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ale catte

alessandro cattelan


Last Updated: 11/25/2009

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City: TORTONA - Lower East Side
State: Alessandria
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Friday, February 20, 2009 

Current mood:  chipper
Ipod casino! la sfida è aperta. commentate gente, commentate!


http://prontialpeggio.vitaminic.it/?p=424
Currently listening:
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
By The Beatles
Release date: 2002-07-15
Saturday, November 01, 2008 

Current mood:  fascinated
“ Buongiorno, siamo Alessandro Cattelan e Francesco Maria Mandelli e ci è venuta un’idea della Madonna! Ce ne andiamo un mese in giro per l’America, liberi, seguendo come unico itinerario i luoghi dove sono morte le grandi icone pop di tutti i tempi, da Marylin a Cobain, passando da Martin Luther King a Belushi, da Elvis a John Lennon… praticamente un coast to coast de li mortacci… eh, eh, eh…. Che dice? Si può fare? ” Alzi la mano chi già pensa che volessimo solo farci una vacanza a spese del giornale. Se vi può consolare, tra le varie mani alzate, c’era anche quella del direttore di Vanity Luca Dini, che infatti ne ha voluto sapere di più, rilanciando sul piatto una domanda tanto semplice quanto ficcante: Perché? Perché ci incuriosisce la morte in quanto tale; perché ci incuriosisce la storia di chi passa una vita cercando di raggiungere qualcosa e non appena la ottiene, la perde un istante dopo; perché vogliamo capire se esiste un legame, un disegno, una formula matematica che unisce la prematura scomparsa di una stella nascente, alla sua consacrazione planetaria e permanente. Vogliamo capire se, paradossalmente, morire, meglio se in maniera violenta, sia una tappa imprescindibile nel percorso che ti conduce all’immortalità artistica. Come dire: “ hey! Paul Newman, sei in gamba sai… Ma non sei James Dean. Non te la prendere, non pensare che lui sia migliore di te, non è questo…in fondo lui ha fatto si e no un paio di film, come si fa a giudicare… E’ che tu ci hai messo qualche anno di troppo a far calare il sipario. James Dean, 83 anni, non li ha mai avuti. James Dean è rimasto per sempre quello di gioventù bruciata. Tutto qua. Senza rancore…” Nel giro di una settimana ci siamo trovati catapultati nella gelida estate di Seattle, e il primo impatto non è stato sicuramente dei migliori. Una mattina uscendo dalla stanza d’albergo dove alloggiavamo abbiamo trovato, ben ripiegato su se stesso, il giornale locale, il Seattle Chronicles. Il titolo in prima pagina diceva: “colder than Siberia”. Non esattamente il genere di titolo che ti mette di buon umore, considerando che eravamo a giugno. Ci concediamo il primo sguardo sulla città, e sul nostro viaggio, dal grattacielo simbolo di Seattle, lo space needle ( letteralmente ago spaziale, bizzarra scelta per una città che deve la sua fama mondiale ad un gruppo di eroinomani ) e la cosa che più ci stupisce della capitale grunge per eccellenza è la pulizia, l’ordine e il rigore delle sue strade e dei suoi palazzi, in totale distonia con l’atmosfera decadente e nichilista evocata dalle canzoni di Nirvana e soci. A pensarci bene, non è poi così illogico, considerando che il buon Kurt Cobain, all’idea di fare una passeggiata in centro con la famiglia il sabato pomeriggio, ha preferito quella di spararsi in bocca con un fucile. A rispettare in pieno le nostre aspettative ( che erano poche, lo ammettiamo ) è stata la seconda tappa, che ci ha condotto fino a Portland, nell’Oregon. Salire sul primo autobus in città e sentirsi catapultati dentro la realtà di strada di Paranoid Park, è stato un attimo. Portland è una città giovane, forse una delle nuove realtà americane, dove hai la costante impressione che ogni persona che incontri potrebbe farti passare la più piacevole delle serate, così come farsi esplodere davanti a te senza un