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NoNoise is too HardtoPronounce!!!

Oscar Cini


Last Updated: 12/23/2009

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Wednesday, December 30, 2009 

Category: Music
Scritto da Oscar Cini        Martedì 29 Dicembre 2009 12:38

 

Ci sono dischi che non hanno bisogno di troppi ragionamenti, lavori che, per la bellezza e la cura con cui vengono creati, si lasciano descrivere da soli, senza troppi sforzi, ti pasta prendere in mano la penna ed un flusso ininterrotto di parole viene fuori trascinato dalla forza di ciò che stai ascoltando.
Questo è ad esempio il caso Di “Moth/Wolf Club”, il nuovo lavoro o meglio mini opera a firma congiunta Burial/Four Tet; due brani una manciata di suoni, qualche voce filtrata, ma con giri ipnotici che rimangono in testa come nel caso del, chiamiamolo così, singolo e primo brano dell’album “Moth” per l’appunto, nove minuti costruiti attorno ad un loop estremamente deep ed ipnotico, fatto di minime variazioni sul tema centrale, ma dalla profondità disarmante, uno di quei brani con cui chiudere gli occhi sul dancefloor e perdersi per una manciata di minuti come in una raggiante eternità, no stress, niente cattive vibrazioni, immaginando raggi di sole e bolle colorate che si formano nella mente. Clima ovattato e serenità per i vostri timpani.
Il prosieguo è spostarsi nei territori nei territori semiorientaleggianti di chiara influenza kieran hebden, in cui Burial non rinuncia ad inserire le sue cantilene soffocate, tema più epico rispetto al primo brano, synth d’ambiente che crescono su piogge di pattern, fino a sfociare in un tempo break beat dove appare evidente la mano del produttore di east london ad “innervosire” una traccia estremamente visionaria, riportandola così a contatto con una realtà semiconscia, come scatti o cumuli di immagini da un treno in corsa, diapositive da un passato troppo lontano; tempi dispari che fondono con loop caotici, per poi d’improvviso fermarsi e poi ripartire verso la stazione successiva. Andare avanti e indietro attraverso il proprio tempo.
Senza dubbio alcuno una delle uscite migliori di questo 2009.

Data di Uscita: 2009
Label: Text
Wednesday, December 23, 2009 

12. Albano Power
"Merry Christmas Darling"
Fuori almeno c'è il sole, speranza di rivederti presto, ma i miei piedi sono sempre freddi, gelo nel profondo quando sei lontana. Non ho mai scritto lettere di auguri, non inizierò certo questo Natale mi dico, ma un'eccezione per te la farei. // OC
Wednesday, December 23, 2009 
Oscar Cini
- Album
Brunori Sas, 'Vol.1', Pippola Music
Teatro degli Orrori, 'A Sangue Freddo', La Tempesta
Ah,Wildness!, 'Don't mess with Apocalypse', Riotmaker
The Bloody Beetroots, 'Romborama', Universal
Albanopower, 'Maria's Day', 42 Records


- Singole tracce
Titan, 'Bruxism Groove', da 'Bruxism Groove ep', I Dischi de la Valigetta
Teatro degli Orrori, 'Direzioni Diverse', da 'A Sangue Freddo', La Tempesta
Brilliants, 'Recall', da 'S/t', Autoprodotto
Gemon Scienz, 'Tu o Lei', da 'E poi all'Improvviso...', Macro Beats
Cosmetic, 'Nè noi nè Leandro', da 'Non siamo di qui', La Tempesta


 Concerti:
The Bloody Beetroots, 21.08, Pukkelpop, Belgio
Super Elastic Bubble Plastic + Ah, Wildness!, 05.09, Mas Fest 2009, Avellino
Brunori Sas, 30.10, Circolo Caracol, Pisa


 - Libro

Giovanni Bianconi, Ragazzi di Malavita, Baldini Calstoldi Dalai
Sunday, December 13, 2009 
il 18 Dicembrea a Napoli torna il Kaleidoscope Festival
A cinque anni un bambino cammina e soprattutto parla correttamente, esprime idee, si lancia nelle sue prime avventure. Per il quinto anno consecutivo, il terzo al Duel:Beat di Agnano, torna il Kaleidoscope, festival che parla un linguaggio fatto di beat incessanti e synth cerebrali, di bassi grossi e voci filtrate, elettronica multiforme, delle sfaccettature più varie; questanno varierà dai seminali Cluster, band teutonica, kraut heroes, senza cui molte delle sonorità attuali non esisterebbero neanche; oltre lo sperimentalismo, ci saranno le derive dance dei canadesi Junior Boys, dei nostrani Useless Wooden Toy + Allo e del paffuto genovese Tarik 1 che prende e ribalta il meglio del sottobosco italico. Aggiungeteci Franz & Shape, il side project di Jukka Reverberi come Crimea X, un bel pò di artisti che giocano in casa tipo Fune e Playmobil from Chernobyl e la miscela è pronta. Avrà un sapore eccezionale, d’altronde siamo a Napoli…

