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Totò Zingaro



Last Updated: 9/27/2009

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Wednesday, October 24, 2007 
Le canzoni di "Il fazzoletto di Robert Johnson"




Le canzoni del Giorno



Il fazzoletto di Rober Johnson
In viaggio verso un Buen Retiro in una valle di pietra e ombra. La casa incassata tra arbusti giganti e cani invisibili. Si incomincia da un fazzoletto. Il fazzoletto, oggetto inventato da un uomo o da una donna che viveva nel centro di una terra attorniata da fiumi e laghi e oceani. Ma il fazzoletto serve anche per annodare un ricordo o una vendetta. Senza spirito di passato ma solo con la curva ammorbidita della valle davanti agli occhi, le musiche incominciano a defluire come lacrime di gioia. Asciugarle sarebbe un peccato.

Il viaggio zoppo
In un casolare vicino, abbandonato all'onda calma degli sterpi, troviamo oggetti di antica quotidianità agricola. Uno scaldapancia di ceramica con il foro per la candela, un cuneo roccioso che pare un'ascia di schiavitù disseppellita, un'ampolla fangosa, con un piccolo disegno accennato sul vetro opaco, di significato dimenticato. Siamo felici di essere lontani dai simboli che avallano un'appartenenza. Ci sentiamo un po' come degli scorpioni e, anche se nessuno lo dice, ne siamo quasi fieri.

Grasso
Abbiamo una piccola griglia con le rotelle. La puntiamo a ridosso della rete che dalla terrazza ci impedisce di rotolare a valle. Mangiamo chilometri di salsicce, addentiamo ossa di costine, entriamo con le mani dentro gli sbuffi che la carne partorisce in volute di fumo sulla prima aria che trova. E con le mani modelliamo stelle di fuliggine che soffiamo poi con la bocca unta verso le più lucenti e misericordiose stelle che riusciamo a scorgere.

Villaggio Globale
Quando ci svegliamo troviamo un'immagine sotto ogni letto. La portiamo a colazione, mentre una caffettiera antica sbuffa un sogghigno. Intorno a quell'incedere inanelliamo un mandolino, poi un ritmo di legno percosso, di rame intorno alle dita. Di sera, quel ritmo rotola più veloce, per la felicità dei grilli che ci mettono intorno la pietanza di quel loro gracidare alto e irridente. Che, a loro modo, rispondono per noi ai pittori della domenica con i nostri ritratti sottobraccio.

Emigranti
Dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla Puglia, abbiamo tutti un passato di consanguineità ormai seccata che ha girato più in lungo che in largo lo Stivale. Come una catapulta, un elastico gigantesco, un'eco della disperazione. Il nostro ruolo, oggi, è un ruolo di memoria. Accendiamo una candela mentale, ogni mattina, quando le sessioni terminano con la luce e noi ci ritiriamo nei nostri letti a castello. Quelle candele illuminano l'albore del giorno, lo portano a un grado maggiore di luminosità, lo legano invisibilmente al cimitero dei giorni di tutti i tempi trascorsi. Lo rendono rispettoso.

Legno di Cedro (l'amore che approda su Marte)
Le canzoni del giorno finiscono con un inno allo stupore. Ci rendiamo conto che diventare servitori dell'amore equivale ad arruolarsi in un circo venuto dallo spazio. È un ruolo che ci piace. Ci siamo dimenticati di portare, insieme agli strumenti e agli amplificatori, dei nasi rossi a patata. Arrivati qui, al giro di boa, li avremmo indossati con molta eleganza.



Le canzoni della Notte


La cucina di Robert Johnson
La notte, qui da noi, incomincia da un tavolo apparecchiato. Ci fermiamo per un paio d'ore, prima di riabbracciare le chitarre, ed è lì dentro, mentre si stendono tovaglie e tovaglioli, si lucidano i piatti e si danza intorno a un fuoco di cottura, che confrontiamo le promesse che ognuno di noi ha ricevuto una volta o l'altra nella vita. Il cibo ascolta e si diverte. Non ha nemmeno bisogno del sale.

