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Last Updated: 7/8/2009

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29 Nov 09 Sunday 
XIII giornata della Colletta Alimentare.
Ieri, 28 Novembre 2009.



Dovevo fare la spesa e così ho aspettato che fosse il sabato giusto.
Supermercato vicino casa.
All'ingresso un gruppo di ragazze sorridenti, età media 14 anni, distribuisce i volantini coi prodotti utili per chi ne ha bisogno. Si comprano:
- Olio
- Omogeneizzati e altri prodotti per l'infanzia
- Tonno e carne in scatola
- Pelati e legumi in scatola
Tra gli scaffali mi ferma una coppia di signore eleganti: «Scusi, lei sa dove sono il tonno e i fagioli in scatola?». Terza corsia, dopo la parete dei sottaceti.
Poi mi ferma un ragazzo senegalese: «Ma tu sai dove sono gli omogeneizzati?».
In fondo, c'è uno scaffale dedicato. Mi sente e lo segue a ruota una coppia giovane.
Finisco anch'io la mia spesa perché far beneficenza con cose pratiche come il cibo mi sembra in effetti uno dei modi migliori.
Penso al buonumore sprigionato nei televisori dove i pacchi o le buste o i sacchetti o qualsiasi altra cosa contiene migliaia di euro. E penso a unmilionetrecentomila famiglie che nei pacchi, nelle buste, nei sacchetti o qualsiasi altro contenitore spera di trovare da mangiare per almeno un altro paio di giorni. Ho scritto unmilionetrecentomila sapendo che la realtà (non confermata dalle statistiche) ha superato i tremilioni. E aumenterà.

Però ieri, metre giravo per il supermercato, un po' di domande me le sono poste.
Se durante la giornata della colletta alimentare, il latte in polvere non fosse costato i soliti trentaepassa euro al kilo, quanto in più sarebbe stato acquistato?
Se gli omogeneizzati (1 per pasto, considerando un minimo di 4 pasti al giorno dal 6°mese di vita fino all'anno compiuto, ossia 7-8 mesi, ovvero 210-240 giorni e dunque 840-960 pasti da fare per ciascun bambino) non fossero costati i soliti 60 centesimi a confezione, quanti in più ne avremmo acquistati per chi ne ha bisogno davvero?
Se, oltre alle persone che 'fanno la spesa anche per chi non può permetterselo' anche i marchi della grande distribuzione e i supermercati, per un giorno, avessero rinunciato al loro rientro…

Mentre ieri facevo una piccola cosa per qualcuno che non conosco ma a cui tengo come essere umano, consideravo banalmente che quella di ieri è stata una festa per la grande distribuzione, marchi e punti vendita.
Comunque la si voglia mettere, il profitto non ha senso etico.
Per fortuna, anche se ci sono sindaci immorali, una classe politica indifferente e media compiacenti, le persone tengono ancora alle vite di altri sconosciuti, chiunque essi siano.
01 Nov 09 Sunday 
da molto tempo ho imparato che quando sento parlare di categorie a rischio non si tratta di un gruppo umano da proteggere bensì di un segmento di mercato sicuro.
allo stesso modo, quando i media nominano un gruppo di vittime non stanno parlando di solidarietà ma di testimonial gratuiti.
ecco che, anche quest'anno, torna la pandemìa dell'influenza invernale che, come ogni volta, mieterà più vittime della famigerata e ormai mitica «spagnola».
quella delle possibili pandemìe mondiali, dei virus sempre in agguato, dell'organismo trasformista in stile arturo brachetti pronto a una tournée devastante nel nostro apparato cardio-circolatorio è lo spauracchio dell'uomo adulto contemporaneo. quello che era l'uomo nero per i bambini, il mostro che li costringeva a ingollare l'odiata minestra senza far troppe polemiche, è oggi lo stesso che ci spinge a farci iniettare nel braccio sostanze di ogni sorta senza avanzare la minima critica.
è sulla fobia di qualcosa che potrebbe accadere e sarebbe catastrofico che oggi esiste la corsa ai vaccini. è la follia della guerra preventiva su scala globale e per questo siamo tutti chiamati a mettere in campo il nostro esercito immunitario per combattere ognuno la sua battaglia al nemico invisibile: il grande V.
e in questa chiamata in massa di buoni propositi, può succedere che qualcuno dimentichi di porsi la domanda essenziale: ma chi me lo fa fare?
la risposta è quasi ovvia: te lo fa fare chi ci guadagna sopra.

