MySpace
myspace music


GIORGIO GABER



Last Updated: 7/15/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Blog Archive
[Older      Newer]
 /  / 
Thursday, January 01, 2009 

Io, quella volta lì, avevo sessant'anni. Eravamo nel 2000 o
giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni
di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?
Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio
dire... un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo... No, tutto
questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Sì, il coro della
tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.
Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide
istituzioni? No. Allora dove sono le nostre colpe. Un momento, era troppo
facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri
avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, la
resistenza. E’ sempre tempo di resistenza. Perché invece di esibire il nostro
atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello
sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo
alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del Mercato? Perché
avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli?
Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto?
Il Mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?
Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi:
dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra
individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere,
contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’individuo?
Daccordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza.
C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi perché vi abbandonate ad un’inerzia
così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza
l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il
mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più
violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere
almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti
in una specie di noia, di depressione... Certo, è il marchio dell’epoca. E
quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo
di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No!
Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male
senza sede, senza sostanza, senza nulla... salvo questo nulla non
identificabile che ci corrode.





Thursday, January 03, 2008 

Cinque anni. Ora sono esattamente cinque anni. Il nostro rapporto non è finito: è solo cambiato. Ma nonostante questo mi manca. Parlare di mio padre non è facile. Da un lato c'è l'imbarazzo che molti figli hanno nel parlare dei genitori scomparsi, dall'altro non posso fare a meno di battermi per la sua memoria visto che ci ha lasciato un'eredità sterminata di cose bellissime e attualissime, idee che impongono l' esercizio permanente del pensiero, scavando i dubbi più nascosti dentro di noi.

Nulla di mio padre era facile. Non era facile guardarlo, con quella sua espressione quasi impossibile da decifrare che nemmeno lui, forse, era riuscito fino in fondo a sondare pur nelle innumerevoli possibilità offerte dalla sua mimica. Non era facile ascoltarlo, né capirlo. Non perchè facesse ricorso ad un linguaggio inaccessibile, tutt'altro. Era un uomo e un artista molto piacevole e divertente, ma confrontarsi con le sue verità imponeva e impone il difficile esercizio dell'onestà intellettuale; la scelta di preferirsi persona, piuttosto che "maschera". Non era facile accettarlo: non è mai facile accettare chi ci mette di fronte alle nostre finzioni e si trasforma, per noi, in quella particolare qualità di specchio in grado di mostrare esattamente chi e come siamo dentro.

Ecco, mio papà per me era uno specchio. E l'unica consolazione al fatto che non sia più qui a passare nottate a ridere con me, ce l'ho pensando che qualcosa di lui fa parte di coloro che come me continuano a volergli bene.

Friday, July 13, 2007 
Giorgio Gaberscik, nasce a Milano il giorno 25 gennaio 1939. Adolescente, per curare il braccio sinistro colpito da paralisi, a 15 anni inizia a suonare la chitarra. Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria frequenta la facoltà di Economia e Commercio alla Bocconi pagandosi gli studi con i guadagni provenienti dalle serate in cui suona al Santa Tecla, famoso locale milanese. Conoscerà qui Adriano Celentano, Enzo Jannacci e Mogol; quest'ultimo lo invita alla Ricordi per un'audizione: è lo stesso Ricordi a proporgli di incidere un disco.
Comincia una brillante carriera con "Ciao, ti dirò", scritta con Luigi Tenco
. Sono degli anni successivi le indimenticabili "Non arrossire", "Le nostre serate", "Le strade di notte", "Il Riccardo", "Trani a gogò", "La ballata del Cerruti", "Torpedo blu", "Barbera e champagne".
Nel 1965 sposa Ombretta Colli. Partecipa inoltre a quattro edizioni del Festival di Sanremo (con "Benzina e cerini", 1961; "Così felice", 1964; "Mai mai mai Valentina", 1966; "E allora dai", 1967), oltre a condurre vari spettacoli televisivi; nell'edizione 1969 di "Canzonissima" propone "Com'è bella la città", uno dei primi brani che lasciano intravedere il successivo cambio di passo.
Nello stesso periodo, il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, "Il signor G", il primo di una lunga serie di spettacoli musicali portati in teatro che alternando canzoni a monologhi trasportano lo spettatore in una atmosfera che sa di sociale, politica, amore, sofferenza e speranza, il tutto condito con un'ironia tutta particolare, che smuove risate ma anche la coscienza.
«Credo che il pubblico mi riconosca una certa onesta' intellettuale. Non sono ne' un filosofo ne' un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell'aria.»
Dopo gli album dedicati esclusivamente alla registrazione integrale dei suoi spettacoli, torna al mercato discografico ufficiale con l'album "La mia generazione ha perso" (2001) che include il singolo "Destra-Sinistra": ironico, con le solite graffianti insinuazioni, è un brano decisamente attuale, visto il periodo pre-elettorale in cui esce.
Scompare il giorno 1 gennaio del 2003, all'età di 63 anni, stroncato da una lunga malattia nella sua villa di Montemagno a Versilia, dove si era recato per trascorrere il Natale accanto alla moglie e alla figlia Dalia.
Il 24 gennaio dello stesso anno uscira', quasi come un testamento artistico, "Io non mi sento italiano", l'ultimo lavoro dell'indimenticabile artista.
Tuesday, January 02, 2007 

