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L'altra me

daniela Sassi


Last Updated: 1/30/2010

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September 8, 2009 - Tuesday 

 

Lascia che scenda la sera,

lascia che lieve scorra

tra le silenti pieghe

dei dolci gelsomini

che piangono nel buio

quel bianco, profumato

sapore della vita,

lasciala scivolare

come mano leggera

sulle azzurre colline

d’un corpo d’acqua e vento

che sussurra ferite

nel silenzio increspato

di foglie di parole

di foglie, bianchi sassi

danzanti sulle onde,

lasciala respirare

come nebbia nell’alba

tenue velo d’opale

su chiusi occhi d’ombra,

lascia che posi piano

una carezza viola

sui rossi del tramonto

sul brivido lontano

d’un lampo di ginestre.

Lascia, come un canto di rose,

lascia che scenda la sera.

 

daniela sassi
April 23, 2009 - Thursday 









January 17, 2009 - Saturday 



 

Vivo di niente ormai,

di un brivido di vento sulle labbra

del più lieve respiro

che non si faccia pena,

d’una biglia di vetro colorata

in un angolo di polvere e ricordi.

Vivo di niente ormai,

di un sorriso scordato da un passante

tra pozzanghere e cocci

d’una strada di luna,

di un’ombra disegnata sopra un muro

dal canto della sera,

dei ridenti fantasmi di quei sogni

danzanti in un pulviscolo di sole.

Vivo di niente ormai,

e intanto soffia tra i rami del ciliegio

il respiro gelato della notte.

 

daniela sassi

 

 

January 12, 2009 - Monday 

Suono del mare profondo
sfumato di viola e d'azzurro
è la tua voce che canta
la lieve carezza di un'onda
la rabbia che sferza gli scogli
si spezza nel bianco del pianto
poi ride di sole che danza
in roca risacca si muta
di incanti di luna sussurro
è vivo rumore che splende
nel canto silente dei giorni
è pietra di luce e colore
lasciata dal mare d'inverno
che grata raccolgo e poi stringo
frammento di stella ridente.....




daniela sassi

 

December 18, 2008 - Thursday 



C’è un baule laggiù…laggiù nella prateria, è colmo di paesaggi sconfinati e diversi, di cieli immensi, di uomini e donne della frontiera con le loro storie di lotta, di sopravvivenza, di avventura, di solitudine e di amore, di diversità e di comprensione, di speranza e di futuro, di ricordi e di passato. Stefano Jacurti lo ha trovato nel selvaggio west dell’ottocento e lo ha portato fino a noi, anzi ha portato noi dentro quel baule, trascinandoci indietro nel tempo con la forza della sua capacità narrativa e descrittiva, con la forza del suo amore per quel mondo che è stato ed è il suo mondo, in cui si muove con naturalezza e competenza perché da sempre lo ha nel cuore; e diventiamo anche noi per un attimo, quegli uomini, quelle donne, quegli spazi e quei cieli, siamo lì, nella frontiera, coinvolti e partecipi, ritrovando dentro di noi lo stupore e il fascino di un mondo che nasce tra violenza e speranze, tra la dura lotta per avanzare e la certezza che quell’orizzonte nuovo e smisurato cela un grande e migliore futuro. Apriamolo quel baule, sa di vento e d’erba, di terra rossa e di foreste, di fuochi sotto un cielo stellato, di polvere da sparo e di whisky, di cavalli lanciati al galoppo, di vite tenere e dure, di amicizia e di odio, di sangue e acqua di sorgente. Siate pronti però nel sollevare il coperchio, nei racconti di Stefano Jacurti, come nel West, tutto può succedere!





Il Baule nella prateria, raccolta di racconti western di Stefano Jacurti.

Per aprirlo clicca qui e se vuoi acquistalo

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Il Baule nella prateria è acquistabile anche presso la libreria Edison

Via Carducci 102 Pescara

December 17, 2008 - Wednesday 


Limpide pozze chiare sono gli occhi


e il tuo respiro dolce ha il sapore


di mari sopra terre sconosciute,


di sole appena nato


su vergini pianure di corallo.


