Status: Single
Country: IT
Signup Date: 9/26/2006
|
|
|
|
Thursday, January 22, 2009
 |
Recensione di Double Deck, a cura di Cisko, su www.hiphop.itcheck this
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Wednesday, January 21, 2009
 |
On-line all'indirizzo http://www.ilcalabrone.net/Double-deck._1943266.html
recensione più intervista al sottoscritto a cura di Cosimo Alampi. Grazie mille per il pensiero e sinceri auguri alla redazione tutta per questa rivista, che oltre ad essere on-line esce su carta stampata. Stay Tuned
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Monday, December 22, 2008
 |
On line ora su http://www.attentatiterronistici.com/at/homepage.htm una nuova recensione di Double Deck.Si ringraziano vetro & Sky-j per questo (ed altro :P)
Qui sotto il testo completo:
Avevo già recensito il primo disco di Don Diegoh, "Storie di tutti i giorni", e mi ritrovo fra le mani il suo secondo album dopo che Diego si è 'sbattutto' su e giù per l'Italia fra freestyle contests e live concerts e dopo aver fatto uscire un mixtape in freedownload (www.myspace.com/dondiegoh) "Loading…ep". Un disco più articolato questo, un Diego più affinato questo, delle produzioni tutte all'altezza. Le produzioni sono affidate a MacroMarco, quelle più elettroniche, e poi Marcozope, Mastrofabbro, dj Manueli, dj Argento, dj Syne, Deal, Ford78, Mr.Phil e Fat Fat Corfunk mentre Tinto Brasko se le scratcha! Nonostante la varietà di producers il disco risulta omogeneo e Diego lo controlla e lo domina con maestria lasciando poco spazio ai featurings (Il Turco, Coez e Backo). Del resto Don Diegoh ha troppe cose da dire e si prende tutto lo spazio che gli spetta. Un viaggio no-stop che conduce un ragazzetto crotonese fino alla jungla capitale, Roma, infarcendo la sua mente di visioni, conoscenze, riflessioni che riesce a descrivere con uno spirito di attento cronista e colla metrica serrata e corretta di un rapper rodato. Quello che colpisce maggiormente di Diego è la sua passione per l'hip hop, per le cose che fa, il cuore e l'umiltà che mette in tutti i suoi testi e nelle sue azioni. Un disco pieno zeppo di parole sensate, di concetti 'pesanti' ma anche più 'leggeri', però sempre affrontati con la stessa 'serietà' e rigore formale, persino un testo struggente su un amore passato ("Altrove") riesce ad essere 'rigoroso' e toccante senza scendere nel patetico. Un disco che suona classico e che merita di essere ascoltato non fosse altro perché nonostante ricerchi un suono legato all'Old School riesce ad essere originale ed 'attendibile' rispetto alla selva di synth e vocoder che ormai infarciscono 'di fisso' la gran parte delle produzioni hip hop attuali.
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Monday, December 15, 2008
 |
Current mood:insonnia produttiva
Category: Music
Audioplate & 49Hertz presentano DON DIEGOH "TAKE THIS" (video ufficiale 2008) Regia: Andrea Menniti (www.myspace.com/andreamenniti) (www.youtube.com/andreamenniti) Post-Produzione: Gaspare Giacalone Concept: Lu Rob, Ciccio Tarma (www.myspace.com/cicciotarma) A pochi mesi di distanza dalla sua uscita, "Double Deck", secondo prodotto solista del rapper calabrese Don Diegoh, ha esaurito la prima tiratura. Le date in giro per l'Italia, i remix di alcuni brani, le recensioni in merito, fanno da corollario al disco. Non poteva mancare un segno che rendesse note gran parte delle facce implicate nel viaggio. Quale miglior segno di un video? Quale miglior momento per farlo se non il momento in cui le vendite e il lancio del prodotto non preoccupano (semmai abbiano mai costituito una preoccupazione, come capita a taluni) ? L'incontro con Andrea Menniti, già curatore del progetto Onda Underground (www.myspace.com/ondaunderground) che lo vede spesso autoprodurre numerosi video live di gran parte degli artisti Hip Hop Italiani, europei e U.S.A si è rivelato sin da subito significativo e prolifico. Ne viene fuori un video, girato in estate a Crotone, città Natale di Don Diegoh, in compagnia degli amici di sempre, nei luoghi di sempre. Tra questi recitano un ruolo significativo i breaker Niccolò, Antonio, Funky-Cus, Mad, T-Man & Rusty, i Writer Kes e Decks, il fidato grafico Ciccio Tarma e l'attore nato Roberto Corrado. Il brano, estratto ovviamente da "Double Deck", è Take This: trattasi della canzone numero uno delle sedici presenti nel compact. Il suono del pezzo è affidato all'esperto e rinomato Macro Marco (http://www.myspace.com/macromarco), il quale, come di consueto, tira fuori un Head-banger che carica la gente nei live, mettendo d'accordo gli estimatori del gusto classico e i promotori del sound moderno
