Status: Single
City: Provaglio d’Iseo
State: Brescia
Country: IT
Signup Date: 3/31/2007
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Wednesday, July 30, 2008
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Current mood:  good
di Alessia Cassani - L'isola che non c'era http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=103 Strampalato ed eccentrico, il secondo disco di Ettore Giuradei mischia folk, jazz e canzone d'autore per rivestire con freschezza e agilità dei testi che sembrano filastrocche nonsense («Non so neanche quando mangia il cane / non so nemmeno chi gliene darà / chi mai sarà / non che io e i cani siamo lontani / ma il cappottino non lo sopporto»), altre volte raggiungono livelli poetici notevoli (Guardami) o esprimono un disagio sentimentale e quasi esistenziale (Zingara). Comunque non sono mai banali, ma anzi dietro un'apparente ingenuità svelano una capacità di scrittura che stupisce. I versi del cantautore bresciano ci strappano sorrisi e ci comunicano pure l'assurdità della vita, di un mondo che ci ostiniamo a prendere su serio, a voler spiegare, ma che in fondo decifrabile non è (Stupito), infondendo alla fine un senso di straniamento aumentato dalla voce, quasi comica, ma da grande istrione.
I musicisti che lo accompagnano sono tutti giovani ma davvero bravissimi. Menzione speciale per il pianista, Marco Giuradei, il cui tocco dà una personalità e un ritmo particolari a tutto il disco. Con Pasolini (tratto dalla poesia "Vittoria" dello stesso autore friulano) si raggiunge uno dei picchi qualitativi dell'intero lavoro: Giuradei dimostra di sapersi confrontare con un classico della nostra letteratura e di sapere adattare il suo stile di canto "narrativo" alla prosasticità di un poeta che fa del racconto una delle sue cifre stilistiche. Ripulita da certe cadute nel demenziale (Culo sulla lavatrice) risalterebbe ancora di più la vena surreale del disco, sicuramente il punto di forza di questo autore maturo e convincente, che con la sua personalità marcata e il suo talento si è già ritagliato un posto riconoscibile nella nostra nuova canzone d'autore.
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Wednesday, July 30, 2008
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Current mood:  grateful
di Fabrizio Galassi - KATAWEB MUSICA http://canali.kataweb.it/musica/2008/07/22/ettore-giuradei-era-che-cosi/
Finalmente i giovani autori riescono a uscire dal luogo comune dei testi alla vecchia maniera, quelli che hanno decretato il successo di Guccini, DeGregori o Ciampi. La difficoltà di rinnovarsi e la facilità di seguire i grandi maestri ha appiattito il panorama cantautorale e solo in pochi sono riusciti a creare un proprio stile; c'è sempre troppa voglia di riempirsi la bocca con parole obsolete descrivendo azioni antiche e mestieri desueti, con il risultato di tagliare il traguardo artistico perennemente sempre fuori tempo massimo. Ogni tanto, di solito in qualche piccola città di provincia dove la noia assume contorni grotteschi, qualche musicista decide che è ora di rinnovare lo stile e di buttare nel cesso il baule impolverato della nonna. Stessa cosa dicasi per le etichette (sempre quelle piccole) che non aspettano altro che un demo li aiuti a uscire dalla depressione dell'omologazione: beh, Giuradei ha fatto prima fondando lui stesso la Mizar e auto spedendosi il demo godendo così ben due volte. Sta di fatto che "Era Che Così" è una boccata d'aria fresca soprattutto per gli amanti del cantautorato estremo, ma anche per i curiosi, per gli insofferenti, per gli annoiati, per tutti coloro che desiderano ascoltare una piccola evoluzione del genere più imbalsamato. Ettore Giuradei è indubbiamente uno degli autori più innovativi soprattutto nella costruzione dei testi, non siamo alla rivoluzione per carità, ma le sue canzoni ti inchiodano le orecchie, stai ad ascoltare perché vuoi sentire cose nuove, hai bisogno di respirare nuove frasi, storie e situazioni finalmente contemporanee. I suoi vocaboli sono i nostri, quelli che comunemente utilizziamo, ma riesce a renderli più brillanti costruendoci sopra delle storielline preziose ("Un Attimo Prima di Dormire"), a volte dure ("Prendimi Un Mazzolino di Fiori"), crude e normali ("Culo sulla Lavatrice"), ma anche poetiche ("Guardami") e storiche ("Pasolini"). In tutto questo Ettore sta lì con la voce svogliata in primo piano come se cantasse di mattina presto, un po' nasale e un po' di gola, ma senza sforzarsi troppo di andare a prendersi le note, fregandosene della dizione e delle dinamiche. Ma dentro "Era Che Così" c'è anche la musica, affidata alle dita dell'altro Giuradei, il pianista Marco che seppur di notevole talento anch'egli, non riesce ad attizzare come il fratello; il ricordo ci porta a un Paolo Conte amfetaminico (su tutte "Un Attimo Prima di Dormire"), armonicamente più aggiornato, meno pieno di sé e più buontempone. Nove ai testi, sette alla musica.
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Monday, July 21, 2008
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Current mood:  content
Di Antonio Berbero - Rokcerilla L'anno scorso ho visto Ettore Giuradei scendere assonnato da un furgone con una maglietta scucita di Neil Young, salire su un palco ed incantare una disattenta platea pomeridiana, che ha prima svegliato e poi rapito. Ettore con suo fratello Marco al piano: un folle cantautore e un pianista e arrangiatore virtuoso, quello che ci vuole perché la musica meno diretta e commerciale buchi davvero i cuori della gente. Lo spirito del live è restato anche in questo "Era che così", secondo disco di questo ventisettenne bresciano dopo l'ottimo "Panciastorie" del 2006, che ha ricevuto premi a non finire. Ettore scrive canzoni per comunicare la sua inquietudine e il suo disagio, ma trasmette tutt'altro: ci tocca fargli i complimenti perché non è mai pesante, anzi, una delizia per le orecchie. Le sue marcette scanzonate, tra la filastrocca e il miglior folck-ck, sono spesso intrise di goliardia, come "La Zingara" un amore tormentato e ricco di sesso, mentre "Culo sulla lavatrice" ha un che di fantozziano; "Stupito" sta a metà tra il Celentano di "Storia d'amore" e la musica popolare cubana. Ma, come il grande Faber faceva magistralmente, anche Giuradei riesce a passare dall'ironia a atmosfere struggenti, spesso giocando sul vuoto acustico e il pieno elettrico, come nella title track, in "Epilogo (Purificazione)" e nella stupenda "Guardami". E' davvero difficile trovare una nota stonata in un disco dagli arrangiamenti così scarni ma rigidamente ragionati. Ettore ci stupisce ancora.
