RUMORE
Quando passi una vita a percuotere pelli per miriadi di band indie, tra cui gli Ulan Bator, ti rendi conto che sovente il rumore delle cose passa attraverso il minimalismo elettroacustico, che non vuol dire sottrazione di sostanza, bensì ottimizazione dei suoni e delle parole. E’ il caso de Il Cane, al secolo Matteo Dainese, alias Dejligt. Un uomo solo al comando, che avvalendosi di collaborazioni d’essai, da Moltheni a Ru Catania passando per Amari e Flap, confeziona con la sorella gemella un piccolo scrigno di sobria elettronica pop venata di acustica e parole ora canticchiate, ora sussurrate e ora buttate lì come incidenti di percorso, ma in realtà meditate come haiku dell’anima. Riflessivo, incurante delle mode, decadente e pop(olare). Un cane che morde prima di abbaiare.
Domenico Mungo
ROCKSOUND
Ormai non passa mese senza almeno un’uscita dell’intraprendente label di Enrico Molteni, sull’onda di una scena italiana che pare rcca come non mai di proposte poco allineate e degne di essere documentate. Un disco come “Metodo di danza” de Il Cane - alter ego di Matteo Dainese, già batterista di Ulan Bator e altri - è uno strano oggetto, perso tra intimismo acustico e suggestioni elettroniche molto Eighties che creao un effetto particolare. Va assaporato con cura, ma regala perle (”La notte”, “La settimana ha i giorni contati”, “Male al dente”) che è bene non lasciarsi sfuggire. [7] GA
ONDALTERNATIVA
Ho iniziato ad ascoltare "Metodo di danza" senza sapere nulla dell'autore, così al buio, ma fin dai primi accordi ho capito che la "stranezza" musicale mi poteva ricordare qualcosa.
La curiosità poi ha fatto il resto e ho scoperto che "Il Cane" altro non è che il progetto musicale di Matteo Dainese, già batterista degli Ulan Bator, titolare della Matteite Records.
Il progetto comprende anche altri musicisti di spessore del panorama alternativo italiano come Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti), Ruggero Catania (Africa Unite) ed Enrico Librio (Amarim).
A questo punto ho capito che il pop-elettronico dell'album poteva regalarmi più di una gioia. Infatti il suono è bello nella sua trasversalità che taglia il rock e il pop con l'elettronica, sfiorando il rap, il beat e il cantautoriale. Come ci si poteva aspettare da un ex Ulan, gli effetti sono lasciati andare in numerosi assoli e la costruzione musicale non è di certo scontata.
L'asse portante è un beat-elettronico a tratti davvero entusiasmante che, nonostante possa sembrare monotono, rende le tracce godibili e ciascuna diversa dall'altra.
Forse l'unica pecca è la voce solista, che canta in maniera sempre distorta e forse in toni troppo alti, prettamente femminili.
I testi sono discreti, semplici ma allo stesso tempo evocativi.
"La solitudine non è una malattia..." ma forse davvero, come dice il testo, un modo per risolvere i problemi senza che qualcuno si possa intromettere. Il suono è elettronico, quasi come un videogioco e allo stesso tempo acustico, da accompagnamento.
Ne "La notte" si parla di diversità e il suono rallenta, così come il beat per forse adeguarsi al silenzio notturno.
La quantità di suono puro aumenta con la diminuzione della durezza elettronica in "Costa caro".
Una bella (come la traccia) dimensione sonora si può avvertire in "Nero", con percussioni in sottofondo e svariati suoni che ci giocano sopra.
"Dune" è la seconda perla del cd che ti fa viaggiare con effetti e ambientazioni sonore da un altro mondo. Ti rilassa davvero tanto.
In "Male al dente" usano il piano per introdurre il solito pop-rock elettronico.
Seguono due pezzi piuttosto banali nel complesso anche se con buoni spunti sonori.
Compare all'improvviso in "Spendili" un organo su cui il suono elettronico (anche rap!!!) crea un contrasto dolce-salato davvero "gustoso".
Dopo un'anonima "Here I Stay", si torna alle percussioni e alla voce che ci fa viaggiare. "Stansted è meno elettronica nell'andamento e più rock nel finale.
L'ultima perla dell'album è "Al Fiume", una traccia che ricorda lo stile cantautoriale nel suo essere varia a livello sonoro. Trombe ed effetti mettono ancora più diversità al suono di fondo.
