Ho scelto il nome Autism per questo lento e poco concreto progetto musicale per sottolineare quella dimensione intima, simbiotica e lontana dal resto del mondo che il musicista instaura con il suo strumento, mentre lo tocca e lo guida.
Nel mio suonare il piano la realtà quotidiana scompare e lascia il posto ad un mondo altro, fatto di sogno, di frammenti di percezioni, un mondo dove tutto e concluso, una dimensione che varia dall'entusiasmante al disperato ma straborda completezza e a cui non serve niente altro.
Ho scritto questo post per sublimare la voglia di suonare (purtroppo in questo momento i miei strumenti sono lontani)...
Mi consolo ascoltando i My Bloody Valentine...una nota in particolare al pezzo "no more sorry", intenso e struggente, nella dolcezza che traspare da un fondo di rumore...
Ciao