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Dalle facoltà in rivolta Non pagheremo la vostra crisi!

No Gelmini Bologna



Last Updated: 11/25/2008

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State: Bologna
Country: IT
Signup Date: 10/15/2008

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November 18, 2008 - Tuesday 

L'onda va avanti e non si ferma! Inonda strade, piazze, assemblee, costruisce nuovi linguaggi, apre spazi di discussione, pratica l'autorganizzazione come forma di agire politico.

Noi donne in onda della Sapienza vogliamo portare avanti sia un'analisi politica, sia nuove pratiche di movimento che aprano spazi per tutte e tutti.

La mobilitazione, partita dalla battaglia contro i decreti 133 e 137, ha allargato il suo campo d'azione e di rivendicazione. A partire dalle scuole primarie l'onda è dilagata nelle scuole e nelle università ponendo al centro la questione dell'autonomia economica, politica, esistenziale.

L'onda anomala vede il protagonismo delle donne nel movimento. Sono state le donne ad accendere la protesta: sono state le maestre e le mamme che hanno contestato il decreto Gelmini non solo per tagli consistenti ai posti di lavoro, ma anche per quelli alle ore di scuola. Con la riduzione del tempo- scuola da 40 a 24 ore, l'attacco al progetto educativo diviene complessivo. Il tempo pieno, infatti, rappresenta un modello educativo in cui la madre da un lato non è l'unica referente della formazione e della educazione affettiva, e dall'altro permette l'espressione di un'autonomia attraverso la liberazione di tempi di vita.

La precarietà estende l'assenza di garanzie e la discontinuità di reddito a tutte le figure lavorative.

Le conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno nelle università, dove il lavoro è spesso gratuito, sotto forma di stages e tirocini, o semi-gratuito con le docenze a contratto, peraltro regolate da criteri di reclutamento arbitrari. Arbitrarietà che per le donne aggiunge l'aggravante di venire discriminate per il fatto stesso di essere donne. La maternità (o la sua potenzialità) diventa un motore di espulsione dal lavoro, incidendo negativamente sulle assunzioni e le stabilizzazioni. Se in Italia la percentuale delle donne laureate è il 55% del totale, quella delle ricercatrici scende al 29%.

L'accesso delle donne al mondo del lavoro è ormai riconosciuto come condizione diffusa (anche se in Italia limitata, abbiamo infatti uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa), ma con le attuali politiche assisteremo ad una trasformazione dei tempi di vita delle donne. Prendiamo ad esempio tutti quei casi in cui le donne, pur di non perdere il loro lavoro precario, si trovano a dover scaricare il lavoro di cura su altre donne: le nonne o le migranti e le giovani precarie a cui consegneranno parte o tutto il loro stipendio.

Il corpo delle donne viene attraversato da linee di potere specifiche e il conflitto di genere vive nelle nostre relazioni, come vediamo nel mondo delle università, della ricerca e del lavoro.

Non crediamo che il sapere sia neutro, non crediamo alla parità tra i generi quando proprio nell'università è evidente come nella gerarchia di potere le donne non arrivino quasi mai ai vertici della piramide, basta vedere il numero bassissimo di docenti ordinarie.

C'è una cecità di genere e noi siamo intenzionate a vederci chiaro. Dobbiamo e vogliamo mettere in gioco i nostri desideri e le nostre rivendicazioni. Riteniamo che, dentro l'università, esista una completa assenza di dibattito e di studi che affrontino le tematiche di genere, proprio per questo pensiamo che la didattica ufficiale debba affrontare tali questioni, attraverso la partecipazione diretta delle studentesse e delle ricercatrici; così come al contempo rivendichiamo la necessità di costruire momenti di autoformazione, attraverso cui costituire saperi differenti.

Il corpo delle donne continua ad essere il veicolo di politiche securitarie, approvate a colpi di decreti, come il pacchetto sicurezza che individua nell'immigrato l'unico colpevole delle violenze, o come il D.d.L. Carfagna che, criminalizzando le prostitute, controlla e gestisce i comportamenti e i modi di esistenza di tutte le donne. La presunta vulnerabilità delle donne diventa un espediente per giustificare tutte le misure di controllo, dalla militarizzazione delle strade alla criminalizzazione dei migranti.

