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la calle mojada



Last Updated: 12/30/2009

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Saturday, December 26, 2009 
A volte abbiamo bisogno di qualcosa ,di un disco ad esempio. per risvegliare una parte di noi ormai da troppo tempo assopita, per ridestare dolci malinconie ed il ricordo di una piacevole passeggiata autunnale su una strada bagnata.  So far from winter to fall è un album che riposa, mite, su una divina serenità, caratterizzato da melodie polarizzanti e semplici (So far from winter to fall, Lead star, Secret bliss), una lentezza decisa al millimetro, un andamento pacato e solenne, controllato, senza sprechi o inutili sottolineature, come in un buon film di John Ford.
Tutto dura solamente qualche minuto, ma avviene con una passione così travolgente da offuscare qualsiasi relazione di tempo, donandoti l’impressione che tutto si muova a rallentatore, richiamando gruppi come gli Slowdive, i Codeine o i Curve, in un' ipnotica sospensione, senz’altra meta che il proprio smarrimento. La colonna sonora ideale per un addio, l’imbarazzo di stare seduti accanto in poltrona ad osservare, muti, il sole che scarabocchia arabeschi su pannelli di legno, o l’erba vicino al lago visibile dalla finestra alle spalle di lei, spiegando, col silenzio, la necessità di una partenza.
 
http://www.myspace.com/jesusmile
Thursday, December 03, 2009 
La calle mojada +Ka Mate Ka Ora +In Between Lies - Sinister Noise Live Club, Rome, Italy - 01/12/2009 - Live Report (in English) by Komakino Fanzine

About 70 people to see these three shows, - i gave a hand to set up for the evening as komakino fanzine, plus, i play drums since last Spring with In Between Lies, - so, it's been all very friendly.
- Ka Mate Ka Ora were supposed to be the headliners, seen They were the guest Band coming from out town, but we wanted They to be scheduled on stage before midnight, so it's been La Calle Mojada to close the dancing for the evening.
I previously wrote about
Ka Mate Ka Ora, reviews and interview, - so i finally met face to face these three guys from Pistoia / Tuscany / Italy, two brothers and their next-door friend, - as they like to say.
No regret for the exposure i gave Them - They confirmed Their natural talent in knowing and feeding an ambience full reverbered sounds, filled with distortion, delay and chorus pedals, - bass, and vocals, - a drum set without hi-hat: it was a sort of slow-motion experience into a different shoegazing core, - the last track They performed, Draw a straight line and follow it, is truly a chatartic sound-sightseeing.. there's that book called You Shall Know Our Velocity... well, You should give Them a chance and know Their Slowness: their debut release Thick as the summer stars been mixed and mastered by Kramer, - that should give You some more coordinates to catch them. 

I'm tired of writing about
La Calle Mojada, - my Love for Their Music gets stronger and stronger every time i listen to Their songs, live and from the EP release So far from Winter to Fall, - i wish i start reading more reviews and live reports about Them written from random listeners, fans, magazines: Their news songs are ace to me, - and last night Their performance has been really moving.

As mentioned above, about In Between Lies - i have fun playing drums in the band since some months, - it wouldn't be honest if i wrote anything more than that here.

Endless thanks to Vono Box for filming the following vids.


Tuesday, November 24, 2009 
La calle mojada+Early Day Miners - Locanda Atlantide, Rome Italy - 19/11/09 - Live Report (in English) by Komakino Fanzine

How sad! More or less only 60 people to see Early Day Miners with La Calle Mojada as supporters, - last thursday - a missed dreamy night in Rome indeed.

To be honest, - notwistanding i saw Early Day Miners also playing live in Rome in January 2007, - well, i'm not that fan, - They look like good guys, and precise musicians, - but, frankly they're not my cup of tea.
Differently from me, there was a small crowd of die hard fans there to see them playing in town, - anyway, i can say their live performance was more rock-oriented than gently slow-core as on their records.. highlights on So Slowly, All Harm, i'd say.  
- So, actually i was there for La Calle Mojada (Raise rec), - i love these guys, - Their tunes are shaped into a moving shoegaze frame, long multilayered echoed guitars forming a sound bath, - i spent lot of posts here at komakino about Them. - Marco Poloni's vocals are elegant and shy, Their Music is very inspiring on me. - They played a brief and intense show, introducing three unreleased songs plus the some featured on their debut EP, So Far from Winter to Fall, - whose Secret Bliss, fully stargaze.                                                                                      
 


    

Friday, November 06, 2009 

Così come Jean-Claude Izzo è riuscito a farci rendere indimenticabile e romantica una città non proprio attraententissima  (all’apparenza) come Marsiglia, con  So Far from winter to fall i La Calle Mojada hanno avuto il potere di rassenerare il nostro rapporto con la Tangenziale di Roma tra la Tiburtina e San Giovanni. Grazie alle loro suggestioni quadrate, ma al tempo stesso altamente emozionali riusciremmo infatti a resistere in coda su quel tratto anche per tutto l’autunno. Nei loro brani l’idea di una versione dei Mogwai scarna e stretta visceralmente con la poesia degli Slowdive ci sembra molto meno impossibile che un verde prolungato all’incrocio di Caracalla sotto la villa del grande Albertone.  ....