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Saturday, October 11, 2008
 |
Nuova recensione di "Double Deck", realizzata da Stefano Cuzzocrea (che ringrazio) per conto di www.rivistaonline.com per leggerla basta cliccare quiper i più "pigri" eccone una schermata...  e il testo: Ci avevamo scommesso. E se pure chi ha "capa" sostiene che "il secondo disco è sempre il più difficile nella carriera di un artista", Don Diegoh non ci ha messo molto tempo per comporlo. Il risultato supera le aspettative. Lo avevamo lasciato dotto ma acerbo, bravo ma poco narratore, lo ritroviamo potenziato, più preciso e con alcune storie da raccontare. Duble deck potrebbe essere definito il primo album del rapper crotonese; il vecchio Storie di tutti i giorni era in fondo meno acerbo di tanti esordi, ma peccava di coerenza. Il suo disco del 2008 è invece, almeno nelle intenzioni, compatto, solido, pur avendo un andamento fluido, tanto da non coagularsi come una raccolta di brani ma piuttosto come un insieme di pezzi complementari, incentrati sulla dicotomia di una realtà fatta di mondi confinanti e di apparenze non sempre necessarie o durature. C'è ancora qualche chiusura, quella sorta autismo argomentativo che appartiene un po' a tutti i rapper e che si manifesta in testi rivolti espressamente alla scena; ma Diego, pur cadendo nella trappola del suo ambiente cognitivo, sa raccontare anche delle vere proprie storie, comprendendo di poter, e dover, rivolgersi ad un pubblico più vasto e meno settario. È il caso di Rewind e del suo jazzy speziato e sulfureo, ma anche della orchestrale Altrove, che fa il verso al migliore Jay-Z, e ancora di Incubo ricorrente e Vite parallele, ma soprattutto della baricentrica Stazioni, etereo fulcro narrativo dell'intera produzione, se pure spinta in fondo alla trackilst. Il metodo metrico di Don Diegoh è coriaceo. Il suo stile continua ad affinarsi. I temi si arricchiscono di più concretezza, tra riferimenti alle letture, ma anche cinematografici, storici, pittorici o di altra natura, senza però diventare elucubrazioni troppo distanti dal parlato e dalle strade in cui il suono di Duble deck trova linfa, forma, genesi e platea, oltre che necessità espressiva. Il rapping è ancora in salita, o almeno questo è quello che si percepisce, ma mette in cattiva luce gli ospiti che, fatta eccezione della bella e brava Julia, non sono all'altezza del padrone di casa. Le intonazioni sono però ancora troppo simili le une alle altre e i pezzi, a lungo andare, risentono di una certa identità, fatta eccezione per la poderosa In giro e di Chieditelo, che seppure più datata del resto è un perla ancora da scoprire; ben venga comunque questa linearità, almeno questo è quello che si evince dalle metriche di Ff.ww. che rischia di "tormentare" nel tentativo di differire dal contesto. Nel complesso si tratta però di un disco esaltante. Anzi, sembra che Diegoh costretto ad aggiungere una h al suo nome, per una temuta controversia legale dovuta ad un semplice caso di omonimia, si sia arricchito di molto altro. Qualche lacuna c'è. Infatti, l'aver lavorato assieme a 12 produttori, pur riuscendo a trovare un'armonia d'insieme, rende il risultato acustico non omogeneo a livello di missaggio e di volumi. Ma c'è di più, i nuovi metodi virtuali di lavoro a distanza in alcuni episodi dell'album marcano di poca precisione la costruzione delle sequenze, che a volte non seguono le evoluzioni metriche e si perdono in ottave troppo simili le une alle altre, per via di variazioni quasi inesistenti. Non a caso, i pezzi meglio montati sono realizzati dal prezzomolino Macro Marco, evidentemente a stretto contatto con il Don; ma sono ottime anche le altre composizioni, come quelle di Mr. Phil, di Manueli, di Fat Fat Corfunk e, salvo quanto già detto, dell'intera equipe strumentale del disco, se pure, alle volte, si percepisce un metodo troppo homemade rispetto alla levatura di fondo. Un vero album che suona bene e tiene compagnia. Del resto, ci avevamo scommesso. E il detto vuole che sia solo l'inizio: non c'è due senza tre.
