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Madì



Last Updated: 11/6/2009

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Friday, November 27, 2009 
Usa e getta.
 
Mi chiedi dell’ammorbidente
delle lenzuola
delle lezioni di piano.
Mi chiedi la vita?
Eccola.
 
Non uso più ammorbidente.
Le lenzuola sono finite in lavatrice dopo il tuo esilio.
Lezione di piano?
Una notte a settimana.
Bendata.
Legata.
Sequestrata.
Forse libera.
Mi dirai: "Uffi"!
Ti dirò: "Puffi", taci!
Baci. A presto.
 
 
Ti plastifico nelle restanti mie definizioni da rimosso.
Non sanguino più.
Sono vivo per caso
Ed è per caso che si vive
da incurabile.
 
 
"Mon petite"
noiosa
attraente
apparente
tragica
stupida
come la ripetizione delle stagioni.
"I ritorni sono eterni"
Non sappiamo
Dove
come
quando.
Quanti e abissi.
Non sappiamo un cazzo.
E si muore d’altro ripetutamente vivendo di questo e di quello.
"Amore"
No.
Oltreamore.
Nemmeno.
Qui non ci sono che parole.

 
Ho sete ora
per questo, per quello
E dovrei sbatterti al muro
berti tutta
poi
esploderti.
Esplodere io tu e il muro.
 

 
Mi chiedo d’assetato:
Amare con le parole
come tra le lenzuola:
si può?
Anche.
Direi, forse.
Magari di più?
Niente affatto.
È altro?
È sempre altro.
La terra trema.
Tu tremasti,
io tremai.
E tremeranno loro
come i nodi delle nostre gole.
Chi?
Noi?
Ancora noi?
Basta.
Respira tu se ancora ci riesci.
Io non respiro se non tra lobi e capelli.
Le arie azzerano.


"...portami via da qui..."
"...lo farò, te lo prometto..."
 

Mi frantumai
mi bucarono gli occhi
gl’occhi offesi
gl’occhi altrove
fuori dalle orbite delle mie visioni.
Prospettive
e
trasversalità.
Primi piani
campi lunghi
come i giorni
i giorni
e i giorni.
 


Sei folle?
Tu?
Non lo sei.
Lo sarai?
Forse.
Di me lo sapevi.
Ora, non sai.
Domani è passato.
Non esistiamo che nel presente.
E qui,
non c’è presenza
ma
re-citazione
E i proiettili
e le lame
Furono,
sono
accelerazioni taglienti verso sconosciuti punti luce.
Luminose leggerezze dell’essere
Le morbidezze insostenibili
Al "normalmente io penso"
quando
non penso:
dunque,
sono.
Ecco l’abbandono.
L’Addio alle armi.
Le mie.
 
 
 
Ho lavato le lenzuola
Quand’ero io bandito
Tu in esilio nell’acqua
detersivo, sciacquo, risciacquo
quaranta gradi,
centoventi minuti
centrifuga
e poi
parole.
Parole bianche su blu.
Le insignificanti.
Segni incancellabili
dei corpo a corpo.
Le antiche lotte tra noi.
Pensiero che si lèva come bianco nella parola.
Le anime fuori
sugli asciugatoi
noi
stesi
appesi
unti
cotti
dolci
noi
mangiabili
vinti
dal coraggio di chi sa perdere
perché mai c’abbandonasse il coraggio nel ritrovarsi persi
nel vuoto.
Io e te
rovesciati.
 


Mi chiedevi delle lezioni di piano.
Una notte a settimana.
Non basterà.
Non basterà la vita.
Non basterà la musica.
Può bastare.

