Status: Single
City: S. Lorenzo / Mercato Centrale
State: Firenze
Country: IT
Signup Date: 1/17/2007
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Monday, July 07, 2008
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BLOW UP119 Aprile 2008 "Now" era stata la prima uscita in cd full length, due anni fa; "Again" arriva adesso a confermare la formidabile bontà e unicità del progetto fiorentino. Ai comandi, tutti: i membri storici WJ Meatball (mix), Mat Pogo (voce e mix) ed Edoardo Ricci (clarinetto, trombone e sax contralto), e i membri aggiunti Jacopo Andreini (batteria, piano, chitarra), Jimmy Gelli (mix, lap top) e Andrea Caprara (basso e sax tenore); manca qualcuno rispetto alla prima uscita ma altri si aggiungono e il travaso è indolore. La musica del CD però non cambia molto, pare solo più propensa a farsi spappolamento, sfasatura, radicale decostruzione ritmica di un qualcosa che una volta poteva essere funk: ora in una maniera mediana tra Super_ Collider e BARK! (come accade di pensare ascoltando il singhiozzo errebì di "Amaranta's Dance" e gli scatafasci di "JP Punca for Trombones"), ora con una scrittura che rimanderebbe ad una ballad ("Play On"), o ancora, più esplicitamente quando il grasso dei timbri bassi arriva a penzolare fuori dai pori ("Target Boy" fa tornare alla memoria le spastiche andature di Ian Dury). Un simile trattamento di revisione viene applicato anche alle quattro cover: "No Melody" di Kevin Coyne, "Stamps" di Steve Lacy, " Echoes of Harlem" di Duke Ellington e "Eclipse" di Charles Mingus, tutte masturbate con testarda convinzione tra laptop fumigante e squarci di fiati che si sciolgono come sale su ferite non meglio né altrimenti risolvibili. Lo spazio per la voce stavolta è un po' meno ampio e i paralleli con Phil Minton meno ovvi; Mat Pogo vira dalle parti di un hip hop che si riscopre modello di 'ritmo puro' senza tempi né tempo (ora più sulle orme di uno Stratos perduto nel nulla, senza scampo né redenzione neppure da se stesso). Il pezzo clou del disco è la fluviale "Il danno alla fiera", metastasi strabordante di mille imput diversi e picco creativo di un'arte povera che merita di essere guardata come una delle più alte espressioni dell'improv-'rock' prodotto oggi in Italia. Che poi significa, dopo dischi limitrofi come quelli di 7k Oaks e Tanake, il miglior improv -'rock' in assolutodella scena internazionale: qualcuno, piano piano se ne dovrà pur accorgere. (8) Stefano I. Bianchi segnalato anche nella radiozine di Blow Up scarica il podcast qui
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Monday, July 07, 2008
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SANDSZINE Avrei potuto continuare a collocare i dischi dei Jealousy Party al top di ogni mia classifica annuale di gradimento (così come ho già fatto per il precedente "Now") ma se non avessi avuto la fortuna di vederli da vivo, non sarei mai stato in grado di comprenderne veramente la grandezza. L'ascolto del nuovo cd e la visione del loro live act (per la precisione, nella serata di apertura della rassegna Alter@, ad Avellino) a così poca distanza l'uno dall'altra, è stata una congiunzione rivelatrice. L'elemento performativo, sebbene se ne intuisca la caratura anche dal semplice ascolto del disco, è l'anello mancante per comprendere fino in fondo il 'fenomeno' Jealousy Party. La musica della band è un circo, trascinata dall'istrionismo irrefrenabile di Mat Pogo, indiavolato catalizzatore di folle, poeta e imbonitore; i suoi duetti con Edoardo Ricci (altro trascinatore), rimarranno stampati negli occhi e nelle orecchie degli ascoltatori per molto tempo ancora; per chi non c'era, basterebbe l'ascolto di play on, sul nuovo disco, con Edoardo Ricci al sax che fa il verso alla voce di Mat Pogo, e viceversa. Intorno ai due, si proietta il doppio lavoro ai ritmi, di Jacopo Andreini (alla batteria, nonché a chitarra e sax), da una parte, e dell'accoppiata Wj Meatball / Jimmy Gelli, dall'altra, questi ultimi due alle prese con le più svariate evoluzioni elettroniche (da ascoltare in proposito la jp punca for trombones, ovverosia la codificazione della 'punca', nuovo tipo di danza da loro inventato); completa la formazione della band, Andrea Caprara, che presta il suo contributo ai fiati e ad