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Shout



Last Updated: 12/11/2009

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Status: Single
City: Morolo
Country: IT
Signup Date: 1/25/2008

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Thursday, December 03, 2009 
Un disco di rock'n'roll cantato in italiano, per un’etichetta che fino a ora ha pubblicato dischi indie rock in inglese (o al limite le partiture strumentali di Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo), è, se non un azzardo (stiamo pur sempre parlando di un mercato piccolissimo, ahimé), quantomeno una bella scommessa. Sembrerà banale dirlo, ma quelli di 42 ci hanno visto giusto anche questa volta, perché il debutto degli Shout, quartetto di Frosinone, è uno di quei dischi che, al di là della qualità del repertorio (comunque buona, in questo caso, con appena qualche – comunque divertente - riempitivo), funziona soprattutto grazie all'attitudine e alla capacità di comunicare attraverso la fisicità del suono. Rock'n'roll abbiamo detto, con uno spirito garage che attraversa l'intera scaletta: l'attacco alla Radio Birdman della bukowskiana “L'amore è un cane che viene dall'inferno” basterebbe da sola a   spiegare quanto teorizzato qualche riga fa, ma tra le maglie di un suono compatto e crudo come pochi (perlomeno in questo momento, in questo luogo) c'è anche spazio per una ballata come “Oh My Darlin'”, o per i coretti beat de “Il mio amore nel frullatore”, una divertente storiella di amore cannibale, o ancora, per la travolgente schiacciasassi iniziale, “Cloro nel naso” monotona e tribale come i Monks che suonano Celentano. Se apprezzate i Tre Allegri Ragazzi Morti degli esordi o gli Altro, questo potrebbe essere il disco incosciente (ma niente affatto sprovveduto) che fa per voi.




e questo è il link della recensione: http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=1299&id_riv=71
Monday, November 23, 2009 

Current mood:  loved
Perché noi siamo fatti così, e ci piace fare le cose un po' a cazzo di cane.
Come far uscire il futuro "tormentone estivo" del 2010 a novembre.
Tanto per darvi il tempo di arrivare preparati.

Il mio amore nel frullatore. Storia d'amore e arti tagliati. Pop da spiaggia e sigla di Fantozzi.
Quentin Tarantino e Blow Up (la rivista, non il film). Fausto Papetti e il rock'n roll acrobatico.
Un video abbastanza splatter per la regia di Simone Nestori.
In anteprima su Nerds Attack!

http://www.nerdsattack.net../
(cliccate sul bannerino a destra in homepage)
(una simpatica scena tratta dal backstage. Quando strueia stava cadendo dal tetto)
Monday, November 02, 2009 



La parola gratis resiste. Ed esercita ancora il suo irresistibile fascino: in poco più di quindici giorni, "Manuale per non suicidarsi", il primo album degli Shout (musica dalla "provincia borderline". Cfr Blow Up # 138 Pag.88) ha raggiunto quota 798 download. 7 9 8. Un numero che tradotto in dischi fisici rappresenta un traguardo importante per qualsiasi gruppo indie italiano. Cosa provare per un dato del genere? Tristezza? Rammarico? Tutt'altro.
Per vendere i dischi c'è tempo. Ora l'importante è uscire del guscio.

Per ancora altri cinque giorni sarà possibile scaricare a "offerta libera" (o sottoscrizione, per usare una parola anni '90) il "Manuale per non suicidarsi".
Come detto: l'hanno fatto in molti. Parecchi gratis. Qualcuno dando un valore agli MP3 (in media 3 €).
Dal 7 novembre, invece, il disco uscirà finalmente nei negozi e inizierà la sua trafila "tradizionale".

Quindi, "cogli l'attimo" e prendi la tua decisione:
http://shout.bandcamp.com/..album/manuale-per-non-suic..idarsi

Gli Shout presenteranno il "Manuale" dal vivo il 5 novembre (giovedì) a Roma, alla Locanda Atlantide.
Per l'occasione divideranno il palco (e non è la prima volta) con i Cat Claws, per quella che sarà una 42 Night in piena regola.
Previste sorprese, anteprime, inediti e dj set. Insomma: siateci!
(Questa la pagina dell'evento, su Facebook)