Forse a tratti sembrano i Joan of Arc, fluidi, compiuti e meno distratti.....

Se ci ridanno la patente, ci candidiamo come autisti per il loro prossimo tour in Cornovaglia.

 ....

Complimenti di cuore intanto per la vostra musica, decisamente appropriata per rappresentare al meglio anche quelli che sembrano i vostri gusti cinematografici. Prima ancora di leggere i titoli delle canzoni, il vostro stile ci sembra assolutamente in simbiosi con quello che doveva essere il contenuto del disco del protagonista di ‘Un ragazzo, tre ragazze’. Un portamento di classe intrinsecamente autunnale con pregevolissime distrazioni e leggerezze estive.

Vi piace la Francia?....

[Michele. P]: Inbuddiamente i riferimenti cinematografici e letterari sono quelli che prediligiamo… insomma, letteratura e cinema sono le nostre “finestre” sul mondo. La Francia? Non mi fa impazzire… io sono quello filo-britannico.

[Marco]: La Francia è piena zeppa di riferimenti cinematografici importanti, dalla nouvelle vague fino ai giorni nostri. Basti pensare che il nostro “percorso” è iniziato con il brano “Rohmer”, dove omaggiamo il grande regista citando la sua famosa saga sulle stagioni. Si, mi piace la Francia, anche se il “francofilo” del gruppo è indubbiamente Michele T, io preferisco la Spagna… 

 ....

Dreamers di Bertolucci non ci è piaciuto per diversi motivi, ma ad un certo punto si parla del fatto che Oltralpe non siano mai riusciti a produrre un gruppo Rock decente (a parte i Mano Negra a venire). Siete d’accordo?

[Michele P.]: No dai… Diamo a Napoleone ciò che è di Napoleone. Oggi ci sono gruppi niente male anche in Francia, tipo Ulan Bator, Cheveau, Diabologum, etc… A me piaceva proprio un sacco anche un gruppo math-rock che si chiamava Prohibition, ma ora credo proprio che non esista più.

[Marco]: Sono perfettamente d’accordo con Michele. Ora, non so nel “rock” puramente inteso com’è la situazione, ma sta di fatto che negli ultimi anni la Francia ha tirato fuori enormi talenti, basti pensare agli Air, Dominique A, al grande Sébastien Tellier e agli M83!

 ....

Ma insomma vi ha influenzato il suono della Tangenziale? Pensavate che dopo la reunion dei My Bloody Valentine si potesse rinverdire l’attenzione per questo genere?

[Michele P.]:Veramente l’idea della copertina con il dipinto della tangenziale est ci è venuta dopo, ma l’abbiamo scelto perché , in un certo senso, andava a completare “graficamente” lo spleen del disco. E poi è un bellissimo quadro di un giovane pittore toscano che si chiama Emiliano Baiocchi (www.emilianobaiocchi.com) e che ora vive a Berlino… so che non te ne fregherà niente, ma la settimana scorsa io e Marco siamo stati proprio a Berlino e lo abbiamo finalmente conosciuto di persona. E’ stato bello!

 ....Della reunion dei M.B.V. non ho mai pensato che potesse essere la panacea di tutti i mali. Certo, magari potrebbe ravvivare un po’ l’attenzione sull’universo dream-pop e shoegazing che, seppur estremamente sotterraneo, è sempre stato vivissimo, soprattutto in posti impensabili come l’assolatissima California o la Malesia…


[Marco]: La Tangenziale io la odio con tutto il cuore. E’ un mostro che spero venga smantellato al più presto. In tal caso poi il dipinto di Emiliano (e con esso la nostra copertina) avrà un valore simbolico ancor maggiore.....

 ....

Prima ci siamo permessi di definirvi vagamente autunnali, questa estate vi siete divertiti, in che direzione si è mossa l’attività del gruppo?

[Michele P.]: Ed infatti come ti sei potuto permettere?! Abbiamo fatto causa a giornali ben più importanti del tuo per molto meno! L’estate è stata piacevole, grazie, e per quanto riguarda i prossimi sviluppi siamo in procinto di pianificare la registrazione del prossimo disco  e, se Dio avrà misericordia di noi, entro i primi mesi del 2010 dovremmo pubblicarlo.

[Marco]: Un’estate in parte lavorativa (non musicalmente parlando, purtroppo) e un viaggio a Berlino di qualche giorno fa con Michele P., dove ho avuto modo di scoprire che il currywurst spacca, e che il kebap (come lo chiamano i turchi) e’ meglio che da noi (ma questo era prevedibile).

 ....