alcune parti basso/percussive. I Jealousy Party, nel nuovo "Again", si presentano infatti come un grande combo a formazioni miste che oltre ai tre membri originari (Mat Pogo, Wj Meatball e Edoardo Ricci), ingloba definitivamente e a pieno titolo anche i temibili soggetti su citati (va segnalata inoltre la presenza di Matteo Bennici al Cello e al basso e, soprattutto, la JP Hornes, in pratica, un'orchestra aggiunta di soli fiati che fa la sua comparsa più volte nel corso del disco, composta oltre che da Andreini, Caprara e Ricci anche da Stefano Bartolini, Niccolò Gallio e Ruben Calandro). Il suono della band (sublimato nella lunghissima il danno alla fiera) è costantemente in evoluzione, irresistibilmente proiettato nel ricondurre sugli stessi binari il free jazz (le cover destrutturate di stamps di Steve Lacy, echoes of harlem di Duke Ellington, eclipse di Charles Mingus e no melody di Kevin Coyne), la performance teatrale, l'uso della parola e della beat poetry in un contesto avant (i Poetics di Mike Kelley non sono distanti), l'istrionismo vocale di gente come Phil Minton e David Moss, certo lavoro sui break elettronici, vicino ai Sinistri (si ascolti amaranta's dance) e sui campionamenti e, infine, l'avant rock (la stravolta cover di stamps di Steve Lacy). Insomma, un altro capolavoro. Alfredo Rastelli
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Monday, July 07, 2008
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RUMORE 198-199 luglio-agosto 2008 La "home band" del collettivo multimedia fiorentino Burp licenzia un secondo album in tempi più ristretti rispetto a Now (2006), uscito a distanza di ben dieci anni dai primi esperimenti del nucleo composto da WJ Meatball (percussioni, mixer e cd-players), Mat Pogo (voce) ed Edoardo Ricci (ance e ottoni). Qui in versione "big band" con sezione fiati guidata da Jacopo Andreini (anche alla batteria), più Andrea Caprara (bs) e Jimmy Gelli (laptop), i JP sintetizzano nelle brevi tracce in apertura il loro idiosincratico approccio free-form tutto scatti, contorcimenti e cut-up. Un jazz-rock radicale la cui cifra cartoonesca, evidente nelle acrobazie vocali, non deve far sottovalutare le doti tecniche e la spontanea temerarietà post-tutto. Che il progetto sia in grado di cimentarsi non solo in lazzi improvvisativi o derive beefheartiane (Target Boy), lo dimostrano riletture audaci ma ben progettate di standard di Ellington e Mingus (una struggente Eclipse), oltre ai personali rifacimenti di una canzone destrutturata di Kevin Coyne (No Melody) e dell'intricata Stamps di Steve Lacy. Non solo suonato live, il cd è frutto poi di un attento lavoro di taglia-e-cuci al mixer, ed è proprio nell'ambiziosa suite Il danno alla fiera (oltre 19') che l'estetica "muscolata" del gruppo, coagulo di istintualità e organizzazione istantanea, raggiunge vette di sconsiderata eccellenza. Vittore Baroni
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Monday, July 07, 2008
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KATHODIK 'Now' a suo modo è stato una bomba, fuori schema, fuori asse; stimolante insomma. Stomaco e cervello più che soddisfatti in quell'occasione. Casa/base Burp ha continuato a sfornare delicatezze spinose. Una meraviglia, in parte; sempre per troppo pochi. Questa pare essere la maledizione. 'Again' allora conferma e rilancia. Per qualità e quantità calorica prodotta/espressa, dovrebbe entrare difilato ai primi posti delle hit parade; sarebbe perfetto; più che meritato. Anche perché, volenti o dolenti; Jealousy Party scava un solco. E lo scavo pare appena cominciato. Come l'avvento dei Sinistri (la spremitura ritmica, l'osso che ne rimane...), uno shock nel panorama d'epoca (anche attualmente unici...). E vien il dubbio, la certezza, la conferma, che di Jealousy Party, in giro per il mondo non è che ce ne siano poi cosi tanti. Allora diciamo, che questo lavoro marca la differenza, non è questione di esser bello o brutto, è uno scarto; semplicemente. Scarto che lascia annichiliti, che rende obsoleti vari materiali altrui, marca la differenza appunto. E ridisegna le mappe, cosa, come; dove. La differenza che intercorre fra la ciccia vera ed una polpetta vegetale rinseccolita. Come lo Zorn che trattava il grind; più o meno ci siamo. Qualche Jealousy