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Grand Carabs - VIDEO COCCOBELLO ON!!



Last Updated: 11/1/2009

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September 9, 2009 - Wednesday 
Ma cos’è questa crisi?
Così si apre il disco dei Grand Carabs, una band ironica, cinematografica, proveniente da Prato che con questo disco, A Fuoco Lento, non è certo agli esordi (1997).
I Grand Carabs fanno pensare a scenari lontani nel tempo e allo stesso tempo attualissimi. Se l’immagine  fisica di una Chiatta di mercanti, o di una fisarmonica ci rimandano molto indietro nel tempo, le parole dei testi invece ci fanno rendere conto che i Grand Carabs sono ragazzuoli del nostro tempo, anche un po’ cinici a dire il vero. E menomale.

Pacco Postale è una canzone swing che sorprende per la modernità dei contenuti. Per la band il pacco postale in questione è composto “da un utero con il suo involucro esterno, completo di donna” ordinato per avere un figlio. E se mentre il bambino cresce e l’intrusa che lo cresce in affitto, ci si rende conto che il figlio e sua madre hanno un rapporto magico, tanto vale tenerseli entrambi e provare ad innamorarsene. Settembre è colpevole di essersi finto Agosto o Ottobre, finendo per litigare col resto dei mesi dell’anno. Con Fritto Misto si può giocare a contare quante persone ha mangiato il vocalist, che con una voce davvero particolare, si diverte a mischiare all’italiano quel That’s Amore che ancora fa la sua figura, come il dolce carillon alla fine del brano. Interessante, divertente e dal fascino antico anche Coccobello, con il sax che ad un certo punto intona Tu vuò fa l’Americano.

In ogni canzone dei Grand Carabs gli strumenti compongono ritmi antichi e nouvi, che catturano l’ascoltatore. Ma la cosa che più stupisce sono i significati dietro i testi. Nulla è ciò che sembra, dietro ogni strofa ci sono critiche intelligenti e acute alla società attuale, partendo dal papa, per finire alla droga, alla prostituzione, alla crisi economica e generale. Un disco che vale la pena ascoltare se si è stanchi del rap o dello ska che fanno politica per provare ad ascoltare swing “scostumato” che non vuole più parlare di sole, campi di grano o amori.


September 8, 2009 - Tuesday 
Un disco che non ti aspetti. In un 2009 in cui regna (ancora) la sacra parola del Dio Mainstream'n'hype, certo non puoi ipotizzare di riuscire ad accostare ad una nuova uscita immagini legate al mondo dei cabaret, dei bistrot o dei carnevali d'autore. Poi però arriva un lavoro come quello dei Grand Carabs, combo di Prato sulla scena dal '97 che, con il loro “A fuoco lento”, riportano in auge i fasti di quotidianità passate incentrando groove e spontaneità sulle “regole” più o meno tacite del sound del secondo dopoguerra. Vien da pensare se, ormai prive del proprio motore e contesto storico/sociale, tali caratteristiche hanno ancora dignità di esistenza, ma bastano i primi giri del cd ad aprirci occhi, orecchie e, perché no, la mente fino a far capire quanto questa produzione di pedissequo abbia ben poco.

Il sardonico mix di jazz, swing, folk, pop, funky ricco di inserti cinematografici campionati o di rimando mediante l'atmosfera generale, ha sì un gusto revival ma sottolinea l'accezione propria del termine “vintage” con burlesca eleganza e spontanea competenza.

Dieci tracce a comporre l'organico del cd basato pertanto, non sulla fedele riproduzione manierista, ma su un incontro tra le specifiche attitudini care all'epoca e le tematiche contemporanee. In questo modo non solo riescono a rendere proprio il succitato sound ma, trascinato da una particolare verve, ecco che quello scenario apparentemente obsoleto ritrova in corner l'anima che lo agitava ai tempi, diventando addirittura innovativo e di ampie aperture d'interesse.

Si distinguono per un senso di irriverente sberleffo mirato ed arguto, capace di affrontare tra le righe tematiche di rilievo che, con il vezzo del divertissiment, ci portano all'interno del loro mondo neorealista. Riscopriamo così la contemporaneità del passato e, anche se nella totalità del disco la formula risulta a volte ripetitiva o la voce non sempre convince, bisogna ammettere che questo lavoro, pur non avendo introdotto grandi novità, riesce a sostare sotto la voce “originale”. Provare per credere.