Chiudono con due tracce d'atmosfera, "Lignano" più elettronica e "La settimana ha i giorni contati" più dolce.
Questo "Metodo di Danza" è davvero un bel prodotto: curato, vario, non scontato e con tante belle idee.
Usando il titolo questa danza è sinuosa ed elettrizzata allo stesso tempo, non scomposta ma neanche priva di nervo. E' un piccolo progetto, sono piccoli spunti, ma credo che si faranno apprezzare da molti.
Syd The Piper
http://www.ondalternativa.it/..modules.php?name=Reviews&rop=..showcontent&id=3489LOUDVISION
Avete presente il colore del pop? Qualcuno lo immagina rosa shocking, qualcun altro giallo vernice. Colori forti dove le sfumature, di solito, non sono previste.
Stavolta, invece, c'è qualcuno che si è messo nel mezzo tra il pop fluorescente e la nostalgia del cantautorato made in Italy. Non parliamo né di mezze misure, né di mancate prese di posizione: parliamo di Matteo Dainese – che si sta facendo conoscere con lo pseudonimo Il Cane – e del suo primo disco "Metodo Di Danza".
Ha abbandonato la batteria degli Ulan Bator, dei Jitterbugs, e di tanti altri gruppi con i quali ha collaborato e si è messo a fare tutto da solo, incidendo il disco a casa della sorella gemella e prendendo appuntamenti col numero di casa dei suoi. Insomma, casereccio quanto basta per apparire genuino, questo disco gioca sul filo dell'ironia mostrandosi ora come divertimento di un ragazzino alle prese con la chitarra, ora come brillante esordio nel panorama musicale del Bel Paese.
"La Solitudine È Una Malattia Dolcissima" non è solo la prima delle quattordici tracce del disco, è quasi un sunto della tecnica di Dainese che intende far luce su ciò che lega le parole al loro significato. E con le parole lui ci gioca, le capovolge, le taglia e le ricompone: si diverte così Il Cane. Con i racconti di un attimo vissuto e con le sensazioni di ciò che potrebbe accadere, la procedura è la stessa. Un elettro-pop in chiave acustica. Il risultato è un lavoro senza il rumore del pop troppo ascoltato e i fronzoli di un certo cantautorato.
Da ascoltare. Ripetutamente.
Micaela De Bernardo
http://www.loudvision.it/..musica-dischi-il-cane-metodo-..di-danza--3109.htmlNO RESPECT
Esce per La Tempesta Dischi il secondo album solista di Matteo Dainese in arte Il Cane. Dopo “Feed the Dog” (quando ancora si faceva chiamare Dejligt) ed anni passati dietro alla batteria di gruppi come Ulan Bator e Jitterbugs, Matteo ha trovato la voglia ed il coraggio di rimettersi in gioco col suo nuovo lavoro “Metodo di Danza”. In questo album Dainese ci mette tutta la sua creatività e riesce a mixare molto bene sonorità pop-rock a melodie elettro / funk / acustiche creando un miscuglio musicale molto gradevole all’orecchio dell’ascoltatore. La linea guida dell’album segue queste vie sonore e da sottolineare già dal primo ascolto è l’accuratezza della parte ritmica in ogni singola canzone. Non a caso ci troviamo di fronte ad un artista nato come batterista che sa dare il suo anche con altri strumenti come chitarra, synth e tastiere. La parte vocale e i testi sono buoni ma ci sarebbe ancora un po’ da lavorare per tirar fuori il meglio.
Il disco, registrato interamente in uno stanzino a casa della sorella gemella, vede la collaborazione di alcuni ottimi artisti / amici che hanno dato il loro contributo per questa giusta causa. Tra i tanti cito Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Enrico Librio degli Amari e Ruggero Catania degli Africa Unite.
La traccia più interessante è quella di apertura ossia La Solitudine è Una Malattia Dolcissima che abitua l’orecchio alle sonorità dell’intero lavoro (la vedrei bene come singolo). Per il resto da quando il cd inizia a girare nel lettore non ti accorgi neanche che sei già arrivato alla fine perché le melodie sono leggere e il tutto scorre via che è una meraviglia.
Per chi vuole distendersi e divertirsi con un po’ di musica in questa calda estate non c’è nulla di meglio di questo “Metodo di Danza”.
