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Last Updated: 7/26/2009

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Sunday, March 16, 2008 

Current mood:  smitten

Mardi Gras rassegna stampa

L isola che non c era

"Silvia Olivares e Fabrizio Fontanelli, voci, chitarre acustiche e una grande passione per i Creedence Clearwater Revival; "Mardi Gra" era il titolo dell’ultimo album della band statunitense ed è divenuto il nome con cui il duo romano si è presentato al pubblico. Prima con un demo, "The Moon EP", uscito solamente a Dublino, successivamente con "Ballads", il loro ultimo lavoro, pubblicato, guarda un po’, il giorno di martedì grasso del 2001. Tre le tracce presenti, due, Ballad of Love e Beneath the Moon, sono più elettriche, in sintonia con le atmosfere fine anni Sessanta e qualche pennellata hippye, mentre Hard to Believe è una splendida ballata acustica con la voce di Silvia ’Six’ Olivares in primissimo piano a ripercorrere le strade emotive che furono di Grace Slick, Janis Joplin e altre illustri voci femminili che evocano ancora ricordi intensi. Accompagnati da un manipolo di ottimi musicisti, i due autori esprimono un folk-rock di alto livello, e sono certamente maturi e pronti alla realizzazione di un album in cui sviluppare in modo più ampio le loro indubbie capacità di creatori ed esecutori di musica".


Andrea Romeo

 

 


Il Corriere della Sera ha dedicato un articolo ai Mardi Gras e al loro mondo musicale.

Un profilo della band viene traciato nella sezione La Musica Ribelle

 A firma di Sandra Cesarale

MARDI GRAS, FOLK E DUBLINO NEL CUORE

"Da Roma la loro musica è arrivata fino a Dublino. Ma ora le canzoni dei Mardi Gras si possono ascoltare anche nelle radio americane: dalla California all’ Alaska, passando per Tennessee e Arizona. Un traguardo importante per il quartetto romano indipendente e autoprodotto che ha rubato il nome al famoso Carnevale di New Orleans, ma anche a uno degli ultimi album dei californiani Creedence Clearwater Revival. L’ accostamento, hanno spiegato, non è nato per caso. Il nome indica «gioia, esplosione di sensazioni.....come accade quando portiamo le nostre canzoni in giro». «Drops Made» è il secondo cd della band folk-rock, i brani sono scritti da Silvia «Six» Olivares (voce e chitarra acustica) e Fabrizio Fontanelli (chitarra acustica). A loro, che hanno formato la band nel 2000, si sono aggiunti Davide Iacoangeli (contrabbasso) e Alessandro Fiori (batteria). È stata la a stampa irlandese ad accorgersi per prima dei Mardi Gras. A Dublino, infatti, hanno fatto girare le loro incisioni sei anni fa. «Il nostro primo demo - hanno raccontato - ha avuto un ottima recensione su "Hot Press" che è il piu importante magazine di musica irlandese... così è nato un legame che ancora non si è interrotto. Come una volta disse Bono, "la gente irlandese e quella italiana hanno uno spirito vicino"». Nei Mardi Gras, dicono, rivive «la semplicità dei buskers dublinesi, molti dei quali sono ora artisti apprezzatissimi come the  frames, Mundy e Paddy Casey». Invece, considerano Roma «un ambiente culturalmente pigro, devi lavorare il doppio, il triplo... ma per noi questo è uno stimolo, una sfida


Fuori dal Mucchio (Gianluca Veltri)

 


(…) Dispensa confidenzialità "Conversation", presente anche in alternate version, ricerca verità nette "Untitled". "High Alive" è filologicamente luddista nella riproposizione del vinilico fruscio, mentre "The Wait", che racconta la pena di un condannato a morte, è stata eseguita a una conferenza di Amnesty International davanti a esponenti del governo americano. Gli accordi della chitarra si percepiscono senza veli – tutte le corde – come sulla spiaggia o, meglio ancora, nella stanzetta. Eterna testardaggine degli adolescenti, che rifugge da schermi e filtri come fossero il demonio. Qui si situa l’eterno dilemma: corre un capello tra sincera e spontanea freschezza da un lato, scontato e ingenuo candore dall’altra. Camminare su quel filo è affare da entusiasti equilibristi


Beat


I Mardi Gras superano a pieni voti la prova dell’album full lenght, confermando le ottime premesse del precedente ep "Ballads". La band cresciuta (non solo numericamente, con il passaggio da duo a quartetto) e si sente: oltre a passione, immediatezza acustica, calore (ai quali gi ci avevano abituati), troviamo ora una scrittura più matura e una Six ancora più convincente, come cantante e interprete. Un disco poco "italiano" e molto "americano", ma senza scivoloni di maniera. Folk rock- country da Roma, con un identità ben definita (un brano su tutti Another Day) e un occhio all’estero. Ad majora !



