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Anna [TerroriFica ReAZIONE]-[FREE TIBET]



Last Updated: 9/22/2009

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Wednesday, August 22, 2007 

Questo è il primo capitolo de "Il bosco delle viole", la mia storia gothic-fantasy, pubblicato già sul num 1 di ICE AGE.

Un'eco lontanissima giungeva a me. Dolcissima musica in cui perdevo ogni cognizione. Era come essere trasportati in un'altra dimensione,dove principesse e cavalieri danzavano avvolti dalla luna,dove ogni stato veniva sublimato dalla bellezza di ciò che mi attorniava. Un mistico paesaggio era la cornice a quegli attimi. Attorno solo buio e maestosi alberi che cingevano il mio corpo. Il vento muoveva le loro chiome. L'odore pregnante della terra umida invadeva le mie narici. Era difficile,e lo è ancora,descrivere quegli istanti. Era come un caleidoscopio,dove però i colori cedevano il posto alle emozioni. Dove ogni sensazione non era inferiore alle altre,dove io potevo perdermi dilettandomi di quello stato. Ogni suono era ovattato;era come rivivere quello stato fetale dove non abbiamo coscienza...

 L'eco giungeva nuovamente a me. Ed io non potevo fare altro che esserne terribilmente attratta. Una sorta di malìa. Un canto che si infilava sotto la pelle. Quei gorgheggi si erano totalmente appropriati della mia anima. Ma nonostante ciò,quello che sentivo non era fastidio. Quella voce mi aveva violentato,ma io provavo un perverso senso di piacere. Fu allora che decisi di seguire quel canto. L'unica cosa che volevo in quel momento era avvicinarmi il più possibile a quella voce incantata. A quella musica che aveva deciso di prendere con se un pezzo della mia essenza.          

Era una serata di fine ottobre. Fresca. Aveva piovuto fino a poco prima. Le foglie secche sotto i miei passi erano state rese mute dall'acqua. Il vento accarezzava il mio viso come un dolce amante e la sera mi prendeva per mano conducendomi attraverso i suoi meandri. Ero sola. Anzi no. I miei pensieri,fedeli come pochi,mi accompagnavano in quella passeggiata che presto scoprii essere il viaggio più importante della mia vita. Calcai allora per la prima volta il sentiero che mi portava alla piena comprensione di me stessa.

 Ancora quel canto. Ancora quella voce. Ancora quel rapimento.

Dirigendomi verso quella stregata melodia incontrai i miei fantasmi. Espletandosi in un paradosso,i pensieri avevano preso forma,seppur astratta. Attorno a me vedevo vagare e danzare ogni mio più piccolo pensiero,ogni creatura che la mia mente aveva abilmente partorito. Fatale coincidenza che le mie creature danzassero accompagnate da quella sinuosa melodia? Non credo. Probabilmente il destino,beffardamente,aveva già combinato l'incontro,e il mio desiderio di passeggiare nel bosco non era altro che il concretizzarsi della tirannia che il fato mi usava. Non avevo una completa percezione del mio stato d'animo. Sapevo solo che dovevo proseguire quel viaggio appena iniziato. Continuai a camminare cercando di capire da dove arrivasse quella musica che mi aveva visceralmente attratto. Ma più andavo avanti e più tutto mi sembrava confuso. Più andavo avanti e sempre più nitidamente vedevo lo spettro di me stessa.

Quello stato mi aveva provocato una così forte agitazione che presi a tremare convulsamente. Iniziai a correre. Ma senza meta. Una corsa contro i miei fantasmi. Contro Il destino beffardo. Contro quella melodia che mi incatenava. E fu proprio in quell'istante che il bosco cominciò ad essere il palco sul quale stavano per essere messi in scena i miei spettri. Il vento mi tagliava il viso. La pioggia mi bagnava. Fredda. Pungeva. Io continuavo a correre. Una corsa pazza,sfrenata,inarrestabile. La melodia che prima giungeva a me come una dolcissima eco stava diventando un fastidioso stridio. Suoni acuti penetravano le mie orecchie infilandosi in me come lame affilate. Sentivo il mio cuore battere come non mai. Il respiro sempre più affannoso. Il fiato venir meno. Ma io continuavo imperterrita a correre,correre e correre ancora. La sensazione fetale tornava. Per un interminabile attimo mi sembrò di essere sospesa nel tempo avvolta da una sorta di liquido amniotico. Percezione  probabilmente evocata dalla pioggia che continuava a bagnarmi. E fu proprio in quel determinato istante che sentii il mio spirito uscire fuori dalle mie membra. Non potevo fermarlo. Spingeva. Premeva contro le pareti del mio corpo. Si dimenava con tutta la sua forza. Imperioso vinse le mie resistenze. Riuscii solo a sentire il suo riso trionfante che si prendeva gioco di me. Derideva l'immagine di me contro lui. Si crogiolava godendo della sua vittoria.