Madì
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Thursday, November 12, 2009 
Forse è l'alba,
No
è notte.
Le cinque.
Le sei e mezza.
è giorno.
Mezzo buio, mezza luce, mezza coperta.
Non ho freddo e sono nel mezzo di un nulla.
Ecco le parole.
Non sognavo.
Ho preferito ai sogni gl'incubi coi lamenti ossessivi.
Non mi lamento.
Sono in veglia.
Flètto,
spèzzo,
piègo,
lègo,
sfrègo,
stròzzo,
strùggo e infine separo il senso dalle parole
m'arrivano silenziose e in condizioni che definisco: supìne.
Sono a letto.
Saranno le sei e quaranta e questa non è una veglia
è un dormiveglia ripetibile all'infinito.
Ho gli occhi s-chiusi,
vedono tutto.
Non vedono l'ora.
Cerco il cellulare per vederla,
m'attende l'ora improbabile.
Relatività.
Mosse.
Ore esatte
momenti opportuni
ecco gli istanti
loro sono i supremi e al di la d'ogni gravità credibile perfino alla logica.
Ho un appuntamento,
fissiamo l'ora, il posto
ci vediamo, parliamo, facciamo, disfiàmo.
gravità apparenti
senso.
"Essere" al mondo è attitudine alla serietà e alla simulazione.
Non ho un appuntamento.
Ho piccoli crampi allo stomaco
piccole cose
pensieri
assestamenti
il cuore fa il disinteresse a tutti i battiti di ogni mio nuovo incontro.
Non voglio incontrare nessuno
"che siano morti tutti" mi dico
sorrido.
Muscoli
trazioni.
Mi rivesto con i pensieri
Non m'abbandonano
come potrebbero?
è molto semplice
c'amiamo
ci massacriamo nel privilegio di chi si riveste a quest'ora e fa quello che vuole.
il senso s'è svegliato
si riveste con me, con noi.
"e che palle.."
Siamo pronti da un pezzo
me, i pensieri e il senso d'ogni gesto che sto per compiere da questo momento.
Momenti,
meccanismi, istinti facili, sopravvivenze da risolvere prima o poi.
Guardo P.
dorme ancora,
è meravigliosa quando dorme, quando sorride,
mi lascia parole sul tavolo accanto alla nutella
dolcezze a dolcezze.
"dove vai a quest'ora?"
Me lo chiedo anch'io.
"al 41bis, a comporre, devo assolutamente chiudere quella cosa entro questa notte.
Dormi, è presto.
Ci sentiamo più tardi. Chiamami, ti risponderò".
Ho parlato troppo.
Lei sa dove sto andando quando rispondo così: ovunque e in nessun luogo.
Non so fingerle queste cose.
Vado,
vago e invano
mi perdo da irresponsabile quale so di essere.
tempo e spazio diventano quello che sono:
anelli facili da immaginare.
Infinità comprensibili.
Affero il mio anello
il quinto e il terzo della sinistra lo abbracciano.
Il quarto penetra
Frequento luoghi della contraddizione, della contrazione, della fusione,
dell'operazione matematica avanzata,
delle operazioni al cuore,
al fegato,
alla psiche col bisturi,
luoghi dalle anestesie abolite,
luoghi della perdizione,
luoghi della previsione del tempo
mi rinnego quando posso e lo farò più tardi.
Ora voglio solo spezzare
frammentare quel malriuscito tentativo della storia di farsi vera, reale, credibile.
"desidero dimenticarmi di me"
potrebbe bastare se detta da un solo uomo sulla terra.
Siamo in tanti
la storia mente.
Mentono le ufficialità.
Bruciate i libri
affamate l'umanità opulenta e sensata
sopprimete le democrazie.
Cucite la bocca agli imbecilli con aghi incandescenti
e disarmate i deboli finiti negli strapoteri invisibili.
Sono malati.
e per favore
portatemi alla sedia elettrica se decideste per caso di farmi fuori, ossia dentro.
Non sèrvo, se non succhi del mio stomaco dopo aver vomitato una vita intera sulle vostre teste.
Questo è amore,
questo è odio.