http://addmedia.vocialtern..ative.com/focus/il-18-dice..mbrea-a-napoli-torna-il-ka..leidoscope-festival/
Wednesday, December 02, 2009 

Category: Music
Genere : indiealternativerock
Scritto da Oscar Cini    Lunedì 30 Novembre 2009 10:56

polar for the masses blendedArriva il freddo , quello che gela la pelle e troppo spesso anche i pensieri, ti ritrovi solo e lontano da chi ami, metti un disco nel tuo lettore e speri possa risolverti i problemi o quantomeno alleviare il dolore.
Mi ritrovo braccato da chitarre esplosive, una sezione ritmica che non mi da tregua, un suono greve e sincopato, impossibilitato a rimanere fermo,  libero per un po’ dai pensieri che mi inseguivano, se prima attorno era buio ora non splende certo la luce, ma esplosioni di rabbia, impeto e veemenza. Alcuni momenti ti pare di ascoltare sempre la stessa storia e sei stanco delle ripetizioni quotidiane.
Per tornare al lato tecnico e musicale, questo disco dei Polar for the masses, vive i suoi momenti migliori quando la tensione è massima, al calare di questa fanno capolino spettri decadenti e voci di memoria molkiana, il lavoro perde di impatto e per questo di interesse, quando però il ritmo è quello dei brani iniziali, resta coinvolgente trascinando nell’ascolto.
Insomma non sarà un disco che vi cambierà la vita, forse neanche la giornata, tantomeno risolverà i vostri problemi, ma potrebbe dargli una granitica scossa. Consiglio alla band, dargli giù forte che è quello che riesce loro meglio.

Data di Uscita: 02-04-2009
Label: Black Nutria

Tracklist:
1.Nothing’s wrong
2.Timer of the head
3.Where your nose is
4.Ready to play
5.Socks
6.The duck
7.Comes down
8.No solution
9.Nightclubbing
10.Life is brilliant
Thursday, November 19, 2009 

Category: Music
Non un lavoro che suoni estremamente nuovo, è la prima considerazione che mi sento di fare dopo aver ascoltato le prime tracce di questo "Primitive". Chitarre grasse, rumorose, nervose, dal ritmo incessante, incalzanti e piene di rabbia. Sonorità che si rifanno tanto allo stoner, quanto al crossover/nu metal degli anni 90. Cantato tagliente e melodie aggressive fanno in modo di creare un suono potente, deciso e corposo, quanto scarsamente innovativo.
Per carità, ciò che fanno lo fanno con bravura e nel loro genere sono fautori di un sound estremamente curato, il problema è che personalmente trovo il loro indirizzo un tantino superato e demodè, facendomi tornare in mente band come i Theory of a Deadman o Three days grace, tra le band americane più conosciute della scena post grunge, tanto seguita nella patria a stelle e strisce quanto snobbata e scarsamente aderente agli umori ed amori nostrani.
Da Arezzo come se fosse l'America, tra adrenalina a palla come in "The higher truth" (brano meglio riuscito del disco) e pezzi troppo ripetitivi. I Fudosatellite hanno sbagliato periodo e spazio geografico per uscire fuori con un lavoro del genere e, sebbene sia sbagliato parlare per ipotesi, questi quattro ragazzi aretini avrebbero avuto grossa fortuna se fossero nati oltreoceano. Hanno bisogno di insistere maggiormente sui momenti più stoner e lasciar perdere le derive post o nu difficilmente apprezzate dalla platea del Belpaese.

