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Blog di Alonzo29 (courtesy Fogna Records & Blue Billiard Cafè) UN DANDY MALIARDO

alonzo29



Last Updated: 6/26/2009

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Monday, February 26, 2007 

Current mood:  bitchy
Con questo post preannuncio l'uscita del brano "Fatto a mano".
Si tratta di un brano non letterario ma indegnamente definibile come musicale. Il pezzo nasce da una mia riflessione fatta ad alta voce nel salone di Enzino, dove ero capitato per una spuntata di baffi. Io ho detto che dovremmo cercare tutti di usare le mani di comprare quanto più possibile merce fatta a mano perchè ogni prodotto manuale ha un cuore, e ho aggiunto che questo suggerimento dovrebbe essere compreso soprattutto da coloro che sono più preda del consumo. Le seguenti macrocategorie sono a mio avviso quelle maggiormente consumatrici (in ordine decrescente)
1)Giovani 2)Ricchi 3)Femmine 4)Singles 5)Maschi 6)Poveri 7)Coppie di Anziani 8)Beduini
Mentre divagavo su queste cose, incoraggiato dai commenti di alcuni paesani abbrutiti da svariati giri di ammazzacaffè, Enzino ha agguantato la chitarra col nastro appesa fra Maradona PadrePio e Laura Antonelli e ha sfoderato un riff moderato dei suoi. Ha detto stasera andiamo a casa tua e registriamo. Avimma fa nu piezzo cu stu ggiro.
Così fu. Stasera con grande emozione lo pubblichiamo.

P. S. Gulp!!! E adesso la parte difficile. Trasmissione del contributo di Enzino al dibattito di cui sopra: come al solito Enzino fraintende ogni cosa secondo la sua visione deformata e a senso unico della REALTA'. Di tutto il discorso sulla manualità, l'importanza delle cose fatte a mano ecc ecc ecc il mio selvatico chitarrista ha colto la coincidenza con quella che è una sua pratica irrinunciabile, ma che non mi sembra il caso ripetere poichè il dato viene ribadito quasi ossessivamente nel pezzo che abbiamo registrato. Nella registrazione ci ha dato una mano (espressione quantomai del caso) Susan, una amica, che ringraziamo per l'affettuosa collaborazione. Fin qui il contributo musicale. Il contributo teorico di Enzino gli è venuto facile dall'incrocio dei dati di cui alla tabella dei consumatori dall 1 all' 8: anche dal suo punto di vista i destinatari del SUO messaggio sono giovani donne ricche e nubili, ma è pur vero che nel deserto, se ricevesse nella sua tenda una coppia di anziani cammellieri (maschi ovviamente) ogni beduino, anche il più povero, saprebbe benissimo che insieme a quella del the anche quella di una bella masturbazione reciproca sotto le stelle costituirebbe rituale offerta di ospitalità.
Rapito da questa scena suggestiva ma ancor più dalla oscenità del sound che siamo riusciti a creare, ho deciso di pubblicare il brano, sperando di non deludere i Ns immeritati ammiratori.
I  due messaggi quello anticonsumistico e quello pro onanistico sono presenti e distinti, anche se devo confessare che il riff di Enzino domina tutto il pezzo (del che il suo sottotitolo).
Buon ascolto.


Sunday, February 18, 2007 

Current mood:  drunk
Avendo trascorso il sabato sera in casa a dissetarmi da solo, senza l'assillo degli arpeggi mielosi di Enzino e con la musica in stallo tecnologico ho voluto comunque
contribuire al maispeis con questo raccontino, abbastanza autobiografico. Prometto che non lo faccio più (nel senso che tutto il resto che pubblicherò in futuro sarà pura fantasia).

TEMPO

1.      Alonzo

Tempo a disposizione sempre meno, ogni momento quello giusto.
Il tempo della sua vita stringeva.
A una età in cui molti maritano la prima figlia, costruiscono la seconda casa, festeggiano il terzo milione e la cui la quarta amante ha appena sfasciato la quinta macchina, a quella età insomma in cui gli obbiettivi minimi dell'esistenza di una partita IVA sono stati senza troppo affanni raggiunti, Alonzo aveva contrassegnato come "FATTO" unicamente il raggiungimento della conoscenza di un principio che è alla base di ogni successo: " Non è difficile starsene tutto il tempo a far niente: il difficile è farlo bene. "
Ah ecco: bene. Non farti sentire da Eminem, che poi ci ricama antipaticamente sopra.
Viveva tutto solo, aveva praticamente tutto il tempo che voleva, visto che si era accordato col sistema per un 2000 euro mensili in cambio di disponibilità ad oscena prova
di ovvietà che non gli rubava che un paio di ore al giorno. Ferie pagate e tredicesima. Ma quello era il far niente facile, di cui tutti sono capaci. Ne restano 23 di ore, in una
ordinaria giornata di ordinata follia. Come la mettiamo? Fare niente anche nelle 23 che il tuo capobastone ti lascia? Si può farlo, anzi: molti, moltissimi lo fanno. Ma lo
fanno proprio "bene"?
Lui non si era ancora appeso ad una trave. E già questo è un ottimo esempio di quando il non fare sia ben fatto, ma ciò non non bastava. Mentre le note più struggenti di A Day in the Life andavano, sì, quelle della parte di John, certo, la sua vita sentiva di volerla vivere, di volere dare il suo minimo contributo, proporzionale al suo infimo livello di consumo, alla causa sociale, in piena ed involontaria aderenza ad un concetto molto caro alle api regine ed ai managers asiatici che saggiamente trasferiscono quella stessa convinzione agli operai come si trasmette un istinto.
Il fatto è che quando non si fa nulla, in effetti non è esattamente così.
Il potere negativo dei pensieri in cui si arrovella la mente di uno sfaccendato o quella di un pensionato che amaramente ricorda le occasioni perdute: fa danno. fa danno?? fa danno ....!!!!
.....una danno enorme se i suddetti pensieri vengono irraggiati in contemporeanea e reti unificate.

Danneggia,
come il tuo pacchetto di sigarette
fumatore
o il tuo imbottito zainetto
kamikaze
gravemente te e che ti sta intorno
gravemente te e chi ti sta intorno.
(E' ciò che vuoi? ) E' ciò che vuoi.

Il potere benefico della mente di chi è capace di impiegare tutto il proprio tempo in una sequenza di gesti fluidi e consapevoli in attività quotidiane minimali controllate è capace di creare premesse per eventi favorevoli.

