Status: Single
City: mattagonia
Country: IT
Signup Date: 9/26/2006
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September 9, 2009 - Wednesday
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Ma cos’è questa crisi? Così si apre il disco dei Grand Carabs, una
band ironica, cinematografica, proveniente da Prato che con questo
disco, A Fuoco Lento, non è certo agli esordi (1997). I Grand Carabs
fanno pensare a scenari lontani nel tempo e allo stesso tempo
attualissimi. Se l’immagine fisica di una Chiatta di mercanti, o di
una fisarmonica ci rimandano molto indietro nel tempo, le parole dei
testi invece ci fanno rendere conto che i Grand Carabs sono ragazzuoli
del nostro tempo, anche un po’ cinici a dire il vero. E menomale. Pacco
Postale è una canzone swing che sorprende per la modernità dei
contenuti. Per la band il pacco postale in questione è composto “da un
utero con il suo involucro esterno, completo di donna” ordinato per
avere un figlio. E se mentre il bambino cresce e l’intrusa che lo
cresce in affitto, ci si rende conto che il figlio e sua madre hanno un
rapporto magico, tanto vale tenerseli entrambi e provare ad
innamorarsene. Settembre è colpevole di essersi finto Agosto o Ottobre,
finendo per litigare col resto dei mesi dell’anno. Con Fritto Misto si
può giocare a contare quante persone ha mangiato il vocalist, che con
una voce davvero particolare, si diverte a mischiare all’italiano quel
That’s Amore che ancora fa la sua figura, come il dolce carillon alla
fine del brano. Interessante, divertente e dal fascino antico anche
Coccobello, con il sax che ad un certo punto intona Tu vuò fa
l’Americano. In ogni canzone dei Grand Carabs gli strumenti
compongono ritmi antichi e nouvi, che catturano l’ascoltatore. Ma la
cosa che più stupisce sono i significati dietro i testi. Nulla è ciò
che sembra, dietro ogni strofa ci sono critiche intelligenti e acute
alla società attuale, partendo dal papa, per finire alla droga, alla
prostituzione, alla crisi economica e generale. Un disco che vale la
pena ascoltare se si è stanchi del rap o dello ska che fanno politica
per provare ad ascoltare swing “scostumato” che non vuole più parlare
di sole, campi di grano o amori. 
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September 8, 2009 - Tuesday
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Un disco che non ti aspetti. In un 2009 in cui regna (ancora) la sacra
parola del Dio Mainstream'n'hype, certo non puoi ipotizzare di riuscire
ad accostare ad una nuova uscita immagini legate al mondo dei cabaret,
dei bistrot o dei carnevali d'autore. Poi però arriva un lavoro come
quello dei Grand Carabs, combo di Prato sulla scena dal '97 che, con il
loro “A fuoco lento”, riportano in auge i fasti di quotidianità passate
incentrando groove e spontaneità sulle “regole” più o meno tacite del
sound del secondo dopoguerra. Vien da pensare se, ormai prive del
proprio motore e contesto storico/sociale, tali caratteristiche hanno
ancora dignità di esistenza, ma bastano i primi giri del cd ad aprirci
occhi, orecchie e, perché no, la mente fino a far capire quanto questa
produzione di pedissequo abbia ben poco.
Il sardonico mix di jazz, swing, folk, pop, funky ricco di inserti
cinematografici campionati o di rimando mediante l'atmosfera generale,
ha sì un gusto revival ma sottolinea l'accezione propria del termine
“vintage” con burlesca eleganza e spontanea competenza.
Dieci tracce a comporre l'organico del cd basato pertanto, non sulla
fedele riproduzione manierista, ma su un incontro tra le specifiche
attitudini care all'epoca e le tematiche contemporanee. In questo modo
non solo riescono a rendere proprio il succitato sound ma, trascinato
da una particolare verve, ecco che quello scenario apparentemente
obsoleto ritrova in corner l'anima che lo agitava ai tempi, diventando
addirittura innovativo e di ampie aperture d'interesse.
Si distinguono per un senso di irriverente sberleffo mirato ed arguto,
capace di affrontare tra le righe tematiche di rilievo che, con il
vezzo del divertissiment, ci portano all'interno del loro mondo
neorealista. Riscopriamo così la contemporaneità del passato e, anche
se nella totalità del disco la formula risulta a volte ripetitiva o la
voce non sempre convince, bisogna ammettere che questo lavoro, pur non
avendo introdotto grandi novità, riesce a sostare sotto la voce
“originale”. Provare per credere. 
