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Last Updated: 1/9/2007

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Saturday, January 13, 2007 
L'ULTIMA FOLLIA DI MEL GIBSON di Gianluca Biscalchin

(da un articolo pubblicato su TRIBE di gennaio)

CINEMA Eccessi alcolici, fanatismo religioso, sparate antisemite… il regista della "Passione di Cristo" torna con un film epico sui Maya, tra un arresto per guida in stato di ubriachezza, la conversione di Courtney Love e un'ottima strategia di mercato.

E' una Bibbia quella che hai in tasca o sei solo felice di vedermi?". Ecco cosa direbbe oggi Mae West se incontrasse la versione neocon del macho hollywoodiano: Mel Gibson. Una cornucopia di fede militante, patria, famiglia e whisky. Tanto whisky. E se Mel Columcille Gerard Gibson, detto Gibbo, regista di "Apocalypto" in questi giorni nelle sale italiane, è entrato nelle nostre vite, lo dobbiamo proprio all'alcolismo. Nel 1979 un giovane attore australiano si presenta al provino per "Mad Max" con i postumi di una colossale sbronza e il bel faccino tumefatto. Il regista George Miller, lo guarda ed esclama: "Perfetto, abbiamo bisogno di gente strana". Sono passati quasi trent'anni, una quarantina di film, quattro "Arma letale", due Oscar, ma è ancora l'alcolismo a regalarci il meglio di Mel. Il 28 luglio dell'anno scorso viene arrestato per guida in stato di ubriachezza. Mr Gibson reagisce urlando: "Siete ebrei, vero? E' vostra la colpa di tutte le guerre del mondo!". Risultato: una condanna a tre anni di libertà vigilata e l'obbligo di frequentare gli Alcolisti Anonimi cinque sere alla settimana…
"Apocalypto": un'epopea esagitata sulla fine dei Maya. Si parla già di capolavoro (la rivista Hollywood Report e gli indiani dell'Oklahoma, che hanno visto l'anteprima). Altri invece hanno storto il naso per la troppa violenza (il film è vietato ai minori). E' già successo con "Braveheart" (1995), film proto-leghista e sanguinario sul rozzo patriota medievale William Wallace che umilia quegli effeminati degli inglesi…
Thursday, January 11, 2007 
IL FUTURO? SARA' COSI' di Franco Teruzzi

(da un articolo pubblicato su TRIBE di gennaio)

Prevede cosa ci accadrà nel giro di pochi anni, ma non è un indovino o un astrologo. Vito Di Bari è un futurologo, studioso che si occupa di disegnare gli scenari che ci aspettano. Preparatevi all'arrivo dell'auto avvolgente, del giornale di carta telematica e degli occhiali della memoria..

"Usa ancora uno di quei registratori? Pensavo non ce ne fossero più in giro....".
Avrei dovuto immaginarlo, incontrando Vito Di Bari, di professione futurologo, nella sede di Next MediaLab, la società, o meglio, il laboratorio creativo di cui è Direttore Scientifico. In un enorme spazio, tra decine di monitor e pc, spuntano ragazzi dall'aria molto informale. Chi sviluppa nuovi linguaggi di comunicazione, chi studia prototipi per comandare il computer con un battito di ciglia. Sembra stiano giocando ai videogame, ma lavorano.. Vito Di Bari si occupa di tecnologie al servizio dell'uomo, quelle però che ancora nessuno conosce. Per uno abituato ad avere a che fare con oggettini che sembrano usciti da un film di fantascienza o dall'ultimo James Bond, il mio mini-registratore a cassette deve sembrare alquanto retrò.. "I telefonini.. Nel Novanta ne circolavano un milione nel mondo e nel 2005 erano 735 milioni. Ma la gente forse non sa che era una tecnologia già disponibile nel 1947, anche se fu immessa nel mercato da Motorola solo nel 1973. Poi sono serviti altri dieci anni perché cominciasse a diffondersi".
Cosa mi vuole dire?
"Che il mio mestiere parte dal presente. Oggi ci sono tecnologie che la gente non immagina nemmeno, ma che saranno alla portata di tutti chissà quando. Il futurologo non ha la sfera di cristallo, non è né un mago né un veggente. Io faccio previsioni a medio termine basandomi su quello che già esiste, magari anche solo in embrione.."
Come faranno a sfogliare Tribe i nostri lettori del 2020?
"Lo sfoglieranno virtualmente. Ci saranno degli schermi pieghevoli, che una volta aperti si terranno in mano come un giornale e ne riprodurranno anche la sensazione tattile, che tanto ci piace..
Thursday, January 11, 2007 
Su TRIBE di dicembre

STORIA DI COPERTINA
Un anno sopra le righe.Pete Doherty e Kate Moss. Fatti e misfatti del 2006...

