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Sun@9



Last Updated: 12/29/2009

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November 23, 2009 - Monday 


  Live Report
 

 
Nella infinita galassia dei Live Underground del fine settimana (Ci sono più concerti che spettatori ormai), parliamo del concerto due band passate sotto le grinfie di Underground 'Zine: The Mexican Why-Sky e i Sun@9. La serata inizia alle 22.30 ad aprire le danze tra le mura amiche i Mexican why-sky che hanno coinvolto un gruppo interessante di aficionados. Ormai l'entrata nella band di Luke è più che metabolizzata e il combo sà offrire 45 minuti di intrattenimento Stoner Rock con un attitudine Punk degna degli The Hellacopters. Il set riguarda il loro ultimo "Into the sun" e i nostri snocciolano le varie Electic City, Into the Sun Mammoth, The queen of the beach in una scaletta ormai sicura, anche se come dichiarato da Demis stanno preparando delle soprese per il nuovo anno, parola di boy scout. L'istrionico singer e chitarrista Enrico sà intrattenere vivendo il concerto come se fosse l'ultimo. Si contorce salta, canta le strofe sui pk della chitarra distorta, ed è sempre sostenuto dalla sezione ritmica massiccia come un pacchetto di mischia degli All Blacks. Lo spettacolo è convincente e fa pestare il piede anche al rocker dell'ultima ora. Notevole l'esposizione di locandine , in stile settantiano che il frontman realizza, che potrebbe essere, quindi, una buona risorsa per le band a corto di idee su Artwork.
Per rapprofondimenti: www.myspace.com/tmwsrock








Il tempo di una birra, mentre si celebra il rito del cambio palco, e ci ritroviamo di fronte i Sun@9 agguerriti più che mai. Li avevo lasciati nella promozione del loro Italian Breakfast, ma la scaletta è notevolmente cambiata. Sotto l'influenza probabilmente di "Crack The Sky" dei Mastodon, come mi suggerisce il frontman Azd, il terzetto ha aggiunto tre monoliti che superano i 10 minuti, in un viaggio di controtempi, stacchi fusion e pazzie alla John Zorn & Naked City. La reazione suscitata è interesse anche da parte dei meno avezzi a sperimentazioni e attitudine jazz. Le new entry sono momentaneamente strumentali, ma il paragone con gli Zu mi viene naturale. Primo martella i rullanti e il doppio China senza sosta, gli stop non sono mai banali e le melodie costruite armonicamente denotano un gusto difficilmente ritrovabile nel bel paese. A condire il tutto Azd sbraita un cantato diretto declamatorio, nelle ormai assodate The opposite side of wonder, Disquisition about Weaknesses, Point of view. Il tempo per un solo bis composto da un nuovo brano e il concerto giunge al termine. Geniali.

Per approfondimenti: www.myspace.com/sunat9

Ancora il tempo di un'ultima birra e la serata si conclude, ma ritroveremo molto presto on stage le band.

Samp
May 10, 2009 - Sunday 

A pieno titolo ascrivibili a quell’anticonvenzionale corrente che ha dato i natali a gloriosi nomi quali Melvins, Modhoney o Sonic Youth, i Sun@9 combinano il classico punk rock con il gusto per la provocazione e la contestazione, dando origine ad un'originale convergenza di vibrazioni alternative in perenne efficacia nello sbeffeggiare l’ottusa banalità che contraddistingue la società contemporanea (i brani “Point of View” o “Disgusting Preachers” la dicono lunga in tal senso); il sagace sound del power trio si prende gioco di schemi e luoghi comuni, andando alla ricerca di un’identità stilistica e culturale in grado di elevarsi al di là del confortante concetto di “politicamente corretto”; in un tripudio di sonorità al vetriolo ed altrettanto graffianti slogan a metà tra l’impegnato ed il faceto, “Italian Breakfast” segna il debutto di una band alla quale va riconosciuto il merito di essersi coraggiosamente collocata, dal punto di vista stilistico, al di là di generi e tendenze troppo inflazionistiche: un lusso che pochi si possono concedere, in tempi in cui l’originalità sembra essere un obiettivo di secondaria importanza.

Voto 7

Da Rock-Hard n. 5 / 2009

May 5, 2009 - Tuesday 

SUN@9
Italian breakfast




E qui sono di parte, di parte sì, perché ci ho messo pochissimo ad innamorarmi dei Sun@9. La loro proposta è anticonvenzionale, anarchica per definizione. In apparenza sembra che le regole non ci siano (un po’ come la casa delle libertà nell’ottavo nano di Guzzanti), in realtà sono sottili gli schemi di realizzazione dei brani e nulla è lasciato al caso. L’artwork del cd è molto curato, e già dal titolo dell’album lo dicono chiaramente cosa pensano, è una colazione all’italiana che diventa continentale dopo le prime 2 note. L’ attitudine punk di "Opposite Side of Wonder" con un ritornello da cantar a squarciagola è vincente. E sui brani c’è di tutto: da riff circolari jazz a innumerevoli cambi di tempo, Riff alternative e una violenza live senza compromessi. "Disquisition about Weaknesses" è una follia Jazzy alternative. Ma ci sono echi di stoner, jazz, alternative ovunque nell’album che è grande nella sua totalità. Ci sono dei brani estremamente strumentali con delle jam e dei fraseggi che mi han fatto venire in mente gli Area. Il paragone non è legato alla composizione, ma più alla sciaguratezza e al coraggio dimostrato. Geniali. Per approfondire: http:www.myspace.com/sunat9


VOTO: 85/100
PUBBLICAZIONE RECENSIONE: 04/05/09
GENERE: Post punk / Sperimentale / Funk
SITO WEB: www.myspace.com/sunat9
RECENSORE: Samp
April 27, 2009 - Monday 
"Una gradevolissima prova di forza di questi tre scatenati padovani. Un disco difficilissimo da recensire quanto interessante da ascoltare. E' un prepotente calderone di influenze isteriche e nevrotiche che già dai primi minuti schiaffeggia l'ascoltatore.
The opposite side of wonder apre le danze tra sincopi e controtempi malsani che odorano di Nomeansno acidi. Sbigottito proseguo nella perlustrazione e mi ritrovo fra le mani altre soluzioni brillantemente caotiche a cavallo fra mostruose cospirazioni Dazzlin Killmen e claustrofobiche ritmiche sinusoidali e malate.
I Sun@9 non danno tregua, e non fanno prigionieri, neppure con Soldiers (il capitolo più significativo a nostro parere di tutto il lavoro) dove l'intro lascia trasparire un minimo di concessione alla melodia pura. Ma in realtà è la solita trappola a cui i Padovani ci hanno abituati dall'inizio del disco. Anche qui i Sun S-funkeggiano psicoticamente con cattiveria inaudita intrappolando con il loro suono caterpillar.
E, mentre cala il sipario su Soldiers, si apre una vera e propria voragine in The ditch. Qui, il malefico trio sembra divertirsi a prelevare un killing technology dei Voivod facendolo storpiare da un Al Johnson quanto mai delirante.
Dunque, tirando le somme: un disco certamente ostico e difficile. Ma non per questo non apprezzabile. Anzi, la fantasia qui fa da padrona incontrastata. Ed è di questo che si ha bisogno oggi e sopratutto nella nostra piccola e sterile penisola. Nel mare di cloni e copioni, almeno i Sun@9 ostentano un coraggio fuori dal comune senza scadere nel modaiolo sfrenato.
Un ottima proposta da gustare e scaricabile gratuitamente su www.myspace.com/sunat9

Vincenzo Bianco voto 9"