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Friction



Last Updated: 9/9/2009

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Tuesday, November 24, 2009 
Non disperdetevi
1977-1982 San Francisco, New York, Bologna. Le città libere del mondo
Tra il 1977 e il 1982 la vera musica italiana ebbe una capitale indiscussa: Bologna. È là che nascevano tutti gli spunti, i sodalizi e le idee destinati finalmente a rinnovare un panorama immobile e stantio. Alcuni nomi erano destinati ad entrare nella leggenda del rock italiano: Skiantos, Gaznevada, Confusional Quartet, Stupid Set, Hi-Fi Brothers. Ma Bologna Rock non era solo musica: era la politica di organizzazione extraparlamentare, dei cani sciolti, della controcultura. Era l’arte emergente del fumetto, della performance, era l’informazione rinnovata delle radio libere e delle fanzine. Era la nuova istruzione possibile nelle aule del Dams. Insomma, una città laboratorio sul margine pretecnologico di un’Italia del tutto diversa da quella di oggi. Per ricostruire questo vivacissimo scenario culturale si poteva percorrere una sola strada, quella della documentazione, delle testimonianze orali, dell’ordinamento dei materiali.
a cura di:Oderso Rubini
deus ex machina e produttore dell’Harpo’s Bazaar e dell’Italian Records, le due label dov’è nato il rock bolognese.
E poi videomaker, musicista, talent scout e molto altro.
Andrea Tinti
giornalista musicale. Ha curato l'Enciclopedia del Rock Bolognese (Bologna, 2001). Dice di conoscere Piovedistravento, ma nessuno ci crede.
 
Shake Edizioni
Formato 20x23,5
Pagine 384
Wednesday, November 11, 2009 

Settembre Luna (Cd single HazyMusic002 2009)

Scrivere di questo trittico di fatiche, sante fatiche musicali si diceva un giorno con l’autore, è come parlare della cena di famiglia della Vigilia di Natale.

Basta leggere il retro copertina per trovare una formazione fatta di artisti e tecnici modenesi in qualche modo conosciuti e incontrati più volte sulla via emilia sonica.

Ci sono i folk singer Matteo Toni e Marino Brusiani, i miei compaesani Paride e Lele, i miei fratelli Rigo, Ed e  Davide del Bombanella Studio oltre ad Alessandra Ferrari, Danny Montgomery e Patrizia Ferrarini.

Questo cromatico combo infonde alla manciata di brani che sono finite in questo nuovo “singolo” del modenese Davide Ravera, un altrettanto variegato dipinto che spazia, fottendosene bellamente delle rigidità degli stili, dal folk jazz sghembo e alcolico di “Notte Blu”, alle vibrazioni rock di “Settembre Luna”, fino all’intimo saluto di “A me resta una canzone” dove tirare in ballo la tradizione della musica d’autore italica è esercizio fin troppo facile per il recensore.

Se questo è l’assaggio di quello che dovrebbe essere il futuro album di Hazey, immaginiamo che ancora una volta nulla verrà dato per scontato e il faticoso lavoro di scrittura stringerà la mano a una musica che, alleggerendo, sembra dare alle parole ancora maggior peso specifico, invece di sottrarlo.

Un lavoro che attendiamo con interesse, potendo, anche grazie a questa anticipazione, affermare con serenità che, se esiste, ed esiste, una scena fertile della nuova canzone d’autore emiliana è anche grazie al coraggioso non mollare di artisti come Davide Ravera.

(Land Novembre 2009)
Wednesday, November 11, 2009 

Undici Pezzi facili (CD Bosco Rec 2009)

Spaccamonti. Con un cognome così secondo me, si può andare lontano.

No, non credo che assisteremo mai ad una stratificazione sonica dell’autore di questo album in diretta a Sanremo presentato da Paolo Bonolis, la distanza da percorrere è certamente quella dei tanti che, incontrando questi undici pezzi facili non potranno che immergersi, vestirsi, se possibile, degli oltre dieci abiti proposti dal chitarrista lombardo.

