Status: Single
City: Cagliari
State: Bologna
Country: IT
Signup Date: 7/5/2005
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Thursday, September 25, 2008
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Seduti d'inverno su uno scoglio, a farsi sbattere spruzzi di acqua gelida in faccia, ascoltiamo in silenzio quest'album e vediamo il sole calare senza affanno, ci si blocca lo stomaco ed ingeriamo note come fossero acqua, godiamo come assetati, l'entusiasmo cresce. E questa prova del giovane, sapiente Trees Of Mint sembra pura bellezza d'oltre oceano, sembra arrivata tramite transatlantico, merce pregiata la crema di zucche distrutte, spappolate. E c'è un ottimo alone di soft rock appena sussurrato a volte con la sola batteria ad incrementare le fasi emozionali del disco; poche le parti più eccitanti e leggere ma di ottima fattura anch'esse. E c'è quella sapienza d'artigiano in questo disco, di chi è abituato a cavarsela da solo e a tirare fuori il meglio di sé dalle proprie mani, è un disco maturo, di chi ha saputo aspettare con pazienza il periodo migliore per ogni traccia. Un altro vanto in quest'Italia che sa veramente troppo il fatto suo. 4/5
http://www.glasshouse. splinder.com/post/18499747/Glass+Pills+9
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Monday, September 22, 2008
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L'ultimo arrivato in casa Here I Stay si chiama Francesco Serra cagliaritano di stanza a Bologna: la voce sussurrata e la sua chitarra elettrica, accompagnate solamente dalla batteria di Andrea Siddu dei Plasma Expander, sono l'anima di un debutto che suona maturo e convincente. Otto brani e due brevi frammenti in apertura e chiusura, 50 minuti di suoni delicati ed intimisti caratterizzati dalle 6 corde, sulla quale Francesco riesce ad essere virtuoso e originale senza per questo suonare meno accessibile. Composizioni per lo più lunghe, meditative e ipnotiche che fanno pensare ai Low come ai Charalambides o ai Velvet, fra le quali spuntano però anche momenti più pimpanti e poppegianti, come la piccola hit Today Polaroid. Con la sincerità e la carica umana dell'insieme a compensare qualche piccolo sbadiglio di troppo. Voto 7.
Andrea Pomini
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Monday, September 22, 2008
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In italiano Micro Meadow suonerebbe più o meno come mini-prato, pratino tascabile. In effetti non potrebbe esserci titolo più azzeccato per un disco che riesce a costruirti intorno un'atmosfera terribilmente eterea e diafana, con i lampi di luce catturati con la coda dell'occhio e tutto il resto, come quei libri per bambini che si animano in forme di carta all'apertura delle pagine. Allo stesso modo, ogni canzone del disco si realizza in passaggi evocativi e quasi cinematografici: si parte con l'inquadratura iniziale di Defrost, breve ed introduttiva, che con un accenno strumentale scongela la storia dal ghiaccio del non essere. Ed ecco che inizia tutto, arriva l'alba e si vedono i fiori che piano si aprono e si colorano negli infiniti arpeggi del disco: precisi e calmi, conducono il discorso riducendolo all'essenziale fino a fingere un'ambientazione elettronica, fino a diventare i simboli delle stesse canzoni. Sono proprio le note pizzicate in scale e arpeggi che scandiscono il ritmo di lentezza e grazia di questo disco quasi ipnotizzante. E' la voce pigra e morbida che accompagna le inquadrature. Window Seat, ad esempio, ha la precisione e la bellezza degli eventi naturali, del ritmo delle gocce di pioggia che cadono da una foglia. Pezzi come Today Polaroid aggiungono poi quel dinamismo che svela la filigrana pop del disco, con intrecci à la Yuppie Flu e batteria che riempie i vuoti. Si finisce con la deliziosa coda strumentale di And So On, nient'altro che la traccia nascosta dell'ultimo disco di Caribou, con cui i Trees Of Mint firmano la qualità di un esordio veramente eccitante e ben fatto.
