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Daniele Timpano

Daniele Timpano


Last Updated: 7/6/2009

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Monday, September 29, 2008 

RISORGIMENTO POP

La nuova produzione in preparazione per l'estate 2009 di Daniele Timpano/amnesiA vivacE, in collaborazione con Marco Andreoli, drammaturgo e coautore del progetto.

Uno spettacolo sull'Italia che non c'è, sull'Italia che non sorge, che se è risorta, è rimorta, un monologo, o forse stavolta uno spettacolo a due, sul Risorgimento e sui 4 padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emauele, e sul suo antipapà, Pio IX.

Il progetto è ancora largamente Top Secret. Qualche poco attendibile indiscrezione, e qualche materiale, apparirà via via su un blog creato ad hoc come momento d'incontro tra i due autori e tra i due autori e il pubblico: http://garibaldipop.wordpress.com

Due mondi sono meglio di uno

Friday, August 15, 2008 
amnesiA vivacE   -   Kataklisma

l'ammore

no

di e con: Daniele Timpano e Elvira Frosini

disegno luci : Dario Aggioli
registrazioni audio a cura di : Marco Fumarola e Dario Aggioli

La mamma è sempre la mamma ? La donna è una madonna? E l'uomo è cacciatore?

L'amore nell'immaginario collettivo, tra cliché, misoginia, pornografia, femminismo, sdolcinatezze e melensaggini. Un attore e un'attrice attraversati e scossi dai più disparati materiali: da Faccetta nera a Little Tony, dalla Cena delle Beffe di Sem Benelli e le canzoncine anni trenta a Frank Zappa, da Goethe e Cavalcanti a Beautiful e Totò, passando per gli Harmony e il Vangelo.

Un uomo, una donna e un dinosauro appariscono e dispaiono più volte. S' incontrano. Si amano. Si mangiano.

Dal carattere onirico e dalle sfumature surreali “Sì l'ammore no” è la nuova produzione (in preparazione per  l'estate 2009) di Daniele Timpano ed Elvira Frosini, autori, registi e performer, rispettivamente di amnesiA vivacE e Kataklisma, rappresentabile sia in spazi teatrali che in spazi non convenzionali (in questo caso da adattare site specific a luoghi come porticati, loggiati, piazzette con balconi o finestre, chiese sconsacrate, spazi urbani da concordare preventivamente).

Tuesday, May 06, 2008 
 
caccia 'L drago
 fabula in musica di
Daniele Timpano e
Natale Romolo
 
ispirata liberamente all'opera di J.R.R. Tolkien
 
Spettacolo vincitore terzo festival "Le voci dell'anima"
 
 
Le fiabe vanno strappate ai bambini. Ispirato liberamente all'opera di J.R.R.Tokien, lo spettacolo di amnesiA vivacE cerca di andare in questa direzione. In una scena scabra, essenziale, ben poco fiabesca o bambinesca, un attore racconta per l'ennesima volta la storia di un tranquillo contadino dell'Inghilterra medioevale  coinvolto suo malgrado in una caccia al drago et cetera et cetera. Tra continue divagazioni, ritardi, incidenti che ne minacciano il lineare svolgimento, lo spettacolo è lo svogliato tentativo di raccontare questa storia.  Una partitura musicale per nulla medioevaleggiante, anzi piuttosto novecentesca, accompagna la narrazione ed anima musicalmente gli impulsi ritmici della parola e del gesto. 

 Un racconto scenico per voce, corpo e pianoforte; insospettabilmente beckettiano, inevitabilmente divertente.

di e con Daniele Timpano 
 musica originale di
Natale Romolo
 aiuto regia scena costumi di
Valentina Cannizzaro
 disegno luci di Marco Fumarola
una produzione di amnesiA vivacE
 in collaborazione con UbuSettete periodico di critica e cultura teatrale
 
 
Musiche originali di Natale Romolo, una breve nota:
 Le musiche di scena di Natale Romolo, originariamente concepite per trio di fiati (flauto, clarinetto, trombone), vengono presentate nella loro trascrittura per pianoforte. In un continuo disequilibrio tra linguaggio tonale e atonalità, si alternano in scena tre forme di intervento musicale, dalla più elementare alla più relativamente complessa: abbiamo dei semplici "stacchi", con esposizione e ripetizione di temi ed accordi; dei "bordoni" evocativi sui quali, per addizione o per contrasto, si innestano il gesto e parola; delle sezioni in parte improvvisate, dove all'esecutore viene lasciata la libertà di adattare l'andamento ritmico in riferimento alle azioni dell'attore.
Il preludio strumentale, di per sé un brano auto-conclusivo, enuncia una cellula da cui verrà sviluppato, durante il racconto, il successivo sviluppo musicale.
 
 
Spettacolo vincitore terzo festival "Le voci dell'anima" con la seguente motivazione:
 
Il talento di Timpano è innanzitutto nella sua capacità di ascolto. Più che un uomo è una membrana che assorbe e plasma le vibrazione del pubblico, continuo rimando di impulsi, provocazioni e attese. L'attore complementare a se stesso in un gioco di contrasti condotti con rigore estremo in cui il nucleo corpo-voce-narrato procede dalla sollecitazione di un medesimo impulso. Lo sguardo di Timpano ci cerca e ci tiene, è un torero e sa che non vi sono certezze, è astuto e non si crogiola in vuote furberie attoriali. Una ricerca lucida sull'estetica del linguaggio e sull'evento scenico che propone con una negazione al 'gia visto' cui siamo disabituati; il tentativo, riuscitissimo, di reinventare la realtà e di esplorarla, sorpreso, insieme al suo pubblico.
 
 
Estratti dalla rassegna stampa:
 
"Divertente e acutissimo, Daniele Timpano è scosso dai fremiti di una sana follia scenica e potrebbe apparire come la risposta anarco-dadaista all'imperversare del teatro di narrazione. Qui non c'è sfondo sociale, non si ricuce una memoria collettiva, non si concentra significato e storia nella potenza espressiva dell'attore. Semmai accade ttutto il contrario, come ricascando all'indietro in una incapacità novecentesca di costruzione sia drammaturgica che di senso, facendo precipitare l'affollato e fantasioso mondo della fiaba in una vuota stanza beckettiana."
 
Antonio Audino - Il Sole 24 ore

"Per Caccia 'L drago, suo debutto sulla scena prima del successo di Dux in scatola, Daniele Timpano sosteneva che «Le fiabe vanno strappate ai bambini». Era una dichiarazione di poetica. Timpano contrappone due opposti esiti romanzeschi. Il tema del suo racconto è appunto fiabesco, ispirato al mondo di J.R.R.Tolkien. [...] Ma ciò che a Timpano importa non è il tema. Egli dice di voler punire Tolkien, «L'evasore fiscale dalla modernità». Come punirlo se non a dosi di Joyce e Beckett? [...] Così, da smidollata marionetta liberty Timpano intraprende la sua ventura a braccia levate in alto e a capo coperto di nero, come statua del lutto. Lancia occhiate assassine. Viene in proscenio e tace. Tace a lungo. Ben più a lungo di quanto in scena, a volte, non si faccia.[...] Poi, come niente fosse, il disco ricomincia a girare. Insomma, con l'ausilio di Natale Romolo al pianoforte, Timpano distrugge il suo racconto mentre lo fa, annega nel modernismo l'antimodernismo dell'odiato Tolkien."

Franco Cordelli Corriere della sera

"Caccia 'l drago avvolge lo spettatore in un gioco di complicità e divertimento: la cifra "politica" - o "civile" - appare quasi per svelamento successivo, mostrando il disagio, la solitudine, lo spezzettamento, l'afasia, di un uomo ridotto a balbettii beckettiani, a scatti improvvisi, a un girare a vuoto, ripetendo parole inutili che nascondono mondi di insondabile dolore."

Andrea Porcheddu - DelTeatro

"Daniele Timpano in caccia 'L drago ha dimostrato di sapere umanizzare il teatro e di possedere una forte capacità di fascinazione scenica. Ha regalato al pubblico piacere e divertimento, dimostrando di essere più bravo del giovane Fo. Una forza della natura."
 
Alfio Petrini - Hystrio
 
"Un ambiente angusto contro regni sterminati, un unico affabulatore contro eserciti e popolazioni rurali.  Sballottolati tra la sua formidabile vis comica, una scena sospesa e una fiaba irrequieta, non possiamo fare altro che credergli."
 