July 29, 2009 - Wednesday 
I Gran Carabs sono un gruppo che risente di molte influenze: concentrati in questo fulminante e ironico esordio musicale – che è il frutto di dieci anni di attività, comunque – ci sono i testi letterari di Paolo Conte, le schizofrenie sonore di Frank Zappa, le melodie di Fred Buscaglione, il tasso alcolico di Tom Waits o Vinicio Capossela.
Una miscela esplosiva e dissacrante, sospesa tra passato e futuro, per questa band che arriva dalla Toscana e realizza un pop rock coinvolgente, che presuppone un ascolto comunque non semplice, direi quasi “stratificato”. Ci sono infatti più livelli nelle 10 canzoni di “A fuoco lento”. Uno che è più immediato e comunicativo, ed è fatto di musiche accattivanti e melodie coinvolgenti. L’altro, quello più in profondità, ha a che vedere con una certa letterarietà dei testi, sempre ricchi di immagini ardite, metafore intriganti, eleganza stilistica e virtuosismi lessicali.
Fabio Tarocchi riesce con la voce a gestire bene le varie sfumature del disco. Forse addirittura troppe: in alcuni casi sembra che la band voglia quasi strafare, che abbia troppo da dire e non riesca a farlo sempre.
E se la prima parte del disco riesce a calibrare splendidamente tutti gli elementi in gioco come l’interpretazione swing e quasi teatrale de ”La Chiatta dei Mercanti”, la spensieratezza danzereccia di ”Coccobello”, il sax suadente e noir di ”Un Delitto d’Altri Tempi”, la ballata rock e grezza di ”Settembre”, le atmosfere caposseliane di ”Pacco Postale” e ”Le Fisarmoniche”; la seconda parte del disco perde un po’ di colpi: ”Gran bella festa” e ”Borghese suonano un po’ ripetitive e si ripiegano su loro stesse senza incisività, ”Compromesso tra Sposini Novelli” ha una melodia già sentita ma un testo inaspettatamente ironico e originale, mentre la chiusura di ”Fritto misto, pur ricalcando troppo da vicino il Vinicio Capossela del “Ballo di San Vito”, ci riporta al messaggio originale e sincero dei Gran Carabs: rivoltare come un calzino la canzone d’autore italiana, arricchirla di ironia e fiammate quasi comiche, per riflettere con il sorriso – ma anche con amarezza – sui nostri tempi tanto ingarbugliati.
Un disco complesso e apprezzabile, insomma, suonato bene e interpretato ancora meglio. E se a tratti risulta leggermente ridondante, è innegabilmente un prodotto musicale da premiare: per la cura nei testi, innanzitutto, e poi perché è difficile da trovare un disco atipico e musicalmente inclassificabile – in accezione positiva, mi raccomando – come “A fuoco lento” nel panorama musicale italiano.



Antonio Benforte
28 Luglio 2009 Extra! Music Magazine
http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=8936
July 16, 2009 - Thursday 
I Grand Carabs nascono nel 1997 e pubblicano poco dopo un primo demo intitolato “Plagio, Mania e Contagio”. Nel 2001 è la volta di “Personaggi Totalglobali”, mentre nel 2002 tocca a “Grand Carabs” mantenere alta l’attenzione nei confronti della band. Infine la produzione autoprodotta del gruppo si conclude nel 2004 con “La Grande Esposizione”, a cui fa seguito un ambizioso spettacolo dal vivo. Ora la band è pronta per il debutto sulla lunga distanza con “ A Fuoco Lento” prodotto da Danza Cosmica. Il disco è un miscuglio di distillati sonori. C’è il cantautore raffinato, ma anche l’ironia di Fred Buscaglione o la letteratura scapigliata. I Grand Carabs sembrano infatti prestare la loro attenzione a più stimolazioni sensoriali, una sorta di Capossela astemio che però gode a fare il giullare di corte, prendendo per i fondelli il signorotto di turno. I Grand Carabs sono capitanati da Fabio Tarocchi che coordina i suoi compagni d’avventura con meticolosa perizia. I Grand Carabs suonano jazz. I Grand Carabs suonano folk. I Grand Carabs suonano musica d’autore. I Grand Carabs suonano pop. I Grand Carabs suonano funky. I Grand Carabs sono attori capitati per congiunzioni astrali nel mondo della musica. I Grand Carabs raccontano storie di fritti misti, mercanti o pacchi postali che respirano. Entrare in “A Fuoco Lento” equivale farsi prendere a pugni senza capire da che parte arrivino tutti questi cazzotti. Alla fine dell’ascolto, ancora un po’ intontiti, non ci rimane che ricominciare ad essere di nuovo presi a pedate. Un disco intenso e denso.