Nur Al Habash
(http://www.vitaminic.it/2008/04/trees-of-mint-micro-meadow-here-i-stay/)
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Monday, September 22, 2008
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Trees Of Mint è l'alter-ego di Francesco Serra, ex cantante chitarrista della noise band cagliaritana Virus In Pachyderm che ha deciso di spostare le coordinate della sua musica verso un indie-rock rarefatto e pieno di suggestioni folk. Universo musicale nuovo e antitetico, che ha avuto buoni esiti nell'esordio "Songs From Drawers" tanto da dargli un seguito di ampio respiro come "Micro Meadow…". Il secondo capitolo di questa nuova vita si fonda su una collaborazione chitarra-batteria (qui suonata da Andrea Siddu) che dona ai brani una buona compattezza e un'efficace capacità espressiva. Ad un primo ascolto, sembra quasi che chi decida di superare le barriere del post-rock e di costruire delle canzoni partendo da determinati stilemi sia destinato a scrivere pezzi molto belli. Ora, probabilmente il post-rock non è il giusto punto di partenza, ma la musica di "Micro Meadow" si bilancia tra questi mondi paralleli, ricordando anche esperienze musicali come Sophia e Red House Painters (ma con una maggiore consapevolezza pop, per dire). Ci sono alcune canzoni di livello come "Today Polaroid" e "Window Seat" e possiamo affermare di trovarci davanti a un lavoro che vale la pena di essere ascoltato. Nel disco c'è una volontà di ricerca e una voglia di mettersi in discussione che fa capire come Trees Of Mint sia un progetto aperto e capace di proseguire sui giusti binari. Di questi tempi, non è una cosa da sottovalutare.
Hamilton Santià
(http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=50&id=895)
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Sunday, September 21, 2008
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E' stato da poco pubblicato per la Here I Stay "Micro Meadow", il primo album dei Trees of mint. Un disco che mette insieme il post-rock mimale ed atmosfere più intime e cantaturali. Una delle migliori uscite della label cagliaritana. Sara Loddo ha intervistato Francesco Serra.
Trees of mint, Alberi di menta, come mai un nome come questo?
Mi suona bene! Poi cercavo un nome suggestivo, non mi volevo legare a qualcosa che esprimesse un concetto troppo definito. Trees of mint evoca un colore, un odore, un sapore e un'immagine abbastanza vaga. Trovo che sia in sintonia con l'atmosfera generale che si respira nella mia musica.
In Trees of mint sei tu con la tua chitarra. C'è poi l'accompagnamento della batteria. È appunto un accompagnamento o qualcosa di più?
Un po' tutte e due le cose… Fino ad ora ho composto da solo, nella mia stanza, infatti la chitarra costituisce l'ossatura portante dei pezzi. Il batterista quindi si è dovuto adattare a strutture già definite, e spesso ha dovuto lavorare assecondando la ritmica della chitarra per non stravolgere troppo l'andatura complessiva del pezzo. In questo caso penso che si possa parlare di accompagnamento. Ma è anche vero che la batteria ha giocato un ruolo importante nella riuscita delle canzoni, ha evidenziato alcuni aspetti importanti della struttura riuscendo ad indirizzare i pezzi sul binario giusto. Si parla di interventi discreti ma fondamentali, che vanno anche oltre il semplice accompagnamento.
Di cosa parli nelle tue canzoni? Cosa racconti?
In realtà non credo di essere un gran cantastorie, ho iniziato a scrivere soprattutto per usare la voce. Dai testi emerge una mappa abbastanza incasinata del mio immaginario e del mio vissuto personale: pensieri, ricordi, immagini, suggestioni associate a periodi della mia vita o a situazioni che mi hanno colpito. Cerco di combinare tra loro questi tasselli vacanti, indirizzandoli verso dei concetti, cercando di non essere mai troppo esplicito, preferisco lasciare spazio a più interpretazioni e spesso uso le parole semplicemente per rafforzare la carica emotiva del suono. La musica per me viene prima di tutto e generalmente i testi sono più che altro delle illustrazioni piuttosto vaghe.