Graziano Graziani  - Carta
 
"Tolkien raccontato tra un bicchiere d'acqua e l'altro, un ombrello-ammazzadraghi che rifiuta di chiudersi, un fucile trombone che punge, un mondo diviso tra la britannia e Albione [...] un allestimento che va a toccare il modo stesso del raccontare, del narrare, del rapportarsi ad una storia [...]  lo scrittore britannico trasla il lettore e la storia stessa da una concreta e visibile Britannia ad una mitica, ma possibile, Albione [...] Daniele Timpano, a sua volta, effettua la sua traslazione partendo da oggetti reali, fisici, effettivamente presenti qui e adesso, per portarci in una mitica Albione in cui un semplice velo è un fucile scaccia-giganti, in cui una giacca bianca e una cravatta gialla divengono parti di un'armatura capace di resistere agli attacchi del drago [...] le armi teatrali che utilizza sono molteplici: fortissima compenetrazione tra testo, corpo e musica; composizione sonora che diviene improvvissazione e che nasce dall'empatica presenza in scena di Timpano e Natale Romolo, quest'ultimo accompagnatore musicale che interagisce scenicamente con Timpano stesso; traslazioni di tempo, spazio e senso operate da Timpano in base a precise reiterazioni verbali/rumoristiche/musicali o gestuali. La raffinata messa in scena del duo di amnesiA vivacE tocca corde che si situano su vari livelli. [...] in un continuo entrare ed uscire dalla rappresentazione [...] portato al suo estremo nella parte finale dello spettacolo [...] come stufo del già detto, come desideroso di offrirci un'altra visuale della vicenda, timpano ridiviene solamente sé stesso e ci racconta, in un atteggiamento che di teatrale ha poco, il resto della storia è...] ribaltando ogni prospettiva di senso."
 
Luigi Coluccio - Close up
 
"La magia del teatro delle piccole cose, quelle che costringono l'immaginazione a esercitarsi"
 
Giorgio Merlonghi - dramma.it
 
"Forse, anzi di certo, tutto quello che doveva entrarci alla fine non c'entra per niente: né la fiaba, né Tolkien, né Joyce o Beckett. Ah, la letteratura, come inganna la buona fede degli ingenui. Perché i discorsi e gli annunci spesso sono solo l'altra faccia della prostituzione che ci coinvolge tutti sulla scena grottesca del mondo, e allora accade che vai a teatro, convinto di vedere 'qualcosa', e invece non solo vedi ben altro, ma assisti alla tua stessa stupefazione mentre un folletto sbilenco che si agita sul palco ti deruba allegramente delle tue candide aspettative, del tuo patetico status di 'persona che va a teatro'. Perché può essere una fiaba a raccontarsi in scena ma può essere anche qualunque altra cosa, e l'evento teatrale, pretestuoso come ogni slancio umano, alla fine esplode in un vuoto cosmico, vinto dalla vanità delle parole, «mélange adultère de tout». Il folletto di cui sopra è Daniele Timpano, classe 1974, attore, autore e ('forse', specifica sul suo sito) anche regista del gruppo teatrale Amnesia Vivace, uno ei più spiazzanti dell'underground romano. E lo spettacolo si chiama 'Caccia'l drago', capriccioso esercizio dadaista sul canovaccio di una fiaba di Tolkien ambientata nel solito Medioevo fantastico. [...] Daniele Timpano è una marionetta impazzita, un pupo sciancato mosso da fili obliqui, da una non-volontà anarchica che recupera le piccole superstizioni segrete di quando si era bambini e ogni
centimetro di mondo pulsava di magia. Il racconto è 'esorbitante' fin da subito, si attorciglia in ripetizioni, si contorce come il corpo dell'attore sulle musiche sghembe di Natale Romano, si compiace di divagazioni, sabota la continuità logica e usa oggetti quotidiani trasfigurandoli secondo le regole di una surreale magia. Non ha visto male Antonio Audino quando ha definito Timpano «la risposta anarcodadaista » all'imperversare odierno del teatro di narrazione e dei suoi alfieri civilmente impegnati a ricucire una memoria collettiva, ad affabulare il pubblico con il racconto. L'onesta intenzione è irrimediabilmente distrutta dall'agitarsi di Timpano in scena; la storia del pacioso contadino coinvolto suo malgrado in una caccia al drago che minaccia il paese naufraga in un divertimento ghignante, assolutamente non innocente, perché sul più bello, a metà racconto, il narratore si fermerà e confesserà che lui e il suo amico musicista si sono rotti gli attributi di portare qua e là lo stesso spettacolo, di raccontare fino allo stremo quella storia che forse dà al pubblico l'impressione di stare assistendo a qualcosa, ma... «in fin dei conti chi se ne frega». E così parte un improvvisato riassunto a perdifiato di ciò
che lo spettacolo avrebbe dovuto essere e non è più, o non è mai stato, perché già dall'inizio era fatto a pezzi dai capricciosi istinti dell'istrione, che getta bicchieri d'acqua in faccia al pubblico, si 'incanta'
per cinque minuti con gli occhi spiritati costringendolo a pensare al senso stesso del proprio essere pubblico, o provoca infantilmente, al di là della benedetta 'quarta parete', strizzando l'occhio alle graziose fanciulle in prima fila. Ma il teatro non era né il racconto, né il riassunto, né il jongleur né il testo, né Tolkien né Beckett; niente eppure qualcos'altro ancora, qualcosa che non ci aspettavamo e che
Daniele Timpano ci costringe a pensare per la prima volta, al di là della finzione: smontando - come fosse lui il primo a farlo - il vieto meccanismo che regge il rito teatrale."
 
 Fabio Pedone - La Provincia
 
 "Timpano è un albero da sfrondare, un ciocco da lavorare, un tronco che cesellato emette suoni, vocali vibranti che allungano congiunzioni e legano le parole entrando a farne parte. Con i suoi tempi, dettati da una sala che sente, da un'attenzione mutabile, da una risata che trascina o un'altra che si avvia orgogliosamente in solitaria, prende forma un contadino che procede proiettando l'ombra di un gigante mentre un devoto pianista dà ritmo al loro impervio cammino. La storia è un pretesto [...] Non c'è gusto nel seguire le avventure dei protagonisti della favola che si intreccia come le mani del narratore; il godimento risiede esclusivamente nella misurazione della fatica che fa l'attore a mantenere desta l'attenzione per una storia dalla quale egli stesso non nasconde di essere annoiato. [...] Beve l'attore e scorre i capitoli traboccanti di spade ombrellate, cani bau bau, draghi ricchi e poveri re, costretti a rubare per mantenere vasto e rigoglioso l'impero. Improvvisamente, al terzo bicchiere d'acqua [...] tutto si interrompe [...] L'attore costruisce quello che l'autore non vuole edificare. La caccia ad un innocuo drago diventa una rincorsa nei confronti del pubblico che, per Timpano, deve essere cullato e sbeffeggiato, trascinato sull'onda della sua ironia per poi essere improvvisamente buttato giù dall'albero, scosso nel rotolare a terra, anticipato nelle risa e deriso ogni qual volta arriva in ritardo su un concetto chiaro solo per chi ad arte lo arriccia. [...] L'autore non rinuncia a fare capolino e combatte con un attore che vorrebbe essere libero di esprimersi con le sue stesse parole, accettando il rischio di perdersi ed annoiare in questo gioco dove il bello è capire fino a che punto l'uno ha previsto le mosse dell'altro. La sala, desta e tignosa, costringe l'attore a dichiarare la fine prima di riservargli un applauso, per non rischiare di essere nuovamente beffato da un interprete che, balbettando, imbocca nuove strade comunicative senza paura di essere inghiottito."
 
Andrea Monti - teatroteatro.it
 
 "L'idea che si ha è quella semplice e accattivante di un bambino che gioca nella sua stanza. Il racconto rapisce e l'ironia dell'interpretazione è sottile e implacabile, seminando risate e senso di paradosso tra il pubblico."
 
Gabriele LInari -  amnesiavivace.it  
Tuesday, March 18, 2008 
ECCE ROBOT!
cronaca di un’invasione
 
uno spettacolo di e con Daniele Timpano
 
 
"Ero bambino, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quando arrivarono in Italia i primi cartoni animati giapponesi. Era l’Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse e dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni, ma questo io non lo sapevo ancora. Ignaro di trovarmi nel bel mezzo degli anni di piombo, vivevo l’infanzia tra robot d’acciaio."
 
Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga) lo spettacolo è il divertito ed autocritico racconto di una generazione cresciuta davanti alla Tv.
 
drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano
ispirata liberamente all’opera di
Go Nagai
musiche originali di Michela Gentili e Natale Romolo
ispirate liberamente all’originale colonna sonora di Michiaki Watanabe
disegno luci e voce narrante di
Marco Fumarola
registrazioni audio effettuate presso il
Rialto Santambrogio di Roma
montaggio audio a cura di
Lorenzo Letizia
editing e missaggio a cura di Marzio Venuti Mazzi
aiuto regia di Valentina Cannizzaro e Marco Fumarola
organizzazione di Maria Rita Parisi
Progetto grafico di Alessandra D’Innella
foto di scena di Antonella Travascio
una produzione di amnesiA vivacE
in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi
 
Un ringraziamento particolare a
Sara Dicorato, Francesca La Scala, Valerio Cruciani, Marco Maurizi, Marco Pellitteri, Jean Carlo Ripà, MArco Menini, Valentina D’Amico
etc etc etc etc
 
 
Estratti dalla rassegna stampa:
 

"Colpisce per una certa sua aguzza stramberia ’Ecce robot!’ dell’estroso Daniele timpano, quasi un autoritratto generazionale attraverso Mazinga Zeta a e altri cartoni animati giapponesi: vestito di un’assurda tutina bianca, coi suoi gesti sghembi e i suoi toni deliranti, il giovane attore alterna la compunta ricostruzione di lotte fra mostri meccanici a spiazzanti scorci autobiografici: si ricordano le crociate democratiche e progressiste contro questa invasione televisiva, per concludere che i litigi dei genitori e la solitudine dei figli facevano forse più male."

