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TEMPLEHOF - “In memory of all the friends gone” di Mirco Salvadori
Da qualche parte esiste un vecchio aereoporto reliquia di tempi bui e violenti, un libro abbandonato giace sulla pista di atterraggio. Le sue pagine girano secondo il volere invisibile del vento, girano fino a mostrare il titolo ed una dedica: “The Naked Lunch” - In memory of all the friends gone...
LA SOLITUDINE NELLE PAGINE DI BURROUGHS COME QUELLA CHE SI RESPIRA NELLO SPAZIO "SENZA TEMPO" DI UN AEREOPORTO BERLINESE, FORNITECI LA CHIAVE DI LETTURA.
La solitudine è più forte, più violenta e straziante quando è esperienza collettiva. In entrambi i casi, la solitudine è un fatto privato all’interno di un’esperienza collettiva. Noi veniamo da due piccoli posti sprofondati vicino ad un altrettanto piccolo posto che è Mantova, conosciamo bene, “il tedio morte del vivere in provincia” che cantava Guccini. E’ stato, quindi, piuttosto naturale cercare di esplorare la solitudine di una grande città, respirata in alcuni viaggi tra Berlino, Londra, New York, là dove l’aeroporto è uno “spazio senza tempo”, come dici tu, ma è soprattutto uno “spazio senza spazio”, senza confini, bandiere, popolazione propria, in cui la solitudine ha anche una connotazione temporanea e positiva, che ha una sua forza propulsiva, che porta con sé il sollievo di qualcuno che va a ricongiungersi con persone amate e lontane o di quell’altro che se ne torna a casa, di quello che semplicemente l’affronta e la vince. Il fatto che abbiamo preso a prestito il nome dal vecchio aeroporto di Berlino e che il titolo dell’album venga da una frase opportunamente storpiata del Pasto Nudo di Burroughs è piuttosto casuale, ma visto che mi ci fai riflettere, il nesso sta, forse, nell’esperienza della solitudine. In fondo, al contrario di quanto si potrebbe pensare, noi abbiamo sempre inteso la musica di Tempelhof come musica da città, le rarefazioni che abbiamo cercato nelle melodie non sono, in nessun caso, riferite a grandi spazi, o a paesaggi sconfinati e deserti.
Vanno, piuttosto, sperimentate in cuffia in mezzo al caos urbano e alle scosse elettriche che ti mette addosso la metropoli. Solitudine da città, quindi, che sia l’Interzona di Burroughs o la Berlino di Tempelhof.
SUONI PER CERTI VERSI CINEMATICI O, SE PREFERITE, IMMAGINATIVI (vedi/ascolta per esempio 'Fatal Familiar Insomnia'), CHE SUCCEDE QUANDO IL VOSTRO CUORE SOBBALZA?
Succede che siamo felici, ed è la sola cosa importante, l’unica a cui ha senso ambire. Tutte le tracce del disco sono nate come commento musicale ad alcuni filmati dei primi del novecento, che ancora ci portiamo dietro e che quando c’è l’occasione, proiettiamo durante i live. Il progetto si chiama “La Camera dell’Alieno” e lo abbiamo sviluppato insieme ad Andrea Meneghelli, amico e cinefilo accanito. Niente di nuovo o di sperimentale, per carità. E’ stata, semplicemente una straordinaria fonte di ispirazione. Mi piace pensare, anche, che quelle immagini che preesistevano a noi e a Tempelhof, siano a loro volta, il giusto commento video ad un’inclinazione “cinematica” alla composizione. Insomma, ci siamo trovati, eravamo entrambi seppelliti da qualche parte, chissà dove.
IL TITOLO DEL VOSTRO PRIMO ALBUM RECITA, PARAFRASANDO 'THE NAKED LUNCH', CHE NON CI SIETE STATI ALL'INIZIO NE' CI SARETE PER IL GRAN FINALE. SECONDO VOI COSA E' STATO L'INIZIO E COSA SARA' LA FINE...E NEL MEZZO?
