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Federico Sirianni



Last Updated: 12/10/2009

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Thursday, April 23, 2009 
Ospitato da:
Federico Sirianni

Quando:
venerdì 24 aprile 2009

Dove:
CAFFE BASAGLIA
VIA MANTOVA 34
TORINO
10100

Descrizione:
SIMONE CRISTICCHI & GNU QUARTET al Caffè Basaglia per la rassegna di canzone d'autore "Sotto il Vulcano"

Per vedere l'evento clicca qui
Tuesday, December 09, 2008 
Ospitato da:
Federico Sirianni

Quando:
venerdì 12 dicembre 2008

Dove:
Vintage
via XX settembre
Sori
16100

Descrizione:
CONCERTO DI NATALE IN RIVA AL MARE

Per vedere l'evento clicca qui
Tuesday, December 09, 2008 
Ospitato da:
Federico Sirianni

Quando:
venerdì 12 dicembre 2008

Dove:
Vintage
via XX settembre
Sori
16100

Descrizione:
CONCERTO DI NATALE IN RIVA AL MARE

Per vedere l'evento clicca qui
Tuesday, November 25, 2008 
Ospitato da::Federico Sirianni
Quando:venerdì 28 novembre 2008
Dove:Suoneria della Musica
via Partigiani 4
Settimo Torinese (Torino)
10100

Descrizione:
FEDERICO SIRIANNI, cantautore genovese adottato da torino incontra ANDY WHITE, songwriter australiano-irlandese in un concerto-evento GRATUITO alla SUONERIA DELLA MUSICA di Settimo Torinese.

Per vedere l'evento clicca qui
Thursday, September 25, 2008 
Torna IL GRANDE FRESCO l'happening di musica, poesia e arte varia che ha rinfrescato l'estate torinese. In questa edizione autunno inverno i padroni di casa GUIDO CATALANO e FEDERICO SIRIANNI portano a passeggio per la città la loro creazione, proponendo ogni mese tre spettacoli diversi in tre luoghi diversi di Torino: l'AMANTES in via Principe Amedeo, lo SBARCO in via Silvio Pellico, il CAFFE BASAGLIA in via Mantova. Come al solito numerosi gli ospiti delle serate, che andranno dalla canzone d'autore (ma non solo) al teatro di strada (ma non solo). L'inaugurazione stasera allo SBARCO, ospiti il contrabbassista MARCO PICCIRILLO, il giovane cantautore FABRIZIO SCOLLETTA e, in collaborazione con il TEATRO DELLA CADUTA, il duo comicomusicaleclownesco SAULO e MANUEL. L'ingresso è gratuito, a partire dalle 22. Vi attendiamo numerosi ed entusiasti.
Saturday, July 19, 2008 

Category: Blogging

Andare a vedere Tom Waits è per me come incontrare un padre lontano da una decina d'anni. Milano si scioglie in quella che a Genova definiremmo maccaja, ma senza nemmeno i venti leggeri che arrivano dal mare, penso al concerto già da qualche giorno, per una volta, una volta tanto, regredisco alle emozioni dell'adolescenza mentre cammino a passo svelto attraversando il ponte sulla ferrovia con il centro alle spalle e immediatezze di periferia metropolitana davanti.

 

Il Teatro degli Arcimboldi è una sorta d'astronave atterrata da chissà quale pianeta nel quartiere Bicocca, sono le sette, la calura è quasi insopportabile ma l'aria che si respira è frizzante come un ottimo prosecco della Valdobbiadene. Infatti raggiungo il bar vicino ordinandone un paio.

 

Arrivano da tutta Europa per l'esordio milanese del "mito", in testa portano cappelli di foggia varia, il mio l'ho lasciato a casa, per rispetto, come quando si entra in chiesa.

 

Stringo il biglietto nella tasca posteriore dei pantaloni  sgranandolo come un rosario, guardo le facce della gente che lentamente affolla il piazzale del teatro, giovani, signori di mezza età, qualche vecchio beatnik, madame dell'alta società che scendono dal Cayenne, un amico ristoratore di Rapallo che non vedevo da parecchio tempo.

 

Tom Waits è decisamente colui che (essere umano, demone, santone voodoo) mi ha piantato un paletto di frassino nel cuore mentre da ragazzo m'accingevo a fare il mestiere del musicista. La prima volta che l'ho ascoltato è stato come essere sorpreso da un monsone gigantesco, infradiciato senza possibilità di riparo e poi vedere l'arcobaleno mentre la banda del paese lancia coriandoli per strada. Non so se sono riuscito a spiegarmi. Non so se riesco a rendere il tipo di sensazione che tutti lì in mezzo, come una sorta di congrega dispersa nel mondo che si riunisce nel giorno del rito, provavamo in quel momento. Sorridenti, oserei dire felici di essere lì.

