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Enrico Rebora


Last Updated: 11/26/2009

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Wednesday, December 16, 2009 
La vanità è così ancorata nel cuore dell'uomo, che un soldato, un garzone, un cuciniere, un facchino, si vanta e vuole avere i suoi ammiratori; e i filosofi anche loro ne vogliono; e quelli che scrivono contro la gloria, vogliono aver la gloria di aver scritto bene; e coloro che leggono i loro scritti, vogliono aver la gloria di averli letti; ed io che scrivo questo, ho forse anch'io questa voglia e forse coloro che mi leggeranno...
 
(da i Pensieri di Blaise Pascal)
Friday, December 04, 2009 
C'è qualcosa che vorrei dire sulla tragica vicenda Cucchi, non tanto per comunicare la mia idea su come siano andate effettivamente le cose, quanto per esprimere la mia opinione su una presunta incongruenza sul piano giuridico, sul piano dei reati contestati a chi avrebbe, con le sue azioni od omissioni, causato la morte del giovane.
Orbene, a quanto pare si contesterebbe alle guardie carcerarie (o comunque a chi aveva Stefano Cucchi in custodia) il reato di omicidio preterintenzionale, ovvero il fatto di aver con le proprie azioni, comunque idonee a ledere la vittima, involontariamente cagionato la sua morte.
Saremmo quindi di fronte a percosse le quali avrebbero provocato lesioni tali da produrre un esito mortale, seppure non voluto dall'agente.
Ai sanitari, per contro, viene contestato l'omicidio colposo, ovverosia un comportamento omissivo, negligente, imprudente o inadeguato, che avrebbe causato, sia pur in modo non doloso, non volontario, la morte del soggetto.
E allora a questo punto mi sorge un dubbio, che è questo: 
se a qualcuno è contestato l'omicidio preterintenzionale, significa, secondo me, che si giudica che il suo comportamento lesivo è idoneo di per se stesso, di suo, a determinare la morte, senza che debba intervenire l'apporto di un successivo evento colposo da addebitare ad altri.
Analogamente, se a qualcuno viene contestato l'omicidio colposo, mi pare che ciò sottenda la valutazione che in assenza della sua colpa la morte non sarebbe avvenuta... e da ciò discende che a chi aveva agito contra legem antecedentemente non potrebbe essere addebitato nulla di più che il reato di lesioni.
Quindi, per concludere e riassumendo, ho molti dubbi che si possa ammettere, almeno in questo caso, la compresenza di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo... gli sviluppi della vicenda sapranno, credo, dare una risposta alle mie perplessità.
Monday, November 30, 2009 
Ogni giorno che passa maggiore è lo sconcerto che ci prende per ciò che ci proviene dal mondo esterno, per ciò che ci è comunicato dai mezzi televisivi e non, dei quali spesso siamo succubi, dai quali cerchiamo di trarre, disorientati come siamo a volte, verità, indirizzi, suggerimenti.
La stessa scelta dei temi, degli argomenti, delle notizie, a cui viene affidata dai media la centralità, la maggiore evidenza e rilevanza, finisce per condizionare le nostre decisioni, il nostro umore, la nostra vita.
Cresce anche, mi pare, la sfiducia della gente verso ciò che ha una provenienza indistinta, sovranazionale, globale... inteso questo aggettivo come evocativo di uno scenario che sta fra l'idealistico e l'obbligato, l'ineluttabile, il preteso capolinea a cui non si può sfuggire.
C'è in noi diffidenza verso quelle istituzioni od organismi «mondiali», siano essi economici o sanitari, dietro ai quali immaginiamo siano elite che traggono vantaggio dai condizionamenti e dai rivolgimenti che loro stessi inducono nelle masse.
