Gender: Male
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City: Roma
State: ROMA
Country: IT
Signup Date: 1/6/2007
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Monday, March 17, 2008 14:00
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A Lhasa, ancora una volta, si muore.
Dopo lunghi anni, si torna a parlare del destino di questa regione, dopo un periodo di silenzio mediatico e disinteresse generale. Forse sarà la vicinanza delle olimpiadi, oppure la contiguità economica ormai raggiunta con la Cina che ci rende sgomenti di fronte a quanto accade. Forse molte persone si rendono conto solo ora, di quella che è la natura del colosso asiatico ormai depennato dalla lista dei paesi che non rispettano i diritti umani (e questo ci fa capire la credibilità di tale elenco).Fino a ieri la grande paura era quella dell'invasione dei prodotti cinesi (che ha portato qualche disperato ed ignorante politico a richiedere l'introduzione di dazi doganali), forse è giunto il momento di capire che le problematiche reali sono altre.
Oggi scade l'ultimatum imposto dalle autorità di Pechino ai rivoltosi, "consegnatevi e saremo clementi, ostinatevi e subirete la corte marziale", e nello stesso momento scade l'ultimatum alle nostre coscienze. Almeno noi non possiamo più rimandare, dobbiamo decidere come comportarci di fronte a tali eventi.
Per far questo però bisogna inquadrare la situazione attuale in un contesto più generale, che ci faccia capire cosa è il Tibet, sia dal punto di vista culturale che da quello socio-politico. Quello che non voglio, e che questo mio intervento sia letto come un semplicistico "Tibet-Libero", non perché concettualmente contrario a tale speranza, ma perché la situazione è complessa e merita una trattazione leggermente più approfondita.
Innanzitutto affrontiamo le dimensioni, a molti il Tibet appare come un grazioso paese montano con tanti monaci simpatici e arancioni, ci si ricorda dell'Everest e ci si approccia a tale regione come ad una Svizzera, Buddista e più povera. La realtà è leggermente diversa, il Tibet è una regione enorme, come dimensioni più estesa di metà dell'Europa Occidentale. La sua posizione geografica lo colloca a metà tra l'India e La Cina (a livello politico il Tibet è da 50 anni occupato dalla Cina e parte integrante del territorio nazionale della Repubblica Popolare). E' enorme il Tibet, e non lontanamente paragonabile ai due altri stati cuscino (Nepal e Bhutan) tra le superpotenze della regione, la sua vastità inoltre, fa si che al suo interno nascano altri pesanti motivi di interesse strategico. Il più classico è quello della ricchezza di materie prime giacenti sotto il suo suolo, ricchezza che uno Stato-Continente come la Cina, sempre più bisognosa di materie che soddisfino la crescente richiesta interna di energia, non può lasciarsi sfuggire. Quello meno conosciuto è l'aspetto inerente alla vera ricchezza del futuro; l'Acqua. Non viene apertamente ammesso, ma con la crescente preoccupazione per il riscaldamento globale, gli scenari futuri sono dominati da previsioni fosche su quanto l'acqua diverrà materia sempre più preziosa. E indovinate un po', in Tibet sono le sorgenti dei più importanti fiumi dell'Asia. Sorgenti che saranno punto focale di benessere e ricchezza. Vi sembrerà strano forse, magari penserete anche che siano discorsi prematuri, ma io vi dico, non pensate al Petrolio per 5 minuti, concentratevi solo sul fatto che nell'Iraq passano il Tigri e l'Eufrate (che insieme al Nilo formavano la famosa mezzaluna fertile) per rendervi conto che anche nella più recente e contestata guerra l'aspetto idrico è stato fondante. Pensate alle alture del Golan, da anni motivo di scontro tra Israele che le occupa (dal 1967 e senza che nessun riconoscimento internazionale di tale annessione sia stato concesso) e la Siria che le reclama. Tali alture sono cosi contestate per la loro posizione geografica e per la possibilità che danno di controllare il Mar di Galilea e il fiume Giordano (forse le più importanti risorse idriche e di pesca della zona).
Ci sono tanti soldi da fare in Tibet, e in un mondo come questo dove l'economia è l'ideologia dominante, tale fattore rende già evidente il motivo per il quale la Cina farà di tutto per mantenere il controllo di questa regione.
Passiamo alla questione diplomatica, da più parti sento parlare di richieste di boicottaggio delle Olimpiadi, o la pressione per far si che l'Occidente cerchi di portare a più miti consigli il Celeste Impero (sarà anche un paese pseudo-comunista, ma la sostanza è rimasta quella della Cina Imperiale). La triste verità alla quale dobbiamo giungere, è che le nostre azioni negli ultimi anni, hanno spuntato le armi a nostra disposizione. Con quale faccia, noi, che abbiamo invaso stati sovrani (Iraq), potremmo permetterci di imporre la nostra volontà a chi dichiara di agire per sedare ribellioni all'interno del proprio territorio nazionale. La nostra miopia diplomatica e la strategia della guerra preventiva continuano sempre più ad evidenziare la loro fallimentare esperienza. A questo va ad aggiungersi quella che ormai è diventata una cronica dipendeva dalla liquidità cinese. Le nostre economie sono talmente interconnesse, e i nostri interessi talmente convergenti che nella realtà non è più conveniente, per noi, contraddire gli interessi cinesi. Per completare il quadro della nostra impotenza (a livello politico) in questa situazione, va ad aggiungersi lo status internazionale della Cina. Sento parlare di richieste di intervento dell'Onu. C'è un problema che forse molti dimenticano. La Repubblica Popolare Cinese, è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, con diritto di veto. Come si può solamente immaginare di imporre sanzioni tramite l'Onu è una cosa che mi lascia interdetto, sono posizioni che dimostrano una totale ignoranza dei meccanismi che guidano le relazioni internazionali. Queste considerazioni dovrebbero rendere evidente la nostra impossibilità come soggetti internazionali (e senza considerare la scarsa volontà) ad intervenire.
Ora credo sia interessante soffermarci sull'aspetto culturale della vicenda. Difatti se le considerazioni politico-economiche ci allontanano dal poter fare qualcosa, forse la consapevolezza della possibile estinzione culturale ad opera dell'uomo potrebbe spingerci all'impegno.
