Forse è l'alba,
No
è notte.
Le cinque.
Le sei e mezza.
è giorno.
Mezzo buio, mezza luce, mezza coperta.
Non ho freddo e sono nel mezzo di un nulla.
Ecco le parole.
Non sognavo.
Ho preferito ai sogni gl'incubi coi lamenti ossessivi.
Non mi lamento.
Sono in veglia.
Flètto,
spèzzo,
piègo,
lègo,
sfrègo,
stròzzo,
strùggo e infine separo il senso dalle parole
m'arrivano silenziose e in condizioni che definisco: supìne.
Sono a letto.
Saranno le sei e quaranta e questa non è una veglia
è un dormiveglia ripetibile all'infinito.
Ho gli occhi s-chiusi,
vedono tutto.
Non vedono l'ora.
Cerco il cellulare per vederla,
m'attende l'ora improbabile.
Relatività.
Mosse.
Ore esatte
momenti opportuni
ecco gli istanti
loro sono i supremi e al di la d'ogni gravità credibile perfino alla logica.
Ho un appuntamento,
fissiamo l'ora, il posto
ci vediamo, parliamo, facciamo, disfiàmo.
gravità apparenti
senso.
"Essere" al mondo è attitudine alla serietà e alla simulazione.
Non ho un appuntamento.
Ho piccoli crampi allo stomaco
piccole cose
pensieri
assestamenti
il cuore fa il disinteresse a tutti i battiti di ogni mio nuovo incontro.
Non voglio incontrare nessuno
"che siano morti tutti" mi dico
sorrido.
Muscoli
trazioni.
Mi rivesto con i pensieri
Non m'abbandonano
come potrebbero?
è molto semplice
c'amiamo
ci massacriamo nel privilegio di chi si riveste a quest'ora e fa quello che vuole.
il senso s'è svegliato
si riveste con me, con noi.
"e che palle.."
Siamo pronti da un pezzo
me, i pensieri e il senso d'ogni gesto che sto per compiere da questo momento.
Momenti,
meccanismi, istinti facili, sopravvivenze da risolvere prima o poi.
Guardo P.
dorme ancora,
è meravigliosa quando dorme, quando sorride,
mi lascia parole sul tavolo accanto alla nutella
dolcezze a dolcezze.
"dove vai a quest'ora?"
Me lo chiedo anch'io.
"al 41bis, a comporre, devo assolutamente chiudere quella cosa entro questa notte.
Dormi, è presto.
Ci sentiamo più tardi. Chiamami, ti risponderò".
Ho parlato troppo.
Lei sa dove sto andando quando rispondo così: ovunque e in nessun luogo.
Non so fingerle queste cose.
Vado,
vago e invano
mi perdo da irresponsabile quale so di essere.
tempo e spazio diventano quello che sono:
anelli facili da immaginare.
Infinità comprensibili.
Affero il mio anello
il quinto e il terzo della sinistra lo abbracciano.
Il quarto penetra
Frequento luoghi della contraddizione, della contrazione, della fusione,
dell'operazione matematica avanzata,
delle operazioni al cuore,
al fegato,
alla psiche col bisturi,
luoghi dalle anestesie abolite,
luoghi della perdizione,
luoghi della previsione del tempo
mi rinnego quando posso e lo farò più tardi.
Ora voglio solo spezzare
frammentare quel malriuscito tentativo della storia di farsi vera, reale, credibile.
"desidero dimenticarmi di me"
potrebbe bastare se detta da un solo uomo sulla terra.
Siamo in tanti
la storia mente.
Mentono le ufficialità.
Bruciate i libri
affamate l'umanità opulenta e sensata
sopprimete le democrazie.
Cucite la bocca agli imbecilli con aghi incandescenti
e disarmate i deboli finiti negli strapoteri invisibili.
Sono malati.
e per favore
portatemi alla sedia elettrica se decideste per caso di farmi fuori, ossia dentro.
Non sèrvo, se non succhi del mio stomaco dopo aver vomitato una vita intera sulle vostre teste.
Questo è amore,
questo è odio.
Sono qui
a perdere "senso" definitivamente
a tentar di fluire nell'esistenza pura delle cose incalcolabili
a connettermi col corpo nudo e tragico.
Ho assassinato la mia anima negli anni miei migliori.
Questi.
Direzione multiforme, segmento di fuga
fermezza nella mia latitanza.