lo so: tolgo poesia e anche ardore a questa guerra delle lodevoli intenzioni. ma qui ci va di mezzo la salute di tutti noi.
proprio in questi giorni, assistiamo a un balletto interessante dei media. l'overture è stata l'annuncio di una nuova influenza, ovviamente letale: livello massimo nella scala pandemica dell'OMS. poi, durante il primo atto, ci si è premurati di tenere sotto controllo il panico e di annunciare l'arrivo presto in commercio di un vaccino perfetto per il ceppo malefico. durante l'intervallo, un messo ha informato il direttore di sala che il vaccino era pronto per essere immesso in milioni di esemplari sul mercato. in questo momento, siamo in pieno secondo atto dove i ballerini di seconda fila più deboli e acciaccati già di loro vengono promossi a protagonisti in modo che il pubblico li veda cadere e lasciare la scena mentre alla platea tutta si raccomanda caldamente l'acquisto del vaccino testé disponibile all'uscita del teatro.
e voilà.
per milioni di individui che comprano il vaccino stagionale, milioni di incassi sono l'introito garantito delle case farmaceutiche e del loro indotto diretto. ma a quelli che si fanno inoculare sieri non meglio identificati, chi ci pensa?
anche qui, la risposta è ovvia: nessuno.

un vaccino pensato per un virus isolato pochi mesi prima ha due caratteristiche possibili: o è riciclato da formule pre-esistenti (e, dunque, può funzionare come no) o non è stato testato sulle persone.
se la prima ipotesi è discutibile, la seconda è certa.

le campagne di vaccinazione di massa dell'infanzia, degli anziani e di tutte le categorie cosiddette a rischio sono la moda del millennio. se non hai nemmeno una tossina o un virus esterno inoculato da qualche parte sei un pezzente, un irresponsabile.
eppure, non esiste nessuno studio condotto secondo principi di ricerca attendibili (ad esempio, uno studio a doppio ceco su vent'anni di vita dei bambini vaccinati con la malefica esavalente) e sul lungo periodo, dei danni causati dai vaccini sul corpo umano.
perché, da un certo punto in poi, la medicina ha dato per certo che i vaccini sono una pratica sicura.

se non volete credere, fate un test, veloce veloce: chiedete al vostro farmacista (o al vostro pediatra) qualche informazione in più sul vaccino che state pensando di farvi e ditegli che avete dubbi sia sulla sua efficacia sia sulla sua sicurezza. la risposta suonerà più o meno come:
«ah, ma guardi che, da quando faccio questo mestiere, ho visto almeno 3mila persone vaccinarsi con questo prodotto e nessuna ha mai avuto problemi».
bene.
ora, invece di sentirvi rassicurati, provate a pensare che:
- se alle stesse 3mila persone aveste dato da bere del latte, o da mangiare delle uova o una foglia di lattuga, avreste trovato almeno un individuo allergico a tale alimento;
- se alle stesse 3 mila persone aveste dato da mangiare un pezzo di pane, avreste trovato almeno un intollerante al glutine o addirittura un ciliaco;
- per ognuna delle due intolleranze sopra menzionate, ci sarebbe stato almeno uno shock anafilattico o un possibile decesso.
naturalmente, le probabilità che troviate intolleranze e allergie in 3000 individui sono molto maggiori di una. eppure, quando il nostro medico o farmacista ci assicura che il vaccino è completamente sicuro, noi tiriamo un bel sospiro e porgiamo il braccio per il siringone ignoto.




per favore: spegnete la televisione e ragionate con la vostra testa, prima di farvi vaccinare.