La situazione è questa, in un territorio tanto vasto, si riscontra una densità di popolazione molto bassa. In questi anni il governo della Repubblica Popolare Cinese sta giocando su questo fattore. Nei cinquanta anni di dominio trascorsi si è effettuata una profonda politica di sinizzazione. Quello che comunemente viene ormai definito con parole ad effetto "Genocidio Culturale". Il Tibetano è proibito, i culti locali di buddismo tibetano cancellati (un po come se i Francesi ci invadessero e proibissero il culto per Padre Pio) a scuola la Storia Nazionale è quella cinese, più una serie infinita di atti minori tesi allo sradicamento dell'identità tibetana. A questo programma politico, va ad aggiungersi quello economico. Dalle varie province cinesi continuano a provenire migranti con la loro lingua e religione, migranti che con una superiore capacità affaristica stanno tagliando fuori dal commercio le popolazioni locali e che piano piano stanno sradicando ogni forma di legame culturale tibetano a favore dei loro usi, dei loro costumi e della loro lingua, già adesso a Lhasa sono in maggioranza le insegne in cinese rispetto a quelle tibetane. La potenza dell'impatto demografico cinese è assolutamente inarrestabile per i gruppi tibetani, e , presto o tardi l'opera di assimilazione del Tibet sarà compiuta. Questo sarà un vero e proprio dramma per l'intera razza umana. Quella tibetana difatti è forse la più antica civilizzazione ancora esistente, è l'origine di molte culture tuttora esistenti, perderla sarebbe come tagliare una delle radici dell'albero dell'umanità.
Non so cosa si possa fare (e in realtà credo ben poco) ,ma una cosa è certa, dopo la rivolta birmana, in Asia si riaccende un altro focolare di tensione aperto ad esiti terrificanti. Fino a che l'Occidente non riuscirà a definire una politica appropriata per l'Asia la situazione potrà solamente peggiorare di fronte alle tragiche contraddizioni di quel continente. Un luogo nel quale esistono tre Stati-Continente (Russia, India e Cina) che rischiano di trasformare quelle zone in un pericolosissimo centro di strategie geopolitiche alternative. O riusciremo ad eliminare le nostre contraddizioni morali o non saremo in grado di porci con forza all''interno di quello scacchiere, se non riusciremo a liberarci dalle ambiguità che ci legano a Russia e Cina non saremo più in grado di far sentire la nostra voce, per una volta forse bisognerebbe comprendere che l'equità e la giustizia potrebbero diventare le nostre armi più potenti per la difesa dei nostri interessi.
Meditate gente meditate……
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Friday, March 14, 2008 15:35
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76 anni di reclusione son sufficienti?
Questa è la domanda che ci dobbiamo porre dopo le richieste della pubblica accusa nel processo ai funzionari di polizia implicati nella mattanza del g8 di Genova, e non per gettare benzina sulla brace dell'atrocità di quei giorni di Luglio, ma per pretendere che quei valori democratici che proclamiamo di difendere in giro per il mondo, per una volta, siano rispettati.
Sia chiaro non ci sono in me sentimenti di rivalsa, sebbene quello che ho visto con i miei occhi lo meriterebbe, e non alberga nel mio spirito nemmeno il classico antimilitarismo della nostra sinistra. Ma è giunto il momento, in questo paese, di affrontare le laceranti ferite interne con dignità e consapevolezza. E' ora di affermare che le forze dell'ordine hanno il dovere di rispettare le leggi come gli altri cittadini, anzi è loro dovere rispettarle con maggior integrità. Non voglio parlare del caso Giuliani per il quale sebbene ci sia dolore nel mio cuore, questo è attenuato dalla comprensione per un ragazzo impreparato, inesperto a cui è stato affidato un compito più grande delle sue capacità, e al quale è stata messa in mano una pistola (al massimo potrei domandarmi perchè ancora non si è deciso di utilizzare proiettili di gomma in certe occasioni). Io voglio parlare di quella che gli stessi giudici inquirnti hanno definito una "totale cancellazione dei diritti umani". Voglio ripeterlo, "cancellazione dei diritti umani", non si parla di una qualche irregolarità, si parla del più grave atto che un tutore dell'ordine in una democrazia occidentale possa compiere. Stiamo parlando di momenti nei quali invece di colpire chi si dilettava nella sistematica distruzione della città, si è preferito letteralmente rastrellare chiunque apparisse "no global".
Non mi interessa discutere del merito delle proteste di quei giorni, non è la sede adatta e non è un qualcosa di pertinente allo scandalo genovese. Ho visto gente pestata da gruppi di poliziotti, ho visto per la prima volta la Guardia Forestale partecipare alle cariche, ho visto la cancellazione di ogni diritto garantito dalla nostra costituzione. E' ora di smetterla con quello che Gaber aveva definito lo "stupido pietismo per il carabiniere", è ora di smetterla di riempirsi la bocca di solidarietà per le forze dell'ordine per potergli garantire un'assurda intoccabilità. Si difendano sul serio le forze dell'ordine garantendole fondi e impiegandole per il bene comune. Io voglio tornare ad avere fiducia degli uomini che dovrebbero essere in giro per garantire la mia sicurezza, è ora di far pagare i carnefici, e ora di ridare dignità alla pubblica sicurezza.
La polizia per prima dovrebbe sperare che tali cancri vengano estirpati, dovremmo tutti sperare che vengano condannati e con durezza. Bisognerebbe cominciare a pensare ai manifestanti (di qualunque colore) come quello che sono, dei semplici cittadini nell'atto di esercitare un loro diritto fondamentale. E' ora di divenire un paese normale...
Meditate gente meditate........
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Monday, March 10, 2008 18:00
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Ancora una volta, e contro ogni mio desiderio, mi trovo costretto a parlare di Santa Romana Chiesa e della sua particolare interpretazione degli insegnamenti del buon Gesù. Mi ero ripromesso tempo fa, data la mia sempre più evidente lontanaza dal chiacchiericcio, di astenermi da tali commenti; ma sarà la vicinanza dell'appuntamento elettorale, sarà perchè oggi ho scoperto che il mio bancomat è stato clonato ed ho perso 600€, fatto sta che sono più nervoso del solito (cerco sempre di non usare del turpiloquio come vedete) e dunque non posso evitare di rendervi partecipi del mio pensiero....
La mia posizione ,peraltro, in questo ambito è sempre stata particolare, io sono un anticlericale convinto,ma la natura libertaria del mio pensiero mi ha portato anche a combattere verbalmente per affermare il diritto della Chiesa a far sentire la propria voce, mi son sempre soffermato infatti su un punto focale; essendo le istituzioni ecclesiali (qualunque esse siano) dei naturali agenti della conservazione di un corpo sociale, ho sempre ritenuto naturali le esternazioni di difesa di certa tradizione, intendendo come enormemente più grave, e dunque obiettivo della mia critica, il comportamento della classe politica nel suo avvilente servilismo nei confronti dei "consigli" Vaticani.