GB
http://www.norespect.it/index.php?page=articolo&id=354 ROCKERILLA
Il Cane è Matteo Dainese, che in una vita (artistica) precedente è stato Dejligt, nonchè autore di quel piccolo gioiellino di nome “Feed the dog”, disco prelibato. “Metodo di danza” è la nuova strada di Dainese, e parliamo di sfida perchè non è un album semplice e nemmeno immediato - ci vogliono diversi ascolti per entrarre in perfetta sintonia con l’universo sonoro e lirico.
Pop, acustica ed elettronica si intrecciano, facendo scivolare sul tapis roulant testi in italiano che nascondono intimi significati. Insomma, le 14 tracce messe insieme dall’artista friulano vanno ascoltate con attenzione per trovare un’interpretazione, una chiave di lettura. Il mood è malinconico, ma non troppo. Come sempre, molto particolare la voce di Dainese. 7/10
Francesco Casuscelli
ALIAS
Il Cane. Dietro questo pseudonimo si cela Matteo Dainese, ex batterista di Ulan Bator e Jitterbugs, che pubblica il secondo disco da solista, dopo Feed the Dog, uscito a nome Dejligt. Registrato interamente a casa della sorella, in piena ottica DIY, questo Metod di danza è un disco che mescola elettronica e cantautorato spontaneo e naif, in modo elegante e originale. Nonostante la presenza di molti amici, come Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti), Ruggero Catania (Africa Unite), Enrico Librio (Amari), è Matteo il vero protagonista di queste quattordici tracce, ognuna con la propria storia e il proprio mondo di riferimento.
p.ma.
ROCKOFF
La nuova scoperta dell'etichetta La Tempesta è Il Cane, pseudonimo
sotto cui si cela Matteo Dainese. Il musicista, già batterista negli
Ulan Bator, pubblica il suo debutto discografico intitolato "Metodo di
danza": 14 canzoni stralunate tra pop assurdo e dolci ballate.
In ascolto su Rockoff quattro brano in streaming e download.
http://www.rockoff.it/news_review.php?nws_id=110FREEARTNEWS
Se parliamo di musica d’autore emergente vale la pena di segnalare Il Cane con il suo album intitolato “Metodo di danza”. Non sarà ancora un artista conosciuto ai più ma decisamente, egli si sta muovendo bene e la sua proposta di buona qualità rende probabile che presto Il Cane possa conquistare un pubblico ancor più ampio. Le sue composizioni suonano alquanto attuali sia nei testi che nelle musiche. Chi ama la musica nelle sue molte forme, farà bene a tener d’occhio questo artista che sa mettere insieme pezzi piuttosto originali e qualitativamente validi.
Forse alcune canzoni dovranno essere ascoltate più volte per essere apprezzate in pieno, ad ogni modo, segnalo da subito “Costa caro” e “ Mercoledì”. Il Cane ha dimostrato con questo album, di saper mettere insieme un ottimo lavoro discografico. Non resta che seguirne la carriera durante la quale, certamente, non mancherà di donare al pubblico tante altre belle canzoni.
Il Cane è Matteo Dainese. Per anni seduto dietro la batteria per Ulan Bator, Jitterbugs e miriadi d'altre bands, recentemente ha deciso di cantare, suonare la chitarra, scrivere canzoni e registrarle, oltre che amministrare l'etichetta Matteite e trovare tante date col telefono di casa dei suoi. Dopo "Feed the Dog", primo suo disco solista, a nome "Dejligt", Dainese crea "Il Cane" e scrive un album interamente in italiano: "Metodo di Danza". Il disco verrà pubblicato con l'aiuto de La Tempesta Dischi.
"Metodo di Danza" è un disco che mescola elettronica a tinte acustiche con estrema eleganza, così come mescola melanconia a spensieratezza pop. Registrato interamente in una piccola stanza a casa della sorella gemella di Dainese, "Metodo di Danza" prevede la presenza di numerosi ospiti, da Enrico Molteni di "Tre allegri ragazzi morti" a Ruggero Catania degli "Africa Unite", da "Il Moro e il Quasi Biondo" ai "Flap", da DJ Color ad Enrico Librio degli "Amari" fino a Leo Virgili degli "Arbe Garbe". Quattordici tracce che ti fanno commuovere e muovere il culo, non necessariamente nello stesso momento.