Vogliamo un welfare che consenta l'indipendenza delle donne.

Vogliamo un consultorio in tutte le scuole e le università, così come un'educazione che parli di sessualità sin dalle scuole elementari.

Non vogliamo pagare noi la crisi, non vogliamo rispondere all'appello al sacrificio, non vogliamo delegare a nessuno le decisioni sul nostro presente e sul nostro futuro, non vogliamo subire un controllo sempre più pervasivo.

Riteniamo fondamentale portare questo dibattito nelle università in mobilitazione, farlo vivere nella proposta di autoriforma e declinarlo nelle rivendicazioni del movimento .

Il 22 novembre, alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, vogliamo costruire uno spezzone nazionale come studentesse, ricercatrici e dottorande che porti la forza e la determinazione dell'onda.

Non sarà un punto di arrivo, ma un momento di denuncia e di reazione sulla violenza contro le donne.

Saremo onda ancora una volta: riprenderemo i nostri spazi invaderemo e bloccheremo la città .

Perché non saranno i nostri corpi né i nostri desideri a pagare la crisi!

Donne in onda della Sapienza in mobilitazione

November 18, 2008 - Tuesday 
La notte tra il 14 e il 15 Novembre p.za della Mercanzia è stata scena di
un’aggressione squadristica da parte di 10 persone riconducibili
all’ambiente Hammerskin di Forza Nuova.
Due ragazzi “colpevoli” di essere stati riconosciuti come
“compagni”,
venivano aggrediti con calci e pugni, riportando gravi ferite, delle quali
i 25
giorni di prognosi riservata a uno dei due rendono in parte conto.
 Esprimiamo
la nostra solidarietà e vicinanza agli aggrediti e ai loro cari.
 
Questa aggressione è l’ennesima testimonianza della necessità di
moltiplicare le pratiche e i momenti di antifascismo a Bologna. Crediamo
che sia
necessario dare una risposta politica e sociale a questa aggressione
gravissima,
una risposta che parte dai valori condivisi di antifascismo, lotta
quotidiana
alle ingiustizie sociali, opposizione incondizionata a ogni forma di
pensiero
autoritario: razzismo, sessismo, antisemitismo, omofobia, lesbofobia,
transfobia. Una risposta che trae da queste un senso comune che ci porta ad
esprimerci, a scendere in piazza con un comune intento di affermare, con le
parole e con i fatti, che Bologna è Antifascista e lo rimarrà.
 
Ci troviamo ad agire nell’emergenza, all’indomani di un aggressione
fascista, gravissima ed in pieno centro, e che in questo momento è
fondamentale
trovare la condizione perché il movimento antifascista dia una risposta
forte
ed unita alla presenza e all’attività dei gruppi dell’estrema destra
nella
nostra città.
 
Proponiamo di costruire insieme un’assemblea cittadina pubblica in questa
settimana, per costuire un momento di visibilità comune il prima
possibile.
 
Troviamo un momento di confronto e propositività diretta per combattere il
fascismo!
In ogni forma, in ogni luogo, in ogni momento!
 
R..esistenze Antifasciste

November 18, 2008 - Tuesday 



Siamo gli studenti e le studentesse, i ricercatori e le ricercatrici,
i docenti e le docenti di Madrid, Copenhagen, Amsterdam, Berlino,
Parigi, Londra, Lione, Bruxelles, Barcellona, Lisbona, Granada, Murcia,
Siviglia, Valencia, Stoccarda, Istanbul, Aarhus... Siamo quegli italiani
all'estero per studio o per lavoro, che non hanno saputo resistere al
richiamo di un'Italia in mobilitazione da due mesi, e in poco tempo e
con poche risorse hanno dato vita a presidi, cortei e azioni di ogni tipo
negli ultimi giorni e particolarmente il 14 Novembre.