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July 29, 2009 - Wednesday
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I Gran Carabs sono un gruppo che risente di molte influenze: concentrati in questo fulminante e ironico esordio musicale – che è il frutto di dieci anni di attività, comunque – ci sono i testi letterari di Paolo Conte, le schizofrenie sonore di Frank Zappa, le melodie di Fred Buscaglione, il tasso alcolico di Tom Waits o Vinicio Capossela. Una miscela esplosiva e dissacrante, sospesa tra passato e futuro, per questa band che arriva dalla Toscana e realizza un pop rock coinvolgente, che presuppone un ascolto comunque non semplice, direi quasi “stratificato”. Ci sono infatti più livelli nelle 10 canzoni di “A fuoco lento”. Uno che è più immediato e comunicativo, ed è fatto di musiche accattivanti e melodie coinvolgenti. L’altro, quello più in profondità, ha a che vedere con una certa letterarietà dei testi, sempre ricchi di immagini ardite, metafore intriganti, eleganza stilistica e virtuosismi lessicali. Fabio Tarocchi riesce con la voce a gestire bene le varie sfumature del disco. Forse addirittura troppe: in alcuni casi sembra che la band voglia quasi strafare, che abbia troppo da dire e non riesca a farlo sempre. E se la prima parte del disco riesce a calibrare splendidamente tutti gli elementi in gioco come l’interpretazione swing e quasi teatrale de ”La Chiatta dei Mercanti”, la spensieratezza danzereccia di ”Coccobello”, il sax suadente e noir di ”Un Delitto d’Altri Tempi”, la ballata rock e grezza di ”Settembre”, le atmosfere caposseliane di ”Pacco Postale” e ”Le Fisarmoniche”; la seconda parte del disco perde un po’ di colpi: ”Gran bella festa” e ”Borghese suonano un po’ ripetitive e si ripiegano su loro stesse senza incisività, ”Compromesso tra Sposini Novelli” ha una melodia già sentita ma un testo inaspettatamente ironico e originale, mentre la chiusura di ”Fritto misto, pur ricalcando troppo da vicino il Vinicio Capossela del “Ballo di San Vito”, ci riporta al messaggio originale e sincero dei Gran Carabs: rivoltare come un calzino la canzone d’autore italiana, arricchirla di ironia e fiammate quasi comiche, per riflettere con il sorriso – ma anche con amarezza – sui nostri tempi tanto ingarbugliati. Un disco complesso e apprezzabile, insomma, suonato bene e interpretato ancora meglio. E se a tratti risulta leggermente ridondante, è innegabilmente un prodotto musicale da premiare: per la cura nei testi, innanzitutto, e poi perché è difficile da trovare un disco atipico e musicalmente inclassificabile – in accezione positiva, mi raccomando – come “A fuoco lento” nel panorama musicale italiano.  Antonio Benforte 28 Luglio 2009 Extra! Music Magazine http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=8936
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July 16, 2009 - Thursday
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I Grand Carabs nascono nel 1997 e pubblicano poco dopo un primo demo intitolato “Plagio, Mania e Contagio”. Nel 2001 è la volta di “Personaggi Totalglobali”, mentre nel 2002 tocca a “Grand Carabs” mantenere alta l’attenzione nei confronti della band. Infine la produzione autoprodotta del gruppo si conclude nel 2004 con “La Grande Esposizione”, a cui fa seguito un ambizioso spettacolo dal vivo. Ora la band è pronta per il debutto sulla lunga distanza con “ A Fuoco Lento” prodotto da Danza Cosmica. Il disco è un miscuglio di distillati sonori. C’è il cantautore raffinato, ma anche l’ironia di Fred Buscaglione o la letteratura scapigliata. I Grand Carabs sembrano infatti prestare la loro attenzione a più stimolazioni sensoriali, una sorta di Capossela astemio che però gode a fare il giullare di corte, prendendo per i fondelli il signorotto di turno. I Grand Carabs sono capitanati da Fabio Tarocchi che coordina i suoi compagni d’avventura con meticolosa perizia. I Grand Carabs suonano jazz. I Grand Carabs suonano folk. I Grand Carabs suonano musica d’autore. I Grand Carabs suonano pop. I Grand Carabs suonano funky. I Grand Carabs sono attori capitati per congiunzioni astrali nel mondo della musica. I Grand Carabs raccontano storie di fritti misti, mercanti o pacchi postali che respirano. Entrare in “A Fuoco Lento” equivale farsi prendere a pugni senza capire da che parte arrivino tutti questi cazzotti. Alla fine dell’ascolto, ancora un po’ intontiti, non ci rimane che ricominciare ad essere di nuovo presi a pedate. Un disco intenso e denso.