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Wednesday, June 25, 2008
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Giuseppe Fabris - ROLLING STONE
Quando racconta le sue storie, Ettore Giuradei sembra quasi impassibile. Il suo strano accento, l'interpretazione distaccata, in realtà rappresentano solo il modo con cui il cantautore bresciano, giunto alla sua seocnda opera, riesce a far risaltare le vite che riporta in forma di parole e note. Con Era che così Giuradei dimostra come, utilizzando un genere msicale, il jazz folk, abbastanza abusato, si riesca a trovare una propria strada grazie alla forza delle storie: così, che si parli di amori, di estati insopportabili (Culo sulla lavatrice) o di una bellissima poesia di Pasolini, Ettore riesce a trovare sempre una sua visione stralunata, ma estremamente reale, di ciò che lo circonda.
Aurelio Pasini - FUORI DAL MUCCHIO
Avevamo parlato con toni appena meno che entusiastici dell'esordio di Ettore Giuradei, "Panciastorie": un disco maturo e pieno di buone canzoni, che attingevano dalla più classica tradizione cantautorale rileggendone le istanze all'insegna di una elettricità e una tensione tipicamente rock. In altre parole, la sensazione di trovarsi di fronte a una personalità di tutto rispetto era forte; ora, a un paio d'anni di distanza, "Era che così" ci dimostra di averci sentito giusto nella maniera più eclatante: raggiungendo cioè risultati altrettanto degni di nota partendo però da premesse quasi antitetiche. Staccata completamente la spina agli strumenti, Giuradei appoggia le sue composizioni su trame totalmente acustiche, in cui a farla da padrone è il pianoforte del fratello Marco, e allo stesso modo il rock è lasciato da parte in favore di uno spettro sonoro che ora comprende tanto la chanson d'Oltralpe quanto il tango, il Sud America quanto le ballate jazz. Un contesto rinnovato in cui anche la voce suona diversa, più leggera e in alcuni casi anche più ironica (tanto che in un paio di episodi vengono in mente i Mariposa) nel descrivere con uno sguardo divertito e insieme profondo piccole e grandi vicende quotidiane Un cambiamento sottolineato in maniera inequivocabile da una nuova versione di quello che era il brano più significativo del debutto, "Un attimo prima di dormire", che da ballata elettrica si trasforma in travolgente cavalcata completamente unplugged, e ben evidente anche nel resto del programma, con "La zingara" e l'intensa "Pasolini" a rappresentarne due dei vertici qualitativi ed emotivi. Fino a quando, nella conclusiva "Epilogo (purificazione)" riemerge il nervosismo del disco precedente, riletto però con gli occhi (e la strumentazione) di oggi. Una sintesi che lascia le porte aperte a mille possibilità; aspettiamo curiosi di vedere quali di esse il cantautore bresciano sceglierà di cogliere, certi comunque che i risultati saranno degni di nota.
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Monday, April 28, 2008
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Current mood:  happy
da Rockol.it
Ettore Giuradei è un artista bresciano nato nel mondo del teatro. Dopo gli ottimi riscontri ottenuti dal suo album d'esordio "Panciastorie", il cantautore ha rivoluzionato la formazione che lo accompagna nelle sue avventure musicali (ad eccezione del fratello Marco al piano) e si è messo al lavoro per il secondo capitolo discografico. "Era che così" contiene nove brani nei quali la canzone d'autore incontra il folk e il rock, miscelando elettricità ed acustico, poesia ed ironia, sulla scia di grandi artisti come Vinicio Capossela ed Enzo Jannacci.
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Sunday, April 13, 2008
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di Ciro Frattini Ettore Giuradei è un cantautore bresciano classe '81, co-fondatore dell'etichetta indipendente Mizar. "Era che così" è il suo secondo disco, successore di "Panciastorie", uscito a nome Ettore Giuradei & Malacompagine nel 2006, e vincitore del "Premio Nuova Canzone d'Autore" al M.E.I. Di quella formazione è rimasto solo il pianoforte del fratello Marco, che è anche lo strumento principe delle nuove canzoni. A Giuradei l'etichetta "cantautore" calza a pennello: tanto De André nei suoi brani, ma anche De Gregori e Capossela. Passato e presente che si mescolano con cucchiaiate di ironia e un velo di Balcani, fra buona e cattiva sorte. I giri di piano conducono la storia del bimbo morto di "Prendimi in un mazzo di fiorellini" e, assieme a tocchi di poesia, ne leniscono l'aria. Le note incerte sono i momenti più irruenti, che fanno il paio con quelli della intro, breve tensione a tinte noir (bene invece l' outro e il suo violino). La viniciana "Stupito" vince la lotta con il senso di deja-vù grazie a un gran testo ("Stupito, ti chiedo cosa non capisci, anzi pensi che quello che dico non è che lo dico perché voglio dirlo, ma perché devo parlar. E allora sto zitto, mi faccio da parte; e allora tu pensi che faccio un po' il figo, l'intellettuale: non voglio parlare perché non mi va") e al guizzo melodico dell'inciso. E' questo il maggiore talento di Giuradei: trovare le chiavi di volta di brani che, per quanto ben costruiti, altrimenti non sarebbero vincenti. E' il caso di "Un attimo prima di dormire" e di "Guardami" ("chissà se mi serve, chissà se si dà ad un sogno sporco, a qualcosa in più, ad una mano calda"). In linea di massima, il sestetto è affiatato ed esegue bene, si fa notare senza coprire; e guarda caso proprio la spoglia "Pasolini" (il cui testo è tratto da una poesia dello stesso Pier Paolo), per piano e voce, è fra i brani meno a fuoco dell'opera, assieme al divertissement "Culo sulla lavatrice". Talento certo e bella voce sgraziata, Ettore Giuradei si mostra ancora a metà. Convincente nei momenti in cui si immerge in storie sghembe e dal pathos sincero ("La zingara"), gli occorre solamente sviluppare, o affermare, maggiormente la sua personalità rispetto a quella dei nobili punti di riferimento. Ad ogni modo da tener d'occhio: e magari da andare a vedere, se passa dalle vostre.
