C' era una volta una grotta isperduta in un feudo, il feudo del cardinale La Macchietta.
Esso era un feudo ricco e prosperoso, in esso vi erano diverse coltivazioni tra i quali la papaya, il mango e l'orango tango, un frutto assai prelibato.
Ma un giorno indentro questa grotta, da essa fuoriuscì lo dimonio in persona, lo dimonio delle ricchezze :
esso era il dimonio Mammona
Esso andò per lo feudo e raccolse tutte le piante degli oranghi tanghi e delle papaye e lasciò solo i manghi che facevano cacare, e tutta la popolazione dello feudo cacò e ci fu il maleodore per tutto lo feudo
Allora il cardinale La Macchietta disperato e quasi avvilito mandò un emissario, il fido scudiero Giulien presso la montagna di Ferentinae, ove risiedeva i sacro Orachelo di Zed
esso era un eremito che si cibava solo di bacche e interiora di volpe, ed era lì da più di cento anni, invero.
Dopo diverse peripezie, giunto a cavallo di una pecorea negra ( che invero essa era favellante ) il prode cavaliero Giulien giunse allo cospetto dello Oracolo
e gli domandò
"Oracolo, lo dimonio del Mammona sta mangiando e derubando tutti li raccolti nostri, come possiamo isconffingerlo?"
e fu così che l' Oracolo di Zed proferì le sacre favelle :
" Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia, ma non sa se poi la ritrova "
Poscia che lo sacro Orachelo proferì coteste favelle ci fu un minuto di selenzio
L'unico rumore che si sentea fu lo respiro pesante della pecorea nèghera. alla quale essa gli disse :
" Ma che cazzo dici mai ?"
L'Orachelo, il quale avea gli occhi socchiusi da 69 anni ( invero ) , li strabbuzzò e replicò
" Ma quinci tu fabelli !!!! "
La pecorea , alla quale avea istudiato presso le universitate Placentine, li tenne uno discorso sulle proprietà invariantive dello teorema di ezechiele istupendolo alquanto, e invero, l ' Orachelo era tutto orecchia e tutto nasae.
Nello frattempo lo valoroso scudiero Giulien faceva un solitario
Ma non con le carte......
Nelle possedimenta dello cardinale La Macchiettta, indentro le sue castella, esso si era indormentato, avvolto nella toneca dell'ecclesia tutta purpurea.
Esso era dormiente e sudeante, e invero stava avendo uno sogno malandrino.
Esso sogneava di stare in uno prato tutto ignudo, danzante e cosparso di olio di auliva, con allo capo una ghirlanda di flori di Bach.
Ma a uno certo punto davanti a lui proprio, si aprì una voraginae nello terreno, tutto coltivato a manghi e oranghi tanghi, dalla quale fuoriscì la pecorea neghera, la quale essa abea incopagnato lo scudiero Giulien.
Lo cardinale favellò :
" Da donde te ne vieni o' pecorea favellante, alla quale ispuntata sei dallo terreno? Forse che sei stata nello inferno a giuocare alla divina commeddia con Virgilio istesso? "
La pecorea replicò :
"Cardinalo, iscappate tosto ! In codesto momentore la Mammona sta risalendo lo terreno..."
le favelle della mammifera della lana vennero interrotte dalla morte sua.
Invero, dallo buco dello pavimento erboso fuoriscì lo Dimonio mammona in persona, con un torturro ferrato, alla quale accise la pecorea.
" Cardinalo, se la vita dello feudo tuo istesso a cuor ti sta, dedicami in sacrifizio una vergine illibbata di codesto feuda !!!! O allotrimenti con lo torturro acciderò tutta la popolazio, nello strazio "
Et poscia ei sparì in una coltra di fumo marreone e maleodoranta
Lo Cardinalo tosto si destò dallo sogno malandrino tutto sudeato, et ancora si sentea lo maleodoro della Mammona indentro la sua stanza di marmo di Ferentinae.
"Esso è uno sogno premonitoro " - pensò indentro di seco - " se non trovo una verginae lo feudo mio verrà sterminazio ! Me tapèno !"
Lo cardinale era disperazio
nello feudo suo tutte le femmane erano mignotte.....