Le tue sono canzoni sussurrate più che cantate, sono dotate di una delicatezza particolare, una delicatezza discreta ma allo stesso tempo provvista di una grande forza. Come qualcuno che non esagera, che non alza mai la voce, ma riesce comunque a raggiungere i suoi obiettivi. Quanto c'è di te in tutto questo?
Purtroppo poco! Sarebbe bello poter raggiungere i propri obiettivi senza scomporsi e senza alzare mai la voce ma non è così… Penso che nel mio stile musicale siano rintracciabili più che altro gli aspetti della mia personalità meno conciliabili con la vita di tutti i giorni.
Chi e cosa ha influito di più nel tuo modo di fare musica? A me vengono in mente artisti come Pedro The Lion o Vincent Gallo, quali sono invece i tuoi punti di riferimento?
Potrei citarne un'infinità… comunque, i punti saldi rimangono Velvet Underground, Sonic Youth, Derek Bailey, The Pastels e Dirty Three. Poi certo, anche quelli che hai citato non mi dispiacciono, anche se Vincent Gallo lo preferisco come regista.
Quanta importanza attribuisci alla musica nella tua vita?
Tanta. In passato forse l'ho presa troppo seriamente, è stata qualcosa di totalizzante che mi ha fatto perdere di vista il valore di certe cose. Adesso forse ho trovato la giusta collocazione da darle, tra le altre cose importanti di cui non posso fare a meno.
Cos'altro occupa le tue giornate?
Varie cose poco interessanti, a parte stare con la mia ragazza, andare a bere qualche bicchiere con gli amici e fare scorpacciate di film. Sono pigro, butto via un sacco di tempo.
Sul tuo Myspace c'è il video di una tua vecchia canzone, "Heroes feel alone", in cui sei l'autore di musica, riprese e montaggio. Dai giochi di luce, dal tipo di inquadrature e dalla presenza delle diapositive si deduce un interesse per la fotografia. Sbaglio? Altri progetti del genere?
In realtà mi interessa l'immagine in genere, indipendentemente dal supporto, quindi cinema, fotografia, pittura, computer grafica o tutto insieme. Poi ho un debole per le polaroid e per il super 8, infatti "Heroes feel alone", l'unico video che ho fatto, è stato interamente girato in questo formato che secondo me si prestava particolarmente a illustrare le suggestioni della musica, legata al ricordo e al sogno. Mi piacerebbe riuscire a fare un altro video entro la fine dell'anno, ho diverse idee su cui lavorare, ma dovrei trovare il tempo e i soldi per realizzarlo.
Un bel po' di anni fa suonavi in un gruppo noise di Cagliari, i Virus in Pachyderm. Raccontaci un po' come e quando è avvenuto il passaggio alla nuova dimensione intimistica. Com'è nato Trees of mint?
Trees of mint è nato quando ho cominciato a racimolare alcuni pezzi che avevo scritto mentre suonavo con i Virus In Pachyderm e che avevo accantonato perché li sentivo troppo distanti dalle sonorità della band, orientata appunto più sul noise rock e la psichedelia. Nel '99 la band si è sciolta, un anno dopo ho lasciato Cagliari e mi sono trasferito a Bologna. Non avendo una band, ho cominciato a suonare da solo nella mia camera, a volumi molto bassi, delle volte addirittura in cuffia. Ho cominciato a comporre nuovi pezzi e ad arrangiare quelli vecchi. Nel frattempo ho approfondito il rapporto con la chitarra, infatti suonare da solo, senza il basso e la batteria, mi ha permesso di concentrami di più sul suono dello strumento, scoprendo nuove sfumature e dettagli interessanti che ho cercato di recuperare dallo sfondo e portare in primo piano. Ho un po' trovato la mia dimensione e ho continuato sulla stessa linea sino ad oggi.
"Micro Meadow" è il tuo terzo lavoro con questo progetto. Cos'è cambiato rispetto ai due demo precedenti?