Oltretutto questo mio disgusto non nasce dalla semplice (quanto sacrosanta) difesa della laicità di uno stato, ma dalla mia natura profondamente cristiana. Come leggevo qualche giorno fa io sono un cristiano per il quale "la spiritualità e la ricerca del senso della vita non dipendono dai proclami della gerarchia ecclesiastica, ma dal dialogo intimo che la mia mente intesse con il dolore dell'esistenza e il mistero della speranza" [Manuel Castells- Internazionale N°734] in virtù di questo riesco ancora a definirmi un fedele nonstante quello che nei secoli queste gerarchie hanno prodotto nel mondo. E non semplicemente gli orrori attivamente perseguiti, come l'inquisizione o la compiacenza se non l'avallo dello sterminio delle popolazioni indigene sudamericane, ma quelli più subdoli che si son manifestati nell'appoggio più o meno esplicito ad alcuni dai più tremendi regimi moderni, e nel sistematico tradimento nella pratica dei valori che avrebbero dovuto difendere. Un atteggiamento questo, che più di molti altri ha contribuito all'allontanamento dei fedeli, che cercando in queste istituzioni una guida morale, si son sentiti traditi dalla mancata attuazione di un degno esempio, unico metodo realmente efficace per vivificare dei valori etici e renderli credibili a chi dovesse perseguirli. Pensate a Socrate...se si fosse ritirato di fronte alla condanna a morte, e non avesse dunque in questo modo difeso la sua Etica fino alle estreme conseguenze....il suo pensiero avrebbe avuto la stessa forza? avrebbe potuto ispirare generazioni di uomini? Probabilmente la sua Filosofia di fronte ad una fuga non gli sarebbe sopravvissuta.
Detto questo, oggi ho letto le dichiarazioni del Presidente della Cei in merito alle prossime elezioni. Nascondendosi dietro una generica proclamazione di voto per chi più degli altri dovesse difendere il valore della vita dal concepimento alla morte, ha subdolamente dato una chiara indicazione di voto affermando di difendere in tal modo il verbo di Cristo. In merito a questo trovo due ordini di obiezione.
Prima di tutto sul Verbo di Cristo stesso. Si può ritenere Gesù come un Dio o meno, ma di certo non si può negare che sia stato un grande uomo e pensatore, latore di un'Etica generale ( e non voglio qui dibattere se sia stato Cristo o S.Paolo a generarla, sarebbe un argomento lungo e non inerente al discorso) che mirava a conquistare i cuori e le menti e a fornire un sistema di valori che avesse reso migliore la convivenza umana. Questa grandezza in più occasioni nel corso dei secoli (e oggi dal povero Monsignor Bagnasco) è stata vilipesa, sminuita e offesa, è stata trasformata in una serie di precetti da baraccone, come se Dio più che guardare alla parte più intima dell'animo di un uomo, si soffermasse nell'aldilà a fare un calcolo col pallottoliere...hai fatto l'amore 3 volte prima del Matrimonio 30 anni di inferno, però fai la carità quindi te ne abbuono 10, però hai preso l'ostia senza confessione quindi altri 15 eccetera eccetera.... più che un essere perfetto e infinitamente buono...un ragioniere. E' incredibile , a mio modo di vedere, questo aspetto; per glorificare il Signore lo si è sempre più ridotto ad una figura meschina. Bagnasco, e con lui i vari prelati riccamente agghindati di oggi, stanno proseguendo in questa direzione. Come dicevo prima, lontanissimi dal capire l'importanza dell'esempio, si preoccupano più della presenza del crocifisso in classe che della potenza del messaggio di cui potrebbero disporre, in un mondo come quello odierno che sembra aver perso definitivamente la speranza. Sotto quest'ottica sono stati capaci di ridicolizzare e avvilire il pensiero cristiano più di qualunque Eretico o nemico della Chiesa.
In secondo luogo vorrei soffermarmi sull'aspetto tecnico di queste dichiarazioni pre-elettorali. Voglio partire da un assunto, accettiamo che la Chiesa indichi ai Cristiani di votare chi più degli altri difenda i valori del Cristianesimo. Io mi domando, è solo la difesa degli embrioni a rappresentarli? Un Cristiano deve giudicare chi è più aderente alle sue convinzioni semplicemente da questo? Dove sono i riferimenti alla vera base del Cristianesimo, dov'è il riferimento all'Ama il prossimo tuo come te stesso"? Non sarebbe più inerente a tale messaggio indirizzare il voto a chi più degli altri si impegnasse nel combattere le disparità sociali? O ancora, dov'è il riferimento al potentissimo "Porgi l'altra guancia"? Il Cristiano non dovrebbe premiare chi più degli altri si dovesse impegnare nel ripudiare la guerra, vero orrore finale nell'ottica Cristiana? E' gia finito il tempo nel quale si devono cacciare i Mercanti dal Tempio? Davvero il signor Bagnasco crede di servire il suo Dio rendendo un Giuliano Ferrara qualunque (e il vario carrozzone dei Cristiani a corrente alterna come Berlusconi, Casini etc.etc.) il Paladino di Cristo? Io ho troppo rispetto per quell'uomo morto in Croce per rassegnarmi e credere a questo. Più la Chiesa percorrerà queste strade più perderà fedeli, come accade ogni giorno in ogni parte del mondo, nel Sudamerica a favore delle nuove Confessioni Evangeliche, in Occidente a favore della visione strettamente materialista della vita, in altre parti del mondo a favore di Confessioni più genuine. Entrando in maniera spudorata in questioni che non riguardano l'episcopato la Chiesa si allontanerà sempre più dalle persone che vivono questo secolo.
Meditate gente....Meditate
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Tuesday, October 23, 2007 07:00
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Il signor M. ,agli occhi di tutti, era un uomo soddisfatto; e ne aveva ben donde. Aveva raggiunto una buona posizione all'interno della sua azienda. Non era un dirigente, e in fondo non aspirava ad esserlo, ma lo stipendio era discreto e gli permetteva di vivere una vita tranquilla e di togliersi quegli sfizi a buon consumo che per lui erano importanti. In fondo lo sapeva, non aveva qualità per poter raggiungere posizioni più alte di quella che deteneva con orgoglio. Era anche stimato; gran lavoratore, mai una malattia, mai un colpo di testa. Si vestiva in modo grigio, ma impeccabile, giacca e cravatta di tono classico, non induceva neanche un attimo in frivolezze come una completo un po' più avvitato. Questo ,forse, si poteva dire di lui, era tutto fuorché un uomo frivolo. La sveglia alle sette del mattino, non era più un'abitudine; era divenuta congenita, non c'era neanche più bisogno di sentirlo il drinn del mattino, tanto è vero che erano più le volte che si svegliava due o tre minuti prima del trillo che quelle in cui doveva spegnere la sveglia. Era senza dubbio un uomo metodico, e questo suo modo d'essere l'aveva aiutato nel far bene il suo lavoro; "mai una nota di demerito" pensava "questo lo potrò sempre dire". I suoi superiori poi conoscevano alla perfezione quell'omino minuto, stretto nelle sue spalle, dal carattere mite e di sicura affidabilità. Lo conoscevano cosi bene, e ritenevano cosi importante uno come lui nel posto che ricopriva, che per quanto meritasse qualcosa di più, non avrebbero mai permesso una sua promozione; gli faceva troppo comodo li dov'era, e lui dal canto suo ,in venticinque anni di lavoro, non aveva mai avanzato una pretesa. Senza saperlo il Signor M. era considerato il dipendente più aziendalista del gruppo. Passeggiava piano, senza fretta, tanto ,dovunque dovesse andare, i tempi erano già stati calcolati. Conosceva alla perfezione i mezzi pubblici e i tempi di percorrenza, e non gli era mai capitato di arrivare in ritardo ad un appuntamento, che fosse di lavoro o di piacere. Non che fosse un viveur sia ben chiaro, il massimo del divertimento per lui era una pizza al suo ristorante preferito una volta alla settimana, però nessuno dei suoi conoscenti (perché di amici è difficile parlare) si era mai potuto lamentare del suo comportamento.