Spuntano viole nuove al passo lieve


degli scalzi tuoi piedi sul mio cuore


che sangue caldo beve


dalle tue mani a coppa, sconosciute.


Muoio nell'ombra del tuo sguardo nero


specchio opaco invidioso della luce


che intreccia morte ghirlande di parole,


folle di nostalgia di un canto arcano


che lieve scivolava tra le rose


strappi con crudi artigli ogni colore,


anima viva ormai buia radura


di un delirante, oscuro sabba osceno


tra maschere ghignanti a quella luna,


disco morente che recide il sole.


 



daniela sassi
December 16, 2008 - Tuesday 

 

Solo luci riflesse oggi nel cielo

solo echi di voci nel silenzio

fiorisce il vento di sillabe randagie

che mi sfiorano lente e vanno via

solo un folle frinire di cicale

urla di sole e più non m'appartiene

silente foglia che ha lasciato il ramo

vago nel soffio ardente dell'estate,

passano ombre chiare nel meriggio

gli occhi incantati al verde trionfante

indifferenti al mio nascosto volo

che sa di terra rossa e di passato

d'azzurri colmi, di marroni e d'oro,

un istante vorrebbe riposare

nel vivo, caldo palmo di una mano

nel fremito leggero d'una chioma

ma ormai si spegne il canto

dello scirocco stanco nella sera

e piano cade nel chiuso solco d'ombra

d'un sorriso strappato

a quel lampo lucente di gerani

brividi accesi tra le pietre antiche.

 

daniela sassi

 

http://www.youtube.com/watch?v=nSRWCKINKok

 

December 13, 2008 - Saturday 


Sono le mie parole, chiuse, serrate vive
non trovano più varchi,
non più luce, né cieli
combattono, si urtano
lacere hanno le mani, unghie spezzate a sangue
contro la dura pietra di quella grotta amara
dove le ha chiuse il vento
prigioniere di un tempo perduto ed infinito,
altre trovano vie per raggiungere il mare,
pesanti e inconsistenti
di leggerezza vana
si addormentano piano
sulle tue mani chiuse,
la montagna che urla
rimane bianca e vuota
di orme cancellate
dal soffio della notte,
mentre ferite stillano
il fiele del ricordo.

daniela sassi
December 11, 2008 - Thursday 

Invisibili passi di sale
sulla riva bagnata dal tempo
che discioglie cristalli di luce,
non temere non faccio rumore
in silenzio mi fermo a guardare
sono scoglio e fuggevole lampo
sono vento di lieve maestrale,
non temere ti guardo salire
la mia ombra ti sfiora leggera
sono un vago riflesso di cielo
che puoi bere nel lungo cammino.
Non ho sangue né pianto sul viso
solo tenui frammenti di vetro
non ho mani né braccia ferite
solo piccoli segni di fuoco,
su quel ramo di rosa canina
io non lascio brandelli di vita,
su quei cardi spinosi nel sole
io cammino e non sento dolore.
Quella pietra rubata dal mare
ora è qui tra fogli e parole
e sussurra di coralli e di lune,
non temere la guardo dormire
mentre sogna di terre lontane.

daniela sassi
December 10, 2008 - Wednesday 

 

Strada di ciottoli d'ombra

di piccole croci

nel bianco fiorite

d'anemoni gialli

di muri spaccati nel sole

che sola dipingo

di rosse campane di luce,

strada di pietre appuntite

sull'anima scalza

di tende aggrappate

al ciglio scosceso

d'oscure speranze

in notti gelate.

Flauti d'erba sottile

e stanchi, bugiardi viandanti

nel lampo bruciante svaniti

segnandoti un'ombra sul viso,

strada di passi perduti

di freschi cortili sognati

nel canto d'antiche fontane.