Avete avuto una buona accoglienza sulle fanzine e  siti specializzati, questo vi ha aiutato a trovare appoggi per suonare dal vivo?

[Michele P.]: E’ fondamentale avere l’appoggio di fanzine e webzine e l’accoglienza che ci è stata riservata è stata lusinghiera. Certo, non tutti gli operatori nell’ambito della stampa hanno gli strumenti e la lungimiranza per cimentarsi in maniera continuativa con la dimensione live. Ma nonostante tutto il loro supporto è indispensabile per chi fa musica come la nostra…Cioè con visibiltà pari a zero, almeno in Italia.

[Marco]: No, non ci ha aiutato, anche se le critiche e le recensioni sono state per la maggior parte positive e lusinghiere e questo ha creato un minimo interesse attorno a noi. Suonare è difficile, lo è ancor di più fuori dalla propria città, ed è quasi impossibile se non ci si affida a un’agenzia di  booking.

 ....

Come tutti gli altri gruppi migliori di Roma vi saranno capitate serate semi deserte…C’è qualche cosa che non bisogna fare nel programmare una serata?

[Michele P.]: Come no… E’ fantastico essere chiamati a suonare in un locale il giovedì sera e poi scoprire con orrore che stai suonando il venerdì mattina all’una e mezza davanti ad una dozzina di poveri cristi che non vede l’ora che sbaracchi tutto per poter finalmente andare a dormire.  Crediamo che il problema sia a monte della questione culturale. Non so… Io la vedo come una sorta di dinamica domanda-offerta: l’una è funzionale all’altra, però se ci si trova di fronte ad un’offerta inadeguata dettata da gestori interessati solamente a trarre il maggior profitto col minor sforzo possibile allora non meravigliamoci di vedere la solita scena desolante sempre più spesso.

[Marco]: Beh un buon inizio per evitare un fracasso è dare sempre un’occhiata al calendario calcistico…

 ....

Avete mai pensato di collaborare con qualche altro esponente talentuoso di questa città… tipo Thony?

[Michele P.]: In realtà, nel nostro piccolo, siamo sempre stati ben disposti nei confronti delle collaborazioni. In “So Far From Winter to Fall”, per esempio, ad arricchire un paio di tracce ci sono il flicorno di Andrea Mancianti (Zeitleit Ensamble) e la chitarra di Alessio Pindinelli (Zo.e, La Casa al Mare). E’ una strada che abbiamo intrapreso sin da subito e che continueremo a percorrere: ci piace l’idea di creare una rete sempre più fitta di interazioni artistiche … Ci arricchisce e ci fa incontrare nuovi amici. Sono tantissimi i gruppi che ci piacciono e ricambiano la nostra stima. Qui a Roma ci sono i Sea Dweller e gli Snow in Mexico, a Piacenza i Kobenhavn Store, a Napoli i Fitness Forever, a Siviglia i Salieri ed i Montevideo , a Pistoia i Ka Mate Ka Ora e decine di altri ancora.

[Marco]: Ampio spazio a nuove collaborazioni, anche alle più insolite e disparate; la condivisione è alla base di tutto.

 ....

E’ capitato che storpiassero il vostro nome? Per tagliare la testa al toro come si pronuncia esattamente?

[Michele P.]: Certo: siamo partiti da “La Calle Moggiada”, passando per “La Caglie Mogliada” per arrivare fino ad epiteti volgarissimi ed irripetibili… Sì, è un nome un po’ complicato ma alla fine si pronuncia più o meno : “la-càie-mohàda”… Facile, no?

[Marco]: Altrimenti se gia avete visto un paio di concerti, e ovviamente avete acquistato il disco, vi concediamo l’appellativo “Calle”, cosi evitiamo la “J” spagnola, che tanto è quello il vero problema…

 ....

Un proverbio tibetano dice che, per cementare un’amicizia bisogna mangiare 10 chili di sale insieme, spero che vi si possa offrire un gelato al cioccolato presto, però mi sembra che abbiate assaporato troppo amaro fino ad ora, rispetto a quello che vi meritereste.

[Michele P.]: Forse l’amarezza è più qualcosa legata al rimpianto e noi abbiamo ben poco da rimpiangere in quanto non ci sono mai state concesse chanches eccezionali.

[Marco]: mi sono intristito tutto insieme…

 ....

In parole povere, pensate che la prossima stagione con possiate raccogliere quello che vi spetta?

[Michele P.]: Abbiamo tanta voglia di suonare, magari speriamo di farlo ancora lontano dalle mura amiche di Roma…

[Marco]: Suonare fuori Roma, registrare il disco nuovo in tempi “umani” e far girare le nostre cose, in lungo e in largo. Questi sono i buoni propositi per il 2010!