Renato Palazzi – Il Sole 24 ore

 
"Fra i personaggi di cui credo che sentiremo parlare sempre più spesso in un prossimo futuro c’è probabilmente il trentunenne Daniele Timpano, una presenza anomala, bizzarra, finora nota soprattutto al pubblico di certi festival. Già tentare di trovare una precisa definizione per Timpano è un’impresa complicata, perché non è propriamente un attore, non è un narratore in senso stretto, non è un performer […] un tipo strambo che non esita a portare in scena i propri pregi e i propri difetti, e intorno ad essi va costruendo un suo personale modello di teatro. […] credo che Timpano abbia il dono della sgradevolezza, che dal punto di vista teatrale è spesso una ricchezza, non un limite: […] essa ne fa una figura non banale. La sgradevolezza […] riguarda i gesti, le movenze un po’ impacciate e disarmoniche, la recitazione schizzata, ripetitiva, all’apparenza inconcludente. Ma forse riguarda anche la scelta degli argomenti, che hanno qualcosa di provocatorio e vagamente urtante. Nella buffa trattazione si insinuano acri umori autobiografici, ribolle un’intelligenza aguzza che penetra come una trivella nella sensibilità dello spettatore."
Renato Palazzi Delteatro.it

"…gli anni ’80 resuscitati da Timpano con misurata ironia in una messinscena ondivaga che si muove tra ’riflessione su’ e ’rappresentazione di’ quei furiosi incontri con le gesta di Mazinga e soci […] L’aspetto più interessante che restituisce Timpano nel suo spettacolo, frutto del suo essere attore trasversale, dalla gestualità sbrigativa, epigrammatica, sempre significante, è quello strano senso di nostalgia per quell’età di grandi sfide galattiche e di rivoluzioni d’acciaio che […] ci fa solidali con lui. Di bianco vestito, Timpano doppia se stesso quando interpreta in pose plastiche ed eroiche, col solo aiuto di tagli di luce colorata e di una ricca colonna sonora di effetti, le gesta dei suoi beniamini giapponesi, salvo poi trasformarsi in affabulatore […] quando il suo pensiero corre, ribellandosi, ai presunti ’guasti’ che quella civiltà del piccolo schermo avrebbe, secondo la morale corrente, procurato".

Enrico Marcotti - Libertà

"[...] Al centro della narrazione i cartoni animati giapponesi attraverso i quali l’interprete a metà strada tra narratore e performer racconta, con una espressività da alcuni definita anarco-dadaista e sicuramente ai limiti del grottesco, la storia di una generazione, quella dei bambini vissuti a cavallo tra i ’70 e gli ’80, cresciuta davant alla Tv. E’ quasi una marionetta Timpano che, con un’ossessività a tratt maniacale, ricrea sulla scena interi episodi della sua serie preferita Mazinga Z interpretandone tutti i personaggi [...] la sigla di Michiaki Watanabe cantata da Michela Gentili e, diciamo così, reinterpretata attraverso la fisicità stralunata dell’autore-attore, fa da leit motiv."

Laura Landolfi - Il manifesto

"La violenza, sembra dire Timpano,non è mai nelle storie o nelle favole; semmai è più vicina: dentro casa magari, dove due genitori urlano e un bambino si tappa le orecchie [...] Timpano è un fool travolgente, spiazzante, umorale, uno che si è sfilato già da tempo da generi e categorie. [...] Sorprende, in particolare, che riesca a slittare dal tono grottesco alla denuncia convinta, dalla gag all’autobiografismo più sincero, con così grande precisione e naturalezza. [...] Alcuni saranno respinti dal suo Ecce Robot!, molti lo ameranno."

Marco Andreoli – Hystrio

"A coinvolgere non è tanto ciò che dice questo singolare bipede da palcoscenico, quanto quello che lascia intuire attraverso la sua disarticolata gestualità, apparentemente anarchica e invece puntuale, allusiva, irresistibile. […] un’ironia così galoppante e acuta […] lancia in resta come un magico cavaliere, a liberare i pensieri nuovi dalla condanna degli schemi, stanando annichilenti fantasmi e feroci, castranti, creature. […] l’autore guarda dritto in faccia l’infanzia della sua generazione e i miti televisivi sui quali è cresciuta, per consegnare schiettamente le conclusioni del suo studio allo spettatore. […] l’attore in scena trasforma sé stesso in un fumetto nipponico […] mediazione mimica del corpo di Timpano che interpreta 3 o 4 personaggi scattosi e riflessivi, invasati da opprimenti ideali eroici […] L’attore ce li consegna così, nudi nella loro incongruenza e teneramente esilaranti […] La riflessione prende allo stomaco, in mezzo alle risate: ’sottoprodotti della cultura di massa sono stati invece miti e modelli di riferimento, occasione di spunti, di traumi, di crescita o viceversa di rimbecillimento di tutta una generazione’. Parole di Timpano, da condividere o meno, finché non lo vedete in scena: lì non c’è dubbio: la pace nel mondo e i buoni sentimenti sono nelle mani di un pugno di schizzati…"

Daniela Pandolfi – dramma.it

"Rilegge la realtà e le contraddizioni di una generazione ’senza storia’ attraverso l’invasione dei cartoon giapponesi sulla Tv italiana degli anni ’80. In una divagazione come sempre solitaria, il performer romano ha alternato il linguaggio dei fumetti ai clichè del giornalismo televisivo. Ma soprattutto ha riconfermato il suo talento stralunato, capace di trasformare anche il disagio in uno strumento di irresistibile comicità".

Giorgia Mordanini – 24 minuti

"[...] Daniele Timpano [...] da qualche anno sta proponendo con i suoi monologhi un modo assolutamente originale di approcciarsi alla scena. Narratore? Anti-narratore? [...] Daniele Timpano è stato in grado, nel giro di tre spettacoli, di dare corpo e voce a una versione della narrazione teatrale [...] in grado di seguire un andamento non lineare, sfilacciato, pieno di digressioni e amnesie. Un percorso, cioè, che destruttura a sua volta il meccanismo stesso della narrazione. Al centro di questo processo c’è lo stesso Daniele, in quanto tale, sulla scena. [...] Non bisogna però pensare che Timpano vada in scena solo «in quanto se stesso»: i testi dei suoi spettacoli esistono prima che gli spettacoli stessi, non sono frutto di improvvisazione, così come i cortocircuiti tra ciò che racconta e la sua biografia. È più giusto dire, allora, che al centro di questo processo non c’è Timpano stesso, ma appunto Timpano "in quanto tale" – ovvero la sua maschera. [...] L’empatia che si instaura tra chi parla e chi ascolta è una scintilla che scocca di sera in sera, provocata dalle frizioni create dalla stessa interpretazione sfilacciata di Timpano, oltre che dal racconto, che sembra avvitarsi su se stesso. Attraverso la sua maschera, Timpano è in grado di far cortocircuitare sulla scena e nella storia pezzi della propria biografia, che proprio in quanto individuali riescono a farsi lente – e dunque prospettiva – di un’intera generazione: quella dei trentenni, cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi. [...] Prendendo come spunto narrativo i robot giganti che hanno «invaso i teleschermi italici» con la loro «etica mortifera e guerrafondaia» – e addirittura mettendo in scena alcune puntante, di cui una, l’ultima, persino inedita – certamente Timpano imbocca noi, pubblico di suoi coetanei, con una bella «madeleine» fatta di pugni rotanti e raggi gamma. Ma, allo stesso tempo, ripercorre l’ascesa delle emittenti televisive private (e del suo vate Berlusconi) che hanno cresciuto intere generazioni di bambini, lasciati nelle braccia della tv come in quelle di un’amorevole baby-sitter da parte dei loro genitori, in grado poi di scatenare polemiche ideologiche contro i cartoni violenti e diseducativi. Così Daniele Timpano ripercorre la polemica mediatica montata contro «Goldrake» (pronunciasi come si legge), culminata nell’utilizzo strumentale della morte accidentale di un bambino – e, cinicamente, sceglie di non "commuoversi" per quella morte, ribaltando l’ipocrisia insita nei ragionamenti di giornalisti e genitori, che promuovono la famiglia – spesso fucina di autismi affettivi, quando non di aperte violenze – come un modello assoluto. Anche qui, dunque, c’è un sovvertimento della narrazione teatrale, che solitamente parte da un tema di rilevanza sociale già condiviso dal pubblico, e ne mette in scena un’esegesi condivisa. Nel teatro di Timpano avviene l’esatto contrario [...]"

Graziano Graziani – La differenza

"Il lavoro è una ricchissima fonte di informazioni sul tema, ricerca attenta e documentata, con una sottile ed arguta analisi dell’Italia che ne venne invasa. […] uso efficace del playback che permette l’asincronia del labiale e della gestualità rispetto alla voce. […] è assolutamente esilarante […] osservare le posizioni stigmatizzate di ciascun personaggio […] in un palco vuoto, con il solo ausilio delle luci ad effetto. […] La narrazione procede con lo stile, caricaturato, dei documentari d’epoca, avvincente nella forma e nel contenuto, carico di descrizioni e riflessioni in rapidissima successione. Impossibile distrarsi […] lungo la surreale descrizione di una vana crociata di genitori ’papà e mamme uniti contro il maligno catodico nipponico che monopolizza i figli d’occidente’ o durante la citazione di incredibili articoli dell’epoca, patetici testi dai toni apocalittici, che vedono i cartoni giapponesi minare la semplice e banalmente felice vita familiare italiana".

