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Last Updated: 11/17/2009

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Tuesday, May 20, 2008 

Griot

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nella cultura di alcuni popoli dell'Africa Occidentale, il griot è un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione orale degli antenati e, in alcuni contesti storici pre-coloniali, aveva anche il ruolo di interprete ed ambasciatore. Questa figura ha ancora una propria funzione nelle comunità dei paesi dell'Africa occidentale sub-sahariana (Mali, Gambia, Guinea, Senegal e Burkina Faso), specialmente presso le popolazioni Mandé (Mandinka, Malinké, Bambara e altre), Fula, Hausa, Toucouleur, Wolof, Serer, e tra alcuni gruppi della Mauritania.

Etimologia, altre denominazioni, origini

Il termine "griot" è attestato nella lingua francese sin dal XVII secolo come "guiriot" e trae molto probabilmente la sua origine dalla parola portoghese "criado", "servitore"; la prima fonte scritta in cui si trova questa espressione è un resoconto di un viaggio in Senegal di Alexis du Saint Lô (1637).

Nelle lingue africane ci si riferisce al griot anche con altri termini: nelle zone in cui si parla malinkè (Mali meridionale, Guinea settentrionale, Costa d'Avorio, Senegal, Gambia, Burkina Faso occidentale), lo chiamano djeli, djali; igiiw in arabo. La parola "djeli", nelle diverse varianti, significa "trasmissione attraverso il sangue", e si riferisce al modo in cui le conoscenze dei griot sono tramandate di padre in figlio. In lingua peul (Senegal settentrionale, Guinea nord-occidentale e settentrionale, Mali centrale, Niger, Nigeria e Camerun settentrionale)si dice gawlo mentre guéwèl o géwel è l'espressione usata nei paesi di lingua wolof, significa "formare un cerchio attorno a qualcuno".

I due celebri trattati arabi di Timbuctù, il Ta'r?kh al-Fattsh e il Ta'r?kh al-S--dn, confermano la presenza dei griot tra le popolazioni peul e songhay sin dal XVI secolo. Il termine bambara significa letteralmente "colui che ha il dono della parola" ed è il nome attribuito a queste figure nell'area corrispondente all'antico Regno del Mali che, al suo apice, intorno alla metà del XIII secolo, si estendeva dall'Africa centrale (Ciad, Niger) all'Africa sub-sahariana (Mali, Senegal). Il suo apogeo coincide con il regno del giovane imperatore Sundjata Keïta (1230-1255), il cui padre Narè Maghann Konaté, alla sua morte, offre al figlio un griot, Balla Fassèké Kouyatè, al fine di consigliarlo e sostenerlo nei momenti difficili. Balla Fassèké è considerato dunque come il primo griot, in particolare come colui che ha dato vita alla famiglia dei griots Kouyaté, la cui attività prosegue tuttora anche se ovviamente questa professionalità si è trasformata col tempo: il djéli lavora spesso come attore teatrale e cinematografico, adattando la sua missione e il suo ruolo alle tecniche moderne. È interessante notare che i fatti narrati dai griot della famiglia Kouyatè trovano riscontro in diverse fonti storiche relative a viaggiatori dell'epoca.

Storia e funzioni sociali del griot

Al tempo degli imperi dell'Africa Occidentale (come l'impero del Mali di Sundjata Keita), i griot erano molto vicini al re, a cui servivano come consiglieri. Attraverso pratiche divinatorie erano anche in grado di fornire auspici allo scopo di valutare, per l'esempio, l'opportunità di entrare in guerra con altri popoli. Il griot era il portavoce del re presso il popolo, e spesso fungeva da intermediario nelle relazioni diplomatiche del re con ambasciatori di altri regni.

La tradizione dei Griot e delle Griottes - è un mestiere che può essere praticato indistintamente sia dagli uomini che dalle donne- è nata e si è sviluppata in contesti storici privi di scrittura tant'è che il griot stesso era ed è considerato come il depositario della tradizione orale, colui che conosce la storia sin dal suo inizio. In genere, è un mestiere di tipo familiare, si trasmette cioè di padre in figlio o comunque all'interno della stessa famiglia; le conoscenze di un griot spaziano dalla storia, alla cosmogonia, alla genealogia, alla mitologia, alla storia politica e delle discendenze della particolare cultura a cui appartiene, pertanto i suoi repertori variano in base al contesto nel quale si trova ad operare. Gli strumenti di cui si avvale un griot sono altrettanto poliedrici essendo questa figura a metà strada fra l'attore, il musicista, il narratore, il poeta. L'accompagnamento musicale riveste un ruolo particolarmente importante ed in genere vengono utilizzati tre strumenti in particolare: la kora, il balafon, la m'bira e il djambè. Inoltre, anche il canto può essere utilizzato in alcuni momenti. In effetti, molti griot contemporanei hanno sviluppato soprattutto l'aspetto musicale di quest'arte tradizionale, ottenendo successi piuttosto notevoli anche in aree extra-africane. Questa complessa arte si basa su di un uso molteplice e poliedrico della narrazione.