Friday, September 25, 2009 
Coloro che seguono questo blog con attenzione hanno già sentito parlare dei La Calle Mojada. Non molto tempo fa è apparsa su queste pagine una recensione del loro Ep, So far from winter to fall, da poco uscito per l'etichetta romana Raise Record. Non è per ridondanza né per carenza di argomenti che ne torniamo a  parlare, bensì perché riteniamo che la band romana sia davvero uno dei segreti meglio custoditi (ci sia perdonata l’espressione) della scena sommersa nostrana. Abbiamo dunque deciso di tornarci sopra, facendo due chiacchiere con Marco Poloni (bassista e voce) e Michele Pollice (chitarra), due terzi de La Calle (l’altro terzo è il batterista Michele Toffoli).
E questo semplicemente perché a noialtri non piace custodire segreti…

Carlo- Solitamente si comincia col chiedere qualche notizia sul nome: perché lo avete scelto (o vi è capitato?), in che modo si collega alla vostra musica…

Marco- La Calle Mojada è il titolo di una canzone di Senor Chinarro, artista sivigliano che noi stimiamo ed apprezziamo. L’amore per la Spagna e l’immagine autunnale di un selciato bagnato (possibilmente in un contesto notturno) hanno fatto il resto. Ci rendiamo conto che non ci siamo facilitati le cose. Quasi tutti La Calle Mojadastorpiano il nostro nome o ci chiedono “Come si dice?”, ma se all’inizio questa cosa era abbastanza fastidiosa ora ci ridiamo su e ci divertiamo a pensare a quanto la gente si possa sforzare, in effetti, per pronunciare bene il nostro nome!
Michele P.- La scelta del nome, in principio, ci ha praticamente lasciati indifferenti… poi ci hanno chiesto di suonare dal vivo e siamo stati costretti a sceglierne uno il più evocativo possibile.

Carlo- Da poco, per l’etichetta romana Raise Records, è uscito il vostro ep So far from winter to fall: dobbiamo considerarlo l’anticipazione di qualcosa di più corposo o dobbiamo accontentarci così per il momento?

Marco- Il primo Ep per un gruppo ha un’importanza fondamentale perche rappresenta il vero e proprio “biglietto da visita” da far girare quanto è più possibile. Noi ci abbiam provato, anche se avremmo potuto fare di più! Non siamo certo molto intraprendenti da questo punto di vista, ed è senza dubbio un limite, caratteriale, di tutti e tre. L’ep è uscito fuori dopo un periodo di gestazione piuttosto lungo, passato tra correzioni, modifiche, decisioni passate con votazioni per alzata di mano…. Alla fine dei conti siamo contenti del risultato ottenuto, anche se l’esperienza accumulata ci fa rendere conto di alcuni “errori” e lungaggini sulle quali non vorremo più imbatterci, e cercheremo in ogni modo di evitare nei prossimi lavori. Entro la fine dell’anno ci metteremo al lavoro per l’uscita del nostro primo album, che non comprenderà nessun pezzo di So far from winter to fall. Cose totalmente nuove che già abbiamo definito nei contorni, e che dovremo fissare nei dettagli.

Carlo- Da quello che date a vedere e che siamo riusciti a percepire, siete piuttosto chiari nel definirvi un gruppo shoegaze e non fate molto per celare le vostre influenze musicali. Non temete che qualcuno possa rimproverarvi di “scarsa originalità”? Come vedete la questione (dell’originalità, intendo)?

Marco- Non ci siamo mai reputati un gruppo shoegaze al 100%. Crediamo di andare ad abbracciare diversi tipi di approcci musicali, e forse questo è un aspetto penalizzante, proprio perche non si appartiene a un “canale” definito, ad una “scena”, parola che odio, precisa. Chiaramente quella musica ha influenzato (e lo fa tuttora) le nostre idee, ma non ci siamo mai curati di quanto questo possa compromettere, in termini di originalità, i giudizi su di noi. Ogni musicista ha dei riferimenti, è normale che sia cosi. È come se uno scrittore non leggesse e non prendesse spunto da qualcun altro, beh non so proprio cosa potrebbe uscir fuori dai suoi libri! Questo è quello che sappiamo fare, punto. Non riusciremmo a fare altro su commissione o perché cambia il vento:ci dovrebbero pagare veramente bene…
In questo momento lo shoegaze è tornato alla luce, fra un po’ tornerà nell’oblio, i famosi cicli che tornano, è normale, sarà sempre così.
Michele P.- Parlare di originalità in un contesto musicale come quello italiano molto spesso è una battaglia già persa in partenza. Ho sempre più spesso l’impressione di assistere a concerti di cover band più che live acts originali. Forse, ad oggi, è più importante il “mezzo” che il “contenuto” in sé…ma, in fondo, sono convinto che una visione (o reinterpretazione) propria e genuina di un certo suono o attitudine alla lunga paghi.

Carlo- La vostra musica è estremamente evocativa, sognante… Quale sentimento o suggestione siete interessati a suscitare in chi vi ascolta?