La famiglia poi poteva essere considerata il suo fiore all'occhiello, tanti anni di matrimonio quanti di lavoro. Un matrimonio adatto alle circostanze, vent'anni, figlio nel grembo della futura sposa e giuste nozze come fiocco apposto alla sua assunzione. Era un inizio degno della sua meticolosità, un lavoro, un figlio, una moglie. Una moglie sia chiaro, piena di stima (sebbene con poco amore) per lui, una donna che condivideva il disegno di una famiglia stabile, sicura. Quando seppe della sua gravidanza esultò. Bionda, adatta ai lavori di casa, senza pretese. Era si, una figlia di quella che al tempo era chiamata borghesia, ma invece di apprendere, dal suo ceto sociale, l'amore per l'impresa, fece suoi i dettami della custode del focolare. La loro villetta unifamiliare era splendente. La Signora A. d'altronde eccelleva in cucina, agli spazzoloni, e alla costruzione di un aspetto rispettabile per i membri della casa. Membri che con il tempo crebbero di numero, due promozioni per il Signor M., due nuovi pargoli per la Signora A. Due belle bambine bionde come la mamma, orgoglio del padre. Due belle bambine instupidite fin da piccole dai giochi adatti al loro sesso, non mancarono infatti ferri da stiro, minicucine, bambole formato mamma, e bambole formato zoccola, come si conviene. Due belle bambine subito circondate dai primigeni strumenti di controllo della società. Due belle bambine che servivano a nascondere l'unico neo di una vita perfetta, il primogenito. Il Signor M. non sapeva capacitarsi del perché, ma G. era sempre stato diverso, non sopportava il padre, si deprimeva nel vedere la madre, sprofondava conoscendo l'ambiente in cui cresceva, e fu così che alla tenera età di diciotto anni decise di andar via, senza più lasciare un messaggio, senza più degnarsi di fare una chiamata. Il Signor M. d'altronde era una persona troppo integra per accettare un tale smacco, e per abbassarsi ad inseguire un ingrato che aveva rifiutato il loro amore e tutto quello che avevano fatto per lui. "Capita anche alle migliori famiglie di generare uno spostato" pensava, e non si sarebbe piegato ad accettare tale scandalo, cercando il figliol prodigo. Si sarebbe arrangiato, avrebbe capito, sarebbe tornato, e si sarebbe umiliato. Passarono gli anni, ma evidentemente G. si arrangiò, sicuramente soffrì, non si sa se capì, ma di certo non torno e non si umiliò. L'impulso di cercare il figlio si sedimento sotto gli anni di rancore e di routine, e di lui dopo qualche tempo semplicemente non si parlò più. Non si può dire che lo trattarono come fosse morto, perché ai defunti generalmente è concesso il ricordo e la pietà. Lo trattarono men che fosse morto, semplicemente come non fosse mai esistito, ed evidentemente anche G., trattò loro in quella maniera. Ad ogni modo era solo una la vera stranezza della sua vita, quando staccava tornando a casa gli piaceva passare per le zone degradate della città, si può pensare che fosse un modo per alimentare la sua autostima, osservare il basso per credere nel proprio alto, ma forse la motivazione era un'altra, forse inconsciamente cercava quelle emozioni che non aveva mai vissuto, una sorta di ricerca delle sensazioni perdute. E quella sera le provò. Passeggiando vide uno strano attrezzo metallico, scuro, accanto al rivolo che ancora si ostinavano a chiamare fiume. Si avvicinò, inspiegabilmente attratto da quella scoperta, e quando riconobbe una pistola, fece qualcosa che lo stupì, semplicemente la prese, e non corse a denunciare il ritrovamento alle autorità. Quella notte, nel letto parlò con la moglie. "Tu mi ami M.?" chiese lei "Certa A." rispose lui mentre entrambi continuavano freddamente a guardare il soffitto ognuno nella propria porzione di letto. "Ma tu sai cosa vuol dire amare M.?" "Perché questa domanda A.?" lei si voltò verso di lui. "M. tu non riuscirai mai a stupirmi, io ho bisogno di un fremito che tu non saprai mai darmi" il Signor M. continuava a guardare il soffitto "Non credo A.", la freddezza della risposta non sembrò turbare la signora "Tu menti M. e sei il primo a saperlo", "Non credo A." lei continuò a guardarlo "Mi fai pena" si voltò dall'altra parte "dimostramelo allora". M. non disse nulla, si limitò ad alzarsi dal letto, prese i soliti vestiti, afferrò la pistola di nascosto e lentamente usci di casa "Domani avrai la tua prova A." G., agli occhi di chi lo conosceva, era un ragazzo felice. Nessuno poteva nascondersi le difficoltà che la vita gli aveva imposto, non è facile lasciare la propria casa a diciotto anni e per giunta contro la propria famiglia. Non è facile tirare avanti senza nessuno che ti aiuti, senza poter contare sul sostegno di un affetto nei momenti di difficoltà, ma lui aveva tirato dritto, si era lasciato
alle spalle i traumi e le paure, e ,un po' alla volta, riuscì a dare un senso alla sua vita. Certo non solo il suo lavoro, ma tutta la sua vita era precaria, ma aveva la sensazione di essere vivo. Anche con le donne aveva sempre avuto successo, la sua indole gli rendeva difficile costruire qualcosa, ma di certo non soffriva di carenza. Forse il suo corpo minuto, stretto nelle sue spalle, non riusciva a contenere le passioni che animavano il suo spirito. Ad ogni modo guardava alla vita con il sorriso e ogni giornata aveva un colore diverso da quella precedente. Aveva fatto di tutto, muratore, barista, commesso e ogni genere di lavoro saltuario possibile. Aveva una vena artistica e le sue tele, forti, quasi violente riuscivano incredibilmente a gonfiare un pò quei miseri redditi che altrimenti avrebbe percepito. Aveva numerosi amici, magari duravano un mese, ma in quel periodo erano come fratelli per lui. Era inutile, per quanto si sforzasse, una foglia al vento avrebbe seguito un percorso più lineare del suo. Odiava la gente comune, i travet dal colletto bianco che la mattina e la sera affollano le metropolitane, gli autobus e i trenini da e per l'hinterland. Forse gli ricordavano troppo suo padre, quell'uomo che l'aveva ripudiato, che voleva costringerlo nel suo grigiore. Quella notte F. era passato a trovarlo, si erano amati con passione, poi lei gli disse "Tu mi ami G?" "Certo che ti amo F, c'è bisogno di dirlo?" F. percepiva la verità nelle sue parole, davvero non c'era bisogno di dirlo, gli occhi di G. e il suo corpo