Gender: Female
Status: Single
Age: 64
Sign: Taurus
City: Cittadini Del Mondo/Crotone
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 6/27/2007
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Saturday, November 24, 2007
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Current mood:  angry
BERLINO - La ragazza di 17 anni voleva difendere una bimba extracomunitaria di sei anni molestata da un gruppo di giovani neonazisti, gli estremisti di destra hanno aggredito l'adolescente, e con un bisturi le hanno inciso una svastica sull'anca. E' accaduto a Mittweida, cittadina di 16mila abitanti in Sassonia, Germania orientale. E' successo all'inizio di novembre, ma solo ora il crimine è stato reso noto. Polizia e servizi segreti interni tedeschi sono impegnati nella caccia ai giovani criminali, e ne hanno già individuato uno: membro di un'organizzazione neonazista clandestina fuorilegge dal 2004 ma tuttora attiva. Ancora una volta, un crimine neonazista ha per teatro la Germania orientale. Cioè l'ex "Ddr" (la dittatura comunista che difese la sua esistenza con il Muro di Berlino per bloccare le fughe verso la libertà). Nell'est tedesco, tre generazioni hanno vissuto sotto dittature: prima Hitler dal 1933 al 1945, poi dal dopoguerra al 1989 lo stalinismo più bieco durato appunto fino all'89, alla caduta del Muro e al crollo dell'Impero sovietico innescato dalla rivoluzione democratica polacca. Nell'est tedesco, i neonazisti trovano spesso terreno molto più fertile che non all'ovest - democratico dal 1945 e impregnato di cultura democratica - per la loro propaganda di odio. I nomi di vittime e colpevoli sono tenuti segreti, in omaggio alle severe leggi tedesche in difesa della privacy. E nel caso di Mittweida probabilmente gli inquirenti hanno mantenuto il massimo riserbo in modo da non compromettere le indagini. Ora i fatti sono emersi e sono raccontati dai mezzi di informazione. Davanti a un supermercato, la giovane 17enne ha notato che un gruppo di quattro neonazisti - giubbotti con insegne nazi, teste rasate, stivali anfibi - molestava, minacciava e insultava una bimba extracomunitaria di appena sei anni. E non ci ha pensato un momento: è intervenuta per difendere la bambina. -->inserto--> .. language="JavaScript"> --> OAS_RICH('Middle'); //--> ..> -->/inserto--> I neonazi hanno subito reagito prendendo la 17enne come bersaglio. L'hanno pestata, uno di loro ha estratto dalla tasca un bisturi e incurante delle urla di dolore di lei le ha tatuato una croce uncinata, una svastica nazista, sull'anca. Poi ha cercato di inciderle sul corpo anche l'insegna delle SS, i famigerati corpi speciali sterminatori del Terzo Reich, gli esecutori materiali della Shoah e della repressione nell'Europa occupata. Ma a quel punto la ragazza si è divincolata ed è riuscita a fuggire. La polizia e il Bundesamt fuer Verfassungsschutz (Ufficio federale per la difesa della Costituzione, cioè il Sisde tedesco) sono ora mobilitati per individuare e catturare i criminali. Uno è già caduto in trappola. In una perquisizione nella casa in cui vive con i genitori gli agenti speciali hanno trovato materiale nazista, e prove della sua appartenenza a Sturm 34, un'organizzazione clandestina dell'ultradestra. Con identikit e appelli alla popolazione i poliziotti cercano ora i suoi complici. Impresa non facile: secondo gli inquirenti e i media l'aggressione alla 17enne è stata vista da persone affacciatesi ai balconi, le quali però si sono ben guardate dal denunciarla. Omertà, simpatie e tolleranza verso l'intolleranza assoluta dei neonazisti sono un male diffuso nell'animo collettivo della Germania orientale. In Sassonia, appunto lo Stato della federazione teatro dell'evento, il partito neonazista Npd alle ultime elezioni regionali ha conquistato il 9 per cento dei consensi. A ogni seduta del Parlamento sàssone provoca e boicotta i lavori con slogan contro gli Alleati per la loro vittoria militare contro Hitler, contro Israele o contro gli stranieri residenti in Germania. Tra militanti e fiancheggiatori della Npd neonazista ci sono anche nostalgici della dittatura stalinista, la Ddr. Rimpiangono, gli uni e gli altri, regimi che avevano chiuso la società nella sicurezza da gabbia dorata di una prigione, e dimenticano o fingono di dimenticare i milioni e milioni di vittime del terrore. Di cui, pure, i bambini apprendono a scuola in Germania fin dalle elementari.
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Wednesday, November 14, 2007
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"Furio Colombo
Bisogna dare a Francesco Storace il merito di avere strappato il sipario su un'Italia ambigua e trasversale. In questa Italia si oppongono alle coppie di fatto moltissimi partner di celebri coppie di fatto, si corre in piazza a celebrare i valori della famiglia subito dopo avere spaccato la propria famiglia, si celebrano con voce incrinata dall'emozione «le nostre gloriose Forze armate» e intanto si abbandonano al loro destino i soldati contagiati dall'uranio impoverito. È il Paese in cui «veri liberisti» si precipitano a dare manforte alla corporazione dei tassisti e a quella dei farmacisti che non tollerano mercato e concorrenza.
In questo Paese abituato a non chiamare mai le cose col nome giusto, Storace si dichiara fascista e se ne vanta. Non solo, ma arruola una portavoce che promette di continuare a proclamarlo ogni giorno «con la bava alla bocca».
Si tratta della stessa signora abituata a mostrare il dito per far capire il suo gentile diverso parere. Dunque una bella coppia. Ai due va un apprezzamento sincero, dopo l'estenuante periodo in cui il vero genuino sentimento veniva coperto da gravi e preoccupati giudizi sulla Resistenza, «che ha spaccato l'Italia». Dalla esortazione a cercare insieme «ciò che - nel triste passato italiano - ci unisce invece che ciò che ci divide»; dalla predicazione secondo cui tutti i combattenti sono uguali (anzi devono avere la stessa pensione) compresi quei combattenti che, nel tempo libero, si dedicavano a consegnare a truppe d'occupazione straniere i concittadini ebrei; dalla nuova definizione di «guerra civile» invece di lotta di liberazione. Finalmente un fascista torna a essere fascista, si presenta e si raccomanda come tale. Fine delle ipocrisie.