Non si parla di respirazione yoga
o di Tai-Chi bensì
scopare il pavimento
riporre le posate
fare la doccia
chiudere il sacchetto dei rifiuti o ricopiare una pagina
con la stessa passione con cui
venne scolpita la Pietà.
Perchè ciò avvenga, perchè in ogni banale lavoretto si realizzi un capolavoro, occorre che la mente sia creativa, ovvero che sia mantenuta per lunghi tratti concentrata sulla ottimizzazione dell'inerzia energetica. Questo significa fare bene il niente. Questo significa fare arte. Alonzo era un artista.
Il tempo dell'estate stringeva. Le vacanze a Filicudi erano finite. Aveva fatto ritorno a casa e come sempre, non aveva perso un attimo: disfare i bagagli ed innaffiare le piante.
Un ora dopo scrisse questa lettera:

Cara Gaby,
innanzitutto spero che la festa che avete organizzato sia stata una memorabile occasione di comunicazione e pace per te, le tue affettuosissime coabitanti, il tuo

delizioso "padrone di casa" ed i suoi amici e tutti gli altri invitati che saluto e ricordo con simpatia ...
[nel frattempo avrò ricevuto magnanima comunicazione di avvenuto rientro di figlia 1 da Grecia; successivamente sarò stato informato da figlia 2 che mi toccherà tassativamente recuperare entro domattina la mia tartarughina .... a casa di zia Rina]
... ed ecco che riprovo a scrivere di quanto mi è accaduto: una esperienza intensa con annessa perdita di liquido dagli occhi accompagnata da respiro sincopato, ma non abbastanza da impedirmi di dar voce all'emozione che provavo con sorprendenti suoni tipo raglio filicudaro.
Quell'essenza che MI permette di interpretare in opere d'arte l'energia della materia che SI FA mente (e viceversa), è intatta. E' integra e pura. E raglia come un somaro.
Lo spirito lieve che ha accolto il mio ritorno a Napoli è riuscito a regalarmi, intanto che realizzavo di aver lasciato sull'isola il mio blocco di schizzi (tutte sedie finestre e primi piani), la assoluta certezza della particolarità del mio stile. Se dovessi parlare della mia pittura penso che non potrei fare altro che dire di esserne impressionato.
Esiste un particolare senso di grazia delle creature difficile da descrivere, se non in presenza di una mia opera. Francesco d'Assisi e Van Gogh sanno a cosa mi riferisco. Essa ha un senso, un valore e una potenza che aumentano di profondità col tempo.
Altre inoltre sono molto belle. Altre un miracolo da non perdere: quello che mi fa sorprendere mentre le guardo: davvero questo l'ho fatto tutto io, ovvero mi è toccato un grazioso ruolo di medium?
Non si possono perdere i miracoli! Non si può perdere la Callas: poche come lei sono capaci di cantare il Senso del dolore di una donna. Allo stesso modo non si può perdere il verso del somaro: non conosco cantanti come lui capaci di dar voce al Senso del proprio cosmico disappunto nel trovarsi legato alla catena; facendone risuonare, mentre la sera scende, la valletta fra Rocca di Ciauli e Canale. L'animale non ha bisogno delle note del suo conterraneo Bellini: l'arte del suo pianto è tutta nella sua strepitosa interpretazione del senso di esclusione.
Si può trovare un Senso nel fatto di sentirsi parte di un tutto, di una storia o di una fantasia, sia questa allegra o triste, piena di speranze o paure.
Senso significa che c'è qualcosa che fa parte di me.
Beato proseguimento di vacanze
Alo