Ci siamo riunit* sotto la pioggia e sotto il sole, davanti ad ambasciate,
consolati ed istituti di cultura, abbiamo scritto volantini in un sacco
di lingue diverse, e scandito slogan sempre con lo stesso accento.

Essere lontano da Roma e dall'Italia mentre tutto questo succede ci riempie
di invidia e di orgoglio, ma ci permette anche di vedere quello che accade
sotto una prospettiva diversa.
Essere all'estero ci ha permesso infatti di vedere come il resto d'Europa
viva la grande Onda italiana.
Interesse, solidarietà e supporto sono forti, importanti, ma non gli unici
sentimenti che abbiamo raccolto durante queste giornate.
Ciò che ci ha fatto riflettere prima, e sperare poi, è che ciò che accade
in Italia sia visto ovunque come una lotta continentale. Se la Gelmini è
una disgrazia italiana, il trend che essa rappresenta è un problema comune a molti.
Per decenni, in Italia e in tutta Europa abbiamo visto governi di ogni colore
tagliare sul sociale, provatizzare servizi e beni comuni, come risposta ad ogni crisi,
come benzina per ogni futuro fantomatico sviluppo.
Ciò che prima veniva fatto in nome della grande dottrina neoliberista, è invece ora
soluzione ai problemi creati da quella stessa dottrina.

"Non pagheremo noi la vostra crisi" è uno slogan che ha unificato questo sentimeno,
comune in tutta Europa. Ovunque, presto o tardi, la crisi finanziaria colpirà, e ovunque
ci sarà da difendere ciò che ci vorranno togliere, e chiedere di più.

Gli studenti e le studentesse di mezza Europa seguono oggi le vicende italiane,
chiedendoci di non fermarci, di arrivare fino in fondo, di dimostrare che ce la si può fare.
E questo è quello che chiediamo anche noi, dall'estero, ai compagni e alle compagne d'Onda in Italia.

Tanta è la paura che la situazione si normalizzi, che col tempo si ritorni in classe,
che a colpi di piccole ed insignificanti concessioni del Ministro, pezzi di questo
meraviglioso movimento si sfilino, e che, come altre volte, ciò che sembrava poter cambiare tutto,
finisca col cambiare molto poco.
Nel 2005, dopo il fantastico corteo del 25 Ottobre, l'assemblea della Sapienza fu un rompete le righe.
Ci si disse che non lo era, ma crediamo tutti si ricordi come, a parte pochi eventi, quella data fu
l'inizio della fine di quel movimento.

Oggi non può andare così. Troppo grande la posta in gioco, troppa la gente coinvolta, troppo grave
sarebbe la sconfitta.
Abbiamo bisogno di un'università e di una scuola diversa, dove la ricerca sia libera e liberi
dalla precarietà i ricercatori, dove gli studenti non siano clienti del grande mercato della
conoscenza, ma soggetti attivi nella produzione di sapere. Un sapere riconosciuto come bene collettivo,
pubblico e pertanto di tutt* e da tutt* creato. Abbiamo bisogno di autoriformare l' università.
Abbiamo cominciato ad autoriformare l'università.

Abbiamo bisogno di una moltitudine di cospiratori che riparta da Roma e dalle assemblee della Sapienza
per invadere il paese, decise e decisi ad arrivare fino in fondo. Fino alla fine. Fino alla vittoria.

Noi saremo qui, spars* per l'Europa, pront* a scendere in piazza con voi.

E, statene cert*, sarà una mareggiata che li seppellirà!

European Anomalous Wave
onde di:

Copenhagen
Parigi
Bruxelles
Madrid
Amsterdam
Londra
Barcellona
Berlino
Lione
Baden-Wuttemberg
Siviglia
Aarhus
Murcia
Utrecht
Almerìa
Granada

Mariangela Casalucci - Comitato ScuolAperta di Atene contro la controriforma Gelmini
Ateneu Candela - Barcellona
Colletivo Exit - Barcellona
November 16, 2008 - Sunday 