Andrea Turetta
http://freeartnews.forumfree.net/?t=41526642INTERVISTA SU FREEARTNEWS
Di Andrea Turetta
Il
Cane è Matteo Dainese. Per anni seduto dietro la batteria per Ulan
Bator, Jitterbugs e miriadi d'altre bands, recentemente ha deciso di
cantare, suonare la chitarra, scrivere canzoni e registrarle, oltre che
amministrare l'etichetta Matteite e trovare tante date col telefono di
casa dei suoi. Dopo "Feed the Dog", primo suo disco solista, a nome
"Dejligt", Dainese crea "Il Cane" e scrive un album interamente in
italiano: "Metodo di Danza". Ecco l’intervista con il giovane artista…Le esperienze fatte con Ulan Bator e Jitterbugs come hanno influito nella tua carriera solista?In
modo estremamente costruttivo e positivo. Crescere suonando senza sosta
la batteria, prima con band molto diverse fra loro come appunto
Jitterbugs, Warfare e Meathead e poi sucessivamente Here ed Ulan Bator,
mi ha sicuramente arricchito musicalmente e insegnato tantissimo
soprattutto nel lavoro di gruppo e dunque nel confronto continuo con
altre persone. La decisione di mettermi in discussione iniziando a
scrivere delle canzoni completamente da solo è stata il risultato di un
processo molto spontaneo, ma ovviamente influenzato in modo drastico
dal mio background e dalle mie esperienze musicali.
Dalla batteria alla chitarra… qual è stata la molla che ti ha fatto fare questo passo?Ho
sempre tenuto dei diari, dunque a mio modo ho sempre sentito la
necessità di raccontare delle cose spesso molto pratiche ed umane. La
canzone è “semplicemente” un formato diverso per comunicare queste cose
e arricchirle, oltre che con dei ritmi, anche con delle chitarre
acustiche e delle tastiere. La molla dunque è un vera e propria
necessità pratica in fase compositiva.
Tra il tuo album “Feed the dog” e quello odierno, quali le eventuali differenze di base?“Feed
the dog” è stato scritto tutto in UK e (a parte i super bassi di Enrico
Molteni) quando gli ospiti lo hanno arricchito ulteriormente, le
canzoni erano già state chiuse a livello compositivo, mentre quello del
Cane (oltre ad essere in italiano) è stato concepito in Italia dando
più libertà a tutti i vari guest e la sua scrittura è stata influenzata
dagli interventi di tutti.
Quanto c’è voluto per mettere insieme il tuo nuovo album?Fra composizione, registrazione e missaggio circa 5 mesi, probabilmente meno.
A tuo parere quali potrebbero essere le carte vincenti di “Metodo di danza”?Sicuramente
il fatto che sia in Italiano e dunque (che piaccia o no) la gente in
Italia capisce quello che racconto e, nel migliore dei casi, si
emoziona in modo certamente più completo.
I tuoi spettacoli live come si caratterizzano?Sul
palco siamo in 5: batteria (Caio Cosettini), chitarra
elettrica-tastiere (Davide Massiussi), basso (Andrea Pierasco),
clarinetto, organo, percussioni (roberto d'agostin) voce e chitarra
acustica (io). Lo show al momento è di 40 minuti e riporta più o meno
il 70% del materiale di “Metodo di danza”, cercando di renderlo
coinvolgente ed il più fedele possibile all’album in questione. É
chiaro che certe parti sono state allungate o riarrangiate a seconda
del potenziale di tutti e 5 assieme, io personalmente cerco di
lasciarmi andare ed emozionarmi il più possibile, senza farmi troppo
influenzare dall’inevitabile e importante lavoro di pre-produzione live
che è stato fatto negli scorsi mesi.
Quali sono gli artisti che più ti piacciono?Wow,
domanda notevole, sono troppi e sono troppi anni che compro dischi,
posso dirti cosa sto ascoltando ora a Odense in Danimarca nello stereo
in cucina... Jane's Addiction con “Ritual de lo habitual“, che disco
incredibile, non mi stuferà mai!
Poesia e canzoni, quanto hanno in comune?Credo
molto, anche se la parola poesia, nel mio immaginario pratico, suona un
po' pretenziosa, nel senso che mi piace l’idea di immaginare i testi
delle mie canzoni come una lista di ricordi, emozioni o anche della
spesa... cose che per alcuni potrebbero non essere considerate poesia.