Lettera scritta: lettera da inviare. Una volta inviata la lettera il bisogno di tempo si sarebbe fatto ancor più pressante, sapeva quanto Gaby ci tenesse ad una suo ritorno alla pittura, e lui non si sentiva ancora pronto, gli sembrava di essersi impegnato precipitosamente. Inoltre non era affatto certo che la pittura avrebbe tornato a far sentire il suo buon odore nel suo studio, ma il senso di una qualsiasi attività artistica quello sì, quello sarebbe tornato ad essere evidente nel suo studio e nella sua casa e forse quella lettera non esprimeva proprio con esattezza la sua visione, ma era pur vero che non inviarla significava rinnegare una espressione dell'animo come un qualunque refuso da spostare nel Cestino: aveva avviato un ciclo che andava concluso. Per essere capaci di non fare niente, ma da maestro, conviene tenere presente questa regola che è ferro e oro insieme: la Mente che consapevolmente e con il rinforzo dell'emozione si lancia in un processo, deve sbrigarsi a chiudere la pratica quanto prima. Dimenticarsene o comunque rinunciarvi non va bene, sarebbe sbagliato non cercare di portare a termine una intenzione. Sarebbe come se un regista girasse una scena e poi non la montasse. In senso cosmico sarebbe un volgare frammento di energia della serie "pensieri insulsi e beceri non condivisi" che prima o poi da qualche parte si aggrega con paccottiglia varia purché compatibile, e degenera per inerzia verso il buco nero che ad ogni entità del genere si lega, e finisce per venir fuori 20 anni dopo da qualche parte sotto l'aspetto di malattie psichiche o trasmissioni televisive.
Trattandosi di una lettera scritta con impeto e di vero cuore Alonzo non se la sentì di premere il tasto "Elimina" e consegnarla ad una simile prospettiva, ma nemmeno gli
sembrava il caso "Inviare e-mail" perciò si fermò un minuto in meditazione. In pochi secondi il 4/4 del suo respiro raggiunse 60bpm, stabilizzandosi. Allo scadere del minuto una scena si focalizzò nitidamente in un punto del quadro che il suo occhio sinistro, il critico, il fecondatore, was looking at in stato di assoluta grazia. Era una scena di mare. Un uomo vestito di bianco. Ruotò il capo di pochi gradi: in un altro punto, quasi contemporaneamente un poco più in alto una bottiglia di Campari. Gli fu tutto molto chiaro, decise di premere "Stampa documento". Brava la stampante, tu dici stampa questo e lei lo fa. Nel momento in cui il foglio esce dalla stampante il problema non è più di inerzia elettronica ma di vera e propria inerzia energetica in grosse quantità: quella della carta, quella del corpo, ma Alonzo sa, come si fa. Alonzo è un artista quando si tratta di eseguire un piano.
Tu parti ad esporre il piano e lui disegna. Quando tu finisci di spiegare il tuo piano, lui già ha finito di disegnarlo insieme ad almeno altri 2 piani di riserva e si sta dilettando di fare un po' di chiaroscuro. Poi passa a ragionare con voi di altro e lascia il disegno così com'è.
Quel disegno, osservato qualche istante dopo potrà suscitare in un osservatore sterile l'impressione che esso sia incompleto. In realtà la sua completezza va oltre la ordinaria capacità di comprensione poiché oltre a contenere compiutamente l'oggetto della sua rappresentazione, propone anche una o più soluzioni alternative, cui l'autore ha suggerito di accompagnare allo sguardo quella calma che il chiaroscuro, velocemente accennato, evoca, e che di tanto prolunga nell'osservatore la visione, facendogli sovrapporre il prima e il dopo. Arlecchino di Picasso: provare per credere.
Non ne ha di Campari in casa, ma vodka sì. Solo un sorso gelato e una confezione di gommoso tramezzino al salmone previdentemente dimenticata assieme al frigo acceso prima di partire potranno bastare a fargli considerare sbrigata la pratica lunch. Minchia devo aver consumato un fottìo di kilovattora e sta pure al massimo guarda qua, pensa fra sé ruotando la manopola del termostato e afferrando fra i denti l'involucro del tramezzino astronautico per liberarne il contenuto. Lo assaggia con cautela – non sembra essersela passata male durante le ferie – lo azzanna di gusto e richiude lo sportello del frigo con un colpo di tacco. Mentre mangia pensa un attimo a quello che dovrà fare. Adesso circa le 13. La nave per le Eolie in genere non partiva prima delle 21. Sarebbe andato al molo e avrebbe consegnato la lettera a qualcuno dell'equipaggio pregandolo di lasciarla a Filicudi per Gabriella. Poi le avrebbe telefonato per avvertirla di andare al porto a ritirarla. Era un usuale sistema di spedizione rapido e sicuro.  Aveva tutto il tempo.
Avvertì però uno strano senso di provvisorio, una lacuna nel controllo del suo spazio, dovuta al non vedere intorno a sé gli occhiali che gli servivano per leggere. Fece il solito rapido giro per i soliti posti in cui i vetri bazzicavano: nessuno li aveva visti. A ripensarci, ricordò con certezza di averli usati per scrivere la lettera a Gaby ... no, anzi dopo aveva fatto quella telefonata alla zia Rina per concordare il rilascio della tartaruga. Già, la vecchia non aveva risposto, comunque gli occhiali li aveva usati per cercare il fottuto numero. Stava cominciando a spazientirsi, e questo ancor più lo irritava. Gli capitava, quando, solo in casa, e quindi senza alcun altro possibile colpevole che non fosse lui stesso, riscontrava lo smarrimento delle coordinate tridimensionali di piccoli oggetti di uso frequente, tipo accendino, telefonino, penna o, appunto occhiali. Da bambino giocare a "acqua ... fuoco" era uno dei suoi preferiti, ma adesso (senza che nessuno dicesse ....fuochìno ... focherello... acqua... acqua acqua) era molto frustrante. Gli occhiali erano un problema che richiedeva mobilitazione di tutti gli effettivi. Se l'accendino poteva essere facilmente sostituito dal fornello, la penna dalla matita degli occhi lasciata da Kua (figlia 1), il telefonino bastava farlo squillare, gli occhiali, di gran lunga l'oggetto da cui più di ogni altro dipendeva, erano come Ronaldinho in giornata di grazia: insostitubili. Aveva sì una buona lente da ingrandimento, cui in mancanza di occhiali ricorreva quando doveva decifrare qualche sintetica informazione, tipo la scadenza su una busta di latte, il tempo di cottura dei surgelati o distinguere Left Right negli auricolari, e quando non trovava nemmeno la lente poteva crearne una con una bottiglia d'acqua. Ma leggere è ben diverso: per consultare qualcosa, era costretto, in mancanza di vetri, a limitarsi ai titoli dei giornali e a sfogliare le pubblicazioni illustrate, sperando di non imbattersi in immagini di luoghi particolarmente belli o quadri di autore ignoto. Ciò gli avrebbe fatto venir sicuramente voglia di decifrarne la didascalia e dunque ripiombare nella gola profonda della sua dipendenza da cui si sforzava di mostrarsi indifferente. A quel punto avrebbe dovuto o rinunciarvi o prendersi, come si dice a Napoli, "la questione" cioè avrebbe dovuto coinvolgere chi di dovere nella storia. O sbirri o servizi sociali non faceva differenza. Merda assoluta comunque! Che spesso spacciavano per bravura o metodo la soluzione di certi casi terminati positivamente per una semplice, incongrua botta di culo. Di casi irrisolti o insabbiati, che solo in qualche particolare occasione erano citati quasi di nascosto, cercando di farli passare per misteri da favola, tipo Vascello Fantasma o Drago di Lochness, ma che in effetti pesavano sui servizi come macigni infamanti - ebbene, ci credereste? - l'opinione pubblica non ne sentiva mai parlare. Per questi motivi l'idea di dovere affrontare gli snervanti interrogatori cui lo avrebbero sottoposto gli sbirri incaricati di risolvere il caso gli dava i brividi. Conosceva troppo bene la trafila. Prima lo sbirro cattivo avrebbe commentato con una buona dose di volgarità la sfortuna nel trovarsi sempre lui, a doversi occupare della solita grana del maniaco degli occhiali, demente criminale seriale che si ostinava a non volere adoperare il cordoncino, ritrovato ormai diffuso fra tutti i fottuti presbiti della galassia. Quindi con la voce più petulante di cui fosse stato capace lo avrebbe invitato a vuotare subito il sacco, data l'evidenza della sua colpa. Avrebbe
quindi ripetuto la solita odiosa filastrocca: non hanno zampe, nemmeno ali, e nemmeno strisciano, gli occhiali. Magari hanno le corna, i fottuti bastardi, ma con queste non riescono a spostarsi nemmeno di un millimetro. E sai da dove? (gettando all'aria la prima cosa a portata di mano). Proprio dal fottuto rottinculo posto dove TU li hai ficcati durante uno di quei tuoi raptus! Dovrebbero lasciarceli dentro per sempre al buio gli stronzi come TE! A quel punto di solito interveniva lo sbirro buono, che avrebbe detto di rilassarsi, di bere un goccio, e di procedere a ritroso fino all'ultimo ricordo che aveva di sé e della circostanza in cui usava gli occhiali. Con voce calma gli avrebbe
detto che di storie come questa ne era sempre venuto a capo: era solo questione di tempo, e lui di tempo ne aveva a strafottere Quindi lo avrebbe invitato a ripetere mentalmente e fisicamente tutti i percorsi che ricordava di aver compiuto negli ultimi 20 o 30 minuti. Allora lui sarebbe andato in giro come fanno i ricoverati delle case di cura i picchiatelli insomma quando non hanno nulla di particolare da fare durante l'ora all'aperto: ripetere roboticamente le stesse 2 o 3 scene e aggiungere in una serie di impercettibili variazioni, l'esecuzione rallentata di certi passaggi. Questi, se eseguiti una sola volta possono definirsi insensati, quando vengono reiterati a intervalli regolari, acquistano una dimensione di mitico supplizio. Le repentine e rabbiose invocazioni in favore di una qualunque purché immediata alterazione dell'armonia fra le gerarchie celesti + 8 Mile Road come implacabile sottofondo avrebbero conferito crudezza alla scena.
