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monsieur gustavo biscotti



Last Updated: 11/19/2009

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Sunday, February 24, 2008 
Recensione del concerto del 22 febbraio @ ARICIDALLO'
a cura di EMI www.yastaradio.com

Mi autodenuncio subito: i gruppi della serata erano tre, oltre ai mantovani M.G.B., hanno suonato i Naked Lunch e i vicentini Edward's Way ma, con la complicità di qualche birra e di vecchi amici ritrovati, mi sono perso in chiacchere, trascurando i primi due set. Una vibrazione tellurica mi richiama all'ordine, spingendomi nel tunnel.
Nello spazio angusto della sala concerti dell'arci il suono dei due bassi, della batteria e del synth (invero un po' in ombra) assume consistenza fisica, muove i vestiti, attorciglia le viscere e, prodigio, fa camminare i bicchieri che, dalla mensola su cui stanno, vanno a suicidarsi sul pavimento in legno. Una mandria di mammuth che si risveglia sotto i ghiacci dell'Alaska suonerebbe, immagino, allo stesso modo.
Ma non crediate, non di semplice impatto rumoristico si tratta: i giri dei due bassi guerreggiano tra loro in maniera esaltante, ora ipnotici ora velocissimi, la batteria li asseconda che è un piacere, il synth, per quel poco che si può intuire, colora il tutto con sfumature interessanti; così, l'attenzione dell'ascoltatore non viene mai meno, non fosse altro per il dinamismo puramente hardcore dei due bassisti, che mette a rischio l'incolumità del pubblico della prima fila.
Come un nome quale Monsieur Gustavo Biscotti possa celare un gruppo di questa caratura, è una cosa che faccio fatica a spiegarmi.
Stilisticamente è difficile trovare riferimenti, tutti i gruppi con doppio bassista che mi vengono in mente, dai noiser Cop Shoot Cop ai violentissimi Man Is The Bastard sono lontani, i punti di contatto vanno trovati altrove. Forse la cosa più vicina sono certe band del giro della San Diego hardcore di metà anni '90, ma se la furia esecutiva e la precisione tecnica è quella, qui non si sfocia mai nel puro caos, il controllo non viene mai meno. Proprio questa quadratura, che genera un post hardcore che invece della rarefazione persegue l'addensamento del suono, è il punto di forza del gruppo.
Ma c'è poco da fare, mi rendo conto che l'unica possibilità di capire è sentirli, vederli.
Venerdì 28 suonano a Mantova all'arci Tom. Vedete voi...

DEMOKRAZIA, maggio 2008 on RUMORE MAGAZINE by Er-P:

i Monsieur Gustavo Biscotti, non inganni il nome e titoli quali Eros with camperos drinks Ramazzotti e Tino Asprilla fogs me down, sono un combo strumentale con dei bassi da fare impallidire i Godheadsilo: dalle otto corde divise per due strumenti, synth e batteria esce un muro di suono opprimente, come solo chi vive nella bassa padana può fare. Se gli Slint si danno al metal perché gli emuli dei Man Is The Bastard non possono darsi al mathrcok? Promossi(7).

RECENSIONE DISCO, SODAPOP (www.sodapop.it)

Era cosa impensabile, anche solo poco tempo fa, trovare aMantova quattro musicisti interessati a sviluppare un progetto non banale eslegato dai facili modelli alternativo-MTVniani imperanti in provincia. Orainvece, grazie anche all'impegno di realtà quali la 6x6 Records e ai pochi posti chesi sforzano di dare un palco ai gruppi più meritevoli, può accadere e iMonsieur Gustavo Biscotti, sebbene gravati da un nome che contribuisce araggelare ulteriormente il già freddo inverno, si accreditano come punta didiamante di una scena locale che mai come oggi si dimostra attiva e insalute.
..La formazione che scende in campo è insolita: due bassi,tastiere e batteria; non fosse per la totale assenza del cantato mi lascereiandare a spericolati paragoni coi Cop Shoot Cop. È invece un riferimento checalza solo parzialmente, più per la capacità di ordinare un discorso musicalelontano da quegli estri gratuiti che troppo spesso contraddistinguono i gruppistrumentali con assetto anomalo, che non per effettive analogie stilistiche. Isette pezzi del CD spiccano infatti per la scrittura accurata, che incanala laveemenza delle otto corde e la forza entro quadrate strutture percussive; stapoi ai synth, sapientemente dosati, dare quel po' di melodia che completa iltutto. Semplificando, possiamo identificare due tipologie di brani: quelli piùlineari, caratterizzati da un groove pesante a cui la tastiera dona ineditecoloriture, vagamente anni '70 e quelli più movimentati e complessi, debitoritanto dei Neurosis quanto delle uscite più "math" dell'Hydrahead, che sisviluppano fra momenti di stasi e sfuriate trattenute a fatica. Trait d'unionfra queste due anime è la lunga My Holiday With Billie Holiday Will Never End(da un gruppo con un nome del genere che titolo potevate aspettarvi?): violentapartenza post-core, lungo passaggio "ambient" centrale che fa convivere synth ecorde effettate, finale in crescendo coi due bassi che avanzano a faticasull'orlo del caos. Musica soul per anime metal.
A dispetto dell'assetto strumentale, apparentementelimitante, sono molte le possibilità che si aprono davanti al quartetto: sesapranno sviluppare quanto di buono ci hanno fatto sentire, ne vedremo delle belle.

RECENSIONE DISCO, BARONE DEL MALE (www.baronedelmale.com)

Una band che fa tesoro di “influenze” (le virgolette sono d’obbligo in questo caso) quali Edoardo Raspelli,“Gazza” Gasgoigne e Delia Smith, merita il massimo rispetto e la mia stima incondizionata.
Non fatevi ingannare da titoli come “Tino Asprilla Fogs Me Down” o “Cliff Burton Legaci”, la pretesa di chi si aspetta un album superficiale ed esclusivamente ludico viene smentita in virtù dell’ascolto completo di questo disco omonimo.
“We Don’t Play Guitars” urlano a gran voce i 4 mantovani: due bassi rumorosi, un drumming secco ed essenziale ed un tappeto malato di synth.
Materia “core” sfibrata, mai incline al parossismo progressive di gran parte delle band interamente strumentali, connaturata ad un appeal noise rock scanzonato (“Atari Safari Matahari”, “Ti Do 1 Gazza Gasgoigne And His Neverending Part”, “Eros With Camperos Drinks Ramazzoti”), a brevi digressioni psichedeliche (“Cliff Burton Legaci”) e a dilatazioni ora proto ambient (come nella parte centrale di “My Holiday With Billie Holiday Will Never End”) ed ora quasi post core (“Il Mio Vecchio Bomber”).
Va da se quindi un suono incentrato sulle basse frequenze delle 8 corde distorte, direttrici di un’orchestra noise cui viene difficile stilare l’identikit definitivo in base alle sole coordinate stilistiche: immaginarsi un ipotesi sonora trasversale tra le (non) forme dei (primi) Morkobot e la pazzia dei Godheadsilo, può essere d’aiuto (o complicarci la vita al contempo).