La sincerità dei due - che un po' ricorderebbe Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, celebre coppia mediatico-combattentistica di Salò, se solo Storace fosse all'altezza - è immediatamente provata dalla rivelazione della data di nascita di questa nuova destra: è il giorno in cui Gianfranco Fini, sulla soglia del Museo della Shoah, a Gerusalemme, ha dovuto scegliere tra fascismo e Israele. E ha scelto Israele. Ha definito il fascismo «male assoluto» a causa delle leggi razziali e della loro meticolosa esecuzione in Italia. E ha accettato di rendersi conto in pubblico dell'orrore di quelle leggi.
Storace e i camerati ritrovati hanno deciso che il troppo è troppo. E hanno riportato ciò che resta del fascismo italiano nel posto che gli compete, fin dai tempi in cui i giovani fascisti si facevano vedere, nelle università italiane, con la kefiah, non tanto per dichiarare amore per gli Arabi quanto per dire il loro disprezzo e la loro coerente ostilità verso un piccolo Stato creato dalle Nazioni Unite e divenuto patria degli Ebrei.
Hanno anche restituito alla storia un pezzo mancante e finora nascosto, salvo che dai negazionisti. Questa destra non rinnega il passato, non rinnega le leggi razziali, non rinnega la sua brutta storia. Dunque è fatalmente nemica di Israele.
In quel loro giorno di festa non erano soli Storace, la sua portavoce con la bava alla bocca e i camerati ritrovati. Con loro - accanto al catafalco di ciò che resta del fascismo e anzi del peggior fascismo - c'era, esultante, celebrativo, fastoso, Silvio Berlusconi.
Berlusconi è un uomo estroverso, espressivamente irruente e ha celebrato la festa non da visitatore ma da protagonista, dato anche il rilievo di un simile personaggio nella vita italiana, come miliardario, come proprietario di metà dele televisioni e di buona parte dell'editoria italiana (con forte influenza sulla parte dei media che in questo momento non ha in mano), come capo effettivo di tutta l'opposizione italiana. Con l'eccezione di quei partner o membri della Casa delle liberà, che diranno di non riconoscersi nella festa di ritorno al fascismo (finora nessuno l'ha fatto, dunque, si direbbe, sono tutti d'accordo), ciò che è accaduto con il patto Storace-Berlusconi è la dichiarazione esplicita di fascismo accettato e accasato nel cuore del centrodestra italiano.
Berlusconi è uno che fa offerte importanti sottobanco, e dunque le fa anche più volentieri alla luce del sole. O meglio, del sole che sorge. Ha offerto casa, alleanza e ministeri in un suo prossimo governo, che lui dice imminente. In questo modo - anche se lo negherà - Berlusconi ha approvato tutto, compresa la ragione per cui il movimento è nato: contro Israele. E contro ogni invito a rinnegare il passato, leggi razziali e camerati tedeschi (nazisti) inclusi.
Ovvio che l'indignazione di molti italiani, e di molti italiani ebrei, non riguarda Storace, che si presenta in linea con il suo passato. Riguarda Berlusconi. Negherà. E si affiderà alla sua ricca e potente macchina di propaganda. Ma non potrà cancellare questo triste momento della verità."
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Monday, October 01, 2007
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Current mood:  curious
Continuo con le domande :) rispondete attraverso i commenti a questo post (ringrazio ancora Ale per l'idea)
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Friday, September 21, 2007
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Current mood:  curious
Date la vostra risposta con un commento :)
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Sunday, January 01, 2006
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(da Repubblica)
Le torture a Bolzaneto e la notte della democraziaGIUSEPPE D..AVANZOC..era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. «Giovanissimo». Più o meno ventenne, forse «di leva». Altri l..hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di «sospensione dei diritti umani», ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell..amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell..acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva. Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato – contro i 45 imputati – che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.
LE VIOLENZE IMPUNITE DEL LAGER BOLZANETO
Genova: senza il reato di tortura, pene lievi e prescritte per gli imputatiL..inchiestaOggi la caserma non è più quella di allora: e i "luoghi della vergogna" sono stati cancellatiManganellate, minacce, insulti, botte e umiliazioni: tutto ricostruito al processo da più di trecento testimoni Episodi documenti, provatiIn quei tre giorni poliziotti e carabinieri rinchiusero per ore studenti, operai e professionisti Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista…).
I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che «soltanto un criterio prudenziale» impedisce di parlare di tortura. Certo, «alla tortura si è andato molto vicini», ma l..accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula. Il reato di tortura in Italia non c’è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell..Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d..uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l..abuso di ufficio, l..abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell..indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa «degli altri», di quelli che pensiamo essere «peggio di noi». Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.
* * * Nella prima Magna Carta - 1225 - c..era scritto: «Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese». Nella nostra Costituzione, 1947, all..articolo 13 si legge: «La libertà personale è inviolabile.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà» * * * La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un..accorta gestione, si sono voluti cancellare i «luoghi della vergogna», modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l..idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C..è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l..arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come «Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!», cori di «Benvenuti ad Auschwitz». Dov..era il famigerato «ufficio matricole» c..è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come «Morte agli ebrei!», ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aer salvato la vita a 5000 ebrei.
* * * Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l..ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l..ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo). A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: «Allora, non li vuoi vedere tanto presto…». A un..altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H.T. chiede l..avvocato. Minacciano di «tagliarle la gola». M.D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: «Vengo a trovarti, sai». Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni «per accertare la presenza di oggetti nelle cavità». Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i «tempi di permanenza nella struttura». Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all..ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.