Sbirro cattivo avrebbe continuato di malavoglia e senza garbo in una ottusa quanto sterile perquisizione dell'appartamento, arrivando a mettere sottosopra e talvolta a danneggiare quei siti sospettabili, secondo la sua oscura logica da piedipiatti, di essere compromessi o testimoni reticenti nella sparizione, non dimenticando, di tanto in tanto, di sottolineare con il suo turpe fraseggio l'assurdità della situazione. Quella volta però, come una liberazione, sopraggiunse improvviso l'effetto della ingestione della vodka gelata e/o del reperto tramezzino mensile, a farlo desistere dal denunciare ufficialmente la cosa (con conseguente formale apertura di inchiesta) per costringerlo al cesso per una seduta che si preannunciava brevissima visto che non era stato nemmeno capace di passare prima per la lontana cucina, ove il suo occhio attento ricordava di avere intravisto le cosce di una tennista, pezzo forte dell'inserto settimanale, con cui allietare l'indugio dei suoi occhi sfalsati.
Ma l'attacco era stato proditorio come nemmeno i musi gialli a Pearl Harbour e quindi si era dovuto accontentare di una occhiata al catalogo del SupMarket; opuscolo occhieggiante fra alcune asciugamani, che conteneva cubitali promesse di offerte e sconti.
La docile e volatile mente di Alonzo mise in pausa l'applicazione "Cerca i fottuti occhiali" e passò a "Riempi il fottuto frigo".
Minchia adesso il tempo era davvero poco! Il SupMarket, stava per chiudere (domenica mezza giornata, i tapini!), per cui occorreva sbrigarsi. Superare le 14:00 senza rifornimenti significava la fame assicurata per le prox 24 ore.
Si precipitò con tutta la rapidità che la situazione gli concesse, prese le chiavi, e scese i 2 piani di scale.
Le chiavi: mentre attraversava il semaforo che lo separava dal market ripensò con un brivido a quella volta che il maniaco bastardo aveva deciso di nascondere le chiavi di casa fra le pagine di un giornale già letto. Per evitare di restare barricato in casa fino al giorno del giudizio aveva dovuto telefonare a sua suocera che ne aveva un doppione. Riprovò la stessa nausea di allora. Perciò si sforzò di pensare al GIESSE e a quelle offerte di caffè e succhi di frutta mica male. Per fortuna il depravato raramente arrivava a tanto, ma con gli occhiali bisognava effettivamente trovare un rimedio intelligente e non repressivo come il laccetto detestabile per la sua assoluta mancanza di stile. Intralciava in certi movimenti. Abbinato agli auricolari e al berretto con visiera poteva costituire una gabbia letale in grado impedire il guizzo necessario in quell'unico movimento da cui dipendesse magari una vita. Non avrebbe mai corso un rischio simile, tantomeno in casa. E pensare che ci sono alcuni idioti che invece ostentano la protesi appesa al collo come fosse il pass per partecipare ai festeggiamenti delle sfilate di Versace o ai lavori di un seminario di Confindustria.
Poi pensò al frigorifero. Non è affatto semplice riempire in modo conveniente il frigorifero di un single. Gelato mozzarella pane latte coca minerale molta vodka caffè biscotti molti tramezzini banane. Salsa pomodoro 2 kg pasta. Dovrebbero bastare per 3 o 4 giorni. Anche i tovaglioli ed ho tutto!
I frigoriferi dei single sono spesso un omaggio allo spreco, altre volte alla desolazione.
Il frigorifero di una coppia di coniugi vecchi e praticamente single può raggiungere momenti di alta desolazione. Difficilmente vedrai ogni ben di Dio in triplice copia nel frigo dei nonni. Se poi la vecchia, come la madre di Toby, per esempio, ha trasferito il proprio domicilio dal suo appartamentino al Bingo di via Roma, il suo frigo dovrebbe contenere mediamente: una scatoletta aperta di bocconcini avanzati a Fuffi, una di supposte avanzate al marito; in un piatto una manciata di maccheroni al ragù che il felino e l'anziano signore avrebbero finito per disputarsi. Elementi più o meno frequentemente rinvenibili: un uovo di dubbia datazione, un gambo giallo di sedano, un tavernello nemeno aperto, ricordo di un evidente ripicca fra i piccioncini.
Indugiando su questa immagine Alonzo si concesse un briciolo di autocompiacimento per essersi abbastanza civilmente separato legalmente e rientrò con le sue provviste abbastanza soddisfatto di sè. Bella mossa. Tempista. Adesso e per almeno altri 3 giorni non dovrai occuparti di nessuna incombenza che ti costringerà a muoverti dalla tana. Questo pensava Alonzo, per cercare di consolarsi della mancanza degli occhiali. Si augurò una volta tanto di trovarli per intercessione di qualche anima santa, che si dimenticasse di essere stata talvolta ingiustamente tirata in causa a gran voce per episodi di poco conto e di evitare così il fastidio degli sbirri. Entrò in casa. Svuotò la busta della spesa, mise a posto le provviste e trovò gli occhiali.
Un poco appannati, ma sani e salvi se ne stavano in frigo a battere i denti. Stavolta il depravato aveva proprio voluto sfidare la società. La semplice apparizione dei vetri bastò ad Alonzo a comprendere le subdole modalità di azione del nemico. Dopo un paio di gelidi sorsi di liquore ebbe modo di valutare la vicenda non solo con apprezzabile distacco ma anche con una certa dose di compassione per l'energia in degrado. Ragliò ancora una volta nelle profondità dell'anima e poi si addormentò sul divano con gli occhiali sul naso.
Si svegliò che erano quasi le sette di sera. Fece la doccia, la barba, una canna. Indossò i soliti pantaloni neri al polpaccio e una maglietta con la bandiera turca. Completò il tutto con infradito di gomma, bianchi, berretto Puma con visiera, nero, occhiali scuri da sole in tartaruga. A proposito, chissà se la vecchia era rientrata. C'era, sì: domani mattina a recuperare l'anfibio, Andonia il suo nome voluto da Jaja (figlia 2).
Indossò a tracolla lo zainetto. Conteneva penna, lettera imbustata, lettore Mp3. Gli occhiali per leggere in tasca, assieme alle chiavi. Un tassista accettò di condurlo all'Imbarco Eolie.
Ce la facciamo per le 20:30? – chiese Alonzo.
Come nò, ma tanto la nave parte alle 21. Voi partite senza bagagli?
Non devo partire io – rispose Alonzo distratto.
Allora vi devo aspettare?
Non credo. Auricolari in funzione, fine delle trasmissioni.
Al porto. Un marinaio siciliano gentilissimo.
Mi dispiace signore, ma stasera non c'è la diretta per Filicudi. Le garantisco l'arrivo della lettera a Salina. Ma una volta lì per proseguire per Filicudi bisogna andare a prendere la coincidenza a Rinella. La nostra nave invece sbarca, imbarca e poi riparte per Lipari.
La ringrazio tanto lo stesso, rispose Alonzo e lo salutò.
Restò a setacciare un po' fra i viaggiatori in partenza cercando di individuarne qualcuno diretto a Filicudi. Immediatamente l'atmosfera allegra che si respirava alla partenza gli risultò insostenibile come un talk show, per cui dopo 3 minuti di ricerche senza successo decise di concedersi un passaggio al baretto del molo.
Un Campari.
Barista al bancone, simpatico e siciliano pure lui.
Io sogno Turi e sto 'ccà per fareci un piacere al collega napoletano. Lo sostituisco solo per questa sera e domattina me ne tornu a Palemmo. Ma non sapìa ca chista è cosa così grave ca lei addirittura mi augura la morte a mmia, disse tutto serio.
Alonzo si fermò qualche secondo a guardarlo, poi ripetette: - Un Campari.
E llu viri ca mortu mi vuole? Pecchè unn ai a' ccampari?
Sorriso. Il barista svuotò la bottiglia che era alla fine versando quanto ne rimaneva in un bicchiere in cui aveva precedentemente deposto ghiaccio e una fettina di arancio e stava per gettarla in bidone.
La dose di aperitivo era enorme, Turi aveva calcolato il Campari come the freddo o CocaCola.
Per cortesia, non getti via la bottiglia, mi sono accorto di averne bisogno, disse Alonzo.
La prenda, è a sua disposizione e mi scusasse per le facezie. Vuole che gliela sciacquo?
Sì grazie, rispose Alonzo, quanto ti devo?
2 euro, abbisogna d'altro? Ma sì gliela sciacquo ancora una volta. Gli porse la bottiglia guardandolo in viso. Ti saluto .... ci si vede ....
Alonzo ... presentazione completata
Io Turi.
Adesso devo andare a fare una cosa con la bottiglia, arrivederci e grazie, rise uscendo.
Non c'era in effetti nulla da ridere, il barista non aveva riso, dicendo "Ti saluto..." e fissandolo negli occhi. Camminò sopra pensiero per circa 2 km, uscì dal porto e andò al vicino Molosiglio. Salì sui frangiflutti di cemento che i ragazzini chiamavano scogli. La bottiglia vuota e perfettamente sciacquata con passata di vapore supplementare da Turi, col suo tappo a vite era assolutamente da manuale. Alonzo scrisse la data, poi nome e cognome di Gaby sulla busta, aggiungendo Filicudi come indirizzo e Napoli sul lato mittente, stava per sigillare la busta, poi gli venne un tremore nelle gambe. Dopo un attimo prese la lettera ed alla fine aggiunse a mano:
- P. S. un grooosso bacio anche da Turi
Leccò la busta, la introdusse e strinse con quanta forza aveva il tappo a vite intorno al collo. Attese la risacca, soppesò il braccio eseguì un lancio di tutto rispetto. Vide la bottiglia cadere fra le onde, poi la perse quasi subito di vista. Era buio ormai.
Orinò sullo "scoglio" e se ne tornò sui suoi passi. Pensò alla lettera ed alla certezza di aver concluso correttamente un ciclo. Il risultato in termini di salto di livello energetico conseguito al compimento della missione era ovvio. Si trattava della opportunità di procedere in un secondo giro al seguito non della lettera, che ormai navigava sicura verso sud, ma delle circostanze generate dalla sua spedizione. La visualizzazione attuata quando il caso "Inviare lettera" era ancora aperto mostrava bottiglia di Campari e uomo vestito di bianco. Turi era vestito di bianco. Ancora le gambe tremarono ed ebbe come una vertigine.
E come sempre il tempo stringeva.
All'una era nel suo letto, in bocca il gusto giusto dell'arancia. Si compiacque di non avere neanche in quella occasione infranto la regola d'oro che recita:
Al cesso mai scopare una barista sciatta,
se ti deprime la presenza di una blatta.