Andrea Tinti
Numero di Giugno 2009 di MusicPlus
http://www.musicplus.it/organ/reviews/reviewsDetail.asp?id=529
June 10, 2009 - Wednesday 
Dallo Spazio: Grand Carabs, spremuta d'Italia - A metà tra il piacere di un buon libro e il fascino di un'immagine cinematografica i Grand Carabs piazzano una musica che prende possesso di questo territorio di confine fatto di influenze e citazioni, ironia e gusto velatamente barocco dalle tinte fortemente italiane. La band di Prato formatasi nel lontano 1997 ha sulle spalle un bagaglio fatto di autoproduzioni e spettacoli dal vivo che fondano sui testi di Fabio Tarocchi una interessante carica comunicativa e musicalmente un suono d'impatto. Carattere, idee, furbizia e rimandi illustri sono gli ingredienti principali della musica e del suono dei Grand Carabs, figlio di una tradizione cantautorale (e non) italiana tanto quanto del gusto burlesco d'oltreoceano di qualche anno fa. Il Myspace della band, tanto per dirne una, accoglie il passante navigatore con l'inconfondibile voce di Gassman de "Il sorpasso" di Dino Risi, per poi tuffarsi in una travolgente parabola alla Fred Buscaglione (mentore dichiarato) dal sapore gustosamente retrò. “Coccobello” è un viaggio in un epoca d'oro e di ferro battuto, di lavoratori della malta e compagnia bella, che sembra così lontana ma che forse non lo è più di tanto. Corsi e ricorsi storici riportati in vita dal giro di basso che profuma di Capossela, uno che di viaggi nel tempo (musicali e poetici) è ormai scafato esperto. In “Fritto misto” rivive a tratti la verve di Renato Carosone mista ad uno spirito italo-americano da canzone italiana all'estero. I Grand Carabs aprono un'altra finestra nel tempo e con “La chiatta dei mercanti” chiedono: ma cos'è questa crisi? Forse davvero allora il tempo non è mai passato, e l'Italia è sempre la stessa. Cambiano le persone, cambiano le mode e gli stili, la musica si veste di nuovi colori e il gusto di una volta prende le sembianze della canzone pop di oggi, alla maniera dei Grand Carabs: “Settembre”. L'album dell'esordio ufficiale (si può chiamare esordio dopo dodici anni di vita?), “A fuoco lento” prodotto da Donato Masci, racchiude tutte queste piccole magie funky all'italiana, ultima in elenco l'interessante “Pacco postale”, sinusoide curva musicale fatta di sax batteria e pennate in levare. Una bella scoperta i Grand Carabs, band che “parte” con un vantaggio già acquisito in tutti questi anni: un'identità forte e precisa in cui, sotto sotto, ci possiamo riconoscere un po' tutti.
 
Marco Jeannin
Pubblicato su www.rockol.it il 05/06/2009




June 10, 2009 - Wednesday 
"A fuoco lento, la vita secondo i Grand Carabs" - Era da un po' di tempo che il quintetto di Prato non sfornava qualcosa di nuovo. Beh, diciamo che l'attesa è stata premiata. Dopo “La grande esposizione universale” del 2004, l'etichetta Danza cosmica presenta un lavoro di dieci tracce mature e interessanti, dove emerge tutta l'energia della band.
«La loro musica distilla la linfa migliore del cantautorato italiano, miscelandola in un cocktail esplosivo e bizzarro fatto con gli ingredienti del Frank Zappa più ironico, il Buscaglione più alcolico e un retrogusto letterario preso in prestito da suggestioni futuriste, scapigliature lussuriose e uno strano illusionismo».
Il percorso musicale della formazione è davvero completo. Forse è sbagliato parlare di contaminazioni, perché bisognerebbe prima indovinare il genere base scelto dai Grand Carabs. Ma la base non c'è, resta una maturità musicale notevole, e la capacità di mescolare melodie e parole con risultati che meritano di essere ascoltati.
«La loro forza sta proprio in questo crocevia di tra stomaco e intelletto, follia e mitologia. E' un paesaggio a tratti burlonesco quello descritto da Tarocchi, piccole spuntature letterarie che rievocano ambientazioni di fine Ottocento, la commedia crudele di Dino Risi e surrealità assortite del contemporaneo».