Andrea Tinti Numero di Giugno 2009 di MusicPlus http://www.musicplus.it/organ/reviews/reviewsDetail.asp?id=529
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June 10, 2009 - Wednesday
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Dallo Spazio: Grand Carabs,
spremuta d'Italia - A metà tra il piacere di un buon
libro e il fascino di un'immagine cinematografica i Grand Carabs piazzano una
musica che prende possesso di questo territorio di confine fatto di influenze e
citazioni, ironia e gusto velatamente barocco dalle tinte fortemente italiane.
La band di Prato formatasi nel lontano 1997 ha sulle spalle un bagaglio fatto di
autoproduzioni e spettacoli dal vivo che fondano sui testi di Fabio Tarocchi
una interessante carica comunicativa e musicalmente un suono d'impatto.
Carattere, idee, furbizia e rimandi illustri sono gli ingredienti principali
della musica e del suono dei Grand Carabs, figlio di una tradizione cantautorale
(e non) italiana tanto quanto del gusto burlesco d'oltreoceano di qualche anno
fa. Il Myspace della band, tanto per dirne una, accoglie il passante navigatore
con l'inconfondibile voce di Gassman de "Il sorpasso" di Dino Risi,
per poi tuffarsi in una travolgente parabola alla Fred Buscaglione (mentore
dichiarato) dal sapore gustosamente retrò. “Coccobello” è un viaggio in un
epoca d'oro e di ferro battuto, di lavoratori della malta e compagnia bella,
che sembra così lontana ma che forse non lo è più di tanto. Corsi e ricorsi
storici riportati in vita dal giro di basso che profuma di Capossela, uno che
di viaggi nel tempo (musicali e poetici) è ormai scafato esperto. In “Fritto
misto” rivive a tratti la verve di Renato Carosone mista ad uno spirito
italo-americano da canzone italiana all'estero. I Grand Carabs aprono un'altra
finestra nel tempo e con “La chiatta dei mercanti” chiedono: ma cos'è questa
crisi? Forse davvero allora il tempo non è mai passato, e l'Italia è sempre la
stessa. Cambiano le persone, cambiano le mode e gli stili, la musica si veste
di nuovi colori e il gusto di una volta prende le sembianze della canzone pop
di oggi, alla maniera dei Grand Carabs: “Settembre”. L'album dell'esordio
ufficiale (si può chiamare esordio dopo dodici anni di vita?), “A fuoco lento”
prodotto da Donato Masci, racchiude tutte queste piccole magie funky
all'italiana, ultima in elenco l'interessante “Pacco postale”, sinusoide curva
musicale fatta di sax batteria e pennate in levare. Una bella scoperta i Grand
Carabs, band che “parte” con un vantaggio già acquisito in tutti questi anni:
un'identità forte e precisa in cui, sotto sotto, ci possiamo riconoscere un po'
tutti.
Marco
Jeannin
Pubblicato su www.rockol.it il 05/06/2009
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June 10, 2009 - Wednesday
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"A fuoco lento, la vita secondo i Grand Carabs" - Era da un po' di tempo che il
quintetto di Prato non sfornava qualcosa di nuovo. Beh, diciamo che l'attesa è
stata premiata. Dopo “La grande esposizione universale” del 2004, l'etichetta Danza
cosmica presenta un lavoro di dieci tracce mature e interessanti, dove emerge
tutta l'energia della band.
«La loro musica distilla la linfa migliore del cantautorato italiano,
miscelandola in un cocktail esplosivo e bizzarro fatto con gli ingredienti del
Frank Zappa più ironico, il Buscaglione più alcolico e un retrogusto letterario
preso in prestito da suggestioni futuriste, scapigliature lussuriose e uno
strano illusionismo».
Il percorso musicale della
formazione è davvero completo. Forse è sbagliato parlare di contaminazioni,
perché bisognerebbe prima indovinare il genere base scelto dai Grand Carabs. Ma
la base non c'è, resta una maturità musicale notevole, e la capacità di
mescolare melodie e parole con risultati che meritano di essere ascoltati.