* * * È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le «posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa». La «posizione del cigno» - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell..attesa di poter entrare «alla matricola». Superati gli scalini dell..atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della «posizione» peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella «posizione della ballerina», in punta di piedi. Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato «entro stasera vi scoperemo tutte»; agli uomini, «sei un gay o un comunista?» Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: «viva il duce», «viva la polizia penitenziaria». C..è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un «trauma testicolare». C..è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella «posizione della ballerina». Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano «di rompergli anche l..altro piede». Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. «Comunista di merda». C..è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di «non picchiarlo sulla gamba buona». I.M.T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B.B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: «Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?». S.D. lo percuotono «con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi». A.F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: «Troia, devi fare pompini a tutti», «Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte». S.P. viene condotto in un..altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J.H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e «a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania». J.S., lo ustionano con un accendino.Ogni trasferimento ha la sua «posizione vessatoria di transito», con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C..è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati. In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l..altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: «I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone». Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: «E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci». Poi un..agente donna gli si avvicina e gli dice: «È carino però, me lo farei». Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell..unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all..accompagnatore. Che sono spesso più d..uno e ne approfittano per "divertirsi" un po... Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, «arrangiandosi così». A.K. ha una mascella rotta. L..accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E.P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto «se è incinta». Nel bagno, la insultano («troia», «puttana»), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: «Che bel culo che hai», «Ti piace il manganello». Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché «puzzano» dinanzi a medici che non muovono un..obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato «strattonato e spinto». Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con «questo è pronto per la gabbia». Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di «trofei» con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, «indumenti particolari». È il medico che deve curare L.K.A L.K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un..iniezione. Chiede: «Che cos..è?». Il medico risponde: «Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!». G.A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All..arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c..è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due «fino all..osso». G.A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede «qualcosa». Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare. Per i pubblici ministeri, «i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria». * * * Non c..è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell..estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un..osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l..indifferenza dell..opinione pubblica, l..apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto. Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la «dimensione dell..umano» di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre «con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l..etica, con l..identica allergia alla coerenza»?
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Sunday, January 01, 2006
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"Furio Colombo: Fascisti tra noi
Tratto da l'Unità", 2 marzo 2008
Nessuno, credo, ha dimenticato il bellissimo Fascisti su Marte, lo spettacolo Tv e il film di Corrado Guzzanti. Si rideva del ridicolo, che imitava riti veri e gesti veri di veri e ridicoli e sanguinari fascisti italiani, nei vent'anni del loro governo marcato dalla vergogna assassina delle leggi razziali. Si rideva come se il ridicolo fosse l'esagerazione un po' spiritosa e cattiva di una vecchia realtà. Chi c'era, a quel tempo, chi ha visto, chi può ancora narrare quei giorni, può dire che sono stati peggiori di tutto ciò che abbiamo letto o ascoltato, sia nella parte ridicola (di cui, in tempo reale, era pericolo mortale ridere) sia nel volto tragico che prometteva sangue e ha sempre mantenuto quella promessa. Se vi sembra che questo linguaggio sia un po' pesante, in un'Italia dove tutti vogliono parlare con un tono più neutrale, tenete conto dei fascisti. Tenete conto del fatto che, in queste elezioni sono "in corsa" anche i fascisti. Strani primati, infatti, distinguono l'Italia dagli altri Paesi dell'Unione. Siamo stati gli unici in Europa ad avere personaggi come Borghezio, Lega Nord, molto attivi nel dare fuoco ai giacigli di immigrati poveri sotto i ponti della Dora a Torino (condanna per un reato spregevole, passata in giudicato, ma che non ha impedito a Borghezio di essere, come è tutt'ora, deputato a Strasburgo della Repubblica italiana, molto attivo, tra la costernazione di tutti i suoi colleghi psichicamente e politicamente normali, nell'aggredire e insultare il capo dello Stato italiano quando si reca al Parlamento europeo). Adesso siamo i soli ad avere il fascismo che torna. Si chiama fascismo, reclama la sua eredità di cadaveri. Non ho letto un solo editoriale dei "liberali" che animano la grande stampa italiana e sono sempre angosciati dalle sorti di tutta la sinistra in generale, e dalle sorti del nuovo Partito democratico in particolare, ma non hanno speso una parola o una riga di perplessità sul tranquillo ritorno del fascismo in Italia. Molti commentatori e corsivisti trovano divertente che vi siano signore della buona società che si dichiarano "orgogliose di essere fasciste" e si iscrivono al primo e al secondo posto della lista elettorale fascista. Le intervistano come a una sfilata di moda e registrano senza obiezioni risposte deliranti e certamente estranee alla Costituzione in vigore che, in qualunque altro Paese, sarebbe un argine invalicabile. Ma prima delle signore che stanno accorrendo dalle migliori famiglie intorno all'iniziativa dichiaratamente fascista di Storace, credo sia necessario esibire un'altra evidenza, come si direbbe in un processo: il fascismo nelle scuole. Ne ha parlato su questo giornale Marina Boscaino, insegnante e giornalista. Ha fatto notare le nuove dimensioni del problema. Non stiamo parlando di "gruppetti" e meno che mai di "nostalgici". Per la prima volta nella storia italiana del dopoguerra, una parte dei ragazzi italiani che va a scuola (non i più stupidi o volgari o disattenti e – tra loro – alcuni veri leader) guarda al passato solo come area di raccolta di simboli e senso di quello che fanno. Il passato è una prova che si può fare. Fare che cosa? Passare all'azione. Contro un mondo che non funziona, non può funzionare perché si chiama democrazia. In altre parole, questi ragazzi sono ben radicati nel presente, e nonostante la propensione tipicamente fascista per riti o celebrazioni funebri, hanno cose da fare per il presente, e un senso molto vivo, niente affatto qualunquista o opportunista, del futuro. L'immagine è quella di una lama che taglia i nodi della complicazione che è la democrazia imbrogliona e borghese, della ingiustizia che in un simile mondo è inevitabile, della "legalità", parola pronunciata con ribrezzo, in nome di una civiltà pulita che si crea con uno slancio superiore di persone decise a tutto e consapevoli della loro missione nella storia. Insomma un nuovo fascismo "allo stato nascente", per usare l'efficace definizione di Francesco Alberoni.