Federico Genta
www.lastampa.it


June 8, 2009 - Monday 
Bohéme e protagonisti di un filone cantautorale che spesso si nasconde in nicchie inaccessibili, i Grand Carabs sono un progetto che DOVETE assolutamente conoscere. Perché ricordano l’allegria mista a malinconia dei complessi che suonano sugli argini alle sagre di paese, respirano ruspanti e spontanei mettendo in una musica dal sapore retrò quello che Buscaglione già aveva fatto con maestria e nonchalance decenni fa, perché usano senza paura il sax per dare una nota swing inattesa alla loro personale ricetta, dove già peraltro compaiono accenni funky, ska e jazz. I toscani Grand Carabs fanno di tutto e lo fanno bene, riuscendo a muoversi con eleganza senza alzare la cresta della spocchia.

(E.B.)

http://www.beatmag.it/beat_receinterna.php?id=2135


May 30, 2009 - Saturday 
L'uscita di “A fuoco lento” dei Grand Carabs, dimostra che in Italia c'è ancora spazio per l'originalità e per la ricerca di nuove miscele sonore, pur rimanendo in un terreno orecchiabile ed immemediato.

Ho letto che sono già parecchi anni che esiste il vostro gruppo... In che anno vi siete formati? Cosa vi ricordate degli inizi?

Risponde Lorenzo: La band è stata fondata da Fabio e da me nel lontano 1994. C’era la finale dei mondiali di calcio e, tra il primo e il secondo tempo, Fabio mi ha preso da parte e mi ha detto che voleva mettere su una band. Da allora è cominciata una collaborazione che va avanti ormai da 15 anni; in questo lungo periodo il nostro stile musicale e compositivo ha conosciuto diversi mutamenti, anche perché la band ha cambiato line-up più volte, fino a raggiungere quella attuale.

Voi siete cresciuti facendo il "classico" percorso dei demo. Oggi si fa un gran parlare dei programmi televisivi che dovrebbero scoprire nuovi talenti, come "Amici" o "X-Factor". Cosa ne pensate?

Risponde Fabio: Quel tipo di programmi creano a tavolino l’artista pronto e cucinato a puntino per esser scaraventato sul mercato musicale. È impossibile che da essi emerga una variabile impazzita degna di nota, usciranno soltanto artisti già impacchettati, che “funzionano” e che non si rendano conto (oppure invece è proprio ciò che vogliono) di quanto intorno a loro si stia edificando una sorta di Truman Schow pronto ad usarli e a fagocitarli.
Una sana e faticosa gavetta permette al gruppo musicale di conoscersi meglio, capire gli obbiettivi che si vuole prefiggere, affinare le sue prestazioni, correggere i suoi difetti, confrontarsi con il pubblico vero(quello dei concerti, dalla più piccola balera al grande palco). Senza di questo si rischia di essere catapultati in un mondo molto più grande di noi, con regole, codici, tempi, richieste ecc..che perlomeno a me parrebbero ingestibili e umanamente troppo costose. Dunque preferisco farmi un bel po’ di ossa robuste nell’anonimato…se poi questa ossatura ci servirà a sostenere la “frastornante scossa del successo”..boh? chissà..ben venga...altrimenti la utilizzeremo per farci un bel brodo caldo di lesso.

Il vostro lavoro su cd "A fuoco lento" attinge dai brani già usciti nei precedenti demo? Ci sono brani inediti?

Risponde Lorenzo: Sì, ci sono 8 brani inediti ma anche 2 pezzi che erano già stati registrati nelle autoproduzioni. C’è Borghese, che è del 2002, ed è stata ripescata sia perché ancora ci diverte suonarla sia perché rievoca il “tempo della villeggiatura”, ovvero l’Italia degli anni ’60, del jukebox, del benessere vissuto con sobrietà. C’è poi Fritto Misto, dal demo del 2004 “La grande esposizione universale”, che è un po’ il riassunto della “poetica” dei Grand Carabs.