"deformàto io sono"
"deformàrmi io vorrei"
divenire ciò che si è
perchè mai si sappia chi siamo ora veramente.
e lascio a voi tutto questo.
E' ora,
sono nel mezzo di una immobilità da senso delle cose.
Mi muoverò da fermo.
Mi faccio subito zattera e mare
e congiungo me stesso con l'immagine lontana.
Il ricordo di altro me,
altro punto del tempo
dove sono stato anch'io bambino
un puntino
e il mio letto nelle notti diventava la barca.
oggi
m'imbarco ancora sulle navi dei folli che da invisibili,
sostano nei porti che sono montagne.
Erano i dormiveglia.
Sono dormiveglia
non sapevo dire: "le mie notti meravigliose"
ora so dirlo.
mi commuovo
e faccio il mestiere più bello del mondo.
Il più inutile.
barche per altre onde.
sono i suoni e tentano salvataggi nel naufragio della musica
l'onda mi salva
l'onda mi devasta
il fatto è che vivo qui,
esattamente dove mi hai incrociato,
nei piccoli spazi della materia muta.
Sono visibile se chiudi gli occhi.
Ciò che di me vedi, ascolti, leggi è segno inconfutabile del mio mutismo.
Il senso spinge,
cerca l'inganno.
Eccolo.
Non sono muto.
Sono cieco
e non sono cieco.
il senso vuole che io mènta perchè tenti storie personali.
Lo lascio fare
è un cane nei vicoli ciechi.
interruzione di uno spazio.
Guardo il circostante
saranno le sette?
Mi distraggo.
Mi volto.
P. si rigira nella coperta, se la riprende tutta e si protegge
ha capito che sto per uscire.
"ciao criminà... "
"ciao..a dopo"
Ridiamo
Esco.
L'aria fredda mi sveglia.
Via tutte le parole del dormiveglia.
via.
Perse.
Erano suoni
erano istanti
c'erano i colori.
C'è un tempo.
gesto dei mie passi sull'asfalto, niente di più.
Sento tutto,
vedo tutto,
tocco tutto,
respiro e so d'essere al mondo anche questa mattina.
Rappresentazione.
Vedo benissimo.
Il mondo parla poco a quest'ora.
Parcheggia
si posiziona
ecco la prassi,
la comunicazione arriva fra poco.
Svagherà tutti.
E spaventateci ancora.
Saranno le sette e un quarto?
vicoli,
svolte a destra a sinistra.
Occhio alle discese.
Si scivola.
Passo criminale.
Raggiungo il mio studio, che poi è casa, prigione, biblioteca, alcova, porto, isola, tutto e nulla.
Sono le sette lo dice il computer.
mi dico,
fissare le parole del dormiveglia.
Perni.
Di più.
Rivoglio tutte le parole.
Non voglio avvitarle.
Vorrei poterle fondere.
L'avvitatura è turbinìo calcolato, lento e fragile.
Non è d'amore.
L'amore svìta
non fa spirali terminabili,
non fa buio.
Non fa utopia.
L'utopia è dei governanti.
e l'avvitatura è sicurezza per l'uomo di fede.
Conservàtevi.
Dicevo dei crampi prima?
Non sono utopie i miei crampi.
Sono intimità,
sono il mio corpo.
Le tachicardie?
Cose recenti
muscoli che non possono avvitarsi.
"s-vitàrmi io vorrei"
saldare le parole?
Non scherziamo.
Aboliamo le avvitature, le saldature
sfaldiamoci noi che siamo toccabili dall'eternità
fondibili alle illusioni.
Diventiamo una cosa sola.
Siamo il gioco eterno.
il tentativo d'amore è un corpo arso
e noi siamo già pelle rossastra in un'estate,figuriamoci!
mi figuro:
sono nel mio studio e scrivo da un pò.
sono le undici e questo è un'altro giorno.
i suoni.....
eccoli......
li ascolto:
è chiave nella serratura
è un'ora esatta
testa al muro
mezzo buio,
fusione
mia e tua.
Nuche..
e le mani zeppe di capelli.
Contrazioni delle mani e delle labbra.
Si ruotava la chiave che di noi sblindava l'anima nel corpo.
Tutto qui.
Si consumava la vita in una combinazione.
Forme
divenire.
Fuori dalla porta chiamavamo mondo qualcosa di molto sensato.
E voglio essere complesso,
con-fondibile
"voglio amarti e basta..."
Rivendico il non voler sapere,
rivendico la dimenticanza
l'amore, gli altri, il mondo
la distanza. I pochi metri...
l'assenza ora diviene forma d'appartenenza.
