"Certo è innegabile che il debutto degli Stalker (band post-core genovese nata dalle ceneri dei gloriosi Kafka) non scopra nulla di nuovo, ma è allo stesso modo sacrosanto riconoscere che i cinque sappiano suonare e lo dimostrino ottimamente in queste loro prime cinque tracce.
Trenta minuti che, esplorando "tarkovskyane zone", si insinuano fra i vuoti urbani delle nostre periferie sublimandone sofferenza, rabbia, passione e dolore in un suggestivo e grigio paesaggio urbano. Lotto di songs ben curate che decolla nella seconda parte, questa prima fatica degli Stalker si sviluppa attorno alle influenze fondamentali del genere in questione: una sorta di tamponamento a catena fra Neurosis alla guida di un tir, due utilitarie condotte da Cult Of Luna ed Amenra ed un motorino con a bordo gli Isis.
Tanto materiale sonoro ben amalgamato che punta i piedi su di un genere specifico senza disdegnare qualche spunto più "stravagante", che a tratti si avvicina al metal-core ed a soluzioni care ai Russian Circle di Enter, conservando però in ogni suo momento tutte le caratteristiche peculiari ed i suoni delle evoluzioni moderne di sludge e post-core.
Decisamente riuscito il catartico incipit in cui lo struggente monologo preso in prestito da "Un Borghese Piccolo Piccolo" completa perfettamente la parte strumentale, ammiccando di tanto in tanto alle prime battute de "La Stanza Di Swedenborg" dei conterranei Vanessa Van Basten.
Su tutte la splendida A.L.I.C.E..
Occhio, il disco da assuefazione!"
Sodapop.it :
"Felicità per tutti, libertà, nessuno se ne andrà insoddisfatto!" Sardonicamente si chiude così il capolavoro assoluto dei fratelli Strugatsky che, nei primi anni settanta, vergarono con Stalker il romanzo di fantascienza più metafisico e allegorico del secolo passato. Coordinate molto più fredde e lucide rispetto a quelle di P.K. Dick, ma non per questo da sottovalutare. Il disco d'esordio del quintetto genovese ripercorre perfettamente lo spirito e la potenza visiva dei fratelli di Leningrado. Metal ossessivo, psichedelico, talvolta gassoso: una gigantesca mole ferrosa che emerge dalla nebbia, vestigia incomprensibile di chi ha anticipato. Isis e Neurosis non possono essere esonerati come riferimento, ma gli Stalker vanno ben oltre. Mi sembra appropriato citare uno stralcio di vecchia intervista ad Arkadi Strugatski per esemplificare la genesi del romanzo e inevitabilmente dell'odierno progetto musicale: "...eravamo in una stradina nella foresta e qualcuno era già stato lì la sera prima perchè c'erano tracce di un picnic, avanzi di cibo ecc. Prova a immaginare se gli animaletti di questo posto fossero intelligenti e cominciassero a riflettere su tutte queste immondizie, magari portandosene qualche pezzetto nelle loro tane. (...) ecco che arrivano questi esseri alieni e si fermano solo per una notte: mangiano, sporcano, lasciano in giro i loro rifiuti e poi se ne vanno.(...) a nessuno importa del vero significato di quanto è stato lasciato dagli alieni, proprio come un insetto non si chiede cos'è quella lattina che s'è preso per casa." Forse qualcuno lo potrà sintetizzare come disastroso indie-esistenzialismo, chissà... Io ho pensato alle linee di Nazca. Un disco maledettamente importante.
Poisonfree.com:
"Stalker from Italy surprise with a mature version of modern atmo-core - if you wanna call Isis, Neurosis, Cult of Luna or Minsk like that. 5 tracks, 4 of them over 7 minutes and remaining one being close to 7 minutes, portray a talented band that should maybe work in perfecting their sound, but still these guys are able to impress.
In detail, their sound is of course atmospheric through and through. Often, it takes a few minutes until a song is build up and erupts, with desperate, hoarse screaming and hard hitting, slick slow to midtempo groves. Repetition is – as so often – a frequent tool to create songs. While there are certainly hard hitting, sometimes midtempo grooving parts happening, it goes without saying that they also take their time to wade through calm, silent and fragile parts to save some energy for the following eruption. Again, a known instrument in this genre, but again executed well.
