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Maria Grazia Calandrone

maria grazia calandrone


Last Updated: 11/13/2009

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Age: 45
Sign: Libra


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30 Nov 09 Monday 
La natura è ironica e segreta.
Mangi una mela, e poco fa era il corpo di un colombo.
E tu: chi eri tu, quale corpo, quale mischia amorosa di organismi, quale insetto? Come sei entrato nelle tue scarpe, sai dirlo?, da quale ammasso di fogliame vieni, da quale marcio, da quale rapimento, da che osso caduto dalla bocca di un cane, da quale aquila che ha guardato la terra e ha voluto chiudere le ali, da che fasciame di nave venuto ad arenarsi tra i cetacei e la sabbia remota degli oceani, da dove viene il muscolo del cuore che hai lasciato
a traboccare in quell’unica notte e in quanta nuova dolcezza, in quale mai sorriso o zampettare o torcersi o innalzarsi verrai diviso dalla morte?
In quali forme apparirai fino alla fine del mondo?
Attraverso che strani mutamenti porterai il tuo amore alla fine del mondo?
Sarai una scimmia, un lemure, un gabbiano, sarai un alieno, un verme – così calmo e insolente perché hai lasciato che l’amore ti facesse vivere come fa vivere una spada
l’amore senza terra
la foglia d’oro
che porterai alla fine tra le labbra
l’orofiamma che lascerai cadere
solo ai suoi piedi.
Niente si è mai disperso.
Niente che è stato vita va perduto.
Niente come la morte ama la vita.
Dirai allora che il nulla non esiste
che il vuoto è un’invenzione di chi ha sconfitte da giustificare. Allora tutti vedranno
che alla foglia risponde tutto il corpo,
che il mio corpo è il tuo nome.
06 Nov 09 Friday 

Cantiere Poesia:

rubrica dedicata alla scoperta di poeti nuovi o dimenticati

Con Cantiere Poesia intendiamo far conoscere autori che lavorano da anni come api operaie intorno al corpo di opaca cera e miele della poesia: una piccola, alacre società inapparente che elabora in silenzio il tessuto poetico messo a fondamento della società esposta, del mondo evidente, ma un tessuto di senso senza il quale rimarrebbe soltanto la buccia del mondo mondano. La poesia come il silenzioso fuoco materiale di Giovanni della Croce, metafora perfetta dell’amore, ci rende belli nei suoi giorni di grazia come l’amore stesso: caratteristica per noi imprescindibile è che questi autori abbiano raggiunto una qualità a nostro parere altissima e originale della scrittura poetica. Perciò tutta la nostra riconoscenza va all’editore Nicola Crocetti, che ha risposto con amore a questo nostro desiderio di amore.

Maria Grazia Calandrone

 
 

 
 
 
19 May 09 Tuesday 



Quando, nel 2007, venni contattata da Antonio Martino stavo leggendo il libro di mio padre (Giacomo Calandrone) “La Spagna brucia”. Per una serie di quelle coincidenze apparenti che alla fine chiamiamo “la mia vita” era arrivato per me il momento di affrontare la sua figura, ed ero colma della retorica sentimentale e storica che ho presto imparato a non temere. Dunque lavoravo a una lectio su di lui per l’Università di Arezzo e per Radio 3 e alla scrittura di un poemetto che sarebbe poi diventato un’opera teatrale, Gernika.

Mio padre era mancato nel settembre del 1975 e da allora non era mai più stato così presente nella mia vita. In pochi mesi è diventato vivo una seconda volta perché trovavo fermi tra le righe delle sue cronache, brusche ed entusiaste, i due comportamenti spirituali che doveva avermi trasmesso con l’esempio: l’io dilatato a pronunciare un continuo “noi” (che è uno dei primi sintomi psicologici della poesia) e la lealtà incrollabile nell’adesione a un ideale. Trovo entrambi suggerimenti indispensabili per essere uomini e donne di un millennio tardivo, egotista e più che mai ammalato di precariato e di frammentazione: sociale, economica e sentimentale.  