«La loro forza sta proprio in
questo crocevia di tra stomaco e intelletto, follia e mitologia. E' un
paesaggio a tratti burlonesco quello descritto da Tarocchi, piccole spuntature
letterarie che rievocano ambientazioni di fine Ottocento, la commedia crudele
di Dino Risi e surrealità assortite del contemporaneo».
Federico Genta www.lastampa.it
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June 8, 2009 - Monday
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Bohéme e protagonisti di un filone cantautorale che spesso si nasconde in nicchie inaccessibili, i Grand Carabs sono un progetto che DOVETE assolutamente conoscere. Perché ricordano l’allegria mista a malinconia dei complessi che suonano sugli argini alle sagre di paese, respirano ruspanti e spontanei mettendo in una musica dal sapore retrò quello che Buscaglione già aveva fatto con maestria e nonchalance decenni fa, perché usano senza paura il sax per dare una nota swing inattesa alla loro personale ricetta, dove già peraltro compaiono accenni funky, ska e jazz. I toscani Grand Carabs fanno di tutto e lo fanno bene, riuscendo a muoversi con eleganza senza alzare la cresta della spocchia.
(E.B.)http://www.beatmag.it/beat_receinterna.php?id=2135
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May 30, 2009 - Saturday
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L'uscita di “A fuoco lento” dei Grand Carabs, dimostra che in Italia
c'è ancora spazio per l'originalità e per la ricerca di nuove miscele
sonore, pur rimanendo in un terreno orecchiabile ed immemediato.
Ho letto che sono già parecchi anni che esiste il vostro gruppo... In che anno vi siete formati? Cosa vi ricordate degli inizi?
Risponde Lorenzo: La band è stata
fondata da Fabio e da me nel lontano 1994. C’era la finale dei mondiali
di calcio e, tra il primo e il secondo tempo, Fabio mi ha preso da
parte e mi ha detto che voleva mettere su una band. Da allora è
cominciata una collaborazione che va avanti ormai da 15 anni; in questo
lungo periodo il nostro stile musicale e compositivo ha conosciuto
diversi mutamenti, anche perché la band ha cambiato line-up più volte,
fino a raggiungere quella attuale.
Voi siete cresciuti facendo il "classico"
percorso dei demo. Oggi si fa un gran parlare dei programmi televisivi
che dovrebbero scoprire nuovi talenti, come "Amici" o "X-Factor". Cosa
ne pensate?
Risponde Fabio: Quel tipo di
programmi creano a tavolino l’artista pronto e cucinato a puntino per
esser scaraventato sul mercato musicale. È impossibile che da essi
emerga una variabile impazzita degna di nota, usciranno soltanto
artisti già impacchettati, che “funzionano” e che non si rendano conto
(oppure invece è proprio ciò che vogliono) di quanto intorno a loro si
stia edificando una sorta di Truman Schow pronto ad usarli e a
fagocitarli.
Una sana e faticosa gavetta permette al gruppo musicale di conoscersi
meglio, capire gli obbiettivi che si vuole prefiggere, affinare le sue
prestazioni, correggere i suoi difetti, confrontarsi con il pubblico
vero(quello dei concerti, dalla più piccola balera al grande palco).
Senza di questo si rischia di essere catapultati in un mondo molto più
grande di noi, con regole, codici, tempi, richieste ecc..che perlomeno
a me parrebbero ingestibili e umanamente troppo costose. Dunque
preferisco farmi un bel po’ di ossa robuste nell’anonimato…se poi
questa ossatura ci servirà a sostenere la “frastornante scossa del
successo”..boh? chissà..ben venga...altrimenti la utilizzeremo per
farci un bel brodo caldo di lesso.
Il vostro lavoro su cd "A fuoco lento" attinge dai brani già usciti nei precedenti demo? Ci sono brani inediti?
Risponde Lorenzo: Sì, ci sono 8 brani inediti ma anche 2 pezzi che erano già stati registrati nelle autoproduzioni. C’è Borghese,
che è del 2002, ed è stata ripescata sia perché ancora ci diverte
suonarla sia perché rievoca il “tempo della villeggiatura”, ovvero
l’Italia degli anni ’60, del jukebox, del benessere vissuto con
sobrietà. C’è poi Fritto Misto, dal demo del 2004 “La grande esposizione universale”, che è un po’ il riassunto della “poetica” dei Grand Carabs.