motivo. Chuck Palahniouk vive qui, e da qui, trae ispirazione il suo genio malato. Per un momento, ci è sembrato di capirne il motivo. Avremmo voluto provare a cercarlo, avremmo voluto guardare sull’elenco telefonico o chiedere in giro il suo indirizzo, ma questo freddo fuori stagione stava letteralmente iniziando a darci sui nervi. Avevamo bisogno di caldo, avevamo bisogno di California. Prima a San Francisco, poi a Los Angeles. Se cercare materiale a L.A. per il nostro articolo era difficile come pescare con le bombe a mano, visto che gli aneddoti sui miti deceduti prematuramente ti saltavano letteralmente addosso, da Merylin a Jim Morrison, da River Phoenix a John Belushi, molto diversa è stata la questione a San Francisco. Innanzi tutto non chiamatela Frisco, davanti ad un nativo, pensando di fare i fighi… loro non apprezzano. In secondo luogo apparentemente, la città della baia non è un luogo che invoglia a farla finita, eppure, tenetevi forte, a San Francisco è morto l’Ideale della Libertà. Si, qualche musicista di strada ancora ci prova, lungo height ashbury a darsi un tono da Hyppie, ma la serie di testimonianze, tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, “ un tempo qua era tutta campagna”, e via discorrendo ci hanno fatto capire che per quanto San Francisco, nel 2008, possa mantenere ancora quell’aria vagamente naiff, il vero divertimento se l’è goduto ci bazzicava da queste parti nei ruggenti anni 60. Las Vegas ci ha fatto toccare il fondo, portandoci al punto di metterci le mani addosso, Memphis ci ha trascinato ad una messa gospel e ci ha fatto incontrare Dio, nel vero senso della parola. La casa di Elvis è stata trasformata in un attrazione da Gardaland, tanto da farci pentire di aver sacrificato la ricerca del punto in cui Jeff Buckley si è gettato nel Missisipi. Siamo stati a New York cantando yesterday con i senza tetto che ogni giorno si trovano a Central Park davanti al Dakota Building dove l’8 dicembre 1980 è stato assassinato John Lennon e abbiamo capito che l’unico modo per essere immortale è ragalare alla gente qualcosa che ti tenga con loro, per sempre. Abbiamo concluso a Coney Island, come i guerrieri della notte facendo visita per una volta ad una futura vittima, il parco dei divertimenti in cui Tom Hanks diventava grande, e che tra poco lascerà spazio a una serie di villette per ricchi. Abbiamo sistemato i pezzi del nostro macabro puzzle, notando che mentre la millenaria storia d’Italia si regge su Giulio Cesare e Garibaldi, Cavour e Mussolini, in America attori e cantanti hanno rivestito un’importanza sociale di gran lunga superiore a quella a cui noi siamo abituati. Dimostrazione è il fatto che un attore come Regan sia stato presidente degli Stati Uniti o che se si sfogliano gli stradari di Roma e di New York, il primo sembra un libro di storia, il secondo un catalogo grandi classici della sezione musica della Feltrinelli. Abbiamo incontrato e parlato con centinaia di persone che ci hanno dato il loro personale contributo, lavoratori sui mezzi pubblici che ci hanno raccontato aneddoti su come avessero conosciuto in vita questa star o quell’altra, proprietari di negozi di qualunque genere dove, a detta loro, Kurt Cobain era stato a mangiare, a comprare una chitarra, farsi uno shampoo, acquistare un po’ di droga. Era lo stesso. Poco importava se fossero storie vere o no. Più passavano i giorni, più ci rendevamo conto che una bugia è tale solo quando viene abbandonata a se stessa. Quando una bugia diventa di tutti e tutti raccontano la stessa bugia ecco che immediatamente diventa la verità. In maniera simile una semplice leggenda si consolida mito. Abbiamo viaggiato per un mese attraverso bugie e leggende. Abbiamo compreso la verità e il mito. Alessandro Cattelan
Currently reading:
Shantaram
Monday, October 20, 2008 

Current mood:  loved

AMICI AMICI… AMICI UN CAZZO<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />....