Sono qui
a perdere "senso" definitivamente
a tentar di fluire nell'esistenza pura delle cose incalcolabili
a connettermi col corpo nudo e tragico.
Ho assassinato la mia anima negli anni miei migliori.
Questi.
Direzione multiforme, segmento di fuga
fermezza nella mia latitanza.
"deformàto io sono"
"deformàrmi io vorrei"
divenire ciò che si è
perchè mai si sappia chi siamo ora veramente.
e lascio a voi tutto questo.
E' ora,
sono nel mezzo di una immobilità da senso delle cose.
Mi muoverò da fermo.
Mi faccio subito zattera e mare
e congiungo me stesso con l'immagine lontana.
Il ricordo di altro me,
altro punto del tempo
dove sono stato anch'io bambino
un puntino
e il mio letto nelle notti diventava la barca.
oggi
m'imbarco ancora sulle navi dei folli che da invisibili,
sostano nei porti che sono montagne.
Erano i dormiveglia.
Sono dormiveglia
non sapevo dire: "le mie notti meravigliose"
ora so dirlo.
mi commuovo
e faccio il mestiere più bello del mondo.
Il più inutile.
barche per altre onde.
sono i suoni e tentano salvataggi nel naufragio della musica
l'onda mi salva
l'onda mi devasta
il fatto è che vivo qui,
esattamente dove mi hai incrociato,
nei piccoli spazi della materia muta.
Sono visibile se chiudi gli occhi.
Ciò che di me vedi, ascolti, leggi è segno inconfutabile del mio mutismo.
Il senso spinge,
cerca l'inganno.
Eccolo.
Non sono muto.
Sono cieco
e non sono cieco.
il senso vuole che io mènta perchè tenti storie personali.
Lo lascio fare
è un cane nei vicoli ciechi.
interruzione di uno spazio.
Guardo il circostante
saranno le sette?
Mi distraggo.
Mi volto.
P. si rigira nella coperta, se la riprende tutta e si protegge
ha capito che sto per uscire.
"ciao criminà... "
"ciao..a dopo"
Ridiamo
Esco.
L'aria fredda mi sveglia.
Via tutte le parole del dormiveglia.
via.
Perse.
Erano suoni
erano istanti
c'erano i colori.
C'è un tempo.
gesto dei mie passi sull'asfalto, niente di più.
Sento tutto,
vedo tutto,
tocco tutto,
respiro e so d'essere al mondo anche questa mattina.
Rappresentazione.
Vedo benissimo.
Il mondo parla poco a quest'ora.
Parcheggia
si posiziona
ecco la prassi,
la comunicazione arriva fra poco.
Svagherà tutti.
E spaventateci ancora.
Saranno le sette e un quarto?
vicoli,
svolte a destra a sinistra.
Occhio alle discese.
Si scivola.
Passo criminale.
Raggiungo il mio studio, che poi è casa, prigione, biblioteca, alcova, porto, isola, tutto e nulla.
Sono le sette lo dice il computer.
mi dico,
fissare le parole del dormiveglia.
Perni.
Di più.
Rivoglio tutte le parole.
Non voglio avvitarle.
Vorrei poterle fondere.
L'avvitatura è turbinìo calcolato, lento e fragile.
Non è d'amore.
L'amore svìta
non fa spirali terminabili,
non fa buio.
Non fa utopia.
L'utopia è dei governanti.
e l'avvitatura è sicurezza per l'uomo di fede.
Conservàtevi.
Dicevo dei crampi prima?
Non sono utopie i miei crampi.
Sono intimità,
sono il mio corpo.
Le tachicardie?
Cose recenti
muscoli che non possono avvitarsi.
"s-vitàrmi io vorrei"
saldare le parole?
Non scherziamo.
Aboliamo le avvitature, le saldature
sfaldiamoci noi che siamo toccabili dall'eternità
fondibili alle illusioni.
Diventiamo una cosa sola.
Siamo il gioco eterno.
il tentativo d'amore è un corpo arso
e noi siamo già pelle rossastra in un'estate,figuriamoci!