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Sunday, April 13, 2008
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di Marco Villa
"Era che così / tra la pioggia e Nick Cave / mi veniva d'invitarvi / ad un banchetto di vino e carne / di violenza e silenzi" Banchetto breve e ricco quello di Ettore Giuradei. Poco più di mezzora, ma nulla che manchi o che sia fuori posto: un lavoro vario e compatto, eterogeneo e coeso. Dopo un primo disco più che buono ma a tratti monocorde, Giuradei trova la giusta esposizione per le proprie istantanee. Le parole giocano istintive tra amori osservati dall'obliquo dell'ironia, metafore fiabesco-ecologiste e sortite criptiche. Sono però le musiche a segnare il salto di qualità. Lasciate da parte le chitarre elettriche che caratterizzavano l'esordio, ci si trova di fronte ad una chiara scelta acustica. E non si tratta di un banale ripiegamento sul classico schema cantautorale, ma di un rilancio non da poco. Ancor più che nella prova precedente, le musiche non si limitano ad essere un rassegnato accompagnamento, ma dialogano con la voce e la incanalano lungo deviazioni all'apparenza schizoidi o fortuite. All'apparenza, perché in realtà tutto è controllato e guidato dal pianoforte di Marco Giuradei, autore di ottimi arrangiamenti che permettono al disco di passare con naturalezza invidiabile dal surreale afoso di "Culo sulla lavatrice" alle parole pesanti di "Pasolini". O di svariare come nulla fosse fra la sospensione cazzona di "Stupito" e la fisicità passionale della "Zingara". I riferimenti ci sono e non vengono nascosti: Capossela e Conte, con il secondo in netto avanzamento. La forza di questa mezzora, però, sta nella capacità dei due Giuradei di amalgamarli in un immaginario personale che si delinea sempre più. Un percorso simile a quello di Stefano Vergani, ma con la forza di una prospettiva teatrale che fornisce un puntello d'ulteriore originalità. Ancora cantautorato? Sì, ancora cantautorato. Ma un cantautorato che sbraca, piange, sanguina, emoziona. "E torniamo a vestirci da diavoli / Sotto natale / Ci sarà tempo per purificare". (14-04-2008)
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Sunday, January 01, 2006
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Current mood:  working
ROCKIT - Marcio Villa Un nuovo album pronto e un lungo tour in tutta Italia partito in questi giorni. Un buon momento per una chiacchierata con Ettore Giuradei e suo fratello Marco. L’intervista di Marco Villa.
Una breve presentazione…
Ettore: Abbiamo iniziato fondamentalmente tre anni fa, anche se è da un po’ che scrivo canzoni. Ho iniziato a fare qualche uscita prima con un chitarrista e poi con mio fratello Marco, che all’inizio suonava solo la batteria e il pianoforte. Poi si sono uniti altri due musicisti e si è deciso di chiamare Malacompagine questa formazione di strumentisti, con cui abbiamo prodotto il primo disco, "Panciastorie", uscito due anni fa. Ora i Malacompagine non ci sono più e insieme a Marco abbiamo costruito un gruppo per la produzione del disco nuovo, che uscirà tra poco, a Marzo. È una coproduzione tra Mizar e Novunque. Siamo molto soddisfatti di come è venuto.
Riferimenti: Jannacci, Conte, De Gregori, Capossela. Possono andare bene? E: Di sicuro tutti questi. L’unico particolare che cerco di far venire fuori per distinguermi da tutti quei cantautori è una ricerca di energia, provare a essere meno intellettuale, meno cantautore rispetto a come è sempre stato inteso il cantautore e far venire fuori di più l’anima "rockettara", tra virgolette. Qualcosa che, pur non facendo rock, esprima un’energia diversa, più attiva, cattivella: poi dal concerto non viene certo fuori il cattivo, ma almeno provo a trasmettere l’ansia di dire "cazzo, ci sono! …vita…energia!". Se tu prendi alcune canzoni di "Panciastorie" e togli le elettriche o la batteria, forse risultano troppo romantiche o sdolcinate, mentre se a un certo punto entra il distorto o una batteria molto presente, si usa l’aspetto strumentale per dare risalto al versante più angoscioso della canzone e del perché è nata la canzone.
Cito il libretto del primo disco: "Panciastorie è il tentativo di creare una canzone d’autore che non si appoggi solo malinconicamente sulle parole ma che trovi nell’arrangiamento lo sfogo della sua motivazione più viscerale". E: Per assurdo però il disco nuovo è molto più cantautorale nel senso classico del termine: chitarra acustica, contrabbasso, piano e non c’è assolutamente la chitarra distorta. Però in un paio di canzoni la batteria è molto importante: ad esempio, in "Prendimi in un mazzo di fiorellini", quando si alza di tonalità facciamo entrare la batteria in modo davvero violento. Fino a quel momento abbiamo usato solo chitarra e voce, raccontando questa storiella su un valzerino: a un certo punto però ci sono dieci secondi di violenza pura prima di tornare al valzerino. Abbiamo preso una strada decisamente più acustica, ma senza perdere l’aspetto viscerale delle canzoni. Per quanto riguarda i testi, sono sempre improntati sulle mie esperienze personali, quindi fondamentalmente amore - spesso malinconico - piacere e qualche incazzatura. In più, a differenza del primo disco, ho usato un testo non mio, prendendo una parte di una poesia di Pasolini che ho musicato per uno spettacolo teatrale.
Nei testi si trovano una poetica e un immaginario ben delineati. Tuttavia se si fa cantautorato non ci si può esimere dal confrontarsi con la possibilità di fare canzoni politiche… E: Abbiamo visto insieme il concerto di Daniele Sepe e alla fine del concerto ha fatto parlare per venti minuti un fisarmonicista molto attivo a livello di canti popolari e canti di lotta. Secondo me, però, è molto più politico quando suona rispetto a quando fa parlare una persona del genere. Credo molto in una lotta politica mentre scrivo una canzone e mentre la canto, però non penso che sia nel messaggio meramente politico che ti do, ma nella sensazione che ti lascio. Se tu vieni via da un mio concerto triste o contento e hai voglia di ascoltare il mio disco, beh, forse è molto più politico questo che dirti di votare di qua o di là, viva la guerra e abbasso la pace. O forse è il contrario.