Il che, comunque, non toglie che possano essere poetiche.
Quando componi ami farlo appartato, oppure insieme agli altri musicisti?Parto sempre da solo, il confronto arriva in momenti diversi, ma, fino ad ora, sempre in un secondo momento.
Quali pensi possano essere le doti di un buon cantautore?Riuscire a coinvolgere il prossimo a priori.
Secondo te, la musica deve anche curare il lato sociale o dev’essere unicamente utilizzata come attività ricreativa?Una non esclude l'altra, può essere decisamente entrambe le cose, come no.
Che cosa significa per un artista potersi esprimere liberamente al 100%?Non avere delle maschere imposte da altri o dal mercato (nel mio caso) discografico.
Come trovi cambiato il mondo della musica, dai tuoi inizi ad oggi?Tantissimo.
Nessuno compra più dischi, l'oggetto da feticista che, quando ero più
piccolo, poteva essere un cd, una cassetta o un vinile, ha perso quella
magia di scambio. Ora ci si confronta con degli mp3 via mail. Per
quanto riguarda i concerti, invece, quelli per fortuna ci sono sempre e
oltre ad avere più band (grazie alla evidente visibilità di internet)
in Italia si sono create un sacco di associazioni nuove, proprio per
l'organizzazione di eventi musicali, però spesso i cachet ai concerti
sono drasticamente rivisti rispetto ad es. ai fortunati anni ‘90.
Come ti trovi a convivere con la tecnologia applicata alla musica?Molto
bene: è parte integrante della mia musica in fase compositiva e anche
live; nel mio quotidiano vivo circondato da microfoni, schede audio,
pre-amplificatori... tutto rigorosamente coordinato da un software nel
mio portatile.
Pensi ci sia molta differenza tra chi scrive un testo e chi un romanzo o una poesia?Sì,
decisamente, sono dei formati in realtà molto diversi, al di là di
quello che uno ha da dire ed ovviamente fanno la differenza.
Quanta importanza ritieni abbia il testo e quanta la musica, nelle tue canzoni?Entrambi
allo stesso modo, mi piace vederla in modo democratico eh eh... Poi ci
sono ovviamente dei brani che fanno eccezione, dove il testo è in primo
piano, ma al momento ancora mai in secondo piano rispetto alla musica.
Pensi ci siano degli spazi adeguati per chi fa musica?Si,
però potrebbero essercene decisamente di più e anche a livello di costi
decisamente più controllati, basta pensare al costo di una normale sala
prove pubblica all’ora.
Grazie per l'intervista,
Matteo Il Cane.
http://freeartnews.forumfree.net/?t=41639449INTERVISTA SU MESCALINA
MESCALINA: Prima di dedicarci al presente facciamo un salto nel passato, nel tuo passato di batterista degli Here, Warfare e Jitterbugs, ma soprattutto degli Ulan Bator. Cosa ci racconti di queste esperienze?
Matteo: Iniziare a 16 anni nel 92' come batterista autodidatta con band del calibro di Jitterbugs, Warfare e Meathead è stato un laboratorio stimolante e un input professionale energicamente costruttivo, dunque sono tutte esperienze decisamente importanti e determinanti per il mio percorso artistico; soprattutto quella con Ulan Bator (quattro dischi in 5 anni) dove la batteria acquista un ruolo quasi essenziale nella scrittura dei dischi e nell'emotività delle canzoni.
MESCALINA: Con Dejligt, invece, hai intrapreso un percorso decisamente diverso, imbracciando una chitarra e dilettandoti alla voce. Da cosa è dipesa questa scelta?
Matteo: Dal fatto di aver qualcosa da dire in solitudine all'estero, confrontandomi con una lingua diversa come l'inglese, degli organetti comprati al "Second hand store" sotto casa e delle chitarre acustiche ereditate per caso in casa. Quando si hanno delle cose da dire è quasi ininfluente il mezzo o lo strumento, l'importante è comunicarle.
MESCALINA: Raccontaci come nasce il tuo ultimo progetto: Il Cane. E soprattutto il motivo della scelta di cantare in italiano.
Matteo: La scelta di cantare in italiano e il progetto Il Cane nascono in Italia durante i tour di Dejligt in Italia, dove l'eccitazione e la voglia di comunicare sul palco in inglese non erano più le stesse o comunque non coinvolgevano allo stesso modo.