mi figuro:
sono nel mio studio e scrivo da un pò.
sono le undici e questo è un'altro giorno.
i suoni.....
eccoli......
li ascolto:
è chiave nella serratura
è un'ora esatta
testa al muro
mezzo buio,
fusione
mia e tua.
Nuche..
e le mani zeppe di capelli.
Contrazioni delle mani e delle labbra.
Si ruotava la chiave che di noi sblindava l'anima nel corpo.
Tutto qui.
Si consumava la vita in una combinazione.
Forme
divenire.
Fuori dalla porta chiamavamo mondo qualcosa di molto sensato.
E voglio essere complesso,
con-fondibile
"voglio amarti e basta..."
Rivendico il non voler sapere,
rivendico la dimenticanza
l'amore, gli altri, il mondo
la distanza. I pochi metri...
l'assenza ora diviene forma d'appartenenza.
E' un canto.
Bella, non sto parlando di te.
Parlo a te.
Detenzione, spaccio di libera sostanza il pensiero insensato.
Noi che i sensi li devastàmmo uniti,
dai tattili agli olfattivi
e mancava ancora tutta l'umiliazione
quella spece d'avvenire tutto da subire a braccia aperte.
Le mandrie di maiali tra gli escrementi della vecchia morale.
Ti confondevo
t'ho confusa,
ero io il confondibile.
Vivere è bestiale e lo hai scoperto finalmente
morire è in ogni cosa che appare sotto gli occhi.
Ecce homo!
E procùra stati di non appartenenza il buon consiglio.
Ciò che provi, senti, vivi, sogni non lo conosci nemmeno te.
Poi c'è la buona educazione, la finzione e la verità.
La verità è che ancora prendo a calci gli oggetti
in quel caso si tace.
Gli altri si distanziano.
Sfascio da s-fascista quale sono e non è un percorso.
E'manomissione.
Prèndo,
impùgno,
sfèrro,
sbàtto,
spìngo,
sfòrzo,
sbràtto,
strùggo,
sfrègo,
scàlcio,
afferro le cose come afferravo il tuo corpo.
Movimenti imprevisti, calibratissima geometria.
Vita nella vita
della vita non pre-vista
la mia vita pre-tesa
"sei forte..sei oltre..."
"...saper dimenticare..."
"...pensare ad altro"
lo diranno ancora.
e io fumo....
oltre il mare,
nei posti che non ho mai visto.
"oltremare" era l'innocenza blu delle tue parole.
Mi finirono le parole.
Era la verità.
Massacravo già i significati nei pigmenti di altro blu
cercavo nuova pittura coi tubetti diretti ai fulmini del mio delìrio alla luna
notte da bandìto al mare.
M'addormentai,
piansi,
mi risveglìai
era agosto e tutto accade lì per me.
Lì mi s-vitai dalle acque di molti anni prima.
Sono d'agosto.
Il mio è un impero.
Anni d'avvitatura protettiva,
prudente, preservata da tutti gli imprevisti che dentro m'erano slancio.
Sono stato in prigione nell'amore e nel bene della mia famiglia.
Sono evaso in pieno giorno.
Volevo molto meno dalla vita.
Divoravo l'illusione di dare senso alle cose.
Ora danzo.
Bellezza solo nei vuoti di senso.
Attimi che sono ripetibilissimi
istanti di una matematica applicabile.
Ora però sfascio la coscienza e ti chiedo se sei in lutto.
Lo svago, il vivacchio.
Sopravvivenze da centro commerciale.
Ti riavviti, ti bulloni, ti stordisci con i chiodi, ti fai comprare.
Apparenza, rappresentazione,
repressione,
atti consolatori,
morte in vita e lìvidi sulle braccia che volevi non mi raggiungessero.
Tu che contavi i giorni come fanno i soldati
amata senz'armi.
Io nel bunker dei miei "non disertare la vita",
dei miei "non morire così perchè tanto si muore ugualmente..."
sei stata perfino la mia scorta.
poi le distanze.
quelle vere
quelle presunte.
Disertavo gli eventi in mano agli imbroglioni,
agli imbonitori del bene
le tue autorità,
le tue divinità.
Dio rinnova il patto con i traditori.
Fummo clandestini per questo,
per sfuggire alla macchina infernale.
L'opinione pubblica,
la morale dominante
i sensi unici coi divieti tutti.
Sguardi distolti perchè amare era fuori legge.
Dovevamo a tutti costi sfuggire al mondo che bestialmente avrebbe divorato perfino i ricordi tatuati nei sensi.
Oggi sono la tua malattia,
la tua nevrosi curabile a sedute.
Non potevi immaginare l'immortalità del "gioco".
Desiderio da sostituire.
Oggetto a Oggetto.
Surrogati.
La saccente e maleducata insostituibilità della mia persona
tutta
ora tutta nella prudenza e nel soffocamento,
la morte per asfissìa
quando la vita la chiamerai amore.
E questo, sovverte.
Mi sono perso.
Meravigliosamente
in me mentre ero in te.
Mi dissetavo.
Arsure costanti di tutti i "sensati" del mondo.
Portarmi al mare uno di questi giorni
Non c'è più codice
portami "oltremare"
e poi
uccidimi...