Si comincia, tra l’altro, proprio da camicia gialla e cravatta nera. Seta avvolgente, calda come un abbraccio.

Mentre ci scuote “Drones”, stiamo già pensando di cercare la data live più vicina del nostro, quando incappiamo in “Vertigo” e veniamo presi per mano e portati nel labirinto sonoro, psichedelico e ripetitivo, dove le sorprese sono ad ognuno dei roteanti piani in cui ci caliamo.

Potremmo proseguire così, descrivendo nel dettaglio le emozioni che ci hanno rapito nell’esordio discografico più interessante ascoltato in questo giallo autunno, ma preferiamo invitarvi a vivere questa esperienza sensoriale di fraseggi, loop, rumori grondanti, pedaliere delicate, raffinate intuizioni, r-umori che compongono il caleidoscopio chitarristico e poetico di undici pezzi facili.

Facili da ascoltare.

E riascoltare.

E riascoltare.

(Land Novembre 2009)
Saturday, August 22, 2009 

IN pARTE MORGAN

Martedì 28 Aprile, ore 21.30

Baluardo della Cittadella (Mo)

 

In parte Morgan. Mai titolo fu più profetico. Non che io avessi delle aspettative, perché pensando al successo mediatico del nostro sapevo di trovarmi di fronte ad una situazione tipo fans che vogliono l’autografo, si strappano i capelli, prevedibilmente, in qualche caso,  scoperebbero con l’artista, etc..

Ma “In parte Morgan” è un po’, in buona sostanza,  quello che si è visto.

Morgan. In parte.

Morgan me lo ricordo la prima volta che lo abbiamo ospitato a Modena.

Arrivò nel tardo pomeriggio con un amico, suonò il piano del Centro Musica, ce ne andammo a passeggiare per il centro di Modena, discutemmo del senso della vita come solo con questo abilissimo e cordiale cazzone si può fare, ci nutrimmo in un enoteca e decidemmo che la serata sarebbe stata un delirio. Come fu. Imitazioni di Bowie, Fossati, Dante a memoria, ma anche Wim Wenders, filosofia, filologia, tossicofilia e chi più ne ha più ne metta in un frullato, pardon un remix, in cui è difficile comprendere quando il suonatore monzese ci faccia e quanto ci sia, sempre com’è su quella mirabile cresta dell’onda dell’essere simpaticissimo e odiosissimo, marpione urticante, cazzone e saccente.

Una serata memorabile, con il Centro Musica stipato, la Francesca che mi sgrida perché faccio entrare altri tre ragazzi che arrivano da Padova per vederlo, la nottata finita a chiacchiere fumose. Molto fumose.

 

Morgan me lo ricordo anche l’ultima volta che lo abbiamo ospitato a Modena.

Arriva un’ora prima dell’incontro, dorme. Lo accompagna il suo manager. Esce dal camerino solo per salire sul palco. Si esibisce. Scende dal palco, corre su per le scale, infila la porta di sinistra, sale sull’auto già accesa dal suo manager  e parte per Monza nella notte.

Scendo nuovamente le scale, entro nella sala gremita del “Baluardo” e la gente grida “Fuori, fuori, fuori !”, nessuno mi crede quando dico che se n’è già andato.

Ma come, mi rispondono le ragazze di fronte al camerino, non lo abbiamo visto, non ha firmato gli autografi, non ha fatto nemmeno una foto.

In parte Morgan, appunto.

In parte.

Il Karma Kamaleonte (Agosto 2009)
Saturday, August 22, 2009 

Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte

Domenica 11 Gennaio 2009 ore 17.00

Spilamberto (Mo)

Vicolo “Fabrizio De Andrè”

 

 

Se passeggiate per il centro storico di Spilamberto e vi avvicinate alla Rocca, sulla vostra sinistra trovate una via in ciottolato, intorno alla quale, in oltre un quarto di secolo, è cresciuta una generazione di uomini e donne che ha fatto della cultura il centro della propria azione e realizza ogni anno il “Mercatino di Via Obici” fucina di idee, arte, ironia, convivenza che non ha eguali sul nostro territorio.