Rockit


Sei brani ben suonati e, soprattutto, molto ben cantati. In questo loro primo lavoro ufficiale, i Mardi Gras scelgono di proporre piccole canzoni, semplici ma efficaci; un pop acustico che vira a volte verso il country ("High Alive") o verso atmosfere dai vaghi accenti blues. Il gruppo suona in modo compatto, con un buon equilibrio tra gli strumenti e, a questo proposito, una nota di merito va assegnata alla scelta del contrabbasso, talvolta in grado di apportare da solo un valore aggiunto ai brani ("Untitled"). Six Olivares è il fulcro del lavoro, grazie ad una voce che si adatta ottimamente alle sonorità del gruppo e che a tratti ricorda quella di Alanis Morissette. Uno di questi passaggi è "Home Again", brano che, insieme a "Conversation", dimostra di avere possibilità da airplay radiofonico (...)



Rockerilla


Esordio incoraggiante per i romani Mardi Gras, guidati dal duo Silvia Olivares - Fabrizio Fontanelli, al primo album sulla lunga distanza dopo un paio di buoni ep. "Drops made" non tradisce l’evidente ispirazione folk rock e si abbevera a piene mani dalla tradizione roots: costruzioni scarne ma preziose, che giocano a fare dei brani piccoli quadretti classici e senza tempo. La tracklist, coi suoi sette brani (tra cui due differenti versioni di "Conversation"), è succinta ma abbastanza densa per poter mettere in mostra le qualità della band, per niente a disagio nel confronto coi maestri americani. Più volte l’orecchio scorge appunti spiati dal quaderno di Ani Di Franco o della Cat Power più sommessa, ma, una volta acquisita maggiore personalità, anche queste ombre sembreranno sbiadire.



Diradio


Qualcuno dice che la perfezione si nasconde sotto cose semplici in apparenza. Questa definizione potrebbe tornare utile per inquadrare il nuovo album dei Mardi Gras "drops made", insolito quartetto impreziosito nella sezione ritmica dal contrabbasso e guidato dalla voce femminile di Silvia "Six" Olivares. Dicevamo semplice, ed è così che colpisce il disco: la spina è staccata, l’atmosfera è resa unplugged anche dalla registrazione del suono quasi in presa diretta a cogliere ogni respiro di voce e strumenti. Le canzoni, di stampo folk rock, rievocano nei suoni Dylan o il Neal Young più intimista, mentre la voce di "Six" ricorda (a chi scrive) quella di Cat Power nuova stellina dell’underground. Nonostante il profilo acustico "drops mode" rilascia una notevole carica di energia positiva grazie alle melodie semplici (ancora) e immediate che si lasciano piacevolmente ascoltare senza stancare. Ottimo esempio sono per chi ascolta l’opening track "conversation" e "high alive" quasi una ballad folk country, a ruota completano egregiamente l’album "untitled", "home again", "the wait" e "another day". Sicuramente un disco da esportazione ma che farà felici anche molti italiani attenti a quello che la musica nostrana propone in parallelo al mainstream.

Per Diradio: Davide Delfino




Lost Highways


Le corde accarezzate di una chitarra e una voce di lino annunciano ed occasionano un’ex-stasi da vivere attraverso la bellezza, un uscire da sé assaporando il traboccare di un sentire altro, il dilagare di emozioni e sensazioni che aprono spazi con il loro scorrere. Sette gocce, sette perle di cristallo liquido, sette passi attraverso l’aria e gli umori che custodisce. Lasciar fluire questa materia fatta di incanto significa mettersi in viaggio, anche rimanendo in un abbraccio di lana con le mani scaldate da una tazza di cioccolato fumante, significa velare con le palpebre le pupille perché sentano invece di vedere, significa avvertire, ovunque si sia, il bacio del vento sui capelli e le gote, il suo soffio sulla nuca e tra le dita. Nessuna delle sette gocce scivola sulla pelle, la accarezzano ignorando la fretta… una per una penetrano con dolcezza e decisione raggiungendo l’anima. I vapori di queste gemme d’acqua seducono la mente e avviluppano i sensi per trascinare in un altrove, davanti ad un mare inquieto a lasciarsi soggiogare dalla brezza, in una via ad intrecciare i propri passi con la danza delle foglie, a raccogliere con gli occhi i colori del cielo e i raggi più tiepidi del sole quando lentamente muore col giorno. La poesia rapisce per condurre lì dove c’è una deiscenza della bellezza da cogliere ed accogliere, cosicché lo sguardo non veda più come un’antinomia il rapportarsi di gioie limpide e densi dolori, ma scorga solo la luce irradiata da ogni sensazione, dalla sua essenza pulsante, comprendendo in una nota o in una parola quanto l’importante sia assaporare, vivere, aprirsi e mantenersi aperti.(...)