Non distinguevo bene i suoi contorni. Riuscivo solo a vedere due punti luminosi nel buio. Due occhi che quella notte avevano deciso di stuprarmi nel profondo. Iniziò allora la prima battaglia contro me stessa e contro i miei fantasmi. Continuavo a correre,ma Lui non lasciava. Era sempre lì,tronfio della sua prima vittoria. Sfinita caddi per terra. Le mie forze non avevano retto a quella massacrante corsa. Il fango mi avvolgeva quasi come per proteggermi. Sentivo sempre più forte la paura,il terrore verso quella creatura.

Inerme giacevo lì,in quel bosco che mi aveva catturato. Era come se non mi fossi appartenuta,come se il mio corpo non fosse mai stato realmente mio. Non avevo mai provato una simile sensazione. E proprio per questo tutto ciò mi terrorizzava. L'esser stesa lì,per terra,in balia di quella creatura mi inquietava. Ero come paralizzata,incapace di muovere anche solo il più piccolo muscolo.

Di nuovo giungeva a me quel suono. Era tornato ad essere la dolce melodia che mi aveva imprigionato. Lo sentivo più vicino. Lo percepivo quasi fosse una carezza. Mi sfiorava l'anima ed io non sapevo resistergli. Ipnotizzata seguii quella musica. Mi accorsi di una cosa in quell'istante. Il mio spirito non mi seguiva più. Non so come potesse essere successo,ma non c'era. Se n'era andato o mi aveva soltanto liberato dal suo giogo momentaneamente? Chissà¼

Presi nuovamente a camminare nel bosco. C'era una strana quiete. Una sensazione che per nulla mi faceva sentire a mio agio in quel posto. Ma al contempo non potevo allontanarmene. Era davvero meraviglioso ciò che mi circondava. Gli alberi sembravano toccare il cielo. Erano di un verde così intenso da non poterli quasi guardare. Cespugli sparsi. Fiori di ogni varietà. Ma soprattutto viole. C'era anche un lago. Un placido specchio in cui ora vedevo riflessa la mia immagine sotto la luna. Mi sistemai i capelli con le mani. Ero bagnata e sporca di fango. Mi avvicinai alla riva del lago e prendendo un po' d'acqua tra le mani mi pulii il viso. Era gelida. Rabbrividii. Proseguii il mio cammino. Il tempo si era dilatato. Così come quel luogo. Non mi era sembrato così grande.

Pensai che tutto era cosi assurdo! Ero in quel luogo per scoprire i segreti di un'antica storia e mi ritrovavo faccia a faccia con i miei fantasmi.

Era il Bosco delle viole quello,e tutti dicevano che ogni ragazza che si chiamasse Viola almeno una volta nella vita doveva visitarlo. I più anziani parlavano di folletti che abitavano il bosco,narravano di simpatiche piccole creature che si aggiravano tra una viola e l'altra. Di giorno sparivano,e di notte vivevano. Coloro che abitano nei pressi del bosco raccontano di sentire canti e risate,brusii festosi e allegre voci. Qualcuno dice addirittura di averli visti. Pare che siano seguiti da una scia luminosa. I bambini nascono sotto la protezione di queste simpatiche ed innocue creature. Questo era quanto si raccontava. Io decisi di visitare quel luogo non tanto per questa allegra storiella,quanto per mettermi alla ricerca di una strana pianta dalle sensazionali virtù.

Sembrava tutto normale all'inizio. Ma dal momento in cui iniziai a percepire quella melodia la mia passeggiata prese una direzione alquanto inaspettata.

Un urlo lacerò i miei pensieri. Correvo più veloce che potevo. Non sapevo per cosa,ma era l'unica cosa che riuscivo a fare. L'urlo era sempre più forte. Quasi disperato. Agonizzante. Ed io scappavo. O almeno tentavo di fuggire da quella sorta di maledizione che mi aveva colpito. Non mi rendevo neanche conto di che direzione stessi seguendo. Ma neanche questo era rilevante. Dovevo e volevo soltanto sfuggire a quell'urlo che come una valanga continuava a seguirmi. Mi trovai allora in un tunnel. Le viole che mi circondavano avevano assunto nuova forma. Si erano intrecciate creando un passaggio che l'urlo non poteva penetrare. Il terrore mi attanagliava. Non sapevo come muovermi. L'odore delle viole era così forte da nausearmi. Il tunnel era lunghissimo. Non sapevo dove mi avrebbe portato. Ma a quel punto dovevo essere pronta a tutto. Il Bosco delle viole era davvero diventato la scena dei miei spettri.