*** Traggo materiale e ragioni di ciò che sto dicendo da una lettera pubblicata da la Repubblica (28 febbraio) a cui risponde Corrado Augias. La lettera: "Frequento il secondo anno del liceo classico Virgilio di Roma, ho letto e assistito a manifestazioni scolastiche di rinascita di movimenti fascisti nelle scuole…. Voi forse pensavate che il fascismo avesse dato gli ultimi colpi di coda, che fosse un'ideologia logora. Avevate ragione. Quelli che oggi nelle scuole si autodefiniscono "fascisti" sono ragazzi come me e tanti altri…. Questa lettera è anche una richiesta di comprensione. Il presente è vostro. Il domani no". Trascrivo in parte la risposta di Corrado Augias: ""Il fascismo" è il rivestimento, la buccia, di domande piuttosto ragionevoli. La buccia fascista, però, si accompagna inevitabilmente a una certa voglia di menar le mani. L'aspetto veramente preoccupante è che i ragazzi di sinistra hanno perso l'iniziativa. Non hanno capito in tempo che bisognava mettere da parte il dibattito sulle ideologie, che ormai interessano poco, e lottare invece per i problemi di ogni giorno". Utilissima questa lettera e questa risposta, e dobbiamo cominciare da qui. Lo farò alla luce della pubblicazione "Blocco Studentesco" (anno I, numero 2) diffuso in questi giorni nei licei romani, che ha per sottotitolo "l'avvento dei giovani al potere contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico". Titolo di copertina. "Giustizia!" Spiega l'articolo di fondo: "La Giustizia è troppo spesso accomunata alla legalità. Per favore non diciamo cazzate. In un Paese dove avere la casa è un lusso, dove i mezzi di informazione sono controllati, dove un innocente come Luigi Ciavardini (ritenuto co-autore della strage di Bologna, ndr) viene condannato a trenta, dico trenta anni di reclusione, dove un ragazzo come Gabriele Sandri viene assassinato senza motivo (il tifoso della Lazio ucciso sulla A1 da un agente di polizia che parla di colpo accidentale, Ndr) dove, a distanza di trent'anni da una delle peggiori stragi degli anni di piombo, quella di Acca Larenzia, non c'è nessun colpevole, chi ancora vuole venire a parlarci di giustizia?" Per chiarire a quale fonte stiamo attingendo, occorre far sapere ai lettori ciò che Tv e giornali non ci dicono: "Blocco studentesco" colleziona risultati importanti in un bel numero di elezioni scolastiche e di istituto, piazza negli organi di rappresentanza studentesca i suoi esponenti, ricopre cariche, parla a nome di molti. Niente a che fare con i "gruppetti". Ma l'ideologia c'è, eccome. È ideologia rigorosamente fascista. Ma un modo di interpretare, o di completare l'intuizione di Augias (e anche del ragazzo che gli scrive) è questa: nonostante il tono funebre della rievocazione e l'aspra cattiveria motivata dal ricordo, qui non siamo nel passato. Vediamo perché. Un primo segnale, quasi una parola codice del nuovo fascismo, sono le Foibe. Il ricordo di una tragedia preparata a lungo, con crudeltà dalla occupazione fascista e nazista, ma conclusasi poi con una feroce vendetta jugoslava contro migliaia di italiani, diventa nelle pagine di "Blocco Studentesco" (come accade del resto anche nelle piazze, nel Parlamento italiano e in televisione) uno strumento per rivendicare la guerra fascista, la sacralità della nazione e dei confini, l'uso continuo dell'altra parola codice, "martiri" (parola che riguarda solo i morti fascisti) per tenere sotto ricatto i giovani di sinistra (che non sanno che la tragedia delle Foibe non è mai stata nascosta e non è mai stata un segreto; posso testimoniarlo perché l'ho studiata e discussa in liceo) e per profittare di uno strano atteggiamento dell'antifascismo adulto italiano, che sembra ogni volta colto di sorpresa da uno degli argomenti più dibattuti da decenni nella vita politica e nella storiografia contemporanea italiana. La novità introdotta dal nuovo fascismo è di parlare dell'orrore delle Foibe come fenomeno del tutto isolato e indipendente dal feroce orrore assassino del fascismo italiano e tedesco nella Jugoslavia invasa e distrutta. Le Foibe, comunque, servono per non parlare della Shoah, servono a rovesciare l'indignazione verso il fascismo in indignazione del fascismo. Potete infatti leggere su "Blocco Studentesco", in un articolo firmato "Giorgio Bg": "Sì, avete capito bene: il 25 aprile è una data fondamentale per la nostra nazione: è il compleanno di Guglielmo Marconi, inventore della radio…. E a tutti abbiamo ricordato che una delle battaglie portate avanti da 'Blocco Studentesco è quella di distruggere il concetto di 'antifascismo militante'". Come si vede, l'idea è chiara e politicamente intelligente. I ragazzi del Blocco non sono né incolti né disinformati. Sanno che stanno lavorando per loro gli storiografi improvvisati che si sono dedicati alla diffamazione della Resistenza. Sanno di poter contare sui molti insegnanti che di Resistenza non parlerebbero mai e non hanno parlato mai. Sanno di disporre di uno spazio vuoto, nel quale la Costituzione italiana rimane ignorata e isolata. A leggere quello che scrivono, e come scrivono, sono tipi seri che non si occupano del fatto che due belle signore della mondanità milanese, la signora Santanché e la signora Paola Ferrari (moglie del giovane imprenditore Marco De Benedetti) sono la candidata n.1 e la candidata numero 2 nella lista ufficialmente fascista organizzata e promossa da Francesco Storace. L'effetto mondano però li beneficia comunque. Invece di essere i resti di qualcosa che nel mondo è scomparso per sempre sotto il mare di cadaveri che ha provocato, sono l'avanguardia di un futuro che penetra le aree eleganti e persino zone che ti aspetteresti, in modo naturale, estranee al fascismo.
* ** Ma c'è un alleato in più per questi ragazzi non male informati e non male organizzati che, se necessario, sembrano in grado di tirare le fila di assembramenti più grandi. Sono quella manodopera di giovani aspri, aggressivi, e decisi a non accettare alcun dialogo con la politica, qualunque politica, perché sono i militanti duri, ambi-destri e ambi-sinistri dell'antipolitica. Michele Santoro ne espone ogni tanto gli esemplari in certe sue trasmissioni come quella puntata di Annozero a cui è accaduto anche a me di partecipare (la sera del 7 febbraio). Non ti guardano, non ti parlano, gridano quasi solo "cazzo". Sono giovani ostili per le condizioni in cui vivono e la vita che fanno. Ma rifiutano con estrema durezza ogni contatto. Ostentano un disprezzo per tutto ciò che è democrazia e Parlamento. È un disprezzo che li collega di fatto con i giovani di "Blocco Studentesco", esattamente come deve essere accaduto negli anni Venti. Dunque qui nessuno si muove nel vuoto. E non ha più senso pensare a frange o gruppetti. Che lo abbia voluto o no, la destra italiana ha creato le condizioni per una destra estrema che raccoglie volentieri certi simboli e parole codice dal passato. Ma invece di nostalgia ha progetti per il futuro. E poiché la discussione e il dibattito non sono i suoi naturali strumenti – e infatti vengono sviliti ed evitati – il progetto è in attesa di una linea strategica. Ma il ritorno di una certa area fascista, con la sua componente di massa ("Blocco Studentesco" ci dice che a Roma esiste una "Casa Pound", dal nome del poeta americano fascista e antisemita, e una "Casa Prati" occupata insieme a famiglie di sfrattati) e la sua componente alto-borghese, è già cominciato. Per questo è stato importante, e anche consolante, assistendo giorni fa alla commemorazione di Aldo Moro (30 anni dal delitto) ascoltare Alfredo Reichlin, Leopoldo Elia e Walter Veltroni dire: "Il senso della politica di Moro è stato di affermare con tenacia il legame fra la democrazia italiana e l'antifascismo, un legame rappresentato dalla Costituzione nata nella Resistenza". Questa è l'Italia nel suo passato indimenticabile, nel suo presente difficile, nel futuro per il quale ci ostiniamo ad avere speranza, in nome di ciò che è accaduto, e nonostante ciò che sta accadendo. Una cosa sappiamo: non siamo fuori pericolo. "
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Sunday, January 01, 2006
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Sunday, January 01, 2006
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In cosa si distingue dalla destra classica? AN è di estrema destra? E la Lega? E' più pericolosa la Lega o Forza Nuova? Di Michele Corsi. Novembre 2000.