i medici, i farmacisti, gli operatori sanitari sono persone come tutti noi. i loro corsi di aggiornamento vengono finanziati dalle case farmaceutiche, le loro ricerche sono pubblicate su riviste che dipendono dalla pubblicità delle aziende di settore e anche loro, come ogni segmento professionale, sono soggetti alle mode e alle terapie più in voga al momento.
non è cattiveria, ma esiste un vizio profondo in tutto il sistema. e il vaccino alla cieca è il risultato ultimo di questo circolo di imbecilli.
però voi, che siete pronti con il braccio, vostro o dei vostri figli, per favore: fate domande e valutate con molta attenzione e capacità critica le risposte.
paesi europei dove la sanità non si gioca durante i festini con le troie nei palazzi del potere, hanno già abbandonato le campagne di vaccinazione obbligatorie dell'infanzia. il calendario che consegna l'ASL per ogni nuovo nato prevede circa 27 inoculazioni nei primi 12 anni di vita. e poi, ogni anno, esiste una campagna di forte pressione mediatica alla vaccinazione degli adulti e delle categorie a rischio (potenzialmente, tutti).
quest'anno il vaccino antinfluenzale è consigliato a donne incinta, bambini piccoli, operatori sanitari e anziani.
ma nessuno può prevedere che effetto avrà questo vaccino sui feti, nel sangue di chi è più a contatto con le malattie e in chi è fisicamente debilitato.

il virus influenzale è particolarmente versatile e si adatta rapidamente: la campagna di vaccinazione di massa può, paradossalmente, contribuire alla formazione di un ceppo nuovo, più resistente.
se degli anziani moriranno o si aggraveranno le loro condizioni di salute, si potrà dire che è questione di età.
e se ci saranno nuovi nati o piccoli con problemi, sarà facile dire che erano già presenti nel codice genetico piuttosto che legarli al vaccino.
i vaccini non sono sicuri come si tende a dire con grande leggerezza. e non è così importante realizzare degli studi attendibili perché ogni eventuale danno porterebbe solo alla creazione di nuovi malati che saranno curati dallo stesso sistema che li ha danneggiati.
la storia del novecento riporta purtroppo troppi casi di danneggiamenti di massa causati da teorie mediche non adeguatamente comprovate da una sperimentazione preventiva responsabile.

per favore: prima di vaccinarvi, siate spietati col sistema, massacratelo di domande, chiedete e pretendete. non leggete gli opuscoli colorati dal titolo ingannevole come «vaccinarsi conviene» o «il vaccino mi fa bene» o «se ami tuo figlio, vaccinalo». leggete quello che dice la legge, temporeggiate, rimandate la decisione, esigete i bugiardini e leggeteli con estrema cura. male che vada, quando avrete finito sarà primavera e voi e i vostri cari sarete tutti sopravvissuti alla terribile pandemìa invernale senza danni.
riflettete, pensate, chiedete, discutete, criticate.
nemmeno il latte va bene per tutti.
perché dovrebbe esserlo una siringa piena di tossine e virus?


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28 Jul 09 Tuesday 
… mi occupo un po' del blog, ché lo sto trascurando e non poco da qualche mese.

perché sono sveglia?
accidenti, che casino.
poco dopo mezzanotte, una donna strillava aiuto nel vicolo. tutti noi con le finestre aperte sperando in un filo d'aria ci siamo affacciati. il più interventista ha chiamato la polizia. io e il fidanzato siamo scesi in pigiama e ciabatte a soccorrere lei e tranquillizzarla.
trattavasi di una donna in compagnia di suo figlio ventenne o poco più.
lui è in cura per problemi psichiatrici in comunità e da quattro giorni si rifiuta di prendere le sue pillole. stasera ha dato fuori di matto a casa.
la versione della signora è che il figlio abbia alzato le mani su di lei e sul fratellino, costringendola a uscire di notte a cercare del vino e minacciandola di nuovo di fronte alla chiusura di tutti i negozi.

perché sono sveglia?
accidenti, che scena.
intorno alla donna, ci siamo trovati in sei. io la consolavo un po', dicendole di stare tranquilla. uno protestava perché la polizia ci ha messo un po' per arrivare e concludeva 'ecco, questa è l'Italia che ti protegge'. per fortuna, nessuno dei presenti era d'accordo.
il che mi fa dedurre che, sul nostro piccolo campione, almeno il 75% sa che un privato armato di randello non risolve la situazione.
ovvero: la ronda che se ne va in giro a mezzanotte non è mai quella del piacere.
comunque, la polizia è arrivata, addirittura in quattro.
la signora è stata fatta salire in macchina e il ragazzo tempestato di domande.
e poi se ne sono andati.