Marco- Rispondo con estrema sincerità: da parte mia non c’è nessun interesse nel creare un tipo di suggestione o sentimento a chi ascolta, non mi aspetto nulla. L’elemento fondamentale, cosa già difficile di per sé, è far scaturire dalle proprie, di emozioni, una canzone, un’idea, ma non ci si può anche curare di come questo messaggio può arrivare a chi ci ascolta, sarebbe come “pilotare” il nostro lavoro in base ad La Calle Mojada_2una percezione che vogliamo passi attraverso la nostra musica, ed e’ un discorso che non mi piace. Ognuno riceve un messaggio a suo modo, in base alla propria sensibilità o stato d’animo del momento, e va bene così.
Michele P.- Personalmente sono stato sempre attratto dal “lato malinconico delle cose”. La nostra musica ha chiaramente un taglio evocativo e quello che la gente percepisce non è altro ciò che il nostro sound fondamentalmente rappresenta… niente di più. Poi, logicamente, ognuno può vederci (o sentirci) quello che vuole. Più che suggerire una sensazione ci piace sentirci “onesti”.

Carlo- E invece, nella musica che ascoltate, cosa cercate? Cosa vi attira di più?

Marco- Ognuno di noi 3 ascolta cose simili e diverse nello stesso tempo. Di sicuro possiamo dirci tutti degli appassionati, ma in modo anche diverso l’uno dall’altro. Per quanto mi riguarda quel che cerco è quasi sempre emozionalità legata al suono più che alle parole. Riuscire a emozionarsi con un disco o ad un concerto è sempre più difficile, ma le volte che si torna a casa con una melodia in testa, con un feedback che ti ha spezzato il cuore, con un’immagine, beh in quei casi si e’ in pace con se stessi. Penso che l’obiettivo di qualunque musicista sia rimanere nella memoria, anche solo in quella breve, come spesso accade a noi.
Michele P.- L’emotività prima di ogni altra cosa.

Carlo- Non siete una band che pone al centro della propria poetica la “militanza politica” e l’“impegno sociale”. Secondo voi la musica non è lo strumento adatto a denunciare le storture della nostra società o semplicemente non pensate sia questa la vostra missione?

Marco- Beh non ci siamo mai preoccupati di mettere in musica le nostre idee politiche. Io e Michele P. veniamo da un viaggio a Berlino, metteremo sulla pagina myspace le nostre foto fatte con le statue di Marx ed Engels così forse saremo un po’ più espliciti, che dici? No scherzi a parte…è una cosa che non ci interessa, sinceramente. Abbiamo le nostre idee, ma le condividiamo fuori dal palco, lontano da microfoni. Non per questo credo che la musica non sia un buon veicolo per mandare messaggi o sensibilizzare le persone su questioni importanti.
Michele P.-
Citando Bukowski potrei risponderti: “parlare di politica è come cercare di incularsi un gatto”… anche perché non sai da che parte prenderlo e rischi pure di fartici molto male. :D

Carlo- Oltre voi, Roma pullula di progetti che si ispirano a sonorità , per così dire, shoegaze e dream-pop (Sea Dweller e Snow in Mexico, solo per citarne un paio tra i più interessanti): esiste una scena dalle vostre parti?

Marco- Sembrerà spocchioso, ma….la scena siamo noi! A parte gli scherzi…Roma, come tutte le grandi metropoli, è un melting pot di gruppi, generi, diversi canali per ciò che concerne locali e concerti. A livello di musica shoegaze non c’è poi molto in città, e i nomi che hai fatto rappresentano gran parte della “torta”… I Sea dweller sono quanto di meglio c’è in Italia a livello di shoegaze in questo momento, per quel che penso io. Spero che presto se ne renderanno conto in molti. Gli Snow in Mexico sono un progetto nuovo che però al suo interno ha dei musicisti esperti che vengono da esperienze importanti, e anche per loro l’augurio è quello di “uscire” allo scoperto quanto prima, specie coi live: sarebbe fantastico ascoltare “Ride” o “You and my winter” dal vivo!
Michele P.- A Roma non esiste nessuna scena… piuttosto c’è molta gente che suona e, più o meno, siamo tutti amici. Per esempio i Sea Dweller sono uno dei miei gruppi preferiti… ed il fatto di essere amici La Calle Mojada_3mi fa sentire un po’ come Holden Caulfield che avrebbe voluto avere il numero di telefono del suo scrittore preferito per chiamarlo nel cuore della notte. :D

Carlo- Nel suono dei La Calle Mojada emergono con forza suggestioni cinematografiche e anche letterarie. Che rapporto avete con queste 2 arti? Volete consigliarci un paio di libri e film che valgano la pena?

