DAL SITO WWW.PIZZONERO.COM
Annamaria Lakme P.
..:NAMESPACE PREFIX = O />
Tradire l'Eroina con l'Amore
Borelli Editore
Pizzo Nero
PIZZO NERO
Pubblicazione mensile n.56
Direttore responsabile
Gian Franco Borelli
Registrazione Tribunale
di Modena n. 1363 del
gennaio 1997.
Prima edizione giugno 2006
Tutti i diritti riservati
Stampa Graphos Edition S.r.l.
Fotocomposizione Graphos Edition S.r.l.
Foto di copertina di Matteo Guarisio
ã BORELLI S.r.l.
Via Cardinal Morone, 21
41100 Modena – Italia
borellieditore@pizzonero.com
www.pizzonero.com
Dedicato alla mia famiglia, al mio fidanzato Fabio Gradara,
ai miei migliori amici Tommaso Pincio e Michel Berandi,
al mio editore Gian Franco Borelli e a tutti i miei amici,
soprattutto quelli che una volta andavano allo Shelter
e quelli che vivono ancora a Downtown, Los Angeles.
Vi Amo.
I
Sono fatta di grandi passioni immaginarie, malattie reali e nessuna fede.
Ti prego, sconosciuto, dammi qualcosa, fatti usare e userai me.
Non riesco a dormire.
Ho un fragile sistema mentale che mi rende buona e cattiva allo stesso tempo.
Baratto un po' della mia attenzione perché tu, sconosciuto, possa abbracciarmi.
Di nuovo.
Mi guarda negli occhi e dice: "… e chissà dov'era se lei non avesse… sarebbe diventata una grande psicologa, ha studiato all'Università per due anni e con voti massimi, no? o una musicista o una ballerina, non ha studiato danza classica alla Scala e in Olanda al Teatro Nazionale per dieci anni?
Purtroppo ha incontrato il suo demone personale molto presto e al posto di combatterlo come fanno le altre persone, lei l' ha amato!
Inutile chiederle perché: da quando ci conosciamo, mi ha sempre dato una risposta diversa, a volte mi ha quasi convinto che non avrebbe potuto fare altrimenti. Durante questi anni di terapia, l' ho vista cambiare da un estremo a un altro. Inizialmente non riuscivo a capire quale fosse la sua vera personalità…
Vedo che sta bene finalmente. Non solo lei è pulita, ma ora conduce una vita di qualità. Si può anche dire che questa volta sia riuscita anche nella costanza. Sono passati quasi tre anni dall'ultima volta?"
" Sì dottore, quasi tre…"
" E come si sente? "
"Sto bene.
Ora sono un'unica persona che sa bilanciare emotività e razionalità senza bisogno di aiuti chimici per stare meglio, ora gioisco e soffro, prima esultavo e disperavo. Tutte le bambine, ragazze e donne che vedeva in me, fanno parte della mia identità. Da quando si sono fuse, riesco a vivere e ho solo bisogno di amare me, questa persona complessa seduta di fronte a lei; mi accontento di non essere importante per il mondo, ma solo per me e per chi mi vuole bene. Ora la saluto, devo andare a lavorare ai nuovi abiti che ho disegnato… si ricorda. Arrivederci.
Avevo diciassette anni quando decisi di morire.
Volevo qualcosa di strabiliante, pari alla mia personalità da prima donna, alle poesie che scrivevo; volevo morire come le rockstars che amavo a quel tempo. Ci voleva una overdose!
In famiglia venivo solo criticata per i vestiti da vampira punk che indossavo, non mi ascoltava mai nessuno, si soffermavano sui teschi disegnati sulla carta e non leggevano le parole che scrivevo.
Odiavo il mio corpo.
Ero bulimica da anni e mi vedevo sempre grassa, sebbene le persone mi vedessero magra; per questo non ebbi molti problemi a farmi toccare da un uomo. Avevo paura di venire giudicata brutta. Con i loro sguardi sembravano sempre mangiarmi, mentre io… io non ero mai sazia.