Lasci un sorriso strappato

su siepi di biancospino,

lasci parole rubate

nascoste nei fianchi ridenti

di dolci colline,

lasci su pietre di luna

brandelli di pelle che grida.

Sospese nell'aria che trema

di palpiti neri di ali

frammenti di note argentine

che forse tu mai ascolterai.

 

daniela sassi

December 8, 2008 - Monday 

 

Occhi d’immobile azzurro

nel pozzo perduto dei sogni

fissi a quel cielo lontano

che piange i raccolti frammenti

di vite portate a morire

tra rauchi voli radenti,

pagine scritte di pianto

brandelli opachi di gesti

sorrisi e ricordi di lacrime e sangue

caldi respiri d’amore

tra ossa di ruggine e cocci

che lenti si sfanno nel nulla,

oggetti frementi di lucide tracce

nel cuore soltanto

che intatte le stringe tremando

e nelle spente pupille

di nude bambole stanche

che l’ultimo raggio ora accende

d’un brivido vivo di luce,

danza illusoria e irridente

del sole che cade trafitto

da ali feroci

di vane speranze.

 

daniela sassi

 

December 5, 2008 - Friday 

 

E' rossa la luna stanotte
è rossa del sangue di mille ferite
è rossa del riso un po' triste
di mille pagliacci
dai volti imbiancati,
è rossa la luna stanotte
è rossa d'amore
di mille parole
di mille sussurri nel cielo d'estate
è rossa del fuoco di mille passioni
che bruciano in lente fiammate,
è rossa la luna stanotte
è rossa di mille vergogne,
di mille dolori
che salgono lenti
da terre spaccate
dal vento bollente,
riarse dal sale
di lacrime amare,
è rossa la luna stanotte
è rossa del vento brillante
di lucciole lievi
è rossa d'incensi orientali
che ardono piano
su altari pagani,
è rossa la luna stanotte
è rossa del nero vapore
di demoni pazzi
che vagano oscuri
è rossa del ghigno
di volti distorti in specchi malati,
è rossa la luna stanotte
è rossa di mille tramonti
e di mille soli
di mille speranze trovate
di mille farfalle leggere
nel cielo d'estate.

 

daniela sassi

December 3, 2008 - Wednesday 








 




