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Davide Della Monica



Last Updated: 11/13/2009

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Friday, November 07, 2008 
Un video reperito su youtube di un concerto con Ginevra del ‘99- Neretva è uno dei pezzi che amo di più- e il nome del fiume che amo di più- il luogo dell'acqua incessante che ti scorre sotto le tavole di legno, dell'acqua che ti cade in testa mentre cerchi un buco dove riscaldarti mangiare un cevapi e bere una birra- è il fiume che separa la paura dall'accoglienza, le case turche dai palazzoni croati. Jacopo tutto questo non l'aveva visto ma l'ha scritto. L'anno scorso sono tornato a Mostar con la maxmaber orkestar, mi sembrava così strano camminare sulla pietra bianca, camminare su quello che avevo sempre sentito come un fantasma, lo stari most. E pioveva, scivolavo con le mie solite ciabatte marocchine e l'acqua era ovunque. Amavo non far niente su questo pezzo, aspettare, e poi fare partire quelle lunghe note di e- bow, piene di delay, che mi volavano intorno, e poi cantare con Cris tutto il ritornello finale. Nostalgia. Vecchiaia?
Wednesday, February 13, 2008 
Attendo davanti al bancone: ho fame, ho deciso di fare un pò Quaresima visto che il Ramadan mi appartiene ancora meno, sperimento tecniche appartenenti alla mia comunità, con innesti made in Islam- perciò adesso è sera e voglio un panino.
Arriva lui, gli dico: 100 grammi di prosciutto (poco Islam), lui prende la vaschetta, gli dico -puoi darmelo nella carta?- lui intanto ha già messo il prosciutto dentro, mi guarda, gli dico: se la riusi mettimi il prosciutto nella carta- lui svuota la vaschetta nella carta, poi prende una plastica e la mette sul prosciutto, gli dico: non me la dare..., ma lui non se ne fotte un cazzo, e mi guarda come se fosse fisicamente impossibile darmi quel prosciutto in un pò di carta, come se fossi un pazzo; poi aggiunge: così si mantiene meglio... Gli ho chiesto anche un triangolino di pecorino, inizio a tremare, la gente attorno che aspetta il suo turno si allontana di un passo e inizia a guardarmi dalle scarpe al cappello: lui prende il formaggio lo pesa, e tira fuori un altro pezzo di carta, alle sue spalle ha un arsenale: la vaschetta, carta oliata, fogli di plastica, alluminio e domopak, è come sfidare Indiana Jones- provo a dirgli:dammi solo un pò di carta, quella del pane- lui mi sorride- come a dire che cazzo vuoi ancora stronzo?!- mette i tre strati velocemente l'uno sull'altro e mi dà il tutto.
Prometto davanti alla Santa Rete che è l'ultima volta.
Che Allah faccia esplodere le merci e chi le consuma, compreso me.
La strada qui fuori era una discarica, la gente ha sparso i rifiuti per bloccare il passaggio (la stessa gente che butta di tutto lì dentro: frigoriferi, una gallina, foglie di palma, letti rotti, televisori, giochi dei bambini, etc) la regione ha mandato qualcuno che ha alzato un cancello e messo tutta la munnezza dentro, ora è una discarica sistemata.
Da quando hanno dichiarato emergenza nell'emergenza, sono scomparse pure le campane per la differenziata che fino a qualche mese fa c'erano.
A casacuma abbiamo sul patio la spazzatura dal 28 dicembre a oggi, cinque sacchetti.
La compostiera fatta da Daniele mangia tutto ciò che non mangiamo noi.
L'orto accanto se ne nutre direttamente.
Fuori, il mio salumiere continua a spacciare 30 grammmi di plastica per ogni 100 di prosciutto che vende, lì dentro entreranno 600 persone al giorno, vedi tu...
"you know your culture from your trash" (riconosci la tua cultura dai tuoi rifiuti)
Peter Gabriel, Steam
Sunday, November 18, 2007 

Non ho lucidità stamattina, vento gelido e lacrime pungono gli occhi.


 Al bar a Ponte leggevo di una ragazza che in Francia ha tagliato la gola al ragazzo con cui aveva appena scopato, per imitare la storia di Perugia, e un articolo di un giornalista che difendeva la sua categoria dall'accusa di alimentare la catena, con l'informazione; nella rubrica delle lettere al giornale, un lettore genitore di adolescenti notava che il telegiornale di ieri ha mandato in onda un servizio sulle immagini fatte col cellulare ad una ragazza morta per un incidente, criticandone l' uso improprio e impietoso, mentre il servizio di dopo mandava in onda analoghe riprese fatte ad una persona uccisa dalla polizia all'aeroporto di Vancouver. Ed ovviamente segnalava la mancanza di etica nonché di logica del telegiornale specifico e dei media in genere.


E' da tempo che penso che ci sono due modi per vivere: uno è vivere pensando ed agendo in un modo che faccia bene a sé, agli altri che ci sono e agli altri che verranno, e al pianeta; l'altro è vivere facendosi i cazzi propri, alimentando le proprie tasche, chiusi nella proprietà di un'auto o di una casa.


Di conseguenza ognuno vive e lavora profondamente spinto dall' uno o dall'altro modo.


Quanti avvocati e giudici desiderano che le liti nel mondo abbiano fine?


Quanti costruttori di auto, e i loro operai e i sindacati desiderano che si respiri aria più pulita libera dai gas di scarico?


Quanti medici e farmacisti e aziende farmaceutiche desiderano che scompaiano le malattie sulla terra, o che la gente impari a curarsi da sola con le erbe?


Quanti politici e camorristi desiderano che la gente coltivi qualche pianta di Marijuana a casa smettendo di alimentare il mercato della droga?


E così via... e così via...


Siamo nelle mani di dio, e pare anche dio non esista, ma che interesse hanno i preti, i mullah, i papi, a dirlo?

Tuesday, November 13, 2007 
STRASBURGO, Francia (Reuters) - Il gruppo dell'estrema destra all'Europarlamento, "Identità, Tradizione e Sovranità", si è sciolto ufficialmente oggi con l'uscita degli eletti del Partito della Grande Romania per protestare contro Alessandra Mussolini, secondo cui i romeni sono "delinquenti abituali".
Thursday, September 13, 2007 
"Okucani era una cittadina fantasma, pattugliata da soldati croati che setacciavano le case. la gente in fuga. Sull'autostrada, gli operai allavoro per riparare i guardrail divelti dal passaggio dei carri armati. A poche centinaia di metri, i fumi delle bombe appena esplose. Un camion della Coca Cola transitava solitario in questa terra di nessuno, dove le bandiere croate sventolavano dai ponti e i soldati di Zagabria salutavano con le dita in segno di vittoria"
da Vittime, di Massimo Nava, Fazi ed.