Per questo io credo che dobbiamo fermarci e riflettere, distogliendo ora il nostro sguardo dalle suggestioni dei media e rivolgendolo più al concreto, più a come noi stessi ci inseriamo concretamente nel territorio in cui viviamo, più a come la nostra presenza possa rivelarsi utile o per lo meno non dannosa nei confronti di chi ci circonda.
E per questo dobbiamo guardare dentro noi stessi, ricercando e ritrovando le tracce di un'umanità e di una ragionevolezza lontane, ma naturali, schiette e ruvide anche, all'occorrenza, rifiutando i messaggi scomposti che ci giungono da fuori, da chi vive e prospera creando modelli «fasulli» per vendere a noi qualcosa, per fare spettacolo, clamore, scandalo, scompiglio.
Noi siamo altro dai personaggi del G.F. o analoghi gruppi di persone che agiscono chiusi in un ambiente artificiale dando spesso il peggio di sé; noi valiamo, se valiamo, per quello che siamo o facciamo e non perché curiamo i nostri capelli con quel tal prodotto; noi evitiamo che l'ambizione, l'arroganza, la furbizia e la spregiudicatezza, siano modelli a cui fare riferimento e a cui ispirare i nostri rapporti sociali.
Sunday, November 22, 2009 
Non nego di essere piuttosto infastidito dal continuo e fazioso dibattito sugli stranieri e sui diritti a loro spettanti, nonché su come noi, i cittadini, dovremmo atteggiarci nei loro confronti.
E' evidente a tutti che non può essere fatto di ogni erba un fascio e che non si può generalizzare, per cui diverso deve essere il modo di dare risposta alla loro presenza.
E in primo luogo credo che nessuna indulgenza vada usata verso chi compie crimini, perché tanto più grave pare a me un comportamento quando procura danno a una comunità che ospita, e che bene o male, accoglie nel proprio interno, nel proprio territorio.
Delitti come la violenza sulle donne meriterebbero una pena esemplare, neppure oggi contemplata dalle nostre leggi..
E neppure credo debbano essere ben accolti comportamenti provenienti dagli stranieri che implichino spavalderie o atteggiamenti volti a trasferire qui pratiche o usi che collidono con le abitudini locali o con il buon senso comune o che comunque provochino disagio o disturbo alla vita della comunità nazionale.
Personalmente trovo anche sgradevole quando sento stranieri parlare in pubblico nella loro lingua, non facendo così intendere ai presenti che cosa stiano dicendo... forse in questo c'è solo trascuratezza e non volontà di celarsi, ma sarebbe un segno di rispetto e delicatezza per chi li circonda se in tale circostanza usassero l'idioma italiano.
Per il resto non ritengo sia corretto da parte nostra avere un atteggiamento preconcetto e ostile, perché ciò che fa la persona sono le sue qualità, e non la sua origine.
Ma a tutti chiedo umiltà, perché essa è la chiave per aprire le porte all'accoglienza... con la grinta, con la forza, anche di una rivendicazione che appare di per sé giusta, non si ottiene nulla di buono, spesso una reazione difensiva, ostile.
E voglio ricordare adesso due gentili persone (un uomo piccolo e un po' curvo, con dei grandi occhi azzurri e una zingarella, elegante nel suo completino nero) che ho recentemente incontrato nel parcheggio di un centro commerciale... chiedevano l'elemosina, ma con quanto garbo e con quanta umiltà!!!
Essi così, col sorriso e con le buone maniere hanno vinto persino la mia rigida ritrosia, la mia voglia di aggirare e scacciare tutto ciò che turba il mio previsto percorso... e io ho sorriso a loro, come loro hanno sorriso a me..
Friday, November 20, 2009 
Sono rimasto stamane alquanto stupito e sconcertato da come, con spavalda naturalezza, un giornalista del settimanale l'Espresso, abbia ripetutamente definito, durante un dibattito televisivo su La7, il Presidente del Consiglio "un pagliaccio".