Parlare di scene musicali è sempre un discorso sterile, che non arriva a nulla: tuttavia per l’indie si fa, per il cantautorato invece no. Però, come diceva Dente in una chiacchierata di qualche mese fa, trent’anni fa questa scena esisteva ed era forte tanto a Milano, quanto a Roma. Per te è plausibile ricreare una volontà di incontro oppure lo spirito del tempo è "ognuno per i cazzi suoi"? E: Io ti posso parlare della nostra esperienza. Ad esempio, conosciamo molto bene e apprezziamo Giuliano Dottori e cerchiamo di organizzarci le date vicenda. Ma anche con i Mariposa c’è una consapevolezza del fatto che stiamo facendo cose interessanti: a livello puramente pratico non si fa molto, ma c’è una condivisione di idee che magari alla fine si concretizza in una chiacchierata ogni tanto. È una stupidata, però c’è un’idea di condividere minimamente quella che può essere la futura scena cantautorale. Sicuramente ho trovato più appoggio in una realtà come Cisco Bellotti, che ci ha visti un anno fa a Milano alla Scighera e ogni tanto ci fa suonare di spalla . Il fatto che uno che ha già un nome "si abbassi", tra virgolette, a farsi promotore di una nuova voce cantautorale è senza dubbio un atteggiamento solidale, che effettivamente nella scena indie non è così facile trovare. Mi sembra poi che stia venendo fuori un bisogno anche da parte del pubblico di ascoltare qualcosa di nuovo a livello cantautorale. Il cantautore affermato più giovane che c’è in Italia è Capossela, che comunque ha quarant’anni: non c’è un cantautore sotto i trenta che abbia un tiro popolare. Anche gli stessi Gazzè e Silvestri hanno ormai quarant’anni e da quindici suonano ad un certo livello.
Chi indicheresti come possibili "cantautori di domani"? E: Secondo me ci sono alcuni nomi interessanti, però effettivamente, a livello di gusto personale, se devo consigliarti un cantautore oggi ti consiglio Ettore Giuradei (risate, NdA). Siamo convinti di portare avanti una cosa che ci piace molto ed effettivamente fai fatica a trovare un concerto che ti prenda veramente. Ho visto Larry Yes, un tipo americano che è venuto a suonare a Brescia: una bomba, bravissimo. Però se mi vieni a chiedere un concerto di un cantautore che mi sia piaciuto tantissimo, cazzo, alla fine preferisco pubblicizzare quello che facciamo noi. Mi piacciono molto le mie canzoni, magari negli altri apprezzo la qualità, il loro modo di fare canzoni, ma non mi sento di dire "cazzo, sono più bravi di me". Ma è esclusivamente un gusto personale. Giuliano Dottori mi piace molto live, Veronica Marchi ha fatto un concerto bellissimo in una rassegna che organizziamo a Provaglio (BS), i Mariposa sono ad un livello incredibile e hanno già un po’ di storia alle spalle. Però giovani giovani…
Sempre intorno a Brescia si muove Jet Set Roger. Il suo è un esperimento molto evidente di tentativo di fondere canzone d’autore e pop: sei interessato a percorsi di questo tipo? E: A me lui piace, soprattutto il live, perché ha un’anima molto rock. È una ricerca che mi interessa e io sono convinto che alcune mie canzoni siano abbastanza pop. Il sano del pop, l’essere popolare, è molto interessante perché alla fine ti dà la possibilità di parlare a tutti. Il fatto che la tua canzone sia molto immediata, magari a differenza di molti prodotti di emergenti del mercato indie, è un punto a tuo favore e nel nostro caso ci sono canzoni piuttosto pop e sono soddisfatto di questa cosa. Mi piace. M: Le canzoni sono belle quando sono semplici. Nel mondo indie oggi è difficile trovare una canzone che sia bella fatta chitarra e voce; per me le canzoni di Ettore sono belle da semplici, già da quando me le fa sentire per la prima volta. Per me le sue canzoni sono molto pop: non dobbiamo dimenticarci che quando si fa una canzone, la si fa per la gente, perché racconti cose che vivi in comune con le altre persone. "Il poeta presuntuoso", che sarebbe potuto essere il singolo del primo album, se ne avessimo fatto uno, è una canzone d’impatto che riesce molto bene anche solo fatta con una chitarra.
All’opposto della ricerca della canzone pop, c’è una linea che guarda alle strutture della canzone popolare. E: Non bisognerebbe guardare solo alla canzone popolare. È la canzone italiana in sé ad essere molto interessante: Battisti, Lucio Dalla… personaggi che hanno scritto canzoni bellissime. Il nostro nuovo chitarrista è appassionato di Celentano: alcune sue canzoni per me sono orribili, ma altre richiamano una tradizione italiana che non è quella popolare a livello strumentale, ma è più quello che arriva da Modugno... ed è sia pop sia tradizione italiana, che non trovi fuori dall’Italia. M: Per dire, "L’albero di trenta piani" di Celentano racconta una storia e racconta vita sociale. È di questo che parlano le sue canzoni: sono racconti di vita sociale. Ed è questo che bisogna fare, senza essere troppo complicati. Nell’indie, oggi più che mai, c’è questo rischio di andare oltre con i testi e con la musica. Anche la musica deve essere semplice: ormai è inutile andare a cercare accordi e giri armonici complicati, perché sono incomprensibili ed insensati. Tanto vale recuperare giri armonici già sentiti, perché tutto ormai è sentito. È il testo che fa la differenza, è il testo che deve raccontare qualcosa di vissuto che interessi alla gente. Il riscontro bello, che facciamo soprattutto in duo, è che la gente riesce a stare attenta al testo: sono racconti sinceri di cose che hai vissuto…e piacciono perché chi ascolta si sente partecipe di quello che racconti.