TRIBE mese
L'eco di TRIBE

TRIBE SHOW
Elisa al meglio: intervista
Traslochi punk: addio al GBGB'S, glorioso locale
La magia del cinema: "Prestige"
Piccoli Pooh:radiografati da Enrico Brizzi
Io & la musica: Guido Chiesa e il rock
Liberate Neneh Cherry
Ti sfotto e ci guadagno: Weird Al Yankovic
Scorsese. Appunti sonori
Arriva la SM-Art, cioè arte furba
Pop, blues e bustine di tè: intervista a John Mayer
Chef a Edimburgo: intervista a Irvine Welsh
Orecchioni noir: intervista a Joe R. Lansdale
Tutti pazzi per Tin Tin: il mitico fumetto

TRIBE REPORTER
Natale rock: le canzoni più improbabili
Polaroid: la storia di "Happy Xsmas"
Centuria
Piccole gang crescono: le bande dei minorenni
Qua la zampa: Sara Turetta, volontaria, racconta...
La polemica: musica e sponsor
Il mio mestiere: intervista a Valerio Festi "facitore di feste"
San precario: lo sfruttamento telefonico
Pronto internet: MySpace e YouTube

TRIBE STYLE
Sapore di moda: abiti casual e studenti...
Speciale regali

TRIBE ON THE ROAD
Tequila sunrise
Albania pop: concerti a Valona...
Firenze: il suono che vibra nelle stazioni
Giro del mondo

CATALOGO

GRAN FINALE

Thursday, January 11, 2007 
Su TRIBE di gennaio

STORIA DI COPERTINA
Intrigo internazionalr: Caterina Murino la Bond girl
TRIBE mese
Alla ribalta

TRIBE SHOW
Vita esagerata: Vasco Rossi
Regina di cuori: Monica Bellucci
On air: Il meglio delle interviste su Radio 105 e RMC
Vietato ai maggiori: Vanessa Hudgens, Hilary Duff,Jojo
Passione berlinese: Joy Denalane
Tutti gli uomini di Fiorella Mannoia
Mayonese Gibson: Apocalypto
Facce da galera: The Game, Akon e Snoop Dogg
Playlist

TRIBE REPORTER
Motorshow
Chi ha ucciso i musicisti?
Il mio mestiere: Vito di Bari, futurologo
Pronto internet: stop ai videobulli
Tech news
Hi tech

TRIBE STYLE
Nel segno di fabbrica: gli studenti del Centro di comunicazione Benetton
Vetrina

TRIBE ON THE ROAD
Un mese in bianco: l'importante è sciare
Bologna: Federico Poggipolini e Angela Baraldi
Tequila sunrise

CATALOGO

GRAN FINALE

Monday, January 08, 2007 
ALLA CORTE DI 007 di Gianluca Biscalchin

(da un articolo pubblicato su TRIBE di gennaio)

BOND GIRLS Caterina Murino, nata a
Cagliari, spicca il volo: da Gerry Scotti, del
quale è stata letterina, a James Bond, al
quale si concede in "Casino Royale".
Dopo le audaci scene di nudo per un film
francese, è nata una nuova bomba sexy?