La copertina tra il dark e l'ironico ben rappresenta l'atmosfera di numerosi brani. Come descrivereste il vostro genere?
Risponde Lorenzo: Non penso si
possa dare una risposta precisa a questa domanda, anche perché una
delle cose che abbiamo sempre voluto evitare è proprio quella di fare
“musica di genere”. Posso dire che ciascuno di noi viene da background
musicali molto diversi e queste diverse influenze non vengono represse
in fase compositiva. Ciò che ci sforziamo di ottenere è un equilibrio
tra questi ingredienti, senza preoccuparci se un pezzo suona più pop o
più indie.
È sicuramente presente una matrice cantautorale, infatti i testi hanno
un ruolo centrale, sia per le tematiche affrontate che per la
particolarità delle melodie. Per questo veniamo spesso accomunati ad
artisti come Paolo Conte o Vinicio Capossela. La presenza del sax ad
alcuni ricorda i Morphine, lo stile ironico e a tratti sperimentale fa
pensare a Frank Zappa, ma anche ai Mr Bungle. E sicuramente la
copertina, che è effettivamente dark, ma anche grottesca e un po’
“d’altri tempi”, rappresenta altrettanto efficacemente ciò che in essa
è contenuto.
Quanta importanza avete dato all'aspetto "tecnico" della qualità di registrazione?
Risponde Lorenzo: Il disco è stato
registrato da Donato Masci (etichetta Danza Cosmica) e masterizzato da
Tommaso Bianchi (Sonic Lab). Siamo molto soddisfatti del risultato, è
stato un piacere lavorare con professionisti come loro, in un clima
collaborativo e di reciproco scambio di idee. La registrazione in sé è
stata piuttosto veloce, non abbiamo aggiunto quasi nulla agli strumenti
suonati, anche perché volevamo ottenere una sonorità il più possibile
naturale, vicina a come i pezzi suonano dal vivo. Poi il sapiente
mixaggio di Donato e la masterizzazione di Tommaso, che ha dato un
tocco “vintage” al disco, hanno fatto il resto.
Ho trovato i testi molto interessanti. Da quale background culturale nascono?
Risponde Fabio: I testi dei Grand Carabs attingono da un grande calderone dove dentro scoviamo:
1)Dalla letteratura( Pirandello, Malaparte, Buzzati, La Scapigliatura, Edgar Allan Poe, Novelle per l’infanzia..),
2) Dal cinema(Linch, Hitchcock, Murnau, Lang, Pasolini, Kubrik, i noir
degli anni 30-40, Chaplin, i Fratelli Coen e comunque tutta la
cinematografia che affronta argomenti inusuali in modo inusuale)
3) Dal teatro (la passione per il macabro tipica del teatro francese del Grand Guignol)
4) Dalla musica ( De Andrè, Paolo Conte, Piero Ciampi, Quinto Rigo, Elio e le storie tese, i cantori in ottava rima)
5) Dalla quotidianità (il racconto orale: ovunque intorno a noi
accadono o sono accadute vicende che non aspettano altro se non di
trionfare protagoniste nella narrazione, se trovano la penna giusta che
le descrive assumono le sembianze di canzoni e quando sul palco vengono
narrate ad un pubblico esse si pavoneggiano per esser sfuggite
all’oblio della dimenticanza). In questo senso le canzoni sono donne..
Quanto tempo dedicate alla musica nella vita quotidiana?
Risponde Lorenzo: Beh, gli impegni
lavorativi di ognuno di noi e gli aspetti per così dire “logistici” con
cui ha a che fare una band in generale a volte allontanano un po’ dal
processo creativo; tuttavia la passione che abbiamo per la musica, il
non poterne fare a meno, l’esserne quasi schiavi, in tutti questi anni
ha sempre prevalso. È una cattività dentro la quale ci sentiamo liberi
e ci dà la leggerezza necessaria per continuare a suonare e a scrivere
nuovi pezzi.
Come si svolgono i vostri live? Date molta importanza alla scenografia?