MUSICBOOM - Luca Barachetti Avere cinquant’anni Per il suo secondo lavoro Ettore Giuradei lascia a casa la Malacompagine che lo aveva affiancato nell’esordio di "Panciastorie" e lavora di lima su scrittura e arrangiamenti, entrambi ristretti in un regime di (quasi) magra a cui è concesso espandersi solo quando serve. Il risultato però non è una raccolta di canzoni ridotte all’osso e con poca capacità espressiva, ma nove brani che bilanciano perfettamente le dinamiche tra parole e musica presentando una poetica ben definitiva e da subito riconoscibile. Giuradei ha talento e inventiva, si appella a nomi importanti del cantautorato dentro e fuori l’Italia e ne ruba l’essenza, manipolandola secondo il suo immaginario di autore dalla vena surreale e ironicamente maledetta, nella quale teatro, cabaret e letteratura scompaginante si amalgamano alla meglio. Il pianoforte viene lasciato al centro della scena e detta melodie spesso caracollanti, chitarre e violini concedono apparizioni folk-rock improvvise e decisive come nella bella title-track, breve marcetta pianistica sui cui esplodono sfuriate Bad Seeds – mentre Nick Cave è direttamente citato nel testo. Ma i riferimenti sono anche altri: i Mariposa e il loro spirito surreale in Prendimi in un mazzo di fiorellini; Leo Ferrè nella conturbante ascesi folk-maudit de La zingara; un Paolo Conte dal bpm alcolico in Un attimo prima di dormire – che dell’Avvocato prende anche la rara capacità di mettere in fila le parole più semplici nel modo più poetico possibile: «Scelto per caso / forse per me / per non pensare, / come si fa / forse per fare, / quel passo avanti / che fanno in tanti» – e poi ancora il Capossela-Jannacci di Stupito, il quadretto casalingo alla Califano post lettura Bukowski di Culo sulla lavatrice e l’epica degregoriana della stupenda Pasolini, dove un testo del poeta friulano tratto da "Poesie in forma di rosa" viene appoggiato su un cinemascope pianistico alla Einaudi. Tra tutte le tracce il brano più inaspettato, conferma delle capacità di un ventisettenne che scrive già con l’esperienza di un uomo di cinquanta. Ma con davanti ventitre anni per crescere ancora.
SENTIREASCOLTARE - Teresa Greco
Cantastorie in chiave musical teatrale, surreale ed onirico: al secondo disco, il bresciano Ettore Giuradei continua a dar vita al suo universo, già codificato nel precedente Panciastorie (Mizar records, 2006) nel quale si manifesta tutto il suo immaginario istintivo e straripante. Tra filastrocche umorali, echi del migliore Vinicio Capossela intrecciato alla verve espressivo/declamatoria di un Paolo Rossi, inflessioni Paolo Conte, ma anche il maledettismo Nick Cave, l’incontenibile Giuradei, coadiuvato dal fratello Marco agli arrangiamenti, procede attraverso ballad al piano, nelle quale rock, folk e songwriting si fondono con le liriche apparentemente paradossali, riflessioni sui generis sulla realtà. Situazioni a volte lasciate in sospeso ("è difficile capire l’incertezza delle cose/ la verità che passa in ogni calice"), amarezze e paradossi. Tra i momenti migliori: la ripresa di una poesia pasoliniana (Vittoria) musicata nell’intensa Pasolini, il valzer rumorista waitsiano/caposseliano della title track, il folk puntellato dal violino di Zingara, gli echi alla Conte di Stupito. Una bella conferma.
(7.0/10)
IL MASCALZONE.IT
Ettore Giuradei presenta "Era che così"
L’associazione socio-culturale Radici Migranti, grazie alla collaborazione di Luca D, art director del GEKO food&music, con il sostegno dell’assessorato alla cultura della città di San Benedetto del Tronto, propone il concerto del giovane cantautore bresciano Ettore Giuradei, considerato da critica e pubblico un’interessante rivelazione nella scena musicale italiana. L’appuntamento è fissato per giovedì 28 febbraio all’ Auditorium della Biblioteca Comunale a partire dalle 21:30 con ingresso libero a tutti. L’occasione prende spunto dall’uscita del suo nuovo album ERA CHE COSI’ prevista per l’inizio di marzo 2008, con l’etichetta Mizar Records/Novunque e distribuito da Self. Infatti il gruppo presenterà il nuovo lavoro in studio deliziandoci con un live seducente e partecipato. Un viaggio onirico tra dolci ballate, rumori violenti, fiabe cantate, luci giocate in cui emerge un linguaggio teatral-musicale continuamente spiazzante. Ettore, impegnato alla mimica e alla chitarra senza una corda, imbastisce la messinscena: i pezzi, spogliati dei corposi arrangiamenti "di pancia" dell’album, sono giocosi e bislacchi come filastrocche un po’ sboccate spuntate da chissà dove. Giuradei non è solo vino, cantine, donne, sbronze ma anche fiorellini, stelle, mucche, culi sudati sulla lavatrice per intenderci. Eccolo dare un bacio al bambino, fare le boccacce a chi lo riprende, correre incontro urlando, salutare chi viene e chi va, celebrare l’ottantatreesimo compleanno di suo nonno, staccare le luci della corrente per ammantarsi di oscurità e nell’oblio ricevere l’applauso, risorgere per gli acclamati bis. Un grande talento a metà strada tra lo "sbraco" di Paolo Rossi, la gigioneria di Capossela e l’imbarazzo di un talentuoso ma timido commediante al primo provino. Ettore Giuradei e’ un songwriter moderno e la band è composta da cinque elementi. Ettore Giuradei (voce e chitarra) Marco Giuradei (tastiera) Danilo Diprizio (chitarra) Domenico D’Amato (contrabbasso) Giuseppe Mondini (batteria) Alle spalle un album che non ha lasciato indifferenti: una nuova alchimia di folk, rock e canzone d’autore, capace di evocare un’atmosfera fuori dal tempo. Intrecci di parole a creare situazioni sospese, intime ma sempre legate ad una realtà che non viene mai tralasciata. Racconti che si snodano attraverso abbandoni e ripartente, in un caleidoscopio di emozioni che non può che coinvolgere e trascinare. Un concerto insieme vicino e distante, sanguigno e raffinato, in cui Ettore Giuradei mette il proprio istrionismo al servizio dell’accompagnamento, minimale eppure pieno ed avvolgente, di Marco Giuradei.