Il Seme Nero
Ogni canzone ben servita è una preghiera, e le preghiere migliori si formulano di notte. Eccone una nera, umana e compassionevole, che contiene un omaggio, un ricordo e un esorcismo.

L'identità di un fiore
Questa canzone ospita un kazoo, perché spernacchiare i ricordi dolorosi è il suo modo di omaggiarli.
Nel buio finale della registrazione scrutiamo i campi per vedere la reazione dei fiori.

Mia figlia di Vento e di Sale
La prima canzone ad essere stata scritta: siamo quasi alla fine del disco, e ci arriviamo dall'inizio.
Forse perché il blues ha quel suo mistero rotatorio che stravolge il tempo.
Che non lo porta mai alla fine, o meglio, che quando ce lo porta, ci si accorge subito che si tratta di un ricominciamento.

Lucifero
Questa è la notte morente che si ricongiunge al parto del nuovo giorno.
Un bagliore improvviso da un'altezza che non può che essere il trampolino per una picchiata.

La cattiva strada
Alla fine di tutto giunge il vero omaggio. Non poteva che essere Fabrizio De André, e non poteva che essere questa canzone, qui rallentata, trascinata, restituita al suo spirito blues.
Wednesday, October 24, 2007 
Com'è nato "Il fazzoletto di Robert Johnson"


Nella primavera del 2006 conosco Luigi Bonizio.
Come tutti quelli che in qualche modo si occupano di musica a Torino, anche io avevo già sentito abbondantemente parlare di "Gigio".
Erano voci, come dire, di una certa mitologia, che tratteggiavano un personaggio unico e "difficile".
Il nostro incontro, avvenuto in una sala prove, è stato un po' come quello di due animali selvatici che si trovano improvvisamente uno davanti all'altro: un po' provocatorio, un po' a muso duro.
Quella sera ricordo di avere pensato di "avere buttato via qualche ora" inutilmente, e che, per quanto mi riguardava, tutto poteva terminare lì.
Il mattino successivo, però, cambiai idea.
Quell'uomo non poteva essere solo quello che avevo visto e subìto.
C'era dell'altro.
C'era molto altro e, l'avessi scoperto o meno, volevo riuscire in qualche modo a conoscere Luigi, volevo diventargli amico.
Mi sono dilungato su questo inizio perché tutti i pensieri di quei primi giorni hanno avuto la loro bella importanza nella costruzione del progetto "Robert Johnson".
Robert Johnson è stato uno dei più grandi bluesmen di tutti i tempi. Ha seminato proseliti per tutti i gusti e le generazioni, e lo ha fatto lasciando dietro di sé una manciata sparuta di canzoni registrate e una vita ancora più sottile e misteriosa.
Intanto l'amicizia tra me e Gigio cresceva e sempre più spesso mi capitava di associarlo alla figura di Robert Johnson.
Nella mia testa si è formata l'idea di un album concept sul bluesman nero, che però avesse anche un doppio piano di lettura, che, cioè, si potesse leggere indistintamente e con senso compiuto perfino nel nostro tempo e nella nostra società.
Spero di esserci riuscito.
In musica i ragazzi ci sono riusciti di sicuro.
I ragazzi si chiamano Totozingaro e sono Gigio, Cristiano Lo Mele (in libera uscita dai Perturbazione), Stefano Danusso e Walter Piatesi. Quattro musicisti con i fiocchi.
Hanno composto dei brani blues che reggono l'esigenza di questa doppia lettura: la strumentazione è rigorosamente acustica e fedele al Delta Blues del Mississippi, ma al contempo sfrutta anche il mandolino, il kazoo e altri strumenti che sono invece di tradizione bianca e europea.
Il disco (perché di disco vero e proprio si tratterà: un vinile numerato e con una cura grafica molto particolare) è diviso in due tempi, come se si trattasse di un testo teatrale.
Il primo atto s'intitola "Dal Mattino alla Sera", il secondo "Dalla Notte al Mattino".
Ci sono sei canzoni per parte e due distinte atmosfere: energica, rabbiosa, ironica quella diurna; riflessiva, interiore e vagamente malinconica quella notturna.


Luca Ragagnin