Parto dalla fine: nel mezzo, in questo preciso istante, ci siamo noi, così come migliaia di altre persone che suonano e che non possono farne a meno. L’idea del titolo è proprio questa, è molto più banale di ciò che intendeva Burroughs, molto disillusa. E’ una riflessione su quel che significa fare musica oggi, ovvero, esserci nel momento in cui tocca a te, metterci tutta passione possibile, rendere la propria vita migliore attraverso la musica, coscienti del fatto che come noi, ci sono le migliaia di persone di prima, dotate di talento, che fanno la nostra stessa identica vita, che hanno le stesse aspirazioni. Non c’eravamo quando tutto è cominciato e non ci saremo per il gran finale, ci siamo adesso e questo è il momento di fare del nostro meglio.
TEMPELHOF E' CREATURA MUSICALMENTE INNOVATIVA ANCHE SE TRAE ISPIRAZIONE DA OCEANI DI SUONI CHE MOLTI HANNO GIA' SOLCATO, FATECI ENTRARE NEL VOSTRO LABORATORIO E SPIEGATECI COME FABBRICATE LE
VOSTRE TRACCE?
Ho un amico che gli sta bene tutto…tutto, qualsiasi orrendo fondo di mercatino dell’usato, qualsiasi abito a scacchi con le maniche scappate, qualsiasi scarpa da pappone a coda di rondine, qualsiasi occhiale ossidato a specchio. Una volta siamo usciti con lui che portava un cappello da marinaretto, e riusciva ad essere perfettamente credibile. Divago ma ci arrivo. I suoni che mischiamo sono sempre e comunque riciclati, vengono per la maggior parte da vecchi sintetizzatori usati e chitarre già appartenute ad altri e pedalini di terza mano, un po’ come le scarpe da pappone e l’abito a scacchi del mio amico. Semplicemente qualcuno li ha già usati e ora tocca a noi rimetterli in moto secondo la nostra personale sensibilità. Se è vero, come è vero, che il pentagramma è saturo, allora non rimane che cercare di scrivere buona musica. Non voglio eludere la tua domanda, ne sembrare orrendamente cinico, non lo sono e non lo siamo, anzi, ma l’obiettivo è quello: scrivere buona musica. Nella composizione, in particolare, spesso siamo partiti da un giro di pianoforte che stato, in seguito, sommerso da decine di altre tracce, riverberi e delay. In altre occasioni Luciano, che è l’anima tecnologica di Tempelhof, ha lavorato sulle batterie, campionando, cucendo e ricucendo i beats. In altre esisteva un testo, come per Song for Lily, parole scritte da Lily May, una nostra amica londinese, che si sono adattate perfettamente ad un pezzo che in origine era strumentale. Non c’è mai un filo conduttore nella composizione. Succede che ognuno di noi, semplicemente non riesce a stare fermo, compone qualcosa a casa e poi lo fa sentire all’altro. Poi, quello che conta più di tutto, è il lavoro. Non credo molto all’ispirazione fulminante, alle levatacce nel cuore della notte con il riff di Satisfaction in testa che pretende di essere registrato subito, ma certo, non siamo mica Jagger e Richards... E’ capitato di canticchiare qualcosa in macchina e di registrarlo al volo sul telefonino, ma le cose migliori sono venute a seguito di ore e ore passate in studio di notte.
QUANTO PESA "L'ESSER MERAVIGLIOSAMENTE ROMANTICI" NELLA CREAZIONE SONORA
E’ probabilmente una questione di attitudine, il fatto che quando ci mettiamo a scrivere un pezzo, va sempre a finire che, se non c’è già, lo si incoraggia ad andare in quella direzione. Potrebbe iniziare a pesare nel momento in cui divenisse un cliché da ripetere allo sfinimento, come un attore incastrato nella parte del mafioso o dello sbirro! Al di là dell’attitudine di cui si diceva prima, ci deve essere anche la voglia di andare oltre a sé stessi, di completarsi, di farsi un giro in territori che apparentemente non ti appartengono. In fondo, le canzoni d’amore più strazianti e melense non le scrivono i metallari? Ci sta che domani ci venga la curiosità ci aggiungere ingredienti differenti.
DOVE E COME POTREMO TROVARVI PRIMA DEL GRAN FINALE?
Su un aereo che rolla i motori, ovviamente! O al bar dell’Hilton hotel…
“We were not there for the beginning. We won't be there for the end” uscirà a Settembre per la Distraction Records di Newcastle anticipata da un singolo 12” limited edition 250 copie dipinte a mano e con due tracce inedite.
www.myspace.com/templehofband
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