Recensioni
(live)
Ondarock
"…linee di basso tese, distorsioni elettriche al limite dell'esplosione, batteria furiosamente coriacea, un cantato che, superando ogni fragilità, irrompe con disinvolta forza. Direttamente dalla tradizione più sonica del noise, The Beirut propongono un live carico di tensione positiva, confermando un'attitudine alla ben compiuta deflagrazione già presente nell'ep uscito nel 2003 per la Psychotica Records. E, in attesa del nuovo album, registrato al Dreams Factory Analog Studio di Catania, non ci resta che seguirne le incendiarie tracce live."
Mimma Schirosi (Ondarock)
PrimaVera Radio Popolare Network
…a precedere Giorgio Canali e la sua band, sul palco essenziale della Cooperativa Owen, The Beirut propongono un live act senza compromessi. Prendono il pubblico per la collottola con il loro noise rock affilato, scuola Chicago '90, e iniziano a scuoterne le sinapsi da una parte all'altra, sino a infilarci dentro ogni molecola del loro sound. L'eccitazione si aggroviglia con il desiderio di abbandono, la vertigine è una scarica punk – nel senso di attitudine – che trascina sull'orlo dello stordimento, tra i cambi di ritmo scanditi dalle bacchette di Max, i fendenti felini di Vinx alla chitarra, e il basso ossessivo di Frank. The Beirut ha lo sguardo di una tigre che è doma solo quando, stremata, ritira gli artigli-strumenti e si defila dal palco, lasciando nell'aria elettrica il ronzio degli amplificatori…"
Martino Lorusso (PrimaVera Radio Popolare Network)
(disco 2003) Beirut - s/t
ALTERNATIZINE
In casa Psychotica Records nascono i Beirut, un trio monolitico che, seppur di breve vita, dimostra con questo demo un affiatamento ed un approccio sonoro invidiabile. L'analisi risulta ancora più sorprendente se si tiene conto che i tre pugliesi hanno più o meno 19 anni. I loro padri artistici sono indubbiamente i Logan che partono da una matrice Shellachiana, ma i Beirut sanno accostare alle ritmiche noise di scuola Uzeda, Albini e Touch and Go, anche delle divagazioni soniche, senza perdersi in esse, d'impronta Sonic Youth periodo Dirty, tipiche dei primi anni '90. Con queste quattro tracce d'esordio hanno sicuramente centrato il bersaglio sonoro dell'ascoltatore noise. È il basso che colpisce subito con i suoi giri d'apertura in Cold e in Pleasure of Listen molto semplici, ma diretti, efficaci e potenti. Al basso s'accosta ben presto la batteria con colpi sconnessi ma sempre precisi di cassa, tom e rullanti. Seguono poi delle digressioni soniche di chitarra per niente casuali né fini a se stesse, con il basso a rendere fluide le aperture più rumoristiche. La voce non limpidissima è sempre rarefatta come nei Logan, posta nel momento giusto quando è necessaria. Venti minuti tesi registrati in rigorosa presa diretta, che sembra essere diventato un nuovo dogma della scena noise, dando quell'impatto live più realistico. Intanto i tre se ne vanno in giro per il meridione, pullulante di scene, a fare da spalla, oltre che ai loro amici Logan, anche a El Guapo, Jasminshock e Motorama conquistandosi così quell'esperienza che farà sì che fra tre-quattro anni sicuramente sentiremo parlare dei Beirut non come un gruppo emergente ma come una realtà consolidata della scena indipendente italiana.
Recensore: Zurdano
KOMAKINO
Beirut - s/t (4tx cd, 20'24'' - Psychotica rec 'o3)
Dico subito che il cd in questione costa solo 4 euro tutto incluso. - Giovani senza fronzoli i Beirut, età media 19 anni, un batterista che scarica adrenalina in rullate imponenti, a rendere + efficace la costruzione apparentemente scarna del noise sciorinato a fiumi in 4 pezzi. Mini ep, edizione limitata a 2oo copie, 199 tolta la mia, - disponibile solo tramite il mailorder dell'etichetta, - formula power trio, il bassista anche alla voce e alla chitarra l'onere dell'acidità su distorsione. Vicini ad un altro Gruppo della Psychotica, i Logan (anche intervistati su komakino), anche i Beirut cercano una propria espressione/dimensione su rotte indicate da Fugazi, Shellac, Corm, ma senza soluzioni tortuose. Bella Pale Sun, che sfiora il sentimento tragico nella conclusione, e l'opening trk Cold, che ben Li presenta e cattura l'ascolto.