Overall, the music is desperate and melancholic. This is created through the solemn melodies as well as through the hoarse shouting. They have a good hand for creating this atmosphere. Their songwriting is done quite well as mentioned. You know most elements from other bands of that genre, but still, the songs are well structured and do not lose themselves. Furthermore, there is some diversity on here, like faster beats or nice ideas on the guitars. Worth mentioning may be that they do not use synthis or keyboards at all – something other bands sometimes exaggerate. Therefore, this remains well done handmade, which is a good thing in my eyes.
Production could be better and does not match the big brothers from the US, so some potential got lost there – but as this is selfproduced, it is still impressive. Still, this is an interesting addition to that genre and worth a closer look if you are among the fans of the aforementioned bands. "
Rumore 09/08:
Dopo la meritata celebrazione ad opera del talent killer Er P in Demokrazia è un piacere accogliere gli Stalker (sorta di reincarnazione dei Kafka) nelle pagine delle uscite "ufficiali".
Il loro debutto è uno dei migliori sfregi post-hardcore che abbiamo sentito provenire dal nostro paese in tempi recenti, e il senso della dinamica e dello scompiglio armonico non invidia nulla a nomi più altisonanti come quello dei Pelican. Cinque brani dal minutaggio elevato che sprigionano contemporaneamente il gelo dei Breach, il rigore degli Isis e il fare spietato dell'hardcore puro. Ascoltate A.L.I.C.E.: la spinta e l'ossessività sono impressionanti, un abbaiare furioso sopra gli angoli stridenti delle chitarre e la ritmica ipnotica. C'è un sottinteso maniacale e brutale negli Stalker, un urlo non comune che basterà convogliare un po' meglio, arricchendolo di soluzioni diversificate per raggiungere un livello altissimo. Quasi otto.
Blow Up 09/08:
Nati in continuità dopo l'esperienza hardcore dei Kafka, i genovesi Stalker si portano dietro l'intransigenza dei primi per farla confluire in un qualcosa di più articolato e grave. Musica tetra e pesante si direbbe (il riff iniziale di Wave your hand goodbye sa infatti di Godflesh) che ha molto a che fare con le sofferenze patite dai Neurosis e per trasposizione con le panoramiche e i particolari post-rock degli Isis. Anche se il tonnellagio metal avanza, gli Stalker mantengono un retaggio hard-core avvertibile in certe strutture e nei recitati screamo, oppure in direzioni alla Converge (la prima parte di A.L.I.C.E.).
Seppur non sempre in maniera avvincente, la band ha la capacità di cogliere le dinamiche più immaginarie del proprio sound (si ricordano tra l'altro le scanalature sotterrane più liquide di Alpha Strategy).Quel tipo di visioni che, come ci hanno insegnato alcuni dei nomi poc'anzi citati, vengono dettate da sonorità misantropiche e desolate. Impietose ma pur sempre umane.
lifelesszine.com 10/08
L'inclinaison pour les genres en "post-quelque chose" est certes tardive (à une exception prêt), en retard sur les compatriotes Américains ou Européens, mais la ferveur dont les ouailles Italiennes font preuve dans leur ambition de développer une scène respectable fait plaisir à voir. Surtout que les quelques exemples entrevues ici développent des particularités qui leurs permettent de se distinguer un peu. C'est la cas de Stalker dont l'écriture sous l'épaisse couche post-hardcore doit beaucoup au stoner sans le kitsch ni le désuet.
Car même si l'on distingue forcément le passage indélébile de Neurosis (Wave your hand goodbye
) et consorts, pour les dénivelés tortueux, les proportions accumulatrices de tension et les éclairages divers; les premières écoutes dévoilent assez vite des références 80's aussi fortes (Pollyanna
). Se référant à un spectre large de stoner rock, de doom et de psychédélique, en arrière plan.
Stalker assume des préférences pour les tempos laborieux imprégnés de naphtaline (Black Sabbath, Saint Vitus, Kyuss, Pentagram), pour le hardcore usé jusqu'à la corde (Agnostic Front, Sick Of It All), et pour la contemplation obscure ou salvatrice (Cult Of Luna, AmenRa, Explosions In the Sky). Cette brochette d'incontournables est morcelée, broyée, réassemblée pour servir une ambiance que l'on pourrait qualifier de stoner -sombre et pessimiste- postcore qui peine à atteindre l'absolution, qui n'en effleure que la surface pour retombé dans les mornes enchainements et les automatismes sans conviction (Falling stones
).