I miei passi erano ora lenti e pesanti. E su di me gravitava la paura più forte,la certezza che quella sarebbe stata la notte più lunga e terrificante della mia esistenza.

Camminando inciampai in qualcosa di duro. Mi chinai per vedere di cosa si trattasse. Era una tavoletta. Con la mano cercai di pulirla al meglio dalla terra che la copriva. Vi erano delle strane incisioni. Simboli particolari. Sembravano essere fatti da una mano infantile. Immediatamente un frase catturò i miei occhi. "Ascoltami e seguimi. Io sono con te."Greta.

Ancora il canto. Melodioso come non mai. Ripresi a camminare. Ero in quel tunnel creato apposta per me dalle viole. Volevano proteggermi? Volevano crearmi una via insidiosa? Non sapevo allora ciò che mi sarebbe accaduto di lì a poco. E riflettendoci oggi,dopo tanti anni,con certezza posso dire che mai avrei voluto sapere in anticipo gli avvenimenti di quel viaggio.

Ero una giovane botanica allora. Amavo il mio lavoro. Curavo con dedizione le mie piante convinta che loro sapessero dare molto più delle persone,o meglio,di tante persone. Ogni mia attenzione nei loro confronti era ripagata da un fiore,da un profumo nuovo,da un colore mai visto prima. Quando stavo male,quando il mio animo era sofferente,ogni qualvolta che un pensiero mi attanagliava mi rintanavo tra di loro e tutto sembrava prendere una piega migliore. Quando gioivo,quando ero felice,quando sembrava che tutto ciò che desiderassi era lì, loro gioivano con me. Mi sembravano più verdi,con una nuova luminosità,con una rinnovata voglia di essermi ancora accanto.

In un caldo pomeriggio di luglio iniziai a sfogliare un vecchio libro che trovai nella libreria di un'anziana zia morta poco tempo prima. Parlava di piante antiche,magiche,introvabili. Mi aveva sempre affascinato tutto ciò che fosse misterioso e arcano. Tutto ciò che aveva un sapore antico ma immutabile nel tempo. Tutto ciò che contenesse in se una sorta di spirito ancestrale.

Una pianta in particolare aveva catturato la mia attenzione. Era meravigliosa. Minuta e fragile. Di un verde pastello che sembrava sbiadire al solo guardarla. I suoi fiori davano vita a tutte le sfumature del viola esistenti. I petali disegnati su quel libro davano l'idea di essere impalpabili ed evanescenti. Un solo alito di vento avrebbe portato via con se la bellezza di quei fiori.

Decisi in quel momento che dovevo assolutamente trovare un esemplare di quella pianta. Sapevo che sarebbe stato difficilissimo,ma una scoperta fatta di lì a pochi giorni mi rese tutto più semplice.

Nella mia famiglia le cose non accadevano mai per caso o per coincidenza. Diciamo pure che era una famiglia alquanto eccentrica e particolare. Figlia unica. Mio padre noto pianista. Uomo di buon cuore. Notevole intelligenza e vastissima cultura. Amava con tutto se stesso la musica e vi si dedicava per gran parte della giornata. Nel tempo che gli rimaneva leggeva,si riuniva con gli amici nel giardino di casa e si prodigava per far sentire mia madre la donna più amata del mondo. Mia madre sublime pittrice. Donna affettuosa e gentile con tutti. Ironica e affascinante. Con noi viveva la mia nonna materna. Anche lei donna colta e fascinosa,prodiga verso noi tutti fino all'inverosimile.

Qualche giorno dopo la scoperta del libro mi ritrovai a parlare con le altre due donne della casa. Raccontai loro di ciò che avevo trovato,e immediatamente percepii una strana sensazione. Loro due si guardarono. "Penso proprio che sia arrivato il momento di raccontarti tutto cara Viola," disse mia madre.  Quella frase aveva istantaneamente provocato in me un senso di curiosità misto ad ansia. Leggevo negli occhi di mia madre la voglia di parlarmi di qualcosa di veramente importante. Nello sguardo di mia nonna una strana luce. Non le avevo mai visto gli occhi così. "Ormai sei grande Viola ed è giusto che tu sappia tutto," esordì mia madre, "è ora che tu conosca la verità fino in fondo." Iniziavo seriamente a preoccuparmi. Quelle antifone mi sono sempre risuonate come il preludio a qualcosa di brutto,anche se in realtà ancora non sapevo di cosa mi volessero parlare. Feci cenno con la testa a mia madre così da farle capire che ero pronta ad ascoltare..

