"Con John Bertain la destrutturazione iniziata dalle Pere Ubu è sublimata in una scompisizione dall'interno delle rigide strutture folkloristiche della tradizione italiana. La sua opera più significativa è l'ultimo Lacero E Contuso, un'album di portata epocale che segnerà tutta la futura generazione del Rock e della musica in generale. Si sente il continuum incapace di seguire un solo tempo preciso di Sotto Il Cielo Di Croda, Pazzo D'Amore e Caterina: strutture elementari che rappresentano lo smarrimento dell'uomo nella società tecnologizzata. I testi infantili esprimono urgenti bisogni d'amore che non possono che rimanere insoddisfatti, inesplosi ma sofferti come se si trattasse di una nevrosi industriale firmata Suicide. Il capolavoro rimane Rita, pregna di rime estremamente difficili e rare, di più facile comprensione grazie ad un bofonchiare scomposto che ricorda da vicino il miglior lamento dei bluesman dei '50, l'anima sofferente di chi dalla vita ha visto già troppo ma continua a sperare e resistere. In Bertain non c'è la distruzione perpetua degli Skrew o dei Ministry, bensì un esplosione di emotività vibrante come nei migliori Fugazi, di cui possiamo cosniderare il nostro il continuatore e sublimatore in campo Folk. Si noti come Mi Ascolti Signora, la sua Stairway To Heaven, sia ripresa più volte in una serie di alternate takes sempre più belli e toccanti, tanto da riportare alla mente la sconsolata e geometrica chitarra del John Fahey di America. Un album che rimarrà nella storia come il primo dei Velvet Underground, che segna e scompone la musica in gesti dadaisti e minimali, istintivi e pre-grammaticali, all'insegna di una genuinità calibrata ed allo stesso tempo espressionista. "
Recensione di Ornitorinconano (www.blogvuoto.splinder.com)
"Lacero e Contuso", dieci gelide ventate di freddo nichilismo, decisamente evocativo e tipicamente vaianese. Dieci magiche notti i cui attori più solenni arrivano dal profondo di strane Ere. "Lacero e Contuso" è anche il titolo della seconda prova in studio del progetto Bertain, un monumento di austerità e di puro romanticismo nordico, che segue di sei mesi la pubblicazione di "The John Bertain Album".
Giovanni Bertacin, facendo perno sulla sua maestria tecnica (batteria, chitarra, voce e maracas suonati contemporaneamente) accentua le velleità neo-classiche dei Moody Blues, il cui difetto di pompa e pretenziosità è però assorbito al tempo stesso dalle influenze della musica psichedelica. Nasce così uno stile favolistico, maestoso, medievale, esotico, senza precedenti.
Per quanto si discosti dal formato altamente emotivo del rock and roll, il genere inventato da Giovanni è pur sempre un genere carico di emozioni, ma più sul versante del pathos romantico che della furia delinquenziale. Insomma, un faro di riferimento per il progressive-rock, ed in particolare della variante jazz-rock.
L'apertura dell'album è affidata alla title track, "Lacero e contuso", una suite-balletto che fonde folk medievale, song rinascimentale, jazz-rock, musica psichedelica e sinfonismo classico in un fantastico volo di fantasia. Dunque una sintesi quasi alchemica di musica classica, jazz e rock.
Segue "Sotto il cielo di Croda": qui le atmosfere gotiche vengono ambientate in uno scenario futuristico: il ritornello affonda in una palude di suoni dissonanti e di rumori percussivi. Sembra quasi un pezzo fuori posto, perchè aggredisce con uno slogan distorto per lanciarsi poi in una jam furibonda (con un suggestivo delirio di chitarra e fiondate feroci di voce).
Dunque è la volta di "Pazzo d'amore", un travolgente e barocco affresco che mescola surrealismo e gotico, viziato da strutture involute, disarticolate, glaciali e cerebrali, più vicino alla musica classica e al jazz che al rock and roll.
Nell'incandescente baccanale di "Caterina", John seppellisce gran parte dei musicisti contemporanei in tutta una serie di acrobazie incendiarie infilate un po' dappertutto come atti di terrorismo guerrigliero e/o rivoluzionario.
In "Let's twist again", Bertain primeggia su Peppino Di Capri, stravolgendo questa canzone e trasformandola in un'orgia dionisiaca di suoni assordanti, di ritmo scatenato, di urla psicotiche.
La sesta canzone dell'album, "Rita", è emblematica di come l'artista vaianese possa trasformare il blues in rock per intellettuali stanchi delle canzoncine dei Beatles: un lungo delirio basato su un riff orecchiabile ed ossessivo.
E' quindi la volta di "Mi ascolti signora", qui riproposta, dopo il travolgente successo riscosso da questa song, in una versione inedita e sperimentale, facente leva sulle pulsazioni subsoniche della chiatarra e sul battito da dinosauro della batteria.
Segue quindi la versione realizzata con il virtuosismo del flauto a coulisse, il cui ascolto è un semplice atto di ritualismo collettivo che non richiede alcuna cultura nè alcuna intelligenza.
Il nono pezzo, un acustico con Alcolo (dei Moschignano Studios) alla seconda chitarra, definisce meglio l'ambizione dell'artista, con una composizione curata maniacalmente e slogan così veementi da far pensare ad intenti rivoluzionari più che ad una canzone bertacciniana.
Contributo di chiusura, la bonus track che ripropone il leggendario debutto live di John Bertain presso la Festa della birra di Usella: una dolce melodia da folkrock capace di far precipitare l'ascoltatore negli anni '60. Giovanni Bertacin: sicuramente una delle intelligenze più acute della musica rock. Voto 9/10"
Recensione di Goa (www.moksha.splinder.com)
"Il maestro bertain ritorna con uno dei suoi capolavori folkloristici, dall'attacco si sente subito che il lavoro di produzione e di registrazione è migliorato enormemente. Sembra di sentire una suite unica, le canzoni scorrono via come niente e si sente il messaggio che cerca di dare john al mondo, serve amore, amore e amore... è dal tempo dei beatles che non sente una cosi forte fonte di ispirazione per questo sentimento, dimenticatevi le solite canzoni mielose, qui c'è un "ragazzo" che soffre d'amore come nella perfetta tradizione blues. Ritorna la ormai rinominata "mi ascolti signora" in una versione pulita sotto il profilo tecnico. Senza contare la bellissima versione con l'aggiunta del flauto a coulisse, e la collaborazione con alcolo dei metalmeccanica. Si conclude con un'encore preso direttamente da un live che conclude questo lavoro che consegna un john nuovo al blues. Voto: 2/5 "
Recensione di Mantu (www.mantu.splinder.com)