http://www.facebook.com/ho..me.php#/event.php?eid=1631..76114150&ref=ts
Wednesday, October 21, 2009 
Quattro giovani ciociari alle prese con il loro debutto discografico. Passo importante, spesso decisivo, difficoltoso nel momento di racchiudere una lasso di tempo della propria vita musicale (lungo o corto che sia), in una inevitabile “custodia” in plastica con un determinato limite di minutaggio. Gli Shout costruiscono una sorta di album-storia (si esatto proprio un concept) sulla sopravvivenza casalinga, superando (forse) quel limite. Un inno alla misantropia. Dunque un manuale per (tentare) di non suicidarsi. “Un microfono dentro un frullatore in una stanza piena di vinili”. E’ così che sinteticamente spiegano il sound della loro proposta. Ma in quella frase c’è la verità di un lavoro sinceramente troppo “colmo”. Troppo saturo. Di influenze, citazioni, riferimenti, ritagli, campionamenti, tutto frullato, appunto, e spalmato lungo dodici tracce. Una evidente prolissità che sposa una certa ostentazione nel voler dimostrare la propria cultura onnivora. Inutile, perchè i numeri da grande “squadra” gli Shout ce l’hanno eccome. A partire dai testi verbosi, ricchi e dissacranti. Trasversalità a doppio senso che tange l’hard rock, il rock’n'roll (dagli Stones ai BJM/Dandy Warhols), il pop sessanta, gli Afterhours, l’alternative corrosivo nirvaneggiante, un certo cantautorato (poco gentile) e litanie ossessive. Un difetto comune agli esordi. Ma sono dettagli che nulla tolgono alla nonchalance con la quale i quattro laziali sembrano muoversi all’interno del loro mondo “polveroso” e pieno di “fruscii”. Attesi da una futura prova, che sappia compendiare e puntare dritto al cuore
Wednesday, October 21, 2009 
Lo so, i Radiohead l'hanno già fatto. Ma i Radiohead hanno già fatto tutto. E probabilmente qualcuno l'aveva fatto già prima di loro.

Per cui ce ne fottiamo. E andiamo avanti.

"Manuale per non suicidarsi", il disco d'esordio degli Shout (primo album interamente in italiano ad essere pubblicato da 42 Records), è da oggi ascoltabile in streaming dal sito di Bandcamp.

Non solo: fino al 7 novembre sarà possibile scaricare gli MP3 in modalità "up to you".
Insomma: scegli il prezzo, paghi quanto ti pare, e ti porti a casa il disco.
Puoi offrire anche zero, tanto lo sappiamo che fai così.
Ma a quel punto fai in modo di parlarne ovunque.
Anche in camera da letto. Dove vuoi.
E' davvero "up to you". Mica cazzi.

Questo è il link:

http://shout.bandcamp.com/..album/manuale-per-non-suic..idarsi

Dicono di loro:

"Ingredienti che dietro a una dose massiccia di ascolti, studi, vita di tutti i giorni, illusioni e disillusioni sono stati vomitati di getto in un cd di 12 tracce, accattivante e cattivo nel suo sminuzzare melodie, nel toglierti di bocca il ritornello che stavi per cantare e reimpostare la cosa nel rock di matrice Butthole Surfers e/o Queens of the stone age, a cui si sovreppongono testi che vanno dal nichilismo ad un realismo manipolato da psicofarmaci.
C’è tutto nel disco degli Shout, tutto quello che potevate pensare fosse rimasto chiuso nei vostri anni 90 e che viene lucidato impastoiato con il senso di inquietudine del nuovo decennio.
Un disco che sembra strillare “vaffanculo voi e gli anni zero, io voglio campare, in qualche modo”.
Ci sentiamo tutti un pochino meno soli.
Davvero"
http://junkiepop.com/2009/..10/21/a-chi-servono-gli-an..ni-zero/

Per saperne di più:
http://www.42records.it/ar..tists/shout
Wednesday, October 21, 2009 

Current mood:  touched

da:  http://junkiepop.com/

A chi servono gli anni zero?

Poco più di un anno fa eravamo qui a sbracciarci e strapparci il cuore, io almeno, per il disco dei Dadamatto. Sembrava una meteora una di quelle 2-3 cose che passano ogni cinque o sei anni e rendono chiara l’idea che gli anni 90 sono stati un passaggio verso qualche cosa e non verso il nulla.
Il Teatro degli Orrori rientrano nella stessa categoria.
Gli Shout anche.
Manuale per non suicidarsi, uscito per 42records, titolo che già di suo ha una matrice quasi letteraria, quasi Wallace-iana è un piccolo e prezioso breviario di generi, un milkshake con dentro stoner, surf, pop deviato, revisionismi rock cantautorali, punk cabaret e tinteggiature noise.
Ingredienti che dietro a una dose massiccia di ascolti, studi, vita di tutti i giorni, illusioni e disillusioni sono stati vomitati di getto in un cd di 12 tracce, accattivante e cattivo nel suo sminuzzare melodie, nel toglierti di bocca il ritornello che stavi per cantare e reimpostare la cosa nel rock di matrice Butthole Surfers e/o Queens of the stone age, a cui si sovreppongono testi che vanno dal nichilismo ad un realismo manipolato da psicofarmaci.
C’è tutto nel disco degli Shout, tutto quello che potevate pensare fosse rimasto chiuso nei vostri anni 90 e che viene lucidato impastoiato con il senso di inquietudine del nuovo decennio.
Un disco che sembra strillare “vaffanculo voi e gli anni zero, io voglio campare, in qualche modo”.
Ci sentiamo tutti un pochino meno soli.
Davvero