Gli uomini, dicono le donne, sono dei bastardi. E se questo è vero per la maggior parte dei maschi, vale specialmente per James Bond. Lo sa bene Solange, la sensuale e sfortunata moglie dello sgherro di Le Chiffre, nemico di 007 in "Casino Royale", il ventunesimo contestatissimo prima e adorato poi, film della saga. Il bastardo (l'osannato Daniel Craig) la seduce, si rotola con lei per tutta la notte e la molla. Sesso senza amore, nel migliore stile Bond. "Dopo un incontro di fuoco lui scompare!". E' categorica, ma vagamente sognante, Caterina Murino, la quarta italiana a interpretare una Bond girl. Ventinove anni, cagliaritana, ex letterina per Gerry Scotti, é convocata per il provino dopo una caduta da cavallo: "Mi sono imbottita di antidolorifico prima di andare all'audizione, riuscivo a malapena a camminare". Ma é stata scelta...
In "Casino Royale" si esibisce in una portentosa cavalcata. "L'unica scena d'azione che faccia è quella con il mio cavallo", assicura: "Solange non è la classica ragazza con la pistola". Però di movimento nel film ne fa tanto. Per vendicarsi di quel bastardo di suo marito, si butta tra le braccia dell'altro...
Wednesday, December 06, 2006 
Musica nuova in Albania di Matteo Cruccu

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

LOCATION Viaggio a tutto rock nel paese delle aquile. Concerti rock con ventimila spettatori a Valona, nell'ex spiaggia degli scafisti. Reginette del pop e gruppi rap a Tirana. Gare televisive organizzate da un'emittente che ha sede in una piramide. Mentre la movida albanese muove i primi passi, il guru dei Nirvana produce una band di Scutari

Valona, Albania. La sfilza di palazzoni in stile tardo sovietico è al di là, oltre il mare, a ricordare il passato che non passa. Ma è al di qua, sul largo spiaggione, che è tutto a essere cambiato. I tecnici si affaccendano con le luci e ragazzine semisvestite giocano a pallone: ogni cosa è pronta per lo show. Proprio così: siamo sulle spiagge da cui fino a poco fa partivano, affidandosi a orchi-scafisti, torme di disperati. E qui ad agosto, organizzato da Mtv, si è tenuto il primo concerto nella storia del paese delle aquile. Tribe c'era, e ha colto l'occasione anche per raccontare la neonata scena musicale del paese, specchio di un'Albania che cambia vertiginosamente..
BESA SUPERSTAR
Sulla spiaggia di Valona pian piano si assiepano tra i diecimila e i ventimila ragazzi. I clandestini da lì non partono più, da quando i governi di Roma e Tirana nel 2002 si sono accordati per fermare il fenomeno dell'emigrazione illegale. «Ma tanto noi in Italia non ci vogliamo più andare: a fare che? La donna delle pulizie, la badante? O anche qualcosa di peggio?» ci dicono in coro alcune studentesse universitarie sedute ai tavolini di uno dei tanti bar improvvisati sul lungomare di Valona..
Il concerto inizia. Gli ospiti sono la nostra Carmen Consoli, Punjabi Mc, i Razzmatazz. Ma ci sono anche gli albanesi.. Dopo aver visto i Ktjiellu, rockettari kosovari molto Blink 182, e i macedoni Bla Bla Bla, che ricordano piuttosto Manu Chao, è il turno di Besa..
Tuesday, December 05, 2006 
QUEI BRAVI RAGAZZI ROCK di Franco La Polla

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

SCORSESE E LA MUSICA Citazioni, repechage, onserimenti inattesi. Nel cinema del
Regista di "The departed", i rimandi ai Doors, agli Stone & C. (ma anche al jazz e alla tradizione italiana) sono essenziali per costruire (e contraddire) il racconto, fino ai rock movies come "L'ultimo walzer" e "No direction home". E a un nuovo progetto ancora circondato dal segreto..