Ces ex-Otago/Kafka réussissent la transition, le Self-titled est la conséquence d'une collision entre AmenRa et Kyuss, avec une présence forte pour le premier et sous-entendue pour le second. Un album de valeur dans la catégorie ritualiste, sombre et désespéré. En écartant l'aspect stoner, ces caractéristiques ne sont plus très rares, par contre hurlé dans la langue de Berlusconi c'est assez "exotique".
(6,5/10)
Il Mucchio
"Genova, città senza cultura dal 2004". Chissà a chi e a cosa è rivolto questo attacco – un'idea ce l'avrei – che ho letto sul muro di un palazzo della città ligure, in un mio recente viaggio. Monito che ho trovato ripetuto in qualche commento sul MySpace di questa band genovese appunto, nata due anni fa, dopo lo scioglimento dei Kafka e con l'inserimento del cantante Alberto proveniente dagli Ex-Otago, altra entità cittadina. Fantastica la copertina del CD e l'intero booklet, con immagini del porto genovese, fissato nella sua veste plumbea, con un grigio piombo predominante e tetro. Il grigio appunto, un colore che ben si addice alla massa sonora che ci assale dai solchi di questi trentasei minuti, per soli cinque brani, che gli Stalker ci eruttano addosso, in un vulcanico incedere di note, tra rimandi di Isis e Cult Of Luna, richiamati dalle chitarre rocciose e frammenti stellari di new ambient, percepibili in alcune aperture melodiche improvvise. Ottima l'idea di proporre anche la traduzione dei pur brevi, ma diretti testi, dove scopriamo un impegno, non sempre presente tra il rock di questo tipo. Un approccio sociale che sfocia forse in un pensiero anarchico e che potrebbe spiegare la frase citata in apertura. "Wave Your Hand Goodbye", "Alpha Strategy" e "Falling Stones", tumultuose e trascinanti, ci riversano dubbi e domande ("Raccogli provviste extra, usale per aiutare il prossimo", "Vita spesso virtuale, via web o sogno, per non prendere di petto l'effettiva realtà delle cose"), per testimoniare che certo hardcore intinto di psichedelia, non è un rumore bianco che avanza e basta, come qualche imbecille si ostina a blaterare. Ho testimonianze sicure: dal vivo sono formidabili (www.myspace.com/dirtyblackstalker). Gianni Della Cioppa
Perkele.it 10/08
Solitudine e confusione. Caldo soffocante, cielo grigio e nubi minacciose. Alternanza di chiaroscuri, condizioni e stati d'animo che si rincorrono nell'ascolto dell'ep d'esordio dei genovesi Stalker. Che sembrano quasi voler mettere in musica l'identità della propria città, industriale e di mare. I cinque pezzi che ci propongono sono un filo di ferro stretto alla gola. Neri come la pece, bui e minacciosi, trovano spiragli di luce soltanto nelle aperture lisergiche che una fuga dal mondo odierno ci fa immaginare.....
Inevitabile pensare a Neurosis e Isis ascoltando pezzi come l'iniziale, meravigliosa 'Wave Your Hand Goodbye', 'Pollyanna' e la sua appendice 'A.L.I.C.E.'. Un nichilismo sfrenato placato da rallentamenti psichedelici di gran classe. La personalità c'è tutta dunque, perché la tendenza post core (anatema su chi ha inventato quest'etichetta) viene zigzagata grazie ad una furia smaccatamente hardcore e al marciume sonoro tipico dello sludge doom. I riff e gli intrecci creati da Mauro e Luca G. sono a dir poco apocalittici, come la marzialità ritmica di Michele (batteria) e Luca V. (basso). Il tocco finale lo donano le vocals disperate di Alberto, straziante menestrello di prossime apocalissi, alienazioni e improbabili scappatoie. Il groove forsennato di 'Alpha Strategy' resta impresso nella memoria sin dai primi ascolti, così come il finale affidato a 'Falling Stones', pietra angolare di uno stile rabbioso eppure rarefatto, che digrigna i denti e mostra i muscoli accogliendoti in un caloroso abbraccio.....