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Saturday, February 17, 2007 

Current mood:  horny
Causa surriscaldamento apparato elaborazione dati .....  no non va bene.
Ah ecco: in seguito all'intervento di quel fegatiello iettatore di SanValentino il mio PC si trova attualmente al 30-40% di efficienza, per cui attualmente  non solo è impossibile registrare nuovi pezzi, ma anche i mixaggi risultano praticamente impossibili.
La seduta di ieri è stata assolutamente agghiacciante: qualche traccia allucinata che non mi sentirei di cestinare ci sarebbe pure stata: ma il turpiloquio interiore dettato dai continui DROPOUT AUDIO STOPPED e CPU WARNING ROSSO SANGUE COLLERA ha preso il sopravvento.
Enzino non si è fatto nemmeno sentire per sbaglio. Sto quasi meditando di sciogliere il gruppo. John per molto meno ha sciolto i Beatles.
Lo so che questa cosa suonerà liberatoria per alcuni (dementi invidiosi spontavrachetta di sanvalentino), ma i Ns cari ammiratori che ci scrivono da ogniddove sappiano che Alonzo cmq continuerà a fare la sua musica, magari con sonorità più elementari. L'unico problemino potrebbe essere Enzino, che da quando viene complimentato per il suo wahwah, non ne vuole sapere più di suonare unplugged.
A presto.

Currently listening:
Rubber Soul
By The Beatles
Release date: 25 October, 1990
Wednesday, February 14, 2007 
Carissimi, ieri giornata degli inamorati, Alonzo29 (grazie alle conoscenze di Enzino, anzi di una delle sue innumerevoli sorelle) è stato scritturato per allietare la serata di un certo numero di inamorati che hanno allegramente trascorso una serata di musica ed amore in una pizzeria a Città Giardino. Beh, non è proprio Beverly Hills ma comunque è stata una bella serata e a finale, approfittando dell'atmosfera "intrigante e complice" venutasi a creare, Enzino ha rimediato pure un paio di sole in canna. Io mi sono limitato ad ubriacarmi.
Con mezzi di fortuna un cameriere ha registrato il finale della performance ed il nostro commiato. Giudicate voi (il pezzo è disponibile sul profilo)

Sunday, February 11, 2007 

Current mood:  hopeful

Un sacco di ragazzi di 30 anni non ci sta: chiusi dentro una stanza magari quella di un amico che per caso si trova con la CASA temporaneamente LIBERA (dai genitori) in cui poter PARLARE SBALLARE RIDERE DISCUTERE E GIOCARE BERE CREARE e ancora RIDERE FARE L'AMORE COMPRENDERE SORPRENDERE STRIPPARE SCOPRIRE QUANTE COSE LI ACCOMUNINO: in una parola PARIARE. Oppure STARE SOLI.

Mia figlia ed i suoi amici in genere inneggiano ad una simile circostanza, che li faccia uscire dalla "cameretta" ed usufruire per un tempo il più lungo possibile  non solo del frigorifero e della TV ma anche dei divani dei letti dello stereo del salotto a tutto volume e, se il tipo in questione è un fratello facoltoso addirittura della macchina e del guardaroba di una casa liberata dalla presenza di papi e mami. Un periodo del genere, quando si protrae come un Ramadam ed è celebrato nei siti giusti viene definito PAKKIA. Durante una PAKKIA l'andirivieni di amici per casa è del tipo visita di condoglianze col morto in mezzo ai fiori, con l'unica differenza che tra visite funerale e tutto col morto in una giornata te la sbrighi. Due giornate se sono venuti amici e parenti da lontano. L'appartamento è occupato e vissuto fin negli angoli più recessi: c'è gente dappertutto, l'impressione è quella dei pellegrini alla Spianata delle Moschee. I genitori, come i sionisti devono starne lontani. Questo comunque il punto di vista dei teenagers. Ma queste considerazioni non sono per loro: sono ancora troppo giovani. Gli basta una bella pakkietta ogni tanto.