La bulimia è un'insoddisfazione personale che arriva quando ti addentri nel sogno sbagliato.
Soluzione: cambiare sogno.
Come lo spiego oggi è riduttivo. Perché ho superato il problema in un modo assolutamente atipico, attraverso la droga.
Fu anche nello stesso periodo che mi avvicinai alle donne; mi veniva più facile.
Iniziai a farmi le ragazze e, uccidevo l'imbarazzo di fare sesso, con quel veleno dal sapore orribile, chiamato alcol.
Erano tutte belle, quelle che sceglievo o, perlomeno, lo erano sotto l' effetto dell'alcol. Amavo le donne e non dovevo essere, poi così brutta, se a volte riuscivo a convertire qualche devota al fallo: le etero convinte, fidanzate da cento anni.
Il fatto è che la donna è curiosa e molto più portata per l'ignoto e l'intraprendenza sessuale degli uomini.
Me ne facevo anche due o tre alla volta, più ne avevo più mi divertivo a farle venire. Il patto era che loro potevano fare tutto tranne penetrarmi in qualsiasi modo; a loro sembrava una scelta da vera lesbica, in realtà ero vergine e ci tenevo a rimanere tale, non lo so perché.
Mi leccavano le cosce, mi mordevano i polsi, mi infilavano la lingua nell' ano, mi stringevano i capezzoli tra i denti e ci colavano sopra cera da candelabri, la leccavano e ci stavano contemporaneamente una, due, tre, anche quattro lingue affusolate che solo le donne hanno, me la baciavano come fosse un fiore fragile e delicato, un'orchidea rarissima ma che aveva tanto bisogno di bagnarsi…
A volte ero dominata, altre la dominatrice.
Dopo molti preliminari, le facevo venire con un particolare movimento con le dita: le succhiavo e poi, fradice della mia saliva le mettevo qualche millimetro al di sopra del clitoride e iniziavo a fare su e giù, come una piccola sega al loro piccolo pene, variavo la pressione aumentandola poco a poco, poi muovevo in circolo fino all' orgasmo assicurato, oh!
Fare sesso con me e le donne che sceglievo, e volevano, non era un semplice toccarsi e godere, era un sogno, una situazione estemporanea alla vita quotidiana, senza identità individuali, ma qualcosa come un quadro dove ogni elemento fa parte del dipinto nella sua unità; un Monet en plein air, dove il fiume miscela con la tecnica del pointillage il suo colore alle magnolie e, con la brezza, lo stesso colore si sposa alla passeggiata di una signora.
Cambiavo una ragazza ogni sera, mi eccitava vederle ansimare, avere un'espressione quasi di sofferenza mentre godevano, sapere esattamente dove toccarle e sentirle bagnare, lasciando le mie mani e la bocca inzuppate del loro piacere.
L'odore che esalavano le loro fiche era di gamberetto fresco, proprio come diceva Verlaine nelle sue poesie erotiche.
Quando mi innamoravo, finiva sempre in tragedia e questo mi piaceva, mi dava la sensazione di avere amato davvero e in modo romantico, come in un libro di altri tempi.
Frequentavo i locali dark e quando andavo in locali d'altro tipo, mi sentivo un'emarginata.
In fondo ero contenta di non essere uguale a quelli che non mostravano alcun tipo di creatività, fantasia, arte.
Era importante mantenersi diversi dagli altri, soprattutto perché non mi sopportavano comunque.
Facevo sempre troppo casino, ero troppo triste o allegra, timida o spavalda, a secondo dei miei sbalzi d'umore.
Smisi di bere quando iniziai a scolarmi boccette di Valium.
Nei locali non ci andavo più: mi addormentavo prima, a casa, e rimanevo a scrivere di visioni e percezioni per tutta la notte.