VALLESABBIANEWS.IT - Alfredo Cadenelli
Un pubblico foltissimo, assiepato fin sul loggione del Teatro Centro Lucia di Botticino, ha calorosamente applaudito la presentazione del nuovo lavoro di Ettore Giuradei, certamente uno dei più interessanti e seguiti cantautori della nuova scena bresciana. L’istrionico Ettore, classe 1981 e originario di Provaglio d’Iseo, ha infatti inaugurato a Botticino la tournée con cui porterà in giro un po’ per tutta la Penisola, da Reggio Calabria a Bolzano, i brani che compongono il suo secondo lavoro, l’album "Era che così" (Mizar Records). Ad affiancarlo una band decisamente "calzante": oltre a Ettore alla voce e chitarra acustica e il fratello Marco alle tastiere, suo fido collaboratore da lungo tempo e autore di parte delle musiche e degli arrangiamenti, lo accompagnano un estroso Danilo Di Prizio, in veste di chitarrista solista (anche se nella vita spazia dall’arte poetica alla pittura; www.diprizioarte.com il suo sito personale), e un’ottima sezione ritmica, che sa colorare i pezzi con tocchi precisi e mai banali. La compongono Bruno Bonarrigo, che se la cava egregiamente con le quattro corde di contrabbasso e basso elettrico, e uno strepitoso Beppe Mondini alla batteria (molti lo ricorderanno per la militanza nei bresciani Les Petits Enfants Terriblez, di cui Mizar record ha recentemente pubblicato l’album d’esordio). Il variegato quintetto (coadiuvato dal mitico Aldino Bonanno al mixer) riesce ad accattivarsi l’uditorio, anche grazie ai pochi gesti e ai discorsi smozzicati di Ettore tra un pezzo e l’altro. Le melodie viaggiano sospese fra una ricerca nella bagaglio della tradizione musicale non solo italiana (risuonano echi di blues, tango e certa musica strumentale genericamente classificabile come etno-folk) e volontà di superamento di modelli e soluzioni "già sentite" ; Yann Tiersen o Dirty Three, tanto per scomodare illustri predecessori, sono luminosi esempi di musicisti che hanno imboccato già da qualche tempo la strada della ricerca e della sperimentazione sonora, elementi ancora germinali negli arrangiamenti tutto sommato "classici" dei brani del cantautore bresciano. Poi ci sono i testi che, per stessa ammissione di Ettore, risultano volutamente criptici e surreali, quasi l’autore stesso volesse prendere le distanze, con gli strumenti della metafora e della trasfigurazione immaginifica, da situazioni non sempre piacevoli vissute in prima persona. Senza addentrarmi in criptiche e francamente inutili parafrasi delle liriche dei brani proposti, ne cito due brevi passaggi, che ritengo abbastanza rappresentativi della poetica e della cifra stilistica del loro autore: "Stupito ti spiego cos’è/non capisci/anzi pensi/che quello che dico/non è che lo dico/perché voglio dirlo/me perché devo parlar" (Stupito), "Guardami guardami, non dirmi non sto ascoltando/me ne vado un attimo tanto rimango/guardami guardami/perché quegl’occhi intermittenti?" (Guardami). Menzione d’onore per la citazione esplicita di Pier Paolo Pasolini nel brano omonimo; coincidenza, suppongo, la riproposizione di "Cosa sono le nuvole", brano co-firmato da Domenico Modugno e dallo stesso Pasolini, inclusa nell’lp "14-19", ultimo lavoro di un altro eccelso "song writer" (forse lui preferirebbe "chanteur"…) cresciuto sulle rive di un lago bresciano (il Garda, in questo caso): Paolo Benvegnù. Completa l’opera la rilettura in chiave elettro-acustica di pezzi tratti dall’esordio discografico di Ettore, l’album "Panciastorie", realizzato insieme al fratello Marco e all’ensemble noise dei "Malacompagine", e un banchetto conclusivo in perfetto "stile Giuradei", con pane, salame un una botticella di vino rosso a troneggiare nel caveau del teatro. Dal breve scambio di battute con Ettore possiamo percepire la soddisfazione per l’ottima riuscita di una "prima" decisamente importante, ma anche il desiderio di continuare a crescere artisticamente e l’incognita certamente allettante di provare a proporsi anche oltre i confini della propria terra natia. In conclusione, augurargli buona fortuna e consigliarvi di seguirlo con attenzione è il minimo che si possa fare. Per avere ulteriore informazioni su Ettore consultate il sito internet www.ettoregiuradei.it da cui è possibile reindirizzarsi verso la pagina myspace ed ascoltare alcuni brani dal suo nuovo lavoro.
IMMAGINARIOCOLLETTIVO.IT
Ettore Giuradei nasce il 30 marzo 1981 a Brescia. Nel 1998 inizia a scrivere canzoni. Dal 2001 lavora come attore per la compagnia Teatro Distratto con la quale mette in scena diversi spettacoli di Teatro Comico. Nel 2004 inizia a lavorare, con il fratello Marco Giuradei e l’amico Gabriele Zamboni, sugli arrangiamenti delle canzoni che finiranno nel primo disco Panciastorie. Nel 2005 entrano nel gruppo, che prende il nome di Malacompagine, anche il bassista Luigi Picotti e il batterista Marco Andrello. Nel mese di marzo dello stesso anno, dopo un concerto al Teatro dell’Acqua di Gargnano (BS) organizzato con Fabio Gandossi e dal Lari, incontra Davide Danesi con il quale decide di fondare la Mizar Records. A luglio incide il primo disco Panciastorie allo studio Sottoilmare di Valeggio sul Mincio (VR) dove incontra Luca Tacconi con il quale inizia una collaborazione che dura tutt’oggi. Nel 2006 esce Panciastorie, per Mizar Records/Audioglobe, che vince nello stesso anno il Premio Nuova Canzone d’Autore al M.E.I. di Faenza e arriva in finale al Premio Fuori dal Mucchio 2006 e al Premio De Andre’ 2006. Durante l’estate inizia a collaborare con il contrabbassista Domenico D’Amato e con il fonico Aldo Bonanno. A fine 2006 lascia i Malacompagine, tranne Marco Giuradei con il quale si lancia nell’Acustico Panciastorie Tour, 10 date in 15 giorni tra Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Prima di partire incontra Danilo Di Prizio chitarrista, pittore e poeta e ritira il Premio Imperdibili di Bielle a Milano dove ha la fortuna di conoscere Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, con il quale inizia uno scambio artistico-culinario molto interessante. Al ritorno dal tour inizia a ragionare con il fratello Marco sugli arrangiamenti delle nuove canzoni che vedranno la luce grazie anche alla collaborazione di Domenico D’Amato, Danilo Di Prizio e il batterista dei Les Petits Enfants Terriblez Giuseppe Mondini. Con la nuova band partecipa a Sanremo Off e vince il Premio 25 Aprile a Latina con il brano La Zingara. A settembre debutta con lo spettacolo comico/surreale CabaretGodot pensato e costruito insieme a Michele Beltrami con la partecipazione musicale di Marco Giuradei. Dopo un anno di concerti e 7 mesi di prove ad ottobre 2007 inizia le registrazioni del secondo album Era che così per Mizar Records/Novunque distribuzione Self allo studio Sottoilmare di Valeggio sul Mincio (VR).
