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Dresda "book us!"



Last Updated: 11/27/2009

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Saturday, September 12, 2009 

Current mood:  horny
Finalmente i Dresda escono dai confini Italiani per approdare ad una netlabel rumena che distribuirà Pequod.

Vi invitiamo ad andare a dare un'occhiata su http://asiluum.com/ dove potrete trovare la nuova copertina del disco.

E state all'erta, i Dresda non si fermano mai, neanche con tutto questo caldo, presto molte altre belle news.

Stay in campana!
Tuesday, August 18, 2009 

Current mood:  artistic
Siamo in pieno agosto e tutti se ne stanno al mare o in montagna e l'unico pensiero che occupa la testa delle persone è "fuggire dal caldo".

I Dresda invece no, non abbandonano ne lo studio e le prove ne abbassano la guardia per quanto riguarda la promozione del loro disco Pequod.

Un pò per festeggiare alcune buone nuove (www.dresda.org per maggiori info) e un pò per premiare i nostri veri fan che ci seguono anche in questo periodo caldissimo dell'anno... abbiamo deciso di regalarvi una chicca, un piccolo esperimento nato dal cazzeggio in studio di regitrazione!!

Godetevela!!



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We're in the middle of August and what everybody's thinkin about is to run away from the heat...

But not Dresda!! they keep working hard in the studio on the krowlesky OST (and the krowlesky EP?!?!?) and on promoting PEQUOD.

..and that's bacause of a very good news we have for you (www.dresda.org for more info) and even to reward our most loving fans tha we decided to give all of you a little present born from some crazy experiments we did in the studio!!

Enjoy!


Currently listening:
Light and Day
By The Polyphonic Spree
Release date: 2003-03-25
Friday, July 24, 2009 

Current mood:  implacable
Ciao a tutti!!!

PEQUOD ormai viaggia quasi da solo per il mondo e l'ultimo lido sul quale è approdato è uno dei blog preferiti di chi scrive, consultatelo ogni volta che volete scoprire nuova musica .. oltre ai Dresda ovviamente :)



Siamo inoltre presenti sul portale Postrocking.com con la bio e tutte le informazioni che le nostre fans in giro per il mondo possono desiderare!!!

Per il momento è tutto... More to come!
Sunday, June 14, 2009 
Ciao gente!
novità dai vostri postrocker di fiducia.
Stiamo lavorando al tema del film "Il caso Krolevsky" e non vediamo l'ora di farvi sentire qualcosa... e vedere il film.
Parallelamente "john wayne shot me" e "attraverso lenti colorate" sono state inserite nella colonna sonora del film "la lingua del disordine" vincitore del genova film festival.

Ed ecco qualche nuova recensione:

direttamente dall'austria.. Post rock community

una recensione media, tre stelle su cinque, ma ci sta dai.. Rock Shock




Sunday, April 12, 2009 

Current mood:  chipper
Cari amici,
tante novità in casa Dresda.

La prima è che ci siamo fatti un sito nuovo, in inglese, perché abbiamo scoperto con sommo gaudio che.. anche all'estero ci ascoltano, commentano, recensiscono.
L'indirizzo è il solito: WWW.DRESDA.ORG

Altra cosa bellissima: stiamo lavorando alla nostra prima colonna sonora. Per il momento rimane un po' tutto nel misterioso, ma noi siamo già intensamente al lavoro. In fondo questo era ciò che sognavamo come band. E il fim è figo. Ma vi diremo di più, presto.

Un po' di nuove recensioni di Pequod, tutte positive, e ciò ci rende ancora più felici:


Repubblica [10/04/2009]


"il post rock firmato Dresda: la malinconia va al potere"


Sentire Ascoltare n.54 [Aprile]


"una scrittura che fa della lentezza un marchio di fabbrica e dell'intensità una questione di vita o di morte"


Crumbs in the Butter


"They are not afraid to keep the listener guessing"


Italian Embassy


"Dresda, vento, sturm und drang"


Audiodrome


"chitarre dolenti, come il trascinarsi di una vita in una città di cattedrali in rovina"


Rocklab


"procede a basso regime, spesso e volentieri colpendo alla pancia"


Nerds Attack!


"difficile riaversi da questa catarsi dell'anima e dei sensi"


SeMiScrivi


"sturmundrang sordo ed umorale"


Genovatune


"una malinconia palpabile pervade tutto"


Sound Magazine


"La
musica dei Dresda è adatta a far da colonna sonora di un film, poichè
sembra una successione di fermo-immagini in bianco e nero"



Monday, February 16, 2009 
Ecco il link alla recensione di Gabriele De Seta

Allora viene da dire: post-rock. E poi i Mogwai, Red Sparowes, e tutti
a annuire interessati e a dirsi in silenzio: figata, ma proprio non mi
scende di ascoltarlo. E invece no, perché di Mogwai qualcosina c’è a
livello di arrangiamenti, di Red Sparowes si notano le sfumature e
qualche apertura più corale, ma qui il riferimento sono i primi Grails,
quelli di 'Red Light', quelli che giocavano con il silenzio e il suono
secco di chitarra, basso e batteria, vicini in questo a quei Tortoise
che qui ritroviamo in egual misura. 'Pequod' procede a basso regime,
spesso e volentieri colpendo alla pancia: poche esplosioni, nessuna
sovrabbondanza, chitarre al minimo e interessanti intarsi di dub
liquida alla “Millions Now Living Will Never Die” – azzeccatissimo il
contrappunto strumentale al reading in La Stanza e l’Orologio, fors’anche troppo sommessa l’ultima Attraverso Lenti Colorate, che si ritorce su se stessa per un quarto d’ora senza mettere a fuoco le intuizioni che arricchiscono l’opener Città di Vetro
e spaccando nettamente questo album in due – un primo quarto d’ora di
suggestioni e di speranza in un post-rock intelligente, ben dosato e
mirato, e un secondo quarto d’ora leggermente più sciapo e prevedibile,
rischioso. Per due euro vi arriva la copertina a casa in formato
cartolina, e il disco si scarica gratis: foss’anche molto bello a metà,
un ascolto io lo darei.


Saturday, February 14, 2009 

Current mood:  stoked
Sentire Ascoltare n.52 pag.102

Più che post rock, malinconie strumentali concepite per pellicole
struggenti, crescendo umorale su arpeggi rinsecchiti, stratificazioni
in punta di plettro intense ed evocative.

Il nome è Dresda -ripreso dall'insuperabile Mattatoio n.5 di Kurt
Vonnegut- e l'ideologia che serra le fila pare essere quella di
descrivere ambientazioni con la musica per rendere i suoni parte di una
scena a più dimensioni".

Tra field recordings e elettriche urticanti, tastiere e glockenspiel,
basso e theremin, i quattro genovesi riescono nell'impresa, alternando
momenti di stasi a distorsioni violente e consegnando ai posteri un EP
inquietante e catartico.


Recensione su Sound Magazine

“Pequod” è come una piccola palla di vetro con piccoli fiocchi di neve artificiale al suo interno.

Racchiude in sè atmosfere rallentate e dilatate e non si cura nè del tempo, nè della forza di gravità.

E’ un album strumentale, alternato da rumori di sottofondo e voci in
secondo piano. E’un ben riuscito impasto alchemico di sonorità grevi,
che creano fredde sensazioni d’immobilità.

Le chitarre spingono fuori il ritmo e la malinconia; in “L’eterno
ritorno dell’uguale” ricercano la luce con un filo di rabbia e
passione. Gli arrangiamenti ricercano sonorità raffinate, oniriche e
lontane, senza mai esagerare nei colori o cadere nella banalità.

La musica dei Dresda è adatta a far da colonna sonora di un film,
poichè sembra una successione di fermo-immagini in bianco e nero.

E’ una palla di vetro preziosa, bella e rara.


Recensione su Genovatune

A volte capita fin dalle prime note di capire che sei al cospetto di un
prodotto meritevole: un'intuizione che nei confronti di Pequod, ultima fatica dei Dresda,
si rivela piacevolmente veritiera. Le atmosfere evocate da queste
cinque tracce sono sorprendenti: una malinconia palpabile pervade
tutto, e mentre un vento gelido sferza una strada ricoperta di neve e
rami secchi, un pianoforte inizia a raccontare un mondo che si mostra
come l'ombra di ciò che è stato un tempo, decadente, post-catastrofico,
dove un apocalisse dell'animo ci costringe a volgere gli occhi verso un
cielo bianco, mentre macchinari arrugginiti si muovono con lentezza,
producendo strani rumori; l'eterno gioco dei contrasti fa anche qui la
sua apparizione, venendo sviscerato con sapienza in un equilibrio di
suoni e suggestioni.

Non serve raccontare attraverso liriche
quello che si vuole descrivere: le note quando sanno stare al posto
giusto riescono a parlare meglio di qualsiasi voce. Così una
riflessione quasi sussurrata e battuta a macchina in La stanza e l'orologio
è l'occasione per scandire quello che già aleggia nell'aria, un
presagio di un finale tragico e alienante, senza possibilità di ritorno
a ciò che è irrimediabilmente perduto, mentre follia e decadenza
sembrano incalzare e ricoprire tutto ciò che si riesce ancora a vedere,
mentre Attraverso lenti colorate si schiude in un
caleidoscopico trip di quasi quindici minuti, dove le dolci note sul
finale sembrano accompagnare come una ninna nanna l'ascoltatore verso
l'inesorabile oblio.

La produzione, così come l'esecuzione
dei brani è ben curata, si intuisce un buon lavoro sugli arrangiamenti
e suoi suoni proposti; nel complesso il disco riesce nel compito di
trasportarti nel mondo grigio raccontato dai Dresda, dal tempo sospeso,
dove freddi e tristi presagi si materializzano davanti ai tuoi occhi
come spettri e una dolce malinconia ti evoca ricordi sopiti.


Friday, January 09, 2009 
Link alla recensione di Enrico Veronese

..



Dresda - Pequod (Marsiglia Records)


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Sturmundrang sordo e umorale che chiede permesso poi filma, tosto disintegra, indi racconta e torna nella cornice: pria che la netlabel poté last.fm. Linkorama.




Thursday, January 08, 2009 

Link alla recensione di Enrico Veronese

Dresda, vento, sturm und drang




Gennaio 8, 2009



Come un fulmine a ciel sereno il prode Matteo Casari di Marsiglia Records
stanotte ha fatto pervenire -da perfetto befano in ritardo- una calza
piena di dolce carbone nella mia mailbox last.fm di bambino cattivo. Le
sembianze del minerale fossile sono state assunte per l’occasione dai Dresda, band genovese che sulla piattaforma più cliccata per associarsi ai concerti ha messo in libero scarico il suo nuovo lavoro “Pequod“:
cinque tracce strumentali di varia lunghezza ma recanti il medesimo
umore, il più indicato in questa temperie di gelo e pioggia. Musica
plumbea, ma senza le indulgenze della cameretta che proteggono: non
l’usuale postrock malato che dalle parti dell’etichetta ligure è di
casa (in condominio a numerosi altri suoni), bensì una sorda tempesta
umorale a permeare l’iniziale Città di vetro,
lunga elegia dei giorni andati, nostalgica di pianoforte e case
tedesche più di quanto dica il moniker bombardato. Quando gli strumenti
salgono, la batteria spazzola gentile chiedendo permesso per prendere
via via sempre più piede, la chitarra accompagna un flusso già
disegnato che immerge l’ascoltatore nel grigio domestico, per una volta
non comoda e indulgente campana di vetro: in lontananza rumori
d’industria , sequenze fotografiche, ipnosi in reprise dal corpo
ineludibile fino all’aspirapolvere dentro la “centrale elettrica”. Se
il brano introduttivo ha buon gioco nell’ambientare l’ascoltatore, la
seconda traccia Il grande macchinario della notte si muove
circospetta restando inizialmente ferma su se stessa mentre sale il
respiro, il campo d’azione, i field recordings e un finale imprevisto. L’eterno ritorno dell’uguale apre
battente e modestamente marziale fin che non subentrano effetti di
chitarra sciabolata, pesa, reduce da scorie di metallo probabilmente
affinate nel pezzo precedente. Tanto questo è il brano che convince
meno, così classico, così fuori luogo rispetto agli altri, quanto La stanza e l’orologio
abita il cinema onomatopeico pieno di senso, che incrocia un clone di
Mimì Clementi a cui è di troppo il doppio sussurrato: la chitarra twang
del western sormonta un ticchettio altrimenti molesto e ne apre le
ipotesi di malinconico prolungamento retrò. Chiudono i quattordici
minuti di Attraverso lenti colorate, atmosferici e cangianti,
forse troppi nonostante i momenti-Constellation che si dipanano entro
la consueta trama di attese, quintessenziali nella storia del genere.

Per coloro che versassero almeno 2 euro
nella pagina last.fm dei Dresda, la netlabel invierà la copertina
“fisica” il cui formato è a sorpresa… Da parte nostra, intanto, le
parole istantanee di cui sopra siano di ennesimo plauso alla qualità e
all’interesse che le produzioni Marsiglia e segnatamente la scena
genovese veicolano di quando in quando.


Saturday, May 24, 2008 

Recensione DRESDA [We Are The Superfunkers – Autoproduzione 2007]

Il suono delle bombe

I Dresda sono una giovane formazione ligure - di Genova, per essere precisi - che in un paio di anni di attività ha dato vita a composizioni strumentali che si rifanno alle più classiche trame post rock. Il loro primo demo, 'We Are The Superfunkers', mette in risalto tutte le loro potenzialità nel creare paesaggi sonori evocativi e malinconici. Il tutto è ben registrato e (auto)prodotto, e in soli tre brani i Dresda riescono a delimitare chiaramente i loro confini musicali, che spaziano dalle chitarre western del brano d'apertura, all'intensità del brano finale degna dei migliori Mono.

Emanuele Avvisati