Donatella Codonesu – teatroteatro.it

"Accompagnato da ombre e luci minimali ma efficaci, sullo sfondo di un palco vuoto, trova una straordinaria chiave di ironia corporea che lo rende unico. Capovolge e trasforma quello che potrebbe essere un suo punto debole come un fisico esile, giocando proprio sul paradosso e sul ridicolo che diventano parte di una sofisticata drammaturgia. […] C’è chi lo definisce un dadaista o un futurista. Effettivamente Daniele Timpano sembra assolutamente uscire da un cilindro magico nel suo vivere e interpretare naturalmente l’assurdo. Guarda il mondo dal suo sguardo sincero, vispo e acuto, senza imbottirsi di ideologie. Tutto ciò che dice e che fa gli appartiene visceralmente e per questo arriva al pubblico".

Alice Calabresi – il cassetto.it

 "Ecce Robot! Cronaca di un’invasione [...] conferma la sottile intelligenza scenica di Timpano, la sua originalità di autore, la sua vena derisoria e acuminata quasi di storiografo del costume. [...] Timpano gode palesemente a rifare sia pure ironicamente i cartoon-mito della sua infanzia, e la sua prova attorale-burattinesca strappa spesso applausi e risate. E non è, si badi, soltanto il bieco nostalgismo per una adolescenza svagata di appena l’altroieri o l’astuta confezione di un prodotto teatrale di pura marca ’avant-pop’. Nel lungo intermezzo di commento e rievocazione dello spettacolo, Timpano ricostruisce con puntiglio quasi filologico i passaggi storici che hanno contrassegnato a partire dal 1978 l’invasione dei Manga nipponici sulle reti televisive italiane. A cominciare dalla primigenia serie di Goldrake su RaiDue, in oltre vent’anni si è arrivati a contare un fiumana di ben trecentocinquanta serie cartoonesche che hanno segnato indelebilmente la crescita e l’immaginario dei ragazzini italioti nati negli anni ’70. Con fiero cipiglio, Timpano rivendica questa sua bildung generazionale e si scaglia verso i censori del tempo, come l’ex-demoproletario Silverio Corvisieri e i soliti sociologi e tuttologi di pronto intervento, che strillavano contro la natura "diseducativa, kitsch, violenta" di questa animazione giapponese. Timpano, fiero e sardonico esponente di quegli adolescenti che passavano "dalle 5 alle 7 ore" davanti al monoscopio televisivo, rivendica tutto e dichiara di amare questi Manga proprio perché rozzi, malfatti, basati su schemi fissi e ripetitivi, tipici dei programmi di intrattenimento di massa low-cost. [...] proprio perché i Manga sono spazzatura televisiva, io me ne approprio e li rivendico perché questa spazzatura fa parte di me, è parte costitutiva della mia identità di giovane italiano."

Marco Palladini - Le Reti di dedalus

"Ha centrato il bersaglio l’astuto e a tratti geniale Daniele Timpano di AmnesiA VivacE […] La messa in scena, agile e senza fronzoli, è tutta giocata sul giovane attore che, con una fisicità elastica, quasi una danza, ripercorre gli episodi salienti della vita del suo eroe d’acciaio e di tutta la mobilitazione sociale e politica contro i valori guerrafondai e mortiferi trasmessi da quei cartoni animati a basso costo […]
Il retrogusto acidulo, il senso pratico e il sano cinismo con cui questa storia viene raccontata […] fa assumere una sorta di tono politico a questa piéce".

Alessia Raccichini – lettera22.it

 "[...] I personaggi del primo e dell’ultimo episodio del cartoon Mazinga Z, che aprono e chiudono Ecce robot!, sono interpretati dall’attore, drammaturgo e regista Daniele Timpano: ognuno di loro è fisso in una posa e incastonato in un taglio di luce, la loro bocca quasi non si apre e il doppiaggio risulta teneramente sballato. Basta questo per comprendere la cifra dello spettacolo: l’involontaria imbranataggine di Ryo; il leggero sessismo di Mazinga nei confronti della sua aiutante Aphrodite A, robot al femminile; l’ossessione per un attacco che sembrava imminente in un clima di Guerra fredda. Ma è tra i due episodi, quando Timpano abbandona le pose da cartoon e si trasforma nell’ipercinetico narratore di una generazione cresciuta a pane e cartoni animati, che lo spettacolo abbraccia il pubblico con bordate di ricordi: il caffellatte davanti alla tv, l’imitazione degli eroi televisivi, e le accuse a questa violenza fittizia mosse da chi non capiva che la vera violenza ruggiva intorno ai bambini di allora. Nostalgia perfettamente in rima con ironia."

Mauro Petruzziello - Freequency

"Un acrobata della drammaturgia guidando il pubblico fra i suoi ricordi, le sue ri-elaborazioni, i suoi pensieri […] Acrobata del senso, che ci conduce dalle brigate rosse alla sigla di Candy Candy, da appunti di cronaca ad approfondimenti sociologici. Acrobata della lingua, che può esplorare ogni tono, ricollegare ambienti distanti, trasformarsi davanti a tutti, scavalcare registri e poi ritornare al pubblico. E poi acrobata del mimo, acrobata della parola e di parola […] mimando tutti i personaggi e seguendo il playback delle proprie voci in rigoroso stile cartoon […] questa ’super-marionetta’ sorprendente"

Roberta Ferraresi - bisteatrofestival.splinder.com

" […] Il lavoro prodotto da Amnesia Vivace si gioca su un doppio registro: da una parte la rivalsa di Timpano, nato e cresciuto con Cartoons giapponesi evidentemente doppiati con una certa grossolanità. L’attore assume posture stilizzate che restituiscono visivamente la trama dei dialoghi di alcuni episodi del cartone, doppiati dalla voce di Timpano rimandata in audio come se provenisse da un qualche recondito luogo interiore. Dall’altra, dicevamo, un’analisi quasi scientifica, con tanto di dati e date, sull’invasione giapponese in tempi di stragi e ascese berlusconiane. Ora Timpano si diverte a scimmiottare altri clichè delle narrazioni odierne, dalle sedie con lampadine romane agli incipit televisivi da inchieste giallistiche ("A Imola, nei giardinetti, i peschi erano in fiore"). A questa volontà a metà tra la decostruzione ironica e il saggio sociologico, trasportata da un corpo marionetta in cui la mobilità degli arti e delle giunture marca una personale cifra d’autore, corrisponde il nocciolo del lavoro: per Timpano i cartoni sono stati, come per molti trentenni di oggi, la sede formativa privilegiata; senza cartoni non sarebbe diventato un attore. La mutazione, o la rimozione che ha colpito anche altri aspetti dei famigerati anni ’80, c’è stata e continua a operare."

Lorenzo Donati - Altre Velocità

"Ecce Robot! [...] qualcosa è cambiato da quell’arcaico Ecce Homo che Pilato gridava ai Giudei indicando il Cristo accusato di tradimento. Questa volta, infatti, nel banco degli imputati c’è invece Mazinga, famoso cartoon degli anni ’70 - ’80 che ha svezzato milioni e milioni di ragazzini in adorazione della Santa Televisione. È uno spettacolo scisso tra rappresentazione e narrazione ironica [...]Timpano entra in scena accompagnato da una musica ispirata all’originale colonna sonora di Michiaki Watanabe [...] poco dopo lo vediamo interpretare tutti i protagonisti del famoso cartoon [...] Lo spettacolo è coloratissimo: ogni personaggio è illuminato da un filtro colorato diverso, e anche se l’attore non si muove mai dal punto in cui si è piazzato lo spettacolo risulta pieno d’azione, mai statico. Le voci registrate poi, accentuano la sensazione di trovarsi di fronte al medium televisivo e il playback sporco, mai preciso ci ricorda quei cartoons dal doppiaggio disastrato, dove si cercava di far rientrare una decina di parole in due movimenti labiali […] L’attore esce di scena e le luci cambiano: un piazzato. E lui, Timpano, rientra con una sedia: la cara e vecchia sedia del narratore. Un narratore particolare direi e per fortuna. Un narratore che si destreggia tra la dovuta ed efficace ricerca documentaristica sui fatti dell’epoca e sul prodotto nipponico (a basso costo) e una drammaturgia dalla prosa a volte poetica che molto spesso fa da contrappunto contenutistico e ironico alla serietà degli argomenti [...] Riesce dunque sempre a ribaltare la situazione in modo ironico, e direi quasi come se il testo fosse stato scritto da un doppio "io", uno serio e maturo, l’altro divertito e infantile mitomane del super Mazinga [...] l’attore si destreggia tra una recitazione estremamente naturalistica e una caricaturale. Bellissimo inoltre è il momento in cui l’attore si gira di spalle e vediamo che dietro la schiena ha un cerchio rosso: la bandiera del Giappone! [...] In definita: uno spettacolo esilarante, da non perdere."