Madì
Nov 09
Tuesday, October 27, 2009 
Transito e salìvo bava a scala
diciamo pure super locria,
prendiamola in La e spostiamoci, si ma dove?.....qua va benissimo...direi
oltre l'uomo c'è la bestia di un dio a priori, porca che sei...
Tu dea, io de-voto, nel vuoto...
Locria e maggiore pensavo,
magari in La e poi Do...
devo provarla non mi suona adesso,
ossia tutto mi suona perfino l'"unità" che m'hai portato...
non serve alla musica provare una scala...serve alla performance
la dai sempre prima di prenderla...
ma se ci pensi bene, non la prendi mai..ma cosa?
La lecchi però, l'annusi...
Musica muta che sei
ora girati..
ti lecco un pò il culo, ossia ti lecco il mondo e tutte le facce da culo che nel tuo culo riesco perfino ad amare...
miracoli...e vaffanculo...schhhh...
Ci sentono se ridi così...
sono buoni ma ci sentono..
e poi sai, la privacy...sono le 18, qui si sente tutto...
se sei uno normale va bene...
ma se sei un artista o il millantato tale, sono condanne..
cazzo è una figata, bella e inutile..tutta estetica...
si dai, aggiustiamolo il lenzuolo blu di ikea...tiralo va, ...si, si, certo, lo lavo prima o poi, giuro...lo laverò domani..
E la finestra? è quasi chiusa e non tocca che se stessa ai vertici,
lasciamole quel pò di spazio per i grani di luce gialla visibilissimi al tramonto,
so che ti piacciono
Ho detto gialla?
Tutto è arancio, tutto è "aspramente"...
il tuo sudore sa di-vino...
Roma ma quanto sei vicina!
Macchè, Roma è lontanissima,
roma, ora è minuscola, e guardala un pò!!
...Roma t'ho lasciata un pò d'anni fa, troppo indietro, troppo lenta rispetto alla provincia che in un secondo tutto distrugge, tutto fa, tutto disfa...tutto si trasforma mi dicevano...
adesso però, o tutto o niente...uhmmmmmmm.....girati adesso,
rigirati,
fammi un rivolto...un primo rivolto
armonizzati
voglio ficcartelo dentro tutto...
non penso mai all'armonia quando ti chiavo,
semplicemente perchè tu la incarni, dunque non penso...
Dissonanze, rumori bianchi...beh, irrinunciabili come sempre
nel
ritmo da spezzare, da frammentare, accenti tutti irregolari da evidenziare,
e gli sforzati? Tutti tra le tue cosce...tempi di sonata...
ed àprile di più amore mio stupendo...
ecco...così sei perfetta...
Madì
l
uglio 2009
Tuesday, October 13, 2009 
Finalmente il precipizio...
e non ero al pianoforte,
ero umanamente in giro, come stronzo/scimmia qualsiasi nei recinti romboidali, verdi invisibili a occhio nudo di uno zoo,
che poi è questo mondo.
E lo giuro, da stronzi si sopravvive, ossia si galleggia come morti nelle maree del tempo in vita.
Questo è.
Altro è vivere.
E vivere, non è da stronzi credetemi, rinnegatemi pure per quel che scrivo oggi.
Altro è superare scimmie, uomimi d'onore, di morale, di intrattenimento, di chiacchera, di stato, di passato, insomma superare per vergognarsene un pò, arrossendo non più il culo, scimmescamente parlando, ma le tempie, umanamente parlando, con un leggero mal di testa in corso appena appena tollerabile.
E allora,
vado in fondo,
perchè in fondo perdo me, altro che stronzate,
questa è purezza...
e divento più leggero,