Alonzo29 si rivolge invece a quei ragazzi (chiamiamoli così) più o meno 30enni e che come molti a Napoli no che non ci stanno chiusi in quella stanza semplicemente perchè appunto una CL non sempre ce l'hanno. Non sono tanti quelli che hanno un babbo che come quello di DANIELE è un artista e condivide ed incoraggia le cose: in genere no, non per molti è così. La maggior parte dei 30enni o giù di lì, se vive a casa con la mamma (E CI VIVE) deve spesso accettare paragoni ricatti alzate di ciglia o di spalle derisioni il tutto condito con sugo di competizione dannato formaggio parmigiano di protezione però ti dà tanta sicurezza quella moderazione in uno Stato che garantisce non il salario ma un comodo servizio volontario sotto attacco ormai del panico più che dell'idiozia.

P. S. Traduco il pensiero di ENZINO: Se qualcuno davvero vuole venire a farmi visita ed ha intenzione di portare una amica ovvero è essa stessa una amica, è pregato di farsi precedere da una telefonata perche così lui sgombera. Per come la vede lui non è il caso che 2 sconosciuti di diverso sesso facciano una conoscenza gratuita (ha detto proprio così) in una casa. Per certe cose, a suo avviso esistono i locali pubblici. Naturalmente non ho avanzato obiezioni in merito conoscendo la indemolibilità di certe sue convinzioni, anche se per il momento credo si tratti di semplice timidezza. Non dimentichiamo l'essenza rurale, anzi rupestre del soggetto.

Mantenetevi e fatevi VIVI

Sunday, February 11, 2007 

Current mood:  hungry
Per soddisfare le richieste che sempre più numerose mi giungono da ogni luogo a chiedermi informazioni su Enzino "Artrite", chitarrista ed onanista ritmico di Alonzo29, e presumendo che questa curiosità sia dettata non tanto dalle doti musicali quanto dalla indubbia particolarità della visione del mondo posseduta dal soggetto, mi sembra opportuno dedicare a lui questo BLOG inaugurale del gruppo, con la promessa che in qualche caso eccezionale cederò al diretto interessato la parola, mantenendo in tal caso unicamente il compito di estensore del suo pensiero, inquantoche (tanto per dire la prima) Enzino è assolutamente illetterato - praticamente analfabeta - e incredibilmente a digiuno dal punto di vista tecnologico (telecomando e telefonino sono per lui indistinguibili).
Ciò nonostante egli non nutre il minimo dubbio sulle sue mostruose capacità musicali nè sulla esattezza delle sue intuizioni socio-politiche. Entrambedue le cose (dice proprio così) le ha ricevute e perfezionate nel luogo in cui trascorre la sua esistenza da quando aveva 5 anni, e cioè nel salone di barbiere che un suo cugino possiede in quel di Giugliano. Quando aveva 5 anni, il barbiere Capo era il mitico Zi' Vittorio, (deceduto qualche anno fa per intossicazione di cozze) suo cugino non era nemmeno ancora nato. Ma, essendo uno spirito contemplativo, più interessato ai racconti che al portafoglio dei clienti, a Enzino non venne mai per la testa di subentrare come Capobarbiere nè tantomeno di aprirsi un negozio tutto suo, sentendosi pienamente appagato della propria condizione si salariato con la gratifica di barbiere domiciliare scelto, che abbinata a quella di scapolo convinto in coabitazione con madre e non so quante sorelle gli permetteva:
1) di avere qualche soldo da parte
2) di suonare la chitarra
3) di avere sempre la testa a posto e la barba fatta
4) di non dover chiedere niente a nessuno
5) di non avere mai fretta.
Questi i 5 pilastri della sua esistenza, le colonne su cui si regge il tempio che Enzino ha costruito.
Su ciascuno di questi 5 punti, collegati nel suo sistema "filosofico" egli si sente in grado di sfidare chiunque, da ciascuno di essi si sente infallibilmente guidato e, (quello che più lo rende unico) non è disposto a fare nella pratica nessuno sconto.
(Provate a sottoporgli una questione che parta dalla messa in discussione di uno qualsiasi dei 5 PILASTRI e comprenderete cosa voglio dire.)
Sull'ammontare dei suoi risparmi non è dato comunque sapere. A volte io gli faccio ad alta voce i conti in tasca (non spende un cazzo per vitto alloggio barba capelli sciampo lavatura e stiratura, fuma solo erba che fa coltivare alla ignara madre insieme al granturco per i polli, non ha la macchina, (o meglio, la macchina ce  l'avrebbe pure, una  Lancia grigiometallizzata del 1970 ricordo del padre,  ma è conservata nel garage del suo villino come la Gioconda al Louvre, e viene adoperata solo in particolari circostanze, inoltre non sono conosciuti vizi dispendiosi ed il suo stile di vita, come il suo look, sono decisamente sobri) ma lui si schernisce e quindi l'argomento si chiude e passo addirvi qualcosa riguardo al punto 2 (la chitarra).
Come i risparmi, anche l'educazione allo strumento si è andata costruendo nel salone di barbiere. Si, esatto: ha imparato proprio su quella chitarra che ancora in qualche barberia rurale si può scorgere appesa ad un chiodo con un nastro cremisi. Zio Vittorio la suonava all'epoca, spesso in saporiti duetti con Federico, bidello di Giugliano pure lui, mandolinista. Conseguentemente le sequenze modali e le soluzioni digitative di certi suoi giri armonici sono proprie del classico stile "da barbiere", qualcosa di analogo allo stile da "piantatore di cotone" proprio di quei musicisti che si sono formati al blues del delta di N. Orleans. Ovviamente le orecchie del bimbo, partendo dal repertorio classico  e canzonettistico napoletano si sono poi formate con l'ascolto della musica commerciale.
Le sue preferenze per i cantanti maschi vanno per esempio a Little Tony piuttosto che a Lucio Battisti (definito troppo complicato) e per le femmine a Nada (una delle sue icone) piuttosto e a Mina (definita troppo sexy: in effetti quando Enzino canta un pezzo di Mina non riesce a fare a meno di produrre un effetto tipo femmeniello infoiato). Bene, se sui cantanti ammette opinabilità, egli si irrigidisce sui chitarristi: Hendrix fra i defunti, Elio100gr fra i viventi sono gli unici con i quali ama rapportarsi.
Per quanto riguarda barba e capelli c'è poco da dire: vi basti questo adagio: "Radersi è come vendere: se non lo fai tutti giorni diventi un barbone".
Sul non dover chiedere nulla a nessuno ho già fornito in un messaggio a Serio un tipico esempio sul come egli articoli questa sua regola ostinatamente, ritenendo così di poter dire sempre la sua.
E infine sul non avere mai fretta: è ciò che fa autodefinire Enzino politicamente moderato e  musicalmente moderate with a beat.(ma non sono sicuro se io e lui attribuiamo a queste definizioni lo stesso significato.
Adesso vi saluto, ma se volete sapere qualcosa in più su Enzino fatemelo sapere. La prossima volta vorrei dilungarmi sul soprannome "ARTRITE" e dare qualche cenno sull'onanismo di E.
P. S. In questo momento sono autorizzato a comunicare da parte di Enzino un saluto a Zulù, definito il più grande tenore insieme a Pavarotti (!?) tanto che Enzino si è cimentato in una composizione a lui dedicata. Nu poco e pacienza Zulù, staremo a vedere.
a presto (ma chi minkia è Kudos?)
Currently listening:
Pithecanthropus Erectus
By Charles Mingus
Release date: 25 October, 1990
Sunday, January 01, 2006 