Non riesco più ad ascoltare i vecchi demo. Mi suonano piuttosto acerbi, li trovo meno comunicativi, si respira un senso di chiusura, un'atmosfera cupa e un po' stagnante. Comunque qualcosa di buono c'è, infatti alcuni pezzi li ho voluti recuperare e inserire nel disco, perché nei demo erano penalizzati dalla bassa qualità della registrazione e non rendevano. Invece "Micro Meadow", al di là degli ovvi miglioramenti legati alla qualità della registrazione, è un disco che cerca maggiormente il contatto con l'esterno, c'è un tentativo di uscire dalla dimensione claustrofobica dei demo precedenti, ci sono pezzi più solari, anche se non mancano i toni pacati e i momenti di introspezione che alla fine penso siano un tratto distintivo della mia musica.
Immagino che ora inizieranno le date per far sentire l'album un po' in giro. Qualche tappa prevista?
Saremo vostri ospiti al MI AMI! Più una serie di date ancora da confermare, quindi non mi sbilancio.
Quanta importanza dai alla dimensione live?
I live sono molto importanti, anche se a dire il vero non ne ho fatti tantissimi. Penso che suonare dal vivo aiuti a svezzarsi dalla dimensione privata e confortevole della sala prove e a sviluppare la capacità di adattarsi a situazioni sempre diverse. Inoltre, attraverso i live è possibile rimettere continuamente in gioco i pezzi congelati nel disco, attraverso nuove interpretazioni, nuovi arrangiamenti o altre variazioni, che contribuiscono a mantenerli in vita e a renderli sempre attuali. Il confronto diretto col pubblico permette di vivere la musica con un' intensità diversa, è un'esperienza piacevole, rigenerante, che spesso finisce con tante chiacchiere e una sana sbronza a cuor leggero.
Potendo scegliere un musicista con cui collaborare o con cui dividere il palco, estendendo la scelta anche agli "irraggiungibili", per chi opteresti?
Esagerando direi Dirty Three, Smog, Low, ma mi accontenterei di molto meno…
Fra i cantanti o i gruppi italiani a chi non rifiuteresti mai una collaborazione?
Mi vengono in mente Dainocova, Comaneci, Bob Corn e ovviamente tutte le band Here I Stay.
Come nella storia di Aladino hai un genio, una lampada e tre desideri da esprimere. Senza pensarci troppo, quali sono i tuoi?
Divertente…Sesso, Droga e Rock'n Roll fino alla fine? mmm non saprei… Una bella casa… Una bella famiglia… e…. ballare rock'n roll con i vecchi amici per festeggiare i miei ottant'anni!!!
(http://www.rockit.it/pub/i.php?x=00000718)
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Sunday, September 21, 2008
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Disco inaspettatamente interessante questo esordio dei Trees Of Mint, che si lasciano con gran classe alle spalle i primi loro due demo. Un lavoro riempito con una decina di dolci e intense canzoni di rock intimista. Trees Of Mint è il chitarrista Francesco Serra (cagliaritano di stanza a Bologna) che ha trovato nel batterista Andrea Siddu un ottimo compagno per lo sviluppo delle sue composizioni. Pezzi soavi dicevamo, governati dalle sensibili e mature pennate della chitarra elettrica. Graziosi quadretti strumentali che fanno da sfondo alle storie che Francesco riesce a raccontarci sempre con serenità, sottovoce. Accantonato il rumore e le scosse elettriche dei Virus In Pachyderm, troviamo Francesco intento a muoversi in un suono da cameretta più spoglio e cantautoriale. Un po' il lavoro che fecero gli Slowdive quando diventando Mojave 3 cambiarono radicalmente il loro suono, accantonando le distorsioni per uno slow-mood più folk e malinconico. Un altro riferimento potrebbe essere quello del ricercato e orecchiabile Indie-Pop degli scozzesi The Pastels. La bellissima "Today Polaroid" precede il pezzo più lungo della raccolta, quella "Pale Building" ritmicamente alla Mogwai che poi contornata da un canto soffuso non cede all'escalation rumoristica. Ci starebbe bene ogni tanto qualche tastiera in più a colorare il tutto. In ogni modo il disco convince, i due sono riusciti a plasmare un suono (quasi) da band. Il risultato è eccellente. Complimenti!