Anita Miotto - ArsTuaVitaMea

[...] Daniele Timpano, solo in scena parla in un playback da vero cartone giapponese: muove solo la bocca. Via via veniamo ri-portati nell’universo di Mazinga e di tanti altri che fanno parte del patrimonio genetico delle generazioni che hanno dai trent’anni in giù. [...] La scenografia è essenziale: una sedia e un gioco di luci (degno di una puntata del miglior cartone giapponese) accompagnano l’attore che gioca con la sua fisicità per condurci in un viaggio attraverso la Storia, i cartoni e la nostra infanzia.
Con grande ironia Timpano mette in gioco presunti elementi autobiografici che diventano immediatamente universali facendo sì che lo spettatore si identifichi nel racconto.
Le stragi di stato, il rapimento Moro, ma anche il periodo scolastico e la vita in famiglia: una critica alla società fatta attraverso la geniale idea dell’invasione dei "brutti e cattivi" cartoni animati colpevolizzati per anni. [...] Uno spettacolo che centra il punto e che arriva allo spettatore coinvolgendolo dall’inizio alla fine. Fine che è un inedito: l’ultima puntata di Mazinga che sicuramente sazia la curiosità di molti."

Paola Granato - Patablog

"[...] La calda voce fuori campo di Marco Fumarola scandisce i ’tempi televisivi’ e informa sul minutaggio che resta allo scadere dello spettacolo. Le puntate doppiate in tutti i suoi personaggi da Daniele Timpano in pre-produzione sono interpretate dallo stesso sul palco, il quale, caratterizza in una posa fissa i differenti personaggi, sottolineandoli con una luce diversa per ognuno. La stesura drammaturgica di Timpano è come al solito impeccabile, la sua maestria di scrittura tanto quanto autoregistica gli permettono un linguaggio semplice e diretto, decodificato nel segno nel tono e nei tipi. [...] La struttura dello spettacolo alterna alle puntate di Mazinga Z, il racconto di Timpano dell’invasione culturale nipponica iniziata il 4 aprile 1978 in seno a mamma RAI, inesorabilmente proseguita dall’allora fininvest (noncurante del malcontento genitoriale) e completata dalle innumerevoli reti locali. In men che non si dica, i bonari personaggi partoriti da Carosello vengono soppiantati da una valanga di violenza a buon mercato disponibile ad ogni ora nei differenti palinsesti. Il racconto della situazione socio culturale che ne deriva viene intramezzato dai ricordi relativi all’esperienza personale dell’autore. Lui stesso dipinge il quadro di se/solo in compagnia della vivace e accogliente TV. Prende posizione riguardo alla stampa di quel periodo, agli errori di valutazione nell’attribuzione di colpe rispetto alla valenza diseducativa di quei prodotti, e soprattutto prende le difese di un genere bistrattato, demonizzato e strumentalizzato. [...] Gli innumerevoli bambini fratturati nel lanciarsi vicendevolmente i componenti sono vittime solo e soltanto della disattenta sorveglianza dei propri genitori."

Giorgia Rocchi - Ariafritta

Friday, December 28, 2007 
DUX IN SCATOLA
autobiografia d'oltretomba di Mussolini Benito
 
uno spettacolo di e con Daniele Timpano
 
 
Nella nostra bella Italia,
tra le due guerre,
fioriva in Italia
uno statista meraviglioso:
Benito Mussolini.

Facciamo uno sforzo d'immaginazione collettiva:
fate conto che sia io.
 
Morto.
 
 
Un attore - solo in scena con l'unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di "Mussolini Benito"- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel '45 alla sepoltura nel cimitero di S.Cassiano di Predappio nel '57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterarii del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell'immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della nostalgia.
Spettacolo finalista del Premio Scenario 2005.
 
drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano
collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari
foto di scena di
Valerio Cruciani
Organizzazione di Maria Rita Parisi
Una produzione di amnesiA vivacE
in collaborazione con Rialto Santambrogio
Ubusettete - periodico di critica e cultura teatrale
 
un ringraziamento particolare a Sara Dicorato
 
 
Estratti dalla rassegna stampa:

 

"L'attore-autore va nel senso opposto al cosiddetto teatro di narrazione […] va avanti per salti […] Dice io identificandosi con la salma, e basta questo a creare un'accelerazione di non sensi, un gioco di impossibili rispecchiamenti, una stratificazione di assurdità e una decisa e esplicita vocazione al gioco più infantile. Riporta, quindi, gli accadimenti in prima persona, ma poi introduce ricordi personali […] , e lì ci indica che sta parlando di un io-io e non di quell'io di cui stavamo seguendo le traversie. Insomma, anziché riempire la scena e comporre un linguaggio, Timpano gira intorno al nulla, e questo rende conto non soltanto di un suo atteggiamento di mobilità intellettuale, frastagliato e dinamico, che non cerca punti fissi, nuclei narrativi, profondità di segno, ma anche di una sua straordinaria capacità scenica, che è quella di riempire il vuoto con il vuoto, di segnalare l'assenza attraverso l'assenza."

 

Antonio Audino Il Sole 24 ore

 

"Una bella sorpresa Dux in scatola, con il quale Daniele Timpano abbandona ogni sorta di retorica antifascista per entrare nel corpo morto di Mussolinibenito e farne materia narrativa cruente, senza lasciare nello spettatore il dubbio della condanna dura e senza appello. Longilineo, il voto emaciato, Timpano crea subito una stridente ed efficace dissonanza, funzionale allo smembramento del "mitico" faccione e della sua prestanza fisica, per arrivare alo smontaggio dei triti valori del fascismo non solo italico. Solo in scena, con a fianco un baule, il 30enne attore romano si costruisce una gestualita' stilizzata per raccontare, in prima persone e in un clima surreale, le vicende di quel corpo, da piazzale Loreto al cimitero di Predappio. Meta ancora oggi di pellegrinaggio di fascisti e post fascisti che popolano l'Italia."

 

Mariateresa Surianello – Il Manifesto

 

"Decisamente "pericoloso" dux in scatola […] Giovane artista in continua crescita, Timpano porta in scena un "racconto" destrutturato e spiazzante […] Ha suscitato sdegno e preoccupazione, ma lo spettacolo, che pure ha toni comici e cabarettistici non indifferenti, è una sottile operazione che denuncia amaramente l'assurdità del fascismo italiano, che provoca come una doccia gelata, sbattendo in faccia allo spettatore le contraddizioni di un Paese che non si è mai liberato veramente dell'ideologia violentemente imposta da Mussolini. Opera surreale, di grande vigore, dux in scatola merita attenzione."

 

Andrea Porcheddu - Del teatro.it

 

"Il lavoro del trentenne Daniele Timpano, solo in scena con la bara-baule che dovrebbe contenere i resti del Duce, ha le carte in regola per disorientare. E convincere. […] è teatro di narrazione ma sembra fare il verso parodico, anche nel fraseggio scandito al metronomo, alla voga (e alla maniera) degli affabulatori. E' teatro di memoria civile, tratta un periodo storico cruciale e un personaggio come Mussolini visto negli ultimi giorni di vita e quelli successivi alla sua morte, ma lo fa da angolazioni particolari, tra farsa e tragedia. Con le divagazioni di un bizzarro storico-conferenziere, tra Petrolini e Woody Allen. Un mix originale di humor ebraico e dinoccolato cinismo romano."

 

Nico GarroneLa Repubblica

 

"All'opera si riconosce la maturità di un percorso drammaturgico estremamente curato nella gestione dei tempi comici, come nei dettagli dei pochissimi elementi della scena. […] La sua performance è dimostrazione di come ogni elemento che si scelga di portare in scena (corpo, quintatura, oggetti, abiti, luci) sia e debba essere essenziale e quindi curato ai limiti del perfezionismo. Ciò si riflette anche nella scelta raffinata del materiale drammaturgico. Il risultato è un lavoro che dura 50 minuti (ne sono previsti 70 per gennaio), ma da l'impressione di durarne al massimo 30. Attualmente non riconosco test migliore per il teatro italiano."

 

Gian Maria Tosatti – amnesiavivace.it

 

" […] Daniele Timpano dalla lingua biforcuta […] si esibisce in un funambolico sdoppiamento accanto a un baule stinto. […] con calcolo e leggerezza spietati, si veste del duce e del paradosso, sfida le accuse di ambiguità ideologica e le rovescia in platea puntando il dito a un dilemma etico che sembra ridicolo, ma suona familiare. 'No, non ridete… questa connivenza tra scena e platea è una vergogna. (…) Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista. Ogni italiano dovrebbe gettare la maschera e dichiararsi francamente fascista. Cioè vale a dire reazionario, papalino, paternale, aristocratico, retorico, destrofilo e sessista'."

 

Valentina Bertolino - Hystrio

 

"Avventure post-mortem, raccontate in modo un po' surreale da un giovane attore-autore, da tenere d'occhio dopo questa prova interessante. Momenti di cabaret e di comicità scandiscono un testo che apparentemente può sembrare un'apologia del fascismo. Niente di più sbagliato, perché quello che si legge tra le righe è esattamente il contrario. Daniele utilizza, infatti, brani di Martinetti, Gadda, Malaparte, materiali tratti dai siti web neofascisti, luoghi comuni per dire che anche l'Italia del 2006 non è poi così democratica… e non solo per colpa di Berlusconi. 'Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista…' recita Timpano. E poi perché ci sono ancora così tanti giovani attratti dal mito del duce? La risposta è nello spettacolo. Da vedere."