Marco- Il cinema e la letteratura sono chiaramente fonti di ispirazione. Se si pensa che, per quanto ci riguarda, tutto è nato con Rohmer, che omaggia “i racconti sulle stagioni” del regista francese, direi proprio che è un elemento importante, senza dubbio. Beh, a livello di consigli mi sentirei di indicare un film, Gli amanti del circolo polare di Julio Medem e, se ancora non l’avete letto, Una cosa divertente che non farò mai più dell’ immenso David Foster Wallace.
Michele P.- Io di cinema sono sicuramente quello che se ne intende di meno… per lo più per una questione di pigrizia. Al contrario amo la letteratura ed infatti i nostri testi hanno una certa “astrazione narrativa”… e se proprio devo suggerire qualcosa, beh, se non l’avete già fatto, leggete Cattedrale di Raymond Carver e la Versione di Barney di Mordecai Richler!

Carlo- Vi sentite sottovalutati?

Marco- Si.
Michele P.-

Carlo- Chiudiamo con la più facile di tutte: perché suonate?

Marco- Perché ci fa star bene, e di questi tempi non è poco.
Michele P.- Perché ci piace soffrire…

(intervista di Carlo Venturini)
Monday, September 07, 2009 
Mi sono imbattuto quasi per caso nella musica dei romani La Calle Mojada e, per dire una banalità, ancora una volta le cose inattese si sono rivelate essere le più belle. Probabilmente, questo So Far From Winter To Fall è quanto di più lontano dall’estate possiate mai aver ascoltato, a meno che non si tratti di una strana estate fredda, come vista attraverso un vetro appannato, un’estate fatta di grandi e profonde distanze gonfie di echi, nelle quali ogni parola, ma si oserebbe dire persino ogni sguardo e ogni pensiero sembrano avere un lungo, infinito riverbero. Questo EP, che non posso non consigliare di procurarsi con qualsiasi mezzo, contiene una ventina di minuti di musica estremamente preziosa, ben scritta, ben suonata, ma soprattutto realmente “sentita”, avvertita come un’urgenza, e non c’è nota che non sappia di necessità, che non sembri bisognosa di un ascolto approfondito, reiterato, oserei dire quasi religioso. Un ascolto serio, come oggi non capita spesso. Sarà perché l’ho ascoltato per la prima volta in estate, ma l’atmosfera profuma, come già accennato, di un’estate gelida: la titletrack apre le danze restituendo un sound molto definito, fatto dall’incontro-scontro tra arpeggi sospesi e distorsioni potenti e cariche di riverbero che caratterizzerà l’intero disco, accompagnati da un basso “visivo”, per sfociare nella meravigliosa melodia dei fiati di Lead Star, un altro brano dal grande trasporto emotivo, che a tratti rimanda agli arrangiamenti di supporto di gruppi come i Sigur Ròs, e scusate se è poco. Evidentemente il bacino musicale (la parola “genere” mi sembra del tutto inadeguata) dal quale i La Calle Mojada attingono è quello dello shoegaze, del post- rock o di quella cosa che chiamano dream- pop (uso questo termini con grande sprezzo del pericolo, data la mia totale allergia nei confronti delle categorizzazioni), e pur tuttavia il trio romano resta in grado di rileggere e aggiornare le proprie importanti influenze in maniera del tutto personale: i saliscendi di Lead Star testimoniano questa capacità, i ricchi arrangiamenti confermano il talento di chi li ha scritti e pensati, i suoni e le melodie che ascoltiamo sono in grado di rapire l’attenzione e il cuore, come accade in Skies As Ceilings, brano dolcemente malinconico “sporcato” dai feedback riverberati delle chitarre, così smussati da produrre una vibrazione in grado di cullare piuttosto che graffi che possono, sì, far male, ma al giorno d’oggi sempre più spesso restano scossoni che bruciano per un attimo, per poi cadere nell’abitudine e nella banalità, che “ne uccide più della spada”. Resta intatta, nel corso dell’intero EP, una forte tensione drammatica: la malinconia cantata dai La Calle Mojada viene declinata in molti modi diversi, ciascuno condensato nei pochi minuti di una canzone, e così Skies As Ceilings lascia spazio all’incedere singhiozzante di Early Closing Days, batteria e chitarre in bella evidenza, quasi una minimale ripetizione di una cellula ritmica sfociante in una sorta di pausa “ambient”, fatta di suoni rarefatti, lunghi, persistenti, preludio ad una violenta esplosione di feedback che trancia le orecchie in due, per la sua forza non solo sonora, ma di nuovo emotiva. Ritornare sulla semplice melodia della chitarra è come veder spuntare un raggio di sole al termine di una giornata grigia, fatta di nuvole rapide ma continue, inesauste, che sembrano accelerare improvvisamente sulle note dell’arpeggio di Secret Bliss, splendido pezzo di chiusura carico di riverberi e distorsioni innestate tra le rullate della batteria e le note decise del basso, di nuovo con una melodia più che importante, incagliata nel sottile e labile confine tra il suono e il rumore. I La Calle Mojada ci offrono con questo So Far From Winter To Fall un’esperienza della quale dovremmo, semplicemente, ringraziare: ascoltate i fiati su Lead Star, e venite a dirmi se anche a voi corrono brividi lungo la schiena, brividi che parlano non tanto del freddo che c’è fuori, e che volenti o nolenti, che scegliamo di essere onesti o di volgere la testa e chiudere gli occhi, ci circonda tutti, ma della sensazione, che forse dura solo un attimo ma vorresti non finisse più, di sentirsi meno soli. Perché forse fuori è freddo, ma So Far From Winter To Fall ti scalda dentro quel tanto che basta per andare avanti senza perdere niente della propria umanità, che poi è l'unica direzione che valga davvero la pena di prendere.
Tuesday, June 23, 2009 
Venga, que si, que ser shoegazer està de moda.
Lo demuestra el articulo sobre Sonic Cathedral de este nùmero. O el èxito de The Pains of Being Pure at Heart [....] Lo que para nosotros es novedad es saber que tambien en Italia andan enfrascados en este tipo de sonido, algo que les honra y que nos agrada, sobretodo si se trata de un grupo romano cuyo nombre hace referencias a Sr. Chiarro.
La calle mojada es un trìo que sabe pulsar las cuerdas adecuadas: voces ensonadoras y melancolicas, guitarras en suspenso con màs efectos que la segunda trilogia de "Star Wars", baterìas al ralentì.
En este bonito Ep de cinco canciones està claro que no van a descubrir América (perdòn, Reading), pero si alegrarnos, y mucho, la tarde. Y, de paso, recordamos que Giardini di Mirò no estàn para nada solos allà por el paìs de las pizzas.