La copertina tra il dark e l'ironico ben rappresenta l'atmosfera di numerosi brani. Come descrivereste il vostro genere?

Risponde Lorenzo: Non penso si possa dare una risposta precisa a questa domanda, anche perché una delle cose che abbiamo sempre voluto evitare è proprio quella di fare “musica di genere”. Posso dire che ciascuno di noi viene da background musicali molto diversi e queste diverse influenze non vengono represse in fase compositiva. Ciò che ci sforziamo di ottenere è un equilibrio tra questi ingredienti, senza preoccuparci se un pezzo suona più pop o più indie.
È sicuramente presente una matrice cantautorale, infatti i testi hanno un ruolo centrale, sia per le tematiche affrontate che per la particolarità delle melodie. Per questo veniamo spesso accomunati ad artisti come Paolo Conte o Vinicio Capossela. La presenza del sax ad alcuni ricorda i Morphine, lo stile ironico e a tratti sperimentale fa pensare a Frank Zappa, ma anche ai Mr Bungle. E sicuramente la copertina, che è effettivamente dark, ma anche grottesca e un po’ “d’altri tempi”, rappresenta altrettanto efficacemente ciò che in essa è contenuto.

Quanta importanza avete dato all'aspetto "tecnico" della qualità di registrazione?

Risponde Lorenzo: Il disco è stato registrato da Donato Masci (etichetta Danza Cosmica) e masterizzato da Tommaso Bianchi (Sonic Lab). Siamo molto soddisfatti del risultato, è stato un piacere lavorare con professionisti come loro, in un clima collaborativo e di reciproco scambio di idee. La registrazione in sé è stata piuttosto veloce, non abbiamo aggiunto quasi nulla agli strumenti suonati, anche perché volevamo ottenere una sonorità il più possibile naturale, vicina a come i pezzi suonano dal vivo. Poi il sapiente mixaggio di Donato e la masterizzazione di Tommaso, che ha dato un tocco “vintage” al disco, hanno fatto il resto.

Ho trovato i testi molto interessanti. Da quale background culturale nascono?

Risponde Fabio: I testi dei Grand Carabs attingono da un grande calderone dove dentro scoviamo:
1)Dalla letteratura( Pirandello, Malaparte, Buzzati, La Scapigliatura, Edgar Allan Poe, Novelle per l’infanzia..),
2) Dal cinema(Linch, Hitchcock, Murnau, Lang, Pasolini, Kubrik, i noir degli anni 30-40, Chaplin, i Fratelli Coen e comunque tutta la cinematografia che affronta argomenti inusuali in modo inusuale)
3) Dal teatro (la passione per il macabro tipica del teatro francese del Grand Guignol)
4) Dalla musica ( De Andrè, Paolo Conte, Piero Ciampi, Quinto Rigo, Elio e le storie tese, i cantori in ottava rima)
5) Dalla quotidianità (il racconto orale: ovunque intorno a noi accadono o sono accadute vicende che non aspettano altro se non di trionfare protagoniste nella narrazione, se trovano la penna giusta che le descrive assumono le sembianze di canzoni e quando sul palco vengono narrate ad un pubblico esse si pavoneggiano per esser sfuggite all’oblio della dimenticanza). In questo senso le canzoni sono donne..

Quanto tempo dedicate alla musica nella vita quotidiana?

Risponde Lorenzo: Beh, gli impegni lavorativi di ognuno di noi e gli aspetti per così dire “logistici” con cui ha a che fare una band in generale a volte allontanano un po’ dal processo creativo; tuttavia la passione che abbiamo per la musica, il non poterne fare a meno, l’esserne quasi schiavi, in tutti questi anni ha sempre prevalso. È una cattività dentro la quale ci sentiamo liberi e ci dà la leggerezza necessaria per continuare a suonare e a scrivere nuovi pezzi.

Come si svolgono i vostri live? Date molta importanza alla scenografia?