Da segnalare un aspetto importantissimo, il lavoro fatto dalla Produzioni Sante: grafica curata e packaging da urlo. Serve ancora qualcosa per convincervi all'acquisto?....
Alessandro Zoppo
w-fenec.org
Artwork froid, clinique et industriel, une mise en image qui va précipiter notre découverte de Stalker. Et pour cause... Cinq titres, cinq brûlots post-hardcore/stoner, une collision frontale entre un Amen Ra et un Kyuss, une fusion incandescente entre Cult of Luna et Pentagram, le tout passé dans le broyeur et nettoyé à sec pour en ressortir le présent EP. Une intro patiente et languissante, qui déjà nous met sous pression, en attendant la déflagration. Les prémices du chaos, des ambiances stoner psychées posées à même le sol, avant que celui-ci ne se lézarde sous les coups de boutoirs d'un groupe qui a la rage chevillée au corps. Harangue HxC, gros riffs corrosifs et agressivité épidermique, forment la ligne directrice de "Wave you hand goodbye", premier titre de Stalker. Une petite mise en jambe pour se dégourdir les articulations et les italiens enclenchent la marche avant sans sourciller. "Alpha strategy" déboule alors dans les enceintes. Gorgé d'électricité, le hurlement rageur, une construction en deux temps, une alternance des passages les plus rugueux et de moments d'apaisement relatif, le quintet maîtrise son jeu, aussi tortueux soit-il.
Chantées en italien ou plutôt vociférées sinon jetées à la face de l'auditeur, les compos transpirent une violence froide qui ne demande qu'à se consumer dans les riffs saignants que nous servent les Stalker. Stoner postcore salvateur imprégné d'un discret psychédélisme narcotique, la musique du groupe s'enfonce dans la noirceur indicible de "Pollyanna". Et on comprend alors le parallèle entre la musique du groupe et le film d'Andreï Tarkovski qui a inspiré son pseudonyme au groupe présentement chroniqué. Dans le film, le "stalker" est un passeur, un personnage énigmatique chargé de guider un écrivain et un professeur de physique vers un endroit dont personne ne sait exactement ni où il se trouve, ni ce qu'il est. Un lieu mystérieux qui suscite d'innombrables interrogations et qui excite l'imaginaire, une sorte de Lost version russe réalisé à la fin des années 70 par un maître du 7eme art. Le parallèle est tout trouvé avec l'identité visuelle de cet EP et l'atmosphère si particulière de ce mini-album qui jongle avec les styles musicaux pour mieux brouiller les pistes ("A.L.I.C.E"). Guitares acérées comme des lames de rasoir, section rythmique qui bétonne et toujours ce chant éruptif qui fait sa marque de fabrique, Stalker livre avec "Falling stones", l'épilogue idéal d'un premier EP inaugural puissant, ravageur et addictif qui mérite assurément une suite...
Deaf Sparrow Zine
deafsparrow.com
After focusing a considerable part of my efforts to non-American bands it seems like Italy might just be the country with the best underrated bands. In the last year amongst others I have reviewed high-quality albums by bands like Ufomammut, Lento and One Starving Day. Only this week the new album by weirdos Morkobot already declared itself winner for best album of 2009 and now this self-titled release by this post hardcore band took me by surprise but only because as I forced myself to spin it time and time again I found myself all the more fascinated by it.
In the beginning I felt like Stalker was, like they say, just one more stripe to the tiger. In other words, they wouldn’t make a difference in the music panorama. Their sad, morose and introspective post hardcore came off as mundane, pointless, repetitive and angry. The production doesn’t help. In fact, that’s the biggest fault in the record. The sound lacks strength. There are no low tones and as a result the band sounds smaller than it should. It detracts from the experience because the poor production job has stolen from Stalker’s emotional charge and arrangements.
The good news is that in the end their songwriting comes through. Of the five songs offered here all of them walk the same path. They are mid-tempo post hardcore tunes with plenty of passages, all of them bleak and depressing loaded with a heavy sense of melody that is perfectly reflected by the cover artwork featuring a dark dank day in a factory location.
Musically, these guys are direct and super adept at toying with post punk guitar patterns but their fascination definitely lies in the hardcore field where the guitarists spend most of their time being heavy and being sad. Their riffs head constantly downward as if they were trying to pull us down in their depression. Unfortunately, these songs are good enough to accomplish just that.. -->Signature-->