Current mood:  curious
La mia insana passione per Moist Paula comincia a dare qualche frutto!
Qualche giorno fa ho scaricato dallo Space di Paula un pezzo di sax solo pensando di metterci un pò le mani. La prima manipolazione istantanea mi è sembrata efficace ed il risultato ascoltabile. Ho inviato il provino all'autrice del brano. La divina mi ha risposto rapidamente dicendo che il pezzo suonava bene (suggerendomi di migliorare la seconda parte). Poi (avute assicurazioni che il mio era solo un tributo al suo genio senza alcuno scopo di lucro) ha dato il suo OK alla pubblicazione della versione definitiva. La cosa più sorprendente in tutto ciò mi è sembrata la disponibilità di questa donna, la sua grande educazione e la sua apertura mentale. Sto parlando di un mostro sacro della scena musicale di NY. Di certo non rappresenta un fenomeno esplosivo come lo furono i Doors o come adesso gli A67. Questi  magari potrebbero essere costretti a rinunciare ad una amichevole richiesta di collaborazione per problemi di carattere promozionale.
Non mi conosce di persona, sta di casa a NY e non a via Cilea a 2 passi da me, e nonostante questo ha trovato la curiosità di vedere cosa avevo fatto col suo pezzo, dedicandomi almeno 15 minuti del suo tempo prezioso ad ascoltare le mie 3 versioni che le ho mandato e ad approvare con entusiasmo la rielaborazione definitiva, il tutto in tempi brevi. Mi avrebbe fatto altrettanto piacere se mi avesse detto di lasciar perdere e di dedicarmi alle slot machine.

Il risultato dell'incontro (purtroppo soltanto virtuale) di Alonzo con Moist Paula è stato caricato.
Sounds good!


Sunday, January 01, 2006 

Category: Life
In 2 anni di Maispeis ho raccolto qualche centinaio di "amici". Molti non significano nulla di speciale, ma alcuni di loro sono per me dei record assoluti. Oggi mi è venuto in mente di elencare quelli a me particolarmente cari. L'ordine in cui questi si susseguono in questa lista è assolutamente casuale (ben sapendo che il caso non è altro che il termine con cui gli umani usano definire la legge Causa/Effetto quando questa si attua in modi apparentemente inesplicabili).
Ecco a voi i miei Top-Amici!

1) Moist Paula / alias The Secretary. - Una dea. Dovete immaginare la compresenza di Anna Magnani, di Giacomo Puccini e della panettiera sexy di via Salvator Rosa in unico individuo per avere una pallida idea di questa donna straordinariamente evoluta. Vive a NYC e suona col suo gruppo (Moisturizers) praticamente ogni sera. Alonzo a NewYork non si perderebbe uno show dei suoi per niente al mondo. Sarei disposto ad ogni follia, ad ogni bassezza, ad ogni sacrificio: a tutto insomma, se Lei me lo chiedesse.  SINTETICAMENTE : divina

2) Gianni Solla. Il più grande scrittore non ancora morto. Hi hi. Lo so che si usa dire vivente ma così fa 3 battute contro 1 e inoltre come ogni persona autentica anche lui sa che " ... appartenimm' a mort' "  SINTETICAMENTE : sorprendente come uno specchio

3) Magagna. Un poeta sensibile col chiodo fisso di Dostojewsky e della pucchiacca. Sarebbe perfetto se certe volte non fosse troppo precipitoso. Mi ci confesso senza pudore ricevendone candore nazional popolare. SINTETICAMENTE : assolutamente da rispettare

4) Lega Leggera. Sicuramente animati da buone intenzioni: Profondono nei loro proclami sincera indignazione e coivolgente entusiasmo senza curarsi granché dell'ortografia. Scopritori involontari di forme lessicali nuove e sperimentatori convinti del significato alternativo di certe parole. SINTETICAMENTE : spassosi

5) Laura Capuano. Pittrice e digitatrice dialettale di prim'ordine. Il suo stile pittorico brutale è unico, dai contenuti provocatori. La sua presenza sul Myspace tormentata. Chi ha avuto modo di seguirla ne avrà compreso il percorso liberatorio e fuori dalle regole dello show business rispettabile. SINTETICAMENTE : sprecata

6) Elio100 gr. Sullo space non rende come dal vivo. Una persona leggera da quasi tutti i punti di vista. La sua corporatura smilza dipende da una energia vitale concentratasi quasi esclusivamente nelle orecchie e che ha bisogno unicamente delle dita per materializzarsi: il ciò a discapito della massa corporea e (secondo qualcuno) anche di quella cerebrale. Conoscendolo dal 1982 potrei aggiungere molto di più, ma questa non è una pagina nè di ricordi e tantomeno di pettegolezzi. SINTETICAMENTE : da manuale

6) Angelo Petrella. O' Petrellone è, dal punto di vista fisico, l'esatto contrario di Elio. Le dimensioni della sua testa, lo spessore dei suoi occhiali e la crudezza delle storie violente che pubblica lasciano supporre (nell'ordine) una massa cerebrale notevolmente sviluppata, una prolungata esposizione alla pagina scritta ed una tardiva iniziazione erotica. SINTETICAMENTE : un gran bel senso dell'umorismo.

7) LU. Questa misteriosa donna non proprio di primo pelo si diverte a spiazzare i giovincelli ambosex suoi fans per i quali è diventato un mito non meno che la Maria De Filippi. Probabilmente anche lei, come l'ideatrice di "AMICI", sublima così facendo quello che all'interno delle mura domestiche è un problema serio ed ingombrante non meno di Maurizio Costanzo.  SINTETICAMENTE: acida e passionale quanto basta

8) PICA selector. Mannaggia la marina! questo non ne vuole proprio sapere di farsi contattare dal vivo. Il suo slang è grande. La sue osservazioni fulminanti. SINTETICAMENTE : sanamente asociale

9) NUT Studio. Le foto che corredano il loro speis trasmettono un'atmosfera stranamente familiare, quasi un deja-vù. SINTETICAMENTE : li contatto solo per mandare saluti alla segretaria

10) Gino Vertaglio. Con un tour manager ed un fratello come lui, Alonzo29 sarebbe assai più intraprendente e meno incline ai capricci di disperazione. SINTETICAMENTE : 'nu frat'

11) Speranza Casillo. Una donna generosa e sinceramente impegnata nella ricerca di un nuovo mondo possibile. Ha una cotta professionale per Francesco di Bella, ma la capisco perchè Francesco è un bel cantante e una persona deliziosa. SINTETICAMENTE : 'na sora

12) Serio. Alterna senza alcun disagio le macchinette musicali a quelle del tabaccaio. Allo stesso modo passa dal senile al puerile. SINTETICAMENTE : occupato? 