Pablo Vinuesa.
Tuesday, June 23, 2009 
"Aunque luce nombre en espanol, tomado de una canciòn de Sr. Chinarro, la Calle Mojada es un trio que recìde en Roma y que darìa lo que fuera para haber crecido en el Reading de los principios de los noventa.
Al menos, eso es lo que sugiere el contenido de su primer Ep "So far from winter to fall": cinco canciones cocinadas al calor de los mejores Slowdive (los de "Souvlaki" es decir) con un poquito de Chapterhouse (esa espléndida voz) y otro poquito de Trembling Blue Stars, sobre todo por el acabado acùstico que lucen las canciones.
La Calle Mojada es, en fin, una banda que apela a la tradiciòn del shoegaze, a las guitarras banadas en delays y reverbs, a las bonitas melodìas vocales enterradas entre nubes de efectos. Y aunque no es posible premiarles por su originalidad, porque en ocasiones abusen del mimetìsmo, hay que reconocer que saben construir canciones robustas y redondas, siempre tenida de una fina capa de tristeza.
Los aficionados del género lo van a disfrutar mucho.

Vidal Romero.


Wednesday, June 03, 2009 
Serata organizzata da Lentieventi e Nerdsattack!, e, nel che di piccolo, anche supportata da komakino. Il tutto al Mads di San Lorenzo, fra cocktail, una bella playlist tra lo shoegaze e l'elettronica in sottofondo, un interessante banchetto di una distro di dischi, - pochi ma buoni. Tre bei gruppi, tra cui i La Calle Mojada, che non ce la faccio più a dire che li amo e sono speciali, - se l'avete capito bene, altrimenti nisba, l'importante è che piacciano a me. Aprono i giovani Piano for Airport, il Loro set gira intorno all'ep Much More, autoprodotto e qlc giorno fa qui recensito. Altalenano parentesi strumentali che si potrebbero definire post-rock a momenti cantati più pop, a due voci, qualche infarinata di elettronica o per lo meno le basi, - poi molta batteria. Arie malinconiche, botte di nostalgia, - li ho apprezzati molto sui momenti meno digressivi, insomma, quando il cantato si faceva lacrima. I La Calle Mojada, sono prima vittime di un live-check (ovvero quando non ti fanno fare il soundcheck e te lo servono un minuto prima di esibirti), poi sono vittime del fantasma del cavo, ovvero quell'entità ectoplasmatica raffigurante un chitarrista manifestatosi dall'aldilà che appare in diversi concerti ove fa malfunzionare un cavo, per poi scomparire e far tornare tutto normale dopo 10 interminabili minuti di panico. Da quel momento in poi, il chitarrista Pollice sembrerà cantare i testi dei La Calle Mojada per tutto il concerto, ma in verità il labiale era quello di commenti intrisechi sui costumi libertini della mamma di Gesù. Nonostante ciò, i La Calle Mojada hanno suonato bene, presentando l'EP So Far From Winter to Fall (Raise rec) sognanti (come dreamy night era il tema della serata), al quanto eterei e celesti, specie sulla Thin Place, nuova canzone, che ho ripreso, - ma per cui chiedo venia data la pessima qualità dell'audio, - colpa dei limiti della mia fotocamera. I Metùo sarebbero in 3, ma erano in due. Ovvero, su alcuni pezzi dell'album Toyshop (Black Candy rec) canta la bandmate transalpe Amelie Labarthe, ma la scorsa sera c'èra solo virtualmente nelle basi registrate, - poi i core member Giorgia Angiuli e Tommy Bianchi, sono stati Loro a tessere le trame synthpop elettroniche, healing music: la prima, addetta al lato sensoriale, spruzzando bombolette di profumo, soffiando bolle di sapone, - nonchè alla voce, - nemmeno fosse un'intelligenza artificiale che ti dà il welcome come ti siedi; poi anche alla chitarra acustica, glockenspiel e tastiere. Bianchi invece era sempre chino ondeggiante sui suoi sample, laptop e analogico. Molto ballabili, godibili, e curiosi nell'uso degli strumenti giocattolo denaturizzati da effetti di eco, octave & Co. Una bella serata, - Voi dov'eravate?