Dallo ritorno dallo Oracolo di Zed li nostri eroi erano per la strada.
Essi erano allibiti dalla vuota risposta dello Orachelo, senonchè dallo strano liquido fuoriscizio dallo prepuzio dello scudiero Giulien, poscia la masturbazio.
Esso era uno liquido strano, di poca consistenzia, e fece venire alle lagrime lo povero scudiero. La pecorea neghèra, alla quale essa era di innata sapienzia et abea istudiato alla universitate, si rimembrò che quello liquido era simile a una pestilenzia avvenuta anni prima nello feudo di Ferentinae.
Essa era una pestilenzia dovuta alla lussuria delli abitanti, li quali adoravano feticci di oro, vincenzo et birra, cari allo dimonio della Mammona. Tutti li abitanti masculi dello feudo manifesteano una M di marchio allo fuoco che fuoriuscea dallo prepuzio. Essa era la punizione divina per l'adorazione della Mammona.
La pecorea, con un guizzo di abilitate, tosta abbasseò le abbraghe dello scudiero , e con una lente di ingrandimenta ( poichè ello tenea un ausiello di poca magnificenzia ) individuò la M della Mammona, sull'ausilello di lui......
Nello frammentre dello frammentre istesso, passea li per puzia caso un villico, alla quale esso tenea una cesta di formaggia con le pera.
La pecorea negra , affamazia e stremazia dallo monte dello Orachelo annusò quello odoro di acre fruttato, che emanavano le pera e lo formaggia, invero.
Essa si rivolse dunque allo cumtadinae, con una formula di favella dello galateo :
" Stupido cumtadinae, facci desinare "
Lo villico non credea alle orecchie di lui, per lo cui pronunziò :
" Allo dimònio, allo dimònio, una pecorea favellante!!!!! "
Lo scudiero Giulien, (alla quale non brillea per astuzia et compiacenzia ) li diede uno cazzotae; lo cumtadinae( miserabile lui ! ) cadde per lo terreno brulleoso, ispargendo lo formaggia con le pera per tutta la istrada.
Tutte le frutte e le formaggiae caprinae si distendeano come uno quadro della natura morta dello Botticello, quasi a rappresentare la disparitate tra la natura e la morte istessa.
La pecorea si avventò come una pantegana in sopra lo formaggio che le era familiare, invero ( esso era caprino ).
Mentre lo scudiero ispargea li semi della pera sullo prepuzio suo, alla quale vi era la facoltate della guarigione nelli semi di essa, e ne traeva giovamento ( invero ), la pecorea noteò che in mezzo a una delli frutta, vi era una pergamenae, con lo sigillo dello feudo di Sgurgolae.
come ci era finizia?
Mistero della pera.
Essa era nientemeno indirizzazia alla persona di Mirko Raspa da Sgurgolae, alla quale la fama e la sapienzia lo precedeano.
L 'eroina di lana nostra, di cui la facoltate dell 'intelletto vincea ogni più mero istinto animalo, si rimembrò come in uno films di Davide Lince che codesta persona uno tempo era uno vescovo, et abea combatteuto a singolar tenzono contro la dimonia Lilìtti, un tempore fidenzata dello Mammona istesso ( esso era di sesso uominale ).
" Prendiamo la via per Sgurgolae " favellò " poichè la soluzionae alli mali dello Cardinale forse lo sgurgolano ci può dare."
Lo scudiero Giulien, alla quale se fosse egli uno personaggiae di uno giuoco di ruolo avrebbe " personalità -20 " annuì con lo prepuzio istesso, che oramai favellava per lui.
Essa era la maledizionae della Mammona....
Camminenado per la istrada, et giuocheando allo giuoco dell 'inculazia con uno ramo secco, per lo diletto della mente et dello ausiello, lo scudiero Giulien abea perduto la favella della bocca di lui istesso, a causa della maledizionae della mammonae. Non era di certo essa una novitate, giacchè le poche fabelle che esso pronunziea erano " famme magnà " et " dilata lo ano tea, Lucrezio " ( esso era lo promesso in isposo di seco. ).