Marcello Consonni (21-05-2008)
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Sunday, September 21, 2008
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Micro sensazioni, attimi dolcissimi di straniamento, ridondanti attimi emotivi. I Trees Of Mint, duo diviso tra Bologna e Cagliari, Francesco Serra (voce e chitarra) e Andrea Siddu (batteria) traducono tutto ciò in musica. Impossibile non essere destati dalle sensazioni evocate da After All e Window Seat, forse quest'ultima la prova più bella. La melodia di Stick Jaw e Today Polaroid (che ficata di titolo!) ti s'imprime nella memoria, briose e malinconiche allo stesso tempo. Con Blinds e Pale Building, pezzi dalle sfumature surreali, è come assistere a delle immagini in slow-motion e in bianco e nero. Toccanti anche i restanti i brani, come Won In July e Rail Roads dove tutto appare sospeso come in un quadro di Mirò. Il vuoto, il nulla contornato da delle musiche appena accennate, l'origine di tutto adornato da lievi bisbigli e fruscii come se la chitarra fosse una lira. Senza distanziarsi troppo da band quali Mice Parade, Mum e American Anolog set, i Trees Of Mint danno sfoggio di un talento congenito e ineccepibile.
Tommaso Floris
www.beautifulfreaks.org
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Sunday, September 21, 2008
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Micro Meadow è un disco di brume leggere, di malinconie color pastello, di sospensioni e dilatazioni. Con una voce appena sussurrata e pennellate di chitarra decise, ma mai troppo accese. Un disco che può anche indugiare su ritmi più sostenuti (come in Today Polaroid, piccola potenziale hit indie) ma sempre in maniera discreta, con una delicatezza di fondo che abbraccia l'album intero. Micro Meadow è il primo disco di Trees of Mint, duo sardo dislocato tra Cagliari e Bologna uscito in questi giorni su Here I Stay Records. Sia detto subito: un bel disco, con diversi pezzi molto riusciti e soprattutto con un'idea di suono decisamente matura, in cui la complessità degli intrecci chitarristici non fa mai perdere di vista la semplicità e la bellezza, immediatamente riconoscibile, delle canzoni. Un suono che però è anche evocativo di colori e di odori, a partire dalla sigla scelta, "alberi di menta". "Trees of Mint è una sinestesia, esprime un odore, un sapore, un colore. Non esprime un concetto, ma è legato a suggestioni. Credo che sia molto adatto ai pezzi che faccio", racconta Francesco Serra, chitarrista ventisettenne cagliaritano di stanza a Bologna, titolare del progetto accompagnato alla batteria da Andrea Siddu (anche con i Plasma Expander). Un po' di notizie biografiche. Trees of Mint nasce nel 1999, dopo una militanza di quattro anni nei Virus in Pachyderm, band noise cagliaritana. "Il progetto è nato quando ho cominciato a suonare dei pezzi per conto mio, che non rientravano più in sonorità noise alla Sonic Youth – spiega Serra -. Il fatto di suonare la chitarra in casa a volumi più bassi mi ha portato quasi naturalmente su toni più intimi. E poi ho imparato ad ascoltare di più il mio strumento". Tra il 2000 e il 2003 ha pubblicato due demo, uno omonimo e l'altro intitolato Songs from Drawers. "L'atmosfera dei primi demo che ho realizzato è molto più cupa, introspettiva. Il nuovo disco invece cerca maggiormente il contatto, è più comunicativo. Alcuni pezzi ho voluto recuperarli perché pensavo fosse un peccato non registrarli con un suono migliore di quanto non fosse nei demo", dice. Non a caso i pezzi recuperati dai demo sono più lunghi, molto più introversi e segnano uno stacco forte rispetto all'atmosfera dei primi brani, più leggera, a tratti briosa, senza però abbandonare quella malinconia di fondo che abbraccia l'album intero. "È una scelta voluta – dice – volevo dare l'idea di uno stacco, un'idea di circoscritto e provvisorio". Ma certo è vero che i pezzi che rimangono attaccati addosso fin dai primissimi ascolti sono quelli della prima parte, come After All o Stick Jaw o Today Polaroid o Window Seat, cioè dei brani che dimostrano una maggiore capacità di sintesi anche, in un certo senso, pop del suo suono. Quella di Trees of Mint comunque è un'estetica musicale molto personale e meditata, che sta – a voler ragionare su possibili influenze – tra certo cantautorato americano più introspettivo (Smog su tutti) ai maestri del lento (Low) o ancora può evocare scenari distesi alla Dirty Three. "Più di tutto però credo che mi abbia influenzato il cinema, ha stimolato il mio immaginario. Del resto io attribuisco alla musica un carattere visivo".