 

La faccio breve. Da lì all'inizio del concerto sono passati altri sette prosecchi, è arrivato Roberto Benigni, il teatro s'è gremito a non poterne più. Il palco, agghindato come una piccola casbah futurista era sovrastato da una dozzina di megafoni e magnetofoni appesi per aria, una pedana rotonda alta come un tamburo ornata d'arabeschi e illuminata da lampadine colorate, percussioni, ottoni, il pianoforte, e tutto il resto.

 

Alle 21,45 spaccate le luci dell'astronave si spengono, i musicisti salgono in scena, un'ovazione accoglie lo splendido spaventapasseri che si posiziona al centro del palco, bombetta in testa, smunto e sghembo come solo lui riesce a essere, completamente di nero vestito come un vecchio becchino da cimitero di campagna, il pubblico grida, chiama il suo nome, è una sacra rappresentazione, un'omelia anche se c'è il diavolo presente nella prima canzone, sotto le vesti femminili di "Lucinda".

 

La scaletta pesca qua è là dagli oltre 35 anni di carriera, rispolvera classici come "Tom Traubert's blues", "On the nickel" e "Innocent when you dream", coinvolge il pubblico nella recentissima "Lie to me", trasforma in versione jazz la cupa "Dirtin' the ground", dedica a Benigni "You can never hold back spring", soundtrack del film "La tigre e la neve", schizza tra il blues di "Black market baby", le suggestioni mitteleuropee di "November" e "Misery is the river of the world" e le country ballads di "Hang down your head" e "Hold on", si lascia innaffiare da una pioggia di lustrini sul finale di "Make it rain".

 

Come si faceva da giovani, io e un manipolo di compagni scendiamo a grandi falcate le scale della galleria e sfondiamo in platea per stare sottopalco al momento dei bis. Incuranti delle minacce del servizio d'ordine (che nemmeno all'ultima visita del Presidente della Repubblica era così numeroso e agguerrito) rendiamo il nostro saluto al vecchio "rain dog".

 

Me ne fotto di chi litiga all'uscita per accaparrarsi un taxi e, a piedi, mi dirigo alla mia pensione vicino a Stazione Centrale.

Non so se ci rivedremo ancora, papà Tom, nel caso passassi da queste parti, magari, fatti vivo.

Friday, July 04, 2008 
Ospitato da: Federico Sirianni
Quando: 06 lug 2008, 21.36
Dove: Teatro della Caduta estate
Giardini di via Balbo, zona Vanchiglia
Torino, Torino|306
Italia
Descrizione:
Federico Sirianni

Per vedere l'evento clicca qui
Thursday, June 19, 2008 

Current mood:  smitten

JANGO

La casa di Jango Edwards sta al quinto piano di un edificio in una traversa di Plaza Catalunya, all'inizio della Rambla. Jango l'ho conosciuto ch'ero ragazzino, a Genova, quando il Teatro della Tosse organizzava la stagione in quello che diventò in seguito un cinema porno (e con risultati molto più munifici in termini di guadagno), il cinema teatro Alcione.

Non ricordo esattamente lo spettacolo, ricordo solo che il pubblico era piuttosto terrorizzato dalla follia di questo clown dai capelli lunghissimi che si spogliava nudo per saltare addosso alle signore della Genova bene sedute in prima fila e faceva scoppiare petardi e si tirava torte alla panna in faccia. Era comico, sentimentale, irriverente, poetico. Esattamente tutto quello che avrei voluto vedere una volta entrato in una qualunque sala teatrale.

Mi sono portato addosso il fantasma di Jango per lungo tempo fino a qualche giorno fa quando, trovandomi a Barcellona per un paio di concerti, il mio socio di spettacoli Luca Regina ci ha condotti nella sua casa. Dopo averci salutati tutti apostrofandoci "bastardi", il grande clown dai capelli sempre lunghi ma tirati in una coda ormai bianca, ci ha mostrato le sue ultime prodezze andando a scartabellare sui filmati di youtube, ha leccato il cranio rasato del nostro percussionista Vito Miccolis e ci ha dato appuntamento alla sera, nel luogo dove avremmo suonato.

Il Cafè Teatro Llantiol è un posto bellissimo, uno di quei vecchi cafè chantant di cui l'Italia si è scordata da tempo. Sinceramente ero abbastanza emozionato quando ho visto Jango all'ingresso, venuto apposta a vedere il nostro spettacolo. E in quel momento sono tornato a quella prima volta che entrai al cinema teatro Alcione, solo che ora i ruoli erano invertiti, io stavo sulla scena e il grande Jango in platea.

E' stato in assoluto uno dei miei migliori concerti, anche se i coriandoli alla fine non sono esplosi ma lì, sono certo, c'era il suo zampino, quella trovata l'avevo vista per la prima volta in un suo spettacolo...