mi sfondo addirittura quel poco rimasto di plastico,
di elastico, di dilatabile nella mia persona.
Non bevo alcolici di solito, benchè mai in questi casi,
fumo, si, non moltissimo di recente.
Mangio bene, cucina italiana da qualche sera, un ritorno improvviso ai fornelli, alle melanzane, ai peperoni,
alle zucchine, all'olio d'oliva, al sale.
Prendo meno caffè, questo è vero e me lo dicono, spero così di tentare sprofondamenti più fluidi negli arretrati di sonno in fila dal mese di agosto.
Faccio il fango dai residui di saliva che la bocca mia produce resettando, si spera, metafore.
(una volta, la bocca era tutta nelle parole salivate alle tue orecchie, tra baci violentissimi, i sudori acidi, leccabili, i lobi come caramelle...)
ora secco il fango
e provando a respirare lentamente,
mi dispongo a non morire così, soffocato nella gola,
faccio nodi con le parole,
quelle che da strozzate tra i conati intermittenti,
tentano fuoriuscite a catena
inanellando inesauribili fuorigioco del detto e del ridetto.
Parole nuove ora sono nella palude.
Sono fuori di me, lo vedo, lo sento, lo annuncio, è festa divina.
Mi de-ludo perchè è da soli che si esce veramente da questa spece di cose, di gioco al massacro reciproco.
Le partite? Sono solitarie...e cosa sono le partite?
Furono partenze, viaggi, finestrini, biglietti, occhi, mani e quant'altro...
I controllori mi chiedono il biglietto ora,
fanno gli arbitri tra me e il mezzo di trasporto,
dirigono la "partita" negli acquazzoni in campo delle prime pioggie d'ottobre,
mi ricordano, che questo fuorigioco, che questa de-lusione,
va prezzata, punita, celebrata in un processo, condannata,
e ancora una volta lapidata con i sassi a forma del silenzio di E. rimasto impunito, illeso.
Pagho personalmente per tutti quegli stronzi centrocampisti galleggianti negli acquazzoni, dove le palle, i palloni, non rivoluzionano, non evoluiscono, non s'impennano, non s'irtano, non fanno il mondo.
Stronzi centrocampisti falleggianti, entrati in scena da soubrette impettite e corse ora negli spogliatoi a farsi doccia e capelli. Ecco la plebe come campionamento del mondo.
Applausi! Arena, lo stadio è stracolmo! Bandiere e fede.
Insomma, peccati e peccatori, turbati e turbamenti negli spogliatoi, negli accappatoi intrisi d'essenze comprate dall'ultimo viaggio nel deserto egiziano.
Ve l'ho detto, sono fuori, sono fuori di me. E' festa.
E dai, e dai che ci siamo, che finalmente la sassaiola sta per avere fine,
il mostro in fondo è stato beccato, sarà pure condannato, arrancherà, si sfalderà, si distruggerà, morirà d'amore con l'ufficialità della vita dei morti nei codici viventi, come si conviene a tutti. Amen.
Che il sangue sia con voi...e che si proceda d'ufficio:
Repubblica Italiana,
Ministero dell'Interno,
Questura di Roma
Commissariato di Polizia
Sezione staccata
l'ispettore parla di irrinunciabile "bocconcino prelibato",
"mezz'ora? il tempo di una botta e via?", mi fa un gesto inequivocabile di chi al posto del braccio
ci sente il cazzo duro. Guardo fuori dalla finestra, c'è il sole...elenco da commissariato:
Chi mi scopo, chi mi fotto, chi mi sta fottendo, chi mi ha fottuto, chi mi fotterà.
Uhmm, fottanza da macelleria, servizio allo stato completo.
Mi fotto da solo a questo punto, perchè la verità la posseggo negli occhi insieme all'anima tutta calpestata.
Vado avanti da uomo, mettendo la scimmia da parte. Non è poco credetemi.
L'appena appena tollerato rispetto per l'artista in questi casi e poi, la finzione, la menzogna di chi ti tradirà appena t'alzerai dalla sedia...
"ecco il mondo che ti fotte"
in nome del popolo italiano,
in nome del bene,
del perbene,
in nome del giusto,
in nome del gusto,
in nome di dio e della morale
del popolo e di dio sempre eternamente innamorati l'uno dell'altro
in nome della storia dove non sono,
dove non esisto se non negli archivi di un anagrafe...
in nome delle verità consacrate a norma vigente....e allora...
i miei silenziosi "porca troia" per le scale...
i "porca puttana" per le strade
"figli di una puttana merda" nei vicoli...
i miei "vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo...." tutti al muro, alle pietre che ti somigliano
le sacre bestemmie
discesa nei rituali degli strafottenti col sangue e la famiglia riunita.
Solo.
Serve nominare il difensore, o lo vuole d'ufficio?
Come lo vuole?
In culo lo voglio....lo penso e lo dico per le scale del commissariato...e poi arpeggi, ottave, trilli, metronomo, studi, tesi, letture, diteggiature, scrittura, struttra, vita trascorsa, avvenire già in corso..ombre, ghiaccio, neve, sale, mare...va fanculo c'ho pure fame adesso...
"Sedersi al pianoforte è precipizio"
No, no, no, mi dico che non è così, non potevo essermi sbagliato fino a questo punto...e invece si, mi dico che, non sedersi al piano ora sarebbe come morire davvero da stronzi...e allora mi siedo...e sfondo un'altro silenzio...piango.
Tu che fai tristemente visita al condannato nella grotta dove da mesi mi sono nascosto da tutti,
per celare al mondo il dolore, la nostalgia, la malinconia e l'amore invisibile.
Mi sono nascosto perfino da me stesso.
Come un fedele credulone ho pensato che fossi tu prigioniera di qualcosa, di qualcuno...macchè...ma che stronzo sono?
Tu che fai l'eroina, tu che trapassi la mia pelle bucando con l'ago puntuto dai giorni del silenzio,
io al collasso per astinenza da sostanza.
Ecco come mi definisco, un tossico.
Masochista infernale, tu...devastatrice di ogni mia cosa fragile, di ogni mio fiato, di ogni mio pensiero, d'ogni pezzo della mia carne tutta fatta a pezzi.
Muta per ben due volte, perchè hai avuto il coraggio di tornare indietro, e di nuovo muta, come lo sei sempre stata mi dico, più di due volte, più di venti, mille volte. imparai ad amare quel silenzio...
non mi sorprendo più.
Non mi emoziono più..
Tu sei muta come tutte le cose inutili e belle,
bella di una bellezza che già marcisce tra i pochi minuti che non so misurare, perchè non mi rendo più conto di quel che mi accade,
ti bacio la bocca perchè non sono Giuda...e trenta danari non valgono un tradimento, non valgono un dio, non valgono una verità, una vita...non valgono il mio amore...