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Piero Ignazi nel suo utile libro sull'estrema destra in Europa, passa in rassegna i partiti di questa area in tutta Europa. Quando affronta il capitolo Italia, però, annovera il vecchio MSI-DN, ma non la Lega Nord. Nell'ultimo capitolo di aggiornamento sulla seconda metà degli anni novanta ne fa cenno, ma solo per porre in maniera assai dubitativa l'appartenenza di questa formazione alla famiglia politica dell'estrema destra. E' solo un esempio della lunga storia di accettazione politica che ha caratterizzato la Lega Nord in Italia, contrariamente a ciò che è accaduto ad organizzazioni analoghe nel resto d'Europa. L'accettazione da parte dei partiti di centro ha a che fare con la storica debolezza delle rappresentanze politiche della borghesia in Italia, mentre l'accettazione da parte della sinistra ha a che fare con la sua storica viltà nei confronti della destra di ogni tipo. In diverse fasi politiche centrodestra e sinistra moderata hanno demonizzato o vezzeggiato la Lega. E' stata rincorsa dal PDS quando insieme hanno dato vita ad alcune giunte locali (Monza, ad esempio), poi è divenuta "eversiva" quando nel '94 si è alleata con Berlusconi; ma solo un anno dopo era parte della stessa maggioranza con il PDS a sostenere Dini. Poi la Lega ha attraversato un periodo isolazionista che ha fatto sì che tutti i partiti sfoggiassero grandi "preoccupazioni" nei confronti della sua "deriva" indipendentista. Oggi Berlusconi giura che terrà sotto tutela Bossi. Il risultato di questa altalena è stato l'accettazione da parte del sistema politico di questa formazione. Che la Lega sia un partito dell'estrema destra xenofoba del tutto analoga al Fpo di Haider vi sono pochi dubbi. I dubbi sorgono quando si lancia in proclami antifascisti. L'antifascimo della Lega è dovuto semplicemente al fatto che per la Lega il fascismo è stato il campione del centralismo romanocentrico, non viene attaccato dunque per le sue caratteristiche antioperaie e autoritarie. Del resto anche altri partiti di estrema destra in Europa non hanno parentele con il fascismo, è il caso ad esempio dei partiti scandinavi nati dalla protesta antitasse degli anni settanta e giunti alla focalizzazione sulla xenofobia negli anni novanta. Quando parliamo di partiti dell'estrema destra xenofoba intendiamo partiti che si collocano non sul piano della lotta di classe, ma su quello della lotta nazionale ponendosi su quest'ultimo piano all'estrema destra, cioè dalla parte della nazione dominante. Non riteniamo di per sè negativo che vi siano partiti che si collochino principalmente sul terreno nazionale a patto che lo facciano per difendere una nazione oppressa. Il Sinn Fein si colloca sul terreno nazionale, ma dalla parte dei cattolici nordirlandesi sottoposti alla dominazione imperiale inglese. Anche le forze politiche palestinesi si collocano principalmente sul terreno nazionale nella loro lotta contro il sionismo: difendono gli interessi della nazione oppressa. Dobbiamo opporci invece alle formazioni che si collocano sul terreno nazionale, ma per difendere la nazione dominante. Il piano delle lotte tra nazioni produce infatti equilibri dove vi sono, come scriveva Lenin, nazioni dominanti e nazioni dominate e per i comunisti è di cruciale importanza comprendere chi è l'oppresso e chi l'oppressore. Altrimenti l'oppressore sul terreno nazionale, adottando un qualche linguaggio di sinistra, può anche farsi passare per progressista. E' il caso di Milosevic implicitamente sostenuto nella sua lotta contro gli albanesi, gli ungheresi e i bosniaci, da una sinistra antagonista che non aveva applicato su quel terreno la discriminante leniniana tra nazioni dominanti e dominate. L'estrema destra dunque si colloca sul piano nazionale, come altre forze politiche, e si differenzia da quelle nazionaliste progressiste perchè difende la nazione dominante, mentre le altre quelle dominate. Anche negli altri partiti vi è, sottinteso, il collocarsi anche sul piano della lotta nazionale, oltre che su quello di classe, ma ciò ha un carattere secondario, implicito. Alcuni esempi concreti. Tutti i partiti da AN fino al PRC sono a favore dell'unità nazionale contro il diritto all'autodeterminazione, ad esempio, di Sardegna e SudTirolo. In questo senso, anche se in maniera secondaria rispetto ai propri interessi (tasse, salari, bilancio pubblico, ecc. cioè gli argomenti tipici dell'"agenda politica", si trovano sul piano della lotta di classe) essi si collocano sul piano nazionale dalla parte della nazione dominante italiana che ha interessi a mantenere un territorio ampio, come strumento di potenza. Ma è solo il vecchio MSI-DN che ne faceva un punto centrale della propria piattaforma, il chè lo collocava all'etrema destra sul piano nazionale, mentre invece sul piano della lotta di classe, questo partito assumeva posizioni più di "sinistra" di quelle espresse dal centro politico. Anche il sionismo si trovava a sinistra sul piano sociale, e in effetti vi era una corrente sionista che si dichiarava apertamente socialista e rivoluzionaria, ma sul piano nazionale il sionismo si collocava e si colloca all'estrema destra, perchè teorizza e pratica una brutale oppressione nei confronti dei palestinesi. Così il movimento dei kibutz ha una organizzazione sociale interna di tipo comunistico. Ma la loro esistenza è fondata sull'esclusione e sulla rapina delle terre dei palestinesi, e dunque sul terreno della lotta nazionale i loro abitanti si collocano all'estrema destra, anche se la vita interna ai kibutz ha sempre esercitato una grande attrattiva sui comunisti. Se noi comunisti non assumiamo che esistono due piani, quello della lotta di classe e quello della lotta nazionale (in realtà ne esitono anche altri che non trattiamo qui) non comprenderemo mai queste apparenti contraddizioni e penseremo sempre che una posizione è strumentale all'altra. E' l'errore che compiono in tanti a sinistra quando considerano l'estrema destra come uno "strumento del capitale per dividere i lavoratori". Ma così non sanno spiegarsi l'ostracismo della destra classica e borghese in diversi Paesi nei confronti dell'estrema destra nazionalista. Del resto, le forze politiche che difendono gli interessi della nazionalità oppressa senza teorizzare e praticare l'oppressione di altre nazioni, si collocano a sinistra