Una marea gioiosa epropositiva ha invaso la cittá universitaria de

LaSapienza: due giorniintensi di assemblee, workshop e musica in cui le
diverse figure dellaformazione hanno continuato a dare corpo a
quell'incredibile momentocostituente che è l'autoriforma dell'Universitá.
L'autoriforma comeprocesso che già vive nelle pratiche del movimento,
come passaggio diconsolidamento delle forme di autorganizzazione e
rilancio deglielementi del conflitto. Migliaia di studenti, dottorandi e
ricercatorihanno discusso nei workshop tematici riguardanti la
didattica, ilwelfare e il rapporto tra formazione e lavoro. Centinaia di
interventi da tutti gli atenei italiani in mobilitazioneche hanno avuto la
capacitá di tradurre l'autoriforma in concretielementi di programma e di
agenda politica: proposte per continuare acostruire un'universitá autonoma,
nuove pratiche di conflittoattraverso cui costituire delle vertenze diffuse, la
partecipazioneallo sciopero del 12 dicembre ed il lancio delle
mobilitazioni diffuseper il 28 novembre. L'assemblea plenaria di domenica
 è stata partecipata da migliaia dipersone, centinaia di interventi che hanno
continuato a connettere lelotte tra universitá, scuole e studenti medi, tra
l'onda anomala e laeuropean anomalous wave che in questi giorni ha
diffuso la potenzadell'onda in tutta Europa (Barcellona, Copenhagen, Parigi,
Lione,Londra, Madrid, Bruxelles, Lisbona, Amsterdam, Berlino,
Valencia,Aarhus, Tubinga, Istanbul). Non solo non pagheremo la vostra
crisi, ma abbiamo anche la forza dicostruire uno spazio forte e aperto, di
dare vita ad un processocostituente per riprenderci il nostro futuro...e questo
è solo l'inizio! 

  •  15/11/08 - INTRODUZIONE ASSEMBLEA PLENARIA (Leggi)
  •  15/11/08 - Report WorkShop Didattica [Leggi]
  •  15/11/08 - Report WorkShop Welfare [Leggi]
  •  15/11/08 - Report WorkShop Ricerca [Leggi]
[FOTO: Migliaia di studenti invadono la Sapienza]
November 13, 2008 - Thursday 
Copenhagen
Gathering in front of the residence of the Italian ambassador
Fredericiagade 2, next to Amalienborg, KBH K
Nov 14th , h. 12.00 – 14.30
tlf. Tado: 0045 26682617
mail to: nogelminicph@gmail.com
mailing list: nogelminicph@googlegroups.com

Paris
Gathering in front of the Italian Consulate
Boulevard Emile Augier, 5
75010 Parigi
Nov 14th ,h. 10.00 – 15.00
tlf Salvo: 0033 670937032
mailing list: ondanomalaparigi@googlegroups.com

Lyon
Gathering in front of the Italian Consulate
Rue du Commandant Faurax, 5
69425 Lyon Cedex 06
Nov 14th , h. 12.00
mail to: davidelupi@virgilio.it

London
Gathering in front of the residence of the Italian ambassador
14, Three Kings Yard
London W1K 4EH
from there, demo till LSE and free lecture about Universities in
Europe
Nov 14th, h. 10.00
tlf: 0044 07531933006
mail to: ukanomalouswave@hotmail.co.uk

Madrid
Gathering at the Institute for Italian Culture
Plaza de la Villa
Nov 14th, h. 12.00
mail to: simo8711@hotmail.it

Brussels
Gathering in front of the Italian Embassy
28, Rue Emile Claus, 1050 Ixelles
(tram stop: Legrand)
Nov 14th, h. 15.00
tlf: Antonio 0032 488263069 / Gaia 0032 488578419
mail to: antuida@gmail.com / gaiacalligaris@libero.it

Lisbon
Gathering in front of the Italian Embassy
Largo Conde Pombeiro, 6
1150 – 100 Lisbon
tlf: Virginia 0035 1962215043

Amsterdam
Gathering in front of the Italian Consulate
Vijzelstraat, 79
Nov 14th, h. 10.00
mail to: amsterdam.anomalouswave@autistici.org

Berlin
Gathering in front of the Italian Embassy
Brandeburger Tor
Pariser Platz
Nov 14th, h. 13.00
mail to: manuela.gmm@gmail.com