Tuesday, June 02, 2009 
Dreamy Night, recitava il lancio della serata curata da Lenti Eventi. E serata sognante e composta è stata. Che è riuscita a vincere l’apatia di un giorno pre-ponte lungo, l’afa presto tramutatasi in folate di vento freddo, le solite scuse da complessi cervellotici della vita quotidiana, che affligge ed obnubila le menti. Il locale limitrofo alle mura di S. Lorenzo si va popolando a partire dalle 23, quando sul palco sono già saliti i Piano For Airport. I “nerd” più indefessi sono sempre presenti e al loro posto - dal Gherardi al Fontecedro, dal Ceccobelli al Natale. Un wild bunch duro a morire, come la voglia di stare in mezzo alla gente in eventi come questo. Con volti tranquilli, sereni, sinceri (soprattutto). Un piccolo mirabile ricamo organizzativo che questa volta ha scelto sonorità d’ascolto ed emozioni, legate al nodo principale dallo stesso filo.
Il quartetto dei Piano For Airport propone un post rock dai tratti malinconici ed autunnali, giovani promettenti all’esordio con l’EP ‘Much More’, strumentalmente validi soprattutto nella prima parte della loro esibizione. La “leggera dose d’elettronica” presente nel sound proposto funziona e convince, riuscendo a strappare applausi ai convenuti. Tra CD usati e merchandising colorato di nuovo, inizia il via-vai prima dell’esibizione de La Calle Mojada, recentemente posizionata in apertura dei 65daysofstatic. Anche loro presentano il nuovo EP ‘So Far From Winter To Fall’, e possono finalmente riprendersi il palco del Mads, dopo aver sfortunatamente “saltato” la prova durante la Festa del nostro benemerito sito. L’inizio non fa presagire nulla di buono, colpa di un cavo della chitarra rovinato, che decide di sua sponte di fare i capricci. Per individuare il “colpevole” ci vogliono una dozzina di minuti, e poi, seppur con qualche problemino di riverbero, il trio riesce a partire. L’esibizione è in crescendo. Collaudati, precisi, emozionanti. Radio parterre conferma che il finale è piaciuto moltissimo. Tanto gusto e raffinatezza. Come sempre.
Vanno via come il pane My Bloody Valentine, Galaxie 500 e Mazzy Star. Del resto si rimane in tema con la serata. Mentre continua il Dj set che vede selezionatrici d’eccezione le tre fanciulline di casa Lenti Eventi. Un rapido cambio di palco e poco dopo la mezzanotte ecco comparire il duo fiorentino dei Metùo. Tommaso e Giorgia arrivano forti un debutto magnifico. ‘Toy Shop’ è elettronica del cuore che arreda di vivido colore l’ambiente e rende l’atmosfera satura di “sensazioni”. Non a caso a fine giugno apriranno il concerto romano dei Telefon Tel Aviv. Non a caso. Laptop e tastiere varie. Ma soprattutto una perfetta metà artistica. Da un lato Master T, serio, concentrato, anima pulsante e macchina motrice - dall’altro la piccola bambolina vestita di pastello e pupazzetti, alle prese con cento e una trovate sonore. Laptop, chitarra caleidoscopica e glockenspiel a parte, Giorgia disegna il sottofondo con campanelli, trombette, giocattolini, pistole trasparenti, un piccolo sax in plastica, mentre spara luccichini e profuma il pubblico con un dolce spray. Produce bolle di sapone come se volesse ricopririci con un tappeto di fiori, lancia in orbita la voce, quando i brani diventano più serrati. I Metùo confermano dal vivo la sorprendente bontà rilevata su disco. Se non conoscessimo la provenienza toscana potremmo tranquillamente puntare su una aglosassone. Un quarto d’ora dopo la una, si congedano tra gli applausi convinti delle persone, che fino a quel momento avevano mosso la testa ad accompagnare quasi in simbiosi i downtempo del duo.
Il vento tagliente che fuori ha ormai preso il sopravvento sulla fine di maggio, non allontana tuttavia il profumo e il ricordo di una serata adorabile. A rigenerare i sensi e ristorare l’anima. Fine.
Emanuele Tamagnini