Andrea Tramonte
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Sunday, September 21, 2008
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Cinematiche lacerazioni mentali. Un flusso in slow- motion mellifluo e cadenzato; pensieri che puzzano di una dannata primavera che tarda ad arrivare. Nel microcosmo di Francesco Serra, aka Trees Of Mint, ogni risposta ritrova il suo punto interrogativo. 10 episodi per fare dei movimenti quotidiani emozioni poetiche. Esplosioni color pastello in Super8, e una "Today Polaroid", così all'osso e così immensa che farebbe gola alla Secretly Canadian. L'incedere di Blinds, riporta dritti ai vagiti del movimento acustico inglese di Arnold & Co. Un plauso, inoltre, alla saltellante "Stick Jaw" piena di rimpianti e inzuppata del sole malato di Airport Girl.
Il surriscaldamento climatico globale non è mai stato un pensiero così eccitante…copriti!
Tommaso 'tum' Vecchio
(http://www.indie-zone.it/public/sushibar.asp)
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Sunday, September 21, 2008
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Trees of Mint - Micro Meadow... (10tx CD, 4845'' - Here I Stay rec 'o8) - Dalla Sardegna, ma di casa a Bologna, la one-man Band Trees of Mint fa il Suo debutto su etichetta, e l'album è classificabile come una collezione di dieci fragili delicate canzoni pop private, dove il suono pulito / luminoso della chitarra di Francesco Serra (una bellezza non lontana dal Moon Pix di Cat Power o anche Sparklehorse) e il suo cantare cullano l'ascoltatore mentre Lui gli legge le pagine del Suo diario. Sognante, a volte pericolosamente narcotico (After All), - spesso accompagnato da una sezione ritmica curata dal bravo Andrea Siddu dei Plasma Expander. - Ho trovato meritvoli la felicità di Today Polaroid - potenziale hit con quel loop di plim plom plam -, poi Pale Building, e le strumentali Rail Roads - traccia piena di grazia - e il breve preludio Defrost - così minuto quanto incantevole allo stesso tempo. Tutto ciò mi ha fatto tornare in mente l'altro no_strano Prague, stessa solitudine, differenti punti di vista. - Afferrate una tazza di té fumante, e godeteVi il disco.. (WWW.INKOMA.COM) • RECENSIONE::::FLASHMUSICA TREES OF MINT Live 17 giugno 2009 Bologna @ "La Baia Dei Porci"
(Terrazza Giardini Lorusso)
Quando capita di trovarsi in una terrazza con
tanto di cielo stellato e un musicista intona la sua voce grave e profonda,
accompagnandosi ad accordi che avvolgono anche l'ascoltatore più disinteressato,
vien da chiedersi quanti sogni si sarebbero persi se si fosse rimasti a casa. Trees Of Mint è un vortice di accordi straodinari, testi cantati
con un pacato sentimento di solitudine che fa riflettere su ogni piccola, minuscola
cosa che ti sta attorno, per ripensarla, per rivalutarla e forse anche per cercare
di porsi qualche domanda anche in una serata come questa.
La forza della musica di Trees of Mint sta proprio in questo. Non c'è
bisogno di prendere la vita in maniera agitata, sembra dire l'unico e solo componente
di questo progetto. Il mondo lo si può vedere anche attraverso
questa musica, rimanendo comodamente seduti davanti al palco, coi pensieri che
corrono veloci. Una grande musica.
(http://www.flashmusica.it/newssheet.php?key=3494&cat=5)
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