Che se fossimo in un altro tempo, e forse lo siamo, le due ore che trascorreranno da questo istante, ossia l'istante di qualche giorno fa, sarebbero la piazza, la ghigliottina, la decapitazione pubblica...niente di così alto se non la corda e la cesoia.
Testa in basso, tac, nel cesto, tutti a casa. Lo spettacolo è finito.
Ritento ancora l'impossibile tuo silenzio, ti parlo, ti scrivo, ti cerco, umiliato come sono e per l'ultima volta di fronte alla resa forzata, alla disfatta a buon mercato annunciata da un anno e mezzo..ora si che rido..
Sappiamo bene io e te che il colpevole impunito sei tu nei tuoi silenzi da persona perbene...
e le parole ritardatarie, quelle che mai giunsero in tempo, ora puoi ficcartele dove vuoi, se mai, queste avessero posseduto la forza di uno sfondamento, di un abbattimento, di un amore con l'orizzonte arancio a sfondo nell'ora dei tramonti...tutto è compiuto, tutto è andato, perso per sempre nel tempo, nel vuoto.
Ora, sii felice.
Sorridi così come meschinamente tu mi hai chiesto di fare più volte, nei tratti dettati della tua anima venduta su fogli scritti veloci e poi strappati, negli avanzi d'ore d'aria da detenuta improbabile.
E intanto squilla il telefono...
"Madì, sei in nomination per un premio prestigioso.Teatro dell'Opera di Roma, in gara per la miglior musica originale, è un piccolo Oscar in italia per l'anno 2009. miglior musica alla danza contemporanea, sei contento?"
"Oh, ma grazie, grazie, ne sono davvero lusingato, sono contentissimo, non me l'aspettavo"
"allora, maestro, come va la vita, non ci siamo più sentiti, poi c'è stata l'estate...allora, dai raccontami tutto?"
"Bene, bene....e già l'estate...eh niente, che dire...grazie per la nomination...scusami, chiama il mio agente per qualsiasi cosa, dettaglio, sono in un momento difficile, sublime direi...grazie, grazie davvero".
Madì
©
Sunday, August 16, 2009 
Questa non è un'estate qualsiasi,
è l'inferno del duemilanove dopo cristo.
Cambio argomento e affermo il mio costante disinteresse per ciò che scrivo dunque,
ripasso a memoria l'ultima passerella dello sputo, del salivato, dell'insulto, del "vomito ergo sum", insomma, ripasso la morale religiosa di chi mette bocca su tutto, non speculando oltremisura e con l'attenzione che si conviene, a cos'è il sesso orale nella sua funzione di piacere(primo), nella funzione di "altri"(secondo me), nella funzione di Stato( lo stato in cui versai, i.v.a. e  o.d.i.o.).
E che cazzo vuol dire mi direte, anzi mi dirai?
Che amo il postumo tuo come me stesso! scialàquo...ops...scusami, ho troppo tempo a disposizione per sprecarlo in spiegazioni...vengo per le pieghe, nel senso che godo fisicamente ad ogni piega, mi ci infilo tutto ed ermo....ora per esempio guardo le mie mani, le mie collinocche e non so quanti anni hanno. diciotto, diciannove...mah!
La sigaretta è finita andate in pace.
Marlboro touch da ieri notte..una spece di metamorfosi.

Madì
Wednesday, April 16, 2008 
Hosted By: B-Side, Fantaproduction
When: 22 apr 2008, 21.00
Where: RADIO DEEJAY
VIA MASSENA, 2
MILANO,
Italia
Description:
B-Side, Fantaproduction

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