STEREO7.IT - Ernesto Razzano
Un altro doppio live al Morgana Venerdi 29 tocca al talentuoso cantautore bresciano Ettore Giuradei
Arriva da Brescia Ettore Giuradei uno dei cantautori emergenti sicuramente tra i più interessanti di questi ultimi anni, il suo primo lavoro "Panciastorie" è piaciuto moltissimo a critica e pubblico, inizia proprio in questi giorni la tournè che accompagna il nuovo album "Era che così". Le sonorità cantautorali che spaziano tra i riferimenti classici da De Andrè a Conte, si avvalgono di un approccio rock che anima impennate ritmiche sostenute da testi che raccontano storie, le sue, che possiamo, forse sentire anche un po’ nostre. Nella sua proposta un’originale alchimia di folk, rock e canzone d’autore, capace di evocare un’atmosfera fuori dal tempo. Intrecci di parole a creare situazioni sospese, intime ma sempre legate ad una realtà che non viene mai tralasciata. Racconti che si snodano attraverso abbandoni e ripartenze, in un caleidoscopio di emozioni che non può che coinvolgere e trascinare. E’ lui stesso a dirci qualcosa in più…
Vado un po’ controcorrente rispetto alle varie recensioni lette su di te. C’è molto rock nel tuo approccio, intendo l’approccio, l’anima, inteso alla maniera di Adius di Piero Ciampi, certo poi siamo nell’ambito della canzone d’autore, ma vorrei sottolineare questa vena forse un po’ sottovalutata dalla critica, tu che ne pensi? Mi fa piacere che tu abbia colto il mio approccio viscerale, penso sia una componente fondamentale del mio vivere la canzone, soprattutto in concerto. Da "Panciastorie", tuo primo lavoro, al prossimo "Era che così", che cosa è cambiato a livello di suoni e composizione? È cambiato molto. Con mio fratello Marco, che m’accompagna al pianoforte, abbiamo deciso di prendere una strada decisamente più acustica, quindi contrabbasso, chitarra acustica e batteria, senza comunque tralasciare l’aspetto "rock" di cui parlavamo prima. Per quanto riguarda i testi, sono sempre improntati sulle mie esperienze personali, quindi fondamentalmente amore, spesso malinconico, piacere e qualche incazzatura. In più, a differenza del primo disco, ho usato un testo non mio, prendendo una parte di una poesia di Pasolini che ho musicato per uno spettacolo teatrale. La scena della musica indipendente è immediatamente associata a sonorità più elettriche, i cantautori fanno più fatica secondo te a trovare spazi adeguati? Sono "condannati" ad emergere subito per realizzare al meglio i loro progetti? Secondo me la difficoltà più grossa è riuscire a far capire alla gente che anche il cantautore, soprattutto oggi, ti può portare un concerto, che come potenza e energia a volte sorpassa alla grande alcuni concerti che sulla carta dovrebbero essere più "rock". Se tu vai a vedere Giuliano Dottori in trio, Stefano Vergani con l’Orchestrina Pontiroli, Veronica Marchi e tanti altri capisci quello che voglio dire. Rimaniamo nel panorama indipendente, quali sono i progetti musicali secondo te più interessanti? E quali invece i tuoi riferimenti musicali in generale? Quelli che ho citato sopra e, scusa la presunzione, però penso che il mio ultimo lavoro e il concerto che vedrete al Morgana siano cose molto interessanti. Per quanto riguarda i riferimenti in generale, sicuramente De Andrè, Capossela, Conte ma anche Nick Cave, Bob Dylan. Ti dirò quest’anno ho ascoltato molto Lucio Dalla e ho un debole per i concerti di Vasco Rossi. La dimensione live per te nei prossimi mesi sarà centrale visti le tante date che avrai, con quali compagni di viaggio l’affronti e che tipo di spettacolo portate in giro? Lo spettacolo è stato preparato con cura e spero possa piacere a più gente possibile. I miei compagni di viaggio, ad oggi, insostituibili sono mio fratello Marco Giuradei al pianoforte, Danilo Di Prizio alla chitarra, Beppe Mondini alla batteria e Bruno Bonarrigo al Contrabbasso, con noi ci sarà anche Aldo Bonanno nostro fonico. E a al Morgana che serata dobbiamo aspettarci, il posto è davvero molto piccolo……. Sono convinto che sarà un gran concerto, nel caso contrario preparate un po’ di insulti e qualche verdura non troppo fresca…
LAGODISEO.IT - Claudio Andrizzi
Giuradei: «Adesso parlo soprattutto d’amore» - Anteprima sabato 23 al Centro Lucia di Botticino. Sciolti i Malacompagine, adesso lavora col fratello. IL CANTAUTORE BRESCIANO AL SUO SECONDO ALBUM, «ERA CHE COSÌ», IN USCITA IL 29 FEBBRAIO
Con il suo primo disco è riuscito ad imporsi come una delle presenze più interessanti nel panorama nazionale della nuova canzone d’autore. Ed ora, a due anni di distanza, Ettore Giuradei è pronto per tornare in scena con il secondo capitolo della sua avventura musicale: il nuovo album del cantautore bresciano, intitolato «Era che così», sarà disponibile in tutta Italia a partire dal 29 febbraio, e verrà presentato in anteprima la sera di sabato 23 febbraio al teatro Centro Lucia di Botticino. Il lavoro, distribuito a livello nazionale dalla Self, uscirà anche questa volta per Mizar, la label bresciana che nel 2006 debuttò sul mercato proprio con «Panciastorie», il primo album accreditato a Ettore Giuradei e Malacompagine. Cos’è cambiato da allora? «Innanzitutto è cambiato tutto il gruppo - racconta Ettore -. I Malacompagine non ci sono più, è rimasto solo mio fratello Marco, che su questo nuovo disco ha cominciato a collaborare in modo più intenso, scrivendo anche la musica di una delle nuove canzoni, e ricoprendo un ruolo fondamentale per la parte relativa agli arrangiamenti. Con lui abbiamo costituito un nuovo gruppo, che oltre ad aver partecipato alle registrazioni