Intervista di Babylonbus a cura di Andrea Turetta. Potete trovarla a
questo link e trascritta anche qua sotto.
Tra il vostro primo Ep, "Warning Agony Way" e quest'ultimo "For Rent", quali possono essere le differenze sostanziali?
Poli: Il primo EP degli Agony Way risale a più di due anni fa ed è stato composto e registrato senza che la band stessa fosse ancora al completo e senza che ci fossimo mai esibiti live. L'ultimo disco For Rent, oltre ad essere più completo musicalmente ed avere una migliore registrazione, vede anche un gruppo con più esperienza sia di concerti sia del "giro" musicale visto che abbiamo idee più chiare su come muoverci. Certo di strada da fare ce n'è ancora e ce ne sarà sempre ma siamo sicuramente più coscienti di quello che facciamo.
Avete all'attivo molti concerti. Quanto sono stati utili per avere una maggior sicurezza e per fare squadra?
Poli: Sono stati utilissimi! Per noi è naturale fare concerti perché sul palco ci sentiamo a nostro agio e, oltre a divertirci un sacco, serve per farci conoscere il più possibile. I primi concerti ci hanno indubbiamente dato più sicurezza e sono stati utili per capire su cosa eravamo più preparati e su cosa invece migliorarci. Una cosa che continua a motivarmi è che per noi non esistono concerti inutili perché c'è sempre da imparare qualcosa, anche nei concerti disastrosi di fronte a 5 persone.
Diè: Più che per il numero di concerti direi che sono anche stati utili per le esperienze fatte. Avendo sempre cercato di suonare anche fuori da Torino abbiamo avuto modo di vivere più esperienze e viaggiare di più, quindi la band si è unita ulteriormente.
Il disco esce in versione digitale... Una scelta obbligata per abbattere i costi o un occhio verso il futuro della discografia?
Mauri: Direi entrambe le cose. Certamente il fattore costi ha influito sulla scelta e quindi per adesso abbiamo scelto di far uscire il disco solo in versione digitale, anche se ci piacerebbe molto stamparlo fisicamente su supporto CD. Allo stesso tempo però ci siamo resi conto che la distribuzione digitale potrebbe essere la diretta alternativa per il futuro della distribuzione classica, e quindi abbiamo deciso di provare in anteprima questa via (soprattutto per il mercato estero).
Con quale criterio avete scelto le canzoni da inserire nel disco?
Mauri: Abbiamo semplicemente registrato i pezzi che ci convincevano e soddisfacevano maggiormente, soprattutto nella pre-produzione, ed inoltre abbiamo cercato di creare un disco con all'interno tutti "potenziali singoli", il che ha influito in maniera determinante sulla scelta della tracklist.
Ci sono state delle canzoni rimaste nel cassetto?
Poli: Sì, ci sono diverse canzoni che non abbiamo potuto inserire. Penso che le useremo in futuro per qualche nuova uscita.
Mauri: Per quanto mi riguarda ce n'è una in particolare che mi è dispiaciuto molto non inserire nel disco, ma aveva un sound troppo diverso dalle altre canzoni e sarebbe risultato un lavoro troppo disomogeneo (il titolo dice tutto:
"This Song Won't Appear On The Album 'Cause It Sounds Like The Strokes And We Usually Don't").
Ci sono degli aneddoti divertenti legati alla nascita del vostro disco?
Poli: In generale quasi tutto il processo di registrazione è stato divertente ed è una cosa che mi ha stupito perché era la prima volta che mi divertivo in uno studio di registrazione (di solito ero sempre preoccupato a non sprecare minuti preziosi). Il primo aneddoto che mi viene in mente è la nascita di una traccia nascosta chiamata
"Bantumi" ad opera di Fabry dei Melody Fall (il ragazzo che ci ha registrato). Il risultato è questa canzone di 10 secondi di pura demenzialità senza senso; lo studio di registrazione dopo qualche ora inizia a farti impazzire!
Un'altra cosa interessante che mi viene in mente è che avevamo una canzone chiamata
"Scattered Polaroids" che pensavamo fosse uno dei brani più belli che avessimo mai scritto. Come spesso succede in questi casi, è capitato che in studio durante la pre-produzione c'era talmente tanta pressione da parte nostra su quel brano che alla fine non siamo riusciti a farlo rendere o a trovare dei buoni arrangiamenti, mentre invece altri pezzi che non ci convincevano al 100% sono diventati i migliori.