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Wednesday, October 08, 2008
 |
"Double Deck" recensito su "Il crotonese" di Martedi 7 Ottobre 2008 da Simone Arminio 
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Wednesday, September 17, 2008
 |
Double Deck Recensito su MOOD MAGAZINE 3 *, uscito Sabato 13 Settembre
(*: " È disponibile da sabato 13 settembre nei migliori negozi di street-wear e street-art il numero 3 (settembre/ottobre/novembre) di Moodmagazine, l'unico periodico nazionale italiano dedicato al mondo dell'hip hop, come sempre "free", in tutti i sensi")
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Tuesday, September 09, 2008
 |
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Friday, September 05, 2008
 |
PER LEGGERLA CLICCA SU http://www.rapmaniacz.com/DoDiDoDe.htmDurante alcuni degli ultimi showcase dei vari Colle, Kaos & C., tra amici è capitato spesso di chiederci quali potessero essere, per le nuove generazioni, i nuovi grandi dell'Hip-Hop. Quei dischi che se risenti dopo una decina d'anni ti fanno quasi venire gli occhi lucidi a pensare tutto il tempo libero (e quanto ce n'era!) passato sulle panchine con lo stereo. Per me potrebbe essere, chessò, "Novecinquanta" - e mi fa specie quando sento un quattordicenne del 2008 dare la mia stessa risposta. Com'è possibile? Ok il declino, ma perché non fare un briciolo di ricerca che vada oltre il cerca: Hip Hop italiano su eMule?! Scusate il lungo preambolo, ma serviva ad introdurre un'ipotesi positiva, ovvero che Don Diegoh ha un buon potenziale per diventare un personaggio che in futuro potrebbe avvicinare la grandezza dei sopracitati pionieri. Diegoh non ricalca nessuno stile, rappresenta una zona d'Italia, la Calabria, che per un motivo o per l'altro non ha mai avuto grande visibilità nella scena e condisce le sue liriche con citazioni, non soltanto Hip-Hop ma anche letterarie (Gadda, Hugo...). Dall'atmosfera creata dai beat e dai testi si evince una forte preferenza per quello che è l'Hip-Hop più classico, Diegoh non indugia in sperimentazioni e riesce comunque a dare un gusto nuovo al Rap che propone, rinunciando a tracce che dicono poco ma fanno muovere, a favore di pezzi più profondi e spesso autobiografici. Partecipiamo a momenti di vita accademica, allo svago con la compagnia locale, la malinconia di una ex ("Altrove"), la rabbia verso il proprio governo ("So di chi è"), le difficoltà economiche, pensieri e paranoie, storie di una vita che ha il Rap come colonna sonora, in cui è facile identificarsi. Se l'intento di Diegoh era quello, come probabile, di riuscire a far provare un mix di emozioni all'ascoltatore, ci riesce: più che tentare, come la maggioranza, di far ricordare il suo nome per qualche ritornello canticchiabile, sceglie di puntare all'emotività dell'ascoltatore, essendo ben conscio del potere che la musica può esercitare in questo senso. Nonostante la considerevole quantità di produttori presenti (dieci per sedici tracce), "Double deck" mantiene una sua omogeneità; da segnalare il beat di Manueli per "Rewind", minimale ma azzeccato, i due di Deal e l'inconfondibile Mr. Phil per "Crotone state of mind". Questo non è il primo lavoro di Don Diegoh ed è possibile trovare il suo nome anche in altrui album, viene spontaneo chiedersi come mai in questo disco non compaiano molti featuring, si ha l'impressione che sia un nuovo biglietto da visita, migliore, che conferma l'intenzione a non fermare la sua carriera artistica. Ci auguriamo che questa continui. 