parlavano per lui, e sebbene era strano il suo modo di amare, era senza dubbio vero. C'era gioia in quel letto, e sebbene era chiaro a tutti e due che non vi era certezza o stabilità, era evidente che vi fosse desiderio. F. uscì, anche lei era una foglia al vento e quella notte doveva lavorare. Improvvisamente G. si sentì solo e decise di uscire a prendere un po' d'aria. Il Signor M. era irrequieto, aveva nella tasca la pistola e la notte era stranamente oscura, non sapeva cosa fare però, come utilizzarla; "il primo che passa ho detto" pensava, ma non era riuscito a farlo. Poi vide un ragazzo che si avvicinava a lui, anelli in viso, capelli osceni e la voglia di vivere stampata sul volto, avanzava con aria arrogante, troppo baldanzosa per l'ora e per il quartiere e seppe subito cosa fare. G. era tranquillo, ma quella calma finì subito quando vide quell'omino detestabile che stava incrociando la sua strada, lo cominciò a guardare in cagnesco da lontano, lui e quella orrenda giacca e cravatta grigia. Voleva gridargli in faccia, ma quando furono vicini l'urlo gli si fermò in gola. L'omino aveva tirato fuori una pistola e gliela aveva puntata violentemente in faccia. Un attimo di terrore e poi lo riconobbe, "Papà". Il Signor M. capì tutto quando vide il ragazzo e rapidamente gli punto la pistola in faccia, un attimo di esitazione, premette il grilletto mentre sentiva dire "Papà", dalla bocca gli uscì spontaneo "G." ma si confuse con il secco rumore della beretta e il volto del ragazzo si confuse con il rosso del sangue e con il grigio della materia cerebrale. Il Signor M. era vivo, G. era morto, e la Signora A. il giorno dopo avrebbe avuto la sua prova.
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Monday, October 22, 2007 05:00
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Come ogni giorno, la luce asettica che si accendeva a scatti violenti l'aveva risvegliata dal suo torpore, era una nuova giornata di lavoro che iniziava; monotona, identica, terribile. Ormai, dopo tutto quel tempo, odiava la sua perfezione; le gambe affusolate e slanciate, il suo seno a "coppa di champagne" che si sposava perfettamente col più classico canone di bellezza. Gli occhi poi ,avevano quel taglio orientale che rimandava a sapori esotici di facile presa e si esaltavano con l'azzurro delle pupille. Era magra, una perfetta 38, da sfilata. Il ventre piatto, la schiena arcuata, e glutei che avrebbero fatto invidia alle migliori istruttrici di fitness. Quando era nata, fin da subito, divenne l'orgoglio del padre; d'altronde gli ci erano voluti nove mesi per concepirla e tutti i suoi colleghi avevano dovuto riconoscere che mai nessuno era riuscito ad arrivare ad un simile disegno. Alla fine era stato ripagato di tutti i suoi sforzi, era stata una vera rivincita oltretutto; fino a quel giorno veniva visto come un creatore grossolano, fuori dai tempi, che non riusciva a comprendere i desideri della clientela. Invece grazie a lei la sua carriera aveva avuto un'improvvisa svolta, era riuscito a creare una mannequin perfetta. Ormai, dopo tutto quel tempo, odiava la sua perfezione; a dir la verità quelle sue caratteristiche non le erano mai andate a genio, il suo sogno era diventare una Crush Test Dummy, sognava una vita avventurosa, dominata dall'imprevisto e che serviva ad aiutare la gente, "chissà quante vite avrei salvato" era il suo pensiero costante. Ma come sprecare quella bellezza, sapeva che molti CTD morivano, era una vita rischiosa e il padre non le avrebbe mai permesso di buttarsi in tali imprese. E quindi, come era normale che fosse, divenne una modella.Ormai, dopo tutto quel tempo, odiava quella cicciona; ogni mattina la svegliava senza grazia puntandole in faccia i neon della vetrina, e ancor di più la detestava quando decideva cosa farle indossare, con la sua voce sguaiata impartiva ordini a due ragazzi che senza grazia, quasi violentandola, la spogliavano, la umiliavano con facili battute e , lei lo sapeva, la usavano nella loro immaginazione non potendolo fare nella realtà. Sentiva ogni volta le loro mani che la frugavano, sbottonandole i pantaloni o sfilandole le gonne. Nessun rispetto per la sua intimità. E cosa dire poi di quello che le infilavano; quel negozio, era l'immagine della proprietaria, una pretesa di eleganza a coprirne lo scialbo gusto, frutto di una mediocrità ideale, di una vita spesa a pensare al solo portafoglio e al rumore del registratore di cassa. Orecchini d'oro e cardigan rosa, collant di nylon che quasi scoppiavano costretti tra le sue scarpe di cuoio e la caviglia gonfia che sembrava voler esplodere dentro alle piccole prigioni di pelle che indossava. Tic-Toc, Tic-Toc il rumore del suo passeggiare frenetico le era salito al cervello, non riusciva più a sopportarlo. A volte si trovava a gioire del trattamento che la "signora" rifilava alle sue commesse, era quello che le permetteva di andare avanti, "alla fine", pensava, "c'è qualcuno che sta peggio di me."Ormai, dopo tutto quel tempo, odiava i clienti; quegli automi che passeggiavano di fronte a lei. Ai suoi occhi erano borsellini ambulanti, avevano perso il loro essere umani, anzi l'avevano barattato vogliosamente con il poter essere consumatori. Si chiedeva come fosse possibile, che tutto cio che lei aveva sempre sognato, la libertà e l'individualità peculiare dell'uomo, fosse diventato agli occhi dei legittimi proprietari orpello di un passato ormai dimenticato. Addomesticati ,erano più bestie da salotto che persone, avevano la possibilità di far tutto, di seguire le loro più intime passioni, ma le avevano obliate, sotterrate da quintali di polvere in formato monodose. Forse erano loro quelli che odiava maggiormente, loro che avevano di fronte il mondo, e si accontentavano di surrogati. A volte quando entravano nel negozio voleva urlargli in faccia "Guardatemi! Io dovrei essere al vostro posto e voi al mio! Scrollatevi di dosso questo torpore! Vi odio!", a volte invece avrebbe voluto soltanto chiedere aiuto, confidando nel fatto che se la passione era ormai svanita, forse almeno la pietà era ancora loro bagaglio. Ma in cuor suo, lo sapeva, neanche quel sentimento era più loro, nemmeno qui, nella città sede dell'erede di Cristo. Dove belle parole volano dal seggio Pontificio, e pochi fatti seguono tra le strade dove