Risponde Fabio: Si, sicuramente diamo una grande importanza all’aspetto scenografico. Per quanto riguarda l’esecuzione dei brani, viene studiata a tavolino una scaletta arricchita da diverse introduzioni(alcune sono originali citazioni di film o musiche che consideriamo evocative e attinenti al brano che introducono, altre sono una specie di brevissimi recitativi che hanno la funzione di incorniciare il pezzo in un contesto storico-culturale sconclusionato/onirico). Abbiamo iniziato a curare un po’ di più anche l’aspetto dell’abbigliamento nel senso che durante il concerto siamo vestiti un po’ come nella copertina del cd ( elegantemente oscuri, retrò ma con un pizzico di ironia).
Infine molto importante (ma difficile da realizzare a causa delle dimensioni dei palchi, della carenza di attrezzature dei locali) è l’aspetto propriamente scenografico. Dove è stato possibile abbiamo proiettato filmati rigorosamente in bianco e nero tratti da film vecchissimi degli anni 30 riferiti alle storie che ci accingevamo a narrare. Infine ci stiamo attrezzando per l’oggestica sul palco nel senso che laddove lo spazio e il tempo ce lo permettono allestiamo il palco come una sorta di scena teatrale(un pomposo salotto milleottocentesco, dove come pezzi da museo si mischiano dettagli del presente e del passato: chitarre e amplificatori, grammofoni, sputacchiere, cavi, abajour, calamai, sassofoni e mappamondi, rullanti e tappeti, tendaggi, cilindri e carillon…).

Ricordate con particolare piacere alcune date live?

Risponde Fabio: Sicuramente: un po’ tutte le date invernali dove fuori è freddo e il locale piccolo è stipato di gente che presta attenzione a cio’ che cantiamo e suoniamo.
La data che facemmo l’anno scorso alla rocca di Carmignano il 10 agosto dove sullo sfondo, alle nostre spalle c’era tutta la piana illuminata di Firenze Prato e Pistoia che un tempo fu palude…
La data esibizione-esame che abbiamo appena fatto a Roma alle finali del primo maggio dove prima che iniziassimo a suonare è salito sul palco a fare uno dei suoi deliranti proclami Remo Remotti , attore e poeta romano che stimiamo fortemente.

Con quale band vi piacerebbe suonare?

Risponde Lorenzo: Spesso quando andiamo ai concerti di altre band siamo colpiti da un certo musicista o da uno strumento particolare, da come suona in quel contesto musicale e come suonerebbe invece nei Grand Carabs. Ci sono moltissimi musicisti che ammiriamo e con i quali sarebbe un onore collaborare, ad esempio Roy Paci, che suona in contesti musicali anche molto diversi tra loro, ma anche Vincenzo Vasi e il suo theremin, il basso tuba di Mauro Ottolini, il mitico Ares Tavolazzi, quel genio assoluto di Marc Ribot e tanti altri che sarebbe lungo elencare. E poi, mi si conceda di sognare un altro po’, non mi spiacerebbe veder duettare Fabio con Mike Patton o Tom Waits.

Com'è la scena musicale a Prato? Cosa è cambiato da quando avete iniziato a suonare?

Risponde Lorenzo: Prato è sempre stata una fucina di ottimi musicisti, il problema (che poi non è soltanto di Prato) sono gli spazi dove suonare, il poco interesse che hanno i locali per le band che fanno musica originale e una mancanza assoluta di spazi di aggregazione culturale. Cos’è cambiato in questi 15 anni? Beh, a parte l’ostilità nei confronti della cultura musicale di cui sopra, è cambiato praticamente tutto. Una volta si vedevano progetti musicali ben fatti e “sinceri”, frutto di intese artistiche genuine (qualcuno ricorderà gli Otto P Notri, ad esempio) . Oggi questo è più raro e spesso la desolata landa pratese ci mostra decine di gruppetti di replicanti, con i capelli e i vestiti alla moda, gli strumenti fiammeggianti e costosi, ma poche idee sotto le acconciature.

Un'ultima curiosità: da dove proviene il nome "Grand Carabs"?