sul piano della lotta nazionale, anche se possono essere moderate sul piano della lotta di classe. Si potrebbe obiettare che la Lega Nord non difende la nazione dominante italiana, ma solo la popolazione del Nord Italia. Ma non è un argomento conclusivo. L'identità della nazione dominante è sempre qualcosa di estremamente labile e cangiante, mentre le identità delle nazioni oppresse sono ben definite proprio a causa dell'oppressione di cui soffrono. L'oppressione crea emarginazione, ghettizzazione, e un insieme di relazioni strette che costituiscono l'humus per la crescita di una cultura autonoma. I neri degli USA sono una nazionalità oppressa non perchè derivino le proprie caratteristiche culturali da chiss? che origini africane che invece si sono perse (al contrario dei neri brasiliani, haitiani, cubani), ma perchè segregati prima legalmente poi economicamente dalla società USA. Hanno così sviluppato una cultura specifica ed una identità nazionale separata. L'identità delle nazioni dominanti invece è variabile e labile perchè deve necessariamente basarsi sulla falsa coscienza, su miti fondativi falsi, sul privilegio, ecc. Ad esempio il nazionalismo sionista si basa sull'idea che gli ebrei avessero diritto a ritornare duemila anni dopo in Palestina. Dato che si basano sulla difesa del privilegio, i confini della nazione dominante sono particolarmente elastici. Quelli delle nazioni dominate sono rigidi e non perchè lo vogliano, ma perchè in quei confini sono costretti dalla nazione dominante. Per essere accettato dalla nazione dominante italiana un marocchino deve fornire prove della propria integrazione sino alla fine dei suoi giorni e oltre. Ma non è il caso della nazione dominante i cui confini si espandono o si restringono a seconda dei suoi equilibri interni. Per esempio fino all'inizio del secolo in Turchia la nazione dominante era caratterizzata dalla comune appartenenza alla religione musulmana, e ciò serviva da elemento discriminante nei confronti dei cristiani greci e armeni. Dunque nella repressione antiarmena di inizio secolo furono impiegati soprattutto i curdi: essi si sentivano parte della nazione dominante insieme ai turchi, perchè condividevano la stessa religione. Oggi nella guerra in corso tra curdi e turchi l'elemento di distinzione è la lingua, la cultura, il territorio, ecc. Con la sparizione dell'elemento distintivo cristiano, l'equilibrio interno alla nazione dominante musulmana si è alterato ridisegnando un nuovo equilibrio di oppressione dove i curdi sono divenuti la nuova nazione dominata. E' accaduto spesso nella storia che una nazione dominante si sia scomposta nei suoi elementi costitutivi; del resto è stata anche l'operazione tentata dalla Lega per anni quando cercava di separare l'identità padana da quella meridionale. Questa dinamica accade per vari fattori, tra i quali l'esigenza della nazione dominante di cercare alleati nella sua lotta contro le nazioni oppresse, e per far ciò è costretta ad allargare l'area dei beneficiari dei propri privilegi. Quando l'esigenza cessa, però, allora il sottogruppo dominante della nazionalità dominante cerca la differenziazione per accaparrarsi un dividendo maggiore. Il che dà vita ad una scala molto complessa di privilegi e di sofferenza: quando gli USA devono muovere guerra a qualche popolo, nella propria propaganda filmica pongono ad esempio molta attenzione ad includere un nero tra gli eroi. In effetti i neri USA stanno decisamente meglio dei neri africani, che gli USA opprimono. I neri USA cioè, pur essendo oppressi sul piano nazionale dai bianchi USA, partecipano insieme a questi e godono di privilegi (anche se in scala ridotta) nell'oppressione imperiale sull'Africa. La nazionalità dominante statunitense dunque è qualcosa di estremamente elastico. Così la destra austriaca è apparsa molto oscillante nei confini da dare alla nazione dominante che intende difendere. Per un buon periodo è stata pangermanista, difendeva dunque il fatto che la nazione dominante dovesse essere quella tedesca. Poi è passato ad una difesa regionalistica della Carinzia rispetto ai "soprusi" altrui (Vienna inclusa). Oggi l'Fpo si è assestata intorno ad un nazionalismo austriaco. Non è da escludere in futuro un ritorno al pangermanesimo. Una obiezione comune rispetto a questa caratterizzazione dell'estrema destra è: "questi partiti si vivono come espressione di una nazione oppressa". E' certo che nessuno di questi partiti ammetter? di essere espressione del privilegio. Ai "padani" non appare il rapporto neocoloniale che il Nord ha nei confronti del Meridione, e dal quale trae storicamente una bella fetta del proprio surplus (nel Sud si comprano manufatti fabbricati al Nord, mentre il Sud esporta soprattutto dal settore primario), e trovano conveniente sottolineare solo l'ultima parte della catena, quella basata sull'imposizione di tasse statali su quel surplus. Questo (parziale) riequilibrio si rappresenta alla loro mente come "rapina". La difesa del privilegio sguazza sempre in una marea di lacrime. L'oppressione prende la forma dell'autodifesa da una presunta aggressione. Cosè la propaganda di Milosevic voleva i serbi del Kosova oggetto delle violenze degli albanesi, quella di Haider vede gli austrici vittime dei burocrati di Bruxelles, ecc. La Lega Nord si è caratterizzata dalla nascita sino a due anni fa sostanzialmente come partito antimeridionale. Poi c'è stato un radicale cambiamento di registro dovuto a vari fattori (adeguamento all'alleanza con il Polo, poca credibilità dell'esito separazionista presso le grandi masse, ecc.) e la focalizzazione del discorso leghista nella lotta contro gli immigrati, dove c'era la possibilità di superare i conflitti interni alla nazione dominante italiana prendendosela con nazioni esterne ad essa. Un'altra obiezione riguardo alla collocazione della Lega Nord all'interno della famiglia dell'estrema destra è che non userebbe violenza. Ma questa è una caratteristica di tutti i partiti europei di estrema destra con influenza di massa: ad esempio il Fpo. Questi partiti però, anche se non fanno uso concreto della violenza fisica, mantengono un atteggiamento psicologico tale che prepara nei fatti la propria militanza all'uso della forza. Il caso della Lega Nord è lampante con la costituzione del corpo delle camicie verdi. Certo la Lega Nord non esaurisce il panorama