A metà della via, un piccolo vicolo si inerpica tra le case, ricavando spazio tra le pareti, le porte, i vasi in una babele contemporanea di storie e nazionalità, un carruggio genovese in piena padania: è Vicolo Fabrizio De Andrè.

Nel decennale della morte del cantautore  genovese, la tentazione di realizzare un ritrovo di appassionati e vedovi della lungimiranza poetica delle sue canzoni era tanta, l’unica resistenza, presto vinta, era quella che il concerto si sarebbe realizzato all’aperto l’11 Gennaio.

Ed è così che l’Associazione Culturale Friction e il Mercatino di Via Obici hanno dato vita all’appuntamento apparentemente meno appetibile del panorama di proposte artistiche per il decennale della morte di Fabrizio De Andrè.

A renderla ancora meno appetibile poi, ci hanno pensato i due – quattro gradi sotto zero che dal giorno prima hanno ghiacciato la terra emiliana, ma imperturbabili, gli spilambertesi non hanno perso l’occasione di insistere.

Gli altri avevano i teatri più belli, gli ospiti più importanti, gli uffici stampa più attivi: a Spilamberto rimaneva solo la passione.

Quella che ha visto salire sul palco Luca e Carlo che con le dita e le corde vocali gelate hanno fatto vibrare di emozione i presenti grazie a una “Dolcenera” che ci ha resi orgogliosi di tutta la fredda fatica fatta fino a quel momento, quella di Padre Gutierrez e la sua esibizione intima e ironica sotto il portico, quella che ha fatto ballare Elisa a tre gradi sotto zero, quella rabbiosa dei montani Comedi Club, quella rock dei Linfa entrambi interpreti di due cover che ci raccontano che quando la musica si esprime al meglio può attraversare qualsiasi genere, qualsiasi generazione.

Ma se non fosse bastato a scaldarci è stata la passione di tutti coloro che hanno avvitato una lampadina, spostato una trave, allestito la via, arredato il palco, preparato cibi e bevande e quella di tutti coloro che ci hanno deliziati con torte, caffè, the che provenivano dalle loro case e che sono stati serviti ai presenti.

Ah dimenticavo, i presenti. 

Centinaia di persone che hanno unito il  vapore che usciva dalle loro bocche, applaudendo con spessi guanti che attutivano il battito, bevendo e brindando, in una parola ritrovandosi in nome del più grande cantore nato sul suolo italico.

Un omaggio sincero a Fabrizio De Andrè.

LAnd (Agosto 2009)
Saturday, August 22, 2009 

Martedì 31 marzo

MK – 15 anni di Marlene Kuntz

Cristiano Godano (Marlene Kuntz) presenta la videografia della band

Intervista a cura di Davide Montorsi

Teatro Massimo Troisi – Nonantola

 

Cristiano Godano è un fraterno amico di Friction incontrato in questi anni almeno una decina di volte. Difficile dimenticare che la prima volta che ospitammo i Marlene Kuntz presso il Left di Modena eravamo tutti poco più che ventenni. I Marlene erano alle prese con “Catartica” che stava dando i primi riscontri di pubblico e critica, noi infiammavamo le notti modenesi con una generazione italica di concerti che non ha avuto seguito, ne la generazione, ne un club modenese di quel tipo.

E scusate la presunzione.

La seconda volta con i Marlene fu per la prima data italiana del tour de “Il vile”.

Giovedì sera. Duecentocinquanta persone in fila per entrare in un club che ne tiene la metà, piove a dirotto, un fulmine colpisce la centralina Enel fuori dal locale. Senza energia elettrica dalle 19.00 alle 22.30. Illuminiamo tutto a candele nella speranza che l’Enel compia il miracolo e alle dieci e mezza la band sale sul palco senza aver fatto il sound check, realizzando un concerto memorabile.