MESCALINA: Come prendono vita le tue canzoni?
Matteo: Looppando groove di batteria e giocandoci sopra con la voce, le chitarre acustiche e le farfise.
MESCALINA: Ultimamente esiste questa propensione da parte di voi musicisti ad adottare uno pseudonimo invece del vostro vero nome, vedi Vasco Brondi (Le Luci Della Centrale Elettrica), Giuseppe Peveri (Dente), Marco Bernacchia (Above The Tree) e tu stesso con Il Cane. Per quanto ti riguarda sai spiegarmene il motivo? E perché proprio Il Cane?
Matteo: Perché al di là che il cane sia "il miglior amico dell'uomo", prendersi sul serio è un "sogno improbabile".
MESCALINA: Dejligt si presentava, quasi, come un progetto a due con Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, in "Metodo di danza" Molteni compare tra i collaboratori, senza trascurare che lo stesso disco è stato pubblicato per La Tempesta Dischi di proprietà della stessa band di Pordenone. Ci racconti un po' di questo sodalizio?
Matteo: Partendo dal presupposto che La Tempesta pubblica esclusivamente dischi in italiano e che appunto Enrico Molteni ha sempre partecipato attivamente nella musica di Dejligt, il sodalizio è stato abbastanza naturale e spontaneo, caratterizzato da un energico e reciproco entusiasmo che, nel caso del cane, traspare anche per la scelta di produzione da parte della tempesta dischi.
MESCALINA: Rimanendo in casa La Tempesta Dischi: sei in compagnia di esponenti del calibro di Giorgio Canali, Moltheni, Le Luci Della Centrale Elettrica, Altro e Sick Tamburo (solo per citarne alcuni), nuove e vecchie realtà di una scena sempre in perenne ascesa. Cosa ne pensi della nostra scena indipendente?
Matteo: Ricca d'idee e bella musica (non dimentichiamo la visibilità d'internet) soprattutto in un momento di crisi discografica quasi epocale.
MESCALINA: Due anni fa, durante l'esperienza Dejligt, hai fondato anche un'etichetta chiamata Matteite Records. Parlaci anche di questo progetto.
Matteo: In modo anche romantico la Matteite Rec. è la voglia di comunicare e promuovere della musica capace di emozionarti senza necessariamente appartenerti (eccetto Dejligt), in modo più burocratico e cercando di darle più visibilità e credibilità possibile.
MESCALINA: Che cosa rappresentano per te i concerti?
Matteo: Il rock'n'roll, il momento nel quale ti scopri decisamente di più, quello per il quale metti in discussione un intero disco in studio pieno zeppo di tracce e cerchi di riassumerlo e suonarlo all'essenziale accanto a delle belle persone, qualsiasi sia il ruolo e lo strumento.
MESCALINA: Come ti vedi proiettato nel futuro?
Matteo: Mi piace vedere il presente, fare succedere le cose spesso a breve termine o in modo addirittura immediato. Di fronte alla parola futuro mi trovo disarmato, diciamo che faccio il tifo a priori, spero di avere semplicemente lo stesso entusiasmo, qualsiasi sarà la mia scelta, magari vedo la luce come i Blues Brothers!! Who knows?
MESCALINA: Un ringraziamento a nome di MESCALINA per la disponibilità.
Matteo: Grazie un casino per l'intervista, ho dovuto concentrarmi a luglio in piena "vichinghia" danese con il tramonto alle undici di sera.
http://www.mescalina.it/musica/interviste-/interviste.php?id=303THESHIPMAGAZINE
Il Cane, pseudonimo di Matteo Dainese, esordisce come artista solista proponendo ben quattordici brani interamente composti e arrangiati dallo stesso in una piccola stanza attrezzata da home studio. Metodo di danza si districa perfettamente tra sonorità elettroniche, dal suono moderno, musica pop con frequentazioni acustiche e musica d’autore. Ha lasciato parecchio spazio alla dimensione più intima di una canzone, quella rappresentata dai testi, che si lasciano seguire in maniera ottimale grazie anche alla scelta intelligente di determinate e già citate frequenze. L’ascolto procede senza alcuna noia e pesantezza e questo è, a mio avviso, un pregio da non sottovalutare in un artista emergente. Un brano che si ascolta con estremo piacere è Male al dente, malinconica quanto basta e dal suono che ti rapisce. Un album che ha visto la partecipazione di grandi nomi come Enrico Molteni dei Tre allegri ragazzi morti e Ruggiero Catania degli “Africa Unite”. Nel complesso risulta parecchio originale. Un buon esordio.