Risponde Fabio: Si, sicuramente
diamo una grande importanza all’aspetto scenografico. Per quanto
riguarda l’esecuzione dei brani, viene studiata a tavolino una scaletta
arricchita da diverse introduzioni(alcune sono originali citazioni di
film o musiche che consideriamo evocative e attinenti al brano che
introducono, altre sono una specie di brevissimi recitativi che hanno
la funzione di incorniciare il pezzo in un contesto storico-culturale
sconclusionato/onirico). Abbiamo iniziato a curare un po’ di più anche
l’aspetto dell’abbigliamento nel senso che durante il concerto siamo
vestiti un po’ come nella copertina del cd ( elegantemente oscuri,
retrò ma con un pizzico di ironia).
Infine molto importante (ma difficile da realizzare a causa delle
dimensioni dei palchi, della carenza di attrezzature dei locali) è
l’aspetto propriamente scenografico. Dove è stato possibile abbiamo
proiettato filmati rigorosamente in bianco e nero tratti da film
vecchissimi degli anni 30 riferiti alle storie che ci accingevamo a
narrare. Infine ci stiamo attrezzando per l’oggestica sul palco nel
senso che laddove lo spazio e il tempo ce lo permettono allestiamo il
palco come una sorta di scena teatrale(un pomposo salotto
milleottocentesco, dove come pezzi da museo si mischiano dettagli del
presente e del passato: chitarre e amplificatori, grammofoni,
sputacchiere, cavi, abajour, calamai, sassofoni e mappamondi, rullanti
e tappeti, tendaggi, cilindri e carillon…).
Ricordate con particolare piacere alcune date live?
Risponde Fabio: Sicuramente: un
po’ tutte le date invernali dove fuori è freddo e il locale piccolo è
stipato di gente che presta attenzione a cio’ che cantiamo e suoniamo.
La data che facemmo l’anno scorso alla rocca di Carmignano il 10 agosto
dove sullo sfondo, alle nostre spalle c’era tutta la piana illuminata
di Firenze Prato e Pistoia che un tempo fu palude…
La data esibizione-esame che abbiamo appena fatto a Roma alle finali
del primo maggio dove prima che iniziassimo a suonare è salito sul
palco a fare uno dei suoi deliranti proclami Remo Remotti , attore e
poeta romano che stimiamo fortemente.
Con quale band vi piacerebbe suonare?
Risponde Lorenzo: Spesso quando
andiamo ai concerti di altre band siamo colpiti da un certo musicista o
da uno strumento particolare, da come suona in quel contesto musicale e
come suonerebbe invece nei Grand Carabs. Ci sono moltissimi musicisti
che ammiriamo e con i quali sarebbe un onore collaborare, ad esempio
Roy Paci, che suona in contesti musicali anche molto diversi tra loro,
ma anche Vincenzo Vasi e il suo theremin, il basso tuba di Mauro
Ottolini, il mitico Ares Tavolazzi, quel genio assoluto di Marc Ribot e
tanti altri che sarebbe lungo elencare. E poi, mi si conceda di sognare
un altro po’, non mi spiacerebbe veder duettare Fabio con Mike Patton o
Tom Waits.
Com'è la scena musicale a Prato? Cosa è cambiato da quando avete iniziato a suonare?
Risponde Lorenzo: Prato è sempre
stata una fucina di ottimi musicisti, il problema (che poi non è
soltanto di Prato) sono gli spazi dove suonare, il poco interesse che
hanno i locali per le band che fanno musica originale e una mancanza
assoluta di spazi di aggregazione culturale. Cos’è cambiato in questi
15 anni? Beh, a parte l’ostilità nei confronti della cultura musicale
di cui sopra, è cambiato praticamente tutto. Una volta si vedevano
progetti musicali ben fatti e “sinceri”, frutto di intese artistiche
genuine (qualcuno ricorderà gli Otto P Notri, ad esempio) . Oggi questo
è più raro e spesso la desolata landa pratese ci mostra decine di
gruppetti di replicanti, con i capelli e i vestiti alla moda, gli
strumenti fiammeggianti e costosi, ma poche idee sotto le acconciature.
Un'ultima curiosità: da dove proviene il nome "Grand Carabs"?