Doremilla


Sotto le nostre"sgrinfie di recensori" passano tonnellate di lavori musicali pregni di suoni, titubanze, speranze e strafottenze che oramai fanno parte del nostro die, quasi una felice dipendenza all’ascolto degli inascoltati, un meccanismo cirquitale Kantiano dove troviamo di tutto e di più. Talvolta lo stoppiamo volontariamente, ma spesso questo meccanismo si inceppa da solo perché tra i suoi ingranaggi è incappato un piccolo diamante grezzo senza prezzo. Loro sono i Mardi Gras, vengono da Roma e il diamante in questione è l’album Drops Made, sette tracce di lussuria d’anima, un sofisticato semplice di ballads southernfolk che sanno di America di provincia, di crusca e tramonti, di sogni e strade blù dello Utah. Sette tracce che ti fanno prendere la faccia a schiaffi, perché non si puo credere che sia un lavoro italiano emergente, e che tanta grazia professionale sia sciupata a randagiare nelle astanterie dello show biz. Un capolavoro di poche note e tanta bellezza, come quello dei grandi che hanno graffittato di poesia sonora le notti a stelle e strisce "dell’altramerica". Il film L’Attimo Fuggente ci insegna che solo nei sogni l’uomo è veramente libero, e allora sogniamo a capofitto con Coversation, Untitled e la fatica tremenda a legare la propria anima al corpo per evitare che prenda il via su una Ruote qualsiasi si sente subito, e mulinellano nell’aria le essenze di Neil Young, Fiona Apple che si spandono su lands sterminate che grazie alla superlativa voce di Silvia Six Olivares sembra di toccarle con mano. Con due acustiche, una lap steel, un contrabbasso e una batteria si può creare musica alla grande, ma un viaggio a ritroso nel magnifico mondo del softcountry questo non lo ci si aspetta mai. Home Again, High Alive, The Wait e Another Day sono ballate spennate, slow di agrodolce tristezza e riscatto, che prendono per mano chi ascolta e lo accompagnano in un mondo spesso ovattato dove tutti i nostri sensi umani toccano la dolcezza, il delirio inconsapevole della ingenuità e quella svenevole sensazione di prodotto sonoro pulito, bio-sonico in contatto diretto con Nashville e il cuore. Una band i Mardi Gras e una voce quella di Silvia che nell’insieme hanno creato una porzione di opera d’arte , ma se lo dico ad alta voce qualcuno mi prenderà in giro: non ha capito. E non glielo posso spiegare. Almeno non con le parole. Per questo vi invito ad ascoltare questo ottimissimo album che con il reprise finale di Conversation (alternate version) vi sussurra di andare a viaggiare con loro, con il loro modo di intendere la musica fatta di rarefattezze degne di Beth Gibbons dei Portishead, Victoria Williams, Ricky Lee Jones e quel pizzichino di Bonnie Raitt che non sguasta affatto. Se guardate in fondo, bene in fondo, nelle canzoni dei Mardi Gras, vi accorgerete che laggiù c’è un mondo pieno di luce soffusa, infinita e soul, dove ancora potreste specchiarvi. Vi sembrerà di stare intorno ad un falò acceso, in cerchio a guardare le stelle mentre ascoltate, e non vi fate prendere dai sobbalzi quando potreste intravedere nel nulla il sorriso sarcastico di Janis Joplin. Drops Made, un album sul quale avrei dovuto usare la classica mannaia asettica da recensore, ma i diamanti grezzi non si possono scalfire minimamente.

Massimo Sannella

 

Recensioni Hot Press dublino

"Mardi Gras are doing some interesting things, and seem to have the work ethic any band needs to succed. They dont mention any specific Irish dates, but from the sound of this demo they would be worth the bus fare into town - if not quite the plane fare to Rome."

DEBBIE SHKOW

 

 

"You may have caught up with Mardi Gras from Italy when they joined The Frames for the Burn the maps tour. They re a tasty acoustic act. with guitars, drums and an intriguing vocalist in Silvia Olivares. "Conversation" opens on the "Knockin on Heaven’s Door" riff, with Olivares quirky pronunciation adding to its charm. It’s underpinned with a cute organ, but it drags a bit. The acoustic bass is the most attractive aspect of "Untitled". "Home Again" is another introspective song that benefits from the space they give the melody, and it has a nice open country feel. Good stuff that repays a little patience"

JACKIE HAYDEN