- Giorgio Gaber (1961)

- I successi di Giorgio Gaber (1962)

- Giorgio Gaber (1963)

- Le canzoni di Giorgio Gaber (1964)

- I successi di Giorgio Gaber vol. 2 (1965)

- Mina & Gaber. Un'ora con loro (1965)

- Snoopy contro il Barone rosso (1967)

- Gaber canta Gaber (1967)

- L'asse di equilibrio (1968)

- Gaber sai com'è (1968)

- Sexus et politica (1970)

- Recital: Il Signor G (1970)

- I borghesi (1971)

- Barbera & champagne (1972)

- Recital: Dialogo tra un impegnato

   e un non so (1972)

- G come Gaber (1973)

- Recital Mina Gaber (1973)

- Recital: Far finta di essere sani (1973)

- Recital: Anche per oggi non si vola (1974)

- Ma pensa te (1975)

- Recital: Libertà obbligatoria (1976)

- Recital: Polli d'allevamento (1978)

- Noi nella società. Maria Monti

   e Giorgio Gaber (1979)

- Io se fossi Dio (1980)

- Pressione bassa (1980)

- Anni affollati (1981)

- Recital: Anni affollati (1981)

- Dove andate? (ristampa dell'album

  Sexus et politica, 1981)

- Il teatro di Giorgio Gaber (1982)

- Special (1982)

- Gaber. Profili musicali (1982)

- Ja-ga Brothers (Ep con Enzo Jannacci,1983)

- E. Jannacci e Giorgio Gaber (1983)

- Gaber (1984)

- Recital: Io se fossi Gaber (1985)

- Piccoli spostamenti del cuore  (1987)

- Recital: Parlami d'amore Mariù (1987)

- Recital: Il grigio (1989)

- Giorgio Gaber (1991)

- Il Teatro Canzone (1992)

- Il meglio di Giorgio Gaber (antologia, 1993)

- I successi di Giorgio Gaber (antologia, 1993)

- I grandi successi di Giorgio Gaber

   (antologia, 1993)

- Giorgio Gaber  (antologia, 1993)

- Giorgio Gaber con Maria Monti (1993)

- Io come persona (1994)

- Ma per fortuna che c'è... Giorgio Gaber (1994)

- Giorgio Gaber & E. Jannacci (1994)

- Recital: E pensare che c'era il

   pensiero 94/95 (1995)

- Recital: E pensare che c'era il

   pensiero 95/96 (1995)

- Le origini (antologia, 1995)

- Gli anni che verranno (1995)

- Recital: Gaber 96/97 (1996)

- Barbera e Champagne (1996)

- Recital: Un'idiozia conquistata

   a fatica 97/98 (1997)

- Giorgio Gaber (1997)

- I grandi successi (antologia, 1997)

- Recital: Un'idiozia conquistata

   a fatica 98/99 (1998)

- Gli anni d'oro  (1999)

- Recital: Gaber 1999/2000 (1999)

- Le canzoni di Giorgio Gaber (1999)

- L'asse di equilibrio (ristampa, 2000)

- E allora dai (2000)

- Le grandi canzoni (antologia, 2000)

- I grandi successi (antologia, 2000)

- La mia generazione ha perso (2001)

- Recital: Un'idiozia conquistata

   a fatica 97/98-98/99-2000 (2001)

- Io non mi sento italiano (2003)

Monday, January 01, 2007 

Col suo teatro-canzone Giorgio Gaber ha attraversato quarant’anni cruciali della storia italiana, in una compenetrazione continua tra pezzi di vita pubblica e privata. Ironico, ruvido, istrionico, nel corso degli anni è stato definito "anarchico", "vate dei cani sciolti" e perfino "l’Adorno del Giambellino", ma qualsiasi etichetta risulta insufficiente a riassumerne la personalità. Le sue sono state poesie scanzonate ("Lo shampoo", "Barbera e Champagne", "La ballata del Cerutti"), inni per la libertà e contro l’egoismo borghese ("La libertà"), amare analisi generazionali (l’esilarante e commovente "Qualcuno era comunista), invettive politiche (il j’accuse feroce di "Io se fossi Dio" in cui non veniva risparmiato neanche Aldo Moro, appena ucciso dalle Brigate Rosse), ma anche delicate canzoni d’amore ("Non arrossire quando ti guardo", "Suono il clacson, scendi giù"). Gaber si è spento a 63 anni, dopo una lunga malattia. L’ultimo disco, "Io non mi sento italiano", è uscito postumo. Ritratto di un "maverick" meneghino che non ha mai accettato di farsi accalappiare.

By Gianluca Veltri

Saturday, July 15, 2006