Nella composizione dei vari brani avete cercato di far sì che testi e musiche stessero bene insieme e non ci fosse la netta predominanza di una situazione sull'altra?
Diè: Si, abbiamo cercato di fare in modo che testi e musiche coincidessero e che suonassero bene insieme. I testi non hanno per forza un significato preciso, parlano di tutto e di niente: metafore, varie situazioni che ho avuto personalmente e che abbiamo vissuto.
Poli: Diciamo che nella nostra band non capiterà mai di inserire nel disco una canzone solo perché ha un bel testo, come magari può succedere ad un cantautore. L'importante è la musica e la linea vocale, poi il testo è una delle ultime cose che si scrive.
Il lavoro in Studio per preparare un nuovo disco, a grandi linee, come si svolge?
Diè: Ci troviamo in sala prove, iniziamo con delle jam sessions e poi dalle improvvisazioni nasce la canzone.
Mario Rossi: Bisogna entrare in uno studio di registrazione con le idee molto precise prima di fare il disco. Inventarsi arrangiamenti in studio ti farebbe sprecare tempo e soldi, quindi noi siamo entrati con tutte le idee già pronte e scritte. Prima abbiamo registrato la batteria, poi il basso, poi le chitarre e i vari arrangiamenti, per ultima la voce. Così abbiamo sempre fatto sia con gli Agony Way sia con altri progetti.
Cambiano molto i vostri brani tra la prima stesura e la versione definitiva?
Mauri: Direi di sì. I nostri pezzi nascono da improvvisazioni e jam session varie, dopodiché definiamo la struttura ritmica e ci aggiungiamo una linea vocale che suoni bene. Nel periodo che precede la registrazione invece prendiamo ogni singolo pezzo e ci lavoriamo su arrangiandolo ed inserendoci tanti piccoli (o grandi) accorgimenti per far sì che suoni più completo, rendendolo sicuramente più studiato rispetto alla versione grezza che esce in sala prove.
Per alcuni dei brani di "For Rent" abbiamo lavorato tantissimo anche per renderli più radiofonici, e quindi modificandoli in base a dei canoni ben precisi di sonorità.
Socialmente, il rock è ancora considerabile come "musica di protesta"? Per cosa vale la pena di battersi oggi?
Diè: Per quanto ci riguarda il nostro rapporto con la musica è molto "easy", noi facciamo canzoni per il gusto di farle, per divertirci e divertire. Anche per quanto riguarda i testi non parliamo di situazioni politiche o sociali perché non vogliamo mettere in mezzo niente e nessuno.
Mario Rossi: Al giorno d'oggi non so per cosa ci si possa battere. I messaggi che le canzoni mandano non li sente più nessuno, quindi puoi anche fare i testi dove dici "oggi ho mangiato un computer portatile al sugo" e avere lo stesso successo di chi dice "guardate che la televisione vi sta facendo impazzire".
Qual è il vostro rapporto con la tecnologia applicata alla musica?
Mauri: Direi ottimo. Facciamo tantissima pubblicità alla band su network come Myspace o Facebook, impegnando tantissimo tempo a promuovere la nostra musica così come i nostri concerti. Autopromuoversi sul web è una cosa sicuramente fondamentale oggi come oggi, ma sono comunque convinto che ci debba essere una giusta misura in tutto, e quindi dare sempre la priorità alla composizione di belle canzoni piuttosto che essere solamente un gruppo-immagine.
Mario Rossi: Tecnologia applicata alla musica anche nel senso di nuovi strumenti ed effetti? Mi piacciono molto i synth a 8-bit. Alcuni gruppi con parti elettroniche mi piacciono tantissimo come i Devo o i Refused, però non bisogna abusarne. Ogni tanto mi capita di sentire gruppi basso-chitarra-batteria-voce che hanno tremila tastierine sotto che creano un effetto discoteca, però negativo. Li scarto spesso. Negli Agony Way non abbiamo molti effetti: Poli ha il basso sempre pulito e Mauri ha solo un distorsore.
Da anni si parla di crisi nel settore discografico... Quali pensiate siano le armi più efficaci per riuscire a superare questo momento di incertezza?
Diè: So che all'estero la vendita online funziona abbastanza bene e quindi questa potrebbe essere una prima soluzione.