Quanti registi han fatto della musica un elemento davvero portante dei loro film? Kubrick, Visconti e pochi altri. Quasi sempre si era trattato di musica classica: con Scorsese invece è di scena .. è sempre stato di scena .. soprattutto il rock, a partire da quel suo primo lungometraggio, "Who's That Knocking at My Door?" (1969), nel quale si annoverano, fra gli altri, brani come quello titolare (Genies) "The plea" (Chantelles) e, ben dieci anni prima dell'Apocalisse coppoliana, "The end" (Doors).
È però con "Mean streets" (1973) che si rivela la doppia origine della musicofilia scorsesiana: da un lato nella continuazione dei suoi interessi rock (qualche esempio: "Look away" di Clapton, "Be my baby" delle Ronettes, "I met him on sunday" delle Shirelles, "Jumping Jack Flash" e "Tell me" degli Stones), dall'altro nella stura data all'italianità delle sue origini con citazioni di Giuseppe Di Stefano ("Addio sogni di gloria", "Canto per me", "Munasterio 'e Santa Chiara") ed altri interpreti del Bel Paese..
Messa così si tratterebbe di una caccia ai titoli e ai performers. Ma Scorsese è regista di ben altro calibro: la sua scelta delle musiche è sempre mirata a un effetto, a un'associazione con quello che vediamo sullo (o percepiamo dallo) schermo..
Scorsese sa come imporre quello che vuole: lo sa in termini cinematografici (inquadrature, composizioni, connessioni, movimenti di macchina), ma anche nella dialettica fra visualità e auralità. Così come ha imparato dalla migliore Hollywood ad aprire una sequenza filmando figure in movimento, allo stesso modo sta bene attento ad inserire anche il più breve complemento musicale ad un volume superiore alla norma (c'è un'entrata di cornamuse nel recentissimo The departed che fa sobbalzare sulla sedia)..
Monday, December 04, 2006 
BOOGA BEAR, L'ANGELO CUSTODE DEL TRIP HOP
di Susanna La Polla

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

Dicono che dietro ad ogni uomo di successo ci sia una grande donna. E la maggior parte delle volte questa è la sacrosanta verità. In questo caso, senza voler togliere meriti a un'artista di straordinario talento come Neneh Cherry, possiamo dire a ragione che dietro a una donna di successo si nasconde un grande uomo. Stiamo parlando del suo compagno Cameron "Booga Bear" McVey, brillante produttore che collabora con Neneh dal suo primo disco "Raw like sushi" e che capita sia anche il producer di Blue lines, primo pluripremiato album del collettivo di Bristol Massive Attack, nonché uno dei creatori del genere Trip hop. Abbiamo chiacchierato con lui dei bei (ma anche duri) vecchi tempi..
Salve Cameron, hai voglia di fare un salto indietro nel tempo e parlarci di come ha conosciuto Daddy G, 3D, Dj Mushrooms dei Massive Attack?
"Certo. Li conobbi quando stavo realizzando il singolo Manchild per Neneh. Nellee Hooper mi diede una mano per la costruzione del brano originale e mi presentò 3D che scrisse i rappati di Manchild, quindi Mushroom mimò le "dj sections" per "Top of the Pops" su "Buffalo stance" e mi fece ascoltare la musica dei Massive Attack. Neneh e io avevamo la Cherry Bear, un'organizzazione che avevamo fondato per aiutare i musicisti a non venire derubati dal music business e da qui sono partiti i progetti di..
Puoi parlarci anche della genesi di Blue lines, l'album che portò alla ribalta quello che i critici musicali definiscono "il Bristol sound"?
"Io ero il produttore incaricato di quel disco, anche se i Massive Attack pensarono che avrei avuto troppi crediti se fossi comparso sia come manager che produttore così cambiai il mio titolo in "produttore esecutivo"..
Monday, December 04, 2006 
IL CIRCO DI NENEH CHERRY di Susanna La Polla

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

Mentre i suoi fan postano una petizione online perché la sua vecchia casa discografica si decida a pubblicare i brani inediti di Neneh, la star di "Buffalo stance" torna sulle scene con un nuovo progetto: CirKus. Questa volta però non è sola. A dividere il palco con lei ci sono suo marito e due giovani e talentuosi musicisti..

"Volevo tornare a cantare in una band. Avevo nuovamente bisogno dello spirito di squadra". Ecco come Neneh Cherry, oggi affascinante nonna 42enne, racconta entusiasta il suo attuale rientro sulle scene insieme a un nuovo collettivo, i CirKus. Catapultata in vetta alle chart di tutto il mondo nel 1988 quando a soli 24 anni portava una vera e propria ventata di aria fresca nella scena hip hop con Buffalo stance (contenuta nel suo album di debutto da 2 milioni di copie e vincitore di due Brit Awards Raw like sushi), Neneh ha vissuto a stretto contatto con la musica sin da bambina. Nata a Stoccolma dall'artista svedese Moki Cherry e dal percussionista africano Amadu Jah, quando ha solo due anni inizia a viaggiare per l'Europa, l'America e il medio Oriente col celebre trombettista jazz Don Cherry, secondo marito della madre, dal quale Neneh Marianne Karlsson ha ereditato il cognome d'arte. Grazie al patrigno quando ha solo quattro anni incontra Miles Davis.. La musica è nel suo Dna, e il lavoro di squadra non è nuovo per lei che, avrà pubblicato sì solo tre album da solista in questi vent'anni..
Sunday, December 03, 2006 
La voce ideale di Ligabue di Paolo Giordano