perché sono ancora sveglia?
accidenti, che casino.
mi pare che, a parte consolare la signora in evidente stato di esaurimento nervoso, avrei potuto anche parlare con il ragazzo. da quando abito qui ne vedo di situazioni così. ci sono ragazzi giovani, belli, forti, con una vita davanti. e si perdono dietro alle miserie che ruotano intorno ai soldi come unico obiettivo di vita. non hanno un posto, per loro è più difficile che per gli italiani. le famiglie non hanno più un padre e alle donne tocca lavorare il doppio perché i figli ci sono e sono spesso tanti. e questi ragazzi si buttano via. inizia che escono a farsi comprare il vino a mezzanotte minacciando la madre e il vino che trovano è poco più che olio del radiatore. poi ci si abituano, stanno in strada, continuano a comprare tetrapack di vinaccio da un euro e poi te li trovi, dopo un po', che dormono nella piazzetta vicino alle auto, sdraiati sul loro vomito.
non c'era niente che non andava in questo figlio arrabbiato e irascibile. sì, certo: è in cura. ma è soprattutto un ragazzo senza nessuno che si occupi di lui.

è per questo che sono ancora sveglia.
mi chiedo se poteva servire parlarci un po'.
le volte in cui mi è cambiata davvero la vita è stata perché qualcuno mi ha ascoltato e poi mi ha dato un consiglio giusto. non una grande rivelazione, ma un semplice consiglio, uno di quelli che ti fa sentire meno sola e un po' più confidente nelle tue possibilità.
e questo ragazzo di stasera mi ha fatto una tristezza infinita.
perché mentre arrivava la polizia, lui non se ne andava, anche quando nessuno di noi sapeva che era il figlio della signora e pensavamo fosse un molestatore ubriaco.
non se ne andava perché non sa dove andare.
però, dove sta, non è felice.
d'altronde, è un ragazzo. solo che mi sembra che, se nessuno lo ascolta, rischierà di dimenticare che può avere anche lui dei sogni e il pieno diritto di realizzarli.

23 Jul 09 Thursday 
segnalandovi l'uscita in questi giorni della campagna
Se ami qualcuno, dagli peso, mi piace ricordare a ognuno che i disturbi alimentari sono la nostra peggiore e più immotivata sindrome sociale.
non sottovalutatela, anche se credete che non vi riguardi direttamente.



da: Recinzioni Lettrarie  - 2 Luglio 2009
Rubrica sui quotidiani del gruppo Athesis


Un’infanzia isolata dal mondo, un padre assente, un patrigno disinteressato, una madre depressa che la vuole per sé e che le chiede di non crescere: la storia di Isabelle Caro è commovente; ma non è una storia isolata. L’incubo inizia un giorno d’inverno, quando Isabelle vede la madre portare a spalle una bombola di 35 kg fino in casa.
Poi, a dodici anni, a una visita pediatrica, scopre di pesare 39 kg e nella sua mente scatta la convinzione di essere un peso per la madre, poiché ha superato la bombola di gas.
Per Natale chiede in regalo una bilancia ed è l’inizio del dramma: Isabelle è una ragazza che ama la vita, intelligente, talentuosa, determinata. Raggiunge tutti i suoi scopi, anche quello di restare legata alla madre e di sopravvivere pesando tra i 26 e i 28 chili. Ogni tanto, scatta il ricovero coatto in ospedale dove la nutrizione con flebo e sondini la porta a 40 kg; ma il ritorno alla sua vita quotidiana comporta anche il recupero del suo peso forma deviato. Finché un giorno, durante una gita a Perpignan con la madre, Isabelle ha l’ennesima crisi che, stavolta, la costringe al coma da cui si risveglia con una sola idea: vivere.
Con un moto di orgoglio e di amore per sé stessa, Isabelle si stacca dalla madre, si trasferisce a Marsiglia, si affida a un bravo medico che l’ascolta e la cura davvero e porta la sua testimonianza alle molte giovani che soffrono del suo stesso disturbo. Nella sua più famosa apparizione, ha posato come modella per la campagna NO ANOREXIA firmata da Oliviero Toscani, che ha shockato il mondo intero.
Isabelle, 31 kg per 1,65 mt, è una ragazza coraggiosa.