se ne è andato; altri se ne sono aggiunti. La pasta comunque è sempre quella. Rispetto a 'Now', pare esser stato messo a fuoco maggiormente l'impatto ritmico, disgregazione continua (molto Sinistri appunto...), i fiati sfiatano che è una bellezza, Matt Pogo c'è, cazzo se c'è, Phil Minton pare lentamente scomparire dall'orizzonte, molto più nero nell'emissione, la chitarra strimpella di sbieco (no wave dietro l'angolo), l'elettronica strappa, ricuce, sbrindella, s'abbatte di pensiero non torvo industriale, poi passa a scaricar bordate cubiste a stento trattenute, strappa, ricuce ed aggredisce, poi scompare anche volendo; tutto gira alla perfezione. L'inserimento delle cover facilità la comprensione di quel che accade nella visione Jealousy, Kevin Coyne, Steve Lacy, Duke Ellington e Charles Mingus, scorron via come ami messi a penzolare; noi felici abbocchiamo. Impro, senz'altro, ma ad un livello subumano, inaudita opera di arrangiamento immediato che lascia il segno. Linee funk secche e pestate, accenni lunari, parossismi di matrice industrial/rock (mi odieranno per questo...), l'hip hop dietro l'angolo (anche meno...), batti e ribatti mi vien in mente una versione cinico/apocalittica virata in salsa impro/avant/jazz/blues (o altre sigle di vostro gradimento...) dei Public Enemy. Jealousy Party sono, semplicemente; oltre. Ne più, ne meno. Necessario l'ascolto. Marco Carcasi
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Monday, July 07, 2008
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SUCCOACIDO . Il ritorno di una banda di matti. Un disco ispiratissimo che fa il punto della situazione nel panorama "impro jazz" 2008. I Jealousy Party sono in attività da molti anni, basti dire che sono le menti dietro l'etichetta Burp!, una delle label più coraggiose nel proporre dischi di musica incredibilmente strana, vinili colorati, fumetti autoprodotti, compilation assortite. Tuttavia "Again" è solo il secondo cd sulla lunga distanza per i JP (a meno che non mi sia perso qualcosa), un concentrato delle loro passioni, un manifesto del loro approccio agli strumenti. Il nucleo attuale è composto da Mat Pogo, Wj Meatball, Jacopo Andreini, Edoardo Ricci, Jimmy Gelli e Andrea Caprara, accompagnati da una sezione fiati degna di una big band: Stefano Bartolini sax baritono, Niccolò Gallio trombone, Ruben Caliandro tromba e, in alcuni brani, Matteo Bennici al cello e al basso. Ciascuno dei componenti ha il suo asso nella manica, ma tutti decidono di giocare di squadra, forse è per questo che all'ascolto di "Again" non si ha l'impressione di un'accozzaglia di strumenti, bensì di un sudato, fragoroso e scoppiettante free jazz, attuale anche quando si misura con le cover. Ben quattro i pezzi che i JP decidono di prendere a martellate, lasciando però che siano riconoscibili i connotati originali: Kevin Coyne, Charles Mingus, Steve Lacy, Duke Ellington sono i padrini che il combo fiorentino omaggia tenendo alto il vessillo dell'improvvisazione radicale, dell'avant-funk più torbido, dell'elettronica destrutturata. Non c'è sosta nella giungla sonora abitata da sax in fiamme, percussioni impazzite, laptop e cdj che friggono, e l'inimitabile voce di Mat Pogo, l'unico in grado di tradurre in scatti, melodie, borbottii la materia messa al mondo dal resto dei JP, come avviene nella fluviale Il Danno Alla Fiera. Un disco da far ascoltare a chi crede che certe musiche siano cervellotiche. I Jealousy Party sono già oltre il rock, ma, senza dimenticare le origini e le appartenenze, sghignazzano di gusto pensando a chi cerca di ingabbiarli. Italo Rizzo
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Monday, July 07, 2008
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Category: Music
I PIACENTI QUADERNINI