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|
Wednesday, July 02, 2008
 |
Category: Music
Recensione su www.alonemusic.it link diretto: http://www.alonemusic.it/recensione.php?id=381 testo: Torniamo a parlare di Don Diego, lo facciamo a motivo del suo nuovo lavoro… Se il disco precedente, "Storie di tutti i giorni" era un buon album, "serio, ponderato e consapevole" per usare le mie stesse parole, il nuovo disco "DOUBLE DECK", semplicemente spacca e lo fa di brutto! Il disco si presenta bene già dalla grafica, basata su una bella idea, ben curata…nettamente migliorata da quella del precedente lavoro. Non mi capita spesso di ascoltare un disco rap che mi faccia venir voglia di appuntarmi su un quaderno le frasi più intense come facevo quando avevo diciotto anni. I pezzi da mandare in loop, sono molteplici, e non stancano mai…tutto questo sarà sicuramente dovuto all'intenso rapporto base-strofe, certo non è da sottovalutare il fattore talento e esperienza dei produttori dei pezzi di questo disco… Ci si potrebbe chiedere come sia riuscito un ragazzo così artisticamente giovane a poter contare sulle collaborazioni di beatmaker di tale calibro…Mr Phile ad esempio, il cui stile è facilmente riconoscibile nella traccia "Crotone State of Mind", o Macro Marco che collabora con Don Diego in molti pezzi…ma perché chiederselo se il risultato finale è un lavoro così bello e intenso. Ritornando al forte rapporto base-strofe dei pezzi, dovremmo ricordare che è parte integrante della riuscita di una canzone, perché è proprio questo aspetto che in misura maggiore suscita emozioni, crea atmosfere, Diego insieme ai vari produttori è riuscito perfettamente a dar vita a tutto questo, prendiamo un pezzo come "Tango nel Fango"…il beat di Zope, il Mixaggio di Dj argento rendono la base il vero e proprio significante del contenuto del pezzo, cioè un mezzo per arrivare dritto e senza disturbi alla mente. Nell'ascoltarla partono le immagini mentali sulle note del pezzo…non entra solo nelle orecchie, oltre a sentire sei costretto ad ascoltare e elaborare, arriva al cervello. "Altrove", pezzo in featuring con Julia, calda voce del Salentino, è romantico e nello stesso tempo crudo. Cito anche "Che cambia?" con Coez, Manero il Turco e Dj Argento, pezzo su Roma, città adottiva di Don Diego, che si prende la responsabilità di parlare di Roma da non-romano. Diego mette dentro come sempre tutto se stesso, e quanto gli gira intorno…non mancano le citazioni ad altri dischi, a film (NdE: però Diegù, basta Tarantino che poi ti affissi, ho contato almeno tre citazioni!!), libri, opere d'arte e quant'altro…un disco da ascoltare le prime volte con calma, ponderando bene sulla precisa istantanea che vien fuori della nostra generazione, e da far poi scorrere per assaporare i pezzi in cui ci si meglio riflette a livello personale. Come diceva la nota che accompagnava il disco all'arrivo in redazione, " Double Deck è nato per arrivare alla gente indipendentemente dai gusti musicali. LA SFIDA E' DISEGNARE IL VISSUTO ODIERNO CON UN LINGUAGGIO HIPHOP SEMPLICE E DIRETTO", " Take this", "Rewind", "Crotone State of Mind", sono pezzi che dimostrano che la sfida è stata vinta da Diego come nel caso della maggior parte dei freestyle a cui partecipa. voto: 8 e 1/2 02-07-2008 |by Zoe 
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|
|
|
|