La sua storia e quella della campagna di Toscani sono un libro con dvd pubblicato da La Sterpaia (www.lasterpaia.it), per raccontare come un’immagine ha sconvolto il mondo e ha riportato l’attenzione su un problema troppo spesso sottovalutato e che coinvolge non più solo le donne. Perché questa coraggiosa e spudorata campagna ha fatto di più: ha dimostrato come le deviazioni della società dell’immagine si possono combattere efficacemente con la forza di una sola immagine che oppone il contenuto all’apparenza, che non lascia scampo agli indifferenti e che racchiude niente di più di una storia autentica.


Anorexia. Storia di un’immagine di Oliviero Toscani
ed. La Sterpaia, 2008 – 224 pp. con dvd, € 19,90
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17 Jul 09 Friday 
Allora.
Prima di tutto, grazie dei contributi.
Dopo l'apertura della nostra piccola pagina, ecco che la redazione del BresciaOggi si è ieri attivata con un bel lavoro di equipe per arrivare a capo del …grattacapo.
A questo link potete trovare l'articolo comparso oggi sul quotidiano e che spiega l'origine di queste misteriose affissioni sul mistero della fede.
Dunque, i responsabili sono questi:

- l'Associazione Cristo Morfosis, di origine messicana e con sede in Italia a Ragusa. Conta circa venti aderenti e promuove l'evangelizzazione veloce  attraverso le immagini. L'associazione non è riconosciuta ufficialmente dal magistero cattolico: il vescovo di Ragusa sta valutandone l'approvazione.
- il cappellano della clinica Poliambulanza, don Luca Paitoni, coordinatore del movimento e ideatore della campagna.
- alcuni non ben identificati finanziatori privati che hanno permesso l'acquisto degli spazi.

Alcuni di voi avevano già segnalato la possibile origine della campagna, in particolare segnalando i due siti dell' associazione XtoMorfosis e rilevando la vicinanza alle immagini degli sfondi proposti da un'altra organizzazione dal nome  Nuova Evangelizzazione.

Dalle pagine di BresciaOggi, don Paitoni annuncia una nuova campagna per l'autunno.
Qualcuno di voi avanza l'ipotesi (non del tutto ingenua) che Brescia sia stata scelta in quanto meta della visita papale in novembre.



Questo continua a mantenere aperti diversi interrogativi:
- perché viene permesso di mantenere questa campagna in spazi pubblici?
- perché un messaggio religioso ambiguo, anche se di stampo cattolico, viene lasciato per oltre due mesi in luoghi di visibilità?
- perché la città viene trasformata in terreno di possibili scontri religiosi?
Tralascio, ovviamente, le implicazioni legali di una rete di finanziamento corposa e ignota, di una campagna senza mandante dichiarato e in palese dispregio della laicità dello stato italiano.

Il prossimo passo è la denuncia dei responsabili ad autorità di garanzia sia della libera espressione nel rispetto di ogni credo politico e religioso, sia a realtà in grado di risalire alla rete di finanziamenti legata a XtoMorfosis.
Siete liberi (nonché esplicitamente invitati) a segnalare a chi riteniate giusto questa situazione. Brescia rischia di diventare un pericoloso precedente sia per il fondamentalismo catto-populista, sia per possibili rivendicazioni (non biasimabili) di altre religioni.

Come sempre, mi ripeto: essere moderati non significa diventare fessi.


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15 Jul 09 Wednesday 
da settimane, direi mesi, a Brescia è comparsa una campagna pubblicitaria che, negli intenti, promuove la religione cattolica.

il claim riporta una frase di gesù cristo dal vangelo di giovanni e precisamente:
Giovanni 16,29-33
In quel tempo, i discepoli dissero a Gesù: Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!




le postazioni rilevate sono:
- occupazione di pannello di cantiere in piazza della Vittoria (almeno 60 gg.)
- occupazione di pannello di cantiere in viale duca degli abruzzi (2 campagne diverse avvicendatesi su almeno 60 gg)
- occupazione di pannello lato tangenziale sud



la campagna non è firmata.
gli investimenti indubbiamente cospicui.
le immagini fanno capo a una devozione populista e perversa (in viale duca degli abruzzi era presente in un primo tempo un languido scorcio dei pettorali di un crocifisso modello D&G).
il messaggio è di una banalità quasi barocca e controriformista.
della storia di queste affissioni si sa che sono partite dal bordo di un campo da calcio lato tangenziale per poi migrare nelle postazioni più in vista del centro.