Fanfare, percussioni libere, screzi elettronici. Ritmi sincopati, pura astrazione che poi viene definita, confinata, nelle più bizzarre composizioni tra weird jazz ed out pop che possiate ascoltare quest'anno. Il collettivo Jealousy Party, forse è bene riferirsi in questi termini alla band toscana, ha giocato un brutto scherzo: qualora non fossero sufficienti le advances del primo album lungo Now, arrivano a seminar sgomento i pezzi (forti, da 90, fate vobis) che in 8 movimenti apparentemente asincrono vanno a formare l'ossatura di Again. Ancora, appunto, perchè si replica, perché il circo torna in scena: ed è un guazzabuglio di situazioni limite, con i musicisti vili intrattenitori di una folla imberbe. Sarà…il grande cinema della vita o anche una commedia tragicomica. Fatto sta che Jealousy Party è oggi una delle più credibili prese di posizione sul tema 'musica improvvisata'. Quella che con toni virtuosi negli States chiamano altrimenti 'modern creative' . Si accartocciano come una big band nell'apertura di Amaranta's Dance, quasi un'orchestrina downtown newyorkese gettata in pasto alle delizie digital concrete di un Bob Ostertag (e che i diretti interessati reclamino pure se alla mente non torna il vibrante progetto SAY NO MORE, allestito dallo stesso per Seeland), spiccano il volo in quel blues dell'anima che è Play On, o anche soul music da fine del mondo con l'interprete principale Mat Pogo che alla voce sembra il nipote legittimo di Phil Minton. Ma cerchiamo di fare in ordine, innanzitutto una dedica – per nulla estemporanea – al re del R&B Ike Turner, anche questo è il nuovo disco del Jealousy Party. Secondo gli stessi autori un assemblaggio di soul music, post free jazz, elettronica astratta, pratiche hip hop, freeform rock'n'roll, improvvisazione non idiomatica, arrangiamenti orchestrali, forma canzone spontanea e autoimparata secondo l'ormai consolidato linguaggio: frammentazione strutturale, organizzazione istantanea averticistica, estetica del detrito, terapia antiipnotica, composizione casual e approccio muscolato. Capite da voi che la faccenda è spinosa e richiede nel suo naturale sviluppo artistico una cognizione del tutto particolare, una preparazione strumentale, uno spiccato sense of humor e parimenti un approccio caustico. Il lavoro di editing, il montaggio comunemente inteso, rappresentano un punto di raccordo fondamentale nel secondo album dei sei - Wj Meatball: JP Set (mixer, cd players, minidisc players, microfoni, metalli e altre percussioni), Mat Pogo (voce reale e registrata, mixer e cd player), Edoardo Ricci (sassofono contralto e soprano, clarinetto basso e trombone) Jimmy Gelli (laptop, mixer), Jacopo Andreini (batteria, percussioni, sax contralto, chitarra elettrica e acustica e pianoforte) Andrea Caprara (basso elettrico, sassofono tenore) - che vanno a coronare con Again il loro tredicesimo anno di attività, sviluppato parallelamente alle 'imprese' del collettivo multimediale Burp. Ma riprendiamo il filo con la composizione numero tre in scaletta, Jp Punca For Trombones, sarabanda in differita in cui le percussioni e le sfilacciate elettroniche si impantano in una dissennata poliritmia, quasi la ghenga del capitano cuor di bue persa nel deserto delle amazzoni. Poi la prima di una strabiliante serie di cover. Che cover proprio non sono, perché gli originali vengono polverizzati, magari riesumati da un singolo riff o da un'astrusa linea armonica. Primo caso – dicevamo – No Melody del grande (cant)autore inglese Kevin Coyne, vero e proprio feticcio del vocalist Mat Pogo. Anche qui un blues rumorista con accenti new thing per ribadire il concetto di melodia come ponte inarrivabile. Si cambia lato (manco stessimo parlando di un vinile a 33 giri) e ci imbattiamo in una forsennata e very rockish rendition di Stamps, firmata da Steve Lacy. Qui il Jealousy Party sembra combinarla davvero grossa, volete un indizio? Provate a far suonare nella stessa stanza i Flying Luttenbachers ed una big band di New Orleans, io vi avevo avvertito, siate misericordiosi…Target Boy apre con un riff di basso da antologia (per gentile concessione di uno dei numerosi ospiti, il poliedrico Matteo Bennici) e va ad incunearsi ancora nelle pagine salienti del libro della Magic Band, roba da mandare in visibilio anche uno zombie. Proprio come nell'action painting, la musica del collettivo è piena di strappi, movimenti inconsulti, liberazione corporale. Un inno alla vita, per l'appunto. Si può commettere un altro omicidio? Il delitto è servito signori, stavolta tocca ad Echoes Of Harlem di Duke Ellington, ridotta a blues viscerale e sovrastata da una sezione fiati che non teme rivali. Materiale da maneggiare con cura direbbero i puristi, si parte da un tema di base, per poi giungere ad una convincete interpretazione