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

ELISA È stato il rocker di Correggio in persona a chiederle di cantare una sua canzone. Ed Elisa ha accettato. Poi, già che c'era, l'ha inserita nella sua raccolta di successi dal'96 a oggi. Un carrellata di hit in inglese. Con qualche brano in italiano


Con quella vocina così, un po' esile e un po' impertinente, Elisa riesce a trasformare in musica persino pensieri sdruccioli come quel "sto facendo il cambio armadi, sto affogando in mezzo a borse e valigie" con cui si presenta per parlare del nuovo cd. "Non pensavo di avere così tanti vestiti", continua. La prende alla lontana, lei. Per un po' parla del più e del meno, perché è fatta così. Dopotutto nella sua Monfalcone la riservatezza si insegna a scuola e poi si studia tutti i giorni a casa. Elisa ha appena pubblicato "Soundtrack 96 .. 06 The greatest hits" che riassume, come fosse una colonna sonora, i suoi dieci anni da cantante. Il primo singolo Sleeping in your hand. Le braccia alzate per la vittoria a Sanremo 2001con Luce (Tramonti a nord est). Il ritorno a cantare in italiano con Almeno tu nell'universo. "Tutto " spiega "è nato senza programmazione, quasi per caso, passo dopo passo". E pure "Gli ostacoli del cuore", il duetto inedito con Ligabue che ormai da settimane intasa le radio, è arrivato all'improvviso in un pomeriggio d'estate. "Pronto Elisa, sono Luciano...". E ora quella canzone se ne sta come un pascià in Soundtrack perché è una conferma e una sorpresa, sembra cucita apposta per lei e chissà quante altre cantanti le invidiano quella strepitosa linea melodica (e qualcuna, come la Pausini, l'ha già ammesso).
Elisa, dicci la verità, il brano è identico a come te l'ha proposto Ligabue?
"Più o meno identico. Aveva fatto tutto lui: ha scritto testo e musica, ha registrato un provino e quando sono arrivata a casa sua, a Correggio, me l'ha fatto ascoltare. Che sorpresa, era di una bellezza che mi ha lasciata a bocca aperta"..
Che cosa ti ha detto?
"Ha esordito così: ho scritto una cosa troppo femminile per me. Perciò per questa canzone penso che tu sia la voce ideale"..
Elisa era l'italiana che cantava nella lingua del rock, l'inglese. Ora ti sei riavvicinata alla nostra lingua.
"E ne sono contentissima. L'aspettavo da tanto tempo. Prima mi sedevo alla scrivania per comporre e le parole venivano in inglese. Anche i pensieri erano in inglese. Ora ho preso più confidenza"..
Saturday, December 02, 2006 
PETE & KATE di Rita Ferrauto

(da un articolo pubblicato su TRIBE di dicembre)

LUI Il rockettaro che tra risse, arresti, siringhe e sangue è una miniera d'oro per i tabloid
LEI La supermodella che sniffa coce e guadagna undici milioni di sterline
Due ribelli chic o due giovani insicuri e sotto assedio? La loro vita sopra le righe
é un simbolo non esaltante del 2006. E del circo mediatico che mette all'incasso
l'eccesso e la cialtronaggine.