Barcelona
Gathering @ La Pedrera
Nov 14th, h. 11.45

Valencia
Gathering in front of the Italian Consulate
Avda. Del Puerto,1 Entlo.2
Nov 14th, h. 10.00
mail to: davalenciacontrola133@gmail.com
forum: www.davalenciacontrola133.forumup.it

Aarhus
Critical Mass from the main station to the Italian Consulate
Nov 14th, h. 14.00
mail to: lauraespo@hotmail.it

Tubingen
Gathering @ Wilhelm Strasse
Nov 14th, h. 10.00
mail to: eudigio@hotmail.com

Istanbul
Gathering in front of the Italian Consulate
Tom Tom Kaptan Sokak
Nov 14th, h 10.30
mail to: caterina.larosa@studio.unibo.it
November 10, 2008 - Monday 
Dentro l'onda anomala: un libro collettivo su conflitti e istituzioni autonome contro il mercato del sapere
LA CRISI DELL'UNIVERSITA'
Tra mercato del sapere, istituzioni del comune e autoformazione

BOLOGNA- lunedi 10 novembre
ore 18 aula 3,
lettere e filosofia, facoltà ribelle
via zamboni 38

interverranno al dibattito:

Andrea Ghelfi (edu-factory )
Gigi Roggero (edu-factory)
Marco Bascetta (manifestolibri)
 
studenti, dottorandi, ricercatori e docenti sono invitati a partecipare
ONDA ANOMALA - facoltà ribelli

L'università globale è un libro unico e indispensabile per comprendere le trasformazioni e le tendenze del sistema universitario a livello mondiale. Il testo raccoglie i materiali della lista edufactory, progetto di discussione che da due anni vede impegnati collettivi, attivisti e diversi dei più importanti studiosi dell'istruzione superiore sul piano globale. Dall'Italia agli Stati Uniti, dall'Argentina alla Francia, dall'Australia all'India, dal Sudafrica alla Cina, i vari contributi documentano e analizzano i conflitti sulla produzione dei saperi, i processi di precarizzazione e gerarchizzazione nel mercato della formazione, le sperimentali organizzazioni di università autonome. Nella ricchezza della discussione di edu-factory, emergono temi di straordinaria attualità per il dibattito teorico e politico contemporaneo: il mercato del lavoro globale e i mutamenti della composizione sociale, le forme della governance e le teorie della rete, il capitalismo cognitivo e la produzione del comune. Il piano di analisi compiutamente transnazionale, certamente inedito, rende possibile anche la comprensione dei processi di riforma e delle lotte che attraversano e hanno mutato l'università in Italia e in Europa.

contributi di: Andrew Ross, Amit Basole, Aihwa Ong, Sunil Sahasrabudhey, Nirmal Puwar, Sanjay Sharma, Randy Martin, Franco Barchiesi, Toby Miller, Xiang Biao, Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Jeffrey Williams, Marc Bousquet, Dionisis, Counter Cartographies Collective, Eileen Schell, Carlo Vercellone, George Caffentzis, Silvia Federici, Naoki Sakai, Jon Solomon, Ned Rossiter, Stefano Harney, Fred Moten, Jason Read, James Arvanitakis, Erik Forman, Universidad Experimental, Vidya Ashram, Wang Hui, Ranabir Samaddar, Stanley Aronowitz, Chandra Talpade Mohanty, Toni Negri, Judith Revel.

Il collettivo edu-factory nasce all'interno delle esperienze della Rete per l'autoformazione di Roma, dell'atelier occupato Esc (www.escatelier.net) e del Network delle facoltà ribelli Uniriot (www.uniriot.org). Ne fanno parte Marco Baravalle, Claudia Bernardi, Simone Capra, Anna Curcio, Alberto De Nicola, Paolo Do, Ludovica Fales, Gabriela Garcia, Andrea Ghelfi, Camillo Imperore, Federico Marini, Miguel Mellino, Brett Neilson, Gigi Roggero, Davide Sacco.