E' un canto.
Bella, non sto parlando di te.
Parlo a te.
Detenzione, spaccio di libera sostanza il pensiero insensato.
Noi che i sensi li devastàmmo uniti,
dai tattili agli olfattivi
e mancava ancora tutta l'umiliazione
quella spece d'avvenire tutto da subire a braccia aperte.
Le mandrie di maiali tra gli escrementi della vecchia morale.
Ti confondevo
t'ho confusa,
ero io il confondibile.
Vivere è bestiale e lo hai scoperto finalmente
morire è in ogni cosa che appare sotto gli occhi.
Ecce homo!
E procùra stati di non appartenenza il buon consiglio.
Ciò che provi, senti, vivi, sogni non lo conosci nemmeno te.
Poi c'è la buona educazione, la finzione e la verità.
La verità è che ancora prendo a calci gli oggetti
in quel caso si tace.
Gli altri si distanziano.
Sfascio da s-fascista quale sono e non è un percorso.
E'manomissione.
Prèndo,
impùgno,
sfèrro,
sbàtto,
spìngo,
sfòrzo,
sbràtto,
strùggo,
sfrègo,
scàlcio,
afferro le cose come afferravo il tuo corpo.
Movimenti imprevisti, calibratissima geometria.
Vita nella vita
della vita non pre-vista
la mia vita pre-tesa
"sei forte..sei oltre..."
"...saper dimenticare..."
"...pensare ad altro"
lo diranno ancora.
e io fumo....
oltre il mare,
nei posti che non ho mai visto.
"oltremare" era l'innocenza blu delle tue parole.
Mi finirono le parole.
Era la verità.
Massacravo già i significati nei pigmenti di altro blu
cercavo nuova pittura coi tubetti diretti ai fulmini del mio delìrio alla luna
notte da bandìto al mare.
M'addormentai,
piansi,
mi risveglìai
era agosto e tutto accade lì per me.
Lì mi s-vitai dalle acque di molti anni prima.
Sono d'agosto.
Il mio è un impero.
Anni d'avvitatura protettiva,
prudente, preservata da tutti gli imprevisti che dentro m'erano slancio.
Sono stato in prigione nell'amore e nel bene della mia famiglia.
Sono evaso in pieno giorno.
Volevo molto meno dalla vita.
Divoravo l'illusione di dare senso alle cose.
Ora danzo.
Bellezza solo nei vuoti di senso.
Attimi che sono ripetibilissimi
istanti di una matematica applicabile.
Ora però sfascio la coscienza e ti chiedo se sei in lutto.
Lo svago, il vivacchio.
Sopravvivenze da centro commerciale.
Ti riavviti, ti bulloni, ti stordisci con i chiodi, ti fai comprare.
Apparenza, rappresentazione,
repressione,
atti consolatori,
morte in vita e lìvidi sulle braccia che volevi non mi raggiungessero.
Tu che contavi i giorni come fanno i soldati
amata senz'armi.
Io nel bunker dei miei "non disertare la vita",
dei miei "non morire così perchè tanto si muore ugualmente..."
sei stata perfino la mia scorta.
poi le distanze.
quelle vere
quelle presunte.
Disertavo gli eventi in mano agli imbroglioni,
agli imbonitori del bene
le tue autorità,
le tue divinità.
Dio rinnova il patto con i traditori.
Fummo clandestini per questo,
per sfuggire alla macchina infernale.
L'opinione pubblica,
la morale dominante
i sensi unici coi divieti tutti.
Sguardi distolti perchè amare era fuori legge.
Dovevamo a tutti costi sfuggire al mondo che bestialmente avrebbe divorato perfino i ricordi tatuati nei sensi.
Oggi sono la tua malattia,
la tua nevrosi curabile a sedute.
Non potevi immaginare l'immortalità del "gioco".
Desiderio da sostituire.
Oggetto a Oggetto.
Surrogati.
La saccente e maleducata insostituibilità della mia persona
tutta
ora tutta nella prudenza e nel soffocamento,
la morte per asfissìa
quando la vita la chiamerai amore.
E questo, sovverte.
Mi sono perso.
Meravigliosamente
in me mentre ero in te.
Mi dissetavo.
Arsure costanti di tutti i "sensati" del mondo.
Portarmi al mare uno di questi giorni
Non c'è più codice
portami "oltremare"
e poi
uccidimi...
Madì
Nov 09