http://www.theshipmagazine.com/il-cane---metodo-di-danza.htm NEWSIC.ITMatteo Dainese ha fatto il batterista per Ulan Bator, Jitterbugs e tante altre band, ma arrivato ad un certo punto della vita ha deciso di prendere in mano la situazione e metterci lui la faccia: voilà Il Cane, progetto quadrangolare in cui Matteo canta e scrive e suona la chitarra, e “Metodo di danza” è l’esordio. Promettente e sorprendente per la leggerezza pop con cui si raccontano emozioni e malinconie che facilmente potrebbero sprofondare nell’autocommiserazione e in sonorità intime e contratte; Il Cane invece è acustico e elettronico, si fa cantare e si fa amare con delicatezza e concretezza. Tanti gli ospiti-amici: un prezioso contributo a un disco già di per sé deliziosamente cool.
Elisa Bellintani
http://www.newsic.it/album/body_album.php?id=2211 AUDIODROME
Matteo Dainese ha deciso di diventare una mezza one man band, suonando la chitarra, scrivendo e cantando le sue canzoni ed ecco che prende vita il progetto Il Cane. Sicuramente superiore al suo precedente lavoro con il moniker Dejligt (Feed The Dog), l’ex batterista di Ulan Bator e Jitterbugs dribbla abilmente particolari ingenuità e dà alle stampe Metodo Di Danza, un buon disco pop calibrato con arrangiamenti tra l’elettronico/dance e il chitarristico. Registrato a casa di una delle sue sorelle, vede la partecipazione di Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Ruggero Catania degli Africa Unite, Enrico Librio degli Amari e Leo Virgili degli Arbe Garbe. Tranne qualche cedimento, dovuto principalmente a parti di testo non ancora raffinate al meglio (come in “Dune”), i pezzi in scaletta risultano piacevoli e dotati di un appeal tra il radiofonico e il colto, rendendo tutto Metodo Di Danza il vero nuovo inizio musicale per Matteo. E se il futuro saprà essere il territorio per l’evoluzione delle intuizioni della cinetica “La Solitudine È Una Malattia Dolcissima”, dell’acustica e sarcasticamente amara “Male Al Dente” o del rock cadenzato dai lievi accenni bluesy di “Stansted”, il metodo “del Cane” potrà dirsi ottimamente perfezionato.
Giampaolo Cristofaro
ASAPFANZINE
E' un disco piacevole, con ottimi arrangiamenti che rivestono una base di grande semplicità di corollari elettornici pop-fresh che donano ulteriore piacevolezza e grande orecchiabilità.
Dopo una vita passata dietro la batteria con gruppi come Ulan Bator, Jitterbugs e tantissimi altri, Matteo Dainese, altresì detto “Il Cane”, inizia a scrivere le sue canzoni e a cantarle. Metodo di danza, primo lavoro a nome Il Cane, è un album originale, che mescola elettronica e acustica con estrema eleganza. Registrato in piena ottica 'do it yourself', il disco vede tanti amici avvicendarsi al fianco di Matteo: tra questi Enrico Molteni di Tre allegri ragazzi morti, Ruggero Catania degli Africa Unite ed Enrico Librio degli Amari. Punti deboli del disco sono due: la lunghezza che incide sul piacere dell'ascolto e la voce nè virtuosa, nè particolarmente personale (l'ho trovata per certi versi simile a quella di Alberto Belgesto, un poco fortunato esperimento pop di qualche anno fa).
Roberto Conti
OUTUNE.NETDietro a “Il Cane” si nasconde Matteo Dainese, già batterista di Ulan Bator e Jitterbugs. Per questo nuovo progetto, prodotto da La Tempesta, chiama a collaborare amici da tutta Italia e da tutta la scena, fra i quali Ruggero Catania degli Africa Unite, Enrico Librio degli Amari, Il Moro e Il Quasi Biondo, e lo stesso Enrico Molteni, col quale aveva anche tentato la strada del duo.
“Metodo Di Danza” è una biografia intima scandita da battiti dispari e spezzati, una storia di vita leggera anche quando si fa tragica, dolce solo grazie alle chitarre acustiche e, sul finale, a spunti di fiati morbidi come solo nel reggae roots.