"Spesso avrai notato l'avvenire di cose strane nella nostra famiglia. Atteggiamenti inusuali,viaggi improvvisi,comportamenti che magari ti avranno fatto pensare di avere a che fare con dei matti. Beh,non è proprio così. Qualcosa di strano c'è. Ma c'è anche una lunga storia da raccontarti." Così mia madre iniziò il lungo racconto che mai avrei immaginato di sentirmi narrare.

"Era un assolato pomeriggio di settembre di tanti e tanti anni fa. La mia bisnonna era in giardino ad ammirare le sue viole quando improvvisamente viene colta da un malore. Si accascia sul prato ma non sviene. Sente delle fitte lancinanti al ventre. Subito il marito la porta dentro casa,chiama la vicina e le chiede di rimanere qualche minuto con la moglie in modo da poter andare in paese a chiamare il medico. La vicina si precipita a casa loro e resta accanto al letto." Mia madre fece una pausa,si alzò dalla sedia e si accostò alla finestra. "Nell'arco di un'ora il bisnonno torna a casa col dottore che chiede ai due presenti di allontanarsi per poter visitare la bisnonna. Poco dopo il medico esce dalla stanza e si avvicina al bisnonno dicendogli che probabilmente la moglie era incinta,ma che era una gravidanza difficile con poche probabilità di essere portata a termine. Era assolutamente necessario il totale riposo e la costante immobilità. I bisnonni avevano già un figlio,Andrea,ma non avevano mai nascosto,secondo i racconti che insieme a questa storia ci sono stati tramandati, di voler avere una bambina. Il bisnonno resta esterrefatto. Non si aspettava una notizia del genere. Era contento,ma era preoccupato per le condizioni di salute della moglie."

Un'altra pausa,questa volta accompagnata da taciti consensi tra mia nonna e mia madre. Fu la nonna allora a continuare il racconto.

"Mia nonna aveva sempre avuto una salute cagionevole,ma anche una grande forza d'animo. Virtù propria di tutte le donne della nostra famiglia del resto. Lentamente cala la sera e la nonna cade in un sonno profondo. Ed è proprio questo il momento in cui,cara Viola,devi prestare maggiore attenzione. La notte di nonna Viola inizia a popolarsi di strani esseri che si aggiravano nella stanza. Suoni simili a tintinnii,fruscii,soffi di vento sembrano uscire dalle pareti. Quegli esseri poco alla volta iniziarono ad assumere le forme più disparate. All'inizio sembravano uccelli dalle grandi ali,poi mutavano forma per apparire come sinuose sirene che uscivano dall'acqua ammaliando con le loro melodiose voci. Ma ciò che turbò davvero il sonno della nonna  fu la visione di una splendida bambina. Il viso circondato da numerosi boccoli d'oro. La pelle era color di pesca. Gli occhi verdi come il prato più bello che potesse esistere e lo sguardo dolce. Uno sguardo che la nonna Viola usava definire magnetico. Non riusciva a staccare gli occhi dalla visione di quella meravigliosa bambina. Quell'angelo biondo non parlava. La fissava immobile guardandola come se stesse chiedendo aiuto."

Mia nonna interruppe il racconto e iniziò a camminare attorno al grande tavolo del salone. Ancora non riuscivo a trovare un senso a quella storia. Così come,tempo dopo, non riuscivo a capire il perché del mio inquietante viaggio all'interno del bosco.

Ero in quel tunnel con una tavoletta tra le mani. Camminavo lentamente. Temevo tutto ciò che mi circondava.

Iniziai finalmente a scorgere una luce. Ma in quello stesso momento avrei voluto non averla mai vista.

Non sapevo cosa mi aspettasse alla fine di quella lunga e buia galleria di viole.

to be continued...

Saturday, July 28, 2007 

Io e la notte
E' una dama nera che danza ipnoticamente custodendo il suo mistero tra le carezze del vento…E' un segreto trattenuto da una mano in una tasca troppo stretta…L'angelo dal volto di demone…La dama nera schiude piano le labbra…Canta sottovoce inseguendo la melodia del mare…Si stringe in un vortice di seta e si lascia abbracciare da racconti che nessuno sa ascoltare…Si lascia scivolare amabile e sinuosa su antiche pietre, cade solenne sui tetti di città rese silenti dai suoi oscuri bagliori…Si lascia vivere, ma mai abbastanza…Giungo a goderla, ma pallide luci la portano via…Tornerà di nuovo, ma il suo amare fugace la strapperà ancora a me…E nuovamente tornerà e infinite volte fuggirà…Io e Lei…L'aurora ci troverà abbracciate.