mi seguirà anche dal vivo: Danilo Di Prizio alla chitarra, Bruno Bonarrigo al contrabbasso e basso elettrico, Giuseppe Mondini alla batteria, mio fratello completa l’organico al pianoforte». Soprattutto, nei due anni successivi all’uscita, «Panciastorie» è riuscito ad imporsi all’attenzione generale. «Abbiamo avuto ottime recensioni, e sono arrivato a vincere il premio Nuova Canzone d’Autore al Mei 2006, oltre ad essere approdato in finale al Premio De André a Roma, sempre nel 2006; in due anni abbiamo fatto un centinaio di date in tutta Italia, tra cui spicca l’Acustico Panciastorie Tour, dieci date in quindici giorni a cavallo tra 2006 e 2007 tra Lazio, Puglia, Basilicata e Sicilia». Il nuovo disco è stato registrato a Valeggio Sul Mincio, e rispetto al primo presenta numerose novità. «Abbiamo deciso di prendere una nuova strada puntando su arrangiamenti molto acustici, ovviamente solo con strumenti acustici, cercando di non tralasciare l’aspetto energico di alcune canzoni. I testi sono molto personali, parlo soprattutto d’amore, un paio di canzoni sono più politiche e c’è anche un omaggio a Pierpaolo Pasolini: il testo è tratto da una sua poesia che ho musicato, "Vittoria"». L’influenza principale? «De Andrè per me sta sopra tutto, per mio fratello Paolo Conte, ma ascoltiamo anche tanti cantautori della nuova scuola, in particolare quelli della scena romana». «Era che così» verrà promosso con un tour in tutta Italia.
TROVACD.IT (presentazione disco)
"ERA CHE COSI’" è un album raffinato: un alchimia di folk, rock e canzone d’autore che supporta intrecci di parole per descrivere situazioni sospese, alle volte intime, sempre legate ad una realtà mai data per scontata. Tra i brani dell’album si percepisce i carattere istrionico di Giuradei, animalesco ed istintivo (caratteristica marcata durante il live) che trova sponde amiche nelle scelte musicali, spesso minimali ma sempre piene e avvolgenti, guidate dal pianoforte di Marco Giuradei e gonfie di una elettricità di volta in volta opprimente o catartica.
dal blog del Myspace ufficiale di CISCO BELOTTI (ex Modena City Ramblers)
La nuova musica Italiana a sanremo?
Anche quest’anno sanremo è passato e anche questa volta siamo sopravvissuti all’.. di buonismo e retorica musicale che tutti gli anni ci propinano, uno spettacolo che ha sfiorato il patetico per quasi tutto il tempo, penso alle "splendide canzoni d’amore" cantate in duetto guardandosi negli occhi o ai vetero sanremesi imbalsamati ripuliti e spolverati per l’occasione, per finire con i pseudo-cantanti impegnati che protestano e cantano di un mondo allo sbando, paradossalmente sul palco di sanremo!!!!!! Comunque bando alle ciance e guardiamo oltre, guardiamo altrove , dove la musica per fortuna viene ancora fatta con il cuore e pensata con il cervello e non con il portafoglio! E allora eccovi qua un po’ di vera nuova musica italiana . Partiamo dal grande Ettore Giuradei che con il suo nuovo cd dal titolo "Era che così", si conferma grande cantautore moderno visionario e mai scontato. Provate a seguire le sue liriche e le parole usate in brani come "Stupito" o "Era che così". Un disco che suona veramente bene con grandi arrangiamenti, creati dal talentuoso fratello di Ettore, Marco Giuradei, che con il suo piano dirige tutti gli altri strumenti che suonano al posto giusto nel modo giusto al tempo giusto. Altro ottimo lavoro è quello dei Portoflamingo dallo strano e accattivante titolo Fabrizio, certo alla kermesse sanremese sarebbero stati presentati come i Fabrizio e il loro disco Portoflamingo, ma questi sono altri discorsi che non ci interessano più! Un album che sà di ballo e di festa, senza però trascurare un buon approccio di scrittura vicino al cantautorato migliore, quello di nomi a noi noti, ma che è meglio non ripetere ogni volta che si parla di nuove band o nuovi dischi, divertente e piacevole dovrebbe essere assaporare i brani dal vivo. Disco completamente diverso dai due precedenti ma altrettanto interessante è quello dei Ramsazizz’, si dovrebbe scrivere più o meno così, ma non ne sono sicuro. Un disco che sa di mediteranno ma non di scontato, che mescola le culture arabe ai ritmi moderni tecnologici delle nuove generazioni di musicisti popolari, usando la tradizione mediterranea eseguita con strumenti popolari come il bouzouki e fisarmoniche. Il tutto condito da una babele linguistica che passa dai dialetti calabresi e milanesi al bulgaro fino ad arrivare ad uno strano linguaggio di mescolanza linguistica cantata da Roy Paci, che ricorda un po’ il Salvatore "Penetenziagine" del Nome della rosa. Altro lavoro imperdibile e’ l’ultimo disco degli OflagaDiscoPax, che ormai con la loro formula collaudata, uniscono la voce narrante e descrittiva delle canzoni a basi musicali elettroniche e chitarre evocative, in una unica cosa sempre fresca ed efficace. Le canzoni che qui prendono la forma di brevi racconti narrati , assumono una forza e una capacità comunicativa impressionante, soprattutto per emiliani come noi cresciuti nei sobborghi delle operose città Reggiomodenesi e dello stesso evo di tempo dell’autore Max Collini. Quando sento alcune storie raccontate nel disco rivivo la mia infanzia tra palazzoni rossi campetti sportivi e sede del partito che dettava i ritmi del quartiere……. Partito non piu’ pervenuto!!!! Certo il risultato può ricordare alcune cose già sentite dei CCCP oppure dei Massimo volume, ma questo non toglie forza e personalità al progetto del trio Reggiano!!! Buon Ascolto a tutti perchè sanremoèsanremo!!!!
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