insomma:
QUALCUNO SA CHI DIAVOLO METTE STI CARTELLI ??
(la scelta dei termini non è casuale)

RISPONDETE, SEGNALATE, DITE LA VOSTRA !
VI PREGO… SONO CURIOSA COME UNA SCIMMIA.
e in più o un concreto senso di nausea ogni volta che mi affaccio dalla finestra dell'ufficio…

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14 Jul 09 Tuesday 
avevo scritto un lungo post arrabbiato stamattina.
oggi ce l'ho con chi predica di meritocrazia, valorizzazione dei giovani e più potere alle donne e poi difende ipocritamente status gerontofili.
è perché ieri ho mandato in quel lontano paese di sodimiti il direttore di una rivista locale che applica, nel provincialmente piccolo, quello che molti direttori fanno anche in grandi realtà:


    è bravo solo lui. ovvero: gli altri esistono solo per essere disprezzati

    fa lavorare giovani sottopagandoli e costringendoli a umilianti arringhe da incompetente su… nulla

    pensa che le donne siano un contorno superfluo alla figa che non avrà mai

    pubblica una rivista inutile e banale solo ed esclusivamente per agganci politici di gente della sua stessa classe: gerontofili sessantenni di una qualche cricca solidale


non ho indagato se l'unico assunto in redazione sia suo figlio o un parente diretto o un parente del finanziatore più diretto. ma non faccio fatica a crederlo.
comunque, avevo scritto un lungo commento, ma faccia-libro l'ha cancellato aggiornando la pagina.
poco male.
mi è dispiaciuto spedire lo sfigatone sull'isola dei gerontopornofili.
ma solo perché l'ho fatto per mezzo di una segretaria santa che si è trovata a dover cercare di lavorare con lui per chissà quale sventura nella vita.

così, colgo l'occasione per consigliarvi di nuovo la lettura del lucidissimo pampleth pubblicato da Marsilio NON E' UN PAESE PER GIOVANI.
che voi facciate politica, lavoriate in qualunque settore pubblico o privato, siate nel mondo della comunicazione o dei media, conoscerete molto bene le dinamiche di cui ho scritto, ovvero l'annuncio a gran voce parallelo al tradimento sistematico della sacra triade: giovani, meritocrazia, donne.

e siccome oggi mi sento stronza stronza stronza stronza in modo assurdo, ho deciso di fare richiesta al PD per sapere se posso iscrivermi. ho saputo che ci sono dei criteri di accesso e vorrei conoscerli. magari bisogna saper fare la spaccata. magari posso ripescare le mie conoscenze del solfeggio. oppure forse devo imparare a starnutire con gli occhi aperti.
appena mi rispondono, ve lo dico.
promesso!


PS: gli articoli e le proposte che ho fatto al direttore testa di rapa non vanno persi. un po' sono già in pubblicazione in altre redazioni dove i fatti interessano per quello che sono e non per il secchiellino di saliva che possono raccogliere da spalmare sul culo giusto.
e quelli più divertenti ho già iniziato a riservarli al blog, dove chi legge lo fa per scelta precisa e può anche dirmi che gli fa schifo, se gli va. e almeno sul web, anche se è pieno di imbecilli, non ci sono capi.

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13 Jul 09 Monday 
by La topa di città

Estate.
Tempo di caldo.
Riusciamo a capire che l’inverno è davvero finito quando le dita dei piedi riconquistano il loro meritato posto al sole. E’ il momento in cui è bello passeggiare per i vicoli della città vecchia la sera, quando gli irriducibili affollano i tavolini dei bar in piazza e stuzzicano ancora il menù dell’happy hour, della loro ora felice, che li ha accompagnati per tutto l’inverno e che non varia mai, incurante dell’assecondarsi delle stagioni. Ma l’estate offre un’ora felice alternativa ai nostalgici come me, che dopo l’inverno a far la spola tra quattro pareti e i funghi a gas hanno voglia dell’aria di città. E allora si affacciano alla porta del bar, salutano tutti i compagni sopravvissuti al grande freddo, si fanno un giro veloce e un brindisi tintinnante per poi sparpagliarsi in un immaginaria partita a nascondino.