01. A great fall
02. Sephirot
03. 23
04. Down to my knees
05. Trough the firing line
06. The soil
07. The higher truth
08. Primitive
09. Here there now
10. The half side of the end


 

Friday, October 30, 2009 

Category: Music
Questo è un disco che non chiede molto, se non farsi ascoltare in pace. Un lavoro che vuol farvi immaginare gamme di colori primari, trasportarvi aldilà della vostra coscienza permeata di macchie più o meno sporche. Lasciatevi distrarre, allontanatevi dalla routine, partite per un viaggio onirico senza bisogno di cinture di sicurezza. I milanesi Le gros ballon creano melodie in continuo movimento, che lievemente cambiano senza disturbarti, piccoli episodi da riempire con diapositive ed istantanee di vita passata, presente e futura.
Formano i brani secondo uno schema che li avvicina alla colonna sonora cinematografica ("Meglio non aspettare la luna" ed "E' buio tra gli alberi"), una base unitaria, un tema costante, in questo caso vagamente melanconico, a cui tutti i brani ritornano pur sviluppando una forma propria, un divertirsi con le note e con le emozioni pur tenendo sempre presente l'intento finale. Le canzoni rimangono sospese tra il serio ed il divertissement musicale, quasi volessero prendersi gioco dei problemi che costantemente ci affliggono e riderci su. Tenui ninnananne ("Mentre i bambini dormono"), si alternano ad inserti atmosferici e ad attimi di languida nostalgia, creando un mood omogeneo che raramente viene interrotto da piccoli attimi di lucida rabbia ("Minipaper assassino").
Mettete in moto la vostra fantasia, costruite il vostro fragilissimo film, cercate le immagini giuste da inserire nella musica dei Le Gros Ballon e poi create il vostro capolavoro fatto di immagini e musica.


Tracce:
01. Premier ballon
02. Meglio non aspettare la luna
03. E' buio tra gli alberi
04. Ecco cosa resta dei sogni
05. Mentre i bambini dormono
06. La smetti di sognarmi?!
07. Scivola
08. Minipimer assassino
09. Une petite chanson, amour
10. Pioggia sul parquet
11. Canzone per carillon
12. Il rumore della neve
13. Walking on tiptoe in the kitchen
14. Aspetta la neve per non sembrare in ritardo
15. BigBangBabyBoom

Friday, September 25, 2009 

Category: Music
http://www.musiczone.it/pictures/20090804/superlovedstoriaillustratatrasporto.jpegSorprende sin dalla prima traccia questo collettivo napoletano, iniziando come duo avant rap si sono con il tempo evoluti in una nuova forma, una "quasi" novità nel panorama musicale italiano; si, perché seguono la strada tracciata da Musica per Bambini, nel collettivo partenopeo però è più forte l'impronta rap e diverso l'approccio, forte è la teatralità, l'attitudine dadaista dei testi, comune l'intento di arrivare alla creazione di un'opera d'arte totale.
La loro storia illustrata dei mezzi di trasporto non è solo un disco, non è solo musica, è un audiolibro, fatto di parole che non vanno solo ascoltate ma lette ed interpretate nelle illustrazioni di Roger Marìn Mutanè. I testi sono riportati come delle futuristiche illustrazioni, che ricordano lo stile parolibero di Tommaso Marinetti, ad affermare l'importanza della componente artistica e teatrale. Assolvono la funzione di nuovi paladini della "cultura" con la C maiuscola in musica, facendo in modo che non ci si soffermi solo al suono ma si vada più a fondo, richiedono un'interpretazione e una comprensione non superficiale.
Fondamentale è la loro ironia, verso il mondo e verso sé stessi. Registrano tutto con un microfono da pc, ad affermare la loro componente super low fi, anche se il lavoro risulta ben curato in ogni minimo dettaglio, c'è ancora una componente dal basso profilo. Troviamo in questo primo lavoro elettronica delle volte ben curata altre volte inserita in maniera primitiva, quasi rabbiosa, sulla quale si intessono alternandosi trame chitarristiche o d'armonica, colte citazioni cinematografiche, teatrali e letterali o inserti vocali di pura clownerie.
Non pensate di scaricare il disco; senza avere il prezioso booklet davanti agli occhi molte cose potrebbero rimanere incomprese e tristemente poco chiare. Questo album di debutto dei Superlowed aiuta a non dimenticare la funzione pedagogica e al tempo stesso dilettevole che la musica può avere. Questo è il loro primo Manifesto, teneteli d'occhio.