November 7, 2008 - Friday 
"Le nostre onde seguono la stessa rotta". No Tav e No Dal Molin
scrivono al movimento No Gelmini
 
 «Le nostre onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la
 difesa dei beni comuni, della partecipazione e della democrazia»: si
 conclude con queste parole la lettera aperta indirizzata agli studenti,
 ai precari, agli insegnanti, ai genitori impegnati nella difesa della
 scuola e dell'università. Le firme in calce sono quelle dei comitati No
 Tav della Val di Susa e del Presidio Permanente No Dal Molin di Vicenza.
 «Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione -- si legge nella nota --
 significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e
 indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane» perché, scrivono
 valsusini e vicentini, «nella nostra mobilitazione abbiamo conosciuto
 l'uso distorto delle informazioni e delle conoscenze; ci vorrebbero
 disinformati e ignoranti per imporci scelte devastanti a nostra insaputa».
 
 Presidio Permanente, Vicenza, 6 november 2008
 
 *Lettera aperta agli studenti, ai precari, agli insegnanti, ai genitori
 impegnati nella difesa di un bene comune: la scuola e l'università*
 
 Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Abbiamo
 incrociato i vostri sguardi e abbiamo ritrovato la nostra
 determinazione: quella di chi non cerca un privilegio ma con il proprio
 impegno difende l'oggi di se stesso e il domani di tanti altri.
 Siamo donne e uomini di Vicenza, della Val di Susa e di tante altre
 realtà riunite nel Patto di Mutuo Soccorso mobilitate in maniera
 permanente per difendere la nostra terra e la nostra acqua, le nostre
 città, le nostre valli e il nostro futuro: che si tratti di nuove basi
 militari, di nuove linee ad alta velocità, di nuove discariche e nuovi
 inceneritori, di sorgenti svendute al miglior offerente o di quant'altro
 poco cambia: beni comuni sottratti alla collettività, spazi di
 democrazia cancellati.
 In questi anni abbiamo imparato a guardarci intorno, a conoscere e
 interrogare. Vogliamo capire e imparare, costruire e creare. Come voi ci
 riuniamo in assemblea. Come voi cerchiamo di valorizzare la nostra
 creatività e la nostra diversità. Come voi difendiamo beni comuni che i
 governi vorrebbero sottrarci: l'accesso ai saperi per regalarlo ai
 profitti dei privati, il territorio per svenderlo ai militari
 statunitensi o al partito del tondino e del cemento, l'acqua per
 consentire nuovi enormi profitti alle grandi multinazionali. Come voi
 puntiamo sulla forza della ragione e della verità e pratichiamo metodi
 di lotta pacifici.
 Nella nostra mobilitazione abbiamo conosciuto l'utilizzo distorto delle
 informazioni e delle conoscenze; ci vorrebbero disinformati e ignoranti
 per imporci scelte devastanti a nostra insaputa. Difendere l'accesso ai
 saperi e l'istruzione, allora, significa difendere la possibilità di
 ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni
 quotidiane ai danni delle donne e degli uomini che vivono le nostre
 città, le nostre campagne, le nostre valli e le nostre montagne.
 Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città e come
 un'onda travolgere silenzi compiacenti e sguardi indifferenti. La vostra
 onda incrocia le nostre onde, le risorse che vogliono sottrarre alla
 scuola e all'università vorrebbero utilizzarle per nuove devastanti
 grandi opere inutili e dannose; difendere la scuola pubblica da questo
 ennesimo tentativo di scippo è il vostro e anche il nostro obiettivo, la
 vostra resistenza rafforza le nostre resistenze e viceversa. Le nostre
 onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la difesa dei beni
 comuni, della partecipazione e della democrazia.
 Il futuro è nelle nostre mani.
 
 6 Novembre 2008
 /Presidio permanente No Dal Molin
 NOTAV Val di Susa
 
 http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-nostre-onde-seguono-la-stessa-rotta-no-tav-e-no-dal-molin-scrivono-al-movimento-no-gelmini/
 /

November 4, 2008 - Tuesday 

A PROPOSITO DELL'ONDA
METTI UNA SERA IN UNIVERSITÀ COI WU MING

[WM2:] Dieci giorni fa abbiamo ricevuto una e-mail da Mariastella Tremonti.
Si trattava di un invito, da parte del laboratorio di autoformazione nato all'interno dell'Università di Bologna, occupata contro il decreto Gelmini.