Come accade a molti dei professionisti della tradizione, come i fabbri africani, i tessitori, i ceramisti, anche i griot sono spesso temuti poiché si ritiene che abbiano particolari poteri e che siano in contatto con le forze naturali. La loro particolare conoscenza del passato e delle dinamiche sociali presenti in un determinato gruppo fanno sì che a questa figura si attribuisca un senso quasi magico. Per quanto riguarda la trasmissione dell'arte del griot di padre in figlio, è importante considerare il fatto che, in questi contesti culturali, i legami di sangue sono considerati sacri. I bambini vengono iniziati sin dalla più tenera età alle tecniche e ai saperi della loro casta, intesa non in senso gerarchico ma distintivo di un particolare ruolo. Sono gli anziani che formano i più giovani. Essere un griot significa dunque appartenere ad una casta che si differenzia in modo specifico. Non è facilmente possibile passare da una casta all'altra ed inoltre i matrimoni esogamici sono tendenzialmente vietati. I djéli, portatori di saperi e di misteri, non possono che sposare un membro della loro casta al fine di salvaguardare e di preservare la loro stessa identità. Un giovane o una giovane djéli riceve l'istruzione conforme alla sua casta, una istruzione che si basa secondo nove/dieci gradi di sette anni ciascuno, ogni grado corrisponde ad un particolare momento della vita. Spesso non si tratta di un apprendistato di tipo scolastico, scandito da un numero prestabilito di ore ma ogni momento può essere utile per imparare le storie e le tecniche narrative e memnoniche; grande valore ha quindi l'osservazione e l'ascolto da parte dei più giovani.

Una casta di griot può essere facilmente identificata dal nome della famiglia: Kouyaté, Diabaté, Dramé, Niakaté, Soumano sono alcuni esempi fra i più noti tra Mali, Senegal e Burkina Faso. Ai nostri giorni, in seguito all'esodo dalle campagne, alla emigrazione e alla globalizzazione, numerosi sono i figli dei griots che ignorano tutte quelle pratiche artistiche e di conoscenza dei loro antenati. Per altro, è possibile che alcuni membri appartenenti ad altre caste adempiono alle funzioni dei griots anche se questi ultimi non possono essere definiti dei veri e propri griots.

Riferimenti nelle culture africane contemporanee

Abbiamo visto che in origine la figura del griot era legata ad una corte ed era al sevizio di un re o di un principe, della cui stirpe venivano narrate le imprese eroiche ed i meriti, a fini encomiastici. Un altro aspetto importante era quello di mediare i conflitti interni ai gruppi a cui appartenevano oppure di consigliare il reggente nel caso di lotte o scontri con altri gruppi.

Attualmente, questa funzione di segretario e confidente privilegiato dei potenti ha perso notevolmente valore o perlomeno si è attualizzata; i griot sono perciò considerati ancora come i depositari della storia e dunque come grandi conoscitori del passato ma il loro ruolo si è adattato alle esigenze della contemporaneità.

Pertanto, sempre più spesso accade che nei contesti più urbanizzati venga maggiormente valorizzato l'aspetto artistico e performativo di questi professionisti che di frequente sono invitati a festival teatrali e musicali e che stanno riscontando un enorme successo di pubblico in Africa come altrove nel ruolo di musicisti, cantanti ed attori teatrali e cinematografici. Un'altra funzione sociale, che invece presenta ancora oggi delle permanenze piuttosto considerevoli, è quella di promotori di eventi e consiglieri d'eccellenza: la loro presenza è infatti considerata indispensabile in molte occasioni pubbliche e private che sanciscono passaggi o cambiamenti importanti nella società come matrimoni, battesimi, funerali. Questo fenomeno è tanto più evidenti nelle regioni rurali e nelle piccole e medie città. Nelle chefferie tradizionali del Niger il griot rappresenta un train d'union, un punto d'incontro tra la gente comune e la propria storia.

Il ruolo e la tradizione culturale dei Griot e delle Griottes è in definitiva uno dei più importanti per i popoli dell'Africa Occidentale, com'è testimoniato soprattutto nel cinema: nel film Guimba the Tyrant, diretto da Cheick Oumar Sissoko, la voce narrante è quella del griot del villaggio e anche Keita. L'eredità del griot, di Dani Kouyaté del 1995 riflette sulle funzioni del griot tra passato e presente. La figura del griot ha anche un ruolo fondamentale in diversi romanzi importanti della letteratura africana: è il caso dello scrittore ivoriano Ahmadou Kourouma o del maliano Amadou Hampaté Ba ed è stato spesso il bersaglio della satira pungente del grande regista e scrittore senegalese Ousmane Sembène.