Risponde Lorenzo: Il nome del gruppo prende spunto da un disco di una delle band che maggiormente ci ha influenzato nel nostro percorso musicale, ovvero “King for a Day, Fool for a Lifetime” dei Faith No More. Nella copertina del disco infatti è dipinto un imponente “gendarme” con un minaccioso cane al guinzaglio, quello che in una trasposizione piuttosto libera e evidentemente ironica Fabio all’epoca definì “Grand Carab”. Da qui i “Grand Carabs”, che si potrebbero quindi definire come epigoni di quel modo di fare musica, che è auto-ironico e semiserio ma anche senza compromessi.


di Fabrizio Pucci
Intervista pubblicata il 20-05-2009
http://www.estatica.it/musica.php?azione=intervisteGruppo&artista=grand-carabs
May 28, 2009 - Thursday 
Con questo “A Fuoco Lento” i pratesi Grand Carabs abbandonano il mondo delle autoproduzioni per entrare in quello della discografia vera e propria. A 5 anni dall’ultimo “La Grande Esposizione Universale” il quintetto cavalca un sound assolutamente non catalogabile: jazz, rock, atmosfere circensi, funk, sensazioni cinematiche, pop italico di inizio secolo si frullano in un disco variopinto e bizzarro.

La Chiatta Dei Mercanti apre il lavoro citando addirittura Rodolfo De Angelis e la sua Ma Cos’è Questa Crisi, prima di abbandonarsi a un malinconico funk – pop che disegna un affresco portuale d’altri tempi. Anche Coccobello si apre con una citazione, stavolta cinematografica, per poi lanciarsi in uno swing a – là Buscaglione. Un Delitto D’Altri Tempi spinge sul pedale del funky, almeno a livello di cadenze. Settembre perde un po’ di smalto, mescolando funky e un sax ska in un impianto essenzialmente rock. Le movenze ska si fanno largo nella successiva Pacco Postale, anche se è il pop – rock alla fine a trionfare. Le Fisarmoniche si apre su archi in slow motion che fanno tanto orchestrine mitteleuropee per poi virare, sulle onde dell’onnipresente sax, verso un funky – pop sexy e notturno. Gran Bella Festa e Borghese non incantano col loro jazz – rock da piano bar, mentre Compromesso Tra Sposini Novelli meraviglia tornando al funky divertito, prima della chiusura caposseliana di Fritto Misto, allegra danza da ballare.

Non dispiace questo disco variopinto, dai testi surreali e fuori tempo; tuttavia dopo un inizio scoppiettante il disco si appiattisce e la voce di Fabio Tarocchi non è così accattivante (ricorda vagamente quella di Finn Andrews). Se la creatività surreale dei primi 3 – 4 pezzi si potesse moltiplicare per tre grideremmo al miracolo; ma non è così e allora speriamo che l’ensemble toscano possa da qui partire per fare di meglio, pur avendoci consegnato un lavoro di buon livello.

di Marco Pagliariccio
pubblicato il 17 Maggio 2009
http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3682

May 9, 2009 - Saturday 
A partire dal 1997 i toscani Grand Carabs hanno dato alle stampe una manciata di lavori autoprodotti, prima di firmare un accordo discografico con l’etichetta Danza Cosmica. “A fuoco lento” è così un nuovo biglietto da visita, che si propone l’impegnativo obiettivo di presentare una ricetta sonora retrò, in bilico fra cantautorato, folk-rock, swing e rimandi francesi. Il cantato del frontman Fabio Tarocchi e il classico assetto chitarra, basso e batteria - affidati rispettivamente a Lorenzo Nunziati, Mirko Verrengia e Marco Mazzoni - sono impreziositi dai fraseggi jazzy del sax di Marco De Cotilis. Si pensa facilmente a Vinicio Capossela, Paolo Conte, Fred Buscaglione, Tom Waits e Frank Zappa, ma le influenze provengono da numerose sfere artistiche: movimenti letterari come Futurismo, Decadentismo o Scapigliatura, Jules Verne, il cinema di Dino Risi e Federico Fellini. Ci si collega all’Ottocento e al Novecento, toccando comunque tematiche di sempiterna attualità - il commercio in “La chiatta dei mercanti”, l’omosessualità in “Coccobello” oppure l’impegno socio-politico e la false apparenze in “Borghese” - mentre “Un delitto d’altri tempi” flirta con un funk orecchiabile e “Settembre” sfiora il pop. La ricercatezza, sia musicale che lirica, non impedisce divertissement da cabaret, seppure sporcati da una permanente cupezza di fondo (“Fritto misto”, posta in chiusura, è una raccapricciante storia di cannibalismo). A volte si punta sin troppo in alto, ma il banchetto può dirsi di sostanza.

Elena Raugei
pubblicato sul numero di Maggio di FUORIdalMUCCHIO
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=65&id=1115