Monday, October 12, 2009 

Current mood:  horny





Nel posto da dove arrivano gli Shout non ci sono “due discoteche” e neanche “centosei farmacie”.
Ci sono tanti bar, però. Più bar che chiese. Netta dimostrazione che se la religione è l'oppio dei popoli, l'alcool come droga è comunque preferibile: unico vero collante sociale in cittadine di provincia dove il “bicchierino” rappresenta l'alternativa al nulla.

Nel posto da dove arrivano gli Shout capita ancora di trovare chilometri di verde tra una casa e l'altra. E sempre chilometri sono quelli che bisogna percorrere se si ha voglia di parlare con qualcuno, comprare un libro, un disco, andare al cinema.

È in questo contesto, nella prima metà degli anni '90, che il gruppo comincia a suonare insieme.
Sono solo dei ragazzini, la musica per loro è quella che passa in televisione e nelle poche radio che si prendono nella zona. Ligabue, Vasco, gli 883.

Poi succede qualcosa: sugli zaini appaiono le prime citazioni di Jim Morrison.
Cobain diventa il faro da seguire. I Red Hot Chili Peppers il gruppo a cui ispirarsi.
Esplode il rock italiano, quello dei Negrita e dei Gang.
Gli Shout partono da lì e arrivano ai CCCP.
E agli Afterhours, ai Marlene Kuntz, ai Verdena.

In questo percorso cambiano faccia più volte. Assimilano quello che c'è da assimilare e subito se lo lasciano indietro.
Cominciano a comprare vinili quando il CD sembra essere l'unico supporto universale. Internet, dalle parti loro, non arriva.
E se arriva è lenta, inutile. Scaricare dischi: impossibile.

Per cui fanno da soli, tornano indietro. S'innamorano dei Velvet Underground. E poi di Dylan.  Di Johnny Cash, di Hank Williams. La psichedelia degli anni '60 e l'indie rock americano di vent'anni dopo. Tutto e il suo contrario.

Nel frattempo, suonano. In una casetta in mezzo al nulla, danno sfogo alle loro passioni e fantasie. Buttano fuori tutto quello che hanno assorbito, facendosi da soli le loro regole. Lontani dalle logiche di hype e dalle mode del momento. Mettendo in fila tutte le influenze come ingredienti di pari peso e importanza.
Nella saletta c'è anche un frigo per le bevande (rubato da un bar) e tanti dvd. Tutto fa brodo.

Non a caso, “Manuale per non suicidarsi” suona come un microfono in un frullatore dentro una stanza piena di vinili.
Il racconto in musica di una crescita. Dell'adolescenza e oltre. Cose da fare in provincia quando non sei – ancora – morto.
Bassa fedeltà, citazioni colte, serie z, chicche che “si sentono solo in cuffia”, rumori.

Gli Shout sono Strueia, Ettore, Dario e Simone.
Un magazziniere, un operaio in una fabbrica di vernici, un cameraman sotto pagato e un idraulico.
Questo è il loro primo vero disco.

“L'entusiasmo è una perdita di tempo”.
Monday, October 12, 2009 

Current mood:  relieved
Manuale Per Non Suicidarsi,il nostro primo disco,è in vendita ai nostri concerti dal 15 ottobre,mentre dal 7 Novembre sarà disponibile in tutti i negozi d'italia (isole comprese) distribuito da Halidon.
Nel frattempo,e per il tempo a venire,vi segnaliamo il nostro blog al seguente indirizzo: www.manualepernonsuicidarsi.blogspot.com
ove potrete leggere notizie più dettagliate,indiscrezioni sulle nostre vite private e,all'occorrenza,alcuni consigli buoni per rendere le vostre vite un poco più noiose!
Ringraziamo anticipatamente,vi vogliamo un mondo di bene,e vogliamo bene anche a chi non ce ne vuole,perchè siamo brutti,si,ma buoni!
Peace and Love,yo!!!


Qui sotto potete vedere la testimonianza video (a colori) della realizzazione del disco.