dell’incisione, lasciando visibile solo il nome "Lane" e la data 14-12-2006.
Bastarono quelle poche scritte e tutto il mio mondo andò improvvisamente in pezzi.
Mi inginocchiai, non riuscendo a trattenere le lacrime, abbracciando quell’angelo dal volto a me così tragicamente familiare "Morta… no… non è giusto… non è vero…"
La bambina mi si avvicinò, lo sguardo impassibile, gelido come il marmo di quelle lapidi "Non puoi sfuggire alla verità. Dovrai accettare ciò che è accaduto."
No, non potevo, non volevo. Perché? Perché morire così?
"Vieni, devi andare ora…" mi disse incamminandosi lungo il piccolo viottolo sotto le alte mura in pietra che proteggevano le numerose tombe.
Attraversammo insieme il verde prato della zona più antica, raggiungendo la base della grande piramide che svettava, imponente e minacciosa, su tutto il cimitero.
Davanti ad essa, vi erano ad attendere un gran numero di uomini e donne delle età più disparate.
"Come vedi non sei stata la sola… per fortuna però, al contrario di alcuni, tu hai finalmente capito che la mia presenza era inevitabile."
Mi voltai e vidi l’anziana signora sorridermi nuovamente, seduta ai piedi di una delle lapidi più logorate.
Lei si è trovata nella mia stessa situazione ma non ha voluto accettare l’idea di andare avanti.
Gli occhi della bambina scintillarono "Hai capito adesso?"
Feci un cenno di assenso col capo "Andiamo."
Decisi di proseguire, di non esitare, ma mentre quella improbabile bambina apriva il grande cancello ai piedi della piramide, non riuscii a distogliere lo sguardo dalla sua ombra che si estendeva cupa stringendo una falce.
La stessa falce invisibile che aveva scintillato per me la fredda notte di un quattordici Dicembre.
Monday, February 18, 2008 

Current mood:  artistic
Roma è così antica che, per chi ha vagato sulla terra per quasi trecento anni come me, i resti del suo maestoso passato sono quasi un monito.
I suoi palazzi e i monumenti ormai in rovina mi sussurrano costantemente che prima o poi tutto viene corrotto dallo scorrere tempo... anche la creatura più potente ed eterna. Perfino un vampiro.
Ho capito subito che in questa città avrei potuto ottenere il potere che tanto desideravo. Per non essere mai più sottomesso a nessuno... per non dover rivivere in ogni momento la sensazione di dolore e impotenza provata la notte in cui mi costrinsero a bere il sangue della donna che amavo. Guardai la vampira al mio fianco con disprezzo. Scopare con lei non era molto diverso dal farlo con un cadavere. Era solo il piacere di un orgasmo... nulla in confronto alle dolci sensazioni provate con un solo bacio della donna per la quale abbracciai questa mia oscura esistenza. Mi alzai, fermandomi di fronte allo specchio appeso alla parete. Fissai il mio corpo riflesso e il volto dove brillavano occhi ormai privi di vita.
Il mio aspetto mi disgustava più di quella puttana nel mio letto che ormai da più di un secolo mi offriva il suo corpo nei modi più perversi. Detestavo quella mia esistenza dove non c'era posto che per il sangue... un fiume purpureo in cui mi immergevo per poter placare il dolore e la rabbia che da secoli mi stavano lacerando.
Quella notte però, non c'era spazio per le emozioni.
Loro mi aspettavano e avrei fatto tutto ciò che volevano per raggiungere il mio scopo.
Stavo per partecipare a un rito a cui a nessun vampiro era stato mai concesso nemmeno di assistere. "Lucas che ti succede?"
"Sta zitta, Devila!" gridai, vestendomi velocemente.
Lasciai il nostro rifugio, una sporca cantina in periferia. Nessuno avrebbe mai potuto trovarmi in un posto simile. Presto però le cose sarebbero cambiate... Avrei abbandonato quello squallore e mi sarei preso il cuore e l'anima stessa di Roma.
Nel rendermi conto di quanto si fosse estesa la città nell'ultimo trentennio provai molta tristezza per i mortali a cui passavo accanto. Ho visto con i miei occhi, a Parigi, il terrore che portò la grande rivoluzione del 1789. Quell'esperienza mi ha insegnato che ogni grande passo in avanti nella storia comporta il sacrificio di migliaia di vite. Temo che anche questo ventesimo secolo non porterà loro che morte.
Arrivai in una vallata a ovest della via Cassia.
Ce n'erano molti ad attendermi. Se ne stavano tutti a terra, su una collina circondata da alberi.