 ....

Questa sera ho voglia di vedere Eros. Ho bisogno di parlare un po’ con lui, di vederlo. Lo conosco da una vita, da prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, ma siamo diventati veri amici soltanto da un paio di settimane, le due settimane piu’ belle della mia vita. Sinceramente, esiste qualcosa al mondo che valga piu’ dell’amicizia? Qualcosa che valga piu’ della possibilita’ di potersi appoggiare a qualcuno che ti capisca, che ti possa aiutare a superare i momenti piu’ bui della tua esistenza senza assillarti o riempirti di domande, semplicemente ascoltando quello che tu hai da dire? No cari, credetemi. L’amicizia e’ la cosa piu’ importante di tutte, non si discute!....

E’ un periodo un po’ cosi’, questo… non parlo con mio padre da tre settimane ormai e piu’ mia madre cerca di capire cosa mi passa per la testa, piu’ la trovo insopportabile. Perche’ non mi lasciano in pace? Che si facessero gli affari loro. Con questa storia che sono giovane e che loro alla mia eta’ erano diversi... certo che erano diversi, tutto il mondo era diverso, ma loro non sanno stare al passo con tempi. Dicono che sono strano ma a me non sembra proprio. Sono un ragazzo come tutti, con i suoi sogni e le sue passioni, e il fatto che per occuparmi di tutto cio’ che mi interessa non debba nemmeno uscire di casa… bhe’ la trovo una figata. Ho provato a insegnargli a fare la spesa on-line, ma a malapena sanno accendere il computer... non so se ho fatto piu’ fatica a insegnare  a mio padre come mandare un MMS con il telefonino o a mia madre come programmare il video registratore... non ce la fanno proprio, e’ come parlare arabo. Io, invece, non mi scollego mai da internet, perche’ non voglio rischiare di perdermi nemmeno un momento di vita. Dio solo, sa cosa succede la’ fuori quando vado a dormire, e se fosse per me starei sempre sveglio per i miei amici. Loro hanno bisogno di me e io ho bisogno di loro. Ogni mattina, trovare tutti quei messaggi non letti accumulati nella casella di posta mi fa sentire tremendamente in colpa, ma con tutti gli amici che ho, ormai non riesco a parlare sempre con tutti. Avere tanti amici e’ una figata. Credo che se uno ha tanti amici, sia una brava persona, in genere. La mia migliore amica e’ di Bari. Non l’ho mai incontrata di persona, ma in foto sembra una ragazza stupenda e abbiamo praticamente gli stessi interessi: Musica, Televisone, Film, Libri e Eroi. Ci piace la musica italiana, guardare il dottor House e Lost, l’ultimo film di Moccia... anche se devo ammettere che i suoi libri sono sempre piu’ belli....chiaccheravamo di tutto e passavamo ore al telefono finche’ ce lo siamo potuti permettere. Ora ci sentiamo un po’ meno ma per fortuna ci sono le promozioni dei mesaggini. Oh, ne ho 100 al giorno gratis! Gli altri li pago, ma meglio di niente no? Forse sono innamorato di lei, ma non l’ho ancora capito. E’ per questo che voglio il parere di Eros, lui sicuramente mi sapra’ dire come mi devo comportare, perche’ lui e’ bravissimo in queste cose, quando c’e’ da parlare d’amore diciamo... trova sempre il modo migliore per esprimere quello che sento dentro, probabilmente perche’ ha gia’ attraversato tutto questo.....