Tracce:

01. Posso marco posse?
02. Il maschio balbo
03. Storia illustrata dei mezzi di trasporto
04. La materia
05. Agosto 1913 (un mercoledì quantico da leoni)
06. L'arte del decoro
07. Futurballa salvavita
08. Breve lezione di volo
09. 27 totano mood (il totano canta alla fine)
Tuesday, September 15, 2009 




Una voce leggiadra, una piuma che ti si posa sui timpani, una farfalla che ti vola nella mente. Elettronica dolce, fatta di tanta melodia e batterie interrotte da cut & paste eleganti. Il primo lavoro di questa giovane ragazza brindisina lascia intravedere i futuri più rosei. Sarà un caso che i due provengano dalla stessa regione, ma l'accostamento a Populous è inevitabile, con l'aggiunta di qualche synth di matrice Wave che la caratterizza e la distingue dal conterraneo. Il pop e l'elettronica sono qui scientemente uniti, mescolati. Un disco pieno di luminosità, che solo raramente viene offuscata da qualche basso più cupo, ma tutto riesce sempre ad avere una coesione tale da non stonare all'udito.
La voce di Francesca è calda e soddisfacente come un thè bevuto in inverno, accogliente come le coperte che proteggono le ossa nelle notti di freddo pungente. Fa distinguere questo progetto da mille altri, da quelli che tentano di avvicinarsi ai suoni Morr Music senza riuscirci. Fondamentale, ad esempio, è l'approccio soul che affiora ogni tanto (vedi "Don't change your mind"), che diviene elemento di personalità forte e al tempo stesso dolce. Perchè Skyeez ci culla come se fossimo neonati in fasce, non eccede mai in sperimentalismi fuoriluogo, costruendo le sue canzoni su una semplicità dagli effetti disarmanti. Pochi i momenti dove questo equilibrio viene rotto da batterie e synth anni 80 (vedi, "Fill-up") ma basta un attimo e tutto torna ad essere lieve, leggero, fantastico, malinconico a tratti. In conclusione: un sogno lucido che attrae, ammalia e soddisfa dal primo all'ultimo brano.

Oscar Cini

Tracce 

01. More than that
02. Trip-pop
03. Paper Flowers
04. Don't change your mind
05. Mind, heart e guts
06. My blue neck
07. Fill-up
08. If I walk away
09. Lucid dream
Friday, September 11, 2009 

Category: Music

Sincope

2eMMe Studio (2009)

di avatar Oscar Cini Oscar Cini 11/09/2009





Non si capisce bene dove vogliano andare a parare i Sincope con questo lavoro, ci sono delle intuizioni anche valide, su cui lavorando si potrebbe costruire un discorso vagamente interessante, ma questi tre ragazzi pisani dalla tecnica estremamente curata peccano, in realtà, di idee e forse un pochino di ascolti.
Purtroppo i suoni e le ambientazioni sono eccessivamente postdatati, hanno un qualcosa di retrò ma, temo, non voluto; forzature prog fanno a tratti diventare irritanti anche brani fondamentalmente piacevoli, come la lunghissima ed estenuante "Eternit"; dovrebbero sforzarsi nella ricerca di una maggiore sintesi, virtù che ai tre in molti casi manca, ed è un peccato, perché va a rovinare anche quelle rade intuizioni che in questo lavoro spiccano.
Ci sono alcuni momenti in cui, però, sembrano risvegliarsi e prendere quella che sembra essere la strada giusta: un cantato in italiano con qualche effetto sulla voce, batteria che incalza, basso che stride, ma sul più bello si perdono nuovamente, lasciandosi andare a noiose spazialità progressive. In questo debutto comunque non tutto è assolutamente da buttare, i Sincope dimostrano anche di saper costruire pregevoli sonorità, come nel caso della melanconica "Apnea", miglior traccia di tutto il disco. Migliorare i suoni dei synth, lasciar perdere le eccessive derive psichedeliche e guardare maggiormente al panorama musicale contemporaneo non potrà che aiutarli a crescere.


Tracce di sincope:

1addio
2--
3eternit
4giallo
5apnea
6dove
Tuesday, July 28, 2009 

Category: Music
Scritto da Oscar Cini    Martedì 28 Luglio 2009 10:26


Di Damian Lazarus ricordo un’intervista in cui affermava di non suonare mai hit nei suoi dj set, nessun brano famoso, se balli lo fai solo perché attratto dal suono, non dal semplice ricordo che quella canzone suscita, tutto ciò lo diceva parlando con Miss Kittin, quando l’artista ancora era vicino ai territori minimalisti del dancefloor. Ora arriva il suo primo lavoro sulla lunga distanza ed il producer californiano, si avvicina ai territori elettronici che contraddistinguono l’ultima Bjork, elettronica cauta e soffice, voci femminili che ammaliano ed incantano come sirene, lieve sperimentazione mai fine a se stessa.
Sin dalle prime tracce si intende che questo “Smoke the Monster Out”, sarà un viaggio lento, un treno in cui il carbone brucia poco alla volta, un cammino pacifico quasi tantrico che porta in conclusione all’estasi, all’appagamento dei sensi. Esemplare in tale senso è il primo singolo, “Moment”, lunghissimo e delicato trip dove l’influenza della signora dell’elettronica islandese si fa palese e pressante,  ma anche la successiva “Memory box”:qui i ritmi si fanno interrotti, le atmosfere più cupe e grevi, ma la sensazione è ancora quella di un lungo e continuo peregrinare nei vari territori musicali. Un attimo di follia spezza questo lungo trip, un risalire in superficie per poi ricominciare ad immergersi in questo lago elettronico che il nuovo lavoro di Damien  Lazarus rappresenta; un lago dalle acque prima limpide, poi via via più tetre e buie, intervallate da momenti elettroacustici come la stupenda “Diamond in the Dark”, piccolo capolavoro di chitarra e voce, o dalle visioni positive del secondo singolo, “Neverending”. Le vecchie abitudini minimaliste tornano a fare capolino di tanto in tanto, come nella ipnotica “Lullabies”, dove il nuovo ed il vecchio si fondono, creando un’atmosfera surreale ma intensa; nella creazione di questa prima fatica del buon Lazarus tante devono essere state le influenze, basti ascoltare l’originalità di “Bloop Bleep”, swing elettronico dal sapore retrò o alle sofisticate melodie delle conclusive “It’s  raining day” o della velvettiana “After Rave Delight”.
C’è un forte desiderio di innovare, di cambiare e cambiarsi, in questo lavoro del producer americano, un mutare continuo che attraversa tutto l’album e ci rende partecipi al tempo stesso della trasformazione personale dell’artista. Un’ opera prima che si fa ascoltare con garbo ed intelligenza, una conferma delle capacità di uno dei più freschi artisti elettronici in circolazione.

Data di Uscita: 2009
Label: Get Physical


Wednesday, July 22, 2009 

Category: Music
Mi alzo presto perché voglio che sia ancora fresco in me il ricordo di ciò che ho visto ieri, non voglio dimenticare nulla nemmeno un particolare, anche se so che sarà complicato, ma almeno ci provo.
Arriviamo alla mostra d’oltremare relativamente tardi, i Chk Chk Chk hanno appena iniziato, entriamo sulle note di “Must be the moon”, il sound dei sei  ragazzi newyorkesi  è tirato e danzereccio allo stesso tempo, basso corposo ed incalzante, chitarre nervose, synth ipnotici e cantato teso, sono 45 minuti di delirio post-moderno tra new psichedelica, tracce di wave di matrice ’80 e schegge matematiche; non  tutto però sembra essere rodato al meglio, qualcosa manca, c’è poca adrenalina e scarso coinvolgimento, non spingono come dovrebbero, allora mi siedo sul prato e aspetto le bordate elettroniche dei Prodigy.
Dopo un’attesa che pare infinita, Keith Flint e soci salgo sul palco, la loro astronave fatta di luci, led luminosi e megafoni, prende il volo, si parte per un viaggio fatto di sudore, masse che si spingono e salti verso il cielo. Si capisce immediatamente che queste icone della rave generation sono in formissima, Maxim e Flint sono instancabili, vanno avanti e dietro sul palco senza fermarsi un solo secondo, incitano la folla ( questa in realtà non risponde sempre al meglio, forse per qualche problema a capire l’inglese) a saltare, a gridare al mondo che un po’ di storia si sta facendo come ogni anno nella città di Napoli, nella loro terra.
La mia seconda volta ad un loro concerto mi conferma ancor di più che senza Liam Howlett, i Prodigy non potrebbero esistere, tutto passa dalle sue mani magiche, tutte le loro hit sono frutto della sua genialità. I brani dal nuovo Invaders Must Die sono tutti suonati con batteria, basso e chitarra, la prima instancabile, metronomo della band, un basso aggressivo che entra nello stomaco senza uscirne mai, riff di chitarra violenti aggrediscono il pubblico, lo mettono alla prova, sotto il palco è delirio, ma composto, non c’è la cattiveria vista in quel di Budapest, oramai due anni orsono.
Molte tracce prese dall’ultimo lavoro, com’è giusto che sia, le varie “Omen”, “Invaders must Die”, Take me to the Ospital”, la fantastica “Warrior’s Dance” hanno dal vivo una causticità unica, così come brani più vecchi sono dei vere e proprie bombe lanciate sul pubblico, brani come “Smack my bitch up”, “Breathe”, “Firestarter” e soprattutto “Worlds on fire”, sono vere e proprie molotov incendiarie che infiammano il pubblico facendolo sudare, saltando sempre più in alto verso quel palco dove per la prima volta forse vedono così da vicino i loro idoli.
Peccato per qualche scarpa che arriva improvvisamente sul palco, per la durata forse troppo breve del live e per la mia macchina che ritrovo aperta, con qualcosa mancante. Ma i ragazzi del Neapolis anche questa volte meritano solo applausi, un’altra edizione monster  e un’altra tacca da aggiungere.
Monday, July 13, 2009 