Si balla, con questo album, ci si diverte, e ogni tanto ci si ferma anche a pensare, soprattutto al tempo che passa, all'adolescenza ormai perduta, ai ricordi, venendo trascinati dalle ritmiche curatissime che sembrano sempre correre più veloce della voce, come per incalzarla.
Se i testi, che scadono spesso e volentieri nelle stesse metafore (acqua, mare, nuotare) e tematiche (solitudine, vita grama da musicista), non sono certo i migliori degli ultimi tempi, e la voce non è fra le più curate, pezzi come “Il Fiume” o “Lignano”, fra i più intimi e sentiti, non possono non trascinarci facendoci dimenticare tutto il resto, perché in un album conta, e molto, l'atmosfera che si crea durante e dopo l'ascolto, ed in questo Matteo Dainese è bravissimo, oltre che sincero.
Francesca Stella Riva
http://www.outune.net/dischi/medium/popelettroacustica-il-cane-metodo-di-danza-2009.htmlIMPATTO SONORO
Chi è Il Cane?
No, non è Vittorio Cane, bensì Matteo Dainese, un bravissimo batterista,turnista di molti gruppi più o meno celebri.
Il suo è il primo album in italiano dal titolo “Metodo di Danza”.
Un lavoro molto sopraffino dal punto di vista della fusione acustico-elettronica.
Sicuramente non un lavoro per la grande massa, ma per un cospicuo gruppo di attenti intenditori.
Le canzoni presentano una ricerca poetica non facile da metabolizzare immediatamente, ma che si sposa perfettamente con l’intero progetto, portato avanti grazie all’aiuto dell’etichetta “La Tempesta Dischi”.
Un progetto che tutto sommato non è del tutto povero di momenti squisitamente pop.
http://www.impattosonoro.it/2009/09/10/recensioni/il-cane-metodo-di-danza/
ADDMEDIA
Matteo Dainese, meglio conosciuto con lo pseudonimo il Cane, ha smesso di essere il batterista dei francesi Ulan Bator, degli Jitterbugs e degli altri numerosi gruppi con cui ha collaborato durante questi anni, per mettersi a cantare e suonare (la chitarra) le canzoni che lui stesso scrive. Diversamente dal suo esordio solista intitolato Feed the Dog e pubblicato con il nome Dejligt, questa volta il Cane sceglie l’italiano per comporre e arrangiare Metodo di danza la sua intima biografia. Registrato interamente in una stenzetta attrezzata ad home studio a casa di sua sorella gemella e prodotto con l’aiuto de La Tempesta Dischi, l’album si districa perfettamente tra moderne sonorità elettroniche, spensieratezza pop e musica d’autore. Al progetto hanno collaborato numerose personalità del panorama musicale nostrano: da Enrico Molteni di Tre allegri ragazzi morti, a Ruggero Catania degli Africa Unite fino a Enrico Librio degli Amari. L’ascolto delle quattordici tracce scivola via in un soffio delicato e brioso, a cominciare dalla prima La Solitudine È Una Malattia Dolcissima titolo che sintetizza perfettamente la procedura applicata dal Cane per la scrittura di questo disco: giocare ironicamente con le parole per capovolgerle, tagliarle e ricomporle come accade ad esempio nel brano Dune. Nell’album sono racchiusi attimi di vita vissuta con leggerezza anche quando l’atmosfera s’intristisce vedi Nero, Al Fiume e Mercoledì. Intenso il testo di Costa Caro, malinconico quanto basta quello di Male al dente. Colpisce la scelta di soluzioni sonore creative e attuali per brani come Here I Stay e Stansed, che anticipano la vibrante chiusura dell’album affidata a morbidi fiati dal sapore reggae roots come per Lignano e La Settimana Ha I Giorni Contati. È un disco che fa ballare e divertire ma che riesce anche a farti commuovere ripensando al tempo che passa, all’adolescenza ormai perduta, ai ricordi da ordinare, citando proprio il Cane. Credo che Metodo di Danza sia una proposta originale e qualitativamente valida di un artista emergente che riuscirà in poco tempo a conquistare un pubblico più ampio.
Marianna Digrazia
http://addmedia.vocialternative.com/criticando/il-cane-%E2%80%93-metodo-di-danza/