Stefano lo avevamo conosciuto quando ci venne in mente di fare una cover de Una storia disonesta. Ci dicemmo: perché non provare a rintracciarlo, sia per chiedergli consenso che per proporgli di partecipare al pezzo.
Già quando lo vedemmo scendere dal treno capimmo che era una persona particolare. Con la sua inseparabile chitarra ci venne incontro e subito precisò che lui non voleva soldi: una cena e un rimborso spese sarebbero stati più che sufficenti.
Nella Factory di Petosino c'era un gran viavai in quei giorni: piatti sporchi, sacchi a pelo buttati dappertutto e il tavolino delle elementari con sopra il computer di Skizzo che stava registrando le varie tracks che avrebbero prima o dopo fatto parte del disco. Un disco che nasceva sperimentando in studio le parti, con un canovaccio massimale e tante idee da scremare.
Stefano aspettò paziente il suo turno, fumando molte sigarette.
Gli piaceva raccontarsi, raccontare e ascoltare quello che gli altri avevano da dire, lo capimmo subito. Anche se qualche lato del suo carattere poteva sembrare duro, in realtà bastava poco per sciogliere le resistenze reciproche e conoscersi, in poco tempo e senza problemi.
Dopo qualche ora se l'era bell'e ché cantata, la storia disonesta.
Così salimmo in un osteria per la cena. Qualche canzone in compagnia, un poco di vino (rosso, naturalmente), qualche grappa e tanti racconti:
Di Roma, di donne, dei suoi figli...
La politica, i viaggi in giro per l'italia a suonare negli hotel, prima di fare il cantautore, il difficile rapporto con il mondo del business musicale e la grande passione per la chitarra acustica e il finger picking.
Ci rivedemmo tempo dopo per una serata di Radio Popolare , al Rolling Stones di Milano; cantammo insieme Letto 26, L'italiano e naturalmente Una storia disonesta. Il pezzo ci aveva portato fortuna, lo programmarono molte radio e ancora oggi è uno dei più richiesti, nei concerti. Anche in quella occasione non mancarono chiacchiere e vino e ci lasciammo con la promessa di risentirci presto.
Con Stefano ci siamo sentiti spesso poi. Una volta ci telefonò per dirci che metre era fuori casa, per colpa di un corto circuito tutta la sua casa non c'era più, anche le chitarrre erano bruciate. Ma dopo qualche mese ci fece sapere che il disco nuovo era pronto e che in qualche modo era ripartito. Anzi, il suo sito era rinnovato e c'era pure myspace. Avremmo dovuto suonare ancora insieme, ma per inghippi vari non se ne fece nulla.
Adesso che non c'è più in tanti si stanno troppo tardi accorgendo di cosa abbiamo perso. Basta ascoltare Preghiera o Letto ventisei, non serve altro. Gli dedicheranno un premio, magari una fondazione. A noi sarebbe piaciuto che i suoi meriti fossero riconosciuti mentre era in vita.
Ci restano tante cose, nella memoria e nel cuore, stampate. Niente ce le porterà via e a giudicare dalle migliaia di attestati di riconoscenza che stanno arrivando sul suo sito, sul suo myspace e più modestamente anche sul nostro, lasua figura e la sua carica umana è rimasta nel cuore di molti, nonostante l'assenza dal grosso mercato discografico e dalla televisione.
In un mondo dove l'indipendenza e l'intelligenza creativà si pagano care Stefano ci ha lasciato molto e noi gli vorremo sempre bene.