Sono partito da Milano tre giorni fa con una scusa e sono arrivato a Roma in  treno. Anche se io e Eros siamo amici non sapevo la via in cui abita, ma chiedendo un po’ in giro e’ stato facile trovarlo. Sono due giorni che suono il campanello di casa sua, quello con su scritto Ramoazzotti. Ieri mi e’ sembrato di averlo visto mentre sbirciava verso di me da dietro una finestra, ma probabilmente mi sbaglio, altrimenti, se mi avesse visto sarebbe venuto ad aprirmi. Invece niente. Magari non e’ a casa, anche se sono sicuro di avrelo avvisato che sarei passato da lui, gli ho mandato un messaggio su myspace: “ciao Eros,  come va? Avrei bisogno di chiederti un consiglio. Per te e’ ok se passo?”. Non mi aveva risposto,  quindi l’ho preso come un si’!....

Ho suonato il campanello l’ultima volta cinque minuti fa e mentre sto seduto sul gradino sotto al portone di casa di Eros, si ferma inchiodando davanti a me una macchina dei carabinieri. Scendono in due e quello piu’ anziano mi invita ad alzarmi in piedi e mi afferra da sotto un braccio chiedendomi che cosa avessi intenzione di fare, mentre l’altro suona il campanello di Eros e gli chiede di scendere. Non ci mette molto e quando lo vedo sbucare dalla porticina in fondo al vialetto non riesco a non urlare la mia felicita’ ”Eroooos, Eroooos.... grande Er...” prima che i carabinieri mi tappino la bocca. Apre il portone di ottone e mi guarda mentre io ancora non posso parlare. “conosce questo ragazzo ?” gli chiede il maresciallo. Lui resta ancora in silenzio per qualche secondo e, quasi scusandosi, fa cenno di no con il capo... senza dire nulla... come se veramente non si ricordasse di me. Era impossibile!....

“immaginavo!” dice il primo carabiniere, sicuro di se, come a far capire che scene come queste ne ha viste migliaia, e mi invita a salire in macchina. Eros si e’ incamminato di nuovo verso casa ma io riesco a liberarmi la bocca per urlare: “Eros, diglielo tu che siamo amici!!!! Siamo amiciiii.... mi hai ringraziato per l’add!!!! Siamo amiciiiii diglielooooo! Sei nella mia top friends!!! Ti ho lasciato un messaggio!!!” lui resta fermo per un instante, in cui  spero di essere riuscito a farlo tornare in se’, e poi prosegue il suo cammino in direzione opposta all mia.....

Ora mi trovavo seduto nel sedile posteriore di una macchina dei carabinieri e non capivo come avesse potuto accadere una cosa del genere. Essere traditi dal proprio migliore amico nel momento del bisogno. Incredibile.....

Mi rivolgo ancora al carabiniere seduto al posto del passeggero per un ultimo tentativo: “ mi deve credere siamo amici, non me lo sono inventato. Mi ha dato l’add!” l’uomo in divisa si gira verso di me guardandomi con compassione ma senza dire nulla. “ non sono matto, ho le prove a casa... Eros e’ un mio amico.... glielo giuro ce l’ho in top friends...”....

“si si abbiamo capito....”....

“siamo amici!”....

“come no... ma la vita va cosi’....amici, amici.... amici un cazzo!”
Currently listening:
Dear Science,
By TV on the Radio
Release date: 2008-09-23
Tuesday, March 25, 2008 
"Non avevo mai pensato a che gusto potesse avere il vetro.
Comunque, vista la trasparenza, avrei azzardato potesse
avereil gusto dell’acqua. Neutro.
Invece era amaro. Molto amaro, e tagliente. Che non è pro-
prio un gusto, ma più che altro una sensazione, tagliente, tra
le labbra e i denti. Ho la bocca piena di pezzi di parabrezza
andato in frantumi, e per quanto tenti di sputarli la sensazio-
ne di soffocamento non migliora.
Questa volta, per una volta, quello in ritardo sarò io.
Mi viene da vomitare. Ancora un po’.
Una scusa come la mia, però, lui manco se la sogna."
Ale
Currently listening:
An End Has a Start
By Editors
Release date: 17 July, 2007
Friday, February 15, 2008 

MONDAY NIGHT..:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />


 


Il lunedì sera è una delle serate della settimana più difficili da gestire se sei single, abiti a Milano, e non hai nemmeno un divano comodo dove poterti tranquillamente rincoglionire davanti alla televisione. Io purtroppo, o per fortuna, corrispondo esattamente a questo tipo di profilo e se ci aggiungiamo il fatto che sono anche piuttosto pigro e privo di fantasia, posso tranquillamente ammettere che aver trovato rifugio in un Pub irlandese in centro città, per svoltare ogni mio lunedì sera di fronte ad una buona guinness, ovattato dalla routine, è tutto grasso che cola.