vive chi dovrebbe seguirlo. Anche loro avevano barattato la loro fede con il poter indicare e giudicare, anche per loro il dito più lungo della mano era l'indice e non il medio.Ormai, dopo tutto quel tempo, aveva capito; il suo dramma non era la sua vita, ma l'impossibilità di togliersela, anche questo era arrivata ad invidiare alla torma di uomini e donne che vedeva sfilare, la cosa la turbava profondamente, lei che aveva sempre intensamente voluto vivere, lei che aveva sempre invidiato le possibilità che le erano state negate, lei che aveva sempre invidiato la capacità di amare, ora doveva ammettere di invidiare la possibilità di morire. Quasi fosse un vampiro ormai stanco dei secoli trascorsi, quasi fosse Matusalemme condannato a vivere in eterno. Non avrebbe più accettato questo destino.La signora T. quella mattina era furiosa, non era tanto il furto in se che la mandava su di giri; era il fatto che le sembrava assurdo entrare in un negozio in quella maniera e non rubare nulla di valore, maledisse il fatto di non aver installato telecamere solo per la curiosità di vedere chi era stato il ladro da due soldi. Anche le solerti forze dell'ordine erano perplesse; era un caso unico, la vetrina era frantumata nel mezzo, la serranda alzata, ma quel che rimaneva nel registratore di cassa era li, e le sole cose che mancavano erano il manichino più bello e qualche abito della sua taglia
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Monday, July 30, 2007 00:00
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Ed eccoci qui, pronti ad accogliere il nascente Partito Democratico, fiore all'occhiello della nostra gerontocrazia da parte mancina, e calderone di tutte le più assurde contraddizioni della ormai derelitta sinistra italiana.
Era molto che non affrontavo temi di questo genere, ma questo non potevo lasciarmelo scappare. Voglio però essere sincero, per far si che chi dovesse leggere queste righe non pensasse di trovarsi di fronte qualcuno altro da me, io sono un proporzionalista convinto, credo nei partiti come rappresentanti di una idea, sono di sinistra, e detesto le Cose Misteriose senza senso; non voglio far polemica sterile, ma ogni tanto qualche frase cadrà in questa trappola.
Detto questo, mi sento libero di andare avanti nella mia orazione scritta (è questo che amo dei blog, nessuno può interromperti).
Abbiamo tutti appreso, che la sinistra è pronta…finalmente la via del sistema bipartitico è imboccata e Fassino e Rutelli ci porteranno a questo grande risultato. Cosa importa se lo faranno senza la benché minima idea di cosa vogliono dire alla popolazione e più in generale senza la più pallida idea di un senso politico per questo nuovo mostro. Le parole che ho sentito di più sono state riformare, cambiare, ammodernare…..tutti bei lemmi, interessanti anche per un glottologo, peccato però che nessuno riesce a dire cosa e come. Non vi sembra curioso? Chiedere fiducia parlando di riforme cambiamento e modernità senza rivelare riguardo a cosa. E' cosi…piace riformare tout court, almeno a parole, per potersi permettere poi di non cambiare nulla. D'altronde è uno sport nazionale molto diffuso questo, gli ultimi governi, Prodi e Berlusconi ci hanno propinato più volte statistiche sulle loro centinaia di riforme applicate….aspetto ancora di vedere nella realtà un qualcosa che abbia subito una riforma. Io odio i Riformisti, ecco l'ho detto, ma vi giuro una persona che si dichiara riformista per me dovrebbe perdere il diritto alla parola….la trovo una frase cosi priva di senso….che c…o vuol dire che sei riformista? Brutto cretino ma può la parola riformista definirti?….forse si…è questo il problema.
Passato il punto "ammodernare il paese" passiamo alla grande conquista di un partito unico della sinistra. Voi crogiolatevi pure nella convinzione che sia bello avere solo due partiti, sentitevi tronfi nel dire "finalmente si riuscirà a governare il paese per cinque anni", io da parte mia sono sempre più convinto che più il sistema diviene maggioritario, più spazi di rappresentanza si chiudono, più la democrazia e la libertà vengono meno. E' un metodo bieco e ipocrita per annullare le posizioni più estreme, più distanti, e in fondo più vere, quelle che alla fine dei conti danno il senso ad un sistema democratico, che a mio modo di vedere si trasforma in diarchia oligarchica quando rimangono solo due compagini dalle divise sbiadite e dalle preoccupazioni sempre più simili a contendersi quelle poltrone che in fin dei conti si spartiscono a tempo….un po' a te, un po' a me.
E cosi abbiamo parlato dello splendore del sistema bipartitico.
Tutto questo per arrivare al punto focale della discussione, le Idee, cosa un partito rappresenta, cosa vuole dire alle persone, su che base richiede la fiducia. Ed è qui a mio modo di vedere che si è toccato il fondo, riguardo a questo veramente non sono stati in grado di tirare fuori un concetto. Sta nascendo un partito politicamente inesistente, l'unica cosa di cui si sono gia preoccupati è stata la leadership; gli interessa solo questo in fondo, capire chi può arraffare più voti, non hanno un pensiero, un senso, non sanno nemmeno in che famiglia sistemarsi nel parlamento europeo….sono dei fantasmi, spettri di un passato che avremmo voluto dimenticare, gia combattono per le poltrone, quando ancora non sanno che poltrone saranno. Io vi sfido a postare sotto questo articolo una idea che i tromboni del Partito Democratico abbiano espresso….tanto non la troverete, si è parlato di chi deve guidare, ma non si sa cosa, discutono su quale sistema sia migliore per le votazioni interne, ma non si sa sulla base di cosa si dovrà preferire un leader ad un altro, sono vuoti a perdere, sono un inganno mediatico, sono l'ennesima dimostrazione della povertà della nostra classe dirigente.
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Sunday, June 17, 2007 22:00
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Vaffanculo!
Ecco, questa è la prima cosa che mi viene in mente pensando ai signori organizzatori dell'heineken jammin festival….il post potrebbe concludersi qui, con la trivialità più famosa del mondo, ma il dovere di cronaca mi impone di rendervi conto del weekend appena passato, che potrebbe avere tranquillamente come sottotitolo "apoteosi della sfiga!"