Volevamo invitarvi qui a Lettere perché ci piacerebbe discutere con voi di saperi -nel senso più ampio e plurale del termine- come potenza conflittuale, e delle forme di lotta con cui metterli in campo nell'era della produzione "cognitiva".
Sappiamo che per una precisa scelta non parlate a Bologna da anni, siamo un po' presuntuosi e speriamo di indurvi a fare un'eccezione...per noi sarebbe veramente molto molto importante avere questa opportunità.

In realtà, era da qualche giorno che la cercavamo noi, un'opportunità del genere. Come cittadini e padri di bimbi e bimbe iscritti alle scuole materne, avevamo partecipato a feste, assemblee, notti bianche, fiaccolate... Quel che ancora ci mancava era il tempo e il luogo giusto per intervenire anche come narratori, per raccontare storie che non calassero dall'alto belle e finite, come proclami, ma pronte piuttosto a farsi levigare e trasportare dall'Onda, come un messaggio in bottiglia.
Al telefono, in fase di accordo, è venuta fuori la parola seminario, un termine che nella mia esperienza universitaria significa "lezione più ristretta", approfondimento, discussione. Quando frequentavo Filosofia, i seminari erano percorsi a latere, di approfondimento, spesso tenuti da uno studente a turno che si preparava su un tema e poi lo presentava agli altri per discuterne insieme. Al seminario c'era sempre meno gente che a lezione. Siccome anche Wu Ming 4 ha fatto Filosofia, ci siamo detti, benissimo, ci saranno una cinquantina di studenti, noi ci prepariamo un'introduzione breve e poi sentiamo cos'hanno da chiederci, cosa gli interessa davvero.
Fatto sta che il giorno prima, sull'edizione locale di Repubblica, esce la solita immagine con i cinque ballerini senza volto e un trafiletto che parla di "lezione inaugurale", "Aula 3", "capitale cognitivo". Mi telefona Wu Ming 4 e mi dice che a occhio e croce bisognerà prepararsi qualcosina in più di una semplice introduzione. Va bene, dico, ce l'ho. Ho appena finito di scrivere una cosa sul ruolo delle storie nella società dell'informazione, posso farmi una scaletta e usarla, così vedo anche se funziona o se sono boiate incomprensibili. Poi però una storia bisognerebbe raccontarla davvero. E come per magia, il mio socio ha proprio quel che fa al caso nostro. Una storia su Tolkien, l'orgoglio e la battaglia di Maldon tra anglosassoni e vichinghi.
E così siamo andati. I nostri ospiti ci hanno accolto con i cartelli "Mariastella Tremonti" appesi al collo e ci hanno portati in aula. Gradinate piene, scale piene, un muro di gente fino al soffitto.
Siamo entrati alle nove e mezza, siamo usciti ben oltre mezzanotte e in quelle tre ore fitte ci sono state una ventina di domande illuminanti - su Jenkins, su Obama, sugli eroi, sulla Storia - e un solo intervento fluviale, di quelli che non afferri il punto perché non c'è nessun punto, solo alcol. Però la gente applaudiva lo stesso a ogni frase e io mi sono sentito un cretino sottosviluppato che non riesce a comprendere concetti altissimi.
Solo alla fine mi hanno spiegato che gli applausi erano tattici, nella speranza che il tipo, soddisfatto, la piantasse di parlare.
Per questo, e per molto altro, la serata all'Aula 3 è una di quelle che non potrò dimenticare.
November 4, 2008 - Tuesday 

Il Consiglio della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna nella seduta del 29/10/2008 ha approvato il seguente comunicato che sintetizza il dibattito svoltosi nella Facoltà sull’attuale situazione politica concernente il sistema dell’istruzione e della formazione in Italia.