Ho orgogliosamente notato per oltre un lustro, l’adesivo del Left su una delle chitarre del combo piemontese, era una delle “firme” che ci diceva che il lavoro duro, notturno e gratuito che per tre anni portammo avanti all’interno del locale dei Tre Olmi (prima della svolta hip hop a cui fortunatamente scegliemmo di non partecipare), andava nella direzione giusta. Ma questa è un’altra storia.

E’ andata avanti così, con i Marlene,  fino all’ultimo, simbolico, appuntamento di Nonantola del Marzo 2009, quando Cristiano, che arriva qui dopo la prima data del tour inglese e all’apice dell’attenzione mediatica anche grazie alla cover di “Impressioni di Settembre”, si presenta per raccontare la carriera della band attraverso la proiezione dei video.

E’ un’occasione, anche per noi, per riavvolgere il nastro di una collaborazione quindicinale con uno degli artisti e dei gruppi più significativi della scena italiana.

Cristiano al solito ammalia il pubblico presente, con un racconto inesorabile, dettagliato, romantico e moderno, che visualizza, anche grazie all’impeccabile intervista di Davide “Dipankara” Montorsi, il percorso della band di Cuneo e ne traccia una linea di scelte artistiche molto caratterizzanti. Non è mai casuale il successo duraturo di una band.

Dopo Subsonica e Cristina Donà, anche l’incontro dedicato a Marlene Kuntz denominato “Video a nudo” si rivela un modo diverso, denso, ricco di spunti per ascoltare la parabola di un gruppo o un artista partito dall’underground dello Stivale e divenuto di successo nell’arco di qualche lustro.

Una menzione particolare poi alla location scelta da Giancarlo Montorsi della Fonoteca di Nonantola e dai suoi collaboratori, il Teatro “Massimo Troisi” si presta tecnicamente alla serata visualizzando i video in versione cinematografica, fornendo un audio perfetto e una regia che alterna immagini e intervista che rende fluide e mai noiose le oltre due ore di parole che Cristiano fa uscire dalle sue labbra. Un fiume di parole che evocano, sintetizzano, dilatano, viaggiano, fanno viaggiare e dimensionano la vera natura di un gruppo, della sua arte.

E noi, nel fresco della notte di Nonantola, passeggiamo soddisfatti verso “La Sberla”, nuotando nell’aria.

LAnd (Agosto 2009)

Saturday, August 22, 2009 

Stranger Music

................................................................................Se c’è un musicista la cui vita è davvero atipica, per età in cui ha fatto certe cose, tempistica, alternanza di presenza e assenza, beh, quello è Leonard Cohen. Il canadese ultrasettantenne pare vivere una terza carriera: dopo il debutto tardivo negli anni ‘60 e il ritorno della fine degli anni ‘80, Cohen è più in forma che mai. Continua a pubblicare libri, ha appena fatto uscire un doppio cd registrato dal vivo alla O2 Arena di Londra, ed è continuamente omaggiato in vari modi.
Tra questi vari modi c’è stato Stranger Music, una serata-tributo che ha visto lo scorso 10 aprile sul palco dell’auditorium di San Rocco di Carpi una serie di nomi della musica indipendente italiana reinterpretare le sue canzoni, leggere i suoi scritti, omaggiarlo, appunto. Tra i personaggi apparsi sul palco, vecchie conoscenze di Maps come Wolther Goes Stranger, Massimo Collini e Emidio Clementi. Inoltre, legato a questa serata, c’è un cd scaricabile gratuitamente da Cohenpedia, in cui molti artisti rivisitano, rileggono e talvolta stravolgono le canzoni del grande autore.
(www.wikio.it Luglio 2009)
Saturday, August 22, 2009 