Solo una coppia era in piedi, avvolta dalla luce della luna piena.
Lui era un uomo imponente. Il suo sguardo era quello di una persona abituata prendere decisioni terribili.
Lei invece era esile, bellissima, con occhi fieri e nobili.
"Benvenuto, Lucas" mi salutò l'uomo.
Cinse la vita della donna al suo fianco stringendola a sé.
"Questa è Diana, la mia compagna. Sarà lei che dovrà accogliere o meno la tua richiesta."
Presi la mano della donna sfiorandone appena il dorso con le labbra.
"Affido a voi la mia sorte, signora."
Per un attimo i suoi occhi brillarono.
Era una belva e aveva appena individuato la sua preda.
"Dimmi la verità, Lucas: perché stai cercando un'alleanza con noi? A cosa può servirti il nostro appoggio?"
Fissai ad uno ad uno tutti i presenti.
Sembravano comuni esseri umani ma potevo percepire la bestia che si agitava dentro di loro.
Erano pronti ad uccidermi in un istante se solo avessi fatto un passo falso.
L'unica cosa che mi rendeva più forte era che io non temevo il loro potere... lo desideravo.
Accennai un sorriso e chinai leggermente il capo.
"La Comunità di vampiri di questa città è allo sfacelo. Dominick, il Lord che la guida, non è in grado di permetterle di sopravvivere a questo nuovo secolo. E'un essere meschino, perverso, che tortura e uccide la sua e la vostra gente per puro capriccio... ma è antico e potente… io voglio da voi la forza necessaria a distruggerlo e…."
"Poter prendere il suo posto..." m'interruppe la donna "E' chiaramente la brama di conquista a muoverti...dei tuoi simili ti importa ben poco..."
La fissai intensamente lasciando che il mio potere fluisse attraverso il mio sguardo "Non avevo la minima intenzione di nascondere le mie intenzioni. Sappiate però che questo accordo gioverebbe ad entrambi! Datemi la forza per diventare il Lord di questa Comunità e giuro che nessuno oserà più toccare il vostro branco."
Il compagno di Diana si fece avanti.
"Sta attento a come usi il tuo potere, vampiro! Prova a manipolare la sua mente e la considererò una sfida... e come maschio Alfa, non esiterò ad ucciderti per questo."
"Ho già preso la mia decisione amore mio" gli disse lei avvicinandosi a me lentamente, sfoggiando il più sensuale dei sorrisi.
"Io ti voglio, Lucas… il branco ti vuole."
Mi spogliò lentamente e iniziò a leccarmi avidamente il torace e il collo.
Non riuscii a trattenere un sospiro di piacere al tocco morbido della sua lingua e delle sue mani.
L'afferrai per i polsi gettandola terra e le strappai il corsetto scoprendole il seno prosperoso.
Le tolsi anche la gonna, gettandola lontano.
La vidi leccarsi le labbra e i suoi occhi diventare quelli di un predatore, sicuro.. spietato... affamato. Era lei che conduceva il gioco. Lei comandava.
La penetrai con forza muovendomi velocemente dentro di lei. Volevo far sparire quello sguardo, sentirla gridare sotto di me.
Ero dominato da una forza vibrante, un istinto primordiale che palpitava attorno e dentro di me violento, incontrollabile.
Erano quegli uomini e quelle donne.
Mi stavano infondendo l'istinto del branco attraverso il loro potere.
Aumentai il ritmo delle mie spinte, in balia di quella sensazione esaltante ed eccitante.
Sentii il mio sangue pulsare e scorrermi rabbioso nelle vene... finché improvvisamente, il corpo della donna sotto di me non iniziò a cambiare.
Le sue ossa si frantumarono e si ricomposero per assumere la loro nuova conformazione.
Iniziarono a comparire le prime chiazze di pelo grigio, una sostanza appiccicosa la ricoprì tutta e la bocca le cominciò a riempirsi di zanne possenti.
Il disgusto iniziale venne subito sostituito dal piacere.
L'orgasmo mi travolse quando la lupa mi azzannò strappandomi via dalla spalla un brandello di carne.
Mi alzai in ginocchio gridando... nello stesso istante tutti i lupi attorno a noi emisero un cupo ululato.
Presto saremmo stati una cosa sola, un solo corpo... un solo grido... un solo sangue.
Mentre la ferita alla spalla già cominciava a rimarginarsi, allargai le braccia per accogliere in esse l'intero branco. Fu meraviglioso e terribile nel medesimo istante.