dell'estrema destra in Italia. Oggi la formazione più in ascesa, attiva e determinata è quella di Forza Nuova, dai chiari tratti fascisti antisistema. FN appartiene al sottogruppo dei partiti di estrema destra minoritari (simile dunque alle formazioni inglesi, olandesi, tedesche). Questa organizzazione, che ha tratti più marcatamente violentisti di quelli della Lega Nord, si colloca sul piano nazionale all'estrema destra con posizioni xenofobe e antisemite. Un altro partito che si colloca all'estrema destra è la Fiamma Tricolore, anche se al non trascurabile consenso elettorale non corrisponde una pari vivacità militante. FN e Fiamma sono organizzazioni la cui pericolosità non va sottovalutata, ma proprio per i loro legami con una tradizione che suscita diffidenza in larghissima parte dell'opinione pubblica anche di destra, ben difficilmente riusciranno a collocarsi sul terreno della modernit? e dunque a "sfondare" a livello di massa, come invece è riuscita a fare la Lega. Quanto ad AN essa ha tagliato i ponti con il suo passato di estrema destra. La tentazione di accusarli di essere gli eredi del fascismo è forte per chi è di sinistra, ma dal punto di vista strettamente analitico non è corretto. AN è oggi un normale partito di destra "borghese" che si pone innanzitutto sul terreno della lotta di classe difendendo gli interessi complessivi della borghesia e non quelli della "nazione". Il suo discorso antimmigrati non è molto diverso da quello della CDU tedesca. E' vero che una bella fetta della sua militanza sente ancora il richiamo della foresta, ma è ormai "inquadrata" in un ambito che è ben difficilmente reversibile. La trasformazione ha reso talmente impacciato questo partito che non riesce nemmeno ad approfittare propagandisticamente dello spazio elettorale che si è aperto in senso antiregionalista e nazionalista a causa dell'offensiva della Lega: dato che il federalismo viene oggi considerato un importante grimaldello antioperaio dallla borghesia, AN si trova sulla difensiva anche su questo terreno. Vi sono poi forze borghesi che cavalcano i sentimenti delle masse delle nazioni dominanti per trarne un vantaggio sul piano di classe. In questo caso è corretto parlare di uso strumentale del nazionalismo. E' il caso in Italia di Galan in Veneto e di Formigoni in Lombardia, o di Stoiber in Baviera. Cavalcano la tigre xenofoba lanciando un po' di proclami antimmigrazione e qualche frase razzista, per guadagnare qualche voto, ma sempre entro certi limiti perchè rispondono ad una classe sociale che degli immigrati ha bisogno. Alcuni sostengono che è limitativo battersi contro l'estrema destra e che invece occorra battersi contro "la destra", cioè il Polo. Questa posizione, portata avanti soprattutto dalla sinistra moderata, è un po' ambigua e strumentale perchè vuol ridurre tutto sul piano dello scontro centrodestra-centrosinistra. Non condividiamo. La lotta all'estrema destra (Lega Nord, Fiamma, Forza Nuova) ha una sua stretta specificità proprio perchè NON si colloca sul piano della lotta di classe, ma su quello della lotta nazionale. Dunque fa appello agli interessi materiali anche di largo pubblico della sinistra. In poche parole ad un operaio possiamo dire: "non votare Berlusconi perchè quello difende i ricchi e non gli operai come te", e possiamo sperare con questo di convincerlo, perchè facciamo appello ad un suo interesse materiale che si colloca sul piano di classe. Ma se vota Lega Nord perchè non vuole gli immigrati, lui sta difendendo interessi materiali immediati che sono reali, e che si collocano sul piano nazionale. E' indubbio infatti che nell'immediato ricaverebbe dei vantaggi da una politica razzista: si libererebbero spazi nelle casi popolari, ci sarebbe più carenza di manodopera (e quindi salari più alti), ecc. Il vantaggio sarebbe però di cortissimo respiro (come abbiamo spiegato in Perchè i lavoratori devono combattere il razzismo) perchè ci si avvierebbe ad una subitanea decadenza economica e le fabbriche emigrerebbero fuori dall'Italia in cerca di manodopera a basso costo. Dobbiamo convincere gli operai a non abbandonare il piano della lotta di classe per quello della lotta nazionale, anche se in quest'ultimo l'operaio si troverebbe subito dalla parte dei "forti", ma con vantaggi anche materiali assolutamente trascurabili rispetto a quelli raggiungibili mantenendo l'unità di classe tra italiani e stranieri. Dunque l'estrema destra va combattuta in maniera specifica, perchè specifica è la lotta contro il nazionalismo dei dominatori. La lotta contro il Polo invece si colloca sul terreno di classe (il suo fine cioè non è di difendere "gli italiani", ma la borghesia), e dunque su questo piano non troviamo alcuna significativa differenza tra Rutelli e Berlusconi e dunque ci lascia indifferente chi dei due vincerà perchè si tratta semplicemente di due linee diverse, ma espressioni della stessa classe. Su questo terreno anzi si produrranno forti contraddizioni all'interno del centrodestra. La Lega infatti dato che si è collocata sul terreno nazionale sperando di non essere disturbata su quello di classe, sarà posta rapidamente di fronte a grossi problemi. Da un lato gli interessi della borghesia, che vuole immigrazione (anche se è disposta a scendere a compromessi sulla loro religione per far contenti i preti e rendere il fatto più digeribile) e che sono difesi da AN e FI, dall'altra la Lega che mette innanzitutto davanti gli interessi della nazione dominante, anche a scapito dei bisogni della classe dominante; del resto FI e AN saranno costrette all'offensiva sul terreno di classe contro le classi dominate, spezzando dunque in due l'insieme degli "italiani" e dunque ponendo in imbarazzo la Lega, la cui politica può sopravvivere solo in assenza di conflitto di classe. E' ciò che è accaduto nel '94 quando di fronte alla controriforma pensionistica la Lega ha ceduto di colpo mandando in frantumi la coalizione. Quindi qualsiasi evento in grado di portare in primo piano la lotta di classe metterà in grandi difficoltà la Lega e molto meno FI e AN, perchè le masse popolari che appoggiano la prima saranno costrette a scegliere se lesionare masochisticamente i propri interessi di classe in nome della lotta agli immigrati o allearvisi, con gli immigrati, per difendere salari, pensioni, posti di lavoro che la destra metterà in pericolo.