Il fatto che decida di utilizzarlo come scenario per quello che potrebbe essere definito il primo appuntamento con una giovane e attraente donna, forse non è esattamente quella che può essere definita una mossa di classe, ma tantè…in amore, meglio essere onesti fin da subito. L'inter aveva appena pareggiato fuori casa con la juve e per reagire allo sconforto invio a Sara un sms con su scritto: "ti va se ci vediamo domani sera? Potrei portarti in un posto che puzza di urina…" "adoro l'urina!" mi risponde lei in meno di un minuto. Mi ero già innamorato.


Sara era esattamente il tipo di ragazza che avrei voluto avere di fianco per il resto della mia vita; carina, intelligente, simpatica, interessante, appassionata di recitazione e teatro, una di quelle ragazze che ti fanno sentire bene, che ridono alle tue battute e, per non metterti a disagio, fanno addirittura finta di non accorgersi che ogni tanto, mentre ti stanno parlando, tu butti l'occhio al televisore del pub che sta trasmettendo una partita di seconda divisione inglese, il cui interesse è pari a quello di una lezione di trigonometria per un branco di scimmie.


Insomma una donna da sposare. La serata stava filando liscia, tra una chiacchera e l'altra, lasciando anche presagire un finale col botto, quando vicino al nostro tavolo si siede un ragazzo sulla trentina che tiene al guinzaglio un cucciolo di Boxer color miele di nome Yux.


Ecco. Qui, è esattamente dove ho smesso di esistere.


Il mondo di Sara ormai orbitava completamente intorno al cucciolo bavoso, o eventualmente al suo padrone, relegandomi soltanto ad ultimo satellite di una costellazione lontanissima.


"chebellocheseiiii…. Cometichiamicucciolino… machezamponegrandichehaiiii…che cariiino!" al cane.


"quanti anni ha? Lo tieni in appartamento? Lo porti sempre con te? Che cariiiino!" al padrone.  


Dopo mezz'ora di monopolio assoluto, il cane decide che era arrivato il momento di andarsene, portandosi via fortunatamente anche il padrone, e mentre esco dalla mia apnea forzata per tentare di riprendere il discorso da dove eravamo stati interrotti, Sara mi dice che il tempo è volato, si è fatto tardi, e chiede se potevo riportarla a casa.


L'ultima mezz'ora a mia disposizione, quella che notoriamente rappresenta la sottile linea di confine tra l'olimpo della vittoria e il baratro della sconfitta mi è stata rubata da un ragazzo generico che mi ha sconfitto a colpi di cucciolo di cane.


Quella sera, prima di addormentarmi, ho pensato lungamente a quello che mi era capitato, a come un cane aveva sbaragliato la mia concorrenza di fronte ad una donna, e sono arrivato ad una conclusione: i cani non sono più quelli di una volta.


Mi ero reso conto che in città, da un po' di tempo a questa parte, i cani stavano cambiando le loro abitudini: non si accontentavano più di uscire di casa a fare pipì al mattino e dopo i pasti, ma avevano iniziato a frequentare la night life, la movida, i posti alla moda, li incontravi nei locali la sera, si vestivano meglio, erano più curati, pettinati, profumati e avevano accompagnatori più giovani e belli. Ciò a cui non avevo mai pensato, era che non fosse una loro scelta.


I cani vengono strumentalizzati dai loro padroni che li sfruttano a proprio vantaggio con le donne, utilizzandoli come appendice di loro stessi.


D'altronde  il diabolico piano di un ragazzo "cane-munito" era facilmente intuibile.