Neanche il Valium riuscì a curare la mia insonnia.
Tantomeno i disturbi d'alimentazione.
Lo specchio della mia profondità interiore, divenuto incontenibile nell'involucro corporeo, scoppiò e la sua anima di vetro si lanciò tutta nella mia carne e ogni giorno spingeva sempre più verso l'interno.
Mi svegliavo e già provavo dolore, pensando al mondo esterno e al fatto che avrei dovuto avere contatti con altri esseri durante la giornata: a scuola, alle lezioni di danza, in teatro.
Non fu facile procurarsi l'eroina, non frequentavo ambienti malfamati.
Ma una sera il destino me la fece incontrare, come se tutte le mie preghiere di volerla far finita fossero state ascoltate per incanto.
Un ragazzo che conoscevo da tempo, mi disse che aveva iniziato a prenderla ed era contentissimo, ne parlava poeticamente, l'aveva dipinta come una polvere molto meno paurosa di quello che si sentiva dire.
La vidi come l'unica soluzione a tutti i miei problemi. Avevo letto di lei nelle biografie dei poeti simbolisti, miei amati compagni di spleens… Pensavo che non mi sarei mai ridotta come i drogati della Stazione.
Volevo solo morire, dolcemente.
Dopo essermi messa d'accordo, A. (non metterò il nome per esteso perché potrebbe riconoscersi, il bastardo!) mi venne a prendere a casa.
Mi ero messa un abito molto bello, perché, se dovevo morire, volevo essere bella.
Iniziammo a fare un giro in macchina, in zone terribili della metropoli, dove anche la polizia non s'azzardava a farsi vedere troppo; lui diceva che era necessario, così non ci avrebbe fermato nessuno, mentre la prendevamo. Non sapevo nulla di queste cose, non avevo mai usato droghe.
Avevo paura.
Questa sensazione mi aveva frenata in tutto nella vita.
Mi sentivo repressa, frustrata, prigioniera dei miei principi morali, dei valori, dell'educazione, del timore, della timidezza.
Superai quel momento, tenendo strette nel cuore le immagini dei miei fallimenti, come fossero orsacchiotti rassicuranti, in una notte piena di fruscii.
A. fece scivolare dell'alluminio sopra al coperchio di una musicassetta. Nella mia mente, associai il momento alla preparazione della Comunione in Chiesa.
La roba era dentro, quasi bianca, quasi pura… come me.
Presi una banconota, l'arrotolai per tirarne un po'e il rito fu presto concluso.
Ero ancora viva, ma la vita era diventata un sogno!
Mi sentii in un limbo onirico, ovattato, il silenzio era assordante e, per la prima volta, provai gioia.
Ancora non mi rendevo conto di quello che avevo fatto.
Un gesto di pochi minuti, avrebbe condizionato la mia esistenza per molti anni e avrei rimpianto di non essere morta quella sera.
Sorridevo… felice per nulla. Avevo trovato la mia fede.
Avevo trovato l'amore.
Non era che una visione, un'allucinazione.
Era il canto della Madonna Nera, la dolce Signora che veglia su coloro che possono udirla perché vive tra loro.
Powered by  |
| English |
| Albanian |
| Arabic |
| Bulgarian |
| Catalan |
| Chinese |
| Croatian |
| Czech |
| Danish |
| Dutch |
| Estonian |
| Filipino |
| Finnish |
| French |
| Galician |
| German |
| Greek |
| Hebrew |
| Hindi |
| Hungarian |
| Indonesian |
| Italian |
| Japanese |
| Korean |
| Latvian |
| Lithuanian |
| Maltese |
| Norwegian |
| Polish |
| Portuguese |
| Romanian |
| Russian |
| Serbian |
| Slovak |
| Slovenian |
| Spanish |
| Swedish |
| Thai |
| Turkish |
| Ukrainian |
| Vietnamese |