 

Francesca De Sanctis L'Unità

 

"Daniele Timpano è uno dei migliori attori giovani in circolazione. […] Non è un fabulatore. Non fa teatro di memoria o di dedica, come potrebbe apparire. Pratica il teatro di parola, con risvolti irreali e surreali. Nel paradosso rivela brandelli di verità: non sociologica o ideologica, ma estroversa, disinibita, barbarica. Dux in scatola non è uno spettacolo fondato sull'interpretazione del personaggio storico, il quale sta nel baule accanto all'interprete. Mette in atto una sorta di identificazione posticcia che si risolve nell'incarnazione della forza criminale del fascismo. […] L'artista assume in sé il male. Parte dal presupposto che risieda nel suo corpo e nella sua anima, non in quella degli altri. […] scavare nei propri errori e orrori è un atto di coraggio e di disvelamento che implica il premio di una drammaturgia nuova nel metodo e nella sostanza, perciò credibile: capace di parlare alla mente e al cuore degli spettatori. […] Timpano […] non commette l'errore di sentirsi così buono e saggio da pretendere di insegnare a noi come dobbiamo essere e come dobbiamo vivere. E, forse per questo, alcuni sono saltati sulla sedia. Se all'applicazione di questa metodica di lavoro si aggiunge che Timpano […] procede nella scrittura drammaturgica con aria vagamente assente, dinoccolata, funzionalmente poco impegnata, con accelerazioni e ritmi apparentemente alogici, condannando sì l'oggetto della sua attenzione […] ma allo stesso tempo lanciando dardi d'ironia nei confronti dei partigiani e condannando i comportamenti del popolo di Piazza Loreto, si capisce il clamore sinistro di alcuni giudici del Premio Scenario 2005."

 

Alfio Petrini - INscena

 

"dux in scatola [...] è un'operazione ovviamente non apologetica, di un artista che ricostruisce le tragiche vicende del cadavere del Duce dopo piazzale Loreto, ed è stato al centro di molte polemiche, addirittura giudicato revisionista solo perché rievoca quei fatti."
 
Valter Delle Donne - Secolo D'Italia

"Quando, all'ultimo premio Scenario, Daniele Timpano presentò un assaggio del suo dux in scatola
non pensava certo di suscitare un piccolo putiferio. E invece metà della giuria ufficiale voleva espellerlo dal concorso addirittura per apologia di fascismo, mentre l'altra metà insorse in sua difesa. Alla fine non vi fu traccia del nostro nella rosa dei vincitori mentre la giuria-ombra, formata da decine di addetti ai lavori, lo incoronò all'unanimità. […]Timpano si presenta in scena con un baule, dove asserisce riposino le illustri spoglie, disorientando la platea di ogni colore politico con feroce ironia."


Nicola Viesti - Corriere del Mezzogiorno

 

"Una narrazione dai toni a dir poco spregiudicati […] indubbia originalità attoriale […] si è avvicinato ad una vicenda che tocca nel vivo l'identità politica del nostro Paese […] con aria petrolinesca e strafottente, si aggira nei luoghi più vieti dell'apologia fascista, per poi esporre […] il racconto delle efferatezze subite dal corpo di Mussolini all'atto della pubblica esposizione. La partecipazione emotiva della sua parola richiama il pubblico ad un improvviso cortocircuito etico. Come in una Dogville nostrana, il carnefice si trasforma in vittima, e la vittima in carnefice. Il giudizio sulla Storia è una questione che riguarda la coscienza dell'individuo, la maniera con cui ciascuno crede di interpretarne i segni. E il lavoro di Timpano, pur con una leggerezza straniante rispetto ad un tema così delicato, si pone esattamente al limite di questo crinale, mettendo lo spettatore nella condizione di un giudizio inequivocabile su se stesso."

 

Fabio Acca - Il Corriere di Romagna

 

"[...] Dux in scatola ha sorpreso il pubblico, rivelando un artista che già da anni si è incamminato in una originale strada nel teatro di narrazione. La sorpresa sta soprattutto nel fatto che i meccanismi stessi del teatro di narrazione vengono beffardamente stravolti, in spettacoli costellati di depistaggi drammaturgici che allacciano con lo spettatore un gioco a rimpiattino che vede sempre lui, Timpano, a tirare le redini con la sua faccia smarrita da eroe per caso. D'altro canto, la sorpresa sta anche nel fatto che l'argomento scelto per il suo monologo non è di quelli facili da mandar giù: si parla nientemeno che delle vicende dell'uccisione di Mussolini, dell'esposizione del suo cadavere a piazzale Loreto, della sepoltura segreta e dei trafugamenti fino all'approdo a Predappio. Roba mica da ridere. Eppure lui ci ride, scherzando col fuoco, dosando scene (splendide) di slittamenti sovrapposti dei personaggi con l'interprete, e scene più ostiche, dove anche avendo la cognizione del luogo 'mitico' della scena rispetto alla storia (Timpano irride i meccanismi della narrazione come mezzo di conoscenza della storia, sia pure basando la sua opera sui fatti storici) si fa un po' fatica a ridere di alcuni particolari di violenza e morte."
 
Stefano Casi - Il Suggeritore

 

" [...] un monologo di un'ora, con poco o nulla a che fare col filone del teatro narrazione che spopola in questi anni nei nostri teatri. Timpano e il suo lavoro sono difficilmente definibili e incasellabili in qualsivoglia genere attorale e spettacolare che ne faciliti la valutazione e l'esegesi. [...] lavoro [...] molto più sottile e tagliente di quanto ci si possa aspettare. [...] Il corpo dell'attore, caratterizzato da movenze e tormentoni da teatro di figura, è diviso a metà. Il braccio destro del duce gesticola all'impazzata stendendosi sovente nel saluto romano. La mano sinistra dell'interprete, quasi sempre immobilizzata nella tasca in modo del tutto innaturale, fa prepotentemente capolino solo a tratti, chiudendosi a pugno, quando si nominano i partigiani o si proclama un ambiguo "Viva l'Italia". La mimica facciale, gli ammiccamenti al pubblico, le stridule modulazioni vocali, i silenzi immobili sono indizi di una indubbia originilità, che danno alla rappresentazione una cifra stilistica molto personale. Chi si aspetta una scontata condanna al fascismo ed al suo dittatore rischia di rimanere deluso, a meno che non voglia fermarsi alla superfice. Sarebbe stato facile ottenere lo scopo raccontando il duce da vivo. Non è la stessa cosa se si parla, come nel nostro caso, della continua profanazione e del paradossale sballottamento di un corpo ormai in disfacimento."

 

Marcello Isidori – Dramma.it

 

"È un piacere per la vista e l'udito la grammatica e la sintassi teatrale dell'autore-attore romano. Quel suo reiterare ossessivamente le stesse frasi e gli stessi gesti; quel suo balbettare ed impappinarsi che da potenziale difetto diviene quasi il punto di forza della sua resa attoriale; quel suo sottolineare gestualmente determinate frasi, l'unire parola e movimento in un tutt'uno assolutamente insignificante eppure denso di ogni senso: tutto rimanda all'esperienza dell'ascolto di una lingua sconosciuta, assolutamente incomprensibile eppure eufonica; indecifrabile ma di cui si intuisce comunque la presenza di una coerenza interna, di una grammatica, di regole sintattiche e fonetiche. La vera drammaturgia sta in quel segno - il corpo teatralizzato dell'attore - arricchito ed esaltato dallo stridio col referente di cui proclama essere portatore - il fascismo"

 

Fabio Massimo Franceschelli - Amnesiavivace.it

 

"Un uomo vestito di nero e un baule. E' tutto quello che serve per mettere in scena la storia post-mortem di Mussolini Benito, in arte duce del fascismo, inscatolato ad uso e consumo della platea come i tanti souvenirs tutt'oggi in vendita a San Cassiano di Predappio, nei pressi del cimitero, nei negozi che vendono [legalmente?] chincaglierie con la «sua» effige. (...) Daniele Timpano, autore e attore dal piglio surreale, non è nuovo a operazioni di tipo metateatrale (...) è il teatrante trentenne e la sua gita di documentazione a Predappio che esce fuori dalle maglie del racconto, così come il contrasto tra il corpo di Timpano – l'esatto contrario dell'ideale atletico fascista – e la figura del duce [o meglio, dei suoi resti] che pure interpreta. Il duce di Timpano è una «materia decomposta e riplasmabile»: più che il vero Mussolini, è la proiezione che la moltiplicazione all'infinito della sua immagine, nei filmati d'epoca e nelle ricostruzioni televisive, ha prodotto nell'immaginario di chi non ha vissuto quell'epoca, nemmeno nei racconti dei genitori. In questo modo la storia «necrofila» del cadavere del duce (...) assume un valore che va al di là della sua oggettiva assurdità. Il cortocircuito metateatrale tra Daniele Timpano e il cadavere del duce mette in luce un altro cortocircuito, reale e visibile: quello tra la cultura italiana, reazionaria, papalina e sessista, e il fascimo che dice di aver superato.