Dunque, andiamo in ordine, eccitati e pronti a vivere un gran concerto ci svegliamo all'alba nella magione di Mr.Profusione e Ginger, io e K* (a cui mando un bacio per quando leggerà) avevamo deciso di accorciare i tempi e il giovedì abbiamo occupato il salotto e i divani per non perdere tempo utile al risveglio.
Eravamo anche quasi stati perfetti nel rispettare la tabella di marcia; ore 6.15 (i quindici minuti accademici di ritardo non siamo riusciti ad eliminarli) pronti per strada, ma la pericolosa terrorista fondatrice del GARMS , la signorina Guaitolini, setta male la sveglia e la partenza slitta di un'oretta (aveva forse avuto delle premonizioni?).
L'allegra combriccola parte alla volta di Venezia, poco traffico sul raccordo e imbocchiamo l' E45, avevamo tutto; bagagli, i-pod e carica morale. Il viaggio fila liscio e tra una sosta e l'altra arriviamo verso le 14 all'appuntamento con il buon Teodori nei pressi di Forli. Gia ci si crogiolava all'idea dello spettacolo che avremmo vissuto.
A quel punto via in autostrada alla volta della città sognante ( e forse noi lo eravamo più della stessa città)
I primi intoppi alle 15, quando ci siamo resi conto del perche nel Veneto tutti odiano la Tangenziale di Mestre e chi l'ha progettata…un vero inferno…tutti in coda a passo d'uomo in una maniera tale che il Raccordo sembrava una passeggiata. Ci siamo messi in fila e alla velocità delle tartarughe di terra raggiungiamo Mira, la cittadina sul Brenta dove avevamo preso alloggio. Prendiamo possesso della stanza (un vero gioiellino ad un prezzo onestissimo) e dopo un breve riposo, non più di una mezz'ora-tre quarti, e ci riammettiamo nell'inferno delle strade venete per raggiungere il miraggio…Parco S.Giuliano e la voce di Eddie Vedder.
Lo so che posso sembrare pedante e ripetitivo, ma vi giuro quel tratto di strada è una sorta di girone dantesco per chiunque conduca un mezzo su ruote.
Siamo stati cosi geniali nell'organizzazione della trasferta che avevamo anche una piccola avanguardia, Bess e Robbstein, che partendo da Verona ci avevano preceduto per buttare un occhio alla situazione da vicino e capire se era giusto entrare il prima possibile, o se potevamo evitare di ascoltare Le Mani, i My Chemical Romance e tutti i gruppacci che precedevano i Pearl in quella giornata.
Mentre intorno alle 18 o alle 19 ,ora non ricordo precisamente, ci stavamo gia rodendo il fegato per la terribile situazione viaria , che prometteva di farci arrivare tardissimo all'agognato sito, squilla il telefono…."Ragazzi, qui dicono che è crollato tutto, ci sono feriti pare che il concerto sia sospeso, non sappiamo se vi conviene arrivare!"
Cosa???????? La voce di Bess ci avvertiva dell'incredibile! Lo sguardo della tristezza si staglia sui nostri visi…comincia un balletto di telefonate di amici parenti e conoscenti, c'è chi ci chiama per sapere come stiamo, e noi chiamiamo per sapere se è vero. Non ci vogliamo arrendere, Dio santo vorrei veder voi dopo aver fatto 700 km!
Riusciamo addirittura a trovare un parcheggio gratuito e più vicino di quelli ufficiali al parco S.Giuliano, in fondo ai nostri cuoricini tutti speriamo che sia un'esagerazione, magari non è cosi tragica la situazione come ci viene dipinta. (Mitica la telefonata di mia madre "che vuoi farmi stare in pensiero come a Genova?")
Purtroppo, come sempre accade, la realtà sputata in faccia dai nostri occhi è più eloquente di mille comunicati…una fiumana di persone, lunga, variopinta e anche munita di tende si allontana dal concerto, tra tristezza paura e rabbia, c'è poco da fare, continuiamo ancora un po ad indagare, ma poi dobbiamo battere in ritirata con la coda fra le gambe, K* ha raggiunto un livello di tristezza elevatissimo e per i due giorni seguenti cercherà di affogare questa delusione in un'orgia di Pearl Jam su mp3 (per quanto i nostri mezzi ce lo permettevano), mi è veramente dispiaciuto vedere la sua espressione, mi ha colpito, una ragazza riempita di malinconia (per quanto aumenti il suo fascino) tocca le corde del mio animo.
Anche La terrorista Guaitolini è tra le più amareggiate, sarebbe stato il suo primo Live di Eddie e soci…e il mondo le si è messo contro.
Ma la delusione è sui volti di tutti, e nessun rassicurante "non potevamo farci nulla è stata colpa di un tempo imprevedibile" potrà sollevarci da questo pessimo ricordo.
Fortunatamente il giorno seguente a Venezia è stato idilliaco (almeno quello), mentre horribilis è stato il rientro nella capitale….ma questa è un'altra storia….
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Sunday, June 17, 2007 22:00
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…Diceva un vecchio saggio, e in questi giorni ho potuto constatare la verità di questo aforisma. La Boca ha chiuso i battenti signori miei e gli ultimi quattro anni della mia esperienza si sono spenti in tre giorni di scatoloni e residui di vita vissuta.
C'è una malinconia nell'abbandonare la prima casa da ometto libero e indipendente che è difficile da spiegare, in fondo alla fine dell'estate la nuova Boca sarà pronta, e si tratta solo di aspettare un po, ma che vi devo dire qui sono successe forse le cose più importanti della mia vita, qui ho diviso la vita con un amico unico nel suo genere, qui ho riscoperto dopo molto tempo l'amore (non con il mio coinquilino tranquilli J ) qui è successo tutto.
In questo luogo che era diventato un porto sicuro e accogliente per chiunque conoscesse me e Stefano. Quelle quattro mura sono state il confine del Vino del Sesso, dell'Amore delle Gioie e delle Tristezze, che più fortemente mi hanno accompagnato. Queste sono le mura che si sono annerite del fumo della Marijuana, che si sono colorate dell'Affetto dei miei amici, che hanno risuonato di tutte le stronzate che dei giovani ventenni possono dire, qui si è discusso dei problemi del mondo e della figa, qui tutte le persone che sono entrate in fondo hanno scoperto qualcosa di loro stessi, ed è in questi metri quadri un po asfittici, ma illuminati dal sole che entrava dalle finestre sul nostro giardino che abbiamo per la prima volta capito come si perdano e si incontrino vecchi e nuovi amici, qui abbiamo dovuto risolvere i nostri problemi senza dover contare su altri che noi stessi. Qui c'era la mia vita…tutta…condensata in un tempo breve, intenso e scandito dai ritmi altalenanti del nostro cuore. Ricordi, emozioni….che vivrò nuovamente forse, ma che non saranno gli stessi, abbiamo riso e pianto insieme in quelle mura, ci siamo appoggiati l'un l'altro e abbiamo condiviso tutto, senza egoismi, senza mai urlarci in faccia dalla rabbia, come fossimo fratelli…quella casa rappresenta gli anni più belli della mia vita, ora non mi resta che sperare che la prossima ci porti anni ancora più belli……….