La fredda sensazione delle loro zanne che mi penetravano lacerando violentemente brandelli di carne e muscoli mentre tutto si tingeva del colore del sangue... il dolore lancinante a cui subito si sostituiva il calore... la furia delle belve ormai libere dal dominio della parte umana…
Quando mi ritrovai libero, cadi tra le braccia di Diana, tornata nella sua forma umana.
Lei mi offrì il seno come una madre con il suo bambino.
"Ora nutriti." sussurrò " Prendi dal branco ciò che il branco ti ha tolto."
La morsi con delicatezza.
Per me il desiderio di sangue è sempre stato incontrollabile.
Spesso avevo dissanguato le mie prede solo perché l'istinto aveva preso il sopravvento. Non volevo che accadesse lo stesso con lei sebbene in fondo sapessi che anche volendo non sarei mai riuscito a farle del male.
Nel momento in cui la prima goccia mi toccò la punta della lingua sentii tutto il mio corpo bruciare. Cominciai a bere avidamente, vittima del sangue che mi scendeva in gola caldo e denso come magma fuso.
Lo sentii invadere il mio corpo pieno di una forza che andava oltre di ogni umana immaginazione
Solo quando avvertii i battiti del suo cuore rallentare mi staccai dal suo petto e caddi supino sull'erba.
Fremendo per quell'energia che pervadeva ogni fibra del mio essere chiusi gli occhi.
Per un momento non sentii che il canto dei lupi attorno a me.
Solo la consapevolezza dell'alba imminente mi distrasse da quella musica. Guardai quelle creature mascherate da uomini senza dire nulla.
Ormai il sangue e la carne erano stati offerti. Il patto era stato stretto. Parlare sarebbe servito solo a distruggere l'unione perfetta creata da quei sacri doni.
Rientrai al rifugio poco prima che il sole sorgesse e mi chiusi nella mia bara. Detesto il momento che precede il mio sonno diurno.
In quell'oscurità i pensieri vagano lontani nel tempo e i sentimenti sembrano farsi più forti... decisamente insopportabili.
Attendendo che l'anima abbandonasse il mio corpo riportai alla mente la bellissima immagine della mia Elén.
Il suo sorriso dolce e puro, i suoi occhi così pieni di passione e di una volontà di vivere che non ho mai più ritrovato in nessun essere umano in tutti questi secoli... Lei è stata la sola gioia... la sola bellezza nella mia vita mortale… e ora sarà l'eterno rimorso e il tormento della mia esistenza di vampiro…
Mi tornò alla mente anche a ciò che avvenne dopo.
Ripensai ad Alec, il solo immortale che fu per me un maestro, un amico e un compagno leale... al secolo vissuto al suo fianco in Francia... e poi ricordai il modo vergognoso in cui lo avevo abbandonato.
Desiderai per un attimo il caldo abbraccio del fuoco che avrebbe potuto far cessare quella mia sofferenza in un attimo.
Per quanto desiderassi raggiungere la vera morte, però, sapevo che il tramonto seguente mi sarei risvegliato.
Sarei tornato a caccia nella notte perché il dolore e il senso di colpa erano ancora troppo intensi dentro di me e le mie colpe non erano ancora state espiate.
Monday, January 28, 2008 

Current mood:sommerso
IL 27 gennaio, Giorno della Memoria, vengono ricordate tutte quelle persone che hanno perso la vita nel periodo più terribile di tutta la nostra storia, le vittime della folle ideologia del nazionalsocialismo.

Non solo Ebrei, ma anche zingari, Slavi, Polacchi, Russi e poi omosessuali, malati di mente, portatori di handicap… milioni di persone sterminate solo e unicamente perché diverse, perché non Ariane e quindi non degne nemmeno di essere considerati uomini, milioni di cadaveri ammassati in fosse comuni come carcasse di animali… solo perché altri uomini, che di umano avevano ben poco, avevano avuto la presunzione di innalzarsi a "razza dominante".

Il nazismo ci ha mostrato quali profondi abissi di pazzia può raggiungere l'animo umano, ci ha rivelato che più che in ogni racconto, più che in ogni film, il vero orrore si trova dentro ogni essere umano, pronto a manifestarsi nei modi più terribili.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, si continuano a perseguitare dei popoli per motivazioni religiose, ideologiche od economiche. Per questo abbiamo voluto dedicare questo momento alla memoria di ciò che accadde a quelle milioni di persone, perché non desideriamo che il passato venga sommerso dallo scorrere del tempo, perché voltarsi dall'altra parte e ignorare ciò che è stato sarebbe un crimine da parte nostra, perché il modo che abbiamo per impedire a simili orrori di riemergere attraverso nuove forme è solo uno: NON DIMENTICARE.