L'operazione di Timpano è l'esatto contrario del teatro di narrazione, che fa leva su un'identificazione del pubblico con le tesi dello spettacolo, da cui si esce indignati ma soddisfatti. Dux in scatola, invece, resta nell'ambiguità, svelando nel paradosso l'ambiguità culturale che ogni giorno fingiamo di non vedere. Una scelta costata qualche critica, ma che costiuisce la cifra originale di uno spettacolo divertente e acuto, ottima prova di una voce sempre più in crescita nel panorama della ricerca italiana."

 

Graziano Graziani - Carta

 

"Daniele Timpano, con ironia e notevole originalità risolleva la pietra che ha seppellito nel 1945 il discusso duce. […] Lo spettacolo affronta il duce in prima persona e narra la nostra memoria senza incorrere nella retorica. Sull'assurdità dei pellegrinaggi a Predappio, sulle rocambolesche avventure della salma trafugata in un cimitero per finire nella tomba di famiglia, Timpano stende un velo di rispettosa ironia che arricchisce il tema svincolandolo dai preconcetti e dai rischi di apologia. […] I tabù vengono superati dall'intelligenza, dagli anni e dalla capacità dell'arte di restituire al mito ed al mostro la sua terrena appartenenza. […] Timpano prende atto e parla, senza reverenza, con folle immedesimazione, di una delle tante assurdità della quale la nostra penisola continua ad esser vittima indifendibile."

 

Andrea Monti - Teatroteatro.it

 

"La chiave interpretativa forte di Timpano è quella di raccontare tutta questa parabola storico-politica e antropologico-culturale in prima persona, ossia decidendo di incarnare il fantasma del Duce stesso. Ciò crea subito un indovinato scarto e uno straniamento patente ed incisivo, più o meno come il Nanni Moretti attore che si cala, nel finale del suo ultimo film, nei panni del Caimano-Berlusconi rimanendo se stesso. Anche Timpano non soggiace ad alcuna tentazione di mimetismo 'ducesco'. […] Ma è la voce sardonica e certi speciali ammiccamenti con la testa che introducono al suo disegno narrativo che si fonda su una recitazione spezzata e stranita, ora grottesca ora apertamente burattinesca, che ha dei picchi di felicità satirica ed evocativa davvero notevoli e assai divertenti. Il persistente mito post-mortem di Mussolini è un tema non scontato e tuttora controverso (ma cruciale) che qui viene messo in cortocircuito dissacratorio con la parabola quasi picaresca delle 'povere ossa' del Duce […] Attore-autore di ghignante matrice colta e di burlevole umore iconoclasta, Timpano a un certo punto bypassa il Dux del fascismo e si getta in una ribollente invettiva contro tutta la tradizione della retorica patriottarda […] Dunque, pure un piccolo, bizzarro, ma intelligente spettacolo può invitare gli spettatori a fare i conti con le invarianti strutturali della italianità profonda, capace di sintetizzare al peggio l'individualismo menefreghista e lo spirito di aggreggiamento vigliacco e conformista. Non fosse che per questo il Dux in scatola di Daniele Timpano merita una sincera lode"

 

Marco Palladini - Retididedalus.it

 

"La scatola è in realtà un baule, un'urna cineraria, una bara – quella della salma di Benito Mussolini. E il Duce è Daniele Timpano, che vive per una sera uno sdoppiamento iperbolico, improbabile: per cinquanta minuti sarà sia sé stesso che il cadavere del dittatore italico […]. In questa "autobiografia di una salma" ritroviamo l'ispirazione ingenua e ironica, gli accessi e gli inciampi, la stilizzazione irrequieta e irresistibile del migliore Timpano, sempre in bilico fra la rivisitazione farsesca e il racconto dell'episodio storico. Ci diverte e ci indispone, quel Duce magro e paradossale, ci fa ridere, ci sfida. Come può? Come osa?  Ah, già: in fondo è lui che detta le regole. Alla fine, andiamo via tutti carichi, con le mani rotte per gli applausi."

 

Giorgio Merlonghi – Dramma.it

 

"[...] Timpano narra l'autobiografia d'oltretomba del duce prestando la propria voce al di lui cadavere [...] così, se nella gran parte degli spettacoli di narrazione il performer tende a presentarsi alla ribalta con la propria identità non sostituita, Timpano sembra giocare sul diaframma tra il personaggio interpretato e l'io biografico , di continuo trapassando dal ruolo assolto nella finzione alla propria individualità extradrammaturgica e mischiando i ricordi ed il vissuto di Mussolini con la propria esperienza personale. [...] Per di più, sembra suggerire Timpano, il fascismo non fu solo una parentesi nella storia nazionale a semmai la sintesi politica di tendenze culturali in atto da centinaia di anni."

 

Simone Soriani - Liberazione

 

"[...] è la narrazione in prima persona del Duce, o meglio di quello che ne rimase subito dopo la morte: il suo corpo. Un corpo decisamente splatter perché martoriato, sventrato, preso a colpi di pistola [...] un corpo che infine puzza mentre imputridisce dentro un baule che si fa un giretto per l'Italia del dopoguerra. [...] Timpano [...] è portatore di una voce altra, una voce stanca di far parte di clichè rassicuranti, una voce che è contraddittorietà perché si fa carico di punti di vista diversi [...] è un continuo ribaltamento del punto di vista: dall'io Mussoliniano che è in scena sia nel corpo dell'attore che all'interno del baule (unico elemento scenografico) all'io dell'autore che è Daniele Timpano [...] come investito da una "sindrome" che ricorda artisti come Peter Sellers, l'interprete multiplo del Dr. Stranamore di Kubrick; e così come il Dr. Stranamore anche Timpano inevitabilmente e quasi come a causa di un tic patologico e imprevisto, di tanto in tanto esce una mano dal pugno chiuso o interpreta il saluto romano. [...] Negazione della storia in sé e negazione di un senso, un messaggio moraleggiante, tanto che a volte il carnefice (Mussolini) si identifica con la vittima."


Anita Miotto - KULT underground

 

"[...] lui è magro, esile, allampanato, ciclotimico, woodyalleniano, dai tratti somatici  [...] vagamente giudaici. Lui è anche Benito Mussolini, con la sua mascella possente, i suoi lineamenti romani, che racconta, per interposta e straniante persona, la propria picaresca storia post-mortem. Una sovrapposizione impossibile, stordente, all'lsd. Drammatica. Per niente catartica. Il "male assoluto" incarnato dalla fragilità assoluta. [...] La vulgata antifascista non sussiste qui. Ma nemmeno l'apologia di fascismo, terrificante scomunica prontamente somministrata da qualche clerico-laico della sinistra conformista[...] una rappresentazione che affonda i denti in una zona promiscua e ambigua, un po' puulenta, su un nervo scoperto della storia patria. [...] Dux in scatola squarcia la crosta di retorica che oramai ottura la storia del ventennio per farne riaffiorare, drammaticamente, problematicamente, tutta la sua verità non detta. La sua attualità."

 

Maurizio Di fazio - Mente locale

 

"A Castiglioncello abbiamo pure assistito all'esito finale di uno dei progetti più interessanti e ignorati dell'ultima edizione del Premio Scenario, Dux in scatola di Daniele Timpano, che riesce a raccontare tutte le traversie occorse al corpo del duce con un cambio di registri interpretativi davvero notevoli che hanno nell'uso della gestualità che non accompagna mai banalmente la parola ma anzi all'occorrenza ne smorza l'evidente sgradevolezza (ci piacerebbe qualche filo di pietà in più per il povero corpo) il suo più evidente pregio."

 

Mario Bianchi Rivista di Teatro Ragazzi EOLO

 

"[…] il petrolinismo, il narcisismo mimico alla Carmelo Bene di Daniele Timpano, un ebreo-che-ride, e fa ridere davvero tanto, sia pure nella sua (posticcia) identificazione con la salma ghignante di Mussolini sfracellato a Piazzale Loreto, poi simbolicamente resuscitato nella Pasqua del 1946 grazie al trafugamento dei resti ad opera di tre cherubini neofascisti, infine resuscitato senza mezzi termini e anzi più bello e superbo che pria nel sorriso soddisfatto di Silvio Berlusconi. […] Timpano sceglie l'ambiguità […] E riesce ad essere più sferzante, più caustico, pur nel suo strambo, irresistibile aplomb o nella comicità degli spunti parodici in cui fa il verso alla retorica fascista (e non solo). Tra scena e platea qui c'è piuttosto una colpevole connivenza, nel segno della fede fascista: Timpano, impersonando il cadavere di Mussolini, che dal buio del baule in cui è sepolto assiste divertito al gattopardesco passaggio dal regime alla cosiddetta democrazia, riscopre in sé, e in tutti noi, una predisposizione biologica al fascismo. Quasi che la puzza della mussoliniana decomposizione – un leit-motiv dello spettacolo – appesti ancora l'aria della Penisola."