E' evidente come per ognuno di noi, nell'era di internet, il desktop di un computer sia nient'altro che la rappresentazione moderna del famoso cassetto dove riporre i propri sogni. Sbirciando sul salvaschermo del tuo collega di lavoro puoi capire in un attimo tutto ciò che lui desidera: macchine, donne, spiagge lontane, il suo calciatore preferito che fa gol in rovesciata. Sta tutto là. Pixel dopo pixel.


Ora , quali sono i soggetti statisticamente più presenti sui desktop dei computer di una donna italiana media?


1)     foto di George Clooney che passeggiainsieme a Brad Pitt, tratta dal film "Ocean's eleven".


2)     foto di neonati, pettinati come dei dementi o con degli occhialoni di plastica fuxia appoggiati sul naso


3)     cani, cani, cani e ancora cani! Di tutte le razze o dimensioni, da soli o in cucciolata, belli o brutti, sempre cani.


Partendo da questa ricerca di mercato, l'uomo, sa che carte deve giocarsi per avere successo con il gentil sesso.


Considerando che presentarsi in un locale con al guinzaglio Brad Pitt, non è esattamente una cosa semplice, e che se stai utilizzando un bebè ed è tuo, vuol dire che hai già fatto abbastanza danni, e se non lo è, rischi dai dieci ai trent'anni per rapimento, la scelta cade inevitabilmente sul pulcioso amico dell'uomo. 


Lo prendi, lo curi, ti ci affezioni, gli dai un bel nome, e cerchi di renderlo il più simile possibile a te, o peggio, speri che lui sopperisca alle tue mancanze tentando di creareti una nuova immagine a quattro zampe. Non sai approcciare una donna? Ti prendi un bastardino, simpatico e dolce. Vuoi essere temuto quando cammini per la strada, perché tu da solo non spaventeresti nemmeo un bambino? Ti prendi un pittbull. Vuoi far colpo sulle fashion victim tutte griffate? Ti prendi un pincher o un carlino. Ogni cane corrisponde ad un preciso clichè e ogni padrone, portandolo a spasso con apparente noncuranza, invia un preciso messaggio.


I cani sono i fiori del 2000.


Da buon empirico, decido che la mattina successiva avrei portato avanti questo mio "studio" sulla struttura del triangolo uomo/cane/donna, sperimentando di persona i suoi sottili equilibri e le possibili conclusioni. Decido che me ne andrò in giro tutto il giorno, interagendo con il popolo femminile, cercando di capire quanto il mio cane possa essere un doping emotivo importante per conquistare una donna e che genere di donna possa attrarre.


Il primo ostacolo sul mio percorso, è che io non ho un cane. Potrei farmene prestare uno da un amico per un paio di giorni, ma non sarebbe la stessa cosa. Il cane deve somigliarti, altrimenti non vale. Sarebbe come provare a prendere l'aereo con la carta d'identità di un altro. La gente se ne accorge. Per un istante considero l'ipotesi di prendere un cane tutto per me, di estendere il mio nucleo familiare, fin'ora unicellulare, ad un batuffolino di pelo da accudire amorevolmente, ma poi capisco che mi stavo lasciando prendere la mano e calcolando che il mio esperimento dovrebbe durare non più di 48 ore, l'idea di un cane ad orologeria non mi sembra responsabile.


La soluzione migliore è usare il cane dei miei, che appunto, essendo cresciuto con i miei genitori, dovrebbe avere qualcosa a che fare con me.


Si chiama Ninja, è una femmina di jackrussel e abita a Tortona in provincia di Alessandria  a 60 km da Milano.

Ho passato il week end in giro con lei.
Currently listening:
In Rainbows
By Radiohead
Release date: 01 January, 2008
Sunday, January 01, 2006 

Current mood:  amorous
ho trovato la canzone che vorrei venisse suonata al mio funerale.

siete avvisati eh!


"No distance left to run" dei Blur.


