Live Report

Nella infinita galassia dei Live Underground del fine settimana (Ci sono più concerti che spettatori ormai), parliamo del concerto due band passate sotto le grinfie di Underground 'Zine: The Mexican Why-Sky e i Sun@9. La serata inizia alle 22.30 ad aprire le danze tra le mura amiche i Mexican why-sky che hanno coinvolto un gruppo interessante di aficionados. Ormai l'entrata nella band di Luke è più che metabolizzata e il combo sà offrire 45 minuti di intrattenimento Stoner Rock con un attitudine Punk degna degli The Hellacopters. Il set riguarda il loro ultimo "Into the sun" e i nostri snocciolano le varie Electic City, Into the Sun Mammoth, The queen of the beach in una scaletta ormai sicura, anche se come dichiarato da Demis stanno preparando delle soprese per il nuovo anno, parola di boy scout. L'istrionico singer e chitarrista Enrico sà intrattenere vivendo il concerto come se fosse l'ultimo. Si contorce salta, canta le strofe sui pk della chitarra distorta, ed è sempre sostenuto dalla sezione ritmica massiccia come un pacchetto di mischia degli All Blacks. Lo spettacolo è convincente e fa pestare il piede anche al rocker dell'ultima ora. Notevole l'esposizione di locandine , in stile settantiano che il frontman realizza, che potrebbe essere, quindi, una buona risorsa per le band a corto di idee su Artwork.
Per rapprofondimenti:
www.myspace.com/tmwsrock
Il tempo di una birra, mentre si celebra il rito del cambio palco, e ci ritroviamo di fronte i Sun@9 agguerriti più che mai. Li avevo lasciati nella promozione del loro Italian Breakfast, ma la scaletta è notevolmente cambiata. Sotto l'influenza probabilmente di "Crack The Sky" dei Mastodon, come mi suggerisce il frontman Azd, il terzetto ha aggiunto tre monoliti che superano i 10 minuti, in un viaggio di controtempi, stacchi fusion e pazzie alla John Zorn & Naked City. La reazione suscitata è interesse anche da parte dei meno avezzi a sperimentazioni e attitudine jazz. Le new entry sono momentaneamente strumentali, ma il paragone con gli Zu mi viene naturale. Primo martella i rullanti e il doppio China senza sosta, gli stop non sono mai banali e le melodie costruite armonicamente denotano un gusto difficilmente ritrovabile nel bel paese. A condire il tutto Azd sbraita un cantato diretto declamatorio, nelle ormai assodate The opposite side of wonder, Disquisition about Weaknesses, Point of view. Il tempo per un solo bis composto da un nuovo brano e il concerto giunge al termine. Geniali.
Per approfondimenti:
www.myspace.com/sunat9Ancora il tempo di un'ultima birra e la serata si conclude, ma ritroveremo molto presto on stage le band.
Samp