 

Saturday, July 28, 2007 

La mia posizione preferita
Questo post aumenta il desiderio di freddo…Sono un feto darche  sotto il piumone. Mi rannicchio sul fianco sinistro coccolandomi un po', mi canto la ninna nanna, rimesto i miei pensieri e godo di quel calore che mi condurrà dritta dritta tra le braccia di Morfeo…Non potrei dormire in altro modo, sarà un retaggio infantile, non so, sarà per qualsiasi altro motivo, ma io così mi sento bene, ed è uno dei rarissimi momenti in cui posso dire di non aver bisogno d'altro. Non esiste più insofferenza, insoddisfazione o desiderio alcuno. Mi abbraccio e mi amo, mi conduco in quel mondo solo mio. "It'll end in tears" dei This mortal coil suona per me. Ora la bimba dorme e nel suo sogno diventa sirena…Ascoltami, io canto…Nuota verso di me, vieni a me, lascia che ti abbracci…Sono qui, sono qui che aspetto di averti.

Saturday, July 28, 2007 

3) IL MIO PIGIAMA PREFERITO

Promuovo ufficialmente una petizione per eliminare la tradizione del Regalo del pigiama. A pois, a righe, multicolor, con fiorellini, con animaletti dagli occhioni sbarrati, di cotone, di flanella, estivi, invernali, pezzo unico o con la variante pantalone corto/lungo… Armadi e cassetti chiedono pietà, ed è inutile far notare che tu il pigiama non lo usi!!!

Questo però non vuol dire che non abbia un amante col quale tradire il marito pigiama… Boxer aderenti da uomo e canotta da muratore, quella bella di cotone a costine con le spalline che diventano più strette dietro la schiena… Tutto rigorosamente black! Oh, ognuno ha le sue fissazioni…

Esco dalla doccia bollente, olio johnson, boxerini, canotta, una nuvola di profumo nella quale pavoneggiarmi (che la Marilyn Monroe mi fa 'na pippa), una camel, e le dita sono pronte a correre sui tasti del pc…

Il mio non-pigiama preferito…

Saturday, July 28, 2007 

2) DORMIRE E'…

Concedetemi un vezzo poetico…

(D)olce                    (D)emoni                (D)omani

(O)nirico                 (O)ndeggiano          (O)gni    

(R)iflusso dove       (R)utilanti                (R)icordo

(M)orbide               (M)ordendo             (M)endicherà

(I)mmagini             (I)nsidiosi                 (I)rrequieto

(R)iflettono            (R)aminghe              (R)iposi

(E)nfasi                  (E)mozioni               (E)terni

Il sonno… E' tutto ciò e molto di più… Arriva silente, atteso, sofferto, improvviso… Ristoro di corpi stanchi e ritrovo di immagini, sogni e incubi… Il sonno è inquietante nella sua tenerezza, non puoi penetrarlo eppure farci l'amore è libidine liquida…

Il sonno è donna, è femmina… a volte inafferrabile, a volte puttana, altre ti culla come una madre, altre ancora ti lascia giocare a nascondino come una bimba…

Seduzione è dormire…

 

Saturday, July 28, 2007 

1) IL MIO LETTO

Chi ha avuto modo di conoscermi sa che il letto è la mia casa nella casa... Fin dal giorno in cui m'iscrissi all'università la metà libera del mio bel lettone "universitario" è diventata una sorta di valigia sempre aperta. Vestiti, notebook, accessori, libri, cd, le mie scartoffie e persino lo stereo, di quelli piccoli però eh... ah, dimenticavo, ogni genere di effetto personale o presunto tale che possa servirmi (ma anche no, come OVVIAMENTE accade) nel mio illogico peregrinar sul terreno suolo... Per cause evidenti vengo definita una SUPERMEGAOVERIPERULTRA disordinata, ma (non dite che è la solita scusa) io nel MIO "disordine" ci capisco... epppoi il letto èmmmio!

Il letto però è anche il mio tappeto volante... è la nuvola dei sogni, il regno della magia, la culla per gli stati beati, un clinex (povere lenzuola) per le lacrime, è la birra con gli amici, le chiacchierate in conferenza al telefono con chi è (troppo) lontano, è scrigno e ladro dei miei tesori, croce e delizia di scarlatte voluttà, tesi, antitesi e sintesi di contorti pensieri e arrovellamenti schizoidi…

No, non è mero o inutile disordine… Il mio letto sono io… Come potrei non portare in viaggio sul tappeto volante la mia valigia?!

Mia mamma continua a sperare che prima o poi io rinsavisca…