Perchè? Perché essere terra di inutili parole, perché emergere dal buio e nel buio tornare ogni volta, e mani e occhi e bocca e voce senza vero senso e tempo che cade, si spezza e ritorna ad avvolgersi sempre nella stessa spirale. Il tempo illuso di un attimo e mille porte chiuse in faccia al tuo esserci invano, e mille porte chiuse a schiacciare le tue dita e ancora e ancora e ancora la certezza che sferza di non essere che gioco di ore senza importanza, tra una vera emozione e un divertimento entrambi altrove cercati, pausa e solo tacita presenza che ascolta muta nel vento freddo di verità celate, di un sentire che non è condividere ma solo bisogno di versare in un recipiente qualsiasi le cose che avanzano o traboccano. Sai di non avere nessun colpo che possa raggiungere o solo sfiorare, perché sei ombra e sagoma vaga, perché mai ci sarai veramente negli istanti che contano, perché hai speso giorni di sole e notti di luna a donare milioni di parole che erano solo suono e pallido riflesso, che volentieri sarebbero state tutte buttate in uno spazio di inutile e desueto ciarpame, in cambio di un solo muto sorriso. E’ tempo di andare, un mondo perduto è stato ritrovato e non servono più silenziosi compagni di viaggio, in un solo, piccolo istante hai misurato la differenza tra l’affetto e l’abitudine, tra il non ti mando via e il sono felice di vederti, tra il dire ti voglio bene e il voler bene, tra l’essere una persona vera e l’essere il sostituto disponibile della vera, unica persona a cui si vorrebbe raccontare la vita, tra l’essere sempre e comunque perdonata e accolta per quanto grande sia la ferita e essere lapidata sotto il sole rovente per ogni sillaba che suona sbagliata. E’ tutto giusto, ogni cosa ha diverse gradazioni di colore e di importanza, ogni persona occupa un posto che è solo suo nelle profondità del nostro essere e nessuno deve usurparlo ma quello strapuntino che sai di occupare in un angolo non può essere ogni volta colmato del nulla di spiegazioni finte a domande che nessuno ha fatto, del tempo perduto a pensare e a parlare di cose che non esistono, su uno strapuntino o un posto di prima classe con vista panoramica, chi fa con noi un tratto di viaggio è comunque un mondo di umana completezza che merita rispetto e considerazione. Ci sono canti e profumi in questa notte  ma a te restano le antiche nenie fatte di parole che non sanno di gioia, antiche come te che non sai meritare un solo sensibile gesto di riconosciuta esistenza. Se anche potessi donare milioni di stelle splendenti nel cielo d’estate non sarebbero che inutili sassi opachi gettati a segnare un cammino che chiede, che sogna che spera lontano da te che sei e che non sei, che esisti vestita di vento, che abiti in case di buio dove si entra senza bussare e senza salutare si esce, che sei sempre lì come calda pietra nel sole, per riposarsi un momento prima di riprendere la strada. Ma quando mai le pietre sentono, pensano, gridano e parlano? Sono solo inerte materia con un po’ di verde intorno, puoi lasciar loro tranquillamente tutte le cose che non ti servono più, puoi dire o non dire, tanto sanno ascoltare senza interrompere chi ha poco tempo da sprecare per loro, le pietre sai non sono mai tristi, non hanno bisogno di nulla, non protestano, non chiedono affetto o carezze, ci mancherebbe, è facile avere a che fare con loro, puoi sempre lasciarle lì quando ti chiamano sogni di cielo, acqua e vento, non c’è bisogno nemmeno di salutarle né di preoccuparsi per loro. Le ritroverai sempre immobili con la pioggia, la neve o il sole, se ti hanno fatto un dono o un sorriso è solo il loro dovere di accessori al percorso, delle persone di carne, sangue, anima e respiro bisogna preoccuparsi, a loro bisogna stare attenti, potremmo turbarle, ferirle, perderle, ma delle pietre, ma su siamo seri! Al massimo potremmo prenderle a calci nelle giornate storte, ma si è mai visto un essere umano prendersi la briga di stare attento all’anima delle pietre? Ma siamo seri per favore! L’anima è altrove signori, e altrove cercatela per favore, noi non ne abbiamo da regalare a distratti viandanti con gli occhi rivolti al cielo...



 



daniela sassi




 





November 30, 2008 - Sunday 






Dove ti ho perso e quando


sapore luminoso


di arance rosse al sole


di aspro melograno


che cola sulle labbra,


eppure io ti ho amato


nei rossi e negli azzurri,


eppure ti ho cercato


nel vento e nelle mani,


in lande desolate


nel passo della folla,


mi son fermata e ho corso


giocando sulle orme


della tua nevicata


di foglie d’oro calde


nel soffio di novembre.


Tu ti nascondi e chiudi


ogni cielo, ogni varco


nel bianco sangue stanco


di parole consunte,


nel mio vagare vuoto


ad inseguirti ancora


profumo spesso e denso


di albe appena nate


che mi muoiono dentro.






daniela sassi

November 27, 2008 - Thursday 


Lascia che scenda la sera,


lascia che lieve scorra


tra le silenti pieghe


dei dolci gelsomini


che piangono nel buio


quel bianco, profumato


sapore della vita,


lasciala scivolare


come mano leggera


sulle azzurre colline


d’un corpo d’acqua e vento


che sussurra ferite


nel silenzio increspato


di foglie di parole


di foglie, bianchi sassi


danzanti sulle onde,


lasciala respirare


come nebbia nell’alba


tenue velo d’opale


su chiusi occhi d’ombra,


lascia che posi piano


una carezza viola


sui rossi del tramonto


sul brivido lontano


d’un lampo di ginestre.


Lascia, come un canto di rose,


lascia che scenda la sera.


daniela sassi