13) Elle. Un angelo. Potrei anche non dire niente altro. Scrive in maniera superba ma secondo me disperde il suo potenziale in mille iniziative di supporto a persone che non hanno nemmeno un decimo del suo talento. Riceve centinaia di post affettuosi. La sua foto di bianco vestita - le mani poggiate sulle anche -  è una icona che ormai appartiene all'immaginario collettivo. E' evidente che almeno metà di quelli che le scrivono ne sono innamorati. D'altra parte credo che se L vivesse a Napoli e non a Roma anche io le starei dietro senza ritegno. Mi limito a sentirla telepaticamente.
SINTETICAMENTE :  Mahatma

14) FRANCESCA. Questa giovane mi è molto cara. Dice le cose senza fronzoli. Per un periodo è stata la mia confidente e mi ha ispirato qualche testo. Ci scambiavamo musica e foto. Ha assecondato senza problemi la mia mania per i piedi femminili. Eroticamente deve essere un vero tipaccio. Si lascia guidare dal cuore. Siciliana, vive a torino ed è come me juventina. Minchia, che le migliori sono tutte di fuori Napoli??!! SINTETICAMENTE : sentimentale


Arrivederci a tutti




Sunday, January 01, 2006 

Category: Art and Photography
Quello che segue è il testo dell'ultima song di Alonzo29.
Non se ne abbia a male nessuna fotografa. (soprattutto Speranza Casillo, alla quale il pezzo NON è assolutamente dedicato).

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L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA

Sei una VRENZOLA
Che niente sa fare
A parte scrivere SMS
Sopra al cellulare
Però pensi che anche tu
Potresti essere CREATIVA
Inventarti una tua attività ALTERNATIVA.   
Perciò questa è la prima cosa
Che ti passa per la mente
Cioè che puoi essere artista
Anche senza sapere far niente.
Ti basta la vista, il tuo ditino
Magari l'ultimo tipo di telefonino
E al primo stronzo che passa
Lo rendi immortale
Con uno scatto DIGITALE.

Ma che mania
Che assurda idiozia
Ma che mania
Che assurda idiozia
L'arte delle ZANTRAGLIE
E' la FOTOGRAFIA.
Ma che mania
Che assurda idiozia
Ma che mania
Che assurda idiozia
L'arte che piace a ogni donna incapace    
E'la FOTOGRAFIA
Faresti meglio ad allenarti
Nella pratica della SODOMIA.
Embè ... e già ...

No che non basta la vista
Per fare l'artista
Non serve a niente un modello
Se hai poco cervello
E' molto meglio se impari a cucinare
E a darla via.
Un tramonto, una faccia,
Un paesaggio selvaggio
Sono solo ricordi
Che non lasciano traccia.
E allora dai non perdere tempo
Con le tue foto banali
Che le foto dei fessi
Sono sempre tutte uguali
........................
Che le foto dei fessi
Sono tutte uguali.

Ma che mania
Che assurda idiozia
Ma che mania
Che assurda idiozia
L'arte più adatta per una COATTA
E'la FOTOGRAFIA.
Ma che mania
Che assurda idiozia
Ma che mania
Che assurda idiozia
L'arte che piace a una donna incapace
E'la FOTOGRAFIA
L'arte che piace a ogni donna incapace
E'la FOTOGRAFIA.
    (Embè ... certo)
Sunday, January 01, 2006 
Caro Blocco note,
oggi voglio dirti una cosa della massima importanza.
Spero di riuscire a dirtela tutta senza troppi svolazzi perchè si tratta di una di quelle cose che all'improvviso prendono forma nella mente in una sintesi perfetta e proprio per questo sono difficili da rendere a parole.

Questa volta si tratta dell'idea di rompere le consuetudini.
Quei meccanismi che ci fanno ripetere azioni e riproporre schemi che ci incatenano ad una vita che non è nostra e quindi non porta a nessun risultato reale.
Più le consuetudini di cui ci si libera sono diffuse fra gli umani tanto più sfavillanti e durature le qualità che in cambio si ricevono.
Si tratta di libertà, non di originalità da snob.

Gioca quando intorno a te quasi tutti lavorano.
Veglia mentre tutti dormono.
Medita o scrivi una lettera mentre tutti stanno per mettersi a tavola.
Mangia il meno possibile.
Rifletti sul senso della tua presenza in Terra mentre tutti intorno sciamano nello shopping di Natale.
Pulisci il gabinetto, sbrina il frigorifero e riordina il ripostiglio mentre fuori riecheggiano i botti di Capodanno.
Rallenta il ritmo del respiro mentre intorno a te si affanna la paura e la frenesia.


Queste pratiche danno risultati notevoli. Molto di più che correre per i viali la domenica mattina o riuscire a smettere di mettersi le dita nel naso o di fumare. Scongiureranno il rischio di fare di te un serial killer o un kamikaze o (nel caso
apparentemente migliore) uno zombie. Alternative non ce ne sono.

La mia scelta di andare a votare nelle elezioni politiche o al contrario di astenermi può avere conseguenze infinitamente meno importanti per me rispetto a quelle che scaturiscono dalla decisione di prendere o meno l'ombrello, prima di uscire.
Però quello che viene registrato è che in quella occasione io non sono andato a votare, non che mi sono portato appresso l'ombrello inutilmente, perchè poi le nuvole sono state soppiantate dal sole.
La vita reale è così, ma non molti lo sanno.
Quando la maggior parte dei componenti di un sistema fa la stessa cosa, più meno nello stesso periodo e con le stesse modalità ci si aspetta che il sistema funzioni bene.
In realtà questo sistema è un meccanismo magari controllato, ma non necessariamente funzionante nel migliore dei modi. Anzi: i componenti  che funzionano sono quelli che non rientrano nel meccanismo. Quelli che sono ignoti e ignorati dal sistema di controllo, che è esso stesso meccanico e senza senso.

Al tempo delle Crociate si raccontava che i feroci cavalieri Musulmani avessero l'usanza di immergere le spade incandescenti  nelle ferite dei nemici: i nemici di Cristo ritenevano che in questa orrenda maniera le armi acquistassero un magico potere che le rendeva invincibili. In effetti i cavalieri Cristiani dovettero riconoscere che effettivamente l'acciaio delle spade di Damasco era più duro di quello con cui erano fatte le loro armi. Perciò provarono a immergere le loro spade arroventate in acqua in cui erano pelli e sangue di pecora. Anche le loro spade acquistarono una maggiore durezza. La magia che pretendeva di trasferire alla lama la forza del nemico ucciso attraverso il sangue non era altro che il procedimento di nitrurazione, scoperto dalla metallurgia moderna solo diversi secoli dopo e consistente nel temprare l'acciaio con un brusco raffreddamento in presenza di azoto (di cui il sangue è particolarmente ricco). Il processo, tuttora applicato, ovviamente NON usa sangue come fonte primaria di azoto.
Ma i metodi irrazionali contenuti nei trattati e nelle credenze magiche arrivano molto spesso prima della tecnologia divulgata.

Adesso ti saluto: sono le 17,00: ho giusto il tempo per prepararmi una bella padellata di patate fritte e farmi la barba, che alle 18 in punto ho l'incontro di SCARABEO con cipollina79.