Estate.
Tempo di sole fino a sera.
Arriva che non te ne accorgi. Se ne va che ancora il sonno non c’è e c’è invece l’emozione inaspettata e l’energia e la voglia di stare in giro. L’ora che precede il tramonto è la più piacevole. La giornata in ufficio è finita e, anche se domani si ricomincia, c’è aria da vacanza quotidiana. E allora via, tra i vicoli a passeggiare. Non si fa mica niente di male: si portano a spasso i tacchi, si fa prendere il fresco alle dita dei piedi, si svolazzano un po’ i capelli e soprattutto si ascolta la voce della città.



Estate.
Tempo di rifare l’aria della casa.
Dopo la calura del giorno, le finestre se ne stanno aperte sul corso. E le case che parevano addormentate nei mesi freddi si riscoprono intorpidite e con i loro occhi da serranda stropicciata. Se c’è un alito di vento, si agitano lievi le tende. Da qualche parte tintinna una campanella con un suono magico che prima era oriente e ormai è anche qui.

Estate.
Tempo di frutta rossa e pomodori maturi.
Chi si gode l’ora felice a spasso per i vicoli sente le televisioni e le radio nelle case. Si riconoscono le voci catastrofiste dei tiggì che danno allarmi quotidiani, oggi per il caldo, domani  per i cani. Poi è il momento dei quiz con i loro interrogativi enciclopedici sul colore naturale del cavallo bianco di Napoleone prima che cadesse per sbaglio nell’acqua ossigenata. Ci sono i bambini che vociano e protestano per uscire ancora un po’. E poi i profumi che ti rapiscono e ti portano ovunque. Su tutti, l’aroma dolce dei pomidori scottati e fatti a salsa. Poi arriva il basilico e il mosto d’olio e ti senti sulla costa e ti chiedi dove se ne cresce di così tanto e ti immagini terrazze nascoste, cortili che dietro i cancelli proteggono boschi di piante odorose: salvia, mentuccia, maggiorana, erba cipollina, rosmarino e alloro trionfale. Cipolle rosse fatte sudare ti portano alle coste mediterranee e ti immagini che infine, rese dolci e tenere, sposeranno pesci azzurri o forse pescati di lago. E poco più avanti, ecco le spezie, ora più dolci e discrete, ora decisamente insistenti. Zenzero, noce moscata, curry, curcuma, cumino, masala, peperoncini che parlano con la n morbida e magici miscugli che tradiscono terre d’oltre mediterraneo.

Estate.
Tempo di luce, di colori, di suoni e di sapori.
La vita della città si mescola nelle sue strade. Chi è curioso, sa che può vivere qualche ora di vacanza tutti i giorni. Chi si perde tra i vicoli rischia fiducioso di approdare ad occhi chiusi in porti lontani. Chi cerca tregua dai suoi pensieri la trova nei vicoli dei quartieri dove la vita quotidiana caotica e colorata si è mischiata e convive, nelle cucine così come nelle strade, cercando nuovi equilibri e sperimentando accostamenti che mai avrebbero potuto incontrarsi in altri tempi, in altri luoghi e che  forse il caso ha fatto incontrare.
O forse, è solo l’estate in una città affollata di genti.

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03 Jul 09 Friday 
da BresciaWeek - BresciaOggi del 26.06.2009

Cara Nadiolinda,
mi dai un consiglio? Io ho 21 anni. Mi piacciono i locali, dove l’età delle ragazze è di solito tra 16 e 19 anni. Vorrei sapere come conquistare le ragazze in discoteca, non per forza per fidanzarmi: cerco anche solo un’avventura notturna. Di solito, quando cerco di farmi notare, la mia tecnica è questa: mentre le ragazze ballano, io mi avvicino e inizio a ballare dietro di loro. Nel frattempo, gli appoggio leggermente la gamba e il davanti sul sedere. Dopo pochi secondi vengo rifiutato, e questo è successo con tutte. Io ci rimango male perché non sono brutto: tanti dicono che sono carino e che ho un bel fisico. E poi non faccio niente di male. Se una viene in discoteca, forse cerchiamo la stessa cosa, no? Insomma: che cosa posso fare? Spero che mi aiuterai (andreglam, mail firmata)

 