Mauri: La crisi del settore discografico è sicuramente temporanea, non credo che ci siano delle armi da utilizzare per sconfiggerla ma bensì dei nuovi modi di agire per promuovere e vendere la musica. In prima linea le grosse etichette dovrebbero rinnovare la mentalità e smetterla di pensare di poter vendere i dischi come se fossimo negli anni '80 e cominciare a dare spazio alle piccole realtà senza per forza volerle rendere troppo commerciali, poi sicuramente abbassare i prezzi dei cd come già sta avvenendo in molti casi. Credo che vendere i dischi a 10€, come stanno facendo ad esempio i Lost, attualmente sia una mossa molto intelligente, anche perché la gente è più invogliata a comprare un cd originale se costa poco già in partenza. Infine c'è tutto il discorso della distribuzione digitale, che è sicuramente una realtà che prenderà sempre più piede in futuro e che facilita in modo sostanziale la diffusione della propria musica in tutto il mondo, in tempi e costi minimi.
Quali sono gli artisti che più vi piacciono?
Poli: Di sicuro per quanto riguarda il nostro genere in Italia uno dei nostri punti di riferimento sono i Vanilla Sky. Parlando a nome mio io ascolto di tutto, non è un problema dire che mi piace l'ultimo dei Lost ma anche l'ultimo dei Dillinger Escape Plan o gli Uochi Toki.
Mauri: In assoluto i miei gruppi preferiti sono Oasis, The Ataris, Arctic Monkeys, Green Day e Vanilla Sky. Mi sono ispirato per anni a loro e continuo a farlo tutt'ora, ho costruito il mio stile chitarristico sulle loro canzoni e sul loro modo di suonare ed approcciarsi alla musica. Ultimamente invece mi sta influenzando parecchio una band che reputo alquanto formidabile: i Twisted Wheel.
Diè: Personalmente non ho artisti in particolare, come generi musicali mi piacciono l'alternative rock, rock elettronico, hip hop e r'n'b.
Mario Rossi: Io vado dai Battles agli Elio e Le Storie Tese, dai Vampire Weekend ai Polysics o Mars Volta, poi Blink 182 che sono un po' stati il mio calcio in culo nella musica quando avevo 8 anni...
Quali pensate siano le cose che caratterizzano la vostra musica e i vostri spettacoli live?
Poli: Una cosa che caratterizza la nostra musica penso che sia il fatto di non seguire mode e quindi di suonare un genere che definiamo semplicemente alternative rock, aggiungendoci poi le varie nostre influenze. Ora pare che tutti facciano a gara per suonare screamo o pop-punk, a noi piace fare di testa nostra e suonare il genere che sentiamo più nostro.
Al momento è sempre più difficile creare qualcosa di veramente nuovo?
Poli: E' praticamente impossibile. Dagli anni 60/70 con l'evoluzione del rock si è sperimentato di tutto, tutte le soluzioni possibili con tutti gli strumenti possibili. Ora si può solo cambiare qualcosa ma non credo che potrà nascere un nuovo genere importante quanto il rock, il metal, il reggae o il punk. Basta prendere anche solo ad esempio il grunge, l'ultima vera rivoluzione: non si trattava di innovazione musicale ma di attitudine.
Oggi, quanto conta l'essere indipendenti?
Poli: Ovviamente ha i suoi pregi e difetti. E' più difficile per una band indipendente e "do it yourself" farsi conoscere al di fuori dei propri contatti ma allo stesso tempo è comodo il fatto che essendo autonomi si può fare cosa si vuole, sia musicalmente che stilisticamente. Poi non c'è da trascurare che è più gratificante raggiungere un obiettivo con le proprie forze piuttosto che avere le conoscenze giuste e non sbattersi.
Mario Rossi: Oggi tutti sono tentati dai soldi. Essere indipendenti e dire "ah io non mi vendo come i Finley e i Lost" ormai non ha più senso perché quelli che dicono così coprono una invidia enorme con il disprezzo verso questi gruppi! Mi viene da pensare ai Casualties che fanno i tour con il parrucchiere nel tour bus e poi cantano "il punk, siamo punk, i ricconi vadano a fare in culo..."
E' importante per ogni artista crescere e maturare. Come vi trovate cambiati nel corso del tempo?
Diè: Abbiamo fatto un sacco di esperienza in questi tre anni, ci è servita anche per migliorare il rapporto con il palco e con la scrittura della nostra musica. Ci sentiamo più sciolti ma allo stesso tempo questo ci invoglia a cercare di migliorare giorno dopo giorno e lavorare sodo per raggiungere i nostri sogni.