Beirut - s/t (4tx cd, 20'24'' - Psychotica rec 'o3)
Let's note, first all, this cd costs just 4 euro, so get in touch. - No frills for young men from Beirut, average age about 19yrs old, with a Drummer shooting adrenalina, through strong thundering rolls, getting more powerful the apparently bony noise Music They're into, gushing as a river. 4 tracks mini cd, 2oo copies limited edition, then 199 without mine, - power trio formula, with a bass player at vocals (in english), and at the guitarist is due the barden of rancid element. Their sound is closed to another Band from Psychotica, i Logan (see past koma reviews), Beirut are looking their own way of being too, learnt lessons from Fugazi, Shellac, Corm, without being sofisticated. Pale Sun, beautiful go, touches a tragic feeling in its second half, and the opening track Cold well introduces Their passion and energy, asking for Your attention until last riff.
Recensore: Inkoma
KRONIC
BEIRUT "s/t" Psychotica Records 2003
Gioventù sonica
Il fuoco del noise arde inarrestabile nelle vene di questa giovanissima band che, già all..esordio, mostra di avere delle doti interessanti per quanto ancora da migliorare e sviluppare al meglio. Le nevrosi di "Cold" ci introduce nel loro mondo fatto di suoni graffianti e distorti, di ritmiche nevrotiche e di una voce che affonda, quasi soffocata, fra gli sviluppi incostanti della chitarra: decisamente il pezzo più interessante dell..album. Si prosegue con "Pale sun" in cui il continuo alternarsi di parti melodiche e momenti nervosi si protrae nel finale in un crescendo di distorsioni, mentre la ritmica spezzata di "Pleasyre of listen" concede pochissimi attimi di respiro. Chiude il lavoro "Too late" che sembra trasformarsi in una lotta oscura ed inquieta fra melodia e follia noise. Un esordio interessante, che di certo entusiasmerà gli amanti del noise di matrice americana, per una band che, anche se forse deve ancora sviluppare maggiormente una personalità più forte, si mostra già promettente... in bocca al lupo. (30/7/03)
Recensore: Roberto Bonfanti
POST?
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Nel paniere homemade cd-r della psychotica records fa capolino il mini (4 tracce) di Beirut, nuova realtà da quella terra di sud che vibra di noise sulla scia di Zero Tolerance for Silence, Logan e Jasminshock. Tempo di acquistare una sufficiente strumentazione e lavorare per un anno alle proprie composizioni ed eccoci qua a commentare un disco che vale pienamente l'ascolto. Bello per la spontaneità della proposta, per l'efficacia dei suoni e dell'incisione, per l'essere istintivi riuscendo a regalare ottimi spunti sonici alternati a sospensioni sempre e comunque giocate su chitarra distorte e un attitudine punk. Consideriamo l'età media, 19 anni e il fatto che questa e la loro prima esperienza e c'è da chiedersi (proprio come un tempo ci eravamo chiesti per i pesaresi Altro) cosa combineranno in un prossimo futuro. Semplicità, immediatezza e schiettezza punk senza voli pindarici o sentieri troppo tortuosi da percorrere e una vena mentale non indifferente, cosa chiedere di più? Forse una voce più in risalto avrebbe dato ancora più valore…li aspettiamo per uscite ufficiali e sviluppi sempre su questo canale.