che sa tanto di vaudeville. Avete presente le musiche di Nino Rota (per Fellini) rilette dalla Club Foot Orchestra, sapevate che da quelle parti passò anche sua eminenza Snakefinger? Un indizio in più, salvate in memoria. Siamo al climax del disco con il Danno Alla Fiera, 19 minuti di puro esorcismo abstract jazz, in cui le disparate filosofie musicali del gruppo inseguono un unico e solido approdo. Voci in loop, celebrazioni fiatistiche, fantasie grandguignolesche, percussioni artistiche che entrano discretamente in scena. Ancora un'idea: concrete jungle music. Ma farsi prendere la mano da improbabili definizioni o legiferare sulle categorie è come volersi mostrare fachiri a tutti i costi. Eppure quella contenuta in Again è musica che stimola i padiglioni auricolari. Questa innata voglia di mettersi in gioco fa del Jealousy Party quasi un'unità di attacco artistica, un nucleo di pensatori liberi presi dalla vena improvvisativa e da turbolenti numeri rock'n'roll. Che il tiro si alza ed Il Danno Alla Fiera diviene poi un improbabile quadretto tra classica contemporanea e convulsi chitarrismi. Eclipse di Charles Mingus chiude il banchetto, propiziata dal clarinetto basso di Ricci. Anche qui un disturbato omaggio a cavallo tra elettro-acustica e jazz libero, con la voce da crooner di Pogo a spiccare il volo verso nuovi – imprevedibili – lidi. Un trionfo per il corpo e per la mente. Ora inseguiteli sui palchi a voi più prossimi, che questo è uno dei più bei teatri della vita. Luca Collepiccolo
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Thursday, November 15, 2007
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a fake solo. actually a trio with powerful partners. mat pogo: mouth the sea: rhythm the wind: wind Check out this video: POGO summer soloAdd to My Profile | More Videosfor more http://www.burpenterprise.com
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Saturday, August 18, 2007
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Category: Music
 check the Burp site to listen a couple of tracks we recorded during the studio sessions we did for our new album "Again". Some improvised material by Mat Pogo, WJ Meatball and Edoardo Ricci, totally different from what will be included in the album. Have fun!
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Saturday, August 18, 2007
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Category: Music
Check out this video: RICCI solo tr. 07/2007Add to My Profile | More VideosEdoardo Ricci overdubbing trombone during the "Again" sessions" at the Cannon Jack Island Studios.
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Monday, June 25, 2007
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Category: Fashion, Style, Shopping
VENERDI' 29 GIUGNO - serata di presentazione Tagofest3 on stage dalle 22: 22.00 UltraviXen 22.40 Laghetto 23.20 With Love 00.40 Ovo djset by Onga/Boring Machines SABATO 30 GIUGNO on stage dal pomeriggio: 15.40 I treni all'alba (Smartz) 16.20 Dadamatto (Marinaio Gaio) 17.00 Gonzo48K (Pippola) 17.30 Alessandro Buzzi 18.00 Yellow Capra (Piloft) 18.30 Musica da cucina (City living) 19.00 Vanvera (Here i stay) 19.30 Harshcore (Rudimentale) 20.00 Airportman (Lizard) 20.40 Miranda (FromScratch) 21.20 Gerda (Donnabavosa) 22.00 Three in one gentlemen suit (Black Candy) 22.40 Almandino quite deluxe (Bar la muerte) 23.10 I/O (fratto9 under the sky) 23.40 CtrlAltCanc Noise Sound System (CtrlAltCanc) 00.10 a034 (Afe Records) 00.40 proiezione DVD "K U R S K" (Gianni Mimmo _ Xabier Iriondo _ Angelo Contini_Elda Papa _ Agua Mimmo djset by The Afeman DOMENICA 1 LUGLIO on stage dal pomeriggio: 15.40 I Camillas (Dischi di plastica) 16.20 Mr.Henry (Suiteside) 17.00 Japanese Gum (Marsiglia rec) 17.40 My Awesome Mixtape (My Honey rec) 18.10 Kankkarankkat (Palustre) 18.40 Larsen Lombriki (Rotoraudioclub) 19.10 Be Invisible Now! (Boring Machines) 19.40 Afraid! (Holidays rec) 20.10 Littlebrown feat. Pentolino (Madcap collective) 20.40 Pira666/Mat64 (Cervello meccanico) 21.20 Jealousy Party (Burp) 22.00 Violent Breakfast (Shove) 22.40 Tiger! Shit! Tiger! Tiger! (To lose la track) 23.20 Fuzz Orchestra (Wallace) 23.50 Ghost to falco (Fooltribe) djset by Onga/Boring Machines
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