 

Massimiliano FelliLettera 22

"[…] segno surreale si ritrova […] bella ricerca drammaturgica del giovane Daniele Timpano […] affabulatore che usa però l'arma del non sense e dello humor nero, per raccontare […] episodi della storia italiana dei nostri padri, come l'assassinio di Mussolini dal punto di vista del duce stesso"

Elio Castellana - Liberazione

"Sul palco, un baule e un uomo, solo col suo talento, a raccontarci una storia; la storia lugubre di un cadavere "eccellente" e scomodo: il cadavere di Benito Mussolini. E la domanda che forse tutti, compresa me, si pongono, è: "Perché?".
Perché riportare alla luce questa storia sepolta nell'ombra di un passato di cui sbarazzarsi, un passato che certo qualcuno vorrebbe dimenticare?! Qualcuno, forse, ma non il nostro eroico artista, così valoroso e coraggioso, capace di darsi con tutto se stesso per emozionarci, di mettersi a nudo per divertirci, in un gioco di "luci" e "ombre" ambiguo e ironico, a tratti crudele, ma a sprazzi poetico, e in fondo, morale, se non altro, nell'opporsi a ogni sorta di moralismo e conformismo politico e culturale, nel denunciare ogni forma di corruzione e manipolazione, nel modo più dissacratorio e provocatorio possibile. Ma, al contrario di quel che potrebbe sembrare, non ci sono messaggi da imparare, né valori da insegnare, solo il tentativo, ben riuscito, di restare comunque in bilico tra realtà storica e verità ideologiche, di cercare punti di rottura, più che di equilibrio, per trovare forse il senso più vero e reale di quegli stessi valori."

 

Sara Dicorato - Amnesiavivace.it

 

"dux in scatola è un bel monologo, uno spettacolo che, finalmente, ti fa credere nell'esistenza di giovani drammaturghi che sanno dove si trovano, ovvero in un presente piccolo piccolo, che di storia addosso se ne porta davvero poca. [...] Daniele Timpano autore e regista senza morale, che non significa immorale, ma semplicemente uomo libero da ogni indottrinamento [...] la voce di Timpano capace di scoordinare ogni senso, anche quello che sulla carta appare come irrevocabile. [...]  È il corpo del duce l'eroico personaggio che si staglia sulla scena, che si raggomitola nella cassa, che alza il palmo aperto; ed è sempre l'eccellente volto del duce ad essere drasticamente trasformato dal 'giudaico' naso di Daniele Timpano [...] Il corpo del duce non è integro, il corpo del duce è disturbato da Timpano, che lo pungola, che lo azzanna, che si azzanna; [...] Timpano [...] è spietatamente preciso, con forbicine e bisturi tagliuzza il testo, non lo racconta, ma lo fa a pezzi. [...] non 'concede il suo corpo' al teatro di denuncia, rimane lì, rigido, in una terra di nessuno, che è poi la nostra."
 
Daria Balducelli - Daemon

 

Una narrazione antinarrazione, che irride la moda degli affabulatori con una storia destrutturata, che colpisce, inquieta e incuriosisce per come è proposta in scena, per come è raccontata […] Daniele Timpano, con il suo aplomb fuori dal tempo, con quel suo fare stralunato, assente, falsamente meccanico di recitare (che pervade e caratterizza in qualche modo anche la stesura del testo), sembra aver colpito nel segno. Se infatti la parodia seriale e rutilante di Corrado Guzzanti per il suo Fascisti su Marte fa sorridere fin dalle prime inquadrature, la ricostruzione post mortem della figura di Mussolini Timpano style è pervasa da una profondità inquietante e surreale, da una foga farsesca che conquista disorienta e fa pensare il pubblico di qualsiasi convinzione politica. […] Il performer affronta l'argomento senza ansia, senza preoccuparsi di stilare tesi o confutarne altre. […] Nel ricostruire alla sua maniera gli accadimenti, Timpano procede volutamente a salti, mischia e rimischia le carte: alternando cinismo e candore, razionalità e leggerezza, pose da marionetta a ricostruzioni giornalistiche. Alla fine le conclusioni sono aperte [...]"

Giovanni ballerini - Scanner

Saturday, December 01, 2007 

 

GLI UCCISORI DEL CHIARO DI LUNA

Cantata non intonata per F. T. Marinetti e V. Majakovskij

 

 Liberamente tratto da diverse opere di F. T. Marinetti e V. Majakovskij

Adattamento drammaturgico e regia di Daniele Timpano

Con Valentina Cannizzaro, Francesca La Scala, Natale Romolo, Daniele Timpano

Musiche originali dal vivo di Natale Romolo

Disegno luci di Marco Fumarola

Registrazioni audio effettuate presso il Nowhere Studio di Simone De Filippis

Missaggio di Marzio Venuti Mazzi

Una produzione di amnesiA vivacE

 

Liberamente tratto da diverse opere di F. T. Marinetti e V. Majakovskij, Gli uccisori del chiaro di luna è una cantata a quattro voci (un attore, due attrici, un musicista) dedicata al Futurismo e ai futuristi ed all'Italia e agli italiani: una cantata dove non si canta perché non c'è più niente da cantare.

Spunto di partenza del lavoro è il riconoscimento di una condizione comune di marginalità, tanto del movimento futurista, quanto del teatro di cento anni dopo, specie quello di ricerca, quello precario ed "abusivo" dei tanti gruppi autoprodotti. I primi, di là dalla sempre roboante propaganda marinettiana sui continui successi del movimento, hanno dovuto fare i conti con la propria marginalità in una Italia che non li voleva. Per i secondi, si tratta di una marginalità che corrisponde ad una più generale esclusione delle nuove generazioni in seno alla società italiana. Gli Uccisori del chiaro di luna è dunque anche un lavoro sulla precarietà, uno spettacolo che per il tramite del futurismo parla della nostra debolezza.

Nel tentativo di capire perché il futurismo non aveva futuro.

 

Gli uccisori del chiaro di luna - materiali per uno spettacolo


V. Majakovskij

- La nuvola in calzoni

- Splendide assurdità

- La rivoluzione, una cronaca poetica

- Troppo presto per cantar vittoria

- A quell'altra parte

- La straordinaria avventura vissuta da Vladimir Majakovskij d'estate in villa

- Io stesso

- Ordinanza n.2 all'armata delle arti

- Primo maggio

- Amo


F. T. Marinetti

- Zang Tumb tumb

- Scatole d'amore in conserva

- 8 anime in 1 bomba

- Mafarka il futurista

- Poesie a Beny

- Manifesto del partito futurista


E. Settimelli

- Inchiesta sulla vita italiana


L. Altomare

- Incontri con Marinetti e il futurismo

 

Estratti dalla rassegna stampa:



"[…] Si tratta di un passaggio interessante compiuto da amnesiA vivacE nel percorso sconclusionato della sua personale poetica. […] I testi smangiucchiati dei due poeti si fondono con musiche disturbanti e cori altisonanti in una fanfara sgangherata, dove la poetica va rintracciata - più che nei versi - nel ritmo generale che prende attori e spettatori. Proprio lì, in quell'andamento sconclusionato, in quelle trombe che partono solenni per arrivare spernacchianti, c'è il "quid" di uno spettacolo come questo. Che prosegue per la sua direzione come una vecchia crysler scassata che perde i pezzi strada facendo, ma non per questo si spoglia della sua splendente tracotanza. […] Timpano, ci ha fatto vedere un futurismo un po' stanco, un pallone gonfiato che si sgonfia, un'innovazione che si disperde nell'italianità stagnante che tutto ingoia"


Graziano Graziani - Carta


"Lo spettacolo sul Futurismo della compagnia Amnesia Vivace non è semplicemente un'operazione nostalgica e di documentazione ma è il tentativo di seguire gli sterrati poco battuti della nostra cultura e vedere se esiste ancora un luogo in cui possano condurci. […] Questo spettacolo-laboratorio mantiene una struttura aperta e incompiuta: raccontare il futurismo come un tentativo fallito in partenza eppure ancora in grado di accendere una scintilla vitale. La struttura è caotica, la recitazione spezzata, la musica disturbata e anelante al rumore, generata anche attraverso una tecnologia minimale sullo stile di John Cage. […] E' un'opera breve, veloce, un pugno nello stomaco, senza pretese eppure vivo. Stupisce la capacità di Daniele Timpano di ricavare uno spettacolo da frammenti di testi, la sua abilità fondata sul disequilibrio continuo del corpo e della voce che cercano un sostegno introvabile: questa precarietà genera un dinamismo di forte interesse.

Da citare Francesca La Scala, che riesce a filtrare con personalità delle tecniche di recitazione di repertorio."


Enrico Le Pera - Primafila


"Stridono, stridono tutti: corpi, voci, clarinetto. Si innalzano e crollano. Seguono onde maestose e invisibili. […] Cosa è rimasto della creazione letteraria dei futuristi? In una sera, riascoltiamo voci che salgono e scendono da quei percorsi, si gonfiano e si annullano, seminando scorci del romanticismo che si intende negare, mescolando citazioni e spezzoni di vita degli attori. Cos'è qui la poesia? È quel dialogo assurdo e confidenziale fra il sole e il poeta, finalmente amici; è l'aureola sbiadita e malinconica che accompagna la genialità fallita; è la compressione d'un tentativo espressivo fra un concorso pubblico e un affitto troppo caro. O è semplicemente uno scioglilingua a perdifiato, una vocalizzazione profonda di suoni, prima del crollo?"


Giorgio Merlonghi - Dramma.it