Apprezzo molto l’idea di comporre un catalogo freddo di documenti nemici, poiché questi ci offrono una visione paradossalmente dinamica delle persone in questione, una visione dei nostri cari come di esseri pericolosi e nocivi, là dove noi sappiamo quanto essi abbiano impegnato in una guerra addirittura straniera il proprio corpo vitale semplicemente per amor del vero.

Ringrazio con affetto Antonio Martino e ringrazio il presidente Umberto Scardaoni, l’amico di mio padre con il quale avrò a breve la gioia di un incontro, ringrazio con tutto il cuore e personalmente chiunque contribuisca a tenere accese le righe di luce della memoria, che sono fari eloquenti in questo nostro vivere politico così sotterraneo e incoerente. Oggi, per tutti noi, resistere è questo: difendere la trasparenza, personale e storica. Non siamo più imboscati tra i cespugli iberici con le granate e gli schioppi, siamo nelle nostre case molto tecnologiche, siamo in una pozzanghera di pace traumatizzata dai disastri degli altri e siamo soprattutto nei nostri mestieri a dire come siano veramente andati i fatti.

Ringrazio dunque ancora tutti i presenti, perché se siete qui è perché fate parte dell’insieme di quelli che non trascurano gli avvenimenti e i dettagli perché sanno che senza il sentimento profondo e attento del passato non esiste il progetto formidabile e affatto scontato del futuro – Quello di tutti, dico….

 

 

Maria Grazia Calandrone

 

 

05 May 09 Tuesday 

L’azzurro

 

 

 

Ma tu, io, ti togli da me.

L’azzurro. Senza rumore
gambe, capelli,
nebulosa del fascio dei corpi.

Ecco l’azzurro.
Gemiti di ciò che stato.  Padre in casa,
schianti di porta e passi.

Io di me se ne va.


***

Finestra nella pioggia.
Chi piange?

Seguimi, la luce è questa.
Gli spettri, visibile.

Se non ti vedo, io non mi vedo.
Schianti di porta e passi.

Morire sarebbe dolce darti
la vita. Dartela.


***

Amavi tanto. Tu,
io. Le forze.

Sgretolate. Alzi
l’azzurro. Ti seguo.

Gambe, capelli. Ti seguo.
Parola. Volante

nello spazio, dove, tra.


***

Tempo,

non sorridere. Confinato
nel tu. Avuto gioie,

sacrifici,
tumulato manto.

L’azzurro sale,
il cielo di te, nelle mie ossa.


***

Ecco l’azzurro.
Due, siete stati, diverrete, diverrò.
Ecco l’azzurro.
Darvi la vita, darmi la vita.
Dillo.


31 Oct 08 Friday 

Lei gli dice ti amo

come la rosa ama

il sole che la sboccia

dall'icona dei piedi

su per tutto l'effimero

costrutto di mota.

23 Oct 08 Thursday 

Discorso pronunciato al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

 

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata  dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

 

Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.

 

C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole  private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A 'quelle' scuole private.

 

Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.

 

Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

 

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta.

 

Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in  malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

 

Piero Calamandrei

30 Sep 08 Tuesday 
29 Jul 08 Tuesday 

Come per fasciatura rituale

queste croci di spighe

immature

sul corpo anch'esso verde, incorruttibile

calamo

forgiato in un metallo dove attingiamo

nomi, laude

ed è mera materia che impariamo a usare come canto: ecce

corpus

meus

in absentia

carnale

sfruttato in questo altissimo dominio

fin che ha mandato stille

di morte e di rinascita

– quia ad omne supplicium paratum

est, sempre in estasi – raptus

semper, Signora

della Perdita, perché il canto dei morti si accumula

ed è lavoro nuovo – fiore

di campo e rosa

di tutti i giorni.

28 Jul 08 Monday 


http://www.youtube.com/watch?v=eTakwOpWqG4



Chi se ne è andato non desidera tornare.
Pensiamo che si strugga per il mondo
prestandogli la nostra nostalgia.
L'oleandro che trema, l'abete
che si sfrangia più latteo nella luna
e tutta la bellezza incomprensibile
che ci ostiniamo a raccontare.

Se i morti vedono ci guardano
scrutare l'illusione di un muro
bussare con le nocche che sbiancano
per entrare o chiamare
come i pazzi che cullano le pietre
bisbigliando loro: amore.

28 Jul 08 Monday