Di che cosa parliamo quando non cantiamo?Il compito della sottile
risposta a Paolo Spaccamonti. Collante di molti "solisti" di cui si
parla ampiamente in questo numero e fulmine d'esordio in proprio,
Spaccamonti ha nome degno di Rabelais e chitarra buona come summa del
post rock tutto. Si sa , a nominare Tortoise ed empireo post c'è il
rischio di innescare fughe tipo " il dibattito, nooo! " , ma è bene
ricordare che in tempi di tanto amore per le radici un pò di sana
attenzione pure per i cavi elettrici (leggasi:moderata modernità) non
guasta. In breve, l'album è vario, raffinato e godibilissimo. Nel
particolare, tra le ricche sfumature, si annidano vasti e colti i
rimandi a cose magari già praticate, ma con forma e (ri)visitazione qui
eccellenti. Apre il Burial innamorato tra ritmo e arpeggi di Camicia gialla, cravatta nera, seguito dall'elettricità secca e in monta psych di Drones.
E se dopo l'intro pastorale alla O'Rourke, quando esplodono i piatti e
la ritmica imperiale, non si può non pensare ai migliori Tortoise in Vertigo, sono brani come Spy Movie (frippertronics virati rocksteady) e Tex
(noir USA fatto di parcheggi deserti e gente con la faccia da comparse
di Lynch a spiare dietro le tendine) a certificare l'originalità
dell'intero lavoro. Acustiche, archi, manipolazioni varie e la
produzione per buona parte di Daniele Brusaschetto. Forse difficile da
infilare in un videogame, Spaccamonti è sicuramente il nostro Guitar
Hero del mese.
Maurizio Blatto/RUMORE voto: 8 Giugno 2009
..."Undici
Pezzi Facili" segnala stati d'animo circospetti, cogliendo nel segno per
ecletticismo di colori e predisposizione al cinema, sia d'interni che nelle
terre perse di nessuno. Si sente che non sono basi per qualcos'altro, ma
composizioni in sè compiute che esplorano le diverse possibilità offerte dagli
strumenti, la chitarra in primis: così la recondita domotica strumentale di
Camicia gialla, cravatta nera, già considerata in città con Macbeth e ora meno
minima nelle turbe di rumori spatolati su sfondo Low. E Drones aumenta il tasso
di scontrosità da giorno del giudizio..mentre Vertigo caracolla tronica sui
beat di Ezra (Casino Royale) prima di venire stramazzata dal drumming ispido di
Simone Sanna e dalla chitarra che insinua varie accezioni di fingerpicking:
la
monta western di Fine della Fiera
il cui secondo episodio è narcoticamente Floydiano, languido, ossessivo
in lungo drone ad annegare dove l’attendista pt.III viene sventagliata da un
ciclostile continuo. Due i violoncelli protagonisti, in Tex Beatrice Zanin lo
fa sedere quale iguana sulla roccia, spettatrice dell’isolazionista vagabondo
con elettrica noise; l’eterno riposo di Lamento porta le note di Paola Secci
nel deserto australiano dei Dirty Three. Ma prima succedono l’obbediente Minus,
piantata sul contrabbasso di Marco Piccirillo, il chillout indietronico di Soli
Tutti e la vera alterità rappresentata da Spy Movie, groove funzionale fra
texmex e notte Bond, tre(spacca)monti Bond, fino alla presa di possesso da
parte di una latinità sopita su inedito accostamento Gilmour...
La
scommessa è che la classe di Paolo sia solo agli inizi della pubblica
notorietà. "
Enrico Veronese / BLOW UP voto: 7/8 luglio/agosto 2009
Le scelte D
DISCHI di Giacomo Spazio Mojetta
"Appena la prima nota esce dalla casse si intuisce che
questo lavoro merita attenzione. Brano dopo brano ci si trova immersi
in un oceano di suono. E quando improvvisamente tutto tace, ci si rende
conto di aver ascoltato un disco meraviglioso, totalmente strumentale".
D Donna _ La Repubblica delle Donne _sab 20 giugno 2009
Undici pezzi facili è il titolo del primo album di
Paolo Spaccamonti, musicista orientato alla sperimentazione, in uscita per la
Bosco Rec. di Daniele Brusaschetto. Composto da 11 tracce, vanta, tra gli
altri, la collaborazione di Marco Piccirillo (contrabbasso), Beatrice Zanin
(violoncello) , Ezra, e lo stesso Brusaschetto (chitarra, beat, produzione). Lavoro
strumentale di abbondanti chitarre distorte e grondanti, con attento utilizzo
di pedaliera e manopole, suoni avvolgenti e venature psichedeliche, rumorismo
gentile, tra reminescenze di suoni alla Codeine e un’immaginaria colonna sonora
di Taxi Driver: tracce affascinanti verso luoghi in cui ci si può anche
perdere.
Dal vivo
Spaccamonti registra in diretta fraseggi chitarristici utilizzati in loop sovrapposti come basi, creando così atmosfere lente e
poetiche, quasi ipnotiche. È un one man band, ma non è raro vederlo sul palco insieme a musicisti ospiti.
Un po’ di noise intimista, quello da sentire.
Luca Roux_SUGO NewS
maggio/giugno 2009