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Monday, May 07, 2007 08:25
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..
E' tanto che non tratto di argomenti in una qualche misura leggeri, questo fatto, voglio essere sincero, non è dipeso solamente dalla mia volontà. In questo periodo i fatti pubblici sono stati sicuramente più interessanti dei miei fatti privati...almeno fino a venerdì. Eh si, venerdì ho avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo mozzafiato. Lo scenario del Brancaleone ha sicuramente aiutato, in fondo è sempre meglio trovarsi in un luogo ormai considerato familiare per apprezzare qualcosa di totalmente nuovo e di mai visto prima.
La partenza per l'evento è più solerte del nostro solito, difatti col buon Sirvano ci si incontra alle 23.30, se arriviamo dopo mezzanotte, è il nostro pensiero comune, troviamo un'ora e un quarto di fila, e addio all'ingresso spensierato verso il buon ascolto. A quel punto saremmo entrati incazzati e incarogniti dal tempo passato a camminare di centimetro in centimetro, spalla a spalla con centinaia di sconusciuti generalmente molesti.
Ma l'improvvisa organizzazione ha aiutato il nostro scopo, sentiti alle 23, con estrema puntualità ci si incontra all'orario stabilito e si riesce ad entrare all'interno del Brancaleone sostanzialmente prima di mezzanotte. La prima sorpresa è il prezzo all'ingresso. 15 Euro! mai vista una cosa così al Brancaleone, 15 Euro dio santo! forse oramai si sono talmente ripuliti da dimenticare i tempi in cui avevano l'orticello di pomodori, forse si dimenticano che la loro origine è CSOA, o forse più semplicemente in ogni campo, i soldi sono soldi.
Ad ogni modo pagato l'oneroso salasso si entra in loco, a questo punto ci attendiamo che Autechre spacchi il mondo, almeno per ripagarci con gusto il biglietto, l'attesa si presenta lunga però, ci aspettiamo che inizi non prima delle 2 e 30, costringendoci a sentire l'orrendo dj che lo precede. Mio Dio spara solo tuz e tuz, e anche della più becera. Fortuna vuole che dopo un Rum e Cola, e dopo aver preparato un Joint per il set, Autechre sale sul palco.
Bhe posso dirvi che dall'una e mezza ora dell'inizio alle 3 ora della fine è stata un'esperienza unica, veramente, uno spettacolo irripetibile. Un muro di suoni alterati e in certi momenti inestricabili, genialità allo stato puro. La folla rimane ipnotizzata, sul serio dico, vi giuro li dentro staranno ballando in quattro non di più. Io sinceramente non so come facciano. Sono troppo preso dai suoni, io sono rimasto a bocca aperta e occhi chiusi per buona parte dello spettacolo. Per farvi capire quale era la situazione vi riporto un commento del Sirvano che riesce a sintetizzare magistralmente il nostro stupore: "Cazzo è come un film di Lynch" ed è vero, a livello acustico è l'equivalente di un film di Lynch ,ma più complicato da comprendere.
Passa in fretta l'ora e mezza di set, a testimonianza di quanto l'abbiamo gradito. E ancora di più, a mostrare l'apprezzamento è la nostra reazione a fine set. Inizia l'altro dj, io e Sirvano ci guardiamo negli occhi. Cos'è sta merda??? è inutile dopo Autechre sentire altra musica è inutile, deve passare qualche giorno. Si prende la macchina e si torna a casa. Oggi è Lunedi, i giorni son passati e ho metabolizzato, solo ora ve ne posso parlare...Ragazzi che serata.
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Tuesday, April 17, 2007 11:21
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Non c'è cosa che mi diverta di più dell'osservare l'evolversi degli scenari politici in Russia. Cosa c'è ,d'altronde, di più divertente del grottesco?
Perchè la parola grottesco è forse quella più adatta a definire il sistema russo e come a questo si rapportino le "evolute" democrazie occidentali. Negli ultimi tempi poi, le notizie d'attualità provenienti da quell'immenso e in fondo incomprensibile paese rendono il tutto, forse addirittura Grand Gugnolesco.
Tutti hanno esultato tra l'89 e il '91 per la fine del Grande Nemico. La minaccia comunista era finita, l'unica potenza che fino ad allora si era opposta alla grande macchina fagocita-popoli, al Moloch, definito sistema capitalistico, era miseramente collassata su se stessa, sotto le spinte di popolazioni esauste e di flussi di denaro americano ormai incontrollabili. Aveva perso, si era dimostrato definitivamente ciò che gli economisti occidentali sognavano da tempo; il comunismo nella lotta con il nostro sistema è perdente.
E giù a parlare della nuova frontiera, di un mondo pienamente democratico, finalmente nei paesi oltre la cortina di ferro e in quelli nell'orbita sovietica il grande sogno della libertà poteva dispiegare le sue ali. Felici di aver vinto questa lotta, come succede oggi per il medioriente, allora si parlava della vincente esportazione della democrazia. Si parlava di un mondo più libero, mentre si sarebbe dovuto discutere solo di nuovi mercati da aggredire e di altre persone da riempire di false necessità.
E' profondamente istruttivo, notare come vari politici si ostinino nel presunto mondo libero, a definire la Russia uno stato democratico, per giustificare i milioni di dollari d'affari che si fanno li. Siamo veramente dei poveri di spirito. Io vorrei solo portare all'attenzione di tutti come il nostro democratico alleato Putin, nel giro di un anno abbia stecchito una giornalista scomoda, Anna Politkovskaja, un agente segreto che stava alzando la testa, Litvinenko (del quale tacerò le ridicole implicazione dei nostri vari Scaramella e Guzzanti....riusciamo sempre a sembrare dei puffi), la settimana scorsa ha represso con i manganelli la (prima?) piccola manifestazione di dissendo pubblica, la Cecenia continua ad essere il mattatoio dimenticato del mondo.
Se è questa la democrazia che vogliamo esportare, tifo per gli integralisti islamici. E' possibile che ogni volta le dichiarazioni di principio a difesa dell'etica siano solo proclami? E' questo il grande futuro che vogliamo disegnare per il mondo?
meditate gente, meditate......
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