Quello che mi racconti mi ricorda tanto un articolo che ho letto sulle differenze tra scimpanzè e bonobo. Ad esempio, mentre gli scimpanzè si esibiscono in spettacolari esibizioni di forza, i bonobo si limitano a mettersi in mostra, aspettando che le femmine riconoscano che sono ‘carini e con un bel fisico’. Per i bonobo, l’esibizione della disponibilità sessuale è una pratica costante, anche se poi, in effetti, i loro rapporti sono rilassati e casuali. I bonobo maschi praticano una cosa simile alla tua tecnica di struscio, però lo fanno tra di loro: in piedi, schiena contro schiena, un maschio strofina velocemente il suo scroto contro il fondoschiena dell'altro. Visto che la tua tecnica di aggancio ti sembra così infallibile che insisti a praticarla chiedendoti cosa c’è che non va nelle donne che ti allontanano e anzi mi chiedi un consiglio, eccolo qui: prova a usarla su un uomo, come fanno i bonobo. E se anche così non riesce perfettamente, perché non osi di più? Prendi ispirazione e prova a praticare con un amico il cosiddetto penis-fencing, in cui due maschi di bonobo si fronteggiano appesi ai rami strofinando insieme i loro membri eretti. E ti ricordo che la varietà dei contatti erotici tra i bonobo maschi include il sesso orale, il massaggio dei genitali altrui e intensi baci di lingua. Caro andreglam, quello che mi scrivi mi lascia quantomeno perplessa. Che significa che una donna dovrebbe cercare ‘quello che cerchi tu’ perché va in discoteca? Esattamente, a parte un sesso casuale e disinteressato, che cosa cerchi? Rinfodera la bestia nei pantaloni e prova ad dedicarti a un’arte più evoluta, che l’uomo ha sviluppato differenziandosi dai primati. Si chiama linguaggio e la sua evoluzione è la conversazione. So che può sembra davvero difficile, ma dovresti provare: pare che sia molto efficace per interagire con l’altro sesso.


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19 Jun 09 Friday 
pubblicato su L'Arena - BresciaOggi - Il giornale di Vicenza
rubrica 'Recinzioni Letterarie' del 19.06.2009


 

Com’è tradizione, anche quest’anno Minimum fax dedica un’antologica alle giovani voci più interessanti del panorama letterario italiano. E com’è nel suo stile, questo editore che ci piace tenere d’occhio, di nuovo ci sorprende presentando una raccolta di testi per il teatro. Si chiama ‘Senza corpo’ perché raccoglie le ‘Voci dalla nuova scena italiana’ che pirandellianamente attendono (e si augurano) di essere lette e rilette da attori e registi. L’antologia dei nove autori è curata da un’operatrice appassionata e attenta come Debora Pietrobono, del CdA del Teatro di Roma. La Pietrobono è uno di quei rari casi di operatori che riesce a conciliare l’intuito per il talento e la voglia di far pulsare un mondo che tante volte sembra condannato all’auto-mummificazione. Impotenti, assistiamo allo scempio di stagioni con cartelloni troppo spesso condannati a un passatismo prevedibile, di spettacoli con regìe povere di idee e di un pubblico che applaude a tutto, disabituato com’è dai media televisivi all’interazione diretta e alla critica attiva che solo il teatro, con la presenza in scena dell’attore, ancora può regalare. La scarsità delle risorse destinate alla cultura e la burocrazia ministeriale non aiutano il teatro di prosa; ma la questione è così complessa che qui non tedieremo oltre il lettore. Eppure, in tutto questo, assistiamo anche all’emergere prepotente di talenti che padroneggiano il mezzo con mestiere, intuizione e idee, che riescono ancora a dire qualcosa d’importante attraverso il modo di comunicare proprio del teatro: Marco Paolini, che è riuscito nell’impresa don chisciottesca di riunire teatro e tv, ma anche Emma Dante, de Capitani, Latella, Celestini, Paravidino e molti altri che qui non staremo oltre ad elencare. Ci auguriamo –noi che si ama il teatro per la sua essenza tutt’altro che archeologica- che la proposta di Minimum Fax trovi seguito e sostegno, che non rimanga isolata e che anzi attivi una complessa catena di attenzione e di rivalutazione della scena teatrale italiana. Perché scrivere per il teatro è un gran bel mestiere e perché il teatro è l’unico mass-media che non può perdere la sua magìa più intima: l’umanità.

 AA.VV. - Senza corpo. Voci della nuova scena italiana
a cura di Debora Pietrobono
ed. Minimum Fax, 2009 – 268 pp. € 12,50