Io credo che il dissenso politico sia lecito, ma l'offesa personale no, la scorrettezza nei modi di esprimersi no, specie se questa forma di disprezzo è rivolta a una persona che ricopre una carica elettiva, per cui chi l'ha votata si trova in qualche modo accomunato in tale negativo giudizio.

Sono anche rimasto stupito e sconcertato per le blandissime reazioni di solo due degli altri presenti (gli altri 3 o 4 hanno taciuto completamente), quasi tutto ciò fosse lecito, normale, accettabile.

Mi auguro che chi è stato leso da tali parole agisca di conseguenza perché questo è un reato, e si tratta in particolare del reato di diffamazione, regolato dall'art. 595 del Codice Penale il quale, per Vostra conoscenza, recita:

Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.
Saturday, November 14, 2009 
Mi pare piuttosto chiaro che la cosiddetta legge (o meglio disegno di legge) blocca processi sia un provvedimento che non incontra il favore di molti, sia perché, stante la sua retroattività, estingue procedimenti nei quali le parti lese legittimamente aspirano ad avere giustizia, sia perché crea una disparità di trattamento fra imputati a seconda della loro condizione di incensurati o meno, sia perché appare come una legge «ad personam», ideata per proteggere il Premier dall'azione, ritenuta persecutoria, di certa parte della Magistratura.
E devo dire, sia pure a malincuore, che tali obiezioni mi paiono esatte e che non vada sottovalutata la responsabilità degli estensori, dei giuristi all'interno della compagine governativa, che hanno «consigliato» e ritenuto proponibile un simile testo.
Mille volte meglio il cosiddetto Lodo Alfano, che aveva solo un effetto sospensivo sui procedimenti a carico delle più alte cariche dello Stato e che non aveva alcun impatto sulla rimanenza dei procedimenti.
Il Lodo avrebbe, alla scadenza dell'incarico pubblico, consentito comunque di arrivare a sentenza e non avrebbe determinato invece la sottrazione al giudizio degli eccellenti imputati (o dell'eccellente imputato).
Come ho già scritto, e alla luce dei recenti sviluppi, la bocciatura del Lodo è stata, a mio vedere, una scelta errata, perché avrebbe potuto dare una ragionevole e adeguata risposta alle legittime istanze del Premier di non veder «disturbata» la sua azione di governo da impegni o preoccupazioni processuali, senza che si sentisse la necessità di creare mostri giuridici.
Ma la Corte ha deciso altrimenti, mostrando a mio vedere di non essere in grado di cogliere l'opportunità e l'utilità per la Nazione stessa di mettere fine in modo equilibrato e indolore a una verosimile ragione di turbativa dell'attività di Governo, che è interesse di tutti si dispieghi nel modo più sereno e pacato possibile.
Ne' è possibile sostenere che tale giudizio di incostituzionalità fosse obbligato, perché anche fondate e congrue motivazioni giuridiche esistevano per dichiarare la costituzionalità, per cui, a un certo punto, stante la compresenza di opposte e altrettanto valide e argomentate motivazioni, la scelta non è più giuridica, ma politica.
Per concludere, io credo che la riproposizione come legge costituzionale del Lodo Alfano sia una soluzione auspicabile e possibile, forse l'unica dignitosa per tutti.
Thursday, November 12, 2009 
Facendo alcune ricerche sull'argomento macchina del tempo mi sono imbattuto in una vecchia e incredibile notizia che sa di fantascienza, mistero e trame ordite nei sacri palazzi: si tratta della possibile esistenza di un apparecchio in grado di raccogliere voci e immagini dal passato, quasi fosse un televisore sintonizzato sulla storia.. il suo nome era cronovisore! 
Ma ecco i dettagli (come tratti da www.disinformazione.it): negli anni '60 un gruppo di scienziati, tra cui padre Pellegrino Ernetti, sarebbe riuscito a captare le onde visive e sonore del passato concreto terrestre con una macchina in grado di ricostruire non solo i fatti e i detti della vita di ciascuno, ma addirittura la storia.  
La scoperta parte da un principio di alta fisica: ciascuno di noi, a mano a mano che passano i secondi, le ore, i giorni della sua vita presente, lascia dietro di sé una sorta di doppia scia, visiva e sonora. 
Tutta la nostra fisionomia - spiega infatti Ernetti nel saggio "Bibbia, teologia; magia e scienza" del 1987 - è energia visiva che si sprigiona da noi, dalla nostra epidermide, e tutte le parole che noi pronunciamo, energia sonora. 
E ogni forma di energia, una volta emessa, non si distrugge più, semmai si trasforma, ma resta eterna nello spazio aereo... per questo bastano soltanto strumenti, quali appunto il cronovisore, che siano in grado di captare queste energie "vaganti", per ridarci la persona o l'evento storico ricercato. 
La macchina, secondo il teologo francese padre Francois Brune, che ha recentemente pubblicato un libro sull'argomento, si troverebbe adesso sequestrata in Vaticano. 
Vero o no il cronovisore, grande è l'analogia fra le deduzioni di Ernetti intorno alle tracce energetiche e quelle sui sistemi info-energetici a cui si richiama Gary Shwartz nei suoi Afterlife Experiments, a cui tempo fa ho dedicato un mio intervento, per cui il principio enunciato sembra avere perduranza temporale, oltre che fondamento scientifico. 

In qualsiasi modo sia, o miei diligenti lettori, io vi consiglierei di comportarvi bene, perché potrebbe restare tutto registrato, eh?  