Category: Music
....
Lunedì 13 Luglio 2009 14:08
Che il Neapolis Carpisa Festival sia da anni uno dei festival più importanti del sud Italia e fuori di ogni dubbio;  quest’anno però il palco seppur ben collaudato del festival partenopeo rischia di crollare.
Su quel palco che negli anni ha visto esibirsi gente come Rem, David Bowie, Lenny Kravitz, Kraftwerk, Jovanotti, Patti Smith, Nick Cave, The Cure, Iggy Pop, Air, Massive Attack, David Byrne, Battles ed Editors, arrivano quest’anno lor signori dell’elettro fatta di fuoco, I Prodigy.
Comprenderete ora meglio la mia preoccupazione per le condizioni e la tenuta del palco del Neapolis, per chi ha visto i Prodigy dal vivo, non sarà difficile ricordare la potenza e l’adrenalina che il combo inglese scarica dal vivo, la violenza dei loro live set. Anche quest’anno il festival prepara due giorni di fuoco, in cui si alterneranno oltre i britannici, I subsonica ed il side project di Samuel “Motel Connection”, Daniele Silvestri, Juliette Lewis ed i The New Romantiques, The Virgins, Marlene Kuntz, !!! ed i Rinôçérôse.
Ennesima annata da ricordare, non prendete impegni per il 15 e 16 Luglio, potreste pentirvene.
Monday, July 06, 2009 
 

via Mail


L'ultimo ep dei Brilliants ha confermato le aspettative. Il duo di Forlì continua a mantenere un tiro post-punk, suoni sempre più aggressivi e - novità di quest'anno - un nuovo interesse per la melodia. Oscar Cini ha indagato su passato, presente e futuro. Loro si lamentano di band troppo fredde e poco inclini a creare una vera scena e stringono il più possibile amicizie con le nuove leve dell'ellettro italiana, in attesa di un dj ricco che li produca e gli permetta di stare a casa dal lavoro.

Dato che sul web non ci sono tantissime notizie che vi riguardano, voglio un riassunto del progetto Brillants?
Siamo nati nel 2006, la formazione iniziale era composta da tre membri, chi suonava la testiera ha poi messo su un'altra band e, in seguito, ci ha abbandonato. Abbiamo sostituito la batteria con una drum machine e il batterista è diventato il cantante, oltre a suonare il synth. Da lì è nato tutto, in pochi mesi abbiamo ultimato sei brani che sono finiti nel nostro primo demo.

Nel vostro nuovo ep si ritrovano molte influenze: dal punk, all'elettro, alla new wave. Sommariamente quali sono state le vostre esperienze prima del progetto Brillants?
Dai tredici ai diciassette anni suonavamo in due gruppi diversi: io in una band ska core, mentre Mattia faceva pop punk. Poi le nostre rispettive band si sono sciolte e siamo stati fermi tre anni durante i quali ci siamo dati all'ascolto di innumerevoli generi musicali e gruppi. Crediamo entrambi che l'ascolto e la ricerca siano fondamentali per la crescita di una band.

Nel vostro sound attuale avete conservato l'urgenza, l'attitudine e anche il cantato nervoso propri sia dell'hardcore che del punk…
In effetti è il nostro obbiettivo: non sbarazzarci mai di ciò che è stato il nostro passato, ciò contribuisce allo sviluppo della causa Brilliants.

Ascoltando questo nuovo lavoro mi sono subito venuti in mente i Death From Above 1979, vi hano in qualche modo influenzato?
Si, ma non dirlo in giro.

Mi dicevate prima che in questi tre anni in cui siete rimasti fermi avete fatto un profondo lavoro di ricerca. Cosa avete ascoltato?
Allora, è davvero difficile come risposta. Senza fare un elenco infinito di band… posso dirti che avevamo bisogno entrambi di scavare nel passato della musica, mantenendo sempre uno sguardo rivolto a quello che era il panorama musicale attuale. Abbiamo aperto le nostre porte verso tutto il periodo '70, inevitabilmente sfociato poi nel punk '77, tendendo l'orecchio anche a cose più recenti. Siamo passati attraverso i primi gruppi emo (anche se mi fa un pò paura dire "emo" ai giorni nostri) e poi non saprei… davvero è stato un percorso complesso. E' difficile per noi spiegare cosa ci abbia influenzato o meno, sarebbe come fare l'elenco delle persone che ti sei portato a letto e che hanno contribuito alla tua crescita sotto tutti i punti di vista.

Quindi Get Up Kids, Jonah Matranga…
Esattamente: Get Up Kids, Thursday, i primi The used piuttosto che i Thrice. Non di certo i Tokio Hotel o i 30 Second To Mars, quello che erroneamente viene considerato emo adesso.

Insisto, mi piace che gli intervistati facciano dei nomi: quali altre band hanno formato il suono dei Brillants?
È sempre difficile dover fare dei nomi, ma i primi cinque che mi vengono i mente sono, i Test icicles, Death From Above 1979, Lighting Bolt, Afraid, The Faint.

Parliamo dei vostri live, qual'è il vostro approccio dal vivo?
I nostri live sono una cosa veloce, rapida e indolore.

Oltre a voi, negli ultimi mesi, sono usciti dischi di molte band che fondono l'urgenza del punk con sonorità elettroniche, penso ai Did, ai Late Guest At The Party ed in precedenza, ai Don Turbolento; si può parlare di una vera e propria scena elettropunk in Italia?
Non credo, o forse si. Ascolta, in realtà non c'è un canale in Italia secondo me che promuova realmente questa cosa, non c'è solidarietà tra i gruppi e comunque le band non sono poi così tante. Più che una scena elettropunk, credo ci sia piuttosto una moda che presto finirà, come tutte le altre. L'unica vera scena legata all'electro, a mio parere, riguarda i dj. Hanno spazzato via qualunque altra concorrenza, inclusa quella delle band che fondono l'elettronica con il rock.

Come mai, secondo voi, questa mancanza di solidarietà?
Senza voler essere presuntuoso, ho notato in questi tre anni una totale mancanza di solidarietà tra queste poche band: non si organizzano eventi o serate insieme, e quindi tutto va a farsi inculare. Vedi, io lo dico senza presunzione: davvero siamo soli.

E cosa porta tutto questo successo ai dj a scapito delle band?
Secondo me è più una questione economica, una band costa di più e dura di meno… un buon dj magari chiede "meno" però può coprirti quelle due-tre ore buone se vuole, e ti fa ballare la gente per tutto quel tempo, funziona di più, ma è normale. La cosa su cui si dovrebbe spingere maggiormente è creare una sinergia tra dj set e live. Ci siamo trovati, ad esempio, a suonare alle nove e mezza di sera quando ancora il locale era vuoto, per poi vederlo pieno a tarda notte quando toccava al dj. Il problema è che la musica live non deve essere l'aperitivo della serata, mentre si aspetta che il locale si riempia.

Voi però oltre al live fate anche dei dj set e in rete si trovano molti vostri pezzi remixati da nomi validissimi della nuova scena elettro…
Non abbiamo trovato supporto da altre band del nostro stesso genere, mentre abbiamo trovato un'ottima collaborazione con dj e producer. Gli stessi dj che forse stanno rubando la scena alle band e ai concerti, ma che almeno stimano molto il nostro progetto e amano collaborare con noi. Sia italiani che stranieri. Tutto è cominciato un anno fa quando decidemmo di far remixare i nostri brani a chiunque volesse, tanti artisti si sono mostrati interessati, e la cosa c'ha fatto molto piacere. Per il genere che facciamo sapevamo che poteva rientrare nel canale "electro/nurave" e quindi abbiamo pensato che fosse una buona idea iniziare a collaborare con quei dj che stavano venendo fuori. Promuove automaticamente noi e chi ci ha remixato, è un modo per sostenersi a vicenda. L'anno scorso, ad esempio, abbiamo fatto uscire un album con alcuni nostri brani registrati più quattro remix. Pensiamo di fare lo stesso per questo nuovo ep, fin'ora sono già arrivati cinque remix molto validi. Gente come nt89, Calcutta Bubbles, Ikki, Boys Of Brianza hanno già mandato i loro lavori e stiamo aspettando anche il remix dei Belzebass e di alcuni dj francesi. Non riusciamo ancora a trovare un'etichetta che creda in noi ma almeno abbiamo un sacco di dj che ci sostengono, speriamo un giorno di trovarne uno superricco che voglia produrci.

Ritornando al discorso dei live, sembra che ultimamente ci siano molte meno band in grado di fare un vero e proprio tour, uno di quelli da venti date consecutive intendo. Ormai si fatica a fare anche solo tre-quattro date in fila. Secondo voi da cosa dipende?
Finché si vive con i genitori è tutto facile, volendo si può andare via anche un mese per suonare. Quando si inizia a lavorare allora diventa difficile, bisogna fare grosse rinunce e solo pochissime etichette ti danno la possibilità di lasciare il lavoro per vivere di sola musica. Di certo non siamo gli unici, né i primi, ad avere questo problema: non si può suonare e basta, ci si deve mantenere e chiedere le ferie per andare in tour quando si può, rinunciando così a quelle cose che non puoi fare durante l'anno, come andare in vacanza, per esempio.

Credi che il mercato discografico potrà avere mai un'evoluzione?
Tornerà il vinile, il disco in vinile è una cosa stupenda che non puoi scaricare da internet, la gente penso lo comprerebbe più volentieri, mentre il cd lo puoi fare anche tu comodamente da casa. Penso che ogni etichetta dovrebbe ricominciare a stampare solo dischi in vinile delle proprie band, eliminare i cd dal mercato in qualche modo.

Nel vostro ultimo ep c'è una sola traccia con titolo in italiano, "La fuga". Di cosa parla e, più in generale, di cosa parlano i testi dei brillants?
Allora... è difficile.

E' l'ultima, ci sta una domanda "difficile".
La scelta del titolo in italiano è totalmente casuale, il testo parla della "pazzia", si può interpretare come fuga da questa ma il titolo non si collega direttamente con la canzone. Ci piaceva molto così, in italiano, senza traduzione. Finito il brano è venuto spontaneo usare questo titolo, era perfetto: ascoltando la canzone si prova quasi uno stato d'ansia, è come se qualcuno ti corresse dietro per tutto il tempo. Per i testi dei Brilliants... parlano di ciò che le persone vivono, di stati d'animo e scontri psicologici.

Oscar Cini
 

Thursday, June 25, 2009 

Category: Music

In questi giorni di grigiore, dove sembra che l'estate non debba e non voglia arrivare mai, mi piace partire con la mente verso mete lontane, lasciarmi alle spalle tutto lo stress, il lavoro, lo studio ed immaginarmi su qualche spiaggia caraibica con il mio bel mojito in mano; le sonorità di questo lavoro degli Zone mi aiutano nel mio sforzo mentale, lo rende meno arduo, con queste quindici tracce di latin jazz, venato di elettronica, con delicati momenti bossa, tutto diventa estremamente easy.
Grazie alla corposità e all'estro di Enzo Torregrossa - al basso e all'elettronica, vero Deus ex machina del progetto - alle voci calde ed avvolgenti di Annie Rock e Robert Henry ed alla collaborazione di una miriade di altri altrettanto validi musicisti, questo lavoro riesce a spiccare oltre tutte le altre produzioni di genere. Tratti di bossa elettronica alla Nicola Conte si alternano ad attimi decisamente soulful che trasportano l'ascoltatore in un lento e comodo viaggio verso lidi ben più caldi della propia "fredda" cittadina di provincia.
Il merito più grande di questo lavoro è di aver trovato un'anima, un corpo vibrante che lo distacca da quelle tristi e patinate produzioni da Buddha Bar o qualunque altro disco da lido marittimo di quart'ordine, qui c'è qualità, c'è musica vera fatta da gente che sa come trattare il proprio strumento. L'unica pecca è l'eccesiva durata del lavoro che, in alcuni tratti, si appesantisce di una ripetitività accentuata. Probabilmente snellirlo di 3 o 4 brani avrebbe giovato alla tenuta complessiva. Resta comunque una bella prova di multiculturalità musicale, di universi differenti che si incrociano ed intrecciano, creando qualcosa di unico.

Tracce:

01. Esplode
02. Mi sento depresso
03. Un mondo che soffoca
04. Legacy 05. Steso
06. Respiro immobile
07. Non cambierà mai
08. Come sparire
09. Got the time (mrm vers.)
10. Revolution (live version)