Il comunicato e altre mozioni più approfondite, disponibili sul banchetto informativo, sono state approvate all’unanimità con una sola astensione.

Il comunicato si articola in tre punti:

1. La Legge 133, il DM 137, tradotto in legge il 29/10/2008, la mozione della Lega sulle “classi ponte” fanno parte di un insieme di provvedimenti destinati a modificare in profondità il sistema scolastico e della formazione in Italia. Infatti, si tratta di provvedimenti che, sebbene presentati in una logica di razionalizzazione e di riduzione degli sprechi, di fatto tagliano drasticamente le risorse di tutto il sistema pubblico dell’istruzione nazionale modificandone radicalmente il modello educativo. Verranno limitate le opportunità di tutti i cittadini di poter usufruire di una scuola e di una Università pubbliche di valore, competitive nel contesto internazionale, capaci di garantire a tutti il pieno sviluppo delle proprie potenzialità superando le barriere legate alle differenze culturali, economiche, linguistiche, di genere.

La vera disinformazione deriva da chi sostiene di non aver toccato l’Università e di star costruendo un sistema formativo più efficiente in tutte le sue articolazioni laddove i provvedimenti già adottati mettono in ginocchio tutte le istituzioni scolastiche ed universitarie sottraendo risorse economiche ed umane ad un settore nevralgico per ogni società che in Italia è già fortemente sottofinanziato rispetto a quello degli altri paesi.

È con sdegno che abbiamo assistito in queste settimane a messaggi giornalistici e televisivi non solo unilaterali ma anche grossolanamente bugiardi in quanto basati sulla voluta alterazione dei dati.

2. Per quanto riguarda l’Università, la legge 133 mette a rischio la tenuta stessa del sistema universitario. I tagli del 10% sul trasferimento statale alle Università a partire dal 2010 indeboliranno irrimediabilmente la ricerca e la formazione universitaria pubblica italiana, unica, in una società democratica, a poter garantire al Paese uno sviluppo socio-culturale ed economico all'altezza degli standard internazionali. Il turn over bloccato al 20% (una assunzione per ogni 5 professori che vanno in pensione) è un taglio indiscriminato con conseguente penalizzazione delle prospettive occupazionali per i giovani ricercatori precari.  La possibilità di trasformazione delle Università statali in Fondazioni private, estranee al controllo del sistema pubblico nazionale di formazione e con forte orientamento alle logiche di mercato, porterebbe ad una istruzione superiore di nicchia, accessibile solo a quegli studenti che possono economicamente “permettersi” di accedere agli studi universitari.

3. Per quanto riguarda il sistema scolastico, l’insieme dei provvedimenti già adottati o in via di adozione, prefigura una realtà educativa totalmente in contraddizione con il ruolo che la costituzione assegna alla scuola. Una realtà in cui tornano a prevalere in modo unico e preponderante le logiche della selezione contro quelle della promozione culturale di tutti i cittadini. Una realtà in cui si riafferma un pensiero dominante, svalutante nei confronti di ogni differenza di cultura, ceto, religione, lingua. La scuola prevista dal governo penalizza le famiglie, prima di tutto le donne nella loro funzione di lavoratrici  e rovescia sui cittadini, in particolare su quelli più deboli, la responsabilità dell’insuccesso, del disagio, trasformando la diversità in condanna e negandone la valorizzazione come risorsa. Mortifica la professionalità dell’insegnante interpretandolo solo come custode  e ripetitore di cultura consolidata e impedendogli di essere costruttore di conoscenze assieme agli studenti.

La scuola prevista dal Governo prefigura una società in cui purtroppo ci sarà veramente più bisogno di carabinieri e carceri che non di insegnanti, bidelli e scuole.

November 2, 2008 - Sunday 

ROMA - Il sito internet del ministro dell'Economia Giulio Tremonti è stato hackerato dagli studenti che protestano contro la riforma Gelmini. Accedendo alla homepage del sito appare una schermata nera dove si legge: Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo i loro siti. In calce la firma: ondanomala, 01.11.2008. E sotto ancora: non ci fermerete.
(2 novembre 2008)