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CARO NAZISKIN, IO SCRIVERE TE CON PAROLE FACILI FACILI, COSÌ FORSE TU CAPIRE. IO LEGGO SU GIORNALI CHE TU ESSERE BESTIA E BELVA, MA IO NON CREDERE. IO CREDERE TU ESSERE IGNORANTE: E IGNORANZA È GRANDE PROBLEMA PER TUTTI, ANCHE PER ME. PERCHÉ PERSONA IGNORANTE È PERSONA DEBOLE, E PERSONA DEBOLE È PERSONA CHE HA PAURA, E PERSONA CHE HA PAURA È PERSONA CHE DIVENTA CATTIVA E AGGRESSIVA, E FA BONK CON BASTONE SU TESTA DI POVERACCIO. VERE BESTIE E BELVE SONO CERTI GIORNALISTI (MOLTI) E CERTA TELEVISIONE (QUASI TUTTA), CHE DICONO STRONZATE COSÌ NOI RESTARE TUTTI IGNORANTI E POTERE RESTA IN MANO DI POTENTI. IO VUOLE DIRE QUESTO: SE TU PICCHIA UN POVERACCIO, TU NON DIMOSTRA TUA FORZA. TU DIMOSTRA TUA DEBOLEZZA E TUA STUPIDITÀ. PERCHÉ SUA TESTA ROTTA NON RISOLVE TUO PROBLEMA. TUO PROBLEMA È CHE TU VIVERE IN PERIFERIA DI MERDA, SENZA LAVORO O CON LAVORO DI MERDA. TUO PROBLEMA È CHE TU ESSERE ULTIMA RUOTA DEL CARRO. ALLORA TU VOLERE DIVENTARE FORTE, E TU AVERE RAGIONE. MA NESSUNO DIVENTA FORTE PICCHIANDO (QUARANTA CONTRO DUE) DUE PERSONE DEBOLI. SE TU VOLERE DIVENTARE FORTE, TU DOVERE RIBELLARTI A TUA DEBOLEZZA. TU DOVERE PENSARE. IN TUA CRAPA RAPATA ESSERCI CERVELLO. TU ALLORA USARE CERVELLO, NON BASTONE. TUO CERVELLO AVERE BISOGNO DI CIBO, COME TUA PANCIA. TU ALLORA PROVARE A PARLARE, A LEGGERE, A CHIEDERTI PERCHÉ TU VIVERE VITA DI MERDA. QUESTO ESSERE: CULTURA. E CULTURA ESSERE SOLA GRANDE FORZA PER MIGLIORARE UOMO. IO SAPERE: LEGGERE ESSERE MOLTO FATICOSO. PENSARE ESSERE ANCORA PIÙ FATICOSO. MOLTO PIÙ FATICOSO CHE GRIDARE NEGRO DI MERDA, O SPORCO EBREO: GRIDARE STRONZATE ESSERE MOLTO FACILE, BASTA VEDERE PRESIDENTE SKINHEAD COSSIGA. TUTTI ESSERE CAPACI DI INSULTARE E ODIARE. ME NON IMPORTARE NIENTE SE TU AVERE CRAPA RASATA E SCARPONI: PER ME, TU POTERE ANCHE METTERTI CARCIOFO SU TESTA E TATUARE TUE CHIAPPE. ME IMPORTARE CHE TU RISPETTA TE STESSO, TUO CERVELLO E TUA DIGNITÀ, COSÌ FORSE TU IMPARA ANCHE A RISPETTARE ALTRI UOMINI. SE TU GRIDA SPORCO EBREO, TU DOVERE ALMENO SAPERE COSA ESSERE EBREO. E SE TU SAPERE COSA ESSERE EBREO, TU PROVARE A CHIEDERTI COME SAREBBE BELLO SE BRUCIASSERO IN FORNO TUA MADRE, TUO PADRE, TUOI FRATELLI, TUOI AMICI E TE. SE TU COMINCIA A FARE DOMANDE, TU COMINCIA A VINCERE. DOMANDE ESSERE COME CHIAVI DI MACCHINA: BASTA UNA DOMANDA PER ACCENDERE MOTORE E ANDARE LONTANO. IO MOLTO PREOCCUPATO PER TE (E ANCHE PER TESTA DI QUELLI CHE VUOI PICCHIARE). IO PREOCCUPATO PERCHÉ IL POTERE, QUANDO VEDE PERSONE IGNORANTI E CATTIVE, PUÒ FARE DUE COSE: METTERTI IN PRIGIONE, E PRIGIONE È COME IMMENSO BONK SU TUA TESTA. OPPURE SERVIRSI DI TE COME UNO SCHIAVO, MANDARTI A PICCHIARE E TORTURARE E BRUCIARE MENTRE LUI, INTANTO, VIVE IN BELLA CASA CON BELLA MACCHINA E BELLA FIGA. VUOI ESSERE LIBERO? TIENI TUA TESTA RAPATA, MA IMPARA AD AMARE TUO CERVELLO. FORZA E POTERE ABITANO LÌ: DENTRO ZUCCA, NON SOPRA ZUCCA. CIAO. (da Michele Serra, CUORE del 27/1/92)
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