Recensore: Al
SONIC BANDS
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Esordio per il giovanissimo trio (età media 19 anni) dei Beirut. Nati appena nel 2001, la band poco ci mette a comporre un primo mini e farsi apprezzare e produrre da Psychotica Records. Noise è l'imperativo utilizzato dal gruppo che si cimenta i quattro pezzi di chiara ispirazione Jesus lizard – Shellac con brani diretti e aggressivi, il miglior modo per cominciare a proporre qualcosa di proprio, partendo già da una base musicale ottima e di gran gusto. L'approccio musicale è semplice ed efficace, l'alchimia sonica è ben calibrata e nervosa, in certi passaggi la band ricorda i primi Fugazi, ma la matrice rimane quella dei grandiosi Jesus Lizard. Se l'iniziale "Cold" pone appena le coordinate geografiche del suono dei Beirut (da notare una batteria psicotica), la successiva "Pale Sun" fa intravedere ampie vedute da parte di questa band che costruisce un noise davvero efficace, la voce utilizzata con molta moderazione rimane un po' coperta, lasciando spazio all'energia dei riff, la conferma c'è con "Pleasure Of Listen" e con la conclusiva "Too Late", forse l'episodio più interessante. Certamente non troviamo territori nuovi o proposte particolarmente innovative, ma se la base di partenza è il noise di questo livello (a soli 19 anni) gli orizzonti dinnanzi a se sono enormi e tutti da esplorare.
Recensore: Fabio Igor Tosi
KATHODIK
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Esce su Psychotica Records, questo primo lavoro dei Beirut, giovanissimo trio di estrazione post noise. L'ep omonimo presenta quattro potenti pezzi che rielaborano la materia dei Sonic Youth cercando di farla propria estendendola attraverso tensioni che irrompono in improvvise accelerazioni, per poi acquietarsi di nuovo su zone più flemmatiche ma sempre sul punto di esplodere. Davvero efficace si dimostrano pezzi come Pale Sun o Pleasure To Listen, in cui l'aggressione sonica si fa prepotentemente apprezzare, grazie anche a una padronanza degli strumenti non comune, tanto nella compattezza della sezione ritmica, che nelle aperture chitarristiche, in grado di disegnare scenari ossessivi e claustrofobici. Band sicuramente da elogiare, anche se non esente da difetti, come una certa ripetitività nella costruzione dei brani, che rivela un certo schematismo compositivo, o la scarsa cura affidata alla voce, elemento che risulta poco valorizzato e quasi soffocato dal magma sonoro. Ne hanno di tempo i Beirut per migliorare visto che la loro età media è di 19 anni(!), non si può pretendere che siano già maturi alla prima sortita, per ora ci basta sapere che hanno le potenzialità giuste.
Recensore: Paolo Scortichini
MUCCHIO SELVAGGIO (FUORI DAL MUCCHIO)
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Decisamente più aggressiva la proposta dei Beirut, il cui primo, omonimo demo esce in collaborazione con la collaborazione della Psychotica Records. Quattro i brani, costruiti su figure ritmiche nervose, incisive e taglienti riff di chitarra, oltre che su un cantato tenuto volutamente dietro agli strumenti. Indizi che conducono in direzione del noise di matrice statunitense, genere in cui il giovane trio dimostra di padroneggiare con sicurezza, smussandone appena gli angoli in chiave post e sfornando canzoni lunghe e dalla struttura solida. Non originalissimi forse ma senza dubbio promettenti (www.psychoticarecords.com)
Recensore: Aurelio Pasini
SILENT SCREAM WEBZINE
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Ancora rock chitarristico dalla Psychotica Records (giovane ed intraprendente etichetta indipendente nostrana). Rock di quello infarcito di feedback sulla scia di band come Marlene Kuntz e Zero Tolerance For Silence con puntate verso i compagni di scuderia Logan e naturalmente i soliti capiscuola Sonic Youth, veri padrini di tutto l'indie-noise-rock con le loro invenzioni in anticipo sui tempi e sulle menti. Rispetto a tutti i nomi succitati, qui l'accento è posto principalmente sull'aspetto ipnotico e strutturale delle composizioni, attraverso la ripetizione e la sovrapposizione di frasi chitarristiche pulite nonché distorte su giri di basso rutilanti, con un risultato finale affascinante sebbene inevitabilmente ripetitivo. I pezzi (quattro in tutto) formano un allettante quadro sonoro straniante, con momenti avvolgenti e carichi di tensione distribuiti in abbondanza nei venti minuti del mini-cd, in pratica un sommesso ma vispo variare per chitarra circolare con taglienti modulazioni dissonanti. "Cold" e "Pale Sun" forse stazionano un gradino sopra le altre tracce, con qualche riferimento neanche troppo celato al post-hardcore dei Fugazi. La voce, sempre in secondo piano, difetta un po' in personalità, mentre la sezione ritmica martella a dovere tra il nervoso ed il dissociato. Bene. E' la loro prima uscita di un certo rilievo (età media: diciannove anni; da non credere), benché già abbiano condiviso il palco con Logan, Shock Treatment e Jasminshock. Ora attendiamo con ansia l'esordio su cd.
Recensore: Flavio Ignelzi
MUSIQUE
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Con l'uscita di questo esordio discografico, ed il lancio di una nuova, giovanissima, realtà, la Psychotica Records si conferma come l'etichetta meglio in grado di ereditare l'insegnamento di certo rock a stelle e strisce per poi consegnarlo ad un uditorio generalmente insoddisfatto di quello che il proprio Paese è solito offrirgli. L'ep di esordio dei Beirut, da Taranto, età media 19 anni, fa bella mostra di sé in un sobrio ed elegante digipack, ma è il contenuto ciò che, ovviamente, a noi interessa di più. E che contenuto! I quattro brani con cui i nostri si presentano, sebbene debbano tutti tributare un pesante dazio al suono dei Sonic Youth, riescono, sin da ora, a mettere ben in rilievo quelle che sono le doti, indiscutibili, di un terzetto senza dubbio in grado di sorprenderci nell'immediato futuro. Doti che possono essere ridotte essenzialmente a queste tre: capacità, fuori dalla norma, di scrivere brani immediati ma non banali, strutturati ma non pretenziosi; notevole perizia nell'eseguirli con quel piglio rock sonico e "sporco" quanto basta, quello che, per intenderci, ha reso grandi i primi album dei Sonic Youth; capacità di scrivere canzoni maledettamente compiute, originali anche se si muovono in schemi indubbiamente già sentiti, e, semplicemente, belle. E' proprio un innato senso per la melodia quello che rende speciale una proposta che, altrimenti, potrebbe essere facilmente (e ingiustamente) relegata nella nutrita schiera di gruppi che si limitano a riscrivere una formula che già da è protetta da un proprio, ideale, copyright. Basterà ascoltare i primi due brani, "Cold" e "Pale Sun", per rendersene conto: oltre a stordirci con numerose bordate noise e lancinanti feedback, oltre a spiazzarci continuamente con inaspettati cambi di tempo e di melodia, quello che stupisce è che questi brani, come del resto anche gli altri due, sono cantabili, orecchiabili, immediati. Ti restano impressi nella mente, anche quando il cd, ahimè così breve, ha finito di girare nel lettore. E a quel punto non resta che premere nuovamente il tasto play per rendere meno tribolata l'attesa dell'esordio vero e proprio.
Recensore: Enzo Santarcangelo
TRIPPA SHAKE ZINE
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Una band giovanissima, sui diciannove, un suono micidiale fra Fugazi, De Glaen e Big Black con l'influenza madre: gli inglesi Milk, quattro pezzi splendidi e adrenalinici, "Cold", "Pale Sun" un vero spettacolo, energia e tecnica in "Pleasure of Listen" e la finale "Too Late" da far invidia a band più mature, sono molto giovani e spero che non si brucino, grandissimi.
Recensore: Stefano
MOVIMENTA
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Dopo il fantastico esordio dei Logan, che ancora adesso resta uno dei dischi migliori dell'anno, sono i Beirut a presentarsi con questo cd di 4 tracce, confezionato in un semplice ma elegante digipack. Ora che abbiamo la possibilità di ascoltare una nuova band, il suono della Psychotica records appare sempre più definito ed orientato ad un rock semplice nella struttura (chitarra basso e batteria) ma estremamente complesso nella costruzione: in effetti, lo stesso nome dell'etichetta sembra adattarsi perfettamente ad essere la definizione dei dischi che licenzia.
Se i Logan avevano come punto di riferimento l'America degli Shellac, i giovani Beirut (età media 19 anni) hanno l'America dei Sonic youth e il noise: i quattro brani qui proposti sono estremamente sonici, aggressivi e strutturati; in una durata media di 5 minuti racchiudono ogni volta svariati passaggi e cambiamenti di direzione. Dovendo trovare qualche punto debole, Pleasure of listen è leggermente più prevedibile negli schemi rispetto al resto del disco; ed al cantato andrebbe forse dato più spazio: Pale sun è già così un gran pezzo, ma se la voce non rimanesse sempre sotto gli strumenti, se le urla fossero davvero urla, potremmo già parlare di un (altro) mezzo miracolo.
Invece, aspettiamo fiduciosi di vedere quel che ne sarà...
Recensore: Gilles Nicoli
AKTIVIRUS
BEIRUT (4 TX, 2003, PSYCHOTICA RECORDS)
Sono incredibili l'arroganza e la fisicità con cui i giovanissimi Beirut (età media 19 anni), si presentano alla scena noise italiana, per mezzo di questo cd-demo formato digipack. Il power-trio tarantino ha sapientemente captato gli insegnamenti della scuola di Chicago e di New York circa 1985 – 1995 (vedi Jesus Lizard, Shellac e Sonic Youth), riproponendo poi il tutto in un amalgama in cui le influenze diventano solo un sentore lontano. La sezione ritmica è da paura, sciolta, dinamica e potentissima (sentire l'opening track "Cold" e le sue frenetiche rullate ottimamente incastrate su un giro di basso davvero coinvolgente…). E poi ancora "Pale sun" che si apre con un ipnotico arpeggio di chitarra per poi esplodere in un vorticoso blues dal ritmo cadenzato. La terza traccia, "Pleasure of listen", con i suoi "stop and go" di basso e batteria, fa il verso al gruppo madre di Psychotica Records, i Logan, con cui tralatro i Beirut hanno più di qualche volta condiviso il palco. Il disco si chiude con la sonicissima pop-song "Too Late", a mio avviso brano migliore del disco, in cui l'uso del flanger sulla chitarra rimanda chiaramente alla new-wave e la cosa risulta alquanto strana vista la giovane età della band. Unico appunto da fare ai Beirut è talvolta un'eccessiva dispersione nel finale dei brani, cosa che può risultare piacevole in un contesto live ma che su disco non trova la giusta collocazione. Ma si tratta probabilmente solo di acquisire la giusta maturità, di classe ce n'è da vendere ed i Beirut potrebbero sulla lunga distanza, stupire più di qualcuno. Aspettiamo il disco allora…
Per contattare la band, visitare www.psychoticarecords.com
IDBOX
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Nonostante il nome dal sapore arabo - orientaleggiante, i Beirut sono un trio italiano accasatosi presso la Psychotica Records e autore di questo primo mini omonimo (in edizione limitata di appena 200 copie). I quattro pezzi del disco sono delle lunghe cavalcate elettriche molto dilatate e con notevoli accenti psichedelici e rumorosi, durante l'ascolto delle quali vengono in mente i Verdena più recenti (anche se riletti con un'urgenza quasi "punk") e anche delle vibrazioni "noise" d'oltreoceano. Brani estenuanti e carichi di elettricità, nei quali il cantato di Francesco risulta offuscato quasi dovesse andare in secondo piano rispetto alle traiettorie disegnate dagli strumenti. Quello che manca ai Beirut è però la capacità di rinnovarsi pezzo dopo pezzo, ed è per questo che le quattro composizioni del disco finiscono inevitabilmente per assomigliarsi tanto da far venire la voglia di premere il tasto "skip" del lettore. Pur se di notevole impatto, la musica di questi ragazzi finisce per risultare ripetitiva e monocorde sulla distanza. Un errore assolutamente da evitare, soprattutto in previsione di un album vero e proprio e di maggior lunghezza.
Recensore: Emanuele Barletta
DRIVE MAGAZINE
BEIRUT s/t (2003) Psychotica Records
Nonostante la scena indie rock italica sia sempre altamente snobbata dalla maggior parte dei grandi media in realtà continua a mantenere un discreto stato di salute grazie in particolar modo all'impegno ed alla passione di una moltitudine di ragazzi che continuano a mantenere vivo il proprio credo, pur all'interno di una realtà come la nostra non particolarmente sensibile verso le forme musicali più vere e realmente alternative; le nuove leve sono quindi sempre benvenute... come i pugliesi Beirut, un trio basso-batteria-chitarra dall'età media di diciannove anni ed un pò di idee chiare nella testa. Massimo (batteria), Francesco (basso, voce) e Vincenzo (chitarra) hanno mosso i primi passi nel mondo del rock attorno i primi mesi del 2001 ma, diversamente da molti altri gruppi alle prime armi presi dall'ansia dell'esibizione live ad ogni costo, i Beirut hanno preferito spendere il loro primo anno di vita concentrandosi sulla scrittura di quelli che diventeranno i quattro brani presenti su questo mini cd d'esordio, pubblicato e stampato in sole duecento copie dalla piccola Psychotica Records. Brani come Cold, Pale Sun, Pleasure of Listen e Too Late nell'arco di una ventina di minuti danno una discreta impressione di intensità e dinamismo, aiutati sicuramente dalla buona qualità d'incisione, anche se, visto il genere suonato e certe flessioni hardcore, era lecito aspettarsi una dose maggiore di cattiveria e d'aggressione sonora... per quanto un disco indie-noise non debba per forza rappresentare una minaccia seria per la stabilità dei nostri timpani! Al di là delle immancabili e comprensibili imperfezioni (da rivedere, a mio avviso, il cantato di Francesco) ho l'impressione che i Beirut possano affrontare con dignità la realizzazione di un cd completo senza particolari sforzi e con un minimo di personalità in più.
Recensore: Giovanni Carta
MUSIC HEART
BEIRUT "s/t" (2003) Psychotica Records
Disco d'esordio ad edizione limitata di sole 200 copie. Un lavoro ben curato quello dei Beirut, dei quali si può ascoltare una traccia inedita su "Fragments", la compilation della Psychotica Records, loro casa discografica che ha prodotto anche il lavoro del quale ci stiamo occupando in questa recensione. Il trio sforna quattro pezzi per un totale di venti minuti di alienato rock alternativo, tra esperimenti e cambi di tempo frequenti, realizzati con una buona tecnica e lucidità nell' esecuzione, in un'interpretazione personale ed efficace. Forse la scelta di una prevalenza quasi esclusiovamente strumentale, rende un po' pesante l' ascolto in certi punti, ma la resa finale rimane comunque buona.
Recensore: Dr Jimmy
ROCKIT
BEIRUT s/t (2003) psycoticha records
Giovane gruppo, quello dei
Beirut, diciannovenni che con questo EP limitato a 200 copie si affacciano alla scena noise. Tanto per cominciare la confezione del disco è splendida, raramente per quanto mi riguarda un piccolo digipack si è distinto così per eleganza. Inoltre il tutto viene venduto a soli 4 euro tramite il mail order dell' etichetta, grondante anche di altri bei cd che ho avuto il piacere di recensire. Onore al merito.
E per passare al succo, alla polpa, vi dico subito che di noise si tratta, noise-rock strumentale, in cui le rade incursioni di voce sono sempre in secondo piano, in cui la distorsione nei brani (non canzoni!) la fa da padrona, in cui con una lineup appropriatamente scarna si sfornano ossi di seppia sonici dall' attitudine sia punk sia psichedelica. Musica da ascoltare ad alto volume, musica da saturarci la stanza, da farci vibrare le pareti e tutti gli oggetti mentre la si ascolta in tellurica calma. Prendiamo ad esempio il primo brano, "Cold", una batteria e un basso che stendono un tappeto ritmico apparentemente semplice quanto caldo e trascinante, la voce che fa capolino sperduta per pochi secondi, e che potrebbe anche abbandonarsi a biascicamenti insensati alla
Sigur Ros per la funzione che riveste nell' economia del pezzo. Questi sono i
Beirut.
Mi fa proprio un buon effetto il noise, quando mi trascina, davvero, dalle improvvisazioni rumoriste dei
Pink Floyd a Pompei a quelle del
Marlene Kuntz, passando per il materiale della miriade di band americane o di giovani band italiane come i
Miranda o i compagni d' etichetta dei
Beirut, i
Lillayell. Il noise mi rinvigorisce, e queste quattro tracce non fanno eccezione. La scena italica si dimostra sempre più promettente.
Se queste sono, a 19 anni, le basi di partenza, e se è vero, come è vero, che le derive possibili di un gruppo noise sono ampissime, non ci resta che aspettarci buone nuove da questi giovani. Bell' esordio.
Recensore: Andrea La Placa