Risponde Lorenzo: Il nome del
gruppo prende spunto da un disco di una delle band che maggiormente ci
ha influenzato nel nostro percorso musicale, ovvero “King for a Day,
Fool for a Lifetime” dei Faith No More. Nella copertina del disco
infatti è dipinto un imponente “gendarme” con un minaccioso cane al
guinzaglio, quello che in una trasposizione piuttosto libera e
evidentemente ironica Fabio all’epoca definì “Grand Carab”. Da qui i
“Grand Carabs”, che si potrebbero quindi definire come epigoni di quel
modo di fare musica, che è auto-ironico e semiserio ma anche senza
compromessi.
di Fabrizio Pucci Intervista pubblicata il 20-05-2009 http://www.estatica.it/musica.php?azione=intervisteGruppo&artista=grand-carabs
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May 28, 2009 - Thursday
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Con questo “A Fuoco Lento” i pratesi Grand Carabs abbandonano il mondo delle autoproduzioni per entrare in quello della discografia vera e propria. A 5 anni dall’ultimo “La Grande Esposizione Universale” il quintetto cavalca un sound assolutamente non catalogabile: jazz, rock, atmosfere circensi, funk, sensazioni cinematiche, pop italico di inizio secolo si frullano in un disco variopinto e bizzarro.
La Chiatta Dei Mercanti apre il lavoro citando addirittura Rodolfo De Angelis e la sua Ma Cos’è Questa Crisi, prima di abbandonarsi a un malinconico funk – pop che disegna un affresco portuale d’altri tempi. Anche Coccobello si apre con una citazione, stavolta cinematografica, per poi lanciarsi in uno swing a – là Buscaglione. Un Delitto D’Altri Tempi spinge sul pedale del funky, almeno a livello di cadenze. Settembre perde un po’ di smalto, mescolando funky e un sax ska in un impianto essenzialmente rock. Le movenze ska si fanno largo nella successiva Pacco Postale, anche se è il pop – rock alla fine a trionfare. Le Fisarmoniche si apre su archi in slow motion che fanno tanto orchestrine mitteleuropee per poi virare, sulle onde dell’onnipresente sax, verso un funky – pop sexy e notturno. Gran Bella Festa e Borghese non incantano col loro jazz – rock da piano bar, mentre Compromesso Tra Sposini Novelli meraviglia tornando al funky divertito, prima della chiusura caposseliana di Fritto Misto, allegra danza da ballare.
Non dispiace questo disco variopinto, dai testi surreali e fuori tempo; tuttavia dopo un inizio scoppiettante il disco si appiattisce e la voce di Fabio Tarocchi non è così accattivante (ricorda vagamente quella di Finn Andrews). Se la creatività surreale dei primi 3 – 4 pezzi si potesse moltiplicare per tre grideremmo al miracolo; ma non è così e allora speriamo che l’ensemble toscano possa da qui partire per fare di meglio, pur avendoci consegnato un lavoro di buon livello.
di Marco Pagliariccio pubblicato il 17 Maggio 2009 http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3682
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May 9, 2009 - Saturday
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A partire dal 1997 i toscani Grand Carabs hanno dato alle stampe una manciata di lavori autoprodotti, prima di firmare un accordo discografico con l’etichetta Danza Cosmica. “A fuoco lento” è così un nuovo biglietto da visita, che si propone l’impegnativo obiettivo di presentare una ricetta sonora retrò, in bilico fra cantautorato, folk-rock, swing e rimandi francesi. Il cantato del frontman Fabio Tarocchi e il classico assetto chitarra, basso e batteria - affidati rispettivamente a Lorenzo Nunziati, Mirko Verrengia e Marco Mazzoni - sono impreziositi dai fraseggi jazzy del sax di Marco De Cotilis. Si pensa facilmente a Vinicio Capossela, Paolo Conte, Fred Buscaglione, Tom Waits e Frank Zappa, ma le influenze provengono da numerose sfere artistiche: movimenti letterari come Futurismo, Decadentismo o Scapigliatura, Jules Verne, il cinema di Dino Risi e Federico Fellini. Ci si collega all’Ottocento e al Novecento, toccando comunque tematiche di sempiterna attualità - il commercio in “La chiatta dei mercanti”, l’omosessualità in “Coccobello” oppure l’impegno socio-politico e la false apparenze in “Borghese” - mentre “Un delitto d’altri tempi” flirta con un funk orecchiabile e “Settembre” sfiora il pop. La ricercatezza, sia musicale che lirica, non impedisce divertissement da cabaret, seppure sporcati da una permanente cupezza di fondo (“Fritto misto”, posta in chiusura, è una raccapricciante storia di cannibalismo). A volte si punta sin troppo in alto, ma il banchetto può dirsi di sostanza.
Elena Raugei pubblicato sul numero di Maggio di FUORIdalMUCCHIO http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=65&id=1115
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