Griot di oggi

Uno dei griot più celebri dell' Africa Occidentale moderna è Bakari Sumano, capo dell'Associazione dei Griot dal 1994 al 2003. Sumano divenne particolarmente noto per il suo impegno a favore del riconoscimento dell'importanza del griot nell' Africa Occidentale postcoloniale.

Bibliografia

  • Charry, Eric S. Mande Music: Traditional and Modern Music of the Maninka and Mandinka of Western Africa. Chicago Studies in Ethnomusicology, University of Chicago Press, Chicago 2000.
  • Dadina, Luigi- N'Diaye Mandiaye "Griot Fuler" Guaraldi editore, Rimini 1994.
  • Hale, Thomas A. Griots and Griottes: Masters of Words and Music. Indiana University Press, Bloomington, Indiana 1998.
  • Hoffman, Barbara G. Griots at War: Conflict, Conciliation and Caste in Mande. Indiana University Press, Bloomington, Indiana 2001.
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Tuesday, November 13, 2007 

» 12/07/2005 11:27
CINA
Cina: a Guiyu, "città tossica", i bambini giocano tra i rifiuti
Gli scarti elettronici di tutto il mondo arrivano a Guiyu per venire riciclati. Qui i corsi d'acqua sono di colore scuro, l' aria è tossica e vi è un'altissima percentuale di  malattie alle ossa e piombo nel sangue.


Pechino (AsiaNews/Scmp): La città di Guiyu, nella provincia meridionale del Guangdong, è al centro di un disastro ambientale fuori ogni controllo. Gli apparecchi elettronici eliminati, molti dei quali d'importazione, arrivano qui e nelle città vicine per venire smembrati: i Paesi benestanti evitano in questo modo di pagare gli alti costi correlati allo smaltimento di questi rifiuti e la città trae di che vivere. Ma il recupero avviene senza alcuna regola o controllo per l'ambiente, la salute o la sicurezza.

In piccole officine a cielo aperto gli operai smembrano, a mano, i detriti della modernizzazione: apparecchi elettronici di tutte le principali ditte del mondo, da vecchi computer a fotocopiatrici a batterie per auto e forni a microonde.

La legge cinese proibisce l'importazione di scarti elettronici e Pechino è fra le città firmatarie del trattato Onu del 1989 - conosciuto come Convenzione di Basilea - che proibisce l'esportazione di qualsiasi rifiuto dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, anche a scopo di riciclaggio. Importare questi rifiuti è illegale dal 1996, ma la Cina, affamata di qualunque forma di metalli, ignora questo stato di cose. I Paesi ricchi, come gli Stati Uniti (che non hanno sottoscritto la Convenzione), hanno un grande vantaggio nel liberarsi di rifiuti che vanno smaltiti con rigide procedure e costi elevati. Secondo gli ambientalisti del Guandong, nella sola Guiyu viene trattato oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno.

Gli operai di Guiyu che lavorano senza occhiali, maschere, guanti o altre protezioni - riducono ogni apparecchio nelle sue componenti essenziali: dai fili elettrici viene recuperato il rame, i circuiti stampati sono messi in un bagno acido per separare i metalli preziosi (tra i quali oro e palladio) e si recupera la plastica o la si brucia per separarla da pezzetti di metallo. Fumi, ceneri e sostanze sono lasciati liberi nell'aria e sul suolo. La Computer Trade Association stima che nella sola Cina nel 2002 sono stati "eliminati" 2,3 milioni di Pc, 2,7 milioni di display e 1,35 milioni di stampanti: il danno ambientale è immenso. I corsi d'acqua sono neri e pieni di rifiuti e qui il prezzo dell'acqua è 10 volte maggiore che nella vicina Chendian.

Kevin Brigden, scienziato di British Greenpeace International, racconta che nei corsi d'acqua ha constatato una quantità di acido sufficiente a sciogliere in poco tempo una moneta di rame.

La popolazione della zona si è arricchita: a una realtà di piccoli artigiani si è sostituita una vera classe media con ampie officine che utilizzano però i lavoratori migranti delle province rurali del Sichuan, Anhui, Henan. Per avere da mangiare questi migranti rischiano costantemente la salute in questo commercio tossico.

Huo Xia, professore alla facoltà di Medicina dell'università di Shantou, a un'ora e mezza di guida da Guiyu, ha esaminato 165 bambini tra 1 e 6 anni: nell'82% dei casi ha riscontrato un'alta concentrazioni di piombo nel sangue che, spiega, "può causare danni al cervello e al sistema nervoso centrale". L'accumulo risulta maggiore nei figli di chi ricicla circuiti stampati, rispetto a chi recupera plastica.

Un rapporto del novembre 2003 dell'ospedale universitario di Shantou ha riscontrato un'elevata percentuale di danni alle ossa, gastriti e ulcere intestinali, mal di testa e vertigini frequenti.


www.asianews.it

oppure

http://news2000.libero.it/editoriali/17020.jhtml