(rielaborazione di un post già pubblicato su blog.excite nel marzo 2005)
Wednesday, November 04, 2009 
Il divieto di esporre il crocifisso stabilito dalla corte europea dei diritti umani mi lascia alquanto sconcertato e perplesso.
Non perché io sia un fervente cattolico o un credente, quanto perché quella figurina dolente rappresenta un simbolo della nostra tradizione, non solo religiosa, ma anche civile, territoriale... chi di noi infatti non è abituato a cogliere la sua presenza negli ambienti pubblici e nelle aule scolastiche in particolare? 
Essa costituisce, anche per chi non crede, almeno un ornamento, un oggetto che ha comunque uno spazio preciso e "sacro" nella propria vita.
Ma perché, mi chiedo prima ancora, è stato conferito tanto invasivo potere decisorio a organi sovranazionali la cui esistenza è per lo più ignorata dalla maggioranza di noi? 
Si è fatto questo per soddisfare un illusorio ideale europeistico, comunitario, o più facilmente per creare nuovi e più estesi organismi di comando ai quali sottoporre in modo uniforme e uniformante un maggior numero di cittadini?
E' questo, dell'abolizione del crocifisso, un altro segno del relativismo che, in nome dell'uguaglianza, della parità, dell'equipollenza, depotenzia lo spirito e i contenuti di ogni "principio" che col tempo e col pensiero degli uomini ha assunto una sua forma, un sua consistenza, un suo spessore, un suo peso culturale e una sua capacità di unire e rendere attivo chi vuole che tale principio vinca, si radichi, si imponga e duri nel tempo.
E' la stessa idea della prevalenza che viene affossata, per cui nessuno deve credere o pensare di agire nella direzione giusta e di ben operare perché ciò che ritiene giusto si affermi... tutto diventa relativo, opinabile, equivalente, dubitabile: è la rappresentazione di un'umanità debole che non sa più quel che vuole, che non ha più volontà o ideali sociali, politici, religiosi forti, su cui reggersi e nei quali sperare; un'umanità disorientata e pavida, più facile per questo da controllare e sottomettere, intimorita e svuotata da pericoli veri o falsi per la sua esistenza e per la sua salute che, se non creati ad arte, certo sono divulgati con enorme clamore.
Thursday, October 29, 2009 
Credo che in Italia in molti, non solo io, non ne possiamo più delle continue scaramucce fra il Premier e la Magistratura.
E' vero che non può essere affatto escluso che una certa parte di quest'ultima abbia un orientamento politico contrario al capo dell'esecutivo e che, in ragione di tale orientamento, scientemente o meno tenda ad assumere decisioni sfavorevoli ad esso, ma dubito molto che l'inasprimento delle tensioni fra i due poteri possa condurre a qualcosa di buono.
Capisco che sia difficile per chi si vede, magari a torto e ingiustamente, colpito in modo pesante da provvedimenti contrari, mantenere la serenità e restare nei binari di una perlomeno formale correttezza, ma questa è l'unica via possibile.
Certo di fronte alla Nazione, ai suoi cittadini, sarebbe più serio e dignitoso reagire in modo più distaccato, moderato e sobrio... pronunciando la fatidica frase: credo nella Giustizia e ho piena fiducia nella Magistratura e sono sicuro che alla fine non potrà che emergere la mia completa innocenza, la mia totale estraneità ai fatti contestati.
Ecco, basterebbe questo, anche se si pensasse l'esatto contrario, per migliorare le cose, l'atmosfera... e anche per aumentare le possibilità di essere scagionati stante la migliore disposizione dei giudicanti indotta dalla dichiarata fiducia nel loro operato... ecco, basterebbe... pensaci Silvio, se già non è troppo tardi..  
Wednesday, October 28, 2009 
Traendo spunto dal fatto che oggi ho tentato inutilmente, in un luogo neppure troppo isolato, di utilizzare il telefono cellulare, ma senza riuscirvi a causa della carente copertura (e questo non è certo una caso sporadico, è solo l'ultimo) vorrei dire che, secondo me, uno degli utilizzi che potrebbe conferire nobiltà alla telefonia mobile è quello di salvavita in casi di emergenza. 
E a questa essenziale funzione, come è a tutti chiaro, le rete senza fili attualmente non assolve, ciò per la probabile circostanza che, in certe zone marginali, il ricavo derivante dal traffico generato dagli utenti sarebbe inferiore alle spese di mantenimento in sito di una postazione che consentisse i collegamenti. 
Tale economicamente corretto, ma antisociale criterio di scelta, potrebbe essere sconfitto se, a livello politico, si imponesse alle compagnie telefoniche, nell'interesse del cittadino, di provvedere alla copertura totale del territorio, magari disponendo, ove necessario, apparati comuni. 
Al contrario, mentre i Gestori sciupano fortune in martellanti campagne pubblicitarie architettate all'unico scopo di strapparsi l'un l'altro una fetta di clientela, inebriandola e attirandola con i raggianti volti dei testimonial, lo Stato assiste apparentemente impassibile a tanto sperpero, non cogliendo l'importanza che avrebbe per la comunità dare altra e migliore destinazione a così cospicue risorse. 
D'altronde una quantità enorme di danaro è stata bruciata per lanciare la telefonia mobile di terza generazione.... e la vendita delle licenze umts ha appagato gli appetiti dell'erario, facendo passare in secondo piano, se mai qualcuno ci avesse pensato, la funzione di sicurezza sociale che potrebbe e dovrebbe svolgere la telefonia mobile. 

(da una rielaborazione di contenuti di un post già pubblicato su blog.excite nel luglio 2004)