Its over
You dont need to tell me
I hope youre with someone who makes you
Feel safe in your sleeping tonight
I wont kill myself, trying to stay in your life
I got no distance left to run

When you see me
Please turn your back and walk away
I dont want to see you
Cos I know the dreams that you keep is wearing me
When your coming down, think of me here
I got no distance left to run

Its over, I knew it would end this way
I hope youre with someone who makes you feel
That this life is the night
And it settles down, stays around
Spends more time with you
I got no distance left to run


siete pregati, nel caso, di far rispettare le mie volontà.
Currently listening:
13
By Blur
Release date: 1999-03-23
Sunday, January 01, 2006 

Current mood:  fascinated
Ciò di cui si è subito certi leggendo Ma la vita è un'altra cosa (Mondatori, pp. 246, € 15), scritto a quattro mani da Alessandro Cattelan e Niccolò Agliardi, è che i due giovani devono essersi divertiti molto a metterlo insieme. Amici nella vita, come li mostra la foto di copertina, ritraendoli al tavolino di un Pub, con un bicchiere di birra scura e uno di chiara (mezzi pieni, certo non mezzi vuoti), i due stanno ridendo di gusto, forse a una battuta detta in quel gergo giovanil-presuntuoso, veloce e spiritoso in cui è scritto quasi tutto il testo, suddiviso per capitoli con titoli e l'intestazione: Christian o Matteo corrispondenti ad Alessandro e Niccolò, rispettivamente DJ e amatissimo volto di MTV il primo, e cantautore il secondo. E i capitoli sono tutti intercalati: il primo scritto da Christian e il successivo da Matteo ecc. ecc.
L'ottimo pretesto per imbastire questa storia movimentata di viaggi per l'Italia e incontri disparati, è la ricerca di certi protagonisti di canzoni di successo, per scoprire se esistono veramente: da Chicco e Spillo di Samuele Bersani, ad Anna e Marco di Lucio Dalla, Sally di Vasco Rossi, Linda di Lucio Battisti e Alice di Francesco De Gregori… Da questa trovata iniziale poi le considerazioni dei due giovani toccano argomenti come l'amore, la vecchiaia, l'infanzia difficile e problematica, la solitudine e la malattia con un misto di spontaneità e profondità di conoscenza che sorprendono, tanto sono convincenti. Mai saccenti o retorici, didattici o ipocriti, i loro ragionamenti hanno la grazia e la freschezza della scoperta recente, dell'esperienza appena fatta, e così il viaggio diventa anche viaggio alla ricerca di se stessi, proprio in quel periodo della vita – tra i venti e i trent'anni – (giusto l'età dei due protagonisti e autori), in cui si smette di essere "giovanotti" e si comincia a diventare uomini – con tutte le responsabilità del caso.
Sicuramente Christian e Matteo sono l'alter ego di Alessandro e Niccolò e Ma la vita… è un testo in parte autobiografico. Aggiungerei subito che questo fatto è ciò che me l'ha reso ancora più interessante, facendomi capire come il facile cinismo e l'ironia delle nuove generazioni possano anche essere la patina di difesa per una consapevolezza in realtà molto matura e resa drammatica dal vuoto ideologico che ci circonda.
Come dire che le emozioni ci sono, ma non si lasciano vedere.
Che la vita sia un'altra cosa, lo conferma Matteo nell'ultimo capitolo: "Si passano ore infinite a ipotizzarla e quando l'hai ipotizzata e ordinata per bene lei ti alza il dito medio". Penso che quel dito medio alzato stia a indicare: no. no. bello mio, ti sei sbagliato! Ed è proprio questa consapevolezza che deve essersi fatta strada con dolore – per tutti noi - negli ultimi 50 anni, da quando ne avevo venti anch'io e l'illusione, La grande illusione ci impediva completamente di vedere che la vita fosse un'altra cosa da come noi la favoleggiavamo.


GIULIA NICCOLAI
Currently listening:
Eyes Open
By Snow Patrol
Release date: 2006-05-09