E' una storia dagli ingredienti forti. Che piacciono. Dentro c'è tutto: pericolo, eleganza, decadenza, sesso, gioventù malata. E dentro, a fiumi, e bellezza e droga e rock'n'roll. E' il Peter & Kate show, nato ufficialmente il 16 gennaio 2005, alla festa per il trentunesimo compleanno di Kate Moss. Kate, la supermodella che ha mandato in pensione giraffe stagionate come Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Ma anche la ragazza innamorata del rock, che vorrebbe essere per la moda quello che Keith Richards è stato per la musica. Tra gli invitati al suo party, Kate adocchia Peter, la giovane promessa del maudit rock. Lui, faccia da cherubino decaduto, ha già accumulato un curriculum di tutto rispetto.. Tra Pete & Kate sono subito scintille. Anzi, botti. Perché ha inizio una relazione tempestosa, fatta di abbandoni clamorosi e riconciliazioni plateali, tossicodipendenza e riabilitazione, paparazzi e scandali. Il picco si tocca con la famigerata foto di Kate che sniffa cocaina (e in molti sono pronti a giurare che non inquadrato, ma presente, ci sia anche Peter). E' il 15 settembre del 2005: il Daily Mirror inalbera in copertina la Moss tossica e vende copie a palate.. Cocaine Kate (ormai tutti la chiamano così) vede triplicare i suoi guadagni e tocca la venerabile cifra di undici milioni di sterline l'anno, ovvero, spicciolo più spicciolo meno, sedici milioni di euro..
Thursday, November 09, 2006 
Su TRIBE di novembre

Tribe mese
L'eco di TRIBE

TRIBE SHOW
Zucchero: un volo nel blues
Sua maestà Sofia
Club Tenco: materiale resistente
Capossela: sogno di una notte di mezza estate
Luvi de André
Cinema: non ci resta che ridere
Io & la musica: Sandro Veronesi e Frank Zappa
Backstage: le vibrazioni
Tom Waits: viaggio nella musica
Basquiat
Un uomo in rosso: Michael Schumacher
Messico, nuvole e rivoluzione
Playlist

TRIBE REPORTER
Sesso e spot
Centuria
Allarme sette
Casa, dolce casa?
La polemica
San precario
TRIBE STYLE
Tutti in scena
Vetrina

TRIBE ON THE ROAD
Ungheria Rock
Torino
Tequila sunrise
Giro del mondo
CATALOGO

GRAN FINALE
Wednesday, November 08, 2006 
Io sono il mio disco Di Paolo Giordano

(da un articolo pubblicato su TRIBE di novembre)

"Se mi confronto con i miei coetanei, allora la mia
età è ventotto, trent'anni al massimo. E non ce n'è
per nessuno". Parole sue. Innamorato più che mai
del r&b, ma "con l'anima in fondo al Po", Zucchero
se n'è volato in America per incidere un album
ruvido e diretto. Che se ne vola in classifica

Si ferma un istante, prende fiato e scandisce: "Io sono il mio disco, né più e né meno". E lo dice con quel ritmo panciuto che fa vibrare le parole nell'aria una per una: io ora sono come le canzoni di Fly, capito?... Ma "io sono il mio disco", e allora per capire ci vogliono le musiche, che sono quelle di un conservatore innamorato del rhythm'n'blues, per di più suonato da fenomeni come Greg Liesz o Brian Auger, così si può anche imparare un po'... E il merito non è solo del produttore Don Was, uno che da del tu ai Rolling Stones e che di Zucchero ora dice in giro a Los Angeles che "è uno con le palle". E poi bisogna leggere i testi delle canzoni, che sono in punta di piedi sulla solita ironia ("Il tuo cervello non pesa un chilo/ Da troppo tempo non passa di qua" - da Un kilo)...
In Fly c'è il brano Quanti anni ho. Quanti sono, Zucchero?
"Ma quella è una canzone dedicata a Blue, mio figlio. Con lui inizio di quei discorsi che non avrei mai immaginato di poter fare, parliamo di tutto. Poi faccio lo scemo, mi rotolo per terra e divento bambino anch'io, altro che cinquantenne"...
Dicono sia un disco vintage.
"Non so, ma è la prima volta che un mio album è esattamente come volevo...
Due anni fa, qui al Lunisiana Soul di Pontremoli, lei aveva già negli occhi l'angoscia di comporre i nuovi brani. Processo lento e doloroso il suo.
"Non sono mica come Johnny Hallyday, che arriva in studio, prende quello che gli passa il convento, canta e poi se ne va. Io invece partecipo a tutto"...
Tuesday, November 07, 2006 
Una regina pop per Sofia Coppola Di Gianluca Biscalchin

(da un articolo pubblicato su TRIBE di novembre)

Versailles come Hollywood. Teste coronate che
Sembrano rockstar o fashion victim. Così la
Regista di "Lost in translation" riscrive la storia.
Con una sovrana che ricorda Paris Hilton

Questa è la storia di una rampolla reale. Una giovane principessa insulsa che contro ogni aspettativa si trasforma in un'icona assoluta di stile. In una regina. Il suo nome è Sofia Coppola e il suo regno è Hollywood. Che ha raccontato nel suo ultimo film, trasformandolo nell..intrigante reggia di Versailles, Maria Antonietta è la storia di una star del Settecento, ricca, viziata, capricciosa, fascinosa e stupidina, fashion victim, imitata, invidiata e alla fine cannibalizzata dai suoi fan. Che prima hanno ammirato il suo fascino, per poi criticarne la dissolutezza e alla fine pretenderne la testa. Nel vero senso della parola. Ma il film di Sofia Coppola... non é ...un film politico sulla Rivoluzione Francese, ha detto Sofia "E' il ritratto del personaggio Maria Antonietta, la storia di una teenager a Versailles: ho voluto riprodurre l'energia della gioventù, il sentimento dell'adolescenza... Ne è venuto fuori un ritratto pop che si ispira più a Kate Moss... che ai quadri di Elisabeth Vigée-Lebrun... Nel cast una ragazzaccia come Asia Argento (Madame du Barry), una signora del rock come Marianne Feithfull (l'imperatrice Maria Teresa d'Austria) e il vecchio "bad boy" Rip Torn (Luigi XV)... Sofia resuscita un'estetica pop e punk già nei titoli che sembrano il God save the Queen dei Sex Pistols... Condisce quindi il tutto con una colonna sonora tra rock ed elettronica...e con abiti che sembrano usciti dagli atelier di John Galliano... La Maria Antonietta di Sofia Coppola è una teenager bulimica di scarpe alla moda... vogliosa di feste come Paris Hilton... "Ho cercato di cogliere e restituire, oggi, i suoi smarrimenti di sovrana debuttante" confessa Sofia Coppola..."ma anche il suo grande talento di regina dell'eleganza...
Monday, November 06, 2006 
Tom Waits, istruzioni per l'uso di Mimmo Locasciulli

(da un articolo pubblicato su TRIBE di novembre)

Il musicista con tutto il catrame
dell'America nella voce ha pubblicato un cofanetto triplo.
Lo giudica per noi un grande cantautore che con Waits
ha più di un'affinità

Tornano. Tornano le storie sghembe e stralunate che Tom Waits ama raccontare con la sua voce vetrosa. Addirittura c'è un cofanetto, Orphans, che contiene tre cd (Brawlers, Bawlers and Bastards) con cinquantaquattro canzoni, di cui trenta completamente nuove. La preziosa raccolta esce il 17 novembre (Anti/Spin-go). Tribe l'ha fatta ascoltare a Mimmo Locasciulli, cantautore, amante della musica di Waits e legato al suo mondo da una serie di fruttuose collaborazioni artistiche. Questo il suo verdetto sui tre cd. Con tutte le istruzioni per l'ascolto.
Tom Waits
"Ho aperto il suo concerto quando nell'87 a Tom Waits è stato assegnato il premio Tenco... Tom è difficile da valutare... Potrei anche dire che è una persona timida... ma preferisco elencare... ciò che mi sembra non sia. Non mi pare che sia un supponente,... aggressivo, ...o troppo self opinioned. Mi pare un artista, con i pregi e difetti di un artista. Gli artisti sono tutti un po' egoisti, un po' eccentrici. Lui ha anche questo suo modo di essere un po' così, incurante o noncurante delle forme...
Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards
"Da quando l'ho ricevuto non ho fatto altro che sentirlo, questo cofanetto. In macchina, con l'iPod, mentre lavoro. L'ho caricato anche sul computer... Penso che sia il lavoro che tutti gli appassionati della musica di Tom Waits stavano aspettando, perché con questa sterminata serie di canzoni accontenta tutti i tipi di fan, da quelli che amano le ballate a quelli che preferiscono il Waits estremo, fino a quelli che adorano il musicista che rivisita le radici del blues e del rock'n'roll...
Bawlers
"È il disco che mi piace di più perché io mi reputo un cantautore lirico o comunque non un cantautore rock. In questo disco ci sono veri capolavori...