Sabato 28 Febbraio ore 21.00

“Plettro in Pink”

Beatrice Antolini + Comaneci + Milly Romani in concerto

Interviste a cura di Luca Amadessi

Opening Act: Angus McOg + Ed

Spazio Giovani “Mac’è” – Carpi

 

Il “Plettro sentimentale” è un appuntamento carpigiano ospitato all’interno di “Storie di (stra)ordinaria scrittura” che per il quarto anno veste lo Spazio Giovani “Mac’è” e per una notte lo trasforma in una splendida Cenerentola acustica che accoglie artisti italiani in grado di far vibrare lo spettatore grazie all’uso di una band mignon e una strumentazione dotata di poco più di una bacchetta magica.

In quasi un lustro sono apparsi sul palco appositamente montato per l’occasione Dente, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Marta sui Tubi, Moltheni, Egle Sommacal, Bob Corn, Le Man avec le Lunettes tutti pronti a pizzicare le loro corde, sfiorare i loro tamburi, sussurrare la loro poesia.

Il pubblico carpigiano, e non solo, ha sempre risposto, come è accaduto anche in quest’ultima occasione, riempiendo come una bomboniera la sala normalmente utilizzata per accogliere i giovanissimi  nelle loro attività ludiche pomeridiane.

Il sortilegio di quest’anno era del tutto particolare, perché le “fatine” che sarebbero salite sul palco erano sprovviste di principi azzurri.

Nessun uomo sarebbe stato al centro del palco e avrebbe avuto un microfono davanti alla bocca, se si escludono i due artisti locali che hanno aperto la serata onorando così le protagoniste.

Prima Angus McOg, ormai progetto solista e cantato in inglese dedito ad un folk leggero e appassionante, poi ED, anche lui accompagnato in questa versione dalla sua chitarra acustica impegnata ad omaggiare il cantautorato più raffinato e malinconico della scena americana.

Ad aprire le danze però sono il duo ravennate Comaneci, già visti al Friction Festival e qui capaci di tratteggiare con voce e chitarra, il cromatico acquerello di brani incluso nel prezioso “Volcano”, seguiti dal duo tutto al femminile Milly Romany composto da Sara Piolanti, già con Caravanne de Ville e DeborahWalker, la cui arte è rintracciabile in compagnia di Offlaga Disco Pax.

Le due ragazze emiliane danno vita ad un live di voci, chitarra e viola che si intrecciano con intensa fluidità e non rara poesia e vengono abbracciate da un silenzio estatico del pubblico che esplode immancabilmente, al termine di ogni brano, in un applauso catartico.

Il finale della serata è affidato allo scoppiettante sestetto guidato dalla bolognese d’adozione Beatrice Antolini, alle prese con il repertorio di un nuovo album che l’ha lanciata nell’olimpo degli artisti indipendenti italiani che avranno un futuro illuminato.

Se il suo viso ha occupato la copertina de “Il Mucchio” e “XL” qualcosa vorrà pur dire e un piccolo assaggio lo hanno avuto i presenti all’ennesima acclamata edizione de “Il Plettro sentimentale”.

E stavolta, nemmeno l’arrivo della mezzanotte, ha trasformato carrozze in zucche, principesse in serve e cavalli in topi e ci è sembrato chela magia della serata potesse continuare anche se illuminata dai primi raggi di sole di un alba primaverile.

Land (Agosto 2009)

Tuesday, August 11, 2009 

Holosthesia (CD 2008 Dedalo Sound records)

Per la seconda volta mi avvicino all’esperienza di ascolto di un album del duo Ad Libitum, coppia formata da Pablo Amante e Carmen Fernandez dedita alla ricerca e alla sperimentazione in campo musicale.

Se per musica Ambient, intendiamo la capacità di un suono di modificare la percezione dell’ambiente circostante l’ascoltatore, “Holosthesia” ne è un esempio stra-ordinario tanta è la sua forza evocativa, la sua capacità di esprimere immagini, di trasformare l’ascoltatore in viaggiatore, di divenire tattile.

Il lavoro per immagini si manifesta fin dall’apertura di “Plus Citerior” ideale sfondo alle immagini della Nasa raccolte ne “L’ignoto spazio profondo” di Werner Herzog o continuando con “Humores” degna rappresentazione dell’ambivalenza di natura amica / nemica che potremmo udire entrando nella foresta di “Aguirre furore di Dio” del regista teutonico.

“Liber Manualis” ci introduce nelle atmosfere silenti, fatte di odore di carta e inchiostro, di piccoli rumori di vita quotidiana identici tra loro da secoli, mentre “Paso Atras” ci racconta di un uomo chino sulla chitarra, solo, mentre fuori da lui la città corre impazzita.

La compilazione di brani prosegue docile, liquida, oscura, blu, catartica, notturna, perturbante, ariosa capace com’è di evocare sogni, meditazioni, fantasmi interiori, desideri non detti ed anche il più profondo dei respiri.

La chiusura spetta a una “No comment” dove duettano chitarra elettrica e onde elettromagnetiche e a “Tir na n’Og” che è il silenzio inquieto e millenario provato di fronte a una pietra tombale posata da secoli in un campo incolto.

“Holostesia” è un’esperienza sensoriale, un viaggio interiore nella memoria e nel desiderio, la fine e l’inizio, l’immensamente finito, il caos e la pace.

LAnd (Agosto 2009)
Monday, August 10, 2009 

Timecut (Cd 2008 Valery records)

Sono passati due anni e mezzo dall’ascolto del precedente lavoro dei Timecut di cui si possono trovare tracce su www.spilambertonline.it e il tempo, per una volta, non sembra essere passato invano.

Dell’eccezione rappresentata dal trio emiliano, avevamo già detto in passato: il prodotto che ci troviamo tra le mani ha il tipico respiro del mercato estero e niente dell’album “locale”.

Il sound della band nel frattempo, pur mantenendo una trama oscura che tesse un tappeto sonoro dalle soluzioni cromatiche decisamente varie, ha smussato diversi spigoli (‘bout  you selfish’).

Le chitarre si arrampicano nei vortici psichedelici di “Incubo” e di “Doublethink revival” e si fanno oniriche in “Watch me” e liquide in “The gift”.

La sezione ritmica rallenta volentieri gli standard  piegandosi come ferro caldo sotto i colpi di una melodia malinconica, cantata, immaginiamo, ad occhi chiusi da Bait.

Ma quando il gioco si fa duro in “My flesh coffin’”, Alle e Joba non tardano a irrompere tribali nella contesa sonica, marchiando a fuoco la loro firma sul brano.

Un album che contiene due manciate di brani visionari, psichedelici, oscuri, metal, stilisticamente convincenti, interpretati al meglio.

Il destino di un disco così è chiaro: praticamente sconosciuto in patria.

Che l’Italia sia un paese ridicolo e alla deriva si vede anche da piccoli particolari come questo

 

La perla finale è la sfida impossibile, e qui vinta, di mettere mano a un pezzo dei Radiohead, non esattamente una cover qualsiasi. Operazione decisamente più complessa di quella di rendere accattivante un pezzo dei Depeche Mode o di Michael Jackson in chiave hard, si tratta di sfidare probabilmente uno dei gruppi fondamentali degli ultimi quattro lustri, con un brano che ci ha messo la pelle d’oca un centinaio di volte.

La cosa che sorprende è come il brano sembri far parte della scaletta naturale dell’album appena ascoltato insinuandosi perfetto nella compilazione.

 

Come se non bastasse poi, i Timecut mettono la ciliegina sulla torta al Friction Festival con una prestazione live che “mette i puntini sulle I” per tensione emotiva, perizia tecnica, impatto sonoro.

Ai Timecut manca solo una cosa: vivere in un altro paese.

Land (Luglio 09)