La colpa dello mutismo era della maledizionae, alla quale facea favellare lo ausiello di lui, che favellea con la pecorea. Essendo la pecorea di innata curiositate essa domandea allo ausiello da donde veniva et quali erano li studi sea. Lo ausiello dicea di nomearsi Giorgiae Cifanae, caballiero della cuntea di Alatre, alla quale abea iscacciato uno drago placentino 50 annalem addietro. Lo animalo di fuoco era però ameico dello dimonio Mammonae, alla quale mandò allo cabballiero la maledizionae sea, cumstringendulum a transiteare di ausiella in ausiella, per 9mila annalem.
Essa era una trista punizione, invero.
Essendo esso una cabballiero di avventuarae la pecorea li chiese indove poteano raggiungere lo sapiente in personae, Mirko Raspa.
Giorgiae Cifanae, irriggidendosi verso la istrada della Mecca si scuotò in la sinestra, et indicò uno sentiero impervio allo vedersi che si stagliea lungo una catanae montuosae : essi erano li Monti Lepini della cuntea di Ferentinae.
" Lì indentro vi è una grotta isperduta, alla quale vi è una scorciatoiam da tutti sconosciuzia. Essa porta diritta alle castella di Sgurgolae !!"
La pecorea noteò che lo Cifanae era diventato paonazza et di poca rigiditate, et li confessò che si sentea malem. Vi era uno solo rimediae per riprendere le forza : lo giuoco della inculazia.
Li occhi della pecorea brillearono di arguzia et compiacenzia.
Et si mise, appunto, alla pecorella.
.............continua
Parte septimae
Nello frammentre istesso alla quale la pecorea pecorellava con abilitate, lo cardinalo La Macchietta passeggea allo interno dello feudo seo accompagnazio da donna Caterinae, alla quale essa dirigea una castella di tolleranzia di li poco di distanzia.
Essa invero era stata la compagna di seco per un annalem,et una stregam di Pescasseroli, allo quale lo cardinalem la abea messa alla cintacon uno tranellium, riputiando poi lo lo figlio bastardeo seo,poichè esso era un uomino sessualo ( si notea da una voglia a forma di ausiello sulla natica a poca distanzia dallo deretanae ), e alla ecclesia codesta cosam non potea che essere di sgradimentae.
Lo bastardeo era invero lo scudiero Giulien, poscia affidazio alla pecorea neghera, dalla dote innata di uomino sessualo-sitter.
Lo cardinala domandeò alla sua un tempore amata
"Donna Catarina, la scorsa nocte sogneai lo dimonio Mammona, alla quale mi favellò che se non pongo in sacrifizio una verginae illibatae tutta la popolazio dello feudo meo verrà impalatam attraverso lo deretaneo con lo torututto mammonico ! Tu che sapienti allo fondo la conoscenzia delle mignotte dimmi ordunquem : vi è una donna verghinem allo interno di questo feudo alla quale tu ne sei alla conoscenziam ? "
La Catarina si irrigidì tutta e istrabuzzò gli occhi di seco. Poscia si accasciò in la terra e si abbasseò le abbraghe et con un manufatto fenizio dalla circonferenzia di 6 dita monche e dalla lunghezza di uno piede di babbuino essa se lo infilo nello antro sea. Esso era uno rito pagano per chiamare li spiriti in ausilio.
"Alli spiriti, alli spiriti, ausiliate meco ! " gridea tutta indemoniazia, come Vanna Marchi da Frascati.
Venne in ausilio, invero, lo spiritae di Rocca Siffredae, scudiero di Re Ubaldo, alla quale la stregam lo conoscea biblicamentem.
Poscia una parte dello rito grazie alla qualem lo cardinalo si masturbeò con lo pipino seo, lo spiritae li sussurò la rispostae a ellam, la quale si destò dallo stato di trans indove essa era rimasta, invero.
Lo cardinalò fabellò : " Donna Catarinae, abbiate la compiacenzia di dirmi tosto lo nomenclatura dello nome di codesta illibata femminea ! "
Essa proferì : " Lo nome di Mafalda da Arcinazzae ei mi proferì !!! "
E in preda alla felicitate lo